Translate

sabato 22 settembre 2012

PADRE PIO - DIALOGHI CON MARIA

images

MADRE MIA, MARIA

Madre di misericordia, abbi pietà di me! Dovreste intendere, Madre mia cara, che se lo feci, lo feci unicamente per ubbidire! « Non ti impensierire che gli altri pensano sul tuo conto tante stranezze, noi abbiamo preso a difenderti; fin'ora se l'hanno presa con te, adesso se la devono intendere con noi».

Epistolario 1,361-362

VERGINE IMMACOLATA

Santissima Vergine immacolata e Madre mia Maria, a te che sei la madre del mio Signore, la regina del mondo, l'avvocata, la speranza, il rifugio dei peccatori, ricorro oggi, io che sono il più miserabile di tutti. Ti venero, o gran Regina, e ti ringrazio di quante grazie mi hai fatto finora, specialmente di avermi liberato dall'inferno, tante volte da me meritato. Io ti amo, Signora amabilissima, e per l'amore che ti porto, prometto di volerti sempre servire e di fare quanto posso acciocché tu sii amata anche dagli altri. Io ripongo in te tutte le mie speranze, tutta la mia salute. Accettami per tuo servo e accoglimi sotto il tuo manto, o Madre di misericordia. E giacché sei così potente con Dio, tu liberami da tutte le tentazioni; oppure ottienimi forza di vincerle sino alla morte. A te domando il vero amore a Gesù Cristo. Da te spero di fare una buona morte. Madre mia, per l'amore che porti a Dio, ti prego di aiutarmi sempre, ma più nell'ultimo punto della mia vita. Non mi lasciare fintanto che non mi vedrai già salvo in cielo a benedirti e a cantare le tue misericordie per tutta l'eternità! Amen.

TI SUPPLICO, MADRE MIA

O celeste Tesoriera di tutte le grazie, madre di Dio e madre mia Maria, poiché sei la figlia primogenita dell'eterno Padre e tieni in mano la sua onnipotenza, muoviti a pietà dell'anima mia e concedimi la grazia di cui fervidamente ti supplico... Ave Maria...

O misericordiosa Dispensatrice delle grazie divine, Maria santissima, tu che sei la Madre dell'eterno Verbo incarnato, il quale ti ha coronata della sua immensa sapienza, considera la grandezza del mio dolore e concedimi la grazia di cui ho tanto bisogno... Ave Maria...

O amorosissima Dispensatrice delle grazie divine, immacolata Sposa dell'eterno Spirito santo, Maria santissima, tu che da lui hai ricevuto un cuore che si muove a pietà delle umane sventure e non può resistere senza consolare chi soffre muoviti a pietà dell'anima mia e concedimi la grazia che io aspetto con piena fiducia nella tua immensa bontà... Ave Maria...

Sì, o Madre mia, Tesoriera di tutte le grazie, Rifugio dei poveri peccatori, Consolatrice degli afflitti, Speranza di chi dispera e Aiuto potentissimo dei cristiani, io ripongo in te ogni mia fiducia e sono sicuro che mi otterrai da Gesù la grazia che tanto desidero, qualora sia per il bene dell'anima mia. Salve Regina...

TI SALUTO, MARIA

Ti saluto, o Maria, figlia diletta dell'eterno Padre. Ti saluto, o Maria vergine Madre del Figlio di Dio. Ti saluto, o Maria, Sposa immacolata dello Spirito santo. Ti saluto, o Maria, tempio vivo della santissima Trinità. Ti saluto, o Maria, concepita senza alcuna macchia di peccato, tutta pura e tutta santa. Ti saluto, o Maria, Vergine purissima prima del parto, nel parto, dopo il parto. Ti saluto, o Maria, Madre addolorata, Regina dei martiri, cuore dei cuori che penano. Ti saluto, o Maria, Stella del nostro cammino, Fonte della nostra speranza, Sorgente purissima di gioia, Porta del paradiso. Ti saluto, o Maria, Consolatrice degli afflitti, Madre del bello e casto amore delle anime vergini, Porto sereno di pace. Ti saluto, o Maria, Mediatrice potentissima e pia di tutte le grazie, Aurora sospirata del giorno eterno, Preludio soavissimo sulla terra della meravigliosa armonia dei cieli.Ti saluto, o Maria, Regina degli angeli e dei santi, Regina nostra, sovrana Patrona dell'Ordine serafico. Ti saluto, o Maria, Rifugio dei peccatori, Madre dolcissima. Ti amo assai assai, o Mamma bella, o Mamma mia, conservami puro. Portami a Gesù. Salve, o Maria.

QUESTA CREATURA

«Affido a te questa creatura. E’ una pietra preziosa allo stato grezzo: lavorala, levigala, rendila più lucente possibile perché un giorno voglio adornarmene. Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in S. Pietro». Epistolario 4,1029

PADRE PIO LE MIE PREGHIERE

clip_image002 

 «Ringrazio di cuore tutte l'anime amanti di Gesù che per me pregano e anch'io seguiterò a far di loro memoria davanti a Gesù».

Padre Pio

SETE DI DIO

PRENDI QUESTO MIO CUORE

Sì, Gesù, ti amo. In questo momento sembrami di amarti e sento anche il bisogno di amarti di più. Ma, Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato tutto a te. Se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterà. Anzi, te ne prego di farlo, io lo desidero. Epistolario 1,266

FIAMMA D'AMORE

Vivrò in questa crudele vita, o mio Gesù, e la speranza e il silenzio saranno la fortezza mia, finché dura questa misera vita. E voi intanto fate ardere, o mio creatore e mio Dio, nel mio cuore questa bella fiamma dell'amor vostro... Epistolario 1,650

MIA FELICITA’

O centro unico di ogni mia felicità, o mio Dio, e quanto dovrò dunque aspettare ancora?... Voi vedete... o Signore, che il mio male è senza rimedio... Quando dunque, o Signore, quando? Fino a quando?... Epistolario 1, 650

GEMITI DELL’UMANA CONDIZIONE

QUANTO DOVRÒ ASPETTARE?

O Dio, sovrano del mio cuore, o centro unico di ogni mia felicità, quanto dovrò io aspettare ancora, prima di godere svelatamente le vostre ineffabili bellezze? Voi mi trapassate l'anima con le saette del vostro amore. Voi siete quel crudele che mi aprite in cuore profonde ferite, senza che punto si veggono. Voi uccidete senza punto curarvi di risuscitarmi nella patria vostra! Qual conforto porgerete voi a quest'anima che non ne trova punto quaggiù, e che non può avere pace, lontana da voi? Siete pur crudele, o dolcissimo mio creatore e mio Dio, nel vedermi tanto languire per voi, senza che voi punto ve ne commovete, senza che punto togliete in me la causa unica di tanto dolore: la vita che mi tiene lontano dalla vera vita... Oh vita troppo lunga! Oh vita crudele! Oh vita che non è più vita per me! Oh, come mi sento solo, Dio mio e salvatore mio dolcissimo, in questo deserto del mondo! Non vedete voi, dunque, che il male mio è senza rimedio? Potrò io bramare di non struggermi tanto per voi?... Epistolario 1,656

MIO DIO, PERCHÉ?

