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venerdì 5 gennaio 2018

L'importanza di fare l'adorazione eucaristica al Santissimo



Un prete esorcista del Canada in una conversazione spiegava l'importanza di fare l'adorazione eucaristica al Santissimo almeno un'ora alla settimana. E per le persone che hanno malattie forti o problemi apparentemente insolubili nelle loro famiglie, ha sottolineato che adorare il Santissimo Sacramento mezz'ora al giorno o un'ora, non solo cura, ma trasforma tutto... Ha anche evidenziato qual è il modo migliore per adorare Gesù nel Santissimo Sacramento dell'altare.
I primi 15 minuti posizionarsi di fronte a Gesù Eucarestia e dirGLI che siamo lì per amarLO e che vogliamo lasciarci amare da Lui...

I successivi 15 minuti ringraziarLO di tutto: per la vita, per la casa, per quello che abbiamo da mangiare, per il lavoro, per l'acqua e quant'altro... Inoltre, il sacerdote ha messo in luce che non rendiamo grazie a Gesù perché non apprezziamo più quello che abbiamo, ma guardiamo sempre a ciò che non abbiamo.
È fondamentale, inoltre, pregare e riparare per i nostri familiari che non Lo conoscono, non Lo amano, ma anche riparare per le cose che stanno accadendo nel mondo: aborti,  idolatria, massacri, adulteri, ecc...

Infine chiedere tutte le grazie di cui si ha bisogno.
Naturalmente ognuno è libero di pregare come desidera, senza uniformarsi per forza a questo schema.
In molti stanno guarendo in seguito all'adorazione, soprattutto dalla patologia del cancro

Il sacerdote ha comunicato che mediante un Santissimo esposto fuoriescono i raggi di Gesù... e le persone stanno guarendo e liberandosi...

Se vuoi, puoi condividere lo scritto sul potere dell' adorazione al Santissimo Sacramento, così tutti sapranno l'importanza dell'adorazione...       Gloria a te!,
Signore Gesú! 

martedì 19 dicembre 2017

LETTERA DI PADRE LIVIO A GESU’ BAMBINO



Semplicemente meravigliosa......



Caro Gesù Bambino,

            in questi giorni, in cui nella nostra società molti festeggiano il Natale, senza sapere chi è il festeggiato, da povero italiano non ho timore di rivolgermi a te, ben sapendo che solo tu sei in grado di concederci le grazie di cui abbiamo bisogno. A chi infatti dovremmo chiederle se non a te? Sei l’unico che è rimasto credibile in questo mondo, dove tutti promettono e nessuno mantiene. Non mi lascio ingannare dal modo  umile e discreto con cui sei entrato in questo mondo. Apparentemente sei venuto a mani vuote, al freddo e al gelo di una grotta, a stento riscaldata da un bue e un asinello. Deposto in una mangiatoia, non stavi meglio di tanti bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra verso le nostre contrade. Eri privo di tutto, ma avevi vicino a te due persone meravigliose, come mai ce ne sono state: tua madre Maria e il tuo custode, Giuseppe, che ti guardavano incantati, ben sapendo quale dono in quel momento il Cielo aveva fatto alla terra. Sei nato povero fra i poveri, bisognoso di tutto, ma hai arricchito il mondo con la tua presenza. Venendo in mezzo a noi ci hai fatto il regalo più grande che potessimo desiderare. Tu, Bambino Gesù, sei la nostra luce, la nostra salvezza, la nostra pace. A Natale hai dato al mondo in regalo te stesso. Lo ha annunciato l’angelo ai pastori assopiti, improvvisamente svegliati da una musica celestiale: ”Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore”.  
            Caro Gesù Bambino, sei tu il regalo di Natale che vorrei chiedere in primo luogo per il mio paese, per questa Italia che ha regalato il presepe al mondo, ma che adesso  lo proibisce negli asili e nelle scuole e che si mostra sempre più insofferente per tutto ciò che ti riguarda. Qualcosa di strano e di pericoloso sta succedendo da qualche tempo. Proprio nelle nazioni dove il tuo Vangelo ha prodotto i frutti più belli di fede, di carità e di civiltà, è scesa una nebbia spessa che ti copre e ti oscura, come se la gente si fosse stancata di te. Sono sempre meno le persone che ti ricordano. Sono pochissimi quelli che sanno che il giorno di Natale è quello del tuo compleanno. Quando vado al supermercato faccio fatica a trovare una scritta di “Buon Natale” da appendere sulla porta di casa. Pare che la nostra società ti abbia  privato del permesso di soggiorno. Non puoi immaginare quanto ci rimanga male. Tu forse ci sei abituato perché, da quando hai posto la tua tenda in questo mondo, sei divenuto un perenne fuggiasco. 
Non mi rassegno però al fatto che tu te ne debba andare anche dalla nostra bella Italia. Mi chiedo che cosa saremmo senza di te. Che cosa ne faremmo di decine di migliaia di chiese vuote, che verrebbero messe in vendita a prezzi stracciati, trasformate in moschee o in discoteche, o addirittura rase al suolo per non pagare la tassa sul fabbricato? Che ne sarebbe delle nostre meravigliose opere d’arte, che tutto il mondo ci invidia, dove Tu e tua Madre siete stati la scintilla che ha acceso il genio di innumerevoli pittori e scultori? Che ne sarebbe della nostra lingua e della nostra letteratura prive dell’anima cristiana che l’ha alimentate, facendo di esse un patrimonio inestimabile dell’umanità? Senza di te, caro Gesù Bambino, la nostra Italia diventerebbe un cumulo di macerie, un deserto senza vita, infestato da serpenti e da scorpioni.  Non te ne andare Bambino Gesù. Ti diamo la cittadinanza italiana, ti esentiamo dalle tasse, ti procuriamo una casa e un lavoro, ma non te ne andare.Vedo che non ti lasci convincere. Vuoi qualcosa d’altro. Ho capito, non ti interessano le nostre cose, ma i nostri cuori. In questo Natale vorresti trovare un posticino nel cuore di ogni italiano. In fondo che cosa ci costa?  Dovremmo solo fare un po’ di pulizia, tirare via il marcio, raccogliere la spazzatura e portare tutto in quel luogo benedetto dove  il tuo amore tutto brucia e consuma. Questo è ciò che desideri, ciò che chiedi, ciò che ti aspetti da questa Italia che da due millenni ricolmi di doni. Vorresti che mettessimo da parte i pregiudizi, le cattiverie, le guerre che non ci stanchiamo di farti da ormai da troppo tempo. Che cosa ci abbiamo guadagnato  a mettere al tuo posto Babbo Natale, a sostituire le pecore con le renne, a chiamare festa d’inverno la tua venuta in mezzo a noi? Il bilancio è fallimentare. Siamo poveri e disperati. Ritorna Gesù Bambino. Senza di te siamo perduti. Vieni con il tuo sorriso a ridarci la speranza. Porta la tua famiglia in mezzo a noi, perché ci siamo dimenticati che cosa sia una famiglia. Porta la tua pace nei nostri cuori senza pace.

