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sabato 31 marzo 2012

Dalla Mia Croce Alla Tua Solitudine

 
 
Ti parlo dalla Mia Croce per giungere alla tua solitudine,a te,che
tante volte Mi hai guardato senza vederMi,e che Mi hai ascoltato senza sentirMi.

...A te,che tante volte hai promesso di seguirMi da vicino e poi,
senza sapere perchè,ti sei allontanato dalle impronte che ho lasciato nel mondo perchè non ti perdessi

.
A te,che non credi che Io sono sempre con te;a te,che Mi
cerchi senza incontrarMi e pensi che non Mi incontrerai più; 
          

a te,che talvolta pensi che Io sia stato un ricordo e non capisci che invece sono vivo.

Io sono il Principio e la Fine,sono il Cammino per non farti
deviare,la Verità per non farti errare nell'equivoco,e sono la Vita
perchè tu non muoia per sempre.

Il Mio tema preferito è l'amore,quell'amore che è stato la Mia
ragione di vita e di morte.


Sono stato libero fino alla fine,ho avuto un chiaro ideale che
ho difeso con il Mio Sangue per salvarti.


Sono stato Maestro e Servo,sono sensibile all'amicizia e da tempo
aspetto che Mi regali la tua.

Nessuno come Me conosce la tua anima,i tuoi pensieri,il tuo
andare, e per questo, sò molto bene quanto vali!

Sò che forse la tua vita ti sembra povera agli occhi del mondo,
ma Io sò che hai molte cose da dare,e sono sicuro che dentro il tuo
cuore c'è un tesoro nascosto;conosci te stesso e farai spazio a Me.

Se sapessi da quanto tempo busso alla porta del tuo cuore,e
non ricevo risposta!

Mi fà male sapere che Mi ignori e talvolta Mi condanni come Pilato;o Mi rinneghi come Pietro; e, tante volte, Mi tradisci come Giuda.

Oggi ti chiedo pazienza con i tuoi genitori,amore per il proprio
coniuge,responsabilità verso i tuoi figli,tolleranza con gli anziani,
comprensione per tutti i tuoi fratelli,compassione per chi soffre,
servizio verso tutti.

Non vorrei vederti egoista,orgoglioso,ribelle,sfiduciato o pessimista.
Vorrei che la tua vita fosse allegra,sempre gioiosa e cristiana.

Ogni volta che ti senti vicino, cercaMi e Mi troverai;
ogni volta che ti senti stanca, parlaMi, raccontaMi...

Ogni volta che credi di non servire a niente, non ti deprimere,non ti
credere poca cosa, non dimenticare che Io ho avuto bisogno di un asino per entrare a Gerusalemme, ed ho bisogno della tua piccolezza per entrare nell'anima del tuo prossimo.
Ogni volta che ti senti solo, nel cammino, non dimenticare che Io sono con te.

Non ti stancare di chiedere, perchè Io non Mi stancherò di darti, non ti stancare di seguirMi perchè Io non Mi stancherò di accompagnarti e mai ti lascerò solo!


Qui Io Sono,al tuo fianco,e sono qui per aiutarti.
Ti amo molto,il tuo amico:
Gesù

La passione di Gesù descritta da un medico




Alcuni anni fa un dottore francese, Barbet, si trovava in Vaticano insieme con un suo amico, il dottor Pasteau.
Nel circolo di ascoltatori c'era anche il cardinal Pacelli. Pasteau raccontava che, in seguito alle ricerche del dottor Barbet,
si poteva ormai essere certi che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia.
Il cardinal Pacelli impallidì. Poi mormorò piano:- Noi non ne sapevamo nulla; nessuno ce ne aveva fatto parola.
In seguito a quella osservazione Barbet stese per iscritto una allucinante ricostruzione, dal punto di vista medico,
della passione di Gesù.

Premise un'avvertenza:«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; ».
durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia.

Posso dunque scrivere senza presunzione«Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. ».

