Translate

venerdì 30 novembre 2012

La semplicità, segreto della pace


La semplicità è una virtù esclusivamente cristiana, tanto che l'avremmo ignorata se nostro Signore non fosse sceso dal cielo per farcela conoscere. Essa è inseparabile dalla carità, anzi è un atto di carità puro e semplice che ha un fine solo, quello di raggiungere l'amore di Dio.
La nostra anima è semplice quando in tutto ciò che facciamo non abbiamo altro di mira che di amare Dio e di piacere a Lui.
La semplicità ci libera dall'inquietudine e dalle eccessive preoccupazioni perché cerca solo di fare contento Dio e le creature nella misura in cui lo richiede l'amore divino. Non si preoccupa perciò di ciò che gli altri possono dire o pensare, ma segue serenamente il proprio cammino. La vera semplicità che nostro Signore ci ha indicato e che tanto ci raccomanda ci porta a lasciarci guidare e condurre dallo Spirito di Dio senza riserva.
"Siate semplici come la colomba", ci dice Gesù, ma non si ferma lì e aggiunge: "Se non vi rendete semplici come un bambino non entrerete nel regno del Padre mio". Un bambino, finché è molto piccolo, vive in una grande semplicità : non conosce nessuno al di fuori della mamma, ha un amore soltanto ed è per la mamma, e in quell'amore ha una sola aspirazione, il seno della mamma: quando è lì, adagiato, non cerca altro.
Chi possiede la perfetta semplicità ha un amore soltanto, quello per Dio, e in quell'amore ha  una sola aspirazione: riposare sul petto del Padre celeste e lì, come un figlio d'amore, fissare la propria dimora, lasciando tutta la cura di se stesso al suo buon Padre, senza mai più mettersi in ansia per nessuna cosa, attento solo a mantenersi in quella santa fiducia.
Chi vive così, sollecito a piacere per amore all'Amante divino, non ha più né cuore né tempo per tornare su se stesso in ripiegamenti e riflessioni inutili, perché il suo spirito tende in continuazione dalla parte verso cui lo attira l'amore.
La semplicità ci rende così conformi al Signore Gesù che sull'albero della croce canta il suo più alto canto d'amore: "Padre nelle tue mani affido il mio spirito". Infatti, mediante la semplicità gettiamo tutto il nostro cuore, le nostre aspirazioni, le nostre preoccupazioni e i nostri affetti nel seno paterno di Dio, nella certezza che Egli ci guiderà, anzi ci porterà dove ci vuole il suo amore.
Allora finisce ogni inquietudine e l'anima conosce la pace, allora ogni evento che ci può capitare viene accettato con quiete e dolcezza. Infatti, chi mai può scuotere o turbare chi si è posto nelle mani di Dio e riposa sul suo cuore, interamente affidato al suo amore?
Sii dunque costante nella determinazione di rimanere nella santa semplicità davanti a Dio mediante una intera e fiduciosa consegna di tutto te stesso a Lui e resta così, in quiete e serenità, senza volgere mai più lo sguardo su te stesso né su quanto può accaderti, acconsentendo semplicemente a ogni sua volontà. Questo amore semplice di confidenza e di affidamento di noi stessi a Dio comprende tutto ciò che possiamo desiderare per unirci a Dio.

------------------------------------------

Cf. Trattenimenti spirituali, XII,l.2.15.16.18.19
C
onsigli spirituali diversi a Madre di Chantal, 1616 

Tratto da:
Sr. M. Franceschini, Monaca della Visitazione di Salò.
Breve guida spirituale secondo San Francesco di Sales
ELLEDICI 2009

giovedì 29 novembre 2012

Importante richiesta di don Amorth (da diffondere! )


Conoscete Giovanna? di don Gabriele Amorth

(Quando Dio vuole che il demonio si faccia vedere per quello che è, a dispetto di quanti lo vogliono ignorare)
Vescovi ed esorcisti l’hanno definito il caso più sconvolgente di possessione diabolica di cui si sia avuta mai conoscenza. Eppure si tratta di una persona particolarmente gradita a Dio e che svolge una missione del tutto speciale, dotata di doni straordinari, fin dalla più giovane età.

Fu colpita fin dal seno materno, per cui non ha conosciuto un solo giorno che non fosse di sofferenza. In che modo fu colpita? Attraverso tutta una serie di malefici, operati da una donna perversa. Non ha avuto nè fanciullezza nè giovinezza. All’età di 13 anni, un giovedì santo, Giovanna si sentì crocefissa. Si seppe poi che 12 spretati avevano celebrato una messa nera contro di lei, offrendola a Satana e inchiodando al muro ostie consacrate per profanarle. Si susseguirono malattie inspiegabili, fenomeni strani, senza più tregua. Ad esempio, si vedevano demoni che, in forma di serpenti, le entravano in bocca e le scendevano nello stomaco, causandole dolori atroci.

Per 15 anni Giovanna non ha potuto nè mangiare nè bere: vomitava tutto. Peggiori ancora i mali interiori, come le volte in cui i demoni le trasmettevano la loro disperazione o la facevano sentire avvolta da fiamme infernali. Spesso hanno tentato di ucciderla, ma il Signore lo ha impedito. Un giorno un vescovo, esorcizzandola nel 1985, impose al demonio di dire chi era Giovanna e si sentì rispondere: “E’ una vittima per i sacerdoti, è una martire, è la nostra disperazione. Per questo la nostra vendetta su di lei non ha tregua”. Anche i familiari che l’assistono, specie il fratello sacerdote, ne hanno subite di tutti i colori.

Ne parliamo su queste colonne con uno scopo preciso. Molte volte la Madonna ha chiesto di pregare per la liberazione di Giovanna; ha detto che il Signore vuole liberarla, ma che deve essere il frutto di tante preghiere; e ha promesso di proteggere in modo particolarissimo coloro che piegheranno a tale scopo. Sono stati interessati in particolare i monasteri di clausura, con la richiesta di recitare il Rosario intero, davanti al SS.Sacramento. Noi, creature umane, vorremmo vedere subito i risultati e ci stanchiamo presto; è una difficoltà che può colpire anche le monache di clausura.., almeno in parte.

Occorre trovare nuovi aiuti. Ho pensato, con D.Angelo: perchè non interessare i lettori di Eco? Vi assicuro che Giovanna, la quale nei momenti in cui è in sè parla con una voce dolcissima, segue molto i fatti di Medjugorje e tutto i] mondo di Medjugoqe è particolarmente sensibile alle richieste della Vergine. Questa è una richiesta precisa. Perciò invitiamo tutti a co”aborare alla liberazione di Giovanna, soprattutto con la recita del Rosario. Informeremo poi quando la grazia tanto attesa sarà stata concessa e fin d’ora comunico la gratitudine di Giovanna e dei suoi cari.