Padre Livio

sabato 16 dicembre 2017

 Scritti preziosi  di  Don Pasqualino Fusco





1.  Rito magico mai confessato (fosse fatto anche solo per gioco o da ragazzi);

2.  Qualche peccato grave non ancora confessato, che non si vuole confessare o di cui uno non si vuole pentire e non vuole chiedere perdono a Dio;

3.  Qualche patto con Satana
 (o altra forma di legame col Demonio) fatto per avere qualcosa da lui e che si nasconde ai genitori o al coniuge 
(e al Sacerdote Esorcista!) 
per non far scoprire la cosa.

L Aborto 

La preghiera che non sopportano i demoni che disturbano le donne che hanno fatto l'aborto è l'Atto di Dolore recitato 10 volte consecutive, in ginocchio. 
(Si consiglia di fare tale preghiera più volte al giorno).

💙Santi Consigli 

1 - Già si è visto che anche col telefono è possibile scaricare sulla vittima designata delle ondate malefiche. 
Ci si difende benissimo da questa trappola ....(dato che non si sa chi ci chiama) recitando la preghiera a *San Michele quando squilla il telefono
 ( e prima di dire nella ... cornetta: "pronto") e chiudendo subito se nessuno risponde o se si sentono sospiri, risate strane e sguaiate o cose simili.

2 - In casi particolarmente gravi può capitare che il Demonio blocchi la bocca di una persona per impedirle di ricevere la Santa Comunione. 
In tal caso, prima di ricevere la SS. Eucarestia si beva qualche sorso di acqua santa (da tenere in una boccetta a portata di mano o nella borsetta) recitando qualche preghiera e tutto si sistemerà.

3 - Partecipate con fervore alla Santa Messa!
 Molti stanno in Chiesa solo a... scaldare il banco! Inoltre preparatevi con apposite preghiere a ricevere Gesù nell'Ostia Santa. 
Poi, dopo aver ricevuto la
* Santa Comunione, fate il dovuto ringraziamento in ginocchio al Figlio di Dio che è venuto in voi. 
Quello è il momento più adatto per pregarlo intensamente e chiederGli di liberarvi dalle presenze demoniache, poiché avete il Signore cuore a cuore in voi!
 Quanta freddezza mostrano tante persone che, dopo aver fatto la Santa Comunione, vanno a posto e stanno seduti senza adorare e ringraziare coLui che l'universo non può contenere e che allora è presente vivo e vero in loro! 
Nessuna meraviglia perciò se non ottengono la liberazione.

*4 - Pregate sempre in ginocchio! 
Lo stare in piedi (specie in Chiesa davanti a Gesù Sacramentato o durante la recita del rosario) è una grave mancanza di rispetto e di umiltà verso il Signore! 
Inoltre pregate soprattutto col cuore! 
Quante persone non ottengono la liberazione da disturbi diabolici Perché pregano solo con le labbra, ma hanno il cuore lontano da Dio e dalla sua Santa Madre!

5 - Non fatevi mettere le mani sulla testa (o toccare) da nessuno e per nessun motivo, ma solo dal Sacerdote 
(che, come tutti sanno, ha le mani Consacrate). 
Quanti pranoterapeuti, sedicenti carismatici, presunti guaritori, persone che fanno credere di essere anime sante o "santoni" impongono le mani e rovinano tante persone. 
Il Demonio stesso, in un esorcismo, è stato costretto a dire che tutte queste persone (in buona fede e non) che toccano gli altri, fanno il suo gioco e scaricano addosso agli altri presenze diaboliche che si rivelano poi anche a distanza di anni. 
"Io ho paura - ha detto Satana - solo delle mani Consacrate dei Sacerdoti!". 
Perciò attenti.
 Perché certi errori o leggerezze si pagano a caro prezzo!

6 - E' necessario pregare molto, pregare bene, pregare sempre (Luca 21, 36). 
Quanti mi dicono: "Ho tanto lavoro, non ho tempo di fare tutte queste preghiere e di andare ogni giorno a messa"... La Madonna stessa risponde a queste persone: "Cari figli, non si vive solo di lavoro; si vive anche e soprattutto di preghiera!".
 E un'altra volta ha aggiunto: "Figlio mio, quando tu dici: Vado a Messa quando ho tempo... prego quando ho tempo, è come se tu dicessi a Dio: Signore..... tu per me non vali niente..."
Dopo tali parole come si fa a meravigliarsi se la liberazione tanto chiesta non arriva?

