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sabato 30 giugno 2012

L'amicizia cristiana.

Non si dirà mai abbastanza quanto sia preziosa l' amicizia cristiana e di quali ascenzioni spirituali possa essere l'origine. 
" Un 'amicizia è una grande benedizione di Dio".
" Noi dobbiamo pensare all'amicizia profonda che ci unisce sotto la luce di questa unione con Dio così desiderabile per noi e per i nostri fratelli. Quest'amicizia ci procura dolcezza, riposo dello spirito, ed è una grazia grande, ma può fare anche di più. Mi pare che fra i figli di Dio dovrebbe regnare l'immagine della fraternità la quale dovrebbe essere il pungolo alla nostra voglia di essere migliori ". 
A. Martel

 "Le racconto cose molto interessanti, sorella ed amica mia; non esiste sulla terra un'anima alla quale mi aprirei in questo modo, ma il buon Dio l'ha messa sulla mia strada perchè forse mi vedeva, nonostante tenerezze preziose, molto isolata spiritualmente. Ha voluto darmi la dolcezza, il conforto di un affetto interamente religioso. Che ne sia benedetto! Non sa quanto bene fa all'anima mia. Non abbiamo neppure bisogno di parole perchè questa unione tanto buona sia in noi poichè è del tutto soprannaturale; perciò non tema di rimanere a lungo senza scrivermi. Per nulla al mondo vorrei toglierla ai suoi cari malati, e ,nonostante la gioia che provo nel ricevere le sue lettere, non ho bisogno di esse per sentir l'anima sua unita alla mia. Ci troviamo nel cuore di Gesù e vicino al tabernacolo, sopratutto nel benedetto istante della Comunione. Talvolta, durante il giorno, mi porto in spirito nella sua Cappella e offro al Nostro Signore la mia adorazione e le mie preghiere. E il mio cuore la segue vicino ai suoi malati, invidiando il bene che fa, ma siccome quello che importa è la divina Volontà, mi dico che le mie fastidiose malattie, le privazioni che comportano e le monotonie che rappresentano sono egualmente una forma d'azione e che Dio saprà disporne a vantaggio delle anime e a vantaggio della sua gloria. Che gioia in questo pensiero, non è vero? 
Signora Leseur 
" Non siamo mai separate perchè viviamo ed agiamo per lo stesso adorato Maestro, perchè ci troviamo vicino a Lui al Tabernacolo, sia nelle ore di preghiera e di raccoglimento, ma ciò non impedisce che trovi una gran dolcezza e ancor più, un vero conforto, nel venire talvolta a riposare il mio cuore presso al suo, a rifugiare l'anima mia all'ombra della sua cara anima. E' così bello sentire che, lontano, un essere caro, una vera sorella spirituale si unisce a noi che la distanza fra lei e noi non esitìste più, dato che in Dio non ci sono distanze e dato che il cuore di Gesù è il punto di incontro di tutti i cuori". 
 Signora Leseur

Ma per essere cristiana, l'amicizia dovrà essere santificata dalla religione. Gli amici pregheranno gli uni per gli altri.
"che il buon Dio ti custodisca e ti faccia fruttificare come un albero su sponde di acque vive".
Giacomo Maritain:
da una lettera a Psichari

" Ho non dubitare, fratello dilettissimo del mio ardente affetto, tu, colui al quale debbo di più sulla terra e per cui prego senza posa con tutta l'anima...
" Voglio scriverti da tempo e ieri, festa di San Lorenzo, a te più che mai. Ma è propio inutile scrivere quando ci si sente uniti come lo siamo, innestati sul medesimo tronco, viventi della medesima linfa ".
Psichiari: dalla risposta alla precedente lettera di G. M. 


I veri amici sentono il dovere della correzione fraterna tanto importante per ogni progresso spirituale, e in pratica tanto rara!
"A proposito, da qualsiasi parte mi giri, mi accorgo che sono di una insoportabile vanità, che non ho un briciolo di modestia. Veglia su me, te ne prego; è il dovere di un vero amico: avvertimi te ne scongiuro. Più rimproveri mi farai, più ti considererò amico mio; poichè spero di saper ascoltare almeno la verità".
"Se vuoi convincermi che accogli favorevolmente la mia amicizia e la mia fiducia, esigo da te che tu sia inesorabile verso tutto ciò che vedrai di reprensibile in me e me ne avverta senza riguardi immediatamente: è la miglior prova di un' amicizia vera e cristiana, a questa sola condizione riconoscerò la tua".
Montalembert a Cornunet
"Ti sono grato mille volte quando acconsenti a rilevare i miei difetti, poichè la mia bisaccia è talmente sulla schiena che mi riesce impossibile conoscerne il contenuto ( benchè spesso avverta la presenza del carico). Mentre sei in viaggio, rifletti a quello che sarebbe più conveniente, tanto per gli affari quanto per i ragazzi e scrivimelo "... " E probabile - anzi certo -  che accetterei volentieri di essere criticato per A. B.C., tre difetti che non possiedo, mentre mi renderebbe furioso un accenno a D. il difetto che salta agli occhi di tutti! Ebben parlami di quest'ultimo e mi renderai un grande servizio. Dopo un mese riattacca, poichè, se intendiamo veramente sradicare un difetto, occorre che il nostro amico abbia la carità di avvertircene molto spesso. Tanto più insito in quanto sei il solo che mi renda il più prezioso di tutti i servizi". 
Harmel al fratello