E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra
Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico.
Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali:
a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta,
causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento,
l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù.
Questa tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare...
Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra.
Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima
fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli;
la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.
I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla.
A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena.
Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.
Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo.
Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto).
Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea.
Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d'uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione.
Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili.
Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di cottoli.
I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri.
Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia. E sempre quella trave sulla spalla.
Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.
Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spogliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa?
Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe.
I carnefici dànno uno strappo violento.
Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope?
Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta.
Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno.
Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice,
con un movimento violento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso.
Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto!
 Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato distrutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante.
Un supplizio che durerà tre ore.
Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori.
Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; facendolo camminare all'indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il braccio orizzontale
della croce sul palo verticale.
Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido.
Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio.
La povera testa di Gesù è inclinata in avanti,
poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno.
Ogni volta che Gesù solleva la testa, riprendono le fitte acutissime.
Gli inchiodano i piedi. È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla
né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue.
La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere.
 La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete.
Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari.Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce.
Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù.
I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi,
i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano.
 Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenticare.
È ciò che i medici chiamano tetanìa, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili;
poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire.
Gesù respira con l'apice dei polmoni. la sete di aria: come un asmatico in piena crisi,
il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico.
Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore,
gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!
Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi.
Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono.
La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo.
Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ».
Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimmaginabile!

Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non puo scacciarle.
Fortunatamente, dopo un po', il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa.
Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare.
È l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte.
Una tortura che dura tre ore.
Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento.
Ma il Padre (ed é l'ultima prova) sembra averlo abbandonato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna?
Gesù dà un grido: « È finito ».
E a gran voce dice ancora: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ».

E muore.

venerdì 30 marzo 2012

Il cristiano di oggi, o è un mistico, o non è un cristiano.



VIVERE TESTIMONIANDO

(Ger 20, 10-13; Sal 17; Gv 10,31-42)

Il cristiano di oggi, o è un mistico, o non è un cristiano: la fede è tenuta viva dalla testimonianza di persone che hanno una profonda esperienza di Dio, più che dalla dimostrazione della sua plausibilità razionale. Quando l’apostolo Pietro raccomandava ai cristiani di essere pronti a “dar ragione della loro speranza” (1 Pt 3,15) intendeva riferirsi alla loro esperienza di Cristo. Il card. Newman ripeteva che: “Al cuore della gente arriva solo ciò che parte dal cuore dell’annunciatore”. E Paolo VI affermava: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Ora noi credenti, per primi, abbiamo bisogno di questa profonda esperienza di Dio perché corriamo il pericolo di ridurre la fede a una sequenza di riti e di formule, ripetute magari anche con scrupolo, ma meccanicamente e senza intima partecipazione di tutto l’essere. “Questo popolo si avvicina a me solo con la bocca – si lamenta Dio in Isaia – e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani” (Is 29, 13). Questo tempo liturgico, che ci sta conducendo alla Pasqua, dovrebbe essere per ciascuno di noi un’occasione privilegiata per avere un “soprassalto di fede”. Perché questo si compia, dobbiamo trovare spazi di silenzio. “Fermatevi e sappiate che io sono Dio” (Sal 46,10).

(padre Raniero Cantalamessa) .


Don Orione:

Vogliamo essere bollenti di fede e carità. Ogni nostra parola deve essere un soffio cieli aperti: tutti vi devono sentire la fiamma che arde il nostro cuore e la luce del nostro incendio interiore; trovarvi Dio e Cristo.
Preghiamo:
Padre, nel nome di Gesù, donaci una fede viva, rinnovata e traboccante che propaghi contagi di speranza e di amore. Amen!

giovedì 29 marzo 2012

ZENIT - Con la Risurrezione, l'effusione dello Spirito

lunedì 26 marzo 2012

Come scegliere la guida spirituale?


Come scegliere la guida spirituale?  da Vocazione

Una giovane ragazza che segue il blog dall'estero, mi ha chiesto qualche consiglio su come procedere circa la scelta del sacerdote da cui farsi guidare nella direzione spirituale...
Carissima in Cristo,                              per quanto riguarda il direttore spirituale puoi fare così: quando vai a confessarti, se vedi che il sacerdote è dotto, caritatevole e prudente, allora, dopo aver....

Continua..: http://vocazione-religiosa.blogspot.it/2012/01/come-scegliere-la-guida-spirituale.html

Tutto a rovescio

 

 

 

 

Tutto a rovescio

Con Te Signore, è sempre tutto a rovescio!

Il più grande non è chi comanda,

il più grande non è chi conosce tutte le risposte,

il più grande non è quello che tutti salutano per strada,

il più grande non è chi possiede tanto denaro,

il più grande non è chi è forte, chi alza la voce

ed è temuto da tutti.

Per Te, Signore Gesù,

è grande chi si mette al servizio degli altri

con un po' di semplice amore.