7 - Chi ha fatto sedute spiritiche o altre gravi pratiche di Magia Nera chieda sempre, nella preghiera, continuamente perdono a Dio! 
Quante persone non ottengono la liberazione, anche con continui esorcismi, Perché si sono confessati di queste cose con molta leggerezza (e forse senza un vero e sentito pentimento). 
Non lamentiamoci perciò se la liberazione non arriva!

8 - Soprattutto le donne siano sempre decenti nel vestire. Quante sono ricadute nella possessione diabolica (o non riescono ad ottenere la liberazione) dato che continuano a dare scandalo!
 ( Vangelo di Matteo 18, 6-9).

9 - Molte persone, specie nei piccoli paesi di campagna, dicono di togliere il malocchio ed usano mettere in un piatto d'acqua gocce di olio o chicchi di grano (o cose simili). 
Anche se sono in buona fede o brave persone, smettano immediatamente di fare cose simili. Perché questo è un rito magico. 
Ed i riti magici portano poi nelle mani del Demonio. Anche se queste persone dicono preghiere o fanno segni di croce, non sanno quello che fanno. 
La Bibbia è chiara: "Popolo mio, non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione, il sortilegio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti.
Perché chiunque fa queste cose suscita la collera del Signore" (Deuteronomio 18,10-14).

10 -  Le persone realmente impossibilitate ad andare da un Esorcista possono creare un gruppo di preghiera nella propria parrocchia o nella propria famiglia e fare preghiere di liberazione con amici e familiari. 
Il Signore e la Madonna faranno il resto...

11 - Istruitevi ogni giorno nella Religione Cattolica!
 Quante persone sono prese di nuovo dal Maligno, dopo essere state liberate dal Sacerdote Esorcista, a causa della loro ignoranza religiosa!... 
La Sacra Scrittura, non a caso, ci dice: "Lampada ai miei passi è la tua parola, o Signore; luce al mio cammino...".

12 - Confessatevi spesso, soprattutto confessatevi bene! 
Il Maligno ha terrore della Confessione.
 Perché se è ben fatta gli strappa dalle mani le anime e le rimette in quelle di Dio! Perciò non esiste nessun esorcismo più potente della confessione ben fatta.
 Infatti quando al Maligno è stato imposto di dire cos'è la confessione, ha dato una risposta sbalorditiva: E' il Sangue di Cristo  che lava le Anime! 
Ma che uso fanno i Cristiani di questo straordinario sacramento?

13 - Partecipate sempre alle ore di Adorazione Eucaristica! Anche in Chiesa adorate Gesù vivo e vero nell'Ostia Santa, soprattutto quando è solo.
 E' Lui il vostro liberatore , non l'esorcista.
 Il Maligno non può niente contro le anime eucaristiche e devote di Maria, la sua grande ed eterna nemica.

mercoledì 6 settembre 2017

Il silenzio interiore - Madre Maddalena Marconi, monaca Passionista



“Sieda costui solitario e resti in silenzio” (cf. Lam 3, 28)
   
L’amore agisce in silenzio. Quando un’anima si consacra al servizio del Signore, e il Signore comincia a farle gustare l’amore, specialmente se prima è stata un po’ fredda e dissipata, si sente tanto felice e riconoscente alla Bontà divina per averla chiamata a partecipare ad una gioia tanto grande, che vorrebbe diventare tutta lingua per benedirlo e ringraziarlo come conviene. Non si contenta di mostrargli il suo amore con opere sante, dopo aver lasciato quelle cattive ed imperfette, sebbene sia questa la prova più sicura; ma sente anche la necessità di esprimergli la sua sincera gratitudine con gli affetti del cuore e con le parole, e ad ogni momento sembra che stia dicendo con il real profeta Davide: “Tutte le mie ossa dicano: Chi è come te, Signore?” (cf. Sal 34, 10). Nessuno è dolce e soave come sei Tu; nessuno è come Te buono, misericordioso e potente; solo in Te è la felicità, la pace, il riposo e ogni sorta di beni… E così, o in modo simile, le anime amanti ripeteranno spesso queste espressioni, mostrandosi sempre pronte a intonare inni di lode al Signore e a partecipare, con le loro opere buone, alle preghiere pubbliche e private, per poter avere, sole o in compagnia, il piacere di lodare il Signore. Tutto questo, che di solito, per l’anima fredda e mediocre, o che non ha ancora gustato l’amore di Dio, è cosa pesante e violenta, per quella invece che ha cominciato a sentire in sé il fuoco del divino amore, è come una necessità che sente quasi senza rendersene conto. Sente la necessità di mostrare al Signore, in tutti i modi e in tutti i tempi, il suo cuore riconoscente e, come è sempre disposta a quanto gli sia gradito, è anche ansiosa di esprimere il suo amore a Dio con le parole. Si vedono, queste anime, parlare a lungo e senza stancarsi, con amici e persone spirituali, di Dio, del suo amore, di quanto è dolce il suo giogo, e come non c’è maggiore felicità che lasciare tutto e dedicarsi continuamente a servire il Signore. Sentono talvolta il cuore così pieno di amore, che hanno bisogno di sfogarsi e corrono ansiose in cerca di altre anime attratte come loro dall’Amante divino, o cercano qualche ministro del Signore che le ascolti e le comprenda. Se hanno la fortuna di trovarlo, gli aprono gioiose il loro cuore traboccante di felicità e si sentono più coraggiose ad andare avanti e unirsi sempre più strettamente a Dio.

Tutto questo è buono e santo, ma è solo il principio della vita spirituale; sono i primi effetti dell’amore di Dio nell’anima.

