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martedì 25 marzo 2014

Messaggio di Medjugorje del 25 marzo 2014


“Cari figli! Vi invito di nuovo: iniziate la lotta contro il peccato come nei primi giorni, andate a confessarvi e decidetevi per la santità. Attraverso di voi l’amore di Dio scorrerà nel mondo e la pace regnerà nei vostri cuori e la benedizione di Dio vi riempirà.
Io sono con voi e davanti al mio Figlio intercedo per tutti voi.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Mi dice che mi ama


  <<Io vi ho amati>>, dice il Signore….

(Malachia 1:2)

Mi dice che mi ama, quando ascolto la pioggia che

 scende.

Mi dice che mi ama, quando si fa buio.

Lo dice senza parole, con le onde del mare.

Lo dice la mattina, con il mio respirare.

Mi dice che mi ama e che con me vuole restare.

Mi dice che mi cerca, quando esco a passeggiare, che

 ha fatto ciò che esiste per attirare la mia attenzione,

che vuole conquistarmi e rallegrare il mio cuore.

Mi dice che mi ama, quando vedo la croce.

Le Sue mani stese, così è grande il Suo amore.

Lo dice nelle ferite delle Sue mani e piedi.

Mi dice che mi ama una e un’altra volta.

Queste sono le parole di una meravigliosa canzone.

In tutto quello che fa, Dio ci dice, innumerevoli volte,

 che ci ama.

Ogni giorno, allo spuntare del sole, al calare del

 tramonto, nella meravigliosa luce della luna, Dio ci

 dice che ci ama.

Cerca di attirare la nostra attenzione con le onde del

 mare, quando c’è quel venticello che ci accarezza

 dolcemente il viso, quella pioggia che ci bagna.

Attira la nostra attenzione con il fiorire dei fiori, con il

 cinguettio degli uccelli.

Lo fa per spingerci a fermarci e restare un pò con Lui

 a parlare.

Parlare di ciò che ci disturba, di ciò che ci inquieta, di

 ciò che temiamo, ma anche di ciò che desideriamo, di

 ciò che ci fa stare bene.

E ogni qual volta mi fermo a parlare con Lui, prima che cominci a dirGli tutto, mi

 dice sempre che mi ama !


Gesù ti ama!

Gesù vi ama sempre e quando Gesù vi ama di che dunque si deve temere? Guardatevi sempre dal convertire le vostre occupazioni in disturbi ed inquietudini di spirito, e quantunque si sia imbarcati sulle ombre, e tra i venti di molti imbarazzi, guardate sempre in alto e dite sempre a nostro Signore: O Dio, per voi io vogo e veleggio; siate voi la mia guida ed il mio nocchiero (San Pio)