La vera amicizia cristiana ha il suo fondamento in Dio e non è eslusiva ne statica.
" Si, ci amiamo , ma non ci amiamo per averne un aumento di piacere personale, ci amiamo per Dio, che ci ordina di rimanere strettamente uniti. E ci amiamo anche per tutti. Vorremo che il nostro amore servisse di esempio. Ci auguriamo che le nostre file s' ingrossino molto a dismisura, e non per formare una conventicola di esclusivisti. In tal caso, se trovate che quanto facciamo è bello, venite con noi: e imparate da noi dal nostro grande fratello Gesù come si possa dare la propia vita per gli amici".


Tratto da : La vita spirituale nel pensiero dei laiciGarnier, A. (1954).Roma: Edizioni Paoline.

venerdì 29 giugno 2012

L’ATTO D’AMORE



L’ATTO D’AMORE
(dagli scritti di San Giovanni della Croce)

Un atto di amore perfetto di Dio compie immediatamente il mistero dell’unione della’anima a Dio. Quest’anima, fosse pure colpevole delle massime e più numerose colpe, con quest’atto conquista immediatamente la grazia di Dio con la condizione della successiva confessione sacramentale.
L’atto di amor di Dio è l’azione più semplice, più facile, più breve che si possa fare.
Basta dire con semplicità: “Mio Dio, io ti amo”.

L’atto d’amore: “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime”
(Da “Il Cuore di Gesù al mondo” di P.Lorenzo Sales. Editrice Vaticana  1999)

Promesse di Gesù per ogni atto d’amore:

“Ogni tuo atto d'Amore rimane in eterno...
Ogni" "GESU' TI AMO " attira ME nel tuo cuore…
Ogni tuo atto d'Amore ripara per mille bestemmie...
Ogni tuo atto d'Amore e' un'anima che si salva perche' ho sete del tuo Amore e per
un tuo atto d'Amore creerei il Paradiso..
L'atto di Amore ti va a valorizzare al massimo ogni istante di questa vita terrena, facendoti osservare il Primo e Massimo Comandamento: AMA DIO CON TUTTO IL TUO CUORE, CON TUTTA LA TUA ANIMA, CON TUTTA LA TUA MENTE, CON TUTTE LE TUE FORZE. " (Parole di Gesu' a Suor Consolata Betrone).



Messaggio d'amore che il Sacro Cuore di Gesù manda al mondo per salvarlo.


Mentre il mondo è atomizzato e disintegrato dall'odio degli uomini e dei popoli, Gesù vuole rinnovare e salvare dall'amore.Vuole salire in cielo le fiamme d'amore che neutralizzano le fiamme dell'odio e dell'egoismo.A tal fine, ha insegnato a suor M. Consolata Bertrone un atto d'amore molto semplice da essere ripetuta frequentemente, promettendo che ogni atto d'amore salverà l'anima di un peccatore e riparare mille bestemmie.

La formula di questa legge è:"Gesù, Maria, ti amo, salvate anime"

Ci sono i tre amori: Gesù, Maria e le anime che ama il Signore e che non vogliono perdere, dopo che Lui aver versato il suo sangue per loro.Gesù gli disse: "Think of Me e le anime in me, ad amarmi, al fine di salvare le anime (22 agosto 1934) ha aggiunto:.. Il rinnovo della presente legge de essere frequente implacabile: Giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto
"(21 maggio 1936).


"Consolata, dì alle anime che preferisco un atto d'amore ad ogni altro dono che mi possono dare" ... "Ho sete d'amore" ... (16 dicembre 1935).Questo atto è la via del cielo. Con esso si adempie il comandamento della Legge: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" ... e il prossimo tuo come te stesso.