Ma se poi queste anime progrediscono nel cammino dell’amore, e Dio le stringe più intimamente a sé, all’ansia di lodare e glorificare la grandezza divina con la parole e tutto il loro essere, succede un gran silenzio interiore ed esteriore. Non sanno più che dire; ma nemmeno vogliono o hanno qualcosa da dire. Manca loro la parola, anzi le stanca. Il loro spirito non desidera altro che tacere; e in questo silenzio dell’anima esse trovano tutto. Se questo silenzio viene interrotto senza necessità, si trovano fuori dal loro elemento; soffrono come un affamato a cui manchi da mangiare. Il Dio, che prima esse lodavano e ringraziavano con le loro parole, si è fatto Lui stesso in esse sua propria lode. Può ormai abitare in quelle anime come Dio, puro spirito, ed esse possono ascoltarlo, conoscerlo e trattarlo come tale: le parole sono ormai superflue, perché nessuna di quelle che possono proferire le nostre labbra è capace di esprimere ciò che il cuore sente e la mente pensa.
Vantaggi del silenzio interiore. Che un’anima entri in questo silenzio interiore è un chiaro segno che essa progredisce e possiede già un grado piuttosto elevato di amore.

La sua vita spirituale ha un fondamento già piuttosto solido per continuare. Quasi senza che se ne renda conto, vanno operandosi in essa grandi cambiamenti: si sente più disposta all’esercizio di tutte le virtù, ad un maggiore distacco da persone e cose; vive in un sentimento di umiltà quasi continuo alla vista del suo nulla davanti a Dio, ma tutto nella pace e nel silenzio interiore.

Anche esternamente regna il silenzio intorno a loro. Rare volte si sentono queste anime parlare, ma al tempo stesso con il loro silenzio quante cose dicono alle persone che vivono con loro! A nessuno dispiace o causa tristezza questo silenzio, anzi, al contrario, attira e conforta. Senza sapere perché, si desidera stare insieme a queste persone; e anche se non si sentono parlare, ci sembra che abbiano detto molte cose. Accanto a loro passano, senza che lo avvertiamo, le ore, e a volte si dissipano dubbi, pene, tristezze, lasciandoci nell’anima desideri di Dio e della virtù. E tutto questo in silenzio.

Questo silenzio dell’anima, quanto è ricco! Come va avvicinando a Dio, per trasformare in Lui l’anima che lo possiede! Di queste anime dice santa Teresa: “Sono più sicure per molti aspetti: si accendono più presto al fuoco del divino amore, perché, stando vicino al fuoco stesso, con una piccola scintilla che le tocchi, brucerà tutto; non essendoci ostacolo esteriore, quando l’anima se ne sta a sola col suo Dio, c’è gran disposizione ad accendersi”.

Beate quelle anime che sanno apprezzare come si conviene questo silenzio interiore, e che quando questo entra in esse, sanno chiudere senza timore le porte dei sensi, per godere liberamente di questo tesoro e perché nessuno glielo rubi!

E’ tanto prezioso questo silenzio che anche là in cielo è quello che meglio esprime le meraviglie di quella beata dimora, e forma l’incanto eterno dei Santi, come forma su questa terra il maggior gaudio per le anime che amano. In cielo, si sazierà pienamente il nostro cuore quando udrà il Verbo infinito di Dio nel silenzio eterno della Divinità. Sulla terra, solo in questo silenzio l’anima trova come una compensazione della felicità a cui aspira, e attende con pazienza quell’ora dell’abbraccio eterno con l’Amore.

Se l’anima può parlare, esprimersi in qualche modo, dire che cos’è l’amore, dichiarare i suoi effetti, le sue gioie, non è ancor molto grande l’amore che possiede. Ma quando comincia veramente a sentire la sua divina grandezza, il suo immenso potere, e a gustare le sue ineffabili dolcezze, le mancano le parole, non ha più voglia di parlare; la parola non basta più; la vede così meschina e povera per esprimere ciò che sente, che preferisce tacere. E tutto ciò che l’anima sente, specialmente se sono parole di persone che non sono ancora entrate in questo silenzio, la disturba e la fa soffrire, vedendo che non corrisponde a ciò che essa sente in sé, e che tanto sminuisce la maestosa e ineffabile grandezza delle operazioni del divino amore nelle anime. Se qualche volta prova qualche piacere nel parlare, è solo quando parla con un’altra persona che come lei abbia gustato questo stesso prezioso silenzio. Queste anime beate si intrattengono con piacere e conforto in santi ragionamenti; ma che cosa dicono? Di che parlano? Solo esse lo sanno: mezze parole, a volte senza senso né ordine, che per loro sono però come dardi infuocati che più le accendono, mentre, per gli altri che non si trovano in questo stato, sono enigmi, parole fredde, indifferenti, senza alcun senso.

Succede, a volte, che, essendo l’amore per se stesso tanto forte, queste parole operino anche in cuori indisposti senza che essi ne conoscano la causa: la conosce forse l’anima amante, per un movimento interiore della grazia; ricorda allora che è la virtù di Colui che disse in una certa occasione: “Ho sentito che una forza è uscita da me” (cf. Lc 8, 46). Anche l’anima dice: una energia è uscita da me. Ma subito aggiunge: so che non è mia; è di Dio che dimora in me. Le mie parole non possono penetrare nelle anime, né far loro del bene: solo la forza segreta, discreta, dell’amore è quella che opera. Ma quella energia è anche silenzio; esce in silenzio, in silenzio è ricevuta, e uno dei principali effetti che produce nell’anima dove cade è anche il silenzio.