Servire non è facile.

Per questo vengo da Te per imparare a servire:

il perdono invece della vendetta,

il sorriso invece della collera,

l'amicizia invece dell'egoismo,

l'allegria invece del cattivo umore.

Per questo cerco di imparare da Te, Signore Gesù,

che hai dato tutto al servizio della gioia del mondo.

C. Singer

 

 
 


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Euforia serale




Felice d'avere tutta una vita alle spalle
Felice di sorprendermi in vita ogni mattina
Felice di poter respirare, essere saggio e sereno
Felice finora di non esser troppo ammalato
Felice di aver tempo di pregare Dio
Felice di non esser attaccato a grandi cose
Felice di vedere tanta gente che mi vuol bene e mi cura
Felice di aver vissuto un'epoca straordinaria
Felice di vedere una Chiesa trasformata
Felice di sapere che ci sarà un seguito
Felice di arrivare alla fine e dire:...si avvicina
Felice di rientrare al porto dopo una lunga traversata
Felice di non aver che una preoccupazione, morire bene
Felice di non essere solo a condividere.

 
(fonte non specificata)

domenica 25 marzo 2012

Messaggio del 25 marzo 2012



"Cari figli!
Anche oggi con  gioia desidero darvi la mia benedizione materna e invitarvi alla preghiera.
Che la preghiera diventi per voi  bisogno affinché ogni giorno cresciate di più nella santità.
Lavorate di più sulla vostra conversione perché siete lontani figlioli.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Info da Medjugorie)

Malattia



Io come
chicco di grano
sono caduto
sotto la mole
dura e pesante
della mia malattia.

Sento le ossa stritolare,
mi vedo come grigia polvere.

Ascolto le Tue parole:
"...io sono venuto
perché abbiano la vita
e l'abbiano in abbondanza...
non andranno mai perdute
e nessuno le rapirà dalla mia mano."
sono il mio conforto.

Quale gioia!
Quella polvere grigia
diventa candida farina,
una mano la raccoglie,
ne fa un pane.
Dita amorose
la elevano al cielo.
Entro in quel mistero d'amore.

Il grido disperato di prima
muta in
lacrime di gioia.

È la gioia di sapere che mi hai messo
accanto a Te
in quell'ostia offerta
gradita al Padre.

( Fonte non specificata)

venerdì 23 marzo 2012

La Pasqua di Sara



La Pasqua di Sara


(Sara, 12 anni, figlia di Giairo, capo della Sinagoga di Cafarnao, cfr. Mc. 5,21-43)
"...Gesù!"
Il tuo nome è l'ultima parola che ho afferrato prima di morire; "Vado a chiamare Gesù", così ripeteva mio papà, lasciandomi per venire a cercarti.
"È arrivato tardi", mormoravano a bocca stretta, i miei vicini di casa; ero già morta, infatti, quando sei arrivato. Avevo dodici anni. "La bambina dorme, ora la sveglio", ti sentirono dire, chiusi nel loro silenzio, ti disprezzarono.
Tenendomi la mano, tu hai detto: "Talità kum!". "Fanciulla, io te lo ordino, alzati!" Non so dove la tua voce mi ha raggiunto; non so come hai fatto a trovarmi. Come un gigante tu hai attraversato, vittorioso, il buio della mia morte. Ho dischiuso gli occhi e ho visto il tuo volto: forte e sorridente.
Ma una ruga ti si formò in mezzo alla fronte, all'improvviso, come una ferita! Tu hai detto: "Datele da mangiare"; contenti ti hanno obbedito; ma io non avrei mai distolto i miei occhi dai tuoi.
Così ho ricominciato a vivere: grazie a te. "E' grazie a Gesù - spiegavo a tutti - se sono di nuovo viva". Mio papà e io non ti abbiamo più lasciato: due anni incredibili vissuti vicino a te. Quanta strada abbiamo fatto insieme a te; quante parole, quanti silenzi, quanti malati guariti, quanti lebbrosi sanati, quanti peccatori perdonati, quanti afflitti consolati, quanti sorrisi restituiti: e ogni volta sul tuo bel volto, una ruga, una ferita in più.
Mi sono sentita perduta il giorno che ti hanno arrestato. Perché farti del male, a te che hai fatto sempre del bene? Perché far del male al mio Gesù? Perché ti hanno flagellato? Perché coprire di sputi il tuo volto così bello? Perché ti hanno preso a schiaffi? Ti hanno messo perfino una corona di spine: perché trattare così il mio Re?
Papà mi ha detto che ti hanno inchiodato a una croce; che ci hai perdonato; che tua mamma era presente; che, prima di morire, anche tu hai chiamato tuo Padre; che il tuo viso era tutto una ferita.
Li ho visti, quel venerdì sera, i tuoi discepoli; vergognosi, tornavano dal Calvario impauriti, sconvolti, disperati. "E' la fine", dicevano, "è la fine". Ma io non potevo rassegnarmi; non potevo dimenticare, io: la mia carne ricordava. Io sapevo, io, che il tuo amore è più forte della morte.
M'hanno detto che sei risuscitato, che ti hanno incontrato: prima alcune donne, poi Pietro, Giovanni e tanti altri. Sono felici! Sembrano rinati! Come li capisco!
Io non ti ho ancora visto; sei salito in cielo: forse non ti vedrò più; ma non importa: le mie notti e i miei giorni sono fatti di te. Eppure, quanta voglia di ascoltarti, di abbracciarti, di vederti.
E' curioso: a volte mi sorprendo a pensare a te,
a parlare con te,
tanto è grande il desiderio che ho di te;
allora chiudo gli occhi per ritrovare il tuo volto;
è così grande il desiderio che...
vorrei morire...
per essere sempre con te, mio Gesù.