D.Gabriele Amorth

http://medjugorje.altervista.org/doc/pamorth//83-giovanna.php

domenica 25 novembre 2012

Messaggio di Medjugorje, 25 novembre 2012





"Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera. Apritevi alla Santa confessione perchè ognuno di voi accetti col cuore la mia chiamata. Io sono con voi e vi proteggo dall' abisso del peccato e voi dovete aprirvi alla via della conversione e della santità perchè il vostro cuore arda d'amore per Dio. DateGli il tempo e Lui si donerà a voi, e così nella volontà di Dio scoprirete l'amore e la gioia della vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "



Fonte: http://www.medjugorje.ws/

venerdì 23 novembre 2012

L’AMICIZIA



L’AMICIZIA

1) immagini di solitudine - compagnia
a) cielo buio di notte con una sola stella e poi una nuvola si sposta e appaino altre stelle a formare una costellazione
b) albero spoglio d’autunno e poi con la primavera grande chioma di foglie
c) fiocco di neve solitario che cade e sta per sciogliersi, poi ne cadono tanti e si forma un bel manto di neve
2) queste immagini ci danno la tristezza della solitudine e la bellezza della compagnia
3) nel cuore dell’uomo c’è il desiderio innato di stare in compagnia. Perché?
4) Dio è Trinità. Da sempre, da prima che creasse l’uomo. E da sempre vive della bellezza dello scambio d’amore tra due persone (Padre e Figlio). Dio ci ha creati a sua immagine, cioè con questo desiderio nel cuore di essere una cosa sola con l’altro.

L’amicizia deriva dalla TRINITÀ

Il desiderio di essere in COMPAGNIA è presente nel cuore dell'uomo perché il cuore dell'uomo deriva da quello di Dio. Anche Dio è Compagnia, perché è tre persone in una.
5) ciascun bambino ha i tratti somatici del padre e della madre… anche il nostro cuore è a immagine del Padre (Dio). Noi che assomigliamo al nostro Padre celeste, abbiamo nel cuore l'immagine della Trinità e quindi il desiderio di non essere soli, ma piuttosto di amare l'altro.
6) una delle espressioni più belle dell'amore per il fratello è l'AMICIZIA. Come si vive bene un’amicizia? L’amicizia è come una piantina che va innaffiata. Se la nutri cresce, dura e metter fiori; se no, per quanto bella sia, si appassisce.
7) come si nutre l’amicizia? Innanzitutto con la condivisione (vivendo le cose insieme – passando del tempo insieme). Poi con il dialogo (conoscersi, aprirsi all’altro, mostrargli ciò che siamo dentro). E il dialogo necessità di verità. Se raccontiamo bugie, agli altri mostriamo ciò che non siamo. Che amico è se non posso dire con lui la verità, senza paura che si offenda o mi giudichi? Impariamo a essere sinceri e ad ascoltare chi si apre con noi senza giudicarlo o metterlo in imbarazzo.
8) fondamentale nutrimento per l’amicizia è l’Unità con Dio. Cioè avere una fede comune, pregare insieme, pregare l’uno per l’altro.
9) si può essere amici per sempre. Dobbiamo desiderare di essere amici per sempre. Pensare al futuro insieme. Altrimenti siamo solo un’ “allegra compagnia” che prima o poi si dividerà.
10) Gesù santifica l’amicizia: anche lui infatti ha degli amici e degli amici del cuore. Con loro dialoga nella verità (in verità vi dico) e condivide esperienza. Prega per loro e li porta nel cuore.
11) voler bene un amico vuol dire “volere il suo bene”, cioè prodigarsi affinché egli riceva cose positive.
12) l’amicizia è anche sacrificio. Per l’amico si fanno sacrifici. E non bisogna mai farglieli pesare. “all’amico zoppo non si chiede di ballare”. 

mercoledì 21 novembre 2012

Pensiero di San Pio n°28

martedì 20 novembre 2012

Il Papa all’udienza generale del "12 Gennaio 2011" parla di Santa Caterina da Genova: il Purgatorio non è un luogo ma un fuoco interiore




◊   Santa Caterina da Genova, una laica vissuta a cavallo tra la metà del 15.mo secolo e il primo decennio del 16.mo, è stata questa mattina al centro dell’udienza generale di Benedetto XVI in Aula Paolo VI. Il Papa si è soffermato in particolare sulla descrizione che la Santa fece del Purgatorio, da lei indicato come una condizione interiore dell’anima che risale gradualmente all’originaria purezza divina. Al termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ribadito che l’epoca attuale mette in luce per i cristiani “l’urgenza” di annunciare il Vangelo “con la loro vita”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Non un luogo di tormenti sottoterra, ma un fuoco interiore che purifica l’anima. Cinquecento anni fa, così una donna genovese – che di mestiere faceva la direttrice del più grande ospedale cittadino dell’epoca – descrisse il Purgatorio. Nessuna scena apocalittica, come sarebbe stata più in tono con la sensibilità del tempo, ma l’immagine semplice e moderna di una fiamma che, consumando il peccato, riporta l’interiorità di un essere umano alla primitiva lucentezza. Ai novemila fedeli assiepati in Aula Paolo VI, Benedetto XVI ha riproposto la visione per cui la Santa di Genova passò alla storia, inquadrandola all’interno della sua vita di moglie e persona socialmente in vista, tentata da un decennio di mondanità che produce solo “vuoto” e “amarezza”, fino ad approdare all’incontro cruciale con Gesù, il 20 marzo 1473, durante una confessione bruscamente interrotta:


“Inginocchiatasi davanti al sacerdote, ‘ricevette - come ella stessa scrive - una ferita al cuore, d’un immenso amor de Dio’, con una visione così chiara delle sue miserie e dei suoi difetti e, allo stesso tempo, della bontà di Dio, che quasi ne svenne. Fu toccata nel cuore da questa conoscenza di se stessa, della vita vuota che conduceva e della bontà di Dio. Da questa esperienza nacque la decisione che orientò tutta la sua vita, espressa nelle parole: ‘Non più mondo, non più peccati’”.


Parte da qui, ha proseguito il Papa, la “vita di purificazione” di Caterina, segnata da un “costante dolore” per il peso del peccato, da un profondo contatto con Cristo nella preghiera e dall’acuta percezione della bontà di Dio. In questa esperienza di progressiva “unione mistica” – più tardi raccolta e descritta in un libro dal suo confessore – la futura Santa matura la sua percezione del Purgatorio. Una visione “originale”, ha riconosciuto il Pontefice, che pure non si configura come una vera e propria “rivelazione”:


“Il primo tratto originale riguarda il ‘luogo’ della purificazione delle anime. Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio: si pensava a un certo spazio, dove si troverebbe il Purgatorio. In Caterina, invece, il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il Purgatorio, un fuoco interiore”.


In questa immagine e nei pensieri con i quali Caterina l’accompagna si condensa, ha considerato Benedetto XVI, il raffronto tra il “profondo dolore” patito per le sue personali miserie e l’“infinito amore di Dio” che l’ha perdonata. Anche questo influisce sull’immagine che la Santa genovese ha del Purgatorio:


“Non si parte, infatti, dall’aldilà per raccontare i tormenti del Purgatorio - come era in uso a quel tempo e forse ancora oggi - e poi indicare la via per la purificazione o la conversione, ma la nostra Santa parte dall’esperienza propria interiore della sua vita in cammino verso l’eternità (…) L’anima è consapevole dell’immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l’amore stesso a Dio diventa fiamma, l’amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato”.