La parola della creatura è parola morta, vuota, se non l’accompagna la virtù interiore della grazia. La virtù interiore, al contrario, può agire anche senza parole, come vediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, il quale, quando disse che era uscita da Lui quella virtù, pare che non pronunciasse alcuna parola. Il silenzio dell’anima è, quindi, la virtù segreta che opera prodigi; è il parlare divino, il modo come Dio, per se stesso, insegna grandi cose ai suoi, a quelli che lo Spirito Santo chiama beati e felici: felici quelli a cui Tu stesso, Signore, insegni le tue leggi di amore con questo prezioso silenzio che le imprime con tanta forza nell’anima! Questo silenzio interiore è anche, per l’anima che lo possiede, sorgente delle più pure e vere gioie. Col silenzio, l’anima ascolta Dio, lo sente ed è sentita da Lui. Che conforto è per un’anima amante sapere con certezza che, senza necessità di parole, Dio la capisce, conosce tutti i suoi desideri, pensieri e affetti! Ella non è angosciata per le cose materiali, non pensa a ciò che deve mangiare e bere; né si preoccupa pensando a ciò che deve chiedere o come lo deve chiedere nella preghiera. Ha trovato il regno di Dio e la sua giustizia; quel regno, del quale Nostro Signore Gesù Cristo ha promesso che, a chi lo possiede, tutto il resto sarà dato in aggiunta (cf. Mt 6, 33). Per questo, in quest’anima risiede la pace, e vi risuonano spesso le parole silenziose dell’amore più dolce del miele. Adesso le dice: “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno…” (cf. Mt 6, 8.32), “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno, in cui sono tutti i beni che potete desiderare” (cf. Lc 12, 32).
Il silenzio, scuola di amore. Nostro Signore Gesù Cristo chiama “piccolo gregge” (cf. Lc 12, 32) quelli che entrano in questo regno interiore, dove le sue leggi sono verità e giustizia, spirito e vita; dove solo istruisce e parla il Signore, e la sua divina voce è udita direttamente dall’anima, senza che sia alterata dalla parola della creatura. L’anima parla allo stesso modo al suo Dio, con il silenzio interiore, convinta che la voce più eloquente, e quella che meglio esprime i suoi desideri e le sue necessità, è questo silenzio dello spirito, che penetra nelle orecchie di Dio per indurlo a chinarsi fino ad essa e concederle tutte le grazie di cui ha bisogno.

Beati quelli che sanno perseverare in questo silenzio dell’amore, nel quale, con la bocca chiusa e con le orecchie sorde ai rumori della terra, l’anima comincia a gustare quanto è dolce il Signore, e ad ascoltare il suo divino linguaggio. Qui non sente più le ansie di una volta di parlare di Dio, di ascoltare gli altri parlarne, di farsi tutta lingue per magnificare la sua bontà. Quando il cuore arde di amore, la bocca tace o preferisce tacere, e tacciono anche le potenze dell’anima, restando in una calma serena e tranquilla, e riconoscendo che la voce più eloquente dell’amore è il silenzio.

Diceva san Paolo della Croce: “L’amante parla poco, una parola d’amore basta a tenere un’anima in gran raccoglimento per del tempo. La lingua dell’amore è il cuore che brucia e s’incenerisce in olocausto al Sommo Bene”.[2]

Dolce cosa è, per l’anima che si sente sotto il soave peso delle grazie divine, che sente la bontà di Dio, che conosce la sua misericordia, la sua grandezza, degna di essere infinitamente lodata ed esaltata, e che vede d’altra parte la sua impotenza, sentendosi incapace di poterlo fare degnamente… dolce cosa è, e consolante, sapere che tutto questo può dire e fare con questo silenzio interiore, che esprime allora il ringraziamento più perfetto, la lode più completa, il più sincero ed umile riconoscimento del proprio nulla. E’ l’autentica espressione del vero amore.

Senza questo silenzio, sfogo e riposo dell’amore, quante anime avrebbero ceduto, non potendo resistere alle forti esigenze dell’amore stesso! Come avrebbero potuto, Maria Ss.ma e san Giuseppe, sostenere gli ardori, che così da vicino il Verbo Incarnato comunicava loro nell’umile casetta di Nazareth, se non avessero praticato questo silenzio che tutto dice e tutto intende? Per questo, furono tanto poche le parole di Maria Ss.ma. Dal santo Vangelo non risulta che abbia parlato più che in quattro occasioni, brevemente e con parole piene di misteri, che da se stesse suscitano in noi silenzio e ammirazione.

Che avrebbe potuto fare, senza questo silenzio, l’umilissimo san Giuseppe, se non venir meno ad ogni istante o morire di amore insieme all’Eterno Amore fatto Bambino? Come avrebbe potuto vivere, quando seppe che egli era lo sposo della Madre di Dio, il custode delle divine ricchezze, il padre putativo del Verbo eterno fatto uomo, a cui doveva comandare come a suo figlio, e Lui e la sua Madre Ss.ma obbedirgli e stargli sottomessi? E quando, per la prima volta, lo ricevette fra le braccia, piccolo Bambino, tremante di freddo, se lo strinse al petto, lo udì balbettare le prime parole, lo vide dare i primi passi, lavorare e mangiare al suo fianco? In tutte queste divine fiammate di amore non c’era altro mezzo che il silenzio che potesse procurare qualche sollievo, e sostenerlo perché potesse compiere la sua missione, e non morire sotto la forza di un amore così grande che lo assomigliava più ad un serafino che ad un uomo mortale.

O anima che ami Dio e ti senti portata a questo santo e prezioso silenzio esteriore ed interiore, abbandonati ad esso tranquilla.