Mio Dio, e perché scuoti e rimordi, riscuoti ancora e sconvolgi con sì fatta violenza quest'annuvolata anima, quest'anima di già annientata e il cui annientamento dicesi mosso, causato voluto di tuo stesso comando e permissione? Epistolario 1,1037

CHE COSA MI AVVERRA’?

Mio Dio! Cosa mi avverrà? Dovrò varcare la soglia che mena all'eternità, senza mai vedere un raggio di luce? Quando spunterà il sole per me? Epistolario 1,773

BRUCIO D'ARSURA

O Dio, o Dio, dir altro non posso: perché mi hai abbandonato? Questo spirito, giustamente percosso dalla tua divina giustizia, giace in una veemente contraddizione, senza alcuna risorsa e notizia, tranne i fugaci lampi, atti ad acuire la pena e il martirio. Mi sento morire, brucio di arsura, languisco di fame...

Epistolario 1,1037

COME VANA LA MIA PREGHIERA

Mio Dio!... presto... che io cessi alla vita fisica, se dalla morte spirituale ne è proprio vano ogni sforzo a risorgere. Il cielo, mi penso, si è chiuso per me, e ogni slancio e ogni gemito ritornano indietro quale saetta a ferire a morte il mio povero cuore. La mia preghiera sembra riuscirmi vana, e il mio spirito abbattuto trova, già nel primo appressarsi a ritentarne l'adito, chi lo sveste di ogni ardire e potere, disanimandolo nella sua assoluta impotenza e nel nulla, proprio nel nulla potere più rischiare, sebbene di lì a poco rischia ancora e si trova ridotto nella stessa impotenza. Mio Dio, il sai bene, manda almeno luce alla guida, onde rinvenga, la vera fonte di tanti mali nella tua creatura. Epistolario 1,1073

COME È POSSIBILE?

MioDio, è possibile che la mia esistenza deve essere un assiduo disgustare voi? Epistolario 1,1074

QUANDO MORIRO’?

Mio Dio, quando morirò? Ma fino a che son vivo risparmia la croce superiore alle mie forze. Un timore di nuovo genere mi preoccupa e agita: che si sospetti nella mia lealtà e rettitudine. Non vi è fondamento, eppure il solo dubbio mi cruccia e non posso trovar pace nel testimone della buona coscienza. Forse tu ridi... e io nondimeno soffro anche per ciò che è irragionevole.

Epistolario 1,1231

NON CESSERÒ DI SPERARE IN TE

La furiosa battaglia non si è punto arrestata. Segue il suo corso regolarmente, sì, ma incalza e marcia sempre avanti. Mio Dio, quando mi riposerà un po' tranquillo in te? Quando sarà almeno rimosso da me questo chiodo che mi schianta il cuore e mi buca il cervello di persuadermi che tutto questo inferno io non ti offenda? Mio Dio, pronto sarei a subire mille inferni di questa fatta purché entrasse uno spiraglio di tua luce nella mia mente, che mi accertasse che in mezzo a tutto questo io ti ami. Sì, mio Dio, non tardare a venirmi in aiuto; non vedi che non ho più forza di combattere, e che ogni energia studiata è continuamente infranta? O mio Dio, tu che in me misuri l'estrema amarezza del mio spirito, non tardare a venirmi in aiuto. Tu solo puoi e devi trarmi fuori da questo carcere di morte. Ah!, no. Io non mi stancherà nella mia stanchezza di gridare forte con Giobbe: anche se tu mi uccidi, io non cesserà di sperare in te. Epistolario 1,1260

QUANDO DIO SEMBRA CHE ABBANDONI

MIO AMATO, DOVE SEI?

Mio Bene, dove sei? Non più ti conosco e rinvengo, ma è d'uopo il cercarti, tu che sei vita dell'anima che muore. Mio Dio, e Dio mio!... Dirti altro non so più: Perché mi hai abbandonato? AII'infuori di questo abbandono io ignoro, ignoro ogni cosa, persino la vita che io ignoro di vivere. Epistolario 1,1029

TI PRENDA DI ME PIETA!

Dio, non voglio, no, disperare: non voglio, no, far torto alla vostra infinita pietà, ma sento in me, nonostante tutti questi sforzi di confidenza, vivo, chiaro, il fosco quadro del vostro abbandono e del vostro rigetto. Mio Dio, io confido, ma questa confidenza è piena di tremori, e questo è che rende più amaro il mio cordoglio. Oh, Dio mio!, se potessi anche in minimo afferrare che questo stato non sia un vostro rigetto e che in questo non vi offenda, sarei disposto a soffrire centuplicato questo martirio. Dio mio, Dio mio... ti prenda di me pietà! Epistolario 1,1264

PIANGO, MI LAMENTO

O mi vado dibattendo; sospiro, piango, mi lamento, ma tutto è indarno; finché affranta dal dolore e priva di forze, la povera anima si sottopone al Signore dicendo: « Non mea, o dulcissime Jesu, sed tua voluntas fiat ». Epistolario 1,725

QUALE STRAZIO!

O Dio, che strazio io sento, nel fondo di questo mio cuore! Quando si poserà? Io mi sento spezzare questo cuore. Non ho dove posarlo, Potessi almeno avere la soddisfazione di sfogare questo interno martirio colle lagrime. Il dolore è grande e me l'ha pietrificato. Adesso sì comprendo, o Gesù, perché la madre tua ammirandoti sulla croce non pianse. Ma dimmi, o Gesù, che cosa è mai questa voce intima, che io di continuo sento: « Ubi est Deus tuus », a cui io non valgo a dare una risposta per tema di mentire? Deh! Signore, sovvieni al mio dolore. Desso è irrequieto, e non si darà pace fino a quando non riposerà in te. Ma debbo sperarlo, a vista della istessa mia infedeltà? Sì, o Signore, sento ancora tutta la forza di dirti: «Etiam si occideris me, in te sperabo». Epistolario 1,993

TI CERCO

Mio Dio, sono smarrito e ti ho perduto, ma ti ritroverà? Oppure ti avrò smarrito per sempre? Mi hai condannato a vivere eternamente lontano dalla tua faccia? Epistolario 1,1027

UN FIUME DI FUOCO, DENTRO DI ME

Mi sento morire, mio Dio! e voi vedete spegnere questa debole esistenza che tutta si strugge per voi, e intanto ve ne rimanete indifferente. Non ho ragione dunque di chiamarvi tiranno, crudele? Ahimè! Che dico mai!... Perdonatemi, o Dio, amor mio! Sono fuori di me e non so quello che dico. Voi mi avete reso impaziente, voi mi avete conquiso, voi mi avete bruciato tutte le mie interiora, voi avete introdotto nel mio interno un fiume di fuoco. Come posso fare a meno di non lamentarmi, se voi stesso mi provocate e mettete a cimento la mia fragilità?... Epistolario 1,1123

CONVERSIONE A DIO E MISERICORDIA

CONVERSIONE DEL CUORE

Riducimi a ravvedimento, astringimi a sincera contrizione e a salda conversione del cuore a te. Epistolario 1,1075

NELLA TUA BONTÀ

O Dio dell'anima mia, qual triste sorte mi aspetta, se io non mi decido a mutar vita, a tesoreggiare il tempo che la vostra bontà mi concede! Epistolario 4,1001

O BENE DELL’ANIMA MIA!