giovedì 20 marzo 2014

Le tre vie spirituali


Le tre vie spirituali


Qualunque esperienza di Dio che coinvolga la mente e il cuore dell'uomo, trascende ogni tentativo di espressione. Tuttavia gli scrittori spirituali cristiani di tutti i secoli per poter avvicinare il mistero di Dio contemplato e vissuto nella loro quotidianità, hanno utilizzato linguaggi, forme di espressione, prese dalla Sacra Scrittura o dal mondo della natura e dell'uomo, arrivando a coniare termini e dipingere immagini simboliche che, analogicamente potessero, pur non circoscrivendola avvicinare la realtà soprannaturale alle limitate capacità umane. Da una parte dunque l'ineffabilità dell'esperienza spirituale e dall'altra la necessità di poterla comunicare adeguatamente. La maggior parte dei maestri di spirito ritengono che nella sua progressiva crescita verso Dio l'anima attraversi tre fasi fondamentali, successive ma allo stesso tempo comprensive le une delle altre. Queste tappe sono: la purificazione, l'illuminazione, l'unione. Le prime due  appartengono alla fase iniziale e centrale del cammino e potremmo chiamarle prevalentemente ascetiche in quanto l'anima progredisce in esso con un grande impegno personale di purificazione dai vizi e di crescita nelle virtù cristiane e nella preghiera.  L' unione si raggiunge comunemente dopo aver attraversato i primi due stati, essersi impegnati a lungo nell'orazione vocale, mentale, affettiva e nella purificazione del cuore dall'affetto al peccato abituale. L'ultimo grado del cammino può essere definito mistico, in quanto l'azione principale di purificazione, illuminazione e trasformazione dell'anima viene svolta dallo Spirito Santo, mentre l'uomo, avendo ormai raggiunto un sufficiente grado di virtù, si limita a lasciarsi guidare, ispirare, condurre in tutto dal Signore, cercando di cooperare come meglio può a quest'opera divina. È necessario comprendere bene che il Signore opera anche nella prima tappa spirituale in maniera preponderante, ma la sua azione, data l'incapacità e l'impurità dell'anima, non viene recepita in maniera così intima e spirituale come nei gradi successivi. Infatti la persona crede ancora che la cosa più importante  sia quello che lei fa per Dio, mentre più avanti si renderà conto che la cosa che conta maggiormente in realtà è ciò che Dio fa in lei e attraverso di lei. Potremmo chiamare le prime due tappe ascetiche: purificazione attiva e illuminazione anche se quest’ultima partecipa già dei primi gradi mistici. Quando si giunge alla tappa mistica dell'unione, la luce divina che invade l'anima produce in essa una trasformazione  ma allo stesso tempo la purifica ed illumina, soltanto che queste operazioni sono ricevute passivamente in forma di contemplazione infusa. Per essere ancora più chiari diciamo che la contemplazione divina viene donata all'anima e questa la accoglie acconsentendo e cercando di cooperare a quest’azione. Quindi nella fase ascetica la purificazione è attiva, in quella mistica è passiva. All'inizio del cammino mistico, l’anima è ancora inadeguata ad accogliere la pura luce di Dio. Questa luce produce nell'anima allo stesso tempo purificazione, illuminazione e unificazione ma al principio è più evidente l'aspetto purgativo della contemplazione, che a volte può anche essere doloroso per lo spirito, in quanto viene recepita come tenebre insondabili, e allora abbiamo quella che viene chiamata la notte oscura delle purificazioni passive. Progredendo però nella via  mistica, queste tenebre vengono percepite sempre più in maniera illuminante e consolante dallo spirito. Per far un esempio semplice: quando una persona in una giornata estiva esce fuori dalla sua casa, la luce del sole provoca un accecamento temporaneo, vede tutto buio, questo non per difetto  ma  per eccesso di luce che l'occhio non riesce a contenere. Va tenuto  presente che questa luce di Dio in noi viene recepita come tenebre nella mente, ma come calore nel cuore, come la luce del sole che non solo illumina ma riscalda. Questo sinteticamente è ciò che opera la Spirito Santo nell'anima del mistico. Fatta questa premessa conviene provare in maniera concisa ad affrontare le prime due tappe del cammino spirituale quelle prevalentemente  ascetiche. Parlo di prevalenza in quanto la situazione ordinaria in cui ci si trova è di attività e iniziativa personale, è vero però che occasionalmente  il Signore può fare grazie mistiche anche ai principianti che si aggirano