Non temere inganni ed illusioni; questo è uno dei sintomi preziosi del divino amore e un segno che non tarderai a salire a gradi superiori, se con umile gratitudine lo saprai apprezzare e capirne l’immenso valore. Se questo ti da riposo, pace, e desiderio non di abbreviare, ma di prolungare il tempo della tua preghiera, anche se non dirai nulla al tuo Dio, né con le labbra né con la mente, non temere, il tuo cuore ama e dice tutto, perché “il cuore è la lingua del santo amore”.

https://madremaddalena.wordpress.com/la-santita-e-amore/libro-secondo-il-silenzio-interiore/

sabato 30 luglio 2016

Dodici gradi di silenzio

Era l'ora del mezzogiorno nella quale sembrava regnare sovrano, nella casa, il silenzio. La porta della cella si suor Amata si era aperta ed ella, ritta sulla soglia, ascoltava quel divino silenzio che amava tanto gustare così, credendosi forse inosservata. Ma ecco che suor Luigi Gonzaga un tipo di suora dall'indole aperta e gioviale, generosa ed indagatrice, passare di là, notare quel volto raccolto e radioso che rivelava una intima gioia misteriosa, e, come se nulla avesse visto, tirare diritto per la sua via. Quando giunse l'ora della ricreazione, che in quel giorno deve aver atteso con una certa impazienza non esitò a fargliene parola.
"Ma che cosa faceva a quel modo, sorella mia"? le disse
"Ascoltavo il silenzio" rispose serena suor Maria Amata
"E che cosa le diceva?"
a risposta furono di dodici gradi del silenzio che suor Maria Amata le scrisse con fraterna sollecitudine e che suor Luigi Gonzaga conservò gelosamente. 
In essi ella si effonde con tutta la sua esperienza di sistacco graduale e costante fino all'eroismo, con la naturalezza e la semplicità proprie e costante fino all'eroismo, con la naturalezza e la semplicità proprie di chi è mosso da un ardentissimo desiderio di raggiungere la più unione con Dio.
 
 
Suor Maria Amata presenta dodici gradi di silenzio come altrettanti gradini di una scala che si possono salire e anche discendere. Al principio fa una breve prefazione in cui esprime lo scopo a cui converge il silenzio nei suoi vari stadi :esso è ordinato alla santità. Il silenzio ha preparato i Santi, li ha fatti nascere e crescere nella santità ed in essa li ha perfezionati e consumati. Tutta la vita interiore può riassumersi in un'unica parola :SILENZIO. Nell' eternità Dio non dice che una sola parola, il Verbo; allo stesso modo tutte le nostre parole non dovrebbero esprimere altra parola, direttamente o indirettamente, quella di Gesù.
 
Al 1° grado pone il silenzio della parola. Parlare poco con le creature e molto con Dio, e conclude con una trovata bellissima che pesca nel Vangelo dal quale sembra non potersi staccare :"La voce di un Angelo ha turbato Maria".
 
Al 2° grado pone il silenzio di azione,nel muoversi, lavorare, camminare, silenzio degli occhi, delle orecchie, della voce. E' il silenzio del raccoglimento in cui l'anima gusta le primizie dell'unione divina.
 
Al 3° grado allorchè ci presenta la facoltà immaginativa, Suor Amata ne parla come di una importuna che bussa alla porta del giardino dello sposo e che porta seco tutto un insieme di impressioni vaghe, di emozioni, di tristezze... Come ridurla al silenzio quando non può essere annientata? Col presentare ad essa le bellezze del cielo, i tratti più attraenti della vita del Signore, quelli dolorosi del Calvario, le divine perfezioni. Allora anch'essa si metterà in silenzio come un'ancella dell' Amore divino.
 
Mediante il silenzio della memoria, posto al 4° grado, l'anima oblia il passato, abbandonandosi al dolce ricordo delle divine misericordie che la sollecitano ad esprimere riconoscente il suo grazie.
 
Nel silenzio delle creature, al 5° posto, mette in rilievo un tratto umiliante che ha fatto gemere i Santi; spesso l'anima si sorprenderà a conversare ineriormente con le creature; allora dovrà dolcemente ritirarsi nel suo interno più profondo dove risiede la divina Maestà, il quale si manifesterà a lei facendole gustare qualcosa della futura beatitudine. Ciò le darà il disgusto per tutto quello che sa di terra e così le creature ceseranno di distrarla.
 
Il silenzio del cuore, posto al 6° grado, è il silenzio degli affetti, delle antipatie, dei desideri ardenti, dello zelo indiscreto, del fervore esagerato. E' il silenzio che pone l'anima davanti a Dio.
Fin qui il silenzio è come un gemito della terra, ma nei gradi seguenti l'anima alquanto purificata, comincia ad intonare le note del cantico sacro che è il canto del Cielo.
 
Come il fiore sboccia nel silenzio e il silenzio spande il suo profumo lodando il Signore, così l'anima giunta al 7° grado, nel quale è il silenzio della natura e dell'amore proprio. L'anima tace alla vista della propria incapacità, si compiace della propria bassezza, resta silenziosa e serena dinanzi al disprezzo, alle preferenze, alle mormorazioni. E' il silenzio della dolcezza e dell'umiltà. E' il silenzio dell'io che passa nella volontà di Dio.
 
Nel silenzio dello spirito, 8° grado, distingue il pensiero in sè stesso dai pensieri nocivi, considera come il pensiero in se stecco, non può sopprimersi nè nuoce allo spirito, mentre all'incontro nuociono i pensieri inutili, compiacenti, dilettevoli, naturali. 
 
Nel 9° grado mediante il silenzio del proprio giudizio, si entra nella via dell'infanzia spirituale, non giudicare, non lasciare apparire la propria opinione, e, quando la prudenza non vi si oppone, cedere con semplicità. E' il silenzio dei perfetti, degli Angeli, del Verbo incarnato!
 
Il silenzio della volontà, al 10° grado, non è solo il silenzio dell'obbedienza ai comandi e alle leggi, ma ancora il silenzio dello schiavo sotto i colpi del padrone."Felice schiavo poichè il padrone è Dio!" E' il silenzio della vittima sull'altare, silenzio della tenebra che non chiede la luce, almeno quella che rallegra. E' il silenzio dell'agonia di Gesù. Niente può paragonarsi al suo significato, nulla resiste alla forza della sua preghiera, nulla è più degno di Dio quanto questa lode nel dolore, questo FIAT sotto l'oppressione, questo silenzio nel travaglio della morte.
 
L'11° grado del silenzio è poco conosciuto e meno ancora praticato, è il silenzio con se stessi. L'obliarsi interamente restando sola con Dio. E' il silenzio del nulla, più eroico del silenzio della morte.
 