O bene dell'anima mia, dove stai? Dove ti sei andato a nascondere? Dove ritrovarti? Dove cercarti? Non vedi, o Gesù, che l'anima mia ti vuol sentire a ogni costo? Ti cerca da per ogni dove, ma non ti fai trovare se non nella piena del tuo furore, riempendola di un'estrema turbazione e amarezza, dandole a intendere quanto ti si addice e quanto ti si appartenga. Chi vale a esprimere la gravezza della mia posizione?! Ciò che intendo al riflesso del tuo lume, non valgo dirlo coll'umano linguaggio, e quando io tendo a voler dire qualcosa balbettando, l'anima mia rinviene di aver errato e di essersi più che mai allontanata dalla verità dei fatti.

Ben mio! Mi sei privo per sempre?! Ho voglia di gridare e di lamentarmi con voce superlativamente forte, ma sono debolissimo se non fare ascendere al tuo trono questo lamento: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...

L’anima mia tutta è riversata sul quadro chiaro della miseria! Mio Dio!, che io regga a tal luttuosa vista: si ritiri da me il tuo raggio riflesso, perché io non reggo a tale aperto contrasto.

Epistolario 1,1089-1090

QUANTE NECESSITA’...

Mio Dio, quante necessità mi si affollano a ogni momento intorno al mio spirito, che si va disfacendo e marcendo nel suo dolore. Mi ritrovo a ogni pie' sospinto sempre più smarrito nel fosco e crescente disordine dello spirito, nel buio, nella dolorosa perdita di tutte le potenze e nello smarrimento dei sensi. Epistolario 1,1062

IN PROFONDA CONFUSIONE

Mio Dio!, sono a te in profonda confusione; a te che sei quel che sei. Io... nulla meschino, degno solo del tuo disprezzo e della tua commiserazione. Ma... rifletto che ho da far col Dio che è mio. Ah! sì, e chi vuole contendermelo? Epistolario 1,1105

VENGA IL TUO REGNO D’AMORE

Voi solo vedete che pena l'è questa per l'anima che vi cerca, eppure, o mio Signore, questa pena la porterebbe in pace per vostro amore, se conoscesse che anche in questo stato essa non è abbandonata da voi, o fonte di eterna felicità!... Ah!, voi ancora comprendete quale sia il crudel martirio che è per quest'anima il vedere le grandi offese che in questi tristissimi tempi si fanno dai figlliuoli degli uomini, e l'ingratitudine orrenda onde venite ripagato nei vostri pegni amorosi, e il poco o niun pensiero che questi veri ciechi si danno della perdita di voi. Mio Dio, Dio Dio! Convien pur dire che costoro non si fidino più di voi, poiché così sgarbatamente vi negano il tributo del loro amore. Ahimè!, mio Dio, quando verrà il momento in cui quest'anima vedrà ristabilito il vostro regno di amore?... Quando porrete termine a questo mio tormento?... Epistolario 1,676

O MIO DOLCE REDENTORE!

Oh Dio!, oh Dio!, dove mi vola il pensiero; che sarà di quegli infelici vostri figliuoli, e i miei fratelli ancora, che avranno forse già meritato i vostri fulmini? Voi il sapete, o mio dolce Redentore, quante volte la rimembranza di quel vostro divin volto, sdegnato contro questi miei infelici fratelli, mi ha fatto gelare il sangue dallo spavento, più che il pensiero degli eterni supplizi e delle pene tutte dell'inferno. Io sempre vi ho supplicato tremando, come vi supplico pure al presente, che, per la vostra misericordia, vi degniate di ritirare un sì fulmineo sguardo da questi miei infelici fratelli... Voi l'avete detto, o dolce mio Signore, che «l'amore è forte al par della morte, e duro al par dell'inferno», perciò guardate con occhio di ineffabile dolcezza questi morti fratelli, incatenateli a voi con una forte stretta di amore. Risorgano tutti questi veri morti, o Signore. O Gesù, Lazzaro non vi chiese punto che lo risuscitaste; valsero per lui le preghiere di una donna peccatrice; oh, eccome, o mio divin Signore, un'altra anima ancora essa peccatrice e più rea senza paragone, che vi prega per tanti morti, che punto non si curano di pregarvi affin di essere risuscitati. Voi sapete, o mio Signore e mio re, il crudo martirio che mi cagionano quest'altrettanti Lazzari: chiamateli con un grido si possente che dia loro la vita e al vostro comando escano dalla tomba dei loro sozzi piaceri. Fatelo, o Signore, e così tutti benediremo le ricchezze della vostra misericordia... Epistolario 1,677-678

ABITARE I SENTIERI DELLA SPERANZA

SPERANZA MIA

In tutto questo che mi succede, sento viva in me la speranza di non disperare. È vana questa mia speranza? Comunque sia, io sento di dirti, o Gesù, con Giobbe: « Io spererà in te, anche quando mi sento nella disperazione ». Epistolario 4,1023

SPUNTERÀ L’ALBA

Dio, quando spunterà, non pretendo il sole, ma almeno l'alba?

Epistolario 1,988

SAPENDOTI BUONO

Oh mio Bene!, che dico io mai? (ma tale purtroppo è la mia positura) e, sapendoti buono, non dovrei sperare e sperarti fiducioso, quando più vi fosse da disperare? Ma... o pena delle pene!... La tortura che supera ogni intendimento è questa: vedersi ridotto, astretto in disperazione di ogni speranza, e pur speranza non perdere... ahimè, mio Dio, che è questo ben duro, più di tutte le morti insieme! Epistolario 1,1049

OH DOLCI FERITE!

Oh fiat! Quanto sei dolce e amaro insieme! Tu ferisci e risani, impiaghi e guarisci, dai morte e nello stesso tempo dai anche la vita! Oh dolci tormenti!, perché siete tanto insoffribili e tanto cari insieme? Oh dolci ferite!, perché mentre siete dolorose, imbalsamate nello stesso tempo lo spirito, e lo preparate ancora a sottoporsi a colpi di novelle prove? Epistolario 1,1103

MIO DIO, MIO TUTTO

Oh Dio!, immetti in me un po' di speranza che io ti rispecchi alla fine e veda, qual tu mi sei, il mio Dio, il tutto mio, il bene dell'anima mia, purgato e rifatto al crogiuolo del tuo giusto rigore!

Epistolario 1,1097

USAMI MISERICORDIA

Io sento nell'interno un continuo rumoreggiare, simile a una cascata, che gitta sempre sangue. Mio Dio! È giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami al fine misericordia. Domine, ti dirò sempre col tuo profeta: Domine, ne in furore tuo arguas me, ne que in ira tua corripias me! Epistolario 1,1095

O ANIME SANTE

O anime sante, che libere d'ogni affanno, già vi state beando in cielo in quel torrente di sovrane dolcezze, oh quanto io invidio la vostra felicità! Deh!, per pietà, poiché voi siete sì presso alla fontana di vita, poiché voi mi vedete morir di sete in questo basso mondo, siatemi propizie di un poco di cotesta freschissima acqua.