Con questo atto continuo d'amore diamo a Dio l'atto più eccellente: l'amore delle anime. Con questa preghiera possiamo comunicare costantemente con Dio. Ogni ora, ogni minuto, cioè, ogni volta che vogliamo. E possiamo farlo senza sforzo, con facilità. Si tratta di una preghiera perfetta, molto facile per uno studioso o un ignorante. Così facile per un bambino e un anziano, tutto può essere elevato a Dio in questo modo. Anche una persona morente può pronunciare più con il cuore che con le labbra questa preghiera.

Questa preghiera include tutte:

Le anime del Purgatorio, la Chiesa militante, le anime innocenti, i peccatori, i moribondi, i pagani, tutte le anime. Con essa è possibile chiedere la conversione dei peccatori, l'unione delle Chiese, la santificazione dei sacerdoti, le vocazioni al sacerdozio e dello stato religioso. Un atto d'amore mandato a Dio e alla Beata Vergine Maria può decidere la salvezza di un morente, la riparazione per mille bestemmie, e come ha detto Gesù a suor Consolata: 
"Vuoi fare penitenza? Amami!" Ha detto Nostro Signore a Suor Consolata. 


A proposito, ricordate le parole di Gesù Cristo alla Maddalena penitente dette al fariseo Simone: "Le sono rimessi molti peccati, perché ha molto amato".

 "Gesù, Maria, ti amo, salvate anime", pronunciate in aumento, ci faranno sorridere durante la giornata ci aiuteranno a meglio adempiere i nostri doveri in campo, ufficio, strada, ecc. Pronunciate con facilità, senza distrazioni e con piacere. 

"Gesù, Maria, ti amo, salvare le anime," santificano le sudorazioni, ammorbidiscono le sanzioni. Cambiano la tristezza in gioia. Sostengono e confortano nelle lotte della vita. Guidano in tentazioni. Fanno far bene il lavoro. Fan piangere di gioia. Rafforzano e confortano nella malattia. E portano benedizioni sul lavoro e le famiglie.


"Gesù, Maria, ti amo, salvate anime". Aiutano a calmare la rabbia e la rabbia si trasformano in dolcezza. Rendono bene per male. Con un effetto che conduce a nobili parole vere, grandi opere ed eroico sacrificio, luci che illuminano la vostra comprensione di soprannaturale, incoraggiano bene e ritrattanoil male. È possibile ottenere il pentimento del peccatore,  alimentare la fede e fanno venire voglia di felicità eterna.Dio merita di essere amato perchè è il nostro bene più alto. Questa invocazione è una canzone dolce per Gesù e Maria.

Come è dolce ripeterla spesso! Come è piacevole attizzare il fuoco dell'amore di Dio!E dopo averla ripetuta migliaia di volte durante la tua vita, quanto sarà felice è l'ora di morire, e con quanta gioia salterà  tua l'anima ad abbracciare Gesù e Maria in cielo!


Gesù disse a Suor Consolata:"Ricordati che un atto d'amore decide l'eterna salvezza di un'anima e vale a riparare più di mille bestemmie . In cielo si conosce il suo valore e la fecondità per salvare le anime"."Non perdere tempo, ogni atto d'amore è un'anima." Quando hai tempo libero e non hai niente altro da fare, prendi la tua corona del Rosario tra le mani e ciascun grano ripeti: "Gesù, Maria, ti amo, salvate anime" ... In quattro o cinque minuti che hai fatto passare tra le dita tutti i grani  hai salvato 55 anime dei peccatori e avrai riparato 55.000 bestemmie.

Agostino dice: "Colui che salva una sola anima, ha la sua salvezza", e chi ha salvato centinaia di migliaia o addirittura milioni di anime, con un mezzo più semplice e agevole, senza uscire di casa, non le si assegnerà il Cielo?

Nostro Signore ha chiesto suor Consolata di ripetere spesso l'atto d'amore ed essere costante, vale a dire, continuamente, e continuamente molte anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno a salvarli ... Tutto ciò che possiamo fare  è ripetere questo atto d'amore: "Gesù, Maria, vi amo, salvate
le anime" molte anime che andrebbero all'inferno le iniziamo a renderle felici per sempre in cielo. Le anime salvate con questo atto d'amore, un giorno saranno la nostra corona di gloria in cielo.

Anche ad uno manualmente occupato è possibile ripetere questo atto di amore con la mente e ha lo stesso valoreha detto Nostro Signore a Suor Consolata.