Il 12° grado, il silenzio con Dio termina la scala. Al principio Dio diceva all'anima:"parla poco con le creature e molto con me". Qui Egli le dice :" Non parlare più!" E' aderire a Dio, amarlo, ascoltarlo, intenderlo, riposare in Lui. 
E' il silenzio dell'eternità, è l'unione dell'anima con Dio.

fonte: Meditazione cristiana nel carisma ereditato dai Maestri Carmelitani

martedì 8 dicembre 2015

Antologia di brani di lettere di amicizia spirituale di S. FRANCESCO DI SALES a S. GIOVANNA FRANCESCA DI CHANTAL




Antologia di brani di lettere di amicizia spirituale di S. FRANCESCO DI SALES a S. GIOVANNA FRANCESCA DI CHANTAL

L. 76 - «Dio, mi pare, mi abbia dato a voi. Ne sono più che sicuro a ogni ora. È tutto quello che vi posso dire». 

L. 77 - «Quanto più mi allontano da voi esteriormente, tanto più mi sento legato a voi interiormente» 

L. 79 - «Quale importanza può avere per voi sapere se mi potete considerare come il vostro direttore spirituale, quando sapete che la mia anima è in voi e io so che la vostra è in me? Io so che avete una piena e perfetta fiducia nel mio affetto: di questo non dubito assolutamente, e ne ricevo consolazione. Sappiate anche, ve ne prego, e credete fermamente che io ho una viva e straordinaria volontà di servire il vostro spirito con tutta la capacità delle mie forze, non saprei spiegarvi la qualità né la grandezza di questo desiderio che sento del vostro servizio spirituale; ma vi dirò decisamente che io penso che venga da Dio e, quindi, lo coltiverò con grande amore e, ogni giorno, lo vedo crescere e di latarsi visibilmente. Se lo stimassi conveniente, vi direi ancora qualcosa di più, e direi la verità, ma bisogna che mi fermi qui. Ora, mia buona Signora, potete vedere assai bene la misura con cui vi potete servire di me e quanta fiducia potete riporre in me. Mettete a profitto il mio affetto e usate di tutto quello che Dio mi ha dato per il servizio del vostro spirito. Eccomi qui tutto vostro; e non pensate più sotto qual nome o in quale misura io lo sia. Dio mi ha dato a voi; consideratemi come vostro in Lui e chiamatemi come meglio vi piacerà: questo non ha importanza. Per tagliare la strada a tutte le obiezioni che potrebbero sorgere nel vostro spirito, è necessario che vi dica ancora di non aver mai inteso che, fra noi, vi fosse un legame che non compo rtasse qualche obbligo, se non quello della carità e della perfetta amicizia cristiana. [...] Ecco, mia buona sorella (e permettetemi di chiamarvi con questo nome che è quello con cui gli Apostoli e i primi cristiani usavano esprimere il loro amore vicendevo le); ecco il nostro legame, ecco le nostre catene che, quanto più ci stringeranno, tanta maggior gioia e libertà ci daranno; nulla è più flessibile e nulla è più tenace che queste catene. Tenetemi dunque molto strettamente legato a voi, e non datevi pensiero di saper altro, se non che questo legame non è contrario a nessun altro, sia di voto che di matrimonio. Sotto questo aspetto, state dunque perfettamente in pace». 

L. 80 - «In secondo luogo, carissima Sorella, sappiate che, come vi ho detto, fin dalla prima volta che mi manifestaste la vostra anima, Dio mi diede un grande amore al vostro spirito; e quando mi vi manifestaste in un modo più particolare, si creò, fra la mia anima e la vostra, un legame d’affetto molto più stretto, che m’indusse a scrivervi che Dio mi aveva dato a voi, pensando che non si potesse più aggiungere nulla all'affetto che sentivo nel mio spirito, specialmente quando pregavo per voi. Ma ora, carissima Figlia, si è aggiunto a quello un affetto nuovo d’un genere che, mi pare, non si può definire, ma ha come effetto una grande soavità interiore che provo quando vi auguro la perfezione dell’amore di Dio e le altre benedizioni spirituali. No, non aggiungo nessun fronzolo alla verità: parlo della presenza del Dio del mio cuore e del vostro. Ogni affetto è diverso da tutti gli altri. Quello che provo per voi mi consola immensamente, e, per dir tutto in una parola, mi è immensamente benefico. Tenete tutto questo come pura verità e non dubitatene più. Non volevo dire tanto, ma una parola tir a l’altra; e spero che prenderete tutto in bene. È una cosa meravigliosa, mi pare, Figlia mia: la santa Chiesa di Dio, a imitazione del suo Sposo, non ci insegna a pregare per noi individualmente, ma sempre per noi e per i nostri fratelli cristiani. «Dacci », dice, «Concedici», usando sempre il plurale. non mi era mai accaduto di sentire il mio spirito legato a una persona particolare quando usavo certe espressioni; però, da quando sono partito da Digione, se dico noi , mi vengono in mente parecchie persone p articolari che mi sono raccomandate, e, quasi sempre, voi siete la prima. e se, qualche volta, ma raramente, non venite per prima, venite per ultima per rimanere più a lungo. Si può dire di più? Ma per amore di Dio, che queste cose non vengano confidate a nessuno, perché ho veramente detto troppo, sebbene abbia parlato con assoluta verità e sincerità [...] Se dessi retta a me stesso non metterei mai fine a questa lettera, scritta col solo intento di rispondervi. Voglio però terminarla chiedendovi una grande a ssistenza delle vostre preghiere. Io non prego mai senza avervi come partecipe delle mie suppliche, e non saluto i miei Angeli senza salutare anche il vostro. Ricambiatemi il favore e così faccia anche Celso Benigno [figlio della Chantal]

 L. 82 - «Prego questo santo benedetto è [Sainte - Claude] , testimone della sincerità e dell’integrità del cuore col quale vi amo nel nostro Signore e nostro comune Maestro, a impetrarvi dalla sua santa bontà l’assistenza dello Spirito Santo che ci è necessaria per entrare davvero nel riposo del tabernacolo della Chiesa. Sia detto una volta per sempre: sì, Dio mi ha dato a voi; voglio dire che mi ha dato in un modo unico, intero, irrevocabile». 