Ah!, troppo male, o anime avventurate, il confesso, troppo male ho speso la mia porzione, troppo male ho custodito una gemma di tanto pregio; ma, viva Iddio!, a questa colpa sento esservi pur rimedio ancora. Ebbene, o anime beate, siatemi cortesi di un po' di aiuto; anche io, giacché non potei trovare ciò di cui ha bisogno l'anima mia nel riposo e nella notte, anche io sorgerà, come la sposa della sacra cantica e cercherò quegli che ama l'anima mia: « Surgam... et quaeram quem diligit anima mea »;e lo cercherò sempre, lo cercherò in tutte le cose, e né mi fermerò in nessuna, finché non l'abbia ritrovato sulla soglia del regno suo...

Epistolario 1,676-677

ABBANDONO TOTALE A DIO

ESTREMA FIDUCIA

Mio Dio! Non ostante che ti vedevo giudice, pure con occhio di estrema fiducia ti guardavo, non ostante che sentivo che nulla di misericordioso io potevo sperare. E mentre ero con questo sguardo a Dio rivolto, è avvenuto quello che questa mattina è avvenuto. Deo gratias. Epistolario 4,1023

SPERO DA TE CUSTODIA

O mio Bene, dove ti trovi, io ti perdei, ne sono smarrito dal rintracciarti, perché gustoso ne accettasti l'offerta piena che ti feci, e tutto tu hai ripreso e ritieni in sovrana padronanza. Io mi ci affido e spero da te custodia pel mio tutto, intiero abbandono al più straziante rilascio di amore. Epistolario 1,1028

VICINO A TE, SIGNORE

Signore, mettimi vicino a te, in modo che io senta la tua presenza, come tu sei vicino a me per essenza; e poi si scateni pure contro di me l'inferno tutto, che io non temo, che io non pavento.

Epistolario 1,884

ATTINGERE FORZA DA TE

Sono vertiginosamente trasportato a vivere per i fratelli e per conseguenza a inebriarmi e satollarmi di quei dolori che pur vado irresistibilmente lamentando. Oh Dio! Quanto è forte quel baptismun habeam baptizari del figlio tuo, che sì intimamente fai a me sentire. Epistolario 1,1196

 

MISTERO DI VITA E DI AMORE NELLA STORIA UMANA E NELL’UNIVERSO COMPI IN ME L’OPERA TUA, SIGNORE

Sentivo la voce del dovere di obbedire a te, o Dio vero e buono! ma i nemici tuoi e miei mi tiranneggiavano, mi slogavano le ossa, mi dileggiavano e mi contorcevano le viscere! Volevo obbedirti, o Dio mio, e Sposo mio. Questo era il sentimento che primeggiava in cima alla mia mente e al mio cuore, ma dove radunare tanta forza, perché potessi, con piede fermo e risoluto, calpestare i falsi allettamenti prima e la tirannia poi del mondo che non è tuo?! Tu lo sai, o Signore, le calde lacrime che versavo innanzi a te, in quei tempi luttuosissimi! Tu lo sai, o Dio dell'anima mia, i gemiti del mio cuore, le lacrime che giù scendevano da questi occhi. Tu ne avevi il segno incontestabile di quelle lacrime e della causa che sostenevo, dai guanciali che inzuppati ne rimanevano. Volevo e sempre volevo obbedirti, ma la vita mi si arrestava. Volevo morire, piuttosto che venir meno alla tua chiamata. Ma tu, Signore, che facesti esperimentare tutti gli effetti di un vero abbandono a questo tuo figliuolo, sorgesti alfine, mi stendesti la tua mano potente e mi conducesti là dove prima mi avevi chiamato. Ti siano rese infinite lodi e ringraziamenti, o mio Dio. Ma tu qui mi ascondesti agli occhi di tutti, ma una missione grandissima avevi fin d'allora affidata al tuo figlio: missione che a te e a me solo è nota. Mio Dio! Padre mio! Come ho corrisposto a siffatta missione?! Non lo so. Ma so solo che dovevo far forse di più. e [questo] l'argomento della presente irrequietezza del mio cuore. Irrequietezza che la sento sempre più ingigantirsi dentro di me in questi giorni di spirituale ritiro. Sorgi, dunque, ancora una volta, Signore, e liberami innanzi tutto da me stesso e non permettere che vada in perdizione chi, con tanta cura e premura, hai richiamato e strappato dal mondo che non è tuo. Sorgi, dunque, ancora una volta, Signore, e conferma nella tua grazia coloro che mi affidasti e non permettere che qualcuno abbia a perdersi disertando l'ovile. Oh Dio! Oh Dio!... Non permettere che vada in perdizione la tua eredità. Oh Dio, fatti sempre più sentire al mio povero cuore e compi in me l'opera da te incominciata. Epistolario 3,1008-1010

DOVE SERVIRTI?

Dove meglio potrò servirti, o Signore, se non nel chiostro e sotto la bandiera del Poverello di Assisi? Epistolario 3.1007

SACERDOTI TUOI

Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero di amore, con te per il mondo via, verità e vita e per te sacerdote santo vittima perfetta. Epistolario 4,1031

PER TE, PER I TUOI REDENTI

Cinquant'anni di vita religiosa, cinquant'anni confitto alla croce, cinquant'anni di fuoco divoratore: per te, Signore, per i tuoi redenti. Che altro desidera l'anima mia se non condurre tutti a te e pazientemente attendere che questo fuoco divoratore bruci tutte le mie viscere nel cupio dissolvi? Epistolario 4,1032

IL CELESTE BAMBINO

sapienza, o potenza di Dio, ci sentiamo di dover esclamare estasiati col tuo Apostolo - quanto sono incomprensibili i tuoi giudizi e investigabili le tue vie! Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi, dall'oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l'hai fatto per amore, e non c'inviti che all'amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove di amore. Il celeste Bambino soffre e vagisce nel presepe per rendere a noi amabile, meritoria e ricercata la sofferenza: egli manca di tutto, perché noi apprendiamo da lui la rinunzia dei beni e degli agi terreni; egli si compiace di umili e poveri adoratori per invogliarci ad amare la povertà e preferire la compagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo. Questo celeste Bambino tutto mansuetudine e dolcezza vuole infondere nei nostri cuori col suo esempio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto sorga un era di pace e di amore. Egli fin dalla nascita addita la nostra missione, che è quella di disprezzare ciò che il mondo ama e cerca. Oh!, prostriamoci innanzi al presepe e col grande san Girolamo, il santo infiammato di amore a Gesù Bambino, offriamogli tutto il nostro cuore senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme, che ci predicano essere tutto quaggiù vanità delle vanità, non altro che vanità.