La spiritualità dei Caterina da Genova, ha osservato il Papa, si nutre di fonti teologiche antiche, come spesso accade nei Santi che sviluppano un intenso rapporto con il soprannaturale attraverso le letture sacre. Una costante che ha fatto soggiungere al Pontefice:


“I Santi, nella loro esperienza di unione con Dio, raggiungono un sapere’ così profondo dei misteri divini, nel quale amore e conoscenza si compenetrano, da essere di aiuto agli stessi teologi nel loro impegno di studio, di intelligentia fidei, diintelligentia dei misteri della fede, di approfondimento reale dei misteri, per esempio di che cosa è il Purgatorio”.


Attorno alla donna, immersa con grande disponibilità nei suoi doveri di responsabile d’ospedale, si coagulano negli anni entusiasmo e seguaci. Dio e il nosocomio, ha affermato il Papa, diventano i “poli” che riempiono totalmente la sua vita. Ma una vita tutt’altro che persa dietro e dentro fantasticherie interiori:


“Cari amici, non dobbiamo mai dimenticare che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciremo ad amare veramente chi ci sta intorno, chi ci sta vicino, perché saremo capaci di vedere in ogni persona il volto del Signore, che ama senza limiti e distinzioni. La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio”.


Proprio la particolare dedizione della Santa genovese verso gli ammalati ha suggerito al Papa un pensiero conclusivo:


“Il servizio umile, fedele e generoso, che la Santa prestò per tutta la sua vita nell’ospedale di Pammatone, poi, è un luminoso esempio di carità per tutti e un incoraggiamento specialmente per le donne che danno un contributo fondamentale alla società e alla Chiesa con la loro preziosa opera, arricchita dalla loro sensibilità e dall’attenzione verso i più poveri e i più bisognosi”.


E ai malati, così come ai giovani e ai nuovi sposi, Benedetto XVI ha poi affidato una sua premura al termine dell’udienza generale e dei saluti nelle altre lingue. “Le vicende di questa nostra epoca – ha detto – mettono ben in luce quanto sia urgente per i cristiani annunciare il Vangelo con la vita”. Siate dunque, ha concluso…


“…seminatori di speranza e di gioia (…) a beneficio della Chiesa e del mondo”.


http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/udienza12gennaio2011.htm

lunedì 19 novembre 2012

Ama di più


Quando pensi di aver fatto abbastanza nell'esercizio della carità, spingiti ancora più avanti: ama di più.

Quando sei tentato di arrestarti di fronte alle difficoltà nell'esercizio della carità, sforzati di superare gli ostacoli: ama di più.

Quando il tuo egoismo vuol farti rinchiudere in te stesso, esci dal tuo ripiegamento: ama di più.

Quando per riconciliarti aspetti che l'altro faccia il primo passo, prendi tu l'iniziativa, ama di più.

Quando ti senti spinto a protestare contro ogni ingiustizia di cui sei stato vittima, sforzati di mantenere il silenzio: ama di più.

(San Pio da Pietrelcina)

Pensiero di San Pio n°26

domenica 18 novembre 2012

Vieni Signore Gesù



Vieni Signore Gesù

Quando il nostro cuore si svuota della speranza e si riempie di scoraggiamento. 

Quando il nostro cuore si svuota dell'amore e si riempie di rancore. 

Quando il nostro cuore si svuota della luce e si riempie di incertezze sulle scelte da fare. 

Quando il nostro cuore è stanco e affaticato per il peso della croce che portiamo. 

Quando il nostro cuore si svuota della Grazia e si riempie del peccato. 

Quando il nostro cuore non ti riconosce e non ti vede nella vita quotidiana, e si riempie di sfiducia. 

Vieni Signore Gesù e riempi il nostro cuore di te!

LA DEVOZIONE DELLE TRE AVE MARIA

TreAve002

Santa Matilde di Hackeborn, monaca benedettina morta nel 1298, pensando con timore al momento della sua morte, pregava la Madonna di assisterla in quel momento estremo. Consolantissima fu la risposta della Madre di Dio: "Sì, farò quello che tu mi domandi, figlia mia, però ti chiedo di recitare ogni giorno Tre Ave Maria: la prima per ringraziare l'Eterno Padre per avermi resa onnipotente in Cielo e in terra; la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi dato tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i Santi e di tutti gli Angeli; la terza per onorare lo Spirito Santo per avermi fatta, dopo Dio, la più misericordiosa".
La speciale promessa della Madonna vale per tutti, eccetto per coloro che le recitano con malizia, con l'intenzione di proseguire più tranquillamente a peccare. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell'ottenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria. Ebbene, al Congresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, P. Giambattista de Blois rispondeva così: "Se questo mezzo vi sembrerà sproporzionato, .dovete prendervela con Dio stesso che ha concesso alla Vergine tale potere. Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine SS. ma, nella potenza d'intercessione risponde con generosità proporzionata al suo immenso amore di Madre".
L'elemento specifico di questa devozione è l'intenzione di onorare la SS. Trinità per aver reso la Vergine partecipe della sua potenza, sapienza e amore.

<< Mentre Metilde pregava la gloriosa Vergine Maria di degnarsi assisterla con la sua presenza nell'ultima sua ora, la Santa Vergine le rispose:"Te lo prometto; ma tu a questo fine, reciterai ogni  giorno tre Ave Maria. Con la prima, ti rivolgerai a Dio Padre, il quale, nella sua suprema potenza esaltò l'anima mia sino a costituirmi la prima dopo Dio in cielo e su la terra; e gli chiederai ch'io ti sia presente nell'ora della tua morte per confortarti e scacciare lontano da te ogni potenza nemica.

"Con la seconda Ave Maria ti rivolgerai al Figlio di Dio che, nella sua inscrutabile sapienza, mi dotò di una tale pienezza di scienza e di intelligenza che godo della santissima Trinità con una conoscenza superiore a quella di tutti i Santi. Tu gli domanderai pure che, per questo splendore per  cui divenni un sole tanto radioso da illuminare il cielo intero, io riempia l'anima tua, nell'ora della tua morte, dei lumi della fede e della scienza, dimodochè tu sii libera da ogni ignoranza e da ogni  errore.

Con la terza, ti rivolgerai allo Spirito Santo, il quale inondandomi del suo amore mi diede tale un'abbondanza di dolcezza, di bontà e di tenerezza che Dio solo ne possiede più di me, e gli domanderai ch'io ti sia presente nell'ora della tua morte, per diffondere nell'anima tua la soavità del divino amore. Così potrai trionfare dei dolori e dell’amarezza della morte, a segno che li vedrai cambiati in dolcezza e allegrezza".

* * *

Una volta dopo aver letto il Vangelo Stabat juxta crucem, quella divota Vergine in un trasporto di amore, disse al Signore: "Raccomandatemi, o Signore, alla Madre vostra come a lei raccomandaste Giovanni il vostro prediletto".