L. 83 - «Sono d’accordo che facciate vedere i miei consigli che si riferiscono alla vostra coscienza al vostro confessore, ma non le mie lettere, che sono un po’ troppo semplici e cordiali per essere vedute da altri occhi che non siano altrettanto semplici e pienamente corrispondenti alla mia intenzione tutta franca e leale nei vost ri confronti».

 L. 89 - «in quattro parole vi dirò ora qualcosa di me. Vorrei che poteste vedere perfettamente tutto il mio intimo, se le mie imperfezioni non vi scandalizzassero...... non vi dirò nulla della grandezza del mio cuore nei vostri riguardi: vi dirò solo che è molto superiore a tutto quello che si può immaginare. E il mio affetto per voi è candido come la neve e più puro del sole. Per questo durante questa lontananza, gli ho lasciato le briglie sul collo, permettendogli di correre a suo piacimento. Oh, Signore Dio! come si potrebbe dire quale consolazione debba essere, in Cielo, amarsi in un pieno mare di carità, quando i piccoli ruscelli di quaggiù ne possono procurare tanta?». 

L. 101 - «... Che Dio mi renda davvero bambino nell’innocenza e nella semplicità! Ma non sono veramente semplice quando vi dico queste cose? Non c’è rimedio voglio farvi vedere il mio cuore così come è in tutta la varietà dei suoi movimenti, perché, come dice l’Apostolo [2Cor 12,6] , voi non pensate di me più di quello che è in me». 

L. 102 - «Coraggio, coraggio! Gesù è nostro: che i nostri cuori siano sempre i suoi. Egli mi ha reso, mia cara Figlia, e mi rende ogni giorno più, mi pare, o almeno, mi rende sempre più sensibilmente, sempre più soavemente del tutto, in tutto e senza riserve, unicamente, inviolabilmente vostro in Lui e per Lui, al quale sia onore e gloria per tutti secoli dei secoli insieme con la sua santa Madre». 

L. 103 - «Non potreste credere quanto il cuore si conferma sempre più nelle nostre risoluzioni e come tutto concorre a confermarlo maggiormente. Io provo una soavità straordinaria per tali risoluzioni, come anche per l’amore che vi porto, e amo questo amore in un modo incomparabile. Esso è forte, ampio, senza misura né riserva, ma dolce, facile, purissimo e tranquillissimo; in una parola, se non m’inganno, è un amore che vive solo di Dio, perché dunque non lo dovrei amare? ma dove vado io? non intendo più tornare su queste parole, che sono troppo vere e prive d’ogni pericolo. Dio che vede tutte le pieghe del mio cuore, sa che, in questo, non vi è nulla che non sia per Lui e secondo Lui, senza il quale non intendo essere nulla per nessuno, con non intendo che nessuno sia qualcosa per me, ma in Lui, intendo non solo conservare, ma nutrire, e molto teneramen te, questo affetto unico. Ma lo confesso, il mio spirito non aveva il permesso di effondersi in questo modo, è sfuggito al mio controllo, e bisogna perdonarlo per questa volta, a condizione che non ne faccia più parola». 

L. 106 - «E poiché il mio cuore mi spinge a comunicarvi ogni piccola consolazione che mi capita (cosa che non farei con nessun altra creatura), vi dico che, negli ultimi tre giorni, ho sperimentato un piacere incomparabile pensando al grande onore che ha un cuore che può parlare da solo a solo al suo Dio...» 

L. 111 - «Gesù, nelle viscere del quale la mia anima ama la vostra in un modo unico, sia sempre la nostra consolazione, Figlia mia». 

L. 117 - «...E quando io parlo della mia anima, intendo parlare della mia anima tutta intera compren - dendo, quindi, anche quella che Dio mi ha unita inseparabilmente...... [...] Oh Dio! perché mai vi dico tutto questo, se non perché il mio cuore si apre e si spalanca senza riserve quando è a contatto col vostro?... [...] Credete che la prima parola che vi scrissi, cio è che Dio mi aveva dato a voi, esprimeva la verità; e i sentimenti che ne derivano sono ogni giorno più forti nella mia anima». 

L. 120 - «Perché mai pensiamo che Egli abbia voluto fare dei due un cuore solo, se non perché questo cuore sia straordinariamente audace, valoroso, coraggioso, costante e innamorato del suo Creatore e del suo Salvatore nel quale e per il quale io sono tutto vostro?» . J . M . J .

giovedì 22 ottobre 2015

PREGHIERA PER GLI AMICI - S. Anselmo

Signore, tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in te e per te: per tutti imploro la Tua clemenza.   Ci sono però molti per i quali Tu hai impresso nel mio cuore un affetto più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio pregare con più intensità.
Abbracciali nel Tuo amore, Tu che sei la fonte dell’amore, Tu che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità. Se la mia preghiera non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché ti è offerta da un peccatore, valga almeno perché nasce in risposta ad un Tuo comando.
Per te, dunque, che sei l’autore e la fonte dell’amore, per Te, e non per me, continua ad amarli, e fa' che essi pure Ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e fare solo quanto piace a Te e giova al loro bene.
La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma del mio amore, ma Tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che Ti chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la Tua benignità supera ogni amore umano, così la Tua risposta trascenda lo scarso fervore della mia supplica.
Fa' per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati e protetti da Te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosa del cielo. (S.  Anselmo)
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