Epistolario 4,1008-1009

GESÙ, VERO E UNICO DIO NOSTRO

a che cosa è l'uomo, perché tu ti prenda tanta cura? Tu lasci la tua celeste reggia per venire in cerca della traviata pecorella. Ti manifesti a essa, e con impulsi della tua grazia incessantemente la chiami, ne muovi il cuore verso di te, affinché a te d'appresso ti conosca, ti ami, ti adori. ai tu forse bisogno di essa per essere pienamente felice nel tuo paradiso? No, è la tua solita bontà che ti piega verso di essa, è il tuo amore, che ama espandersi e conquistarla per renderla felice di quella stessa felicità di cui tu sei ripieno. O Gesù, noi siamo un brutto nulla, e tu ci cerchi proprio per questo: per darci l'essere tuo divino, mediante l'operazione e la comunicazione della tua grazia. O Gesù, e chi potrà resisterti? Lascia che povero, quale io sono, ti chiegga tutto quello che mi bisogna per piacere a te, che sia di te, che dia gusto a te. Dammi e conservami quella fede viva che mi faccia credere e operare per tuo solo amore. E questo è il primo dono che ti presento e unito ai santi magi, ai tuoi piedi prostrato, ti confesso senza alcun umano rispetto dinanzi al mondo intero per vero e unico Dio nostro.

Epistolario 4,1014

ADORAZIONE DEL DIO INCARNATO

O Gesù, con i tuoi santi magi t'adoriamo, con essi ti offriamo i tre doni della nostra fede riconoscendoti e adorandoti quale nostro Dio umiliato per nostro amore, quale uomo rivestito di fragile carne per patire e morire per noi. E nei tuoi meriti sperando, siamo sicuri [di] conseguire l'eterna gloria. Con la nostra carità ti riconosciamo sovrano di amore nei nostri cuori, pregandoti che, nella tua infinita bontà, ti degni gradire ciò che tu stesso ci hai donato. Degnati [di] trasformare i nostri cuori come trasformasti quelli dei santi magi e fa' ancora che i nostri cuori, non potendo contenere gli ardori della tua carità, ti manifestino alle anime dei nostri fratelli per conquistarle. Il tuo regno non è lontano e tu facci partecipare al tuo trionfo sulla terra, per poi partecipare al tuo regno nel cielo. Fa' che non potendo contenere le comunicazioni della tua divina carità, predichiamo con l'esempio e con le opere la tua divina regalità. Prendi possesso dei nostri cuori nel tempo per possederli nell'eternità. Che mai ci togliamo da sotto il tuo scettro: né la vita né la morte valgano a separarci da te. La vita sia vita attinta da te a larghi sorsi d'amore per spandersi sull'umanità e ci faccia morire a ogni istante per vivere solo di te, per spandere te nei nostri cuori. Epistolario 4,1017-1018

QUANTE VOLTE

«Quante volte - mi ha detto Gesù poc'anzi - mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso». «Sotto la croce s’impara ad amare e io non la do a tutti, ma solo a quelle anime che mi sono più care » Epistolario 1,339

INEFFABILE DOLCEZZA DIVINA

MIO SIGNORE E MIO DIO

Tutti i tormenti di questa terra raccolti in un fascio, io li accetto, o mio Dio, io li desidero qual mia porzione, ma non potrei giammai rassegnarmi di essere separato da voi per mancanza di amore. Deh!, per pietà, non permettete che vada errata questa povera anima; non acconsentite giammai che questa mia speranza vada fallita. Fate che io mai mi separi da voi, e se lo sia al presente senza conoscerlo, traetemene in questo istante; confortate questo mio intelletto, o Dio mio, sicché conosca bene me stesso il grande amore che mi avete addimostrato e possa io godere eternamente le bellezze sovrane del vostro volto divino. Epistolario 1,675

UNA SPINA NEL CUORE

Oh, Dio!, che spina che sento essermi conficcata nel cuore! Le due forze che in apparenza sembrano estremamente contrarie, quella di voler vivere per giovare ai fratelli di esilio e quella di voler morire per unirmi allo Sposo, in questi ultimi tempi le sento superlativamente ingigantirsi nell'alta punta dello spirito. Mi dilacerano l'anima mi tolgono la pace, non intima, dell'anima, sibbene quella pace che la toccano, diciamo così, soltanto all'infuori, ma che pure conosco essermi tanto necessaria per poter agire con più dolcezza e con più unzione. Epistolario 1,1181

O MIO DOLCISSIMO AMANTE

Non sia mai, o caro Gesù, che io perda un sì prezioso tesoro quale voi siete per me. Mio Signore e mio Dio, troppo viva è nella mia anima quella ineffabile dolcezza, che piove dai vostri occhi e che voi, mio Bene, vi degnaste mirare con occhio di amore questa povera meschinella. Come potrà essere lenito lo strazio del mio cuore, il sapersi lontano da voi? Assai bene conosce l'anima mia quale terribile battaglia fu la mia, quando voi, o mio diletto, da me vi nascondeste! Quanto è viva, o mio dolcissimo amante, questa terribile e fulminante pittura impressa in questa anima! Chi fia mai che riesca a separare o a spegnere questo fuoco, che in petto mi arde di fiamme si accese per voi? Deh!, o Signore, non vogliate prendervi gusto a nascondervi; voi lo comprendete quale scompiglio e agitazione s'impossessano di tutte le potenze dell'anima e dei sentimenti ancora essi! Voi il vedete che non regge al crudele strazio di quest'abbandono la poverina, perché voi troppo l'avete innamorata di voi, bellezza infinita. Voi il sapete com'ella affannosamente vi cerca. Questo affanno non è effetto inferiore a quello che pur provava quella vostra sposa dei sacri cantici; anch'ella al par di questa sacra sposa s'aggira fuor di sé per le pubbliche vie e le piazze e prega e scongiura le figlie di Gerusalemme di dirle ove sia il suo diletto: «Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se vedrete il mio amato, ditegli che io languisco di amore». Quanto bene comprende l'anima mia in questo stato quello che è scritto nei salmi: «Defecit spiritus meus »! « Defecit in salutare tuum anima mea». Epistolario 1,675-676

L'AMORE DEL MIO DILETTO

Mi sento affogato nel pelago immenso del mio Diletto. Io vado facendo una continua indigestione. E pur dolce l'amarezza di quest'amore e soave il suo peso; ma ciò non toglie che l'anima nel sentirne l'immenso trasporto, non ha come fare a portarne l'immenso peso, e mi sento annullato e conquiso. Il piccolo cuore si sente impossibilitato a contenere l'amore immenso. E vero che egli è dentro e fuori. Ma, mio Dio, nel riversarsi che egli fa nel piccolo vaso della mia esistenza si soffre il martirio di non poterlo contenere: le pareti interne di questo cuore si sentono presso a poco scoppiare, e mi meraviglio come questo non sia accaduto ancora. Epistolario 1,1122

PADRE PIO E L’ANGELO CUSTODE

Padrepioangeli

L'esistenza degli esseri spirituali, in­corporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una verità di fede.

La parola angelo, dice S. Agostino, designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si rispon­de che è spirito, se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quel­lo che è, mentre per quello che compie è angelo.