E perché non abbiamo potuto fare lo stesso invece di perdere tempo prezioso in discussioni inutili?
Ripetendo spesso questo atto d'amore, si accumulano preziosi tesori per il Cielo.Sono tanti coloro che sono stati salvati sono in cielo per aver amato Dio. I gradi di gloria in cielo sono misurati con l'intensità dell'amore che le anime hanno praticato nella vita.Solo allora ci renderemo conto del valore di un atto di amore e la sua fecondità nel salvare le anime.

Suor Consolata uno giorno chiese a Gesù: "Gesù mi insegni a pregare?."
Ed ecco la risposta divina: "Non sai  pregare? C'è qualche più bella preghiera che è più piacevole dell'atto d'amore?"


PREGHIERA AGLI APOSTOLI




PREGHIERA AGLI APOSTOLI

I. O santi Apostoli, che rinunciaste a tutte le cose del mondo per seguire al primo invito
il grande maestro di tutti gli uomini, Cristo Gesù, otteneteci, vi preghiamo, che anche noi viviamo 
con il cuore sempre staccato da tutte le cose terrene e sempre pronti a seguire le divine ispirazioni.
Gloria al Padre...

II. O santi Apostoli, che, istruiti da Gesù Cristo, impiegaste tutta la vita nell'annunciare ai diversi popoli
il Suo Divino Vangelo, otteneteci, vi preghiamo, di essere sempre fedeli osservanti di quella
Religione santissima che voi fondaste con tanti stenti e, a vostra imitazione, aiutateci a
dilatarla, difenderla e glorificarla con le parole, con le opere e con tutte quante le nostre forze.
Gloria al Padre...

III. O santi Apostoli, che dopo aver osservato e incessantemente predicato il Vangelo,
ne confermaste tutte le verità sostenendo intrepidi le più crudeli persecuzioni e i più tormentosi
martìrii in sua difesa, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di essere sempre disposti, come voi,
a preferire piuttosto la morte che tradire in qualsiasi maniera la causa della fede.
Gloria al Padre...

Per altre preghiere cliccare---->QUI



Cenni storici sulla festività di oggi




La festa, o più esattamente la solennità, dei Ss. Pietro e Paolo è una delle più antiche e più solenni dell'anno liturgico.

Essa venne inserita nel santorale ben prima della festa del Natale e vi era già nel secolo IV la costumanza di celebrare in questo giorno tre S. Messe: la prima nella basilica di S. Pietro in Vaticano, la seconda a S. Paolo fuori le Mura e la terza nelle catacombe di S. Sebastiano, dove le reliquie dei due apostoli dovettero essere nascoste per qualche tempo per sottrarle alle profanazioni. C'è un'eco di quest'abitudine nel fatto che oltre alla Messa del giorno è previsto un formulario per la Messa vespertina della vigilia. Dopo la Vergine SS. sono proprio S. Pietro e S. Paolo, insieme a S. Giovanni Battista, i santi ricordati più frequentemente e con maggiore solennità nell'anno liturgico: oltre alla festa del 29 giugno ci sono infatti le ricorrenze del 25 gennaio (conversione di S. Paolo), 22 febbraio (cattedra di S. Pietro) e 18 novembre (dedicazione delle basiliche dei Ss. Pietro e Paolo).

Per lungo tempo si ritenne che il 29 giugno fosse il giorno nel quale, nell'anno 67, S. Pietro sul colle Vaticano e S. Paolo nella località ora denominata Tre Fontane testimoniarono la loro fedeltà a Cristo con l'effusione del sangue.

In realtà, anche se il fatto del martirio è un dato storico inoppugnabile, ed è inoltre storicamente garantito
che esso avvenne a Roma durante la persecuzione neroniana, è incerto non solo il giorno, ma persino l'anno della morte dei due apostoli. Mentre infatti per S. Paolo vi è una certa concordanza di testimonianze antiche per l'anno 67, per S. Pietro vi sono pareri discordi, e gli studiosi sembrano preferire ora il 64, l'anno in cui, come attesta anche lo storico pagano Tacito, "un'ingente moltitudine" di cristiani perì nella persecuzione
seguita all'incendio di Roma.

Sembra poi che la festa del 29 giugno sia stata la "cristianizzazione" di una ricorrenza pagana che esaltava la figura di Romolo e Remo, i due mitici fondatori della Città Eterna. S. Pietro e S. Paolo, infatti, pur non essendo stati i primi a portare la fede a Roma, sono realmente i "fondatori" della Roma cristiana: l'antico inno liturgico"Decora lux aeternitatis" li definiva "Romae parentes", procreatori di Roma, e uno degli inni del nuovo breviario  parla di Roma che, "fundata tali sanguine", "celsum verticem devotionis extulit". 
La parola e il sangue sono il seme con cui i Ss. Pietro e Paolo, uniti a Cristo, hanno generato e generano la Roma cristiana e la Chiesa intera.
Segnalato da :Graziella Raneri

giovedì 28 giugno 2012

Il silenzio



L'uomo vive nel rumore
Nella civiltà delle parole;
non sa più cosa è il silenzio.

La vita nasce nel silenzio.
L'uomo muore nel silenzio,
Dio s'incontra nel silenzio.

Il silenzio è indispensabile
per la vita dell'uomo;
Esso ti stimola a pensare,
ti serve per non sbagliare,
ti dispone ad ascoltare,
ti aiuta a pregare.


(fonte non specificata)

Se riesci a non parlare…



Se riesci a non parlare
 quando hai bisogno di parlare.
Se riesci a non parlare,
quando desideri far sapere quanto vali,
se riesci a non parlare,
quando ti viene voglia di parlare male degli altri.
Se riesci a non parlare,
quando stai per emettere giudizi e sentenze,.
se riesci a non parlare,
prima d’aver pensato a cosa serve il tuo parlare…
……….allora sai parlare.

                                                                       
Se desideri diventare forte,
impara ad accettare le tue debolezze.
Se desideri stare in buona salute,
impara ad eccettare le malattie.
Se desideri diventare ricco,
impara a vivere da povero.
Se desideri avere tanti amici,
impara a stare solo.
Se desideri essere stimato da tutti,
impara a non aver bisogno di stima.
Per ottenere tutte le cose che desideri
devi prima imparare…
…a fare a meno di esse.

lunedì 25 giugno 2012

MESSAGGIO DEL 25 GIUGNO 2012





"Cari figli! Con la grande speranza nel cuore anche oggi vi invito alla preghiera. Se pregate figlioli, voi siete con me, cercate la volontà di mio Figlio e la vivete. Siate aperti e vivete la preghiera; in ogni momento sia essa sapore e gioia della vostra anima. Io sono con voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".


Fonte testo e immagine: www.medjugorje.hr
.

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domenica 24 giugno 2012

San Giovanni Battista, un esempio per noi



Giovanni è il "precursore", cioè colui che precede Gesù nella nascita e nella morte.
Giovanni è l'amico dello sposo, colui che gioisce solo a sentirne la voce.
Giovanni è la voce, che prepara la venuta della Parola.
Giovanni è profeta ed è più di un profeta; il più piccolo è il più grande tra i nati di donna.
Giovanni è un "dito" che indica l'Agnello; Giovanni è un "dito" puntato che ripete: non ti è lecito!
Giovanni è una lampada che arde e risplende.
Giovanni è l'immagine del vero credente che diminuisce per far crescere l'altro: il Figlio di Dio.
Giovanni è colui che perde la testa solo per la Verità.

mons. Giuseppe Giudice

sabato 23 giugno 2012

Messaggio da Medjugorje a Ivan 22 Giugno 2012 - ore 22 sul Podbrdo .




Ivan ha detto:
«Ecco ciò che è più importante dell’incontro di stasera con la Madonna, descritto con queste parole che io ho: anche stasera la Madonna è venuta a noi molto gioiosa e felice e, all’inizio, ci ha salutati col suo materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei”. Dopo questo la Madonna ha pregato qui su tutti noi con le mani distese per un tempo prolungato, ha pregato nella sua lingua aramaica. Dopo questo ci ha benedetti tutti con la sua benedizione materna ed ha benedetto tutto ciò che avete portato perché venisse benedetto. La Madonna stasera ha pregato in modo particolare qui su voi malati presenti, poi la Madonna ha detto:

Cari figli, anche oggi vi invito di nuovo: decidetevi per Gesù, decidetevi ed andate insieme a Lui nel futuro. Sono con voi, cari figli, perché mio Figlio mi ha permesso di rimanere così tanto insieme a voi, perché desidero guidarvi, istruirvi, educarvi, desidero guidare tutti voi a mio Figlio, desidero guidare tutti voi al Paradiso. Perciò anche oggi vi invito di nuovo: decidetevi per Lui, mettetelo al primo posto nella vostra vita. Cari figli, questo mondo in cui voi vivete è passeggero, perciò decidetevi: decidetevi per la pace, vivete la pace; decidetevi per la preghiera, pregate, cari figli, pregate, pregate. Grazie, cari figli, anche oggi per aver risposto alla mia chiamata.

Poi io ho raccomandato tutti voi, tutti i vostri bisogni, le vostre intenzioni, le vostre famiglie e in modo particolare tutti i malati. Poi è seguita una conversazione mia con la Madonna e della Madonna con me, che resta solo tra di noi, e dopo questa conversazione la Madonna se n’è andata in preghiera nel segno della luce e della croce col saluto: “Andate in pace cari figli miei”.
Questo stasera è ciò che è stato più importante, detto con queste mie parole. Grazie!».


Fonte: Radio Maria

venerdì 22 giugno 2012

Il coraggio e la certezza dell'amore

Dammi il supremo coraggio dell'amore.
Questa è la mia preghiera:
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temprami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza dell'amore.
Questa è la mia preghiera:
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di amare
sempre e ad ogni costo.

(Rabindranath Tagore)

SOLO PER OGGI...



SOLO PER OGGI...
Non accettare per niente
e rimanda al mittente i tuoi:
“Non so fare questo.”
“Faccio male quello.”
“E’ colpa mia se…”
“Non sono poi tanto intelligente.”…
…Perché hai capito che se non ti stimi,
gli altri non ti stimeranno.

Solo per oggi
Amati nonostante che:
 il tuo buon carattere,
il tuo calmo temperamento,
e la tua forte personalità
si sono persi nel vento.
hai capito che per amare gli altri
devi prima amare te stesso.

Solo per oggi
Trattati con i riguardi
che riservi alle persone importanti.
hai capito che per valere molto
devi vincere il brutto pensiero di valere poco.

giovedì 21 giugno 2012

Preghiera della sera a Gesù nostro pastore




Signore, nostro Pastore!
Poiché riponiamo in te ogni nostra fiducia,
possiamo ora prenderci un po’ di riposo
per tornare domani alla nostra fatica quotidiana.

Continua a sostenerci e a guidarci:
ne abbiamo tutti bisogno,
ognuno a suo modo.
Sii e resta per noi e per tutti
il Dio che è nostro soccorso,
in mezzo all’agitazione turbolenta, disordinata,
oppressiva e tormentata del nostro tempo.

Manifestati ovunque come il Signore
dei credenti e dei non credenti,
dei savi e degli insensati,
dei sani e dei malati;
come il Signore della nostra povera Chiesa;
come il nostro Protettore,
nelle mani del quale possiamo affidarci,
ma anche come nostro Giudice
davanti al quale, nell’ultimo giudizio,
siamo chiamati a rispondere.

Raccomandiamo alla tua presenza e alla tua guida
tutto il nostro ambiente,
gli abitanti di questa città e di questo Paese,
tutti gli altri uomini.
Tu hai modo di parlare loro,
di consolarli e di esortarli;
non trascurarli e non ci abbandonare
affinché ci sia luce dove c’è oscurità,
pace dove ci sono conflitti,
coraggio e fiducia ove regnano
inquietudine e paura.

Karl Barth

martedì 19 giugno 2012

"Il nostro amore speciale": il ricordo di Chiara Corbella nelle parole del marito Enrico



Guarda il video su gloria tv

“Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”. E’ questa una frase che Chiara Corbella, una giovane ragazza romana di 28 anni, ha scritto al figlio Francesco prima di morire, una settimana fa, per un tumore scoperto al quinto mese di gravidanza. Una maternità affrontata con forza dopo la scelta di rimandare le cure alla nascita del bambino. Era la terza gravidanza di Chiara: Maria e Davide erano scomparsi poco dopo il parto. Entrambi erano nati con gravi malformazioni. “I nostri cuori innamorati sulla Croce”: così ha dettoEnrico Petrillo, il marito di Chiara che al microfono di Benedetta Capelli (Radio Vaticana) ha voluto dare la sua testimonianza.