Tosto il Signore; assecondando un tal desiderio, la rimise nelle mani di sua Madre dicendo: "Vi affido quest'anima, o Madre mia, come vi affiderei le piaghe mie. Se mi vedeste davanti a voi giacente e ferito, vorreste certo curarmi e guarirmi: così, sollecitamente confortate e consolate quest'anima in tutte le sue pene. A voi l'affido come prezzo - di me stesso, affinché vi ricordiate quanto mi sia preziosa, poiché per suo amore non dubitai di sottopormi alla morte. Ve la raccomando come l'oggetto nel quale ho posto tutte le delizie del mio Cuore, poiché: Le mie delizie sono di stare coi figli degli uomini".

L'anima disse allora: "O Signore, non vorrete Voi usare lo stesso favore a tutti quelli che vi

desiderano?" Egli rispose: "Sì, perché non fa distinzione di persone". >>

Il libro della  grazia speciale. Rivelazioni di  santa Metilde. Libro primo, cap. 46.

 

PRATICA
Prega devotamente ogni giorno così, mattina o sera (meglio mattina e sera):


Maria, Madre di Gesù e Madre mia, difendimi dal Maligno in vita e nell'ora della morte, per il Potere che ti ha concesso l'Eterno Padre.
Ave, Maria...


per la Sapienza che ti ha concesso il divin Figlio.
Ave, Maria...


per l'Amore che ti ha concesso lo Spirito Santo.
Ave Maria...


Propagate questa devozione perché

"CHI SALVA UN'ANIMA, HA ASSICURATO LA PROPRIA" (Sant'Agostino)

"NULLA È PIÙ INUTILE DI UN CRISTIANO CHE NON SI ADOPERA A SALVARE GLI ALTRI" (San Crisostomo)

sabato 17 novembre 2012

Pensiero di San Pio n°25

venerdì 16 novembre 2012

Il Papa ai giovani per la Gmg di Rio: siate voi il cuore e le braccia di Gesù


“Non temete di proporre ai vostri coetanei l’incontro con Cristo”:
è l’esortazione che Benedetto XVI rivolge a tutti i giovani del mondo,
nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro,
in programma dal 23 al 28 luglio 2013 sul tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli!”.
Nel messaggio, pubblicato oggi, il Papa indica in Internet uno dei campi principali
in cui i giovani devono rafforzare il loro impegno missionario.

Come vediamo dalla statua sul Corcovado, afferma, il cuore di Gesù “è aperto all’amore
verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno”.
Di qui l’esortazione ai giovani: “Siate voi il cuore e le braccia di Gesù”,
testimoniate il suo amore, “siate i nuovi missionari animati dall’amore
e dall’accoglienza”.

Lasciatevi condurre dalla forza dell’amore di Dio, lasciate che questo amore vinca
la tendenza a chiudersi nel proprio mondo”. Abbiate, esorta ancora, “il coraggio
di partire da voi stessi per andare verso gli altri e guidarli all’incontro con Dio”.
Né, aggiunge, bisogna avere timore quando ci si sente “inadeguati, incapaci,
deboli nell’annunciare e testimoniare la fede”. Per dare una testimonianza forte,
rileva, bisogna però radicarsi “nella preghiera e nei Sacramenti”. L’evangelizzazione,
infatti, “nasce sempre dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo prima parlare
con Dio per poter parlare di Dio”. E non manca di ricordare quanti, anche giovani,
sono chiamati a “dare prova di perseveranza” e in alcune regioni del mondo non possono
“testimoniare pubblicamente la fede in Cristo per mancanza di libertà religiosa”.
Il Papa conclude il suo messaggio ricordando ai giovani che “per restare saldi
nella confessione della fede cristiana” hanno bisogno della Chiesa.
“E’ dunque sempre come membri della comunità cristiana – avverte – che noi offriamo
la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione
che viviamo nella Chiesa”.


http://it.radiovaticana.va/news/2012/11/16/il_papa_ai_giovani_per_la_gmg_di_rio:_siate_voi_il_cuore_e_le_braccia_/it1-639436


mercoledì 14 novembre 2012

MADRE TERESA - UN AMORE STRAORDINARIO


Non disperdiamo il nostro vigore in cose inutili, ma concentriamo
i nostri sforzi nella ricerca dell' Amore.
(B.Madre Teresa di Calcutta)


lunedì 12 novembre 2012

Pensiero di San Pio n°24

domenica 11 novembre 2012

Maturità intellettuale



L'autentica maturità intellettuale va sempre di pari passo con la semplicità. Questa non consiste nella superficialità della vita e del pensiero né nella negazione della problematicità del reale, bensì nel saper cogliere il centro di ogni questione e nel saperla ricondurre al suo significato essenziale ed al suo rapporto con l'insieme. La semplicità è sapienza


Giovanni Paolo II

RIFLESSIONE SULLA PREGHIERA DEL “PADRE NOSTRO”

!cid_B1B

 

Benevento 18 giugno ’09

Relatore fr. Luciano M. Pugliese  

In questo incontro tratteremo la preghiere del “Padre nostro”, che è l’unica preghiera che ha insegnato Gesù ai suoi discepoli, e una preghiera semplice nel dirla, ma difficile nel suo contesto, intensa e ricca nel suo insegnamento; è la preghiera che ci unisce in un vincolo d’amore verso il Padre.

Ecco come viene classificata da alcuni grandi santi e dottori della Chiesa, è “la sintesi di tutto il Vangelo” ci dice Tertuliano; è “la preghiera perfettisima” afferma san Tommaso d’Aquino, sant’Agostino invece ci dice che “la preghiera è una ginnastica del desiderio”, la preghiera del Pater e posto al centro del discorso della montagna.

Ma cerchiamo di capirla passo dopo passo.

PADRE”: In aramaico si dice “Abbà”. Sappiamo che è il grido dello Spirito, che Dio ha mandato nei nostri cuori che è la prova, che, non solo siamo chiamati per nome, Dio ci chiama e ci conosce uno per uno, ma che siamo realmente figli.

Abbà che non significa padre ma papà, che come sappiamo e un termine affettuoso e famigliare, sono le prime parole che un bimbo dice, che apre il cuore e lo fa sciogliere in lacrime, il neo papà che si sente chiamare papà dal proprio figlio.

NOSTRO”: Perché diciamo nostro e non mio? Perché il padre di Gesù che chiama padre Dio e attraverso di lui ed in lui che ci rende uniti a Dio essendo fratelli di un unico Padre e così diventa nostro, la paternità di Dio fonda la fraternità, il “nostro” esprime una relazione totalmente nuova con Dio, e ci apre all’universalità, il “mio” sembrerebbe un atto di egoismo, che poi in intimità nella preghiera del cuore lo chiamo Padre mio stammi vicino e diverso, perciò quando dice Gesù quando pregate dite “Padre nostro” perché ci rende uniti. Infatti diciamo “nostro” perché la chiesa di Cristo è una moltitudine di fratelli che hanno “un cuor solo e un’anima sola”.

Qua possiamo pensare a quando Gesù dice “Ama il tuo prossimo come te stesso”, o “Amatevi gli uni gli altri con amare fraterno”, con la carità perfetta, che è vincolo di perfezione.