per questi primi sentieri, ma ciò è di solito passeggero e momentaneo. Un altra precisazione necessaria è di tipo terminologico: parlando di illuminazione nel cammino ascetico, bisogna intendere :“illuminazione nel bene, crescita nelle virtù cristiane infuse per grazia”; quando invece si parla di “illuminazione” in senso mistico è da intendere: “illuminazione dell’intelletto per azione dei doni intellettuali dello Spirito Santo” che producono o delle grazie di intuizione spirituale o uno dei primi gradi di contemplazione infusa ( raccoglimento, quiete, orazione di unione). E’ comunque sempre un azione diretta dello Spirito Santo che muove in qualche modo le facoltà umane. In modo particolare terremo presenti i diversi gradi e tipi di preghiera che caratterizzano i primi passi del cammino ascetico ed aiutano a distinguerli. Nell'ultima parte invece parleremo della tappa mistica, lo stato d’unione e dei vari gradi di orazione contemplativa che caratterizzano lo stato illuminativo e quello unitivo. Abbiamo visto che dopo il risveglio dalla coscienza e la decisione libera e pratica di convertirsi si entra nello stato di purificazione. La prima tappa dunque del cammino verso la santità è quella che potremmo definire dei principianti, coloro che muovono i primi passi incerti verso Dio. In questa tappa il convertito acquisisce sempre più consapevolezza di sé, della chiamata di Dio a vivere con Cristo, per Cristo, in Cristo, abbandonando le precedenti abitudini cattive che avevano pervertito la sua condotta morale, umana e cristiana. Il combattimento interiore contro i propri affetti disordinati, l’attaccamento al proprio giudizio, l'egoismo, e ogni sorta di peccato che ci allontana da Dio e ci fa perdere la pace e l'amore, viene messo in atto su ispirazione dello Spirito Santo, mediante la preghiera assidua e costante e il sostegno dei sacramenti della confessione e dell'Eucaristia.  Per quanto riguarda la vita di preghiera, in genere chi si trova nel cammino di purificazione utilizza due tipi : quellavocale e quella mentale, precisando che quest'ultima è la cosiddetta meditazione discorsiva. È naturale che in un cammino di crescita si passi da ciò che è più materiale e sensibile a ciò che è più spirituale, da ciò che è più esterno a ciò che è più interno, perciò da un'orazione più fisica e psicologica come sono quella vocale e quella mentale fino a arrivare a coinvolgere ogni aspetto della vita umana, compresa l'affettività . Ed è altresì evidente che in questa evoluzione spirituale, all'inizio si abbia necessità di utilizzare molte parole per esprimersi, poi si cerchi di crescere in una conoscenza intellettuale di Dio e questa conduca chi si impegna in essa ad amare ciò che l'intelligenza porta a considerare. Fino ad arrivare ad un'orazione ricca di affetti e povera di concetti e parole, che si sviluppa semplicemente nel pensare, nel guardare, nell'amare Colui in cui si crede, si spera e ci si abbandona fiduciosamente.
Potremmo riassumere i primi gradi di orazione ascetica in: orazione vocale;
 orazione mentale (meditazione), orazione affettiva, orazione affettiva semplificata (orazione di semplicità). Le prime due espressioni di preghiera sono proprie del cammino di purificazione, mentre le ultime due, in modo particolare l'ultima, caratterizzano maggiormente il cammino di illuminazione e fungono da base d'appoggio per così dire e da confine con la tappa mistica. Infatti solo quando si è giunti a questi ultimi gradi di preghiera ascetica, si può avere la disposizione interiore delle facoltà sensibili e spirituali sufficiente a che il Signore ci possa infondere la contemplazione (orazione mistica).
I principianti, che percorrono la via purgativa, in genere all'inizio sono inondati da consolazioni e gusti spirituali, perché il Signore vuole attrarli a se e staccarli dai falsi gusti che assaporavano nel mondo prima della conversione. In altre parole per evitare che ritornino a desiderare le cipolle d'Egitto, dona loro la manna dal cielo. Il 
principiante però finisce con l'abituarsi troppo a questo miele e attaccarsi ad esso in maniera eccessiva si che spesso finisce per pregare al solo scopo di cercare le consolazioni e indipendentemente dal Consolatore, a cui dovrebbe unicamente tendere. Il Signore allora, per educarli a non attaccarsi ai gusti sensibili ma a cercare unicamente la sua volontà,  fa provare desolazione, aridità, noia e debolezza nella tentazione. Il Signore così, svezza il principiante togliendogli le sue consolazioni e lasciandolo nell'aridità sensibile. La persona subisce passivamente questa purificazione che comunemente e secondo l’insegnamento di San Giovanni della croce è chiamata  notte dei sensi.