In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre... che è nei cieli» (Mt. 18,10) essi sono «po­tenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (salmo 103,20). (…)

 

GLI ANGELI DELLA LUCE

Contrariamente alle immagini solite che ce li mostrano come creature alate, quegli angeli obbedienti che vegliano su di noi sono privi di un corpo. Men­tre chiamiamo familiarmente per nome alcuni di loro, gli angeli si distinguono fra loro per la loro funzione piú che per le loro caratteristiche materiali. Per tradizione vi sono nove ordini di angeli disposti in tre gruppi gerarchici: i piú alti sono i cherubini, i serafini e i troni; seguono le dominazioni, le virtú e le potestà; gli ordini più bassi sono i prin­cipati, gli arcangeli e gli angeli. È so­prattutto con quest'ultimo ordine che noi sentiamo di avere una certa fami­liarità. I quattro arcangeli, conosciuti per nome nella Chiesa d'Occidente, sono Michele, Gabriele, Raffaele e Ariele (o Fanuele). Le Chiese orientali fanno menzione di altri tre arcangeli: Selefie­le, l'arcangelo della salvezza; Varachie­le, il custode della verità e del coraggio di fronte alla persecuzione e all'opposi­zione; Iegovdiele, l'angelo dell'unità, che conosce tutte le lingue del mondo e delle sue creature.

Essi, fin dalla creazione e lungo tut­ta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il Paradiso terrestre, proteggono Lot, salvano Agar e il suo bambino, trattengono la mano di Abramo; la Legge viene comunicata «per mano degli Angeli» (At. 7,53), essi guidano il Popolo di Dio, annunziano nascite e vocazioni, assistono i Profeti, per citare soltanto alcuni esempi. Infi­ne è l'Arcangelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesú.

Gli Angeli quindi sono sempre pre­senti, nello svolgimento delle loro man­sioni, anche se noi non ci accorgiamo di loro. Aleggiano vicino ai grembi materni, alle grotte, ai giardini e alle tombe, e quasi tutti i luoghi sono resi santi dalla loro visitazione. Essi si er­gono in un'ira silenziosa contro la mancanza di umanità, consapevoli del fatto che tocca a noi opporci a essa, non a loro. Essi amano ancora di piú la terra a partire dal momento dell'Incar­nazione, vengono a visitare le case dei poveri e a dimorare in esse, nelle vie fuori mano e sulle strade. Sembra che ci chiedano di fare un'alleanza con loro e, in questo modo, confortare Dio, che è venuto quaggiú per salvare noi tutti e restituire la terra all'antico sogno di santità.

 

PADRE PIO E L’ANGELO CUSTODE

Come ognuno di noi, anche Padre Pio ha avuto il suo angelo custode, e che angelo custode!

Dai suoi scritti possiamo affermare che Padre Pio era in costante compa­gnia del suo angelo custode.

Lo aiutava nella lotta contro Satana: «Coll'aiuto del buon angiolino si è trionfato questa volta sul perfido dise­gno di quel cosaccio; la vostra lettera è stata letta. L'angiolino mi aveva suggeri­to che all’arrivo di una vostra lettera l’avessi aspersa coll’acqua benedetta pri­ma d’aprirla. Cosí feci coll'ultima vostra. Ma chi può dire la rabbia provata da barbablú! egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue dia­boliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L’angiolino me lo assicura, ed il paradi­so è con noi.

L’altra notte mi si è presentato sotto le sembianze di un nostro padre, trasmet­tendomi un severissimo ordine del padre provinciale di non scrivervi piú, perché contrario alla povertà e di grave impedi­mento alla perfezione.

Confesso la mia debolezza, babbo mio, piansi amaramente credendo essere ciò stato una realtà. E non avrei potuto mai sospettare, anche debolmente essere que­sto invece un tranello di barbablú, se l’angiolino non mi avesse svelato l'in­ganno. E solo Gesú sa che ci volle per persuadermi. Il compagno della mia in­fanzia cerca di smorzare i dolori che mi affliggono quegl'impuri apostati, col cul­larmi lo spirito in un sogno di speranza» (Ep. 1, p. 321).

Gli spiegava il francese che Padre Pio non aveva studiato: «Levami, se è pos­sibile, una curiosità. Chi ti ha insegna­to il francese? Come mai, mentre pri­ma non ti piaceva, ora ti piace» (Padre Agostino nella lettera del 20-04-1912).

Gli traduceva il greco a lui scono­sciuto.

« Cosa dirà il tuo angelo di questa let­tera? Se Dio vuole, il tuo angelo potreb­be fartela comprendere; se no scrivimi». In calce alla lettera, il parroco di Pietrel­cina scrisse questo attestato:

«Pietrelcina, 25 agosto 1919.

Attesto io qui sottoscritto sotto la santità del giuramento, che Padre Pio, dopo ricevuta la presente, me ne spiegò letteralmente il contenuto. Interrogato da me come avesse potuto leggerla e spie­garla, non conoscendo neppure 1’alfabe­to greco, mi rispose: Lo sapete! L'angelo custode mi ha spiegato tutto.

L.S. Làrciprete Salvatore Pannullo». Nella lettera del 20 settembre 1912 scrive:

«I celesti personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare l’ebbrezza dei beati. E se la missione del nostro angelo custode è grande, quella del mio è di certo piú grande dovendomi fare anche da maestro nella spiega di altre lingue».

Lo va a svegliare per sciogliere insie­me le lodi mattutine al Signore:

«La notte ancora al chiudersi degli occhi vedo abbassarsi il velo ed aprirmisi il paradiso; ed allietato da questa vi­sione dormo in un sorriso di dolce bea­titudine sulle labbra e con una perfetta calma sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a svegliarmi e cosí sciogliere insie­me le lodi mattutine al diletto dei nostri cuori» (Ep. 1, p. 308).

Padre Pio si lamenta con l'angelo e questi gli fa una bella predichina: «Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi fatta una bella pre­dichina, soggiunse: "Ringrazia Gesú che ti tratta da eletto a seguire lui da vicino per l'erta del Calvario; io vedo, anima affidata alla mia cura da Gesú, con gioia e commozione del mio interno questa condotta di Gesú verso di te. Credi tu forse che sarei cosí contento, se non ti vedessi cosí abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo van­taggio, godo sempre piú nel vederti in codesto stato. Gesú permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angosce del deserto, dell'orto e della croce.

Tu difenditi, allontana sempre e di­sprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te"» (Ep. 1, p. 330-331).

Padre Pio affida all'angelo custode l'ufficio di andare a consolare le anime afflitte:

«Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte gli ho andato il delicato uf­ficio di venirvi a consolare» (Ep.1, p. 394).

«Inoltre offrite a gloria di sua divina maestà il riposo che state per prendere e non dimenticate mai l'angelo custode che sempre è con voi, non lasciandovi mai, per qualsiasi torto possiate voi fargli. O ineffabile bontà di questo nostro buono angelo! Quante volte ahimé! l'ho fatto piangere per non aver voluto asseconda­re i suoi voleri che erano pur quelli di Dio! Ci liberi questo nostro fedelissimo amico da ulteriori infedeltà» (Ep.1I, p. 277).