CHE SEI NEI CIELI”: Perché non che “sei” nel cielo? Questa espressione biblica non indica un luogo, ma un modo di essere, Dio è al di là e al di sopra di tutto; E una formula che a prima vista sembra allontanarci dal Padre, ma, in realtà è una formula che gli ebrei indicano la presenza di Dio dall’alto che si prende cura di tutto il mondo, ci guarda e ci osserva dall’alto, il cielo poi designa la vera casa, la vera patria del padre, noi viviamo già in essa nascosti in Cristo in Dio.

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME”: Glorificare il suo nome è il riconoscerlo come Dio onnipotente e glorificarlo, dargli ogni lode, e il riconoscerlo come santo, è la santità del suo nome è riconosciuta da noi suoi figli quando noi diverremo “perfetti come e perfetto il Padre”. Come lo santifichiamo il nome di Dio? Con la nostra vita, le nostre azioni, il nostro amare l’altro come fratello ed il nostro operare che si completa nei suoi sacramenti che ci ha lasciati attraverso il sacrificio del Figlio sulla croce, se tutti lo riconoscerebbero come egli è si sta realizzando il Regno.

VENGA IL TUO REGNO”: Che cose il Regno di Dio? Gesù lo rappresenta in vari modi, con varie parabole, la Chiesa invoca la venuta finale del Regno attraverso il ritorno di Cristo nella gloria. Il Regno del Padre e la fraternità dei figli. Quali sono i frutti di questo regno, che e già qui se lo vogliamo pregustare nell’attesa della sua venuta: Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza ,bontà, fedeltà, mitezza e libertà. È la fine di ogni schiavitù e ingiustizia, egoismi malvagità ecc.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ”: La volontà di Dio, che è Padre, è la fraternità tra di noi che compie ogni giustizia.

La volontà e la facoltà di volere e di amare il bene, e la volontà che tutti gli uomini siano salvi, noi preghiamo il Padre che si unisca la nostra volontà alla volontà del Figli, unità alla Vergine e ai Santi.

COME IN CIELO COSI IN TERRA”: L’amore che è in cielo tra il Padre e il Figlio, sia in terra tra gli uomini, e cosi siano fratelli tra di loro.

L’espressione terra conclude quella prima parte della preghiera e segna il passaggio alla seconda, il cui il cielo scende sulla terra come pane, perdono e vita filiale e fraterna. Ora dopo aver santificato e invocato il Padre adesso invochiamo il nostro bisogno di figli e ci impegniamo ad amarci ad perdonarci e a servire con gratuità.

DACCI OGGI IN NOSTRO PANE QUODITIANO”: Se si fa caso anche questa innovazione che facciamo e in plurale, “dacci il nostro”, chiedo di darmi il pane per me e per i miei fratelli che sono sparsi nel mondo, perché e il pane del Padre che mi fa figlio e fratello di tutti, il pane è la vita, ma il nostro pane deve essere la sua Parola che si fa carne nell’amare i fratelli, è l’abbandono fiducioso dei figli nel Padre di cui mai ci abbandonerà.

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI”: Questa domanda che noi volgiamo ci permette di vivere come fratelli e di sentirlo come Padre. Analizziamo ogni parola: “Rimetti” in greco è mandar via, allontanare. I nostri debiti che ci stanno addosso come peso e non ci lasciano respirare, ci libera da questi pesi il perdono, la carità, l’amore.

A noi”: Come il chiedere il pane cosi chiedo per me e per tutti il perdono e la lontanza del male.

I nostri debiti”: Il termine traduce una parola ebraica che significa debito o peccato. A Dio noi dobbiamo tutto quello che siamo e abbiamo, Gesù ci insegna ancora una volta a metterci dinanzi al Padre nella verità. Noi siamo fragili, poveri e peccatori, il Padre ci conosce e conosce queste nostre debolezze e ci accoglie, ma anche noi dobbiamo accogliere e capire quelle degli altri, il perdono lo si riceve quando lo si dà.

L’amore vive di dono e di perdono: sé nel bene e dono, nel male cresce il perdono. La salvezza e passare dalla logica del debito e della colpa a quella del peccato e del perdono.

COME ANCHE NOI L’ABBIAMO RIMESSI AI NOSTRI DEBBITORI”: Si suppone che quando ci mettiamo dinanzi al Padre a chiedergli il perdono è perché già noi lo abbiamo dato al fratello e ci siamo ricongiunti e riconciliati, se non perdono non posso essere figlio! Il perdonare non è un dono che faccio a lui, ma che da lui ricevo: perdonando ricevo lo Spirito del Padre.

La misericordia entra nel nostro cuore solo se noi pure sappiamo perdonare cosi come fa il Padre verso di noi, perfino ai nostri nemici. Per questo il perdonare è il miracolo più grande che possiamo fare e donare, che fa resuscitare un morto: è nascere alla vita immortale.

FA CHE NON ENTRIAMO IN TENTAZIONE”: Dio non tenta e non ci induce in tentazione, ci può metterci alla prova quando noi lo invochiamo e gli dedichiamo la nostra esistenza, è invece colui che ci da la forza di non cadere. Le tentazione fanno parte del nostro cammino, con la tentazione noi invochiamo il Padre, perché in essa diventa luogo di vittoria e non di sconfitta. Noi chiediamo a Dio di non lasciarci soli in balia del vento. Domandiamo allo Spirito di saper discernere, da una parte, fra la prova che fa crescere nel bene e la tentazione che conduce al peccato e alla morte, dall’altra parte, fra essere tentati e consentire alla tentazione.

Questa domanda al Padre ci consente di essere uniti al figlio che sconfigge la tentazione con la preghiera.

MA LIBERACI DAL MALIGNO”: Quest’ultima domanda ci indica che colui che ci vuole dominare e il maligno, il male e satana, che ha come alleato le nostre passioni, debolezze e fragilità. L’opera di Dio e strapparci da essa e custodirci nel suo amore, solo con la preghiera incessante si può ottenere questo l’essere liberati dal male, il male si sconfigge con la carità, l’umiltà, l’amare, il perdonare.

San Francesco dove si situa in questa preghiera, sappiamo che ha fatto il commento al Padre nostro, ebbene per Francesco la preghiera del “Padre nostro” è un vero e proprio specchio di vita, è un programma di santità.

Francesco ci invita proprio ad amare e a vivere questa preghiera di Gesù. Francesco ha vissuto a pieno tutta la delizia di chiamare Dio “Padre nostro” e ci invita a chiamare anche noi Dio “Padre nostro”.

L'ABBRACCIO DI MEDJUGORJE

“Mando un angelo” San Giovanni Maria Vianney



San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, curato d'Ars

"Mando un angelo"

Benché Dio sia sufficiente a se stesso, tuttavia usa gli angeli per governare il mondo... Se vediamo Dio prendersi tanta cura della nostra vita, dobbiamo concludere che la nostra anima è cosa ben grande e preziosa, se egli usa per la sua conservazione e santificazione quanto ha di più grande nella sua corte. Ci ha dato suo Figlio per salvarci; il Figlio stesso... dà a ciascuno di noi uno o più angeli, che si occupano unicamente di chiedergli per noi le grazie e gli aiuti necessari alla nostra salvezza... Oh, l'uomo sa poco chi è veramente, e quale lo scopo per cui è stato creato! Leggiamo nella Sacra Scrittura che il Signore dice al suo popolo: "Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato" (Es 23,20)...