Oltre alle varie prove a cui di solito l'anima è sottoposta, una delle caratteristiche di questo passaggio notturno è che l'anima non trova consolazione ne nel pensare a Dio e nella preghiera  ne in ciò che prima le dava un minimo di gusto e di consolazione nel mondo, e inoltre attraversa una costante aridità e perde il sentimento della presenza di Dio,che se vogliamo è come un oscuramento di coscienza. Il Signore non le toglie la sua grazia anzi la amplifica ma l'anima non la sente e crede erroneamente di retrocedere nel cammino, mentre  al contrario progredisce. Il suo unico desiderio è infatti di amare Dio e di arrivare ad unirsi a Lui.
E’ importante comprendere questo : la sola purificazione attiva che l'uomo intraprende volendosi liberale dei propri vizi e avvicinare all'unione con Dio non è sufficiente a purificarla in profondità   finché non è il Signore stesso a  intervenire e completare l'opera di purificazione in maniera passiva  per l’anima, attraverso la notte dei sensi. Infatti per quanti sforzi possa fare per purificarsi non arriverà mai a farlo pienamente, perché non vede ne conosce fin dalle radici i mali da cui è afflitta e non avrebbe perciò gli strumenti per poterli vincere da sola. La purificazione attiva invece, quella che possiamo chiamare combattimento spirituale annovera tre strumenti principali: preghiera, pentimento e penitenza.
In questa fase dunque si sperimenta un'alternanza di consolazione edesolazioneQuando Dio sottrae il suo aiuto e l'anima deve camminare con le sue gambe si vede sola e quando vedendola stanca Dio la prende in braccio e l'aiuta a camminare si sente in pace e consolata. Entrambe sono necessarie. La desolazione perché l'anima si conosca in profondità in tutte le sue debolezze e difetti ed impari ad affidarsi totalmente a Dio e la consolazione perché non manchi di coraggio e torni sui suoi passi vedendosi così tentata e arida. Siccome è necessario per arrivare alla maturità cristiana crescere nelle tre virtù teologali: fede, speranza, carità, Dio cerca di radicare in profondità queste virtù. Infatti mai come in queste tenebre sensibili e aridità l'anima che non demorde rafforza la fede, credendo anche senza sentire; la speranza sperando contro ogni speranza; la carità amando anche se non sente di essere amata. Lo Spirito Santo in maniera nascosta opera nel cuore dell'uomo infondendogli amore e facendo in modo che si abbandoni progressivamente alla sua opera. Lentamente, anche mediante la preghiera, l'individuo si abbandona a Dio e si espropria del suo io e la preghiera si semplifica sempre di più fino a diventare un sereno abbandono tra le braccia di Dio , “ 
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre ”.
La via illuminativa è quella che caratterizza i proficienti, cioè coloro che progrediscono nel cammino, e rappresenta anche il tratto di passaggio fino all'unione con 
Dio. L'orazione di base che si sperimenta in prevalenza in questa fase è l'orazione di semplicità. Qualche volta si ricorre alla vocale, ricca però di affetto e perciò taluni la chiamano anche orazione del cuore. Segna il confine con la tappa mistica, perciò essendo territorio di confine, a volte si fanno delle puntatine oltre, nel paese mistico. Infatti il Signore, ogni tanto dona qualche assaggio dicontemplazione, che si limita generalmente a qualche atto di raccoglimento infuso o al massimo di orazione di quiete ( all’inizio), e di orazione d’unione (quando si è già avanzati nell’illuminazione ), ma senza soluzione di continuità, come un evoluzione fluida e spontanea. Lo Spirito Santo assume sempre più il controllo delle facoltà spirituali e sensibili conformandole all'immagine di Cristo. Ma mentre nella tappa purgativa l'aspetto preponderante era quello della pratica delle virtù con l'aiuto della grazia ora, la caratteristica principale è che lo Spirito Santo opera attraverso i suoi doni: intelletto, scienza, consiglio, sapienza, pietà, fortezza, timore di Dio, illuminando l’intelletto umano con intuizioni altissime e infiammando la volontà nella carità. Donandole dunque: l'illuminazione dell'intelletto e l'ardore quieto nella volontà.
In questo modo l’anima cresce sempre più nella conoscenza e nell’amore di Dio.