A conferma della grande familiarità tra Padre Pio e il suo angelo custode, riportiamo lo stralcio di un'estasi, nel convento di Venafro, datata da Padre Agostino il 29 novembre 1911:

«„, Angelo di Dio, Angelo mio... non sei tu a mia custodia?... Dio ti ha dato a me! Sei creatura?... o sei creatura o sei creatore... Sei creatore? No. Dunque sei creatura ed hai una legge e devi ubbidi­re... Devi stare accanto a me, o lo vuoi o non lo vuoi... per forza... E si mette a ridere... che c'è da ridere? ... Dimmi una cosa... me lo devi dire... chi era ieri mat­tina qui presente?... e si mette a ridere... me lo devi dire... chi era?... o il Lettore o il Guardiano... ebbene dimmelo... era forse il loro segretariuccio?... ebbene ri­spondi... se non rispondi, io dirò che era uno di quegli altri quattro... E si mette a ridere... un Angelo si mette a ridere!... dimmelo dunque... non ti lascerò, finché non me 1’avrai detto...

Se no, lo domando a Gesú... e poi te lo senti!... Tanto non lo domando a quella Mammina, a quella Signora... che mi guarda torva... sta lí a far la contegno­sa!... Gesú, non è vero che la Madre tua è contegnosa?... E si mette a ridere!...

Dunque, signorino (il suo angelo cu­stode), dimmi chi era... E non risponde ... sta lí... come un pezzo fatto appo­sta... Lo voglio sapere... una cosa ho do­mandato a Te e sono qui da tanto tem­po... Gesú, dimmelo Tu...

E ci voleva tanto a dirlo, signorino!... m'hai fatto ciarlar tanto!... sí sí il Letto­re, il Lettorino!... ebbene Angelo mio, lo salverai dalla guerra che gli prepara quel birbaccione? lo salverai? ... Gesú, dim­mi, e perché permetterlo? ... non me lo vuoi dire?... me lo dirai... se non appa­risci piú, bene... ma se verrai, ti dovrò stancare... E quella Mammina... sempre con la coda dell'occhio... ti voglio guar­dare in faccia... mi devi guardar bene... E si mette a ridere... e mi volta 1e spalle... sí sí ridi... Io so che mi vuoi bene... ma mi devi guardar chiaro.

Gesú, perché non glielo dici alla Mam­ma tua?... ma dimmi, sei Gesú?... di' Gesú!... Bene! se sei Gesú, perché 1a tua Mammina mi guarda in quel modo?... Io voglio sapere!...

Gesú, quando vieni un'altra volta, ti devo domandare certe cose... tu le sai... ma per ora te le voglio accennare... Che erano stamane quelle fiamme al cuore?... se non era Rogerio (P. Rogerio era un frate che si trovava a quel tempo nel convento di Venafro) che mi strinse forte... poi anche il Lettore... il cuore voleva fuggire... che era?... forse voleva andare a passeggio?... un'altra cosa... E quella sete?... Dio mio... che era? Sta­notte, quando s'andarono il Guardiano ed il Lettore, bevvi tutta la bottiglia e la sete non si estinse... mi dovorava... e mi straziò fino alla Comunione... che era?... Senti Mammina, non importa che mi guardi cosí .. io ti voglio bene piú di tutte le creature della terra e del cielo... dopo Gesú, s'intende... ma ti voglio bene. Gesú, questa sera verrà quel birbac­cione?... Ebbene aiuta quei due che m'as­sistono, proteggili, difendili... lo so, ci sei Tu... ma... Angelo mio, sta' con me! Gesú un'ultima cosa... fatti baciare... Bene!... che dolcezza in queste piaghe!... Sanguinano... ma questo Sangue è dol­ce, è dolce... Gesú, dolcezza... Ostia Santa... Amore, Amor che mi sostiene, Amore, a rivederci!... ».

Riportiamo ancora un altro fram­mento di un'estasi del dicembre 1911: «Gesú mio, perché cosí piccino sta­mane?... Ti sei fatto subito tanto picco­lo!... Angelo mio, vedi Gesú? ebbene chinati... non basta... bacia le piaghe a Gesti... Bene!... Bravo! Angelo mio. Bra­vo, Bamboccio... Ecco ecco si fa serio!... mette il broncio! come ti debbo chiama­re? Qual è il tuo nome? Ma sa, Angelo mio, perdona, sa: benedici Gesú per me ... ».

Concludiamo questo capitolo con un brano tratto dalla lettera che Pa­dre Pio scriveva a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, dove la esortava ad apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell'eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo ce­leste spirito:

«O Raffaelina, quanto consola il sa­persi di essere sempre sotto 1a custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabi­le!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce dolce per l’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere l'anima devota che si studia d’amare Gesú, avendo sempre con sé un sí insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all'angelo san Michele lassú nell'empireo difesero 1’onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li rilegarono nel­l'inferno?

Ebbene, sappiate che egli è ancor po­tente contro satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giam­mai potrà venir meno dal difenderci. Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi piú tristi.

Sappiate, o Raffaelina, che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbando­nata non vi lagnate di non avere un ani­ma amica, a cui possiate aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi.

O deliziosa intimità, o beata compa­gnia! O se gli uomini tutti sapessero comprendere ed apprezzare questo gran­dissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo celeste spirito! Rammentate spes­so la di lui presenza: bisogna fissarlo coll'occhio dell anima; ringraziatelo, pre­gatelo. Egli è cosí delicato, cosí sensibile; rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Invocate spesso questo angelo custo­de, quest’angelo benefico, ripetete spesso la bella preghiera: «Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidata dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre» (Ep. II, p. 403-404).

LA VITA SPIRITUALE E LA PREGHIERA

Capitolo II

 

clip_image002

 

Mentre preghi, tu cammini verso Dio. La qualità della tua preghiera

esprime la qualità del tuo amore, la sola forza capace di "bruciare"

la distanza infinita che ti separa da LUI.

 

"Per liberarvi delle vostre cattive inclinazioni, non occupatevi tanto di esse: ciò alle volte è un modo di dar loro peso ed una virulenza che avevano prima e rischie­reste di strappare il bene insieme al male (cfr. La para­bola del buon grano e della zizzania. (Mt. 13, 24-30). // modo giusto di eliminare il male non consiste nell'accanirvi contro, ma nel rivolgervi alla Luce, nel porre tutta la vostra attenzione sulla Luce; allora la vo­stra parte di ombra si affievolirà, sarà cancellata senza che la tagliate. Dio si incaricherà di tagliarla e di bru­ciarla nel giorno della mietitura. Rivolgetevi verso la speranza della mietitura" . (Lanzo del Vasto).

 

- "Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante" (Lc 9,29) E' significativo che Gesù si trasfiguri mentre è in collo­quio intimo con il Padre. La preghiera, se fatta con il cuore, trasfigura la persona.

"Guardate a Lui e sarete raggianti; non saranno con­fusi i vostri volti" (Sal. 33,6).

Anche Mosè, dopo il contatto con Dio, scendeva dal monte con il volto luminoso, tanto che gli israeliti aveva­no timore di avvicinarsi a lui.