(Miriam Soter)

La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve




Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra.

Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.

Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. È un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.
O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.
Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti.

Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50, 19).

O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sràdichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.

O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Da’ a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo

(Disc. 43; PL 52, 320 e 322)

giovedì 22 marzo 2012

Esame di coscienza e Confessione

MUNIAT INTRANTES CRUX DOMINO FAMULANTES: Esame di coscienza e Confessione: QUARESIMA 2012 Esame di coscienza e Confessione feb 25 by Filia Ecclesiae NON DIRE MAI Io non mi confesso, perché non ho nul...

Un pensiero sulla quaresima



Considera che per governare una barca sono necessari almeno quattro strumenti: l'albero, la vela, i remi e l'ancora.
Nell'albero è simboleggiata la contrizione del cuore, e nella vela la confessione della bocca: come la vela è unita all'albero, così la confessione dev'essere unita alla contrizione; nei remi sono simboleggiate le opere di riparazione e di penitenza, cioè il digiuno, la preghiera e l'elemosina; nell'ancora è simboleggiato il pensiero della morte.
Come l'ancora trattiene la barca perché non affondi tra gli scogli, così il pensiero della morte trattiene la nostra vita perché non precipiti nei peccati. Dice infatti Salomone: «Medita sugli ultimi eventi della tua vita [i novissimi], e mai più cadrai nel peccato» (Eccli 7,40).
Perciò chi desidera passare dalla riva di questa vita mortale alla riva dell'immortalità, cioè alla città della Gerusalemme celeste, salga sulla barca della penitenza... Ad essa ci conduca colui che salì sulla barca della croce, e risuscitò come uomo nuovo nel terzo giorno: a lui sia onore e gloria nei secoli eterni. amen." (XIX post Pent. § 6)

SANT'ANTONIO DA PADOVA

mercoledì 21 marzo 2012

Dammi un cuore




O Gesù che tanto mi ami,
ascoltami, te ne prego.
Che la tua volontà
sia il mio desiderio,
la mia passione, il mio amore.

Fa' che io ami quanto è tuo;
ma soprattutto che io ami te solo.


Dammi un cuore
così pieno d'amore per te,
che nulla possa distrarmi da te.

Dammi un cuore fedele e forte,
che mai tremi, né si abbassi.

Un cuore retto che non conosca
le vie tortuose del male.

Un cuore coraggioso,
sempre pronto a lottare.

Un cuore generoso,
che non indietreggia
alla vista degli ostacoli.

Un cuore umile e dolce come il tuo,
Signore Gesù.