http://misticacristiana.altervista.org/vie.html

venerdì 14 marzo 2014

Siamo Un Momento

mercoledì 12 marzo 2014

Fabio racconta come, grazie a San Francesco, sia riuscito a perdonare

Perdonare per avere la pace

)

  1. Perdonare per avere la pace
    (Dai commenti pratici di p.Slavko)
    Maria, da tempo ripete spesso queste parole, toccando la condizione fondamentale della pace. Se non si perdona la pace non è possibile.
    1. Perdonare non è facile, questo lo sappiamo tutti sicuramente; specialmente quando le cose che non ti piacciono si ripetono, soprattutto nella famiglia. Gesù non ha detto per caso che bisogna perdonare "70 volte 7", cioè sempre. Ma noi ci troviamo molte volte in una contraddizione con noi stessi: vogliamo la pace e non vogliamo perdonare; vogliamo la pace ma non vogliamo chiedere perdono. Perché, per chiedere il perdono, bisogna avere anche un po' di umiltà; chiedere perdono significa vedere anche la parte della propria responsabilità. Qui troviamo un grande problema: vedere la propria colpa, riconoscerla e chiedere perdono. Io mi ricordo di questa storia vera. Una persona è venuta e ha detto: "Io non ho più la pace; non posso dormire, né lavorare, non posso far niente". E io ho chiesto quello che anche voi avreste chiesto: "Da quando non hai la pace e perché?" Mi dice: "Una persona mi ha ferito profondamente e ho perso la pace". Io ho detto allora: "Tu devi perdonare e la pace ritornerà". Ha detto: "Eh, padre, non posso, perché mi ha ferito profondamente". Io ho detto: "Ma tu cerchi la pace?" "Sì, padre; non posso dormire, non posso mangiare, non posso lavorare". Allora io ho detto: "Tu devi perdonare!" "Ah, non posso perché non è la prima volta che mi ha ferito così!" "Ma tu vuoi la pace!" "Sì padre!" Potevamo continuare fino all'indomani e mancava poco che questa persona entrasse in conflitto anche con me. Noi sappiamo tutti che quando siamo feriti, è difficile perdonare o chiedere perdono, ma, volendo la pace, dobbiamo lavorare su questo punto del perdono e non dire che è impossibile perdonare. Dio non può chiederci le cose impossibili. Se noi pensiamo che è impossibile, probabilmente non preghiamo abbastanza. Infatti la Madonna ci insegna: "Pregate con il cuore per poter perdonare ed essere perdonati" (a Ivanka 25.06.397).  In un messaggio al gruppo di preghiera, la Madonna ha detto: "Se tu senti nel tuo cuore qualche cosa contro qualcuno, prega fino al momento in cui cominci a sentire sentimenti positivi verso questa persona". In un gruppo una persona ha reagito dicendo: "Ah, io dovrei pregare giorno e notte!" E allora prega giorno e notte fino a che riuscirai a perdonare, perché la pace è un profondo desiderio di tutti e vale la pena impegnarsi. Il problema del perdono è più grave di quanto noi pensiamo, soprattutto nelle famiglie. Guardate, quando parliamo degli altri ad un amico o ad un'amica, come parliamo? Molte volte in modo negativo; e sempre, quando siamo tentati di parlare così, si tratta del problema del perdono. Si dice: "La mia vita è difficile a causa di mio padre, di mia madre, marito, moglie, suocera, nuora..." Sono sempre gli altri quelli che ci creano problemi! Quante volte abbiamo detto o sentito dire che la vita di mio padre o di mia madre, di mia moglie, o di mio marito è difficile a causa mia! E' molto raro vedere le difficoltà che hanno gli altri, per il fatto che vivono con noi, ma noi sempre sappiamo come è difficile la nostra vita a causa degli altri. E' sempre il problema del perdono. Soprattutto questa affermazione: "Io ho ragione!" Ecco una storiella: Dio permette a satana di dominare un giorno una città; e satana gli chiede solo una cosa: lasciare che i semafori della città segnino sempre verde. Risultato: in un minuto confusione completa! In ogni incidente ognuno aveva ragione: quello che veniva da una parte aveva il verde, ma anche quello che veniva dall'altra parte aveva pure lui il verde! Tutti avevano ragione. E chi può perdonare se ha ragione? E