L'anima che "guarda a Dio", che "si rivolge alla sua LUCE", è l'anima che prega. Quando uno prega, diventa "raggiante", perché irradia sugli altri la luce di Dio, che è AMORE, BENEVOLENZA, BONTÀ, MISERICORDIA

Tra VITA SPIRITUALE e PREGHIERA vi è un nesso profondo e inscindibile. Non solo non si possono mai separare, ma ognuna influisce in modo diretto sull'altra. E' vera la frase: "Dimmi come preghi e ti dirò come vivi". Ma è altrettanto vera la frase trasposta nei suoi termini: "Dimmi come vivi e ti dirò come preghi".

La Vita Spirituale di un'anima, corrispondente al grado di comunione con Cristo, è direttamente proporzionale con la qualità di preghiera che la esprime e della quale è come il respiro.

Madre Teresa di Calcutta ne è un esempio incarnato ai nostri tempi. Prima di andare a servire "gli ultimi della terra", ogni mattina trascorreva un'ora e mezza di adora­zione davanti a Gesù Eucarestia. A sera, dopo il servizio instancabile prestato ai poveri, nello spirito della Carità di Cristo, concludeva la sua giornata con un'altra ora di "colloquio contemplativo".

Le molte preghiere che ha composto, sgorgate dal suo grande cuore, sono una viva testimonianza di questa gran­de verità: la PREGHIERA, quando è autentica, apre sem­pre l'anima alla CARITÀ.

Vogliamo qui riportare uno dei suoi pensieri, così de­licati e profondi, nei quali traspare il suo amore e la sua tenerezza per ogni essere umano. Anche il titolo è signi­ficativo: LA BONTÀ.

"Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento. Sii l'espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore" (M. Teresa).

Nel Cammino Spirituale (chiamato anche CAMMINO DI FEDE, perché questa è la virtù-fondamento che lo sorregge), s'impara a pregare non tanto dai libri quanto dal MAESTRO INTERIORE, lo SPIRITO SANTO, che è stato infuso nei nostri cuori. (cfr. Rom. 5,5).

Per questo S. Giovanni Climaco afferma: "Dio fa il dono della preghiera a colui che prega". Ciò significa che A PREGARE S'IMPARA PREGANDO.

"La preghiera è un bene sommo,

è una comunione intima con Dio,

deve venire dal cuore,

deve fiorire continuamente, giorno e notte.

E' luce dell'anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l'uomo; è un desiderare Dio

è un amore ineffabile prodotto dalla grazia divina

San Giovanni Crisostomo

Le leggi della preghiera sono le stesse che guidano e accompagnano la Vita Spirituale nel suo sviluppo.

Nel cammino verso l'incontro con Dio, l'anima avver­te che il cuore le si ALLARGA sempre più e contempo­raneamente si ELEVA e si DILATA la sua preghiera. Proprio come chi scala una montagna: sale e salendo con­templa orizzonti sempre più vasti.

LA VITA SPIRITUALE E' LA SALITA AL MONTE SANTO DI DIO.

Segnaliamo i principi che costituiscono la verifica si­cura del traguardo raggiunto dall'anima nel suo cammino di santità. La preghiera è il termometro che infallibilmen­te lo rivela. Formuliamo anzitutto il criterio generale, per poi analizzare i vari "Passaggi" che manifestano il progre­dire della preghiera verso una dimensione sempre più coinvolgente e più vera.

L'INTERIORIZZAZIONE DELLA PREGHIERA AC­COMPAGNA SEMPRE L'INTERIORIZZAZIONE DELLA VITA.

E' un "Cammino", dall'esterno all'interno della perso­na. "IL VIAGGIO PIU' LUNGO che l'uomo può compie­re è quello che lo porta ad entrare nel più profondo del proprio cuore" (Dag Hammarskïold).

Si va:

a) da una preghiera prevalentemente "parlata" ad una preghiera prevalentemente "ascoltata". Nel suo primo stadio, la preghiera predominante è la PREGHIERA VOCA­LE (=fatta con le labbra) più o meno meccanica. Man mano che l'anima progredisce nel suo Cammino Spiritua­le, passa ad una preghiera che coinvolge sempre più le sue facoltà interiori: MENTE, VOLONTÀ, CUORE. Mentre le PAROLE diminuiscono, ma si fanno più vere, crescono gli spazi di SILENZIO.

"Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venir ascoltati a forza di parole " (Mt. 6,7).

b) Da una preghiera "formale", ossia frammentata in varie "devozioni", ad una preghiera sempre più "sostan­ziale", che trova il suo Centro nella Persona di Gesù Cristo. L'anima infatti, quando inizia a pregare veramen­te, avverte che entra in un contatto personale e vitale con Gesù Cristo. Scopre gradualmente in se stessa la sua PRESENZA IRRADIANTE e lo accoglie sempre più nel cuore perché diventi il punto costante di riferimento della propria vita. Sempre se è fedele alla voce dello Spirito, riscopre anche il valore INESTIMABILE ed INESAURI­BILE della sua REDENZIONE come UNICA SORGEN­TE di ogni Grazia e di ogni Dono: "In verità in verità vi dico: Se chiederete al Padre qualche cosa NEL MIO NOME, Egli ve la darà" ( GV. 16,23). Anche il suo lin­guaggio muta: da una forma di MONOLOGO diventa sempre più VERO DIALOGO. E' meno "freddo" e sem­pre più "riscaldato" dall'AMORE DELLO SPIRITO SANTO che la guida.

c) Da una preghiera in cui predomina la Domanda, legata alla richiesta di grazie, ad una preghiera che cede il posto sempre più alla LODE, all’ ADORAZIONE, al RENDIMENTO DI GRAZIE, man mano che l'anima scopre quanto è amata. Questo genera il lei un gioioso stupore, che la spinge progressivamente ad aprirsi al-TAzione Gratuita di Dio. Riconosce umilmente le Mera­viglie che Egli va compiendo in lei e si rende più dispo­nibile a ricambiare il DONO RICEVUTO: "Gratuitamen­te avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt. 10,8).

In questo cammino giunge all'APICE, che costituisce anche il TRAGUARDO a cui tende la Preghiera: la CON­TEMPLAZIONE DI DIO, nel Quale TUTTO E' AMORE CHE SI EFFONDE IN GRAZIA .

d) Da una Preghiera CHIUSA SULLA PROPRIA PERSONA (e sui propri cari...), che risente ancora di troppi calcoli umani interessati, ad una PREGHIERA D'INTERCESSIONE, APERTA A TUTTA L'UMANI­TÀ. Intercedere significa farsi carico dei fratelli, nelle loro necessità, presentarli a Dio e implorarlo per loro. La preghiera d'INTERCESSIONE è un grande atto di UMILTÀ -Virtù cardine nella costruzione dell'edificio spirituale- perché ci fa riconoscere i nostri limiti, la nostra povertà radicale. L'UMILTÀ ci rende coscienti che quan­to siamo e abbiamo è DONO DI DIO; ci apre perciò a Lui per chiederGli ogni cosa con la semplicità di un bambino che sa di avere bisogno di tutto.

E' un atto di FEDE, perché ci fa poggiare la nostra richiesta sulla PAROLA DI GESÙ che non si smentisce: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" (Mt. 7,7).

E' un atto di SPERANZA, perché ci fa attendere da Dio, con ferma fiducia, ciