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mercoledì 19 giugno 2013

19- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XIX.

I. L'anima deve cercare di rendersi gradita santuario al Cuore di Gesú.

- Ora viene una grazia insigne, concessa un giorno dell'Ascensione alla Santa, che la racconta in questa forma: Andando noi al coro per onorare il momento in cui nostro Signore salì al cielo, postami innanzi al divin Sacramento, mi trovai in una grande quiete; e, tosto io vidi un ardente splendore che in se accogliea 1' amabile Gesù, il quale avvicinatosi a me disse queste parole: Fi­gliuola mia, ho scelto l'anima tua, perchè mi sia un cielo di riposo in terra, ed il tuo cuore un trono di delizie al divino amor mio. E qui ascoltiamola insegnare a noi, dopo aver fatto del suo cuore un cielo di riposo a Gesù sposo suo divino, per quale via possiamo anche noi rendergli i nostri una gradita dimora.

« Io vi esorto a tener bene apparecchiato il cuor vostro a ricevere le visite del Si­gnore. Perciò fa duopo conservare tutti i nostri sensi in solitudine, sbandendo le inutili riflessioni ed i riguardi a noi, che servono solamente a turbare e a ritrarre l'anima nostra dalla pace, senza cui ella non potrà mai essere il santuario del Si­gnore.

Voi dovete mirar sempre Dio in voi; perchè così mirandolo in noi si fa necessario che tutte le nostre potenze e facoltà, ed anche i nostri sensi raccolgansi al di dentro di noi; laddove mirandolo fuori di noie oggetti facilmente ce ne distraggono.

« Quando vogliamo avere l'amor suo per ospite, ci bisogna vuotare e staccare il nostro cuore dall'affetto di tutte le crea­ture e di noi stessi, poiché quello ci è ra­pito da quanto altro a sè ci attrae, e noi veniam tolti a Dio ed al suo puro amore, che regna nel patimento, trionfa nell'umanità per gioire nell'unità.

« Dovete riguardar sempre l'anima vostra come un santuario dove abita Dio; però vi conviene andar bene guardinghi di brut­tarla con alcuna macchia. Inoltre dovete fare del cuor vostro un trono del suo amore, e là ritraendovi con lui, entrarvi in si­lenzio, lui amando e adorando di tutta vostra forza e potere.

Come una sposa diletta vi dovete studiare di render l'anima vostra tutta pura ed innocente per piacere a questo Sposo divino, avendo lui solo di mira quanto fa­rete, a lui donando tutto senza riserva.

« Il sacro Cuore del Signor nostro vuol essere l' oggetto di tutte le vostre compia­cenze, sì che poniate ogni vostro gusto in lui per rendervi degna ch'egli ponga il suo in voi. Come Gesù è geloso del vostro cuore e vuol possederlo da solo, così bi­sogna che voi siate gelosi del suo, aman­dolo più di tutti se fosse possibile ».

II. Propone alle sue novizie di formare del loro cuore un sacro oratorio al Cuor di Gesù.

- « Credo che voi non potete dare un pegno più forte dell'amor vostro al divin Cuore, e a lui più gradito, che albergandolo nella stanza di delizie da lui­ stesso edificatasi, che è il vostro cuore, donde conviene scacciare quegl'idoli da voi già si lungamente adorati, o della vo­stra superbia o della vostra propria volontà o di qualsiasi attacco alla creatura. E dopo averne bandito i nemici tutti del sacro Cuore, che sono anche vostri, vi tergerete e purgherete ogni macchia, togliendone tutte le passioni e propensioni immortificate. Poi vi arrecherete l'addobbo della purità d'intenzione; di far tutto cioè per piacere a lui.

« Appresso scaverete colla profonda u­miltà le fondamenta del suo trono da ele­varsi a farvi regnare il sacro Cuore, ossia il puro amor divino, fra gli ardori del quale esso sta sempre come vittima di olocausto immolata e sacrificata alla gloria del suo divin Padre per nostro amore.

Gli ornamenti di questo trono do­vranno essere ricchi e preziosi, come egli li desidera e voi li potrete santamente avere. Il primo dev' esser tutto d'oro di santa ca­rità, la quale vi metterà sì avanti nella sua amicizia, che egli lascerassi possedere a voi come a sue dilette spose, dicendovi amorosamente: Tutto il mio è tuo, e tutto il tuo è mio, perchè la carità ci unisce.

« Le tre potenze dell'anima vostra sono come tre angeli destinati a rendergli un omaggio continuo. L'adorazione del vostro intelletto si occuperà solo a conoscerlo e la vostra volontà ad amarlo, offrendogli ognora l' incenso di mille santi affetti, di desiderio di piacere a lui e di non esserne mai separata; il ricordare poi della vostra memoria sia tutto in una perenne ricono­scenza dei suoi beneficii.

« Tre volte al giorno vi entrerete: la mattina per rendere i vostri omaggi di ado­razione e di sacrificio a questo sacro Cuore, come a vostro Sovrano liberatore, al quale voi Sacrificherete tutto quanto avrete a fare e patire, con tutte le parti del vostro essere, per solamente servirvene ad amare, onorare, glorificar lui, unendovi alle sue sante inten­zioni, rinunciando a tutto quanto potesse a lui dispiacere: a mezzogiorno vi entrerete per rendergli i vostri omaggi di amore e di domanda; gli scoprirete tutte le piaghe e tutte le miserie dell'anima vostra, come a sovrano rimedio dei vostri mali, che può sovvenire a tutte le vostre necessità: vi entrerete la sera per rendergli i vostri omaggi di riconoscenza, per ringraziarlo di tutti i suoi benefici e chieder perdono con vivo dolore di tutte le ingratitu­dini ed infedeltà che possiate avergli usa­to, con una ferma risoluzione di morire piuttosto che offenderlo. Appresso gli for­merete una corona di atti di virtù da voi esercitate, a fine di alleviare le punture ch'egli soffre dalle spine dei nostri peccati supplicandolo di riparare il male da noi fatto col bene che egli fa ».

III. L' amore è preghiera e dalla pre­ghiera nasce l' amore.

- « Voi mi do­mandate alcuna breve preghiera per signi­ficare a lui il vostro amore; per me non ne conosco altra e non ne trovo punto di migliore che questo stesso amore, perchè tutto parla quando si ama, ed anche le più grandi occupazioni sono prove del nostro amore. Amate dunque, dice sant' Agostino, e fate quel che volete. E dacchè non si può amare senza patire, amiamo dunque e patiamo tutto insieme e non ne perdiamo un momento; perchè tutte le croci sono preziose ad un cuore che ama il suo Dio e vuol essere amato da lui. Procuriamo così di renderci copie veraci del nostro Amor crocifisso ».

IV. Orazione a nostro Signore come a Re nel divin Sacramento.

- Io vi ado­ro, o Gesù, Re potente, sul trono vostro di amore e di misericordia. Ricevetemi come vostro suddito e vostro schiavo, e perdo­nate, ve ne supplico, le mie resistenze e ribellioni al sovrano vostro dominio sopra 1' anima mia. Deh vi sovvenga o Re beni­gnissimo, come non potreste essere miseri­cordioso, se non aveste sudditi miserabili. Aprite dunque, ve ne scongiuro, la mano vostra liberale per riempire la mia estrema indigenza col tesoro prezioso del vostro santo amore, che non è altra cosa da voi stesso, dopo avermi vuotato da tutto questo miserabile amore di me e di tutti questi vani rispetti umani che mi tengono avvinto in catene. Venite, o sovrano mio Re, rompete i miei lacci e liberatemi da questa servitù, per istabilire la vostra signoria nel mio cuore. Io voglio regnare nel vostro per un ardente amore verso il prossimo, non par­landone se non con carità, sopportandolo, scusandolo, facendo solo a lui quello che vorrei fatto a me, non bruttando mai nè il mio cuore, nè la mia lingua di maldicenza o risentimento veruno; io non mi turberò di niente, affinchè il Re mio trovi in me un regno di pace. Amen ».

martedì 18 giugno 2013

18- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XVIII.

I. Il figliuolo di amore nel Cuor di Gesù.

- Poiché nostro Signore ti ha ri­generato sulla croce con tanti dolori, che ne va tutto coperto di piaghe e di sangue per guarir quelle da te fatte all'anima tua, altro non desidera maggiormente che di metterti in possesso del suo regno e di farti riposare sopra il suo seno come un figlio diletto abbandonato interamente alle sol­lecitudini dell'adorabile sua Provvidenza, che lo prende in cura, nè lascia mancare a lui nulla, nè lo lascerà perire, poicllè egli è onnipotente. Abbandonati dunque piena­mente alle amorose sue cure, e dà a lui tutto il tuo cuore. Questo egli ti dimanda per conformare la tua vita alla sua croci­fissa, prendendo lui per esemplare di tutte le tue azioni, unendo tutti i tuoi passi ai suoi, a fine di non camminar più che nella via del suo santo amore.

« Non dobbiamo temer di niente fra le sacre sue braccia, purché diffidando di noi ci ripromettiamo tutto da lui. Poiché il sa­cro Cuore ci ama, che abbiamo a temere, fuorché di non rendergli l'amore che egli vuole da noi, il quale consiste, se non m'in­ganno, in questo perfetto abbandono o di­menticanza di noi stessi? Non si può amare senza patire, ed egli ce lo ha bene dimo­strato in croce, dove si è consumato per amor nostro; ed ancora lo fa ogni dì nel santissimo Sacramento dell'altare, in cui brama con tanto ardore di vederci confor­mare la nostra vita colla sua, la quale tutta è nascosta ed annientata agli occhi delle creature. E poiché l'amore conforma tra loro gli amanti, se noi amiamo, formiamo la vita nostra sul modello della sua.

« Amate e fate quel che volete; perché chi ha 1' amore ha tutto. Fate tutto per a­more e per 1' amore; perché l'amore dà il suo pregio a tutto. L' amore non vuole pun­to dei cuori a metà; o tutto o niente. L'a­more vi renderà tutto facile. Rendete dun­que amor per amore, e non dimenticate mai Quello cui 1' amore ha fatto morire per noi. Voi non l'amerete se non in quanto saprete patire in silenzio e preferir lui alla creatura, ed al tempo 1' eternità.

« Siamo dunque tutti del Diletto delle anime nostre per sempre. Doniamo a lui tutto il nostro cuore, il nostro amore, le nostre affezioni, inclinazioni e tenerezze. Non ci bisognano più ansiose affezioni per creatura veruna nè per noi, ma tutto pel sacro Cuore ».

II. Avvisi sull'amorosa confidenza verso nostro Signore.

- « Io son ben contenta che il Signore ci inviti ad abban­donarci tutti a lui. Pigliamo dunque, per noi queste parole: Se voi non vi fate come un fanciullo, non entrerete nel regno dei cieli. - Credo io che ciò consista in renderci piccoli colla vera umiltà di cuore e sempli­cità di spirito, ricevendo di buon animo e come provenienti dalla mano del buon Pa­dre celeste le umiliazioni e le contradizioni che ci capiteranno, senza badare alle cause seconde; ma riguardiamo unicamente il suo Cuore amoroso il quale non permetterà giammai all'adorabile sua mano di nulla eseguire a nostro riguardo, ché non torni a sua gloria ed a nostra santificazione. Come egli ci ama, così ci fornirà sovente occa­sioni di crocifiggerci, sia per mezzo delle creature sia per mezzo nostro ancora; ma comunque sia, non vi opponiamo che il nostro silenzio e la nostra sommessione, dicendo: Lo ha fatto il mio Padre celeste, e mi basta. Gittiamoci con filiale confidenza nelle sue braccia, cui l'amore ha fatto stendere sulla croce per accoglierci e diciamo spes­so: Dio mio, voi siete mio Padre; abbia­temi pietà secondo la grandezza delle vo­stre misericordie. Io mi abbandono a voi, non mi rigettate, che io so, non potere il figliuolo perire tra le braccia di un padre onnipotente. Altre volte mirando alla sua bontà ed al suo amore ditegli: mio buon Padre, rendetemi degno di compiere la vostra santa volontà, poichè io son tutto vostro.

« Ah chi potesse bene comprendere 1' ardente carità, del Signore a riguardo no­stro, chiaro vedrebbe: come tutte le sue permissioni e disposizioni non sono che amore! Egli vuole che noi gli facciamo del pari sacrificio del nostro amor proprio e della nostra volontà alle occasioni ch' e­gli ce ne darà, rompendolo, contrariandolo fino a distruggerlo ed annientarlo del tutto per far regnare quello del divin Cuore in noi. Qui sta tutta la nostra pace, di cui non potremo appieno godere senza quel sacrificio fatto in ogni cosa che da noi di­pende.

« Il Cuore di Gesù domanda solo la nostra fiducia nella sua bontà per farci pro­vare la soavità e la forza dei suo aiuto nei nostri bisogni, ma sempre a misura della nostra confidenza. Andate dunque alla semplice con nostro Signore; egli non vi perderà, mentre vi ama; confidate in lui, dimenticando e spregiando voi; contentatevi di amarlo e lasciarlo fare ciò basta ».

III. Gesù Bambino presentato qual Esemplare alla Santa.

- Essa ci rac­conta un'apparizione della Vergine bene­detta in questo modo: « La mia santa Li­beratrice mi onorò di una sua visita, te­nendosi nelle braccia il suo divin Figliuolo, cui pose nelle mie dicendo: Ecco chi viene ad insegnarti ciò che tu devi fare. - Io me ne sentii compresa da vivissima gioia e spinta da gran desiderio di molto acca­rezzarlo, ciò ch'egli mi lasciò fare quanto volli, proprio fino ad esserne sazia, ed allora mi disse: Se tu ora contenta? Ti serva questo per sempre; poichè io ti vo­glio abbandonata in mio potere come hai veduto fare a me; e sia che io ti accarezzi, ti affligga; altri movimenti non devi ave­re fuor di quelli che io ti darò...

Forse la memoria di questa soavissima grazia fece poi dire a lei: « Io voglio vi­vere come un bambolo senza pensieri en­tro il Cuore del mio buon Padre, lasciando a lui fare e disporre di me secondo il suo beneplacito, senz'altro pensiero di me che di abbandonarmi pienamente a lui ed all' a­morosa sua provvidenza, lasciandomi con­durre in tutto colla semplicità d' un bam­bino, altra mira non avendo nè desiderio, in tutto quello che farò, se non di conten­tare Gesù Cristo.

« Io non ho più niente a vedere di me, nè di tutto quello che al mio Sovrano pia­cerà di fare di me ed in me; avendo egli dato a conoscere come non mi negherà mai le sue cure, fuor quando mi v'immi­schierò io, il che ho sperimentato sovente per le mie infedeltà, donde scorgeva 1' an­dare a rovescio de' miei desiderii; ma ora non ne sento più altri che il dettomi da lui tante volte: Lasciami fare. Il sacro Cuo­re del Signor nostro Gesù farà tutto per me se io lo lascio fare; egli vorrà, egli amerà, egli desidererà per me, e supplirà a tutti i miei difetti ».

IV. Elevazione verso il Cuore di Gesù.

Attraete a voi, o Gesù unico amor mio, ve ne scongiuro, tutti i mieí pensieri, e ritraete il mio cuore da tutto quanto è sotto il cielo colla forza del vostro amore, più ardente del fuoco e dolce del mele. Fate che io muoia di amore del vostro amore, come voi siete morto di amore del mio amore. Ah Signore, ferite talmente questo cuor io che è tutto vostro e tra­passatelo sì fortemente da ogni parte, che esso non possa contener più niente di ter­restre e di umano.

O Cuore di Gesù, io languisco per desiderio di esser a voi unita, di possedervi e d' inabissarmi in voi, per non vivere più che di voi, il quale siete mia dimora per sempre. In voi, o Cuore tutto amabile, voglio io amare; operare e patire. Distruggete dunque in me tutto quello che ovvi di mio, ed invece mettetevi del vostro, e trasfor­matemi talmente in Voi­.

- O Cuore dolcissimo, o Cuore sacra­tissimà, di cui l'eterno godimento sarà: senza disgusto, ma solo giocondissima ri­compensa dei beati, deh quanto siete desi­derabile, quanto siete amabile!

lunedì 17 giugno 2013

17- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XVII.

I. Il Cuore di Gesù nocchiero divino dell' anima fedele fra le tempeste della vita.

- « Quanto all' entrare nel sacro Cuore del Signor nostro, di che devi te­mere, se egli ti fa invito di andarvi a pi­gliare il tuo riposo? Entravi dunque come viaggiatore in sicura nave, di cui è noc­chiero il puro amore, il quale ti condurrà felicemente attraverso il procelloso mare di questo mondo, preservandoti dagli scogli e tempeste, che sono le suggestioni dei no­stri nemici, il nostro amor proprio e vanità, l'attaccamento al nostro giudizio e volontà.

« Quando sentirai turbarti ed agitare da qualche tema, convien dire all'anima tua: E di che paventi, mentre tu porti il Cuore di Gesù e la tua fortuna, cioè il puro amo­re, tesoro e delizia del cielo, e della terra?

« Ed a mantenerci entro questo divin Cuo­re per sempre, ci è bisogno 1' amarlo come l'Unico Necessario al nostro cuore, il quale dee portarci dolcemente all' obblio ed al disprezzo di tutto il rimanente. Oh se po­tessimo comprendere quanto approfittino le anime chiamate a questo perfetto spoglia­mento e abbandono di sè, qualora fedeli corrispondano con una morte intera ad ogni desiderio, soddisfazione; curiosità e riguar­do a se medesime, per lasciarsi condurre da questo Nocchiero divino nella sicura nave dell’amoroso suo Cuore!

« Sembrami che in tal modo noi mettiamo in sicuro la nostra salute, la quale sta esposta a cosa forte rischio in questa miserabile vita piena di corruzione. Ma quando noi siamo tutto dedicati e conse­crati a questo adorabil Cuore per amarlo ed onorarlo a tutto nostro potere, abban­donandoci pienamente a lui, egli si prende la cura di farci, a malgrado di tutte le tem­peste, arrivare al porto della salute.

« Io vi rimetto dunque al sacro Cuore del nostro dolce. Maestro, perchè sia egli stesso vostro direttore e vostra guida; egli è sapientissímo; e quando ci abbandoniamo davvero alla sua condotta e lasciamo a lui fare, egli ci fa percorrere in breve tempo lun­go cammino senza che noi ce ne accorgiamo, se non dai combattimenti che la sua grazia ci fa dare di continuo alla nostra immorti­ficata natura. « L'amabile Cuore, di Gesù dev'essere sola tua occupazione, tua meditazione, tuo intrattenimento, tuo libro e piena tua dire­zione; esso dee riempire la tua memoria, rischiarare il tuo intelletto, infiammare la tua volontà; sicchè non ti risovvenga più che di lui. Procura, te ne scongiuro, di be­ne intendere le sue divine lezioni e tutti i suoi voleri per eseguirli appresso. Una sola cosa è necessaria, ed è il puro amore divino in quello della nostra abbiezione, abbandonandoci alla provvi­denza del sacro ed amabile Cuore di Gesù per lasciarci condurre e governare a suo grado. Ben egli prenderassi cura di fornire il necessario alla nostra santificazione; basta che noi ci applichiamo a ben riceverlo secondo i suoi disegni ».

II. Avvisi intorno all'abbandono di noi in Dio.

- « Tienti pronto e disposto a tutto soffrire nel silenzio di un' anima perfettamente abbandonata nel Signore come io penso egli brami la tua. Abbandono quanto al corpo, pigliando indifferentemente la malattia come la sanità, la fatica come il riposo; abbandono quanto allo spirito, amando la insensibilità, le aridità, le deso­lazioni, ed accettandole cogli stessi ringra­ziamenti che le dolcezze e le consolazioni; tenendoti sempre 1' anima in pace, facendola operare nella perfetta nudità della fede, senza piacerti dei gusti sensibili, che ser­vono solo il più spesso a ritardarti nel cammino della perfezione.

Il terzo abbandono è quello del cuore, sede dell'amore e della volontà la quale tu devi far morire nel sacro Cuore in guisa da lasciare a lui volere per te tutto quello che sarà di suo buon piacere, non procu­randoti nè gusti nè pene, ma gradendo tutto quello che da lui ti sarà presentato, dolce o amaro che sia, essendo il medesimo amore a porgerti 1' uno e 1' altro per santi­ficarti a grado suo.

Rimani in pace tutto abbandonato e sacrificato al sacro Cuore di Gesù Signor nostro, il quale sembrami poterti dire, non ti abbandonerà mai; anzi prenderassi una cura tutta particolare di te, a misura del tuo confidarti ed abbandonarti con fedeltà inviolabile a lui nelle occasioni ove si tratti della sua gloria e di provargli il tuo amore.

Quanto sei obbligato al sacro Cuore del Signore nostro dolce, che tanto amore nutre per te! Riamalo dunque di tutto 1' a­more onde sei capace, e rendi a lui la gloria di ogni bene. Sii fedele inviolabilmente ad ogni costo, poichè ricco egli è abbastanza per ricompensarti. Questo divin Cuore ti farà sentire gli effetti della sua liberalità in tutto, se tu pienamente ti affidi all’amorosa sua bontà.

Il Cuor tuo dev'essere il trono del tuo Diletto, rendendo a lui amor per amo­re, nella fedeltà che ei ti farà conoscere come a lui più gradevole. Abbandono per amore, abbandono nell'amore, e tutto all’a­more senza più riserva di sorta ».

III. Squisita cura del Signor nostro in condurre la Santa.

- Fino dalla sua puerizia esperimentò Margherita quanto sia delizioso all'anima l'abbandonarsi alla con­dotta di nostro Signore. Per parecchi anni, ella dice, io non ebbi propriamente altro direttore che il mio sovrano Maestro; poi­chè dal punto in che cominciai a cono­scermi, egli prese una signoria così asso­luta sulla mia volontà, che obbligavami ad obbedirgli in tutto, senza che io potessi, a così dire, difendermene.

Egli stesso mi riprendea con dolce se­verità de' miei falli, per piccioli che pa­ressero; laonde io concepii orrore sì grande al peccato, che mi nascondei per piangere a mio agio, quando mi fossi accorta di esser caduta nella minima colpa. All'orazione sentiami attirar così forte, che molto mi facea patire il non sapere nè potere apprendere come la si dovesse fare, non avendo io conferimento alcuno con persone spirituali, nè altro conoscendo, fuor del nome di orazione, che rapivami il cuore. Rivolsimi però a1 sovrano mio Maestro, ed egli m'insegnò come volea che io mi vi eser­citassi, il che mi servì poi tutta la vita. Mi facea dunque umilmente prostrare a sè di­nanzi per chieder perdono di tutte le offese a lui fatte; quindi adoratolo, io gli offeriva la mia orazione senza sapere come vi do­vessi fare. Appresso egli presentavami s'è medesimo nel mistero in cui lo dovea io considerare, e vi applicava sì forte la mia mente, tenendomi l'anima con tutte le po­tenze assorte in lui, che io non pativa di­strazione alcuna; ma il mio cuore sentivasi struggere per desiderio di amarlo, destando in me una brama insaziabile della santa Co­munione e di patire... ed avrei passato i giorni e le notti intere dinanzi al santissimo Sacramento senza cibo nè bevanda e senza sapere che mi facessi, se non di consumarmi alla sua presenza come ardente cero per rendere a lui amor per amore.

Come poi io mi lagnava di continuo al mio divino Maestro per timore di non potergli piacere in tutto quello che facea, vedendovi troppo di mia volontà, mentre io stimava solo il fatto per obbedienza, e dicea: Oimè, Signor mio, datemi dunque alcuno che a voi mi conduca egli rispose: non ti basto io? di che temi? può mai una figliuola tanto amata, quanto io ti amo, perire fra le braccia di un Padre onnipo­tente? Bene ti farò conoscere come io sono un savio e illuminato direttore, che so gui­dare senza pericolo le anime che si abban­donano a me, dimenticando se stesse ».

IV. Atto di unione al sentimenti del Cuor di Gesù in Sacramento.

- « Gesù Cristo, Signor mio Dio, che io credo vera­mente e realmente presente nel santissimo Sacramento dell'altare, ricevete quest'atto di adorazione profondissima per supplire al desiderio che avrei di adorarvi incessan­temente; e per rendervi grazie dei senti­menti di amore che il Cuor vostro vi ha per me. Io non li saprei meglio riconoscere che offerendovi tutti gli atti di adorazione, di pazienza, di amore che questo medesimo Cuore ha fatto nel corso di sua vita mor­tale, e fa tuttavia e farà eternamente in cie­lo, a fine di amarvi, lodarvi e adorarvi per mezzo suo quanto mi sarà possibile. Mi unisco a questa offerta divina che voi fate al divin Padre, ed a voi consacro tutto il mio essere, pregandovi a distruggere in me il peccato ed a non permettere che io sia mai separato in eterno da voi ».

domenica 16 giugno 2013

16- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XVI.

I. Ancora delle divine predilezioni del sacro Cuore.

- L'anima più mortificata sarà la più favorita. - Narra di sè la Santa che avea tale avversione ad una certa qualità di cibo, che il sacrificio della vita le sarebbe stato più facile del vincerla. Non pertanto fin dal suo noviziato fermò seco stessa di provarcisi, dicendo: O vincere o morire. Ed implorato il celeste aiuto dinan­zi al Santissimo, ella compì quest' atto ge­nerosamente, animandosi colle sole parole: Nell'amore non ha luogo riserva. Ma la somma violenza dovutasi fare tenne malata per tutto il giorno, fino all'orazione della sera, quando il Signore la venne a colmare di dolcezze e di consolazioni in prova del piacere da lui gustato in quella mortifica­zione volontariamente sostenuta per suo amore. Dopo somigliante sacrificio tutte le grazie e favori divini si accrebbero e ne inondarono l' anima per modo ch' ella era costretta a sciamare: sospendete, o mio Dio, questo torrente che m' inabissa, o am­pliate in me la capacità di riceverlo». Sarebbe impossibile spiegare a qual pun­to abbia ella portato la mortificazione, da sana e da malata; ma può dirsi che era morta ad ogni piacere dei sensi. Per ono­rare la sete sofferta da nostro Signore in croce si toglieva il bere dal giovedì sera fino al sabato seguente. Passò anche cin­quanta interi giorni senza bere, ad onore della sete ardente sempre avuta dal Cuore di Gesù della salute dei peccatori.

Attesta ella di aver trovato tante deli­zie in un suo atto di eroica mortificazione servendo un' inferma, che « avrebbe ogni giorno voluto incontrare simili occasioni per imparare a vincersi, avendovi Dio solo per testimonio, il quale non mancò di si­gnificarle il piacere ch' egli ne aveva pro­vato. Perocchè la notte appresso le diede di posare per due o tre ore le labbra so­pra il sacratissimo suo Costato; ed ella dice che le sarebbe impossibile di esprimere le grazie da quel punto impresse in lei fino al fondo dell' anima ».

II. La più obbediente la farà trion­fare.

- Nella vita della Santa noi leggia­mo il seguente esempio di ubbidienza. Per distoglierla dal suo grande applicarsi all’orazione la mandavano a lavorare in giardino, in cucina e nei luoghi ed uffici più bassi, fino a guardare una giumenta nell’orto; nel qual esercizio la tennero durante il ritiro in apparecchio alla sua professione; a fine di temperare il grande incendio di amor divino che la divampava.

Un dì, essendo ella sul rompere il col­loquio onde la favoriva il Signore, per cor­rer dietro alla giumenta ed al suo puledro, egli le disse: Lasciali fare, che non arre­cheran male. Ubbidì ella piena di fede; e la comunità vide quegli animali attraver­sare il verziere; ma quando si volle sco­prirne il guasto, non fu possibile scorgere pur la traccia del loro passaggio...

« Il mio divino Maestro, così ella, mi tenea fedele compagnia fra le corse ch' io dovea fare continuamente; ed in questo tempo io ricevetti grazie così grandi, che di somiglianti non avea peranco sperimen­tate, particolarmente sul mistero della pas­sione; onde mi venne tanto amore alla cro­ce che non posso pur vivere un momento senza patire ma patire in silenzio, senza consolazione nè sollievo, e morire con questo Sovrano dell'anima mia, sopracca­rica della croce d' ogni maniera di travagli. Così per misericordia di lui mi andò tutto il tempo in siffatti esercizii, che son quelli del puro amore ».

Parlando della virtù dell'obbedienza ella dice: « Quanto all' interiore voi dovete ob­bedire fedelmente ai moti della grazia per gli atti di virtù, e quanto all'esteriore ob­bedire amorosamente a quelli che hanno autorità di comandarvi, pensando alle pa­role: Gesù Cristo fu obbediente: dunque voglio anch'io ubbidire fino all'ultimo re­spiro di mia vita. E le vostre obbedienze siano per onorar quelle di Gesù Cristo nel santissimo Sacramento. Se voi sarete fedele a fare la volontà di Dio nel tempo, anche la vostra compirassi per tutta l'eternità.

« In verità egli mi sembra che tutta la felicità di un'anima consista in rendersi con­forme alla santissima volontà di Dio. Là il nostro cuore trova la sua pace, il nostro spirito la sua gloria ed il suo riposo: e questo io credo essere il vero modo di fare la nostra, perchè l'amorosa bontà di lui si compiace contentando quella in cui non trova punto resistenza ».

III. La più silenziosa sarà la meglio ammaestrata.

- « Mantieni sempre il tuo interno in silenzio, poco parlando alle creature, ma molto a Dio, operando e patendo per suo amore.

« Col profondo silenzio loro imposto, conserva i suoi sensi interni ed esterni nel sacro Cuore del Signor nostro: silenzio in­terno, togliendo ogni pensiero inutile e ri­flessione di amor proprio per disporti ad udire la voce dello Sposo; silenzio esterno in tutto ciò che può tornare a tua lode o scusa a biasimo e accusa degli altri; silen­zio nei moti della natura immortificata che ti porti a dimostrar piacere nelle cose gio­conde, malcontento nelle contrarie; e tale silenzio sia per onorar quello di Gesù so­litario nel suo Sacramento. Così apprende­rai a conversare col suo sacro Cuore e ad amarlo in silenzio.

L'amore alla cara nostra abbiezione nel Cuore del Signor nostro Gesù Cristo ci serve anche per onorare i misteri della sacratissima sua passione e morte, serban­do come lui il silenzio in tutte le occasioni di umiliazioni e di patimento; giacchè io vi confesso che niente mi alletta del pari al silenzio da lui sì esattamente serbato in tutto il corso della sua Passione. A sua imitazione non apriamo bocca se non a fine di pregare per quelli che ci affliggono ».

1V. La più caritatevole sarà la più amata.

- « Renditi soave in sopportare le noie, le molestie ed i mali umori del prossimo, senza disgustarti delle contradi­zioni ch'egli ti opporrà; in cambio con offerirti a servirlo come potrai meglio, es­sendo questa la vera via di conciliarti le buone grazie del sacro Cuore.

« Cerca le occasioni di contentarlo col­l'esercizio della santa carità, pensando e parlando sempre bene del prossimo tuo, assistendo i poveri a tuo potere, spiritual­mente e corporalmente, mirando a Gesù Cristo nella loro persona, nè facendo loro niente di quello che non vorresti fatto a te.

« Sii paziente inverso di tutti, a fine di mettere confidenza in ciascuno, ai poveri sopra tutto, di rivolgersi a te nelle proprie necessità. Abbi tutti per amici, nessuno per nemico, quanto potrai secondo Dio ».

E qui trova il suo posto un ricordo che della sua puerizia ci offre la Santa. Il Signor nostro, ella dice parlando de' suoi primi anni, mi diede un così tenero amore verso i poveri, che non avrei bramato altra con­versazione fuori della loro; ed imprimeva in me una così tenera compassione delle loro miserie che se fosse stato in mio potere, avrei fatto di tutto per alleviarle; e quando aveva danaro davalo ai poverelli per allet­tarli a venire da me ad apprendere, il loro catechismo ed a pregar Dio. Per la qualcosa essi mi correano intorno, e qualche volta in tanti, che io, non sapea d'inverno dove raccoglierli se non dentro un camerone, donde talvolta eravamo scacciati. Il che mi cagionava grande mortificazione, mentre io non avrei voluto che si vedesse nulla di quello che facevo.

Io sentiva una ripugnanza grandissima dal veder piaghe; eppure fu bisogno di pormi a medicarle e baciarle per vincermi, e non sapea come dovessi fare.

Ma il divino mio Maestro sapea così bene supplire a tutte le mie ignoranze, che quelle si trovavano in poco tempo guarite con non altro unguento fuor quello della Provvidenza di lui, ancorchè le fossero as­sai maligne; ma io nutriva più fiducia nella sua bontà che negli esterni rimedii. »

V. Patto d'amore in forma di pre­ghiera.

- « Io vi domando, o dolce Gesù, di rendermi perfettamente conforme, quanto ai sensi, a quella vita di morte da voi me­nata nel santissimo Sacramento, dove in mistica maniera vi rendete obbediente, fino alla morte, alla voce del sacerdote, buono o malvagio che egli sia. Fate dunque, o Sal­vator mio, che per onorare la vostra obbe­dienza ed annientamento, io mi possa ren­dere umile ed ubbidiente in tutta la perfe­zione da voi desiderata in me.

« Per voi o Gesù, io sacrifico la mia propria libertà e volontà alla vostra santis­sima, senza riserva. Io disdico con tutto il cuore, rinuncio e detesto tutte le mire, di­sgusti, ripugnanze e lagni ch'essa insieme all' orgoglioso mio amor proprio mi potrà suggerire intorno a tutto quello, che sarammi ordinato o proibito di fare. È questo un patto che il mio cuore stringe col vostro sacratissimo, o divino mio Gesù, di tutto far per amore e per obbedienza, e di voler vivere e morire in questo esercizio, nel quale io comprendo tutto quanto e necessario alla mia perfezione. Io vi supplico di prendere possesso del mio cuore e di tutto quello che può glorificarvi in me nel tempo e nel­l'eternità, amen ».

sabato 15 giugno 2013

15- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XV.

I. Divine predilezioni del Cuore di Gesù.

- Fino dalla più tenera infanzia fu la Santa oggetto delle predilezioni meravi­gliose di nostro Signore, come ella racconta in queste parole: « Riguarda, figliuola mia, disse Gesù, se tu puoi trovare un padre fe­rito d' amore per l'unigenito suo, il quale siasi preso a cuore di dargli tanti segni del suo amore quanti a te ne ho io dato del mio.

« Io ho scelta l'anima tua per mia sposa e noi ci siamo impromessi quando per mia ispirazione tu mi hai fatto il voto di castità, prima che il mondo avesse parte nel tuo cuore, volendolo io puro di terrene affe­zioni. E per conservarlo a me, tolsi via tutta la malizia di tua volontà e ti affidai alle cure della mia santa Madre, a fine che ella ti venisse perfezionando secondo i miei disegni.

Io mi son fatto tuo padre, tuo maestro e tua guida fin dai più teneri anni, porgen­doti prove continue dell'amore del mio di­vin Cuore, nel quale appunto ho stabilito la presente e la eterna tua dimora. Ma per maggior sicurtà, dimmi quale prova più forte tu brami dell'amor mio, io te la darò. « Conserva in purità il tempio del Si­gnore, perchè dovunque esso sia, Dio l'as­sisterà con una speciale presenza di pro­tezione e di amore. Io ti sono al governo, a cui tu devi del tutto abbandonarti, senza cura nè pensiero di te; poiché tu non man­cherai di aiuto, se non quando il mio Cuore mancherà di potenza; e sarà mia cura di ricompensare o castigar tutto quello che per altri ti sarà fatto. Così penserò io a coloro che avranno fiducia nelle tue pre­ghiere, a fine che tu ti occupi tutta e ti spenda nel mio amore.

Ho stabilito il mio regno di pace nel­l'anima tua; nessuno lo potrà turbare; e quello dell'amor mio nel tuo cuore ti darà una gioia che nessuno ti potrà togliere.

Cosi prevenuta dai favori divini, la San­ta insegna pure a noi il secreto di renderci oggetto delle predilezioni del sacro Cuore.

« L'anima che sarà più umile e più di­spregiata sarà più innanzi in quel divin Cuore. La più spogliata e nuda di tutto possederà lui di vantaggio. La più mortifi­cata ne sarà la più accarezzata. La più obbediente lo farà trionfare. La più caritatevole ne sarà la più amata. La più silen­ziosa ne sarà la meglio ammaestrata ».

II. La più umile e più dispregiata sarà più innanzi nel Cuore divino

- « Non avvi che il cuore umile il quale sia in grado di penetrare nel sacro Cuor di Gesù, di conversare con lui, di amarlo ed esserne riamato. Il Cuore divino del Signor nostro sovrano è sorgente inesauribile, che brama solo di spandersi nei cuori umili, vuoti, non attaccati a niente, per essere pronti sempre di sacrificarsi al buon pia­cere di lui, ne costi quanto vogliasi alla natura.

« Il Cuor di Gesù gusta di essere ser­vito dai piccoli ed umili di cuore, e dà grandi benedizioni alle loro fatiche. Egli pur si compiace nelle anime annientate che sono tutte in lui, ed in lui trovano tutto, quando non sono più niente in se mede­sime.

« Allorchè voi sarete nell' umiliazione, rallegratevi, perchè allora entrerete molto avanti nelle buone grazie del sacro Cuore. Abbracciate amorosamente tutto quello che più vi umilierà ed annienterà, come l'aiuto più acconcio a far trionfare il dolce e amabile Cuore di Gesù, ed a far regnare alla sua volta il vostro nel suo. Io stimo esservi fatto da lui un favor singolare in darvi la cognizione e 1' amor della vostra abbiezione, mentre non si dà nulla di più efficace per entrare e conservarsi nell'ami­cizia del sacro Cuore; è come un'acqua cordiale, valevole a dare all'anima vostra la vita della grazia, e quella del puro amore al cuor vostro ed a tutte le vostre buone azioni. In una parola, è la virtù del sacro Cuore di Gesù, il quale non abbassa la sua grandezza in noi, se non a misura che ritrovaci annientati nell'amore della nostra picciolezza; e vuol prendersi cura di elevar­ci alla unione con lui a misura che que­santa virtù ci disunirà per affezione da tutto quello che' abbia appariscenza innanzi la creatura e dentro di noi.

« Dio mio, che gran tesoro è 1' amore alla bassezza ed alla nostra propria abie­zione! Che non dovremmo fare e patire per giungere a possederlo? perocchè 1' anima che ne gode è come in sicurezza, e non le può mancar nulla, mentre l'Onnipossente trova il suo piacere in lei. « Riguardate questa via umile come la vera da lui tracciatavi, e la più spedita per arrivare a lui. E di che temete in una via tanto sicura quanto è quella delle umilia­zioni, la migliore delle quali è quella di cui non ci accorgiamo? Dacchè l'umiltà questo ha di proprio, ch' ella svanisce tosto che altri la scorga in sè medesimo ».

Alle quali parole può servire di prova un esempio tolto dalla vita della Beata. La vigilia della Visitazione, racconta ella di sè, dopo molti inutili sforzi per can­tare all' Invitatorio e seguire il coro nella salmodia, al primo versetto del Te Deum mi sentii tutta compresa da tale potenza, a cui tutte le mie tosto si applicarono in ispirito di omaggio e di adorazione. Ed avendo io le braccia incrociate dentro le maniche della veste, una divina luce venne a posarvisi in forma d'un fanciullino, o piuttosto di un sole smagliante, il che mi fece dire: O mio Signore, e mio Dio, per quale eccesso di amore abbassate voi così la vostra grandezza? - Vengo a chiederti, figliuola mia, perchè mi dica tu sì spesso di non avvicinarmi a te: - Lo sapete, o mio Sovrano, che io non son degna di av­vicinarmi a voi, e molto meno di toccarvi. - Intendi però che quanto più ti ritrai tu nel tuo niente, tanto più la mia grandezza si abbassa per ritrovarti. - Ma temendo io che potesse essere un angelo di Satana, gli feci questa domanda: Se siete voi o Dio mio, fate dunque che io canti le vostre lodi. Nello stesso punto mi sentii la voce libera e più forte che mai. Così seguitai colle altre il Te Deum, e il rimanente del­1' ufficio, senza che mi vi rendessero meno attenta le carezze onde la bontà di lui si degnò onorarmi. Solamente io sentiva tutto il mio interno come potentemente legato a quella divina presenza ed occupato ad ono­rarla. Al fine egli mi disse: Ho voluto pro­vare il motivo per cui tu recitavi le mie laudi; che se tu anche solo un momento ti fossi tenuta meno attenta in recitarle, io mi sarei dipartito.

« Tutto questo rimase in me così forte­mente impresso, che toltomi dagli occhi il sonno, mi fece tuttavia parere la notte assai breve ».

« III. La piú spoglia e nuda di tutto lo possederà di vantaggio.

- « Solo nel perfetto spogliamento di te stesso e di quanto non è Dio troverai la vera pace e la perfetta felicità perchè non avendo niente, tu avrai tutto nel sacro Cuore di Gesù.

Sii povero di tutto; ed il sacro Cuore ti arricchirà; vuotati di tutto, ed egli ti riempirà: obblia te stessa, abbandonati a lui, ed egli si prenderà pensiero e cura di te. Io non posso dire altra cosa, fuorchè l'annientamento di te eleveratti all’unione del tuo sommo Bene; e dimenticandoti di te, possederai lui; ed abbandonandoti a lui, egli possederà te.

«E qual bene maggiore del non essere più niente al mondo e a noi, per essere posseduti da lui e non possedere che lui solo? »

IV. Aspirazioni al sacro Cuore di Gesù.

- Vi adoro, Cuore caritatevole, operate in me.

Vi adoro, Cuore misericordioso, rispon­dete per me.

Vi adoro, Cuore umilissimo, riposate in me.

Vi adoro Cuore sapientissimo, soppor­tate me.

Vi adoro, Cuore fedelissimo, pregate per me.

Vi adoro, Cuore ammirabile e degnissi­mo, benedite me.

Vi adoro, Cuore desiderabile e bellissi­mo, rapitemi.

Vi adoro, Cuore illustre e perfettissimo, nobilitatemi.

Vi adoro, Cuore sacrato balsamo pre­zioso, conservatemi.

Vi adoro, Cuore di Gesù esemplare di perfezione, rischiaratemi.

Vi adoro, Cuore divino origine di ogni bene, fortificatemi.

Vi adoro, Cuore di benedizioni eterne, chiamatemi ».

venerdì 14 giugno 2013

14- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XIV.

I. Il divin Cuore maestro delle virtù.

- Il Signore nostro, scoprendo un giorno alla Santa l'amoroso suo Cuore, disse queste parole: Ecco il Maestro a te dato, il quale t'insegnerà tutto quello che devi fare per mio amore ».

Ed ella invitando noi ad ascoltarne le divine lezioni ci dice: Venite a questo Cuor sacratissimo come discepoli alla scuola del puro amore, lasciando e dimenticando tutte le scienze mondane, dell' amor proprio e della vanità per istruirvi solo in quella del puro amor suo correndo generosi alla sua voce che grida: Venite a me, o voi tutti che aspirate ad amarmi, ed io accoglierovvi nel fonte del puro amore. Apprendete da me ad essere miti ed umili di cuore, altri­menti non potreste essere riconosciuti ed amati dal mio Cuore, il quale non vi confes­serà per suoi discepoli, mentre non vi con­formiate a lui per la pratica delle sue sante massime. « Teniamoci sempre pella nostra ora­zione, o altrove, come scolari avanti al Mae­stro, che insegneracci a far bene la sua volontà col rinunciare alla nostra. Nella nostra qualità di servi fedeli ci abbisogna fare violenza per faticare ferventemente al servizio del nostro Signore, il quale non ricompenserà le azioni nostre, se non a mi­sura dell' amor nostro, ond' egli uniracci al suo Cuore.

« Vuol Egli che regoliamo il cuor nostro sulle virtù del suo. Come l'amore rende gli amanti fra loro conformi, così se vogliamo essere amati da Gesù, conviene ci facciamo umili come lui, miti come lui. Insomma la perfezion nostra consiste in conformare la nostra vita e le nostre azioni alle sante massime del sacro Cuore di Gesù.

II. Avvisi per la pratica dell'umiltà e della mansuetudine.

- « Io credo che non potremmo fare niente di meglio a guada­gnarci 1' amicizia dei sacro Cuore del nostro dolce Gesù, ed a renderci più accettevoli innanzi a lui, che l'essere assai mansueti ed umili, ma di vera umiltà che rendaci ad ognuno sommessi, e ci faccia soffrire in si­lenzio le mortificazioncelle e le umiliazioni che ci toccano; ma gaiamente, di buon « cuore, senza scuse nè lagnanze, pensando tempre di aver meritato di peggio, repri­mendo da forte i sentimenti della natura immortificata.

« Quando ci vien voglia di scusarci, di­ciamo fra noi: Gesù era innocente, e si tacque allorchè lo accusavano, e io con tante colpe oserò giustificarmi? Sia dunque la gloria nostra nelle sole umiliazioni, dicendo quando ce ne accadono: Ecco ciò che mi è dovuto invece delle approvazioni e delle lodi. Abbiamo cari ed in onore quelli che ci umilieranno o mortificheranno, riguardan­doli come i più grandi nostri benefattori.

« Il sacro Cuore avrà una cura ed amore particolare per noi, se ci manterremo umili nel nostro interno, porgendoci docili e co­stanti in sostenere le abbiezioni, e le umilia­zioni, che riescono talora tanto più sensibili quanto sono più piccole e men notabili in apparenza. Soffermiamole con soave tran­quillità, pensando sempre che ce le ha pre­parate il Cuore amoroso del nostro buon Padre celeste, a fine di perfezionarci con­forme il suo desiderio.

« Manteniamoci piccini e bassi negli oc­chi nostri, a fine di crescere in quel divin Cuore. Nostro motto di guerra sia: Ecco 1' ora di umiliarmi e di attestare Dio il mio amore,

« La dolcezza inverso il prossimo ci renda sopportevoli, condiscendenti a suo riguardo, caritatevoli in prestargli i minuti nostri servigi, scusandolo ne' suoi difetti a malgrado di tutte le ripugnanze che vi si facciano. Sentire quando ne riceviamo qual­che mala soddisfazione, e pregando per lui. Così ci guadagneremo il sacro Cuore del Signor nostro Gesù Cristo.

Sopportate dolcemepie le contradizion­celle che vengono dal prossimo, dal suo umore contrario al vostro, senza mostrargli i vostri risentimenti, essendo ciò contrario al- sacro Cuore del Signor nostro.

Non conservate mai freddezza veruna contro il prossimo, perchè il sacro Cuore ne concepirebbe in proporzione contro di voi.

« Studiamoci d'essere mansueti ed in­dulgenti col prossimo, ma non concedia­mogli nulla di quello che dobbiamo al Cuo­re di Gesù.

III. Le virtù germogliano all'influenza del divin Cuore.

- Noi potremo conside­rare questo Cuor sacratissimo come un ca­nale dove zampilla incessantemente la fonte delle vive acque, per irrigare nel giardino dell' anima nostra i fiori delle virtù che vi sono tutti appassiti, e ridonar loro la pro­pria naturale beltà, e così quella divenga il giardino delle sue delizie; lui pregando che dopo esserci stato sorgente di acqua viva, ci sia un sole divino, sempre lucente ed ardente a far crescere le virtù e dissipare le nebbie e le tenebre dalle nostre anime.

Altre volte riguardiamolo come albero piantato lungo il corso delle acque, il quale porta i suoi frutti alla propria stagione, e quanto più è battuto dai venti, tanto più approfonda le sue radici dentro la terra. Atto stesso modo quanto, più noi saremo battuti dai venti della tentazione, tanto più ci abbisogna spingere le nostre radici di profonda umiltà dentro il sacro Cuore di Gesù Cristo.

« Questo Cuore adorabile dimanda da' suoi amici la purità nell' intenzione, 1' umiltà nell'operazione, l'unità nell'azione: la pu­rità di cuore e d' intenzione renderacci oggetto di amorose compiacenze al sacro Cuore, 1' umiltà lo farà regnare nei nostri cuori e ci conserverà nell' amicizia sua, la carità farà voi regnare in quell' adorabilis­simo Cuore.

IV. Maniera d'inscrivere il proprio nome nel Cuore di Gesù.

- Dicea la Santa in una istruzione alle sue novizie: «Figliuole mie dilette nel sacro Cuore di Gesù, la grazia, che il Signore vi ha co­minciato a fare vi eleverà ad un'alta perfe­zione, purchè voi le diate libero corso con una fedele corrispondenza da parte vostra. Conviene operare in modo che il vostro sentiero s'inoltri crescendo come l'aurora del giorno.

Non bisogna vi lusinghiate troppo; perchè se i nomi vostri sono impressi ín quell'adorabile Cuore, è solo tuttavia con inchiostro, che significa il cominciamento della grazia in voi, venuta per aiutarvi a combattere e vincere le vostre imperfezioni. Come 1' oro si purifica nel crogiuolo dalla scoria, così debbono essere purificate le nostre inclinazioni ed azioni nella fornace del suo amore da tutto quello che vi è di terrestre ed umano, e di ricerca del nostro proprio interesse.

« E quando procedendo innanzi saranno quei caratteri cangiati in argento, a segno della purezza di cuore, non bisogna tutta­via fermarsi lasciando 1' opera imperfetta; ma conviene venire all' oro della carità, che segni i vostri nomi in lettere incancel­labili. Allora voi sarete come tanti olocau­sti tutte consumate nelle fiamme ardenti dell'amabile Cuore di Gesù.

Ma bisogna che 1' amore facciavi arri­vare fin là; bisogna patir per amore, fa­cendoci una continua violenza, mortifican­doci ed umiliandoci per amore, ed essere contente, ad ogni occasione che ne si offra di significare così l'amor nostro a questo unico Amante dei nostri cuori.

Tutto ciò che vi ho detto sin qui ac­cenna il principio, il progresso e la fine della vostra vita. Non sarà data la corona nè a chi ha cominciato nè a chi ha progre­dito, ma si ai vincitori che persevereranno sino al termine.

Finalmente, Sorelle mie care, io non posso ammirare abbastanza le bontà e lar­ghezze di questo sacro Cuore per voi. Sembra che abbia egli spiegati tutti i suoi tesori per arricchirvi, tanto egli prende pia­cere in farvi del bene. E come 1' amore domanda ricambio e non ne vuole altro fuor dell'amore, così Dio ve l'ha impresso nei cuori, perchè glielo rendiate secondo il suo desiderio. Bisogna dunque che questo: medesimo amore scolpisca in ricambio il nome nel nostro Diletto, ciò che potrà farsi così: «Quando riporterete alcuna bella vittoria sopra di voi, o per 1' umiltà, o perla mor­tificazione o altrimenti, e farete qualche buon atto di carità verso del prossimo o sopportandolo o scusandolo o lodandolo o servendolo, valga tutto questo di altrettante lettere onde imprimere nei vostri cuori quel Nome adorabile. Ma siate fedeli, costanti e fervorose; io non potrei bastevolmente ri­peterlo a cagione del male che a voi tor­nerebbe facendo il contrario ».

V. Invocazioni al sacro Cuore.

- « O Cuore santissimo, Cuore augustissimo, pa­drone di tutti i cuori, io vi amo, via doro e vi lodo; io vi ringrazio e sono tutta vostra. Voi siete mia forza, mio sostegno, mia ricompensa, mia salute, mio rifugio, mio amore, mio tutto.

O Cuor di amore, dimorate con me ed in me; governatemi, salvatemi, cangia­temi tutto in voi.

Non mi dinegate l'amabile qualità di figliuolo del vostro Cuore, nel quale io de­sidero morire a me stesso ed al peccato, per vivere sol della sua vita.

« Cuore del mio Gesù, riformate 1' infe­dele mio Cuore. Fate che ormai e' si leghi al vostro amore col suo, ed in avvenire si approssimi tanto a voi quanto se n'è di­scosto in passato; e come voi ne siete il Creatore, siatene anche ve ne supplico, il Coronatore. Amen ».

giovedì 13 giugno 2013

I Miracoli di Sant’Antonio

13 giugno
I miracoli di sant'Antonio

"Il mondo è pieno dei miracoli che si ottengono per intercessione di S. Antonio" Pio XI. Sant'Antonio è conosciuto come il Taumaturgo, il Santo dei miracoli. Di diversa natura ci appaiono i prodigi da lui compiuti, in vita e dopo morte. A volte sono miracoli di guarigione – e perfino di resurrezione! – che annunciano che tutto sarà sanato. A volte sono miracoli di conversione e di cambiamento del cuore che annunciano la riconciliazione di tutta l'umanità con Dio. A volte sono miracoli che sembrano sconvolgere le leggi della natura, per impedirci di dimenticare che queste stesse leggi sono un incessante miracolo.
Ancora oggi il Santo continua ad essere nella chiesa mediatore concreto e privilegiato presso Dio. Anzitutto orienta il senso della vita dei fedeli verso Cristo, sollecitando il cuore degli uomini ad una continua e radicale conversione. In secondo luogo, prolunga nel mondo la misericordia di Dio, donando fiducia e speranza. Problemi familiari o di lavoro, deviazione dei figli o malattie: in tantissime occasioni della vita, in cui gli uomini si sentono impotenti, il Santo, così attento durante la sua vita ai bisogni della famiglia, continua ad intercedere presso l'Altissimo e ad ottenere, per tutti noi, grazie e favori.
Noi figli dobbiamo chiedere qualcosa al Padre nostro. Ma tutto ciò che esiste è nulla, fuorché amare Dio. Dobbiamo quindi chiedere di amare Dio, sostentandolo nelle sue membra più deboli e malate, cibarlo nei poveri e negli indigenti. Se chiediamo amore, ebbene, lo stesso Padre, che è Amore, ci darà ciò ch'egli è: l'amore!" (dai Sermoni di S. Antonio)

Il miracolo della mula

I miracoli di sant'Antonio1


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