chi poteva chiedere perdono se aveva ragione? Ecco: quante volte dalla nostra parte c'è sempre verde e dopo tutti sono colpevoli intorno a noi;  solo noi no, perché abbiamo la luce verde... Sono sicuro che avete ascoltato le testimonianze dei giovani di suor Elvira. Una volta uno ha detto: "Noi ci amiamo nella comunità non perché non ci conosciamo, ma ci amiamo perché ci conosciamo; noi non abbiamo paura di dire all'altro: ho sbagliato. Ci amiamo perché conosciamo anche le debolezze l'uno dell'altro". Molte volte, soprattutto nelle famiglie, noi nascondiamo queste cose. E dopo si incontrano le maschere! Le maschere, non le persone! E così si incontrano maschere tra marito e moglie, tra genitori e figli e hai un teatro, non una famiglia, non una vita.
    2. Di solito diciamo che noi viviamo male a causa degli altri e non ci accorgiamo quando gli altri vivono male a causa nostra. Cioè vediamo la pagliuzza nell'occhio del fratello e non la trave che è nel nostro. Qui possiamo collaborare con Maria o con satana. Quando abbiamo esperienze negative con gli altri, quando ci hanno ferito o parlato male di noi, che cosa facciamo? Se continuiamo ad accusare, a farli responsabili per questo, a spargere in giro queste cose, noi collaboriamo con satana, perché satana fa così. Nella Bibbia si dice che satana si trova davanti al trono di Dio e ci accusa. Nei messaggi della Madonna troviamo invece questo: "Io prego per voi...". "Io intercedo per voi presso Dio...". La Madonna ci conosce, conosce le nostre cose buone e anche le cose cattive, ma non ci accusa, non ci condanna; bensì prega per noi.  Allora, quando tu hai un'esperienza negativa con qualcuno e cominci a pregare per questa persona, tu sei in piena collaborazione con la Madonna. Guardate che su questo punto siamo tutti troppo deboli: parliamo spesso male gli uni degli altri e siamo tentati di ingigantire le storie negative; e dall'altra parte siamo tentati a diminuire il bene degli altri. E' sempre la collaborazione con il negativo! E' anche una tentazione quando uno dice: "Quello che ti dico è proprio vero!" Anche se è vero, tu diffondi le cose negative e il negativo si allarga. C'è un buon consiglio per tutti voi, soprattutto per coloro che sono molto tentati a parlare male degli altri. Io dico a loro: continuate a parlare male, ma a una condizione. Prima di raccontare le cose negative, a questa persona alla quale vuoi parlare, devi dire: "Quando termino di dirti queste cose negative, promettimi che pregherai un Rosario con me per questa persona, oppure che farai un giorno di digiuno per la persona che ti ha fatto del male". Sono sicuro che molti vi diranno che non hanno tempo di ascoltare le cose brutte e negative... Succede spesso che anche le persone che pregano molto, dicono il Rosario, vanno alla Messa, ecc., quando si incontrano con gli altri, tante volte parlano male, fanno delle chiacchiere. Bisogna decidersi: con chi vuoi collaborare? Con la Madonna o con satana? (16 agosto 1997).
     Tratto da ECO 136 nov-dic 97

domenica 2 marzo 2014

Messaggio a Mirjana del 2 marzo 2014



"Cari figli, vengo a voi come Madre e desidero che in me come Madre troviate dimora, conforto e riposo. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, pregate! Pregate con umile devozione, obbedienza e totale fiducia nel Padre Celeste. Abbiate fiducia, come anch’io ho avuto fiducia quando mi è stato detto che avrei portato la benedizione della promessa. Che dal vostro cuore giunga sempre sulle vostre labbra un “Sia fatta la tua volontà”. Perciò abbiate fiducia e pregate, perché io possa intercedere per voi presso il Signore, affinché vi dia la Benedizione Celeste e vi riempia di Spirito Santo. Allora potrete aiutare tutti coloro che non conoscono il Signore. Voi, apostoli del mio amore, li aiuterete a chiamarlo “Padre” con piena fiducia. Pregate per i vostri pastori e confidate nelle loro mani benedette. 
Vi ringrazio”.



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