(San Tommaso d'Aquino)

IL REGALO DI LAUREA





Gli era stata promessa per la sua festa di laurea un'auto nuova,
fiammante, all'uscita dell'università, con il diploma di laurea sotto il braccio.
Quale non fu la sua amara sorpresa quando, il giorno fatidico, il padre lo abbracciò sorridente, non però con le chiavi della macchina, bensì con un libro in mano, appena ritirato nella vicina libreria.
Una Bibbia.
Il giovane neo dottore scagliò rabbiosamente il libro fuori dalla finestra dell'aula e da quel giorno non rivolse più la parola al padre.
Rimise piede in casa quando anni dopo gli fu comunicata la notizia della morte dell'anziano genitore.
La notte del funerale, mentre rovistava tra le carte della scrivania paterna, trovò la Bibbia che gli era stata regalata il giorno della laurea.
In preda a un vago rimorso, soffiò via la polvere che si era depositata sulla copertina del libro e cominciò a sfogliarlo.
Scoprì tra le pagine un assegno datato il giorno della laurea e con l'importo esatto dell'auto promessa.
La Bibbia: un libro sigillato, inutile e polveroso per tanti.
Eppure tra le sue pagine è nascosto il tesoro che tanto sospiriamo...
BRUNO FERRERO

A te che stai affrontando

  

A te che stai affrontando un momento difficile dico: tieni duro, passerà.
A te che non riesci a superare un esame dico: non scoraggiarti, a volte le "sconfitte" si trasformano in benedizioni.
A te che stai cercando un lavoro dico: abbi fede, la ruota gira per tutti, sarà così anche per te.
 
A te che hai mille dubbi e confusioni dico: fai ordine nel cuore e nella testa, procedi con calma e non metterti fretta, la soluzione arriverà da sè.
A te che hai subito un tradimento dico: non smettere di credere nell'onestà e nella lealtà delle persone, esiste ancora.
A te che non credi in Dio o che lo stai cercando dico: non temere, Lui crede in te e ti sta cercando da sempre.
A te che vedi tutto nero dico: prova a capovolgere la tua prospettiva, il sole sorge ogni giorno anche per te.
A te che soffri per amore dico: si chiude una porta e si apre un portone, devi crederci e vedrai meraviglie.
A te che non sai se tenere il bambino che aspetti dico: non aver paura, la Vita è il dono più bello, amala!
A te che sei malato dico: affronta il dolore con coraggio, ricorda che la prima medicina è la tua forza di volontà.
A te che sei nel lutto dico: coraggio amico, la morte è solo un passaggio e chi ti lascia lo fa solo fisicamente, sarà sempre accanto a te.
A te che hai perso la speranza dico: combatti da forte, la felicità è un tuo diritto e vince solo chi crede fino alla fine!
 

di: Padre Pio nei nostri cuori

martedì 20 marzo 2012

Devo parlarvi del tempo




Devo parlarvi del tempo, del tempo che passa. La fugacità del cammino su questa terra dovrebbe incitare noi cristiani a trarre maggior profitto dal tempo, non certo ad aver paura del Signore, e ancor meno a considerare la morte una tragica fine.

Un anno che passa — lo si è detto in mille modi, più o meno poetici —, con la grazia e la misericordia di Dio, è un passo avanti verso il Cielo, nostra Patria definitiva. Pensando a questa realtà, comprendo molto bene l'esclamazione di san Paolo ai corinzi: Tempus breve est! [1 Cor 7, 29], come è breve la durata del nostro passaggio sulla terra! Queste parole, per un cristiano coerente, risuonano nel più intima del cuore come un rimprovero per la propria mancanza di generosità, come un costante invito a essere leale.

È davvero breve il tempo che abbiamo per amare, per dare, per riparare. Non è giusto perciò che lo sperperiamo, che gettiamo irresponsabilmente questo tesoro dalla finestra: non possiamo sprecare il momento del mondo che Dio ha affidato a ciascuno di noi.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

lunedì 19 marzo 2012

CONVERTIAMOCI E CREDIAMO AL VANGELO

 

Nel tempo forte e impegnativo della Quaresima, riflettiamo su tre dimensioni essenziali per il cristiano:

-La Preghiera: "…la preghiera è il respiro dell'anima, ci mette in comunicazione con Dio, ci unisce ai fratelli, ci fa capire quello che Dio vuole da noi, ci rende segno di Vangelo nel mondo e ci fa superare le difficoltà della vita personale, comunitaria e di apostolato. La nostra preghiera più sarà umile e semplice e più sarà accetta al Signore e ci otterrà le grazie di cui abbiamo bisogno per mantenerci fedeli alla nostra vocazione"(Dal test. Spirit. di Elisa Miceli)

- La Parola di Dio: "L'Opera che il Signore ci ha ispirato merita amore, fedeltà e dedizione. La diffusione della Parola di Dio tra il popolo, comporta anzitutto la conoscenza della Sacra Scrittura e della Dottrina cristiana. Cercate di approfondire sempre più la Parola di Dio e di essere fedeli al Magistero della Chiesa, che ci viene attraverso l'insegnamento del Papa e dei Vescovi"(Dal Test. Spirit. Di E.Miceli).

- La terza esigenza della vita cristiana, da praticare con maggiore impegno durante la Quaresima, è l'elemosina.

            L'elemosina è un atto di amore, ma anche di giustizia. Il nostro Papa, Benedetto XVI, nel suo messaggio per la Quaresima, ci offre una visione che oltrepassa quella della giustizia puramente distributiva. Egli ci invita a guardare alla giustizia divina, dono del Padre nel Figlio,

 

morto e risorto per ricostruire l'immagine stampata nel cuore di ogni uomo dal Creatore e deturpata dal peccato.

            Il santo Padre afferma che c'è speranza di giustizia solo per mezzo della fede in Gesù Cristo; egli ripropone San Paolo ai Romani :"Ora, invece, indipenedentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio… per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c'è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione , per mezzo della fede, nel suo sangue"(Rom 3,21-25).

            La giustizia divina, che non coincide con quella umana, viene dalla grazia, dove non è l'uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l'espiazione avvenga nel sangue di Gesù, significa che non sono i sacrifici dell'uomo a liberarlo dal peso delle sue colpe, ma il gesto dell'amore di Dio che si apre fino all'estremo, fino a far passare in sé la 'maledizione', che spetta all'uomo, per trasmettergli in cambio la 'benedizione' che spetta a Dio(Gal 3,13-14)".

            Convertirsi e credere al Vangelo significa uscire dalla illusione dell'autosufficienza, riconoscere ed accettare la propria indigenza e quella degli altri, riconoscere di avere bisogno del perdono e dell'amicizia del Signore". Per immettersi in questo processo, è necessaria la virtù dell'umiltà, che conduce alla scoperta della verità del proprio essere: creatura debole, fragile, limitata, bisognosa dell'Altro e degli altri.

            Nella Quaresima, appena iniziata, il Buon Dio offre a ciascuno dei suoi figli il tempo opportuno per prendere coscienza dello stato di salute della propria vita, costruire relazioni armoniose nella carità fiduciosa e dare al proprio cammino quella svolta decisiva che si può vedere solo alla luce del volto misericordioso del Padre celeste  

Signore Gesu',

accusato e

condannato

ingiustamente,

Tu che ci hai detto:

"Perdonate e vi

sarà perdonato",

insegnaci a non farci

giudici dei nostri

fratelli,

a capirli e a

scusarli.

Tu che vivi e regni

col Padre nello Spirito Santo.

Amen.

Il sogno di Giuseppe

 

 

Il testo che segue è tratto dal libro

"L'ombra del padre – Il romanzo di Giuseppe"

 di Jan Dobraczynski (al capitolo 17).

 

Non poteva stare sdraiato. Si sedette. All'intorno c'era la notte fonda.

Dalle stelle che brulicavano nel cielo scendeva un pulviscolo verde argento.

Si era fatto molto freddo. Si sfregò con le mani le braccia intirizzite,

si avvolse meglio che poté nella tunica, poiché non aveva preso con sé il mantello.

Il sonno se ne era andato. Il pensiero lavorava febbrilmente.

 

Un segno per me … ? Quale segno ?

Che cos'ha in comune la storia di una bisavola con quello che è toccato a me ?

Ho deciso di andarmene. Non trovo un'altra via di uscita. Non vedrò più Miriam.

Non potrei vederla. Se la guardassi, non riuscirei a credere alla realtà.

Bisogna essere pazzi per non ammettere la verità di ciò che dicono gli occhi e gli orecchi.

Eppure … così debbo andarmene ! Debbo fuggire ! Ma se non ho fatto nulla di male ?

Perché debbo scappare come un vigliacco, che teme la punizione ?

Se fuggirò, questa fuga farà sì che tutti mi giudicheranno indegno. Ma soltanto così posso salvarla.

Io non posso accusarla. Debbo rinunciare sia a lei che al mio buon nome …

 

- Non temere, prendila in casa tua …

 Sentì quelle parole come se qualcuno le avesse pronunciate ad alta voce accanto a lui.

Si guardò vivamente all'intorno. Ma niente intorno a lui era cambiato.

Continuava la notte, argentea e gelida. Il chiarore delle stelle era tanto vivido,

che vedeva tutto attorno a sé. Non c'era nessuno.

Nei pressi era cresciuto soltanto un fiore bianco, dall'intenso profumo.

 Del resto poteva darsi che il fiore fosse serrato

e che soltanto nell'oscurità avesse dischiuso i suoi petali ?

 

Si raggomitolò cercando calore nel proprio corpo. Si addormentò di nuovo.

Nel sonno il fiore crebbe, divenne enorme, si piegò su di lui. Disse :

 - Accoglila in casa come tua moglie. Non è stato un uomo a portartela via …

Egli stesso si è piegato su di lei. Colui che nascerà sarà il Redentore atteso da tutti.

Proprio di lei e di Lui parlava il profeta. Giungerà per insegnare l'amore più grande.

Non riuscirei neppure a dirti quanto Lui vi ami … Egli stesso ve lo dirà, genere umano.

Egli stesso ve lo dimostrerà. Ma prima che ciò accada, la cosa deve rimanere celata.

Questo Egli vuole, per non abbagliare con la sua luce. Non costringere.

Desidera conquistarvi, come un ragazzo conquista colei che ama,

travestendosi da mendicante e ponendo il suo cuore ai suoi piedi.

Proprio tu dovresti comprenderlo …

 

Giuseppe stava sdraiato tutto tremante.

Adesso non sapeva più se dormiva o se sentiva davvero quelle parole.

 - E' possibile ? … – sussurrò.Tutto questo è vero – gli parve di sentire.

 – Come Lo conoscete poco, pur avendo sperimentato tanto amore …

Davvero non sapete fino ad ora chi Egli sia ?

Ascolta, Giuseppe, figlio di Davide e Acaz, di Ezechia e di Giacobbe.

Egli ti chiede: vuoi tu, che hai fatto la rinuncia insieme a lei,

rimanere presso di lei come l'ombra del Padre … ? Acconsenti ?

 

Giuseppe sedette di nuovo. Il profumo del fiore si spandeva verso di lui nell'oscurità.

Sul suo capo scintillavano le stelle. Il silenzio regnava.

Si passò le dita sul viso, come ad assicurarsi che non avesse cambiato la sua forma.

 - Ci riuscirò ? – sussurrò. – La amo tanto …

 - Prendila in casa tua …

 Le ultime parole risonarono nel silenzio. Quando si levò in piedi, non vide più il fiore.

 Strinse le mani al viso. Aveva pregato tante volte nella vita:

Rivelami, Signore, la Tua volontà, indicami quel che devo fare.

Attenderò paziente il tuo comando … Aveva atteso tanti anni.

Gli pareva di sapere che cosa stesse aspettando. Quello che attendeva era giunto.

Ma al contempo aveva superato le sue aspettative.

Si trovava al cospetto di qualcosa di così enorme,

che gli pareva che quell'enormità lo schiacciasse. Lo prese il timore.

Ma in quello sbigottimento una cosa sapeva: c'era la felicità di poter tornare da Miriam.

 

Scosse con forza il capo, come se volesse, con questo movimento, a

llontanare da sè tutte le recriminazioni umane.

In qualche punto in lontananza, sulla cima lucente dell'Hermon,

si era lacerata la cortina della notte.

Una striscia di luce era comparsa al di sopra del merletto formato dalla cima.

 

Aprì le braccia e pregò: Oh Signore, non distogliere da me il Tuo volto.

Sii benevolo e misericordioso verso la mia ottusità.

Adesso so che cosa mi hai ordinato di attendere. Chi mai sono io, per osare ribellarmi ?

Poiché Tu esigi che io abbia una moglie che non sarà mia moglie,

e un figlio per il quale dovrò essere padre, anche se padre non sono,

che accada conformemente alla Tua volontà. che sia come tu vuoi. S

ostienimi, se la mia intelligenza e la mia volontà si indeboliranno.

Accogli la mia decisione oggi, che mi hai donato la forza …

 

In faccia al giorno che schiariva si erse come Giosuè alle soglie della Terra Promessa

e come quello mormorò l'antica preghiera:

 - Accolgo il peso del Tuo Regno, Signore nostro …

 

Proposto da : Graziella Raneri

 

 



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