Dobbiamo spesso invocare i nostri angeli custodi, rispettarli e soprattutto impegnarci a imitarli in tutte le azioni. La prima cosa da imitare in loro è il pensiero della presenza di Dio... Infatti, se siamo ben permeati della presenza di Dio, come potremo fare del male? Come sarebbero ben più accette a Dio le nostre virtù e tutte le nostre opere! ... Dio disse ad Abramo: "Vuoi essere perfetto? cammina davanti a me" (Gen 17,1). Come possiamo dimenticare così facilmente il buon Dio, mentre l'abbiamo sempre davanti a noi? Perché non abbiamo più rispetto e gratitudine verso i nostri angeli, che ci accompagnano giorno e notte? ... "Sono troppo miserabile – direte forse – per meritarlo". Non solo, fratelli, Dio non vi perde un istante di vista, ma vi dà un angelo che non cessa di guidare i vostri passi. Oh, felicità troppo grande, ma troppo poco conosciuta dagli uomini!

Pensiero di San Pio n°23

sabato 10 novembre 2012

Davanti a te



Ogni giorno,
o Signore della vita,
starò davanti a te.
A mani giunte,
o Dio della terra,
starò davanti a te.
Sotto il tuo cielo senza rive,
in silenzio nascosto,
con il cuore umile,
con le lacrime agli occhi,
starò davanti a te.
In questo modo svariato,
in riva al mare del lavoro,
in mezzo agli uomini della terra,
starò davanti a te.
Quando in questo mondo
finirò il mio lavoro,
o Re dei Re,
solo, in silenzio,
starò davanti a te.


(Rabindranath Tagore)

Preghiere della moltiplicazione



1)  Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

2) Cuore Immacolato di Maria; prega per noi adesso e nell‘ora della nostra morte.

3) Santa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, salvaci.

4) Sacri Cuori di Gesù e di Maria, proteggeteci.

5) Fa’ splendere su di noi o Signore, la luce del Tuo Volto.

6) Resta con noi Signore.

7) Madre mia; fiducia e speranza, in Temi affido e abbandono.

8) Gesù, Maria; Vi amo! Salvate tutte le anime.

9) La Croce sia la mia luce.

10) S. Giuseppe, patrono della Chiesa Universale, custodisci le nostre famiglie.

11) Vieni, Signore Gesù.

12) Gesù Bambino perdonami Gesù Bambino benedicimi.

13) SS.ma Provvidenza di Dio, provvedici nelle presenti necessità

14) 0 Sangue e Acqua che scaturisci dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per

noi, io confido in Te.

15) Mio Dio, io Ti amo e Ti ringrazio.

16) 0 Gesù, Re di tutte le Nazioni, il Tuo Regno sia riconosciuto sulla terra.

17) S. Michele Arcangelo, protettore del Regno di Cristo sulla terra, proteggici

18) Pietà di me, Signore, pietà di me.

19) Sia lodato ringraziato ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento.

20) Vieni, Spirito Santo e rinnova la faccia della terra.

21) Santi e Sante di Dio, indicateci la via del Vangelo.

22) Anime Sante del Purgatorio, intercedete per noi.

23) Signore, riversai sul mondo intero i tesori della Tua infinita Misericordia.

24) Ti adoro, Signore Gesù e ti benedico, perché per mezzo della Tua Santa Croce hai

 redento il mondo intero.

25) Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.

26) 0 Gesù salvami, per amore delle Lacrime della Tua Santa Madre.

27) Venga il Tuo Regno, Signore e sia fatta la Tua Volontà.

28) 0 Dio, Salvatore Crocifisso, infiammami d’amore, di fede e di coraggio per la salvezza

 dei fratelli.

29) 0 Dio, perdona i nostri peccati, guarisci le nostre ferite e rinnova i nostri cuori affinché

 possiamo essere una sola cosa in Te.

30)  Santi Angeli custodi preservateci da tutte le insidie del maligno.

31)  Sia gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

32 )Il Dio di ogni consolazione disponga nella Sua pace i nostri giorni e ci conceda l’Amore

dello Spirito Santo.

33)  Eterno Padre, io Ti offro il Sangue Preziosissimo di Gesù, in unione con tutte le Sante

Messe celebrate oggi nel mondo, per tutte le anime Sante del Purgatorio, per i peccatori di

tutto il mondo, della Chiesa Universale, della mia casa e della mia famiglia. Amen.

Pensiero di San Pio n°22

venerdì 2 novembre 2012

Messaggio di medjugorje del 2 novembre 2012 (Mirjana)




"Cari figli, come Madre vi prego di perseverare come miei apostoli. Prego mio Figlio affinché vi dia la sapienza e la forza divina. Prego affinché valutiate tutto attorno a voi secondo la verità di Dio e vi opponiate fortemente a tutto quello che desidera allontanarvi da mio Figlio. Prego affinché testimoniate l'amore del Padre Celeste secondo mio Figlio. Figli miei, vi è data la grande grazia di essere testimoni dell'amore di Dio. Non prendete alla leggera la responsabilità a voi data. Non affliggete il mio Cuore materno. Come Madre desidero fidarmi dei miei figli, dei miei apostoli. Attraverso il digiuno e la preghiera mi aprite la via affinché preghi mio Figlio di essere accanto a voi ed affinché attraverso di voi il Suo Nome sia santificato. Pregate per i pastori, perché niente di tutto questo sarebbe possibile senza di loro.  Vi ringrazio".   

giovedì 1 novembre 2012

Preghiera per i defunti - 2



De profundis
Dal profondo a te grido, o Signore; *
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti *
alla voce della mia preghiera.

Se consideri le colpe, Signore, *
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, *
perciò avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore, *
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore *
più che le sentinelle l'aurora.

Israele attenda il Signore, *
perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione; *
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.


Preghiera per i defunti
(Tradizione Bizantina)

Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la vita al tuo mondo donasti; tu stesso o Signore, dona all'anima del tuo servo N. defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.

Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poiché non v'è uomo che viva e non pecchi; giacché tu solo sei senza peccato, e la tua giustizia è giustizia nei secoli e la tua parola è verità.

Poiché tu sei la risurrezione, la vita e il riposo del tuo servo N. defunto, o Cristo nostro Dio, noi ti rendiamo gloria, assieme al Padre tuo unigenito, con il santissimo buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Riposino in pace. Amen.


INDULGENZE PER LE ANIME DEL PURGATORIO




 INDULGENZE PER LE ANIME DEL PURGATORIO

IL GIORNO DEI MORTI
I fedeli possono lucrare un’Indulgenza Plenaria applicabile solo alle anime del Purgatorio alle seguenti condizioni:
        -visita di una chiesa (tutte le chiese o oratori)
        -recita del Pater e del Credo
        -confessione (negli 8 giorni precedenti o successivi)
        -comunione
        -preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, Ave e Gloria)

DAL 1° all’8 NOVEMBRE
Alle solite condizioni, i fedeli possono lucrare (una al giorno) una Indulgenza Plenaria applicabile alle anime del Purgatorio:
        -visitando il cimitero
        -pregando per i defunti

PREGHIERE PER I DEFUNTI

L'Eterno riposo
L'eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
Riposino in pace. Amen.