lunedì 18 giugno 2012

Tutti dietro a Chiara di Costanza Miriano




di Costanza Miriano


Sono una privilegiata perché sabato mattina, nella Festa del Cuore Immacolato di Maria, ho assistito al funerale di Chiara Corbella Petrillo, e ho accompagnato una nuova sorellina in cielo, una sorella a cui vorrei andare dietro, mettendomi in fila, insieme alle mille persone che erano in chiesa, e alle migliaia che stanno imparando a conoscere la sua storia. Migliaia che presto saranno milioni, perché bonum est diffusivum sui, il bene è contagioso.
Conoscevo indirettamente Chiara da anni, attraverso una comune amica che mi raccontava le tappe della sua vita quando ci incontravamo davanti all’asilo o al parco. Questo mi ha aiutato a raccapezzarmi un po’, integrando con quello che sapevo l’omelia, della quale ho sentito credo una decima parte, a causa di un impianto audio difettoso ai piani superiori del matroneo. La chiesa infatti era stracolma, e noi sei – anche i bambini sono venuti e sono stati buoni oltre due ore, perché l’importanza del momento era evidente anche a loro – siamo riusciti a infilarci solo salendo le scale, e anche lì sopra solo la seconda fila era libera. Chiedo appunto a chi era sotto e ha sentito le parole di padre Vito e quelle del marito, Enrico, e quelle del cardinal Vallini di integrare con i commenti quello che ho perso, perché il chicco di frumento che ha accettato di morire porti più frutto possibile.
A concelebrare c’erano oltre venti sacerdoti, tra cui il nostro don Fabio Bartoli, e don Fabio Rosini, e con loro il cardinal vicario di Roma Agostino Vallini, come segno della presenza materna della Chiesa nei suoi più alti livelli. La chiesa di santa Francesca Romana, nel quartiere Ardeatino, era piena soprattutto di giovani e di famiglie, con tanti bambini.
Padre Vito, che negli ultimi tempi era andato a vivere con Chiara ed Enrico per sostenerli nella prova più dura, ha raccontato la storia di questa coppia. Si sono conosciuti a Medjugorje, e si sono presto sposati. La storia poi è nota, una prima bambina, nata senza cervello ma accolta fino alla morte naturale, arrivata a trenta minuti dalla nascita. Trenta minuti che sono stati sufficienti a battezzarla e circondarla d’affetto. Un secondo bambino che prima sembrava sano, poi a un’altra ecografia è apparso senza le gambe, e poi, in prossimità della nascita, si è scoperto destinato a morire subito. Di nuovo Chiara ed Enrico decidono di accoglierlo, lo mettono al mondo e lo battezzano. Due funerali celebrati senza smettere per un momento di credere, con “i nostri cuori innamorati sulla croce” che “solo Lui è la pace, e in Lui è la vita”, sono le parole di Enrico. Poi il terzo bambino, finalmente è sano.
Al quinto mese però diagnosticano a Chiara un carcinoma alla lingua, una forma grave e avanzata. Chissà se abortire per cominciare subito le cure avrebbe salvato la vita alla mamma, non lo sapremo mai, ma comunque per i genitori del piccolo Francesco la sua vita non si tocca. Ancora una volta c’è voluto coraggio per dire quest’altro sì, un sì che è stato possibile solo stringendo ancora di più l’alleanza con Dio. Un’alleanza che non viene dal nulla, che non è scienza infusa, ma qualcosa che si conquista giorno dopo giorno grazie a una regola che Chiara amava molto, quella delle tre p. Piccoli passi possibili. Francesco viene fatto nascere prima, ma comunque in modo che non sia in pericolo. Poi cominciano le cure. Ad aprile la sentenza: ormai Chiara è in fase terminale, inutile curarsi. Ha vinto quello che lei chiamava “il mio drago”. Lei, però, non è morta per suo figlio, lei ha dato la vita a suo figlio, ha detto padre Vito, che è tutta un’altra cosa. E poi, dopo avergli dato la vita, ha lottato con tutte le sue forze per continuare a vivere.
Quando torna a casa, dopo la sentenza, lei dice: “va bene tutto, la prova, la malattia, ma se voi fate queste facce, ‘gnela posso fa’”. Chiara infatti era sempre ironica e sorridente, sapeva scherzare anche in una situazione assurdamente tragica, se giudicata con parametri umani. Ma loro, venuti da un cammino di fede prima come singoli e poi come coppia, legati ai frati di Assisi (se non ho capito male quello del Servizio Orientamento Giovani) non guardavano niente da un punto di vista umano. Tutto sub specie aeternitatis. Però questa fede, ha detto più volte padre Vito, era stata conquistata piano piano, provata dalla croce e sempre rafforzata. E così Chiara è arrivata a dire che forse non chiedeva la propria guarigione, ma che suo marito e suo figlio fossero sereni durante la malattia e dopo la sua morte, e così tutte le persone che le vogliono bene. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, al quale aveva invitato le famiglie degli amici: giovani coppie e tanti bambini. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma l’aveva fatta per aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra.
Poi è morta felice, sì, felice, dice padre Vito che è stato con lei ogni momento, ed è stata vestita con l’abito da sposa. Felice, perché chi l’ha detto che la malattia e la morte sono il male assoluto? Dove sta scritto? Chiara è andata incontro al suo sposo, e anche Enrico ha lo stesso sposo, il Signore, che è fedele, e – scrive Enrico – me lo ricorda il nostro bambino. “Ho pensato che fosse finita la gioia, ma poi Francesco me l’ha ricordato, lui è la fedeltà di Dio, è l’amore che non delude, è la follia della croce dell’Amore semplicemente donata”.
Questa mattina stiamo vivendo quello che visse il soldato romano che, vedendo morire Gesù, disse “Costui era veramente figlio di Dio”, ha detto padre Vito. Chiara era “semplicemente” una figlia di Dio, che viveva in pienezza il suo abbandono nelle mani del Padre, e che da Lui ha accolto tutto con docilità, fermamente convinta che da Dio non potesse venire niente di male.
Il marito ha cantato, con una voce strepitosa, tante canzoni che avevano composto insieme durante la loro storia (lei suonava anche il violino); solo per la comunione (la nostra con una fila di due rampe di scale) ne abbiamo ascoltate diverse. L’ultima è stata Perfetta Letizia.
Alla fine Enrico ha letto una lettera scritta dalla mamma al bambino, adorato in questo anno che sono stati insieme (sotto l’altare una grande foto dei primi momenti di vita di Francesco, la mamma con la testa reclinata sul piccolo, addormentato): una lettera che un giorno lo renderà sicuro del grande amore ricevuto, ma un amore gioioso. “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi”. Poi il marito ha ricordato che Chiara non avrebbe voluto fiori (però la chiesa ne traboccava), ma che ognuno si portasse un regalo a casa, e così per ogni famiglia (non bastavano per i singoli, eravamo in troppi) c’era una piantina da portare a casa.
Alla fine il cardinale Vallini ci ha dato la sua benedizione solenne, e ha detto: “io non so cosa ha preparato Dio attraverso questa donna, ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere, e ci ricorda di dare il giusto valore a ogni piccolo o grande gesto quotidiano”.
Ecco, da qui vorrei partire per aggiungere la mia piccola riflessione a quella che finora è stata – impianto audio permettendo – la cronaca. Ho ricevuto diverse chiamate e messaggi di amiche, e ho avuto un po’ la sensazione che qualcuno rischi di sentirsi come schiacciato da un esempio di santità raccontato come ineguagliabile. E le persone che si sono dette più indegne di fronte a Chiara sono proprio quelle che a me sembrano invece a loro volta esempi di santità. Donne e uomini che vivono le loro vite in modo coerente, fedele, eroico a volte, quando richiesto. Solo che a loro, a noi, Dio (per ora) non ha chiesto di attraversare prove simili. Ma non dobbiamo giudicare Dio, e neanche noi stessi. Non credo, da quello che so dalla mia amica e da quello che ho sentito di lei in chiesa, che Chiara avrebbe voluto comunicare questa distanza, non avrebbe voluto il santino, o la deriva agiografica.
Ognuno di noi è chiamato soltanto, e non mi pare poco, a stare ogni giorno al posto di combattimento, nella propria realtà così com’è, abbracciandola in ogni istante. Dio è il Dio del presente, Satana lo è del passato e del futuro. Non sappiamo perché a ciascuno di noi è chiesto quello che ci è chiesto, se morire a fettine o morire tutto insieme. I santi sono quelli che lasciano vivere Dio in sé, che gli danno spazio; perciò è bene guardare il loro esempio, ma solo se ci riporta più in alto lo sguardo, a Colui che ci ama così tanto che se lo sapessimo piangeremmo di gioia (“da soli non è possibile farcela”, ha scritto Enrico). Dare la vita è la chiamata di tutti, stare nell’istante è la nostra unica possibilità di essere fedeli a Dio. E per farlo è necessaria una compagnia di amici nella fede, come quelli, numerosissimi, che hanno avuto Chiara ed Enrico, che aiutino a guardare insieme verso la meta comune. Il cristianesimo è per tutti, perché per tutti è possibile lasciarsi scolpire, poco per volta o tutto insieme, come ha fatto Chiara, con il sostegno di Enrico, un vero uomo dalle spalle larghe, larghissime.
Sul perché del dolore, perché il male, perché la sofferenza degli innocenti, be’, è bene ascoltarle, le domande che questa storia ci ha riportato prepotentemente al cuore. La risposta a queste domande stabilirà che uomini e che donne saremo. Adesso abbiamo un’alleata in più, nella comunione dei santi.

domenica 17 giugno 2012

Ho bisogno di te - Enrico Petrillo e Chiara Corbella .




La Pastorale Giovanile di Roma organizza la prima edizione di Good News Festival,
 il primo festival romano della canzone di ispirazione cristiana

Il messaggio di Enrico alla moglie Chiara.



Solo chi ha Dio nel cuore può parlare così !



Grazie a Gianluigi De Palo per la foto 
e per la condivisione di questa bellissima storia.

Padre Livio parla di Chiara Corbella a Radio Maria .


Padre Livio parla di Chiara a Radio Maria nella rassegna stampa.


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