 

La vita eterna dona loro, o Signore,
fà che per essi splenda la luce perpetua,   
e che vivano nella pace.


La commemorazione dei fedeli defunti appare già nel secolo IX, in continuità con l’uso monastico del secolo VII di consacrare un giorno completo alla preghiera in suffragio per le anime purganti di defunti.
Amalario, nel secolo IX, poneva già la memoria di tutti i defunti il 2 novembre, successivamente a quelli dei Santi che erano già in cielo (1° novembre).
E’ solo con l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny che questa data del 2 novembre fu dedicata ufficialmente alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, per i quali già sant’Agostino lodava la consuetudine di pregare anche al di fuori dei loro anniversari, proprio perché non fossero trascurati quelli senza suffragio.
La Chiesa è stata sempre particolarmente fedele al suffragio e al ricordo dei defunti.
Nella professione di fede del cristiano noi affermiamo: “Credo nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei Santi…”. Per “comunione dei santi” la Chiesa intende l’insieme e la vita d’assieme di tutti i credenti in Cristo, sia quelli che operano ancora sulla terra sia quelli che vivono nell’altra vita in Paradiso ed in Purgatorio.
In questa vita d’assieme la Chiesa vede e vuole il fluire della grazia, lo scambio dell’aiuto reciproco, l’unità della fede, la realizzazione dell’amore. Dalla comunione dei santi nasce l’interscambio di aiuto reciproco tra i credenti in cammino sulla terra i i credenti viventi nell’aldilà, sia nel Purgatorio che nel Paradiso.
Il 2 Novembre è il giorno che la Chiesa dedica alla commemorazione dei defunti.
Ma anche nella messa quotidiana, sempre riserva un piccolo spazio, detto “memento, Domine…”, che vuol dire “ricordati, Signore…” e propone preghiere universali di suffragio alle anime di tutti i defunti in Purgatorio.
La Chiesa, infatti, con i suoi figli è sempre madre e vuole sentirli tutti presenti in un unico abbraccio. Pertanto, mediante e durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico della Santa Messa prega in suffragio dei morti, come per i vivi, perché anch’essi sono vivi nel Signore. Per questo possiamo dire che l’amore materno della Chiesa è più forte della morte.
Nessuno può entrare nella visione e nel godimento di Dio, se al momento della morte, in grazia di Dio, non ha raggiunto la perfezione nell’amore.
Per particolari pratiche, inoltre, come alcune preghiere, la pratica di alcune celebrazioni e le buone opere, la Chiesa offre lo splendido dono delle indulgenze, parziali o plenarie, che possono essere offerte in suffragio delle anime del Purgatorio.
Un'indulgenza parziale o plenaria offre alla persona interessata una parziale o plenaria riduzione delle pene, dovute ai suoi peccati, che sono già stati perdonati. Tale riduzione può essere fruita anche dai defunti, i quali possono essere liberati dalle loro pene parzialmente o totalmente. La commemorazione dei defunti ebbe origine in Francia all’inizio del decimo secolo.
Nel convento di Cluny viveva un santo monaco, l’abate Odilone, che era molto devoto delle anime del Purgatorio, al punto che tutte le sue preghiere, sofferenze, penitenze, mortificazioni e messe venivano applicate per la loro liberazione dal purgatorio. Si dice che uno dei suoi confratelli, di ritorno dalla Terra Santa, gli raccontò di essere stato scaraventato da una tempesta sulla costa della Sicilia; lì incontrò un eremita, il quale gli raccontò che spesso aveva udito le grida e le voci dolenti delle anime purganti provenienti da una grotta insieme a quelle dei demoni che gridavano contro lui, l’abate Odilone.
Costui, all’udire queste parole, ordinò a tutti i monaci del suo Ordine cluniacense di fissare il 2 Novembre come giorno solenne per la commemorazione dei defunti. Era l’anno 928 d. C. Da allora, quindi, ogni anno la “festa” dei morti viene celebrata in questo giorno.
Da allora quel giorno rappresenta per tutti una sosta nella vita per fare un esame di coscienza, e ricordare con una certa nostalgia il passato, vissuto con i nostri cari che il tempo e la morte han portato via, il bene che coloro che ci hanno preceduti sulla terra hanno lasciato all’umanità.
Il 2 Novembre, poi, con un tremendo monito, ci riporta alla realtà delle cose richiamando la nostra attenzione sulla caducità della vita e alla salvezza della nostra anima. Questo pensiero richiama il fluire del tempo intorno a noi e in noi. [...]
E ricorda che la morte può arrivare senza alcun preannunzio, improvvisamente. Si dice che la morte sia spaventosa: ma non è tanto la morte in sé a terrorizzarci, quanto piuttosto l’atto del morire ed il giudizio susseguente di dannazione o di salvezza eterna.
E’, infatti, il terrore di un attimo e non dell’eternità a spaventarci. Dunque sorgono molte domande: come sarà quel momento? Quanto durerà? Chi mi assisterà? Sarò solo? Dove sarò? In casa, per strada, al lavoro, mentre prego o sono distratto in altre faccende? Quando mi sorprenderà? Il pensiero di trovarsi soli, faccia a faccia con la morte, vittima ed esecutore, può produrre disagio e paura mentre si è in vita. Eppure per i veri cristiani non dovrebbe essere così. [...]
Per questo, vista nella luce di Dio la morte diventa o dovrebbe diventare un dolce incontro, non un precipitare nel nulla, ma il contemporaneo chiudersi e aprirsi di una porta: la terra e il cielo si incontrano su quella porta. Del resto il pensiero della morte ritorna ogni volta che ci rivolgiamo alla Madonna con la preghiera del Rosario: “Santa Maria, madre di Dio prega per noi, adesso e nell’ora della nostra morte”. Si è detto che la morte sia la prova più dura della vita, ma non è vero.
E’ l’unica cosa che tutti sanno di dovere affrontare! Il giovane e il vecchio centenario, l’intelligente e l’idiota, il santo ed il peccatore, il papa e l’ateo. Come passiamo dall’infanzia alla giovinezza, dalla giovinezza alla maturità e poi alla vecchiaia, così si passa dalla vita alla morte. Vista nella luce di Dio la morte diventa un dolce incontro, non un tramonto, ma una bellissima alba annunciatrice della vita eterna con Dio insieme agli angeli e ai santi che ci hanno preceduto in terra.

tratto da un opera di Don Marcello Stanzione
fonte: santiebeati.it

Orazioni per i nostri defunti

clip_image002PREGHIERA DETTATA DA GESU’ A S. MATILDE PER I DEFUNTI

Padre nostro che sei nei cieli Io ti prego, o Padre celeste, perdona alle povere anime del purgatorio, perché esse non hanno amato Te, loro Signore e Padre, che Tu, per pura tua grazia, hai fatto tue figlie, e non ti hanno reso quell’onore, che ti dovevano, ma Ti hanno allontanato col peccato dal loro cuore, dove Tu volevi abitare sempre. Per lavare quei debiti io Ti offro quell’amore e onore, che il Tuo Unigenito Figlio Ti ha reso durante tutta la sua vita sulla terra, e tutte le azioni e gli atti di penitenza e soddisfazione, con cui Egli ha lavato i peccati degli uomini e li ha espiati. Amen! 

Sia santificato il tuo nome Io Ti supplico incessantemente, o buonissimo Padre, perdona alle povere anime, perché esse non sempre hanno degnamente onorato il Tuo Santo nome, ma invece così spesso lo hanno avuto superficialmente sulla bocca e con una vita di peccato si sono rese indegne del nome di cristiane. In riparazione di questi loro peccati, io Ti offro tutto l’onore, che il Tuo amatissimo Figlio Ti ha reso sulla terra con la sua predicazione e le sue opere per il Tuo Nome. Amen!

Venga il tuo regno Io Ti prego, amabilissimo Padre, perdona alle povere anime, perché esse non sempre e con grande desiderio hanno cercato Te e il tuo regno con premurosa diligenza. Per riparazione della loro superficialità nel fare il bene, io Ti offro i santi desideri di Tuo figlio, con i quali Egli desidera e chiede, che anch’esse siano coeredi del suo Regno. Amen!

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra Io Ti prego, o benignissimo Padre, perdona alle povere anime perché non sempre hanno sottoposto la loro volontà alla Tua e non hanno cercato di compierla in tutte le cose, ma troppo spesso sono vissute secondo il proprio volere e così hanno agito. Per la loro disubbidienza io Ti offro la perfetta unione dell’amorosissimo Cuore di Tuo Figlio con la Tua santissima volontà, e la sua profonda sottomissione con cui Egli Ti fu ubbidiente fino alla morte in croce. Amen!

Dacci oggi il nostro pane quotidiano Io Ti prego, Amabilissimo Padre, perdona alle povere anime, perché non sempre hanno ricevuto il Santissimo Sacramento dell’altare con profondo desiderio, ma spesso senza devozione o perfino indegnamente, oppure hanno trascurato di riceverlo. Per questi loro peccati io Ti offro la grande Santità e la devozione di Gesù Cristo, Tuo Figlio, come pure il suo grande amore con cui Egli ci ha fatto questo santissimo dono e ci ha dato questo altissimo Bene. Amen!

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori Io Ti prego, buonissimo Padre perdona alle povere anime del purgatorio tutti i debiti, che esse si sono assunti su di se con i sette peccati capitali, e soprattutto, perché esse non hanno amato i loro nemici e non hanno voluto perdonare loro. Per questi peccati io Ti offro l’amorosa preghiera, che Tuo Figlio ti ha rivolto sulla Croce per i suoi nemici. Amen!

E non ci indurre in tentazione Io Ti prego, o benignissimo Padre, perdona alle povere anime, perché esse tanto spesso non hanno opposto alcuna resistenza alle tentazioni e alle loro passioni, ma hanno seguito il maligno nemico e hanno accontentato i desideri della carne. Per questi loro molteplici e diversi peccati io Ti offro la gloriosa vittoria di Gesù Cristo, con cui Egli ha vinto il mondo, e il suo lavoro, le sue fatiche, la sua santissima vita e la sua amara Passione. Amen!

Ma liberaci dal male E per tutti i castighi per i meriti del Tuo amatissimo Figlio, e conduci le povere anime e noi nel Regno dell’eterna gloria, che sei Tu stesso. Amen!

clip_image004ORAZIONE DI S. GERTRUDE

per i defunti

Santa Geltrude, recitando queste orazioni insieme con 1'Ufficio, chiedeva al Signore quanto e come gli fosse accetta l'opera di coloro che così pregavano. Ed il Signore rispose: "La gradisco tanto ed è come se liberassero me stesso dalla prigionia ogni volta che con queste preghiere si libera un'Anima dalle sue pene. Ricambierò al momento opportuno queste opere di carità, secondo l'onnipotenza della mia generosità".


De profundis: Dal profondo a Te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: perciò avremo il tuo timore. Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella tua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

PRIMA ORAZIONE
Ti saluto e benedico, dolcissimo Gesù, Ti adoro con tutto il mio cuore e Ti ringrazio per l’amore che ci hai manifestato con la tua incarnazione, la nascita nella povertà e per averci lasciato Te stesso nel Santissimo Sacramento. Ti prego di unire questa mia preghiera, che Ti offro per la cara Anima del defunto (nome) ai meriti della tua santissima vita. Con l’abbondante grazia di tale preghiera desidero supplire e compensare perfettamente ciò che questa Anima ha trascurato nelle tue lodi, nelle preghiere, virtù e buone opere che avrebbe dovuto compiere per tuo amore, avrebbe potuto con la tua grazia e non ha fatto con pura intenzione e perfettamente. Amen. L’eterno riposo. De profundis.

SECONDA ORAZIONE
Ti saluto e benedico, dolcissimo Gesù, Ti adoro e Ti ringrazio per l’amore infinito che ci hai manifestato quando Tu, Creatore dell’universo, per Redimerci Ti sei reso Vittima inerme nelle mani degli uomini che Ti hanno legato, trascinato, battuto, insultato, flagellato, coronato di spine e condannato a morte, spogliato, crocifisso, fino a morire d’una morte terribile sulla croce, con il cuore trafitto da una lancia. Mi unisco al tuo immenso amore offrendoti queste mie orazioni e Ti prego, per i meriti della tua santissima Passione e Morte, di cancellare ciò che l’Anima per la quale Ti prego ha fatto contro la tua volontà ha fatto con pensieri, parole ed opere. Ti prego pure di offrire a Dio Padre i tuoi meriti, ogni pena e dolore del tuo Corpo piagato e della tua Anima addolorata per riparare alle mancanze commesse da quest’Anima e soddisfare così la tua giustizia. Amen. L’eterno riposo. De profundis.

TERZA ORAZIONE 
Ti saluto e benedico, dolcissimo Gesù, Ti adoro e Ti ringrazio per l’amore e la bontà con cui Tu, risorgendo ed ascendendo al Cielo, glorificasti la nostra umanità già vinta dalla morte, e la collocasti alla destra del Padre. Ora ti prego che l’Anima per la quale Ti supplico possa presto partecipare alla tua gloria e al tuo trionfo. Amen. L’eterno riposo. De profundis.

QUARTA ORAZIONE 
Ti saluto e benedico, dolcissimo Gesù, Ti adoro e Ti ringrazio per tutti i benefici di cui hai colmato la tua gloriosa Madre e tutti i tuoi eletti. Desidero unirmi ora all’amore dei tuoi Santi che Ti glorificano e Ti ringraziano per la salvezza ottenuta per mezzo della tua Incarnazione, Passione e Resurrezione e Ti prego di supplire con i meriti e con le preghiere della tua e nostra Madre Immacolata e dei Santi a quanto manca a quell’anima per giungere nella Patria beata e poter godere per sempre della tua presenza. Amen. L’eterno riposo. De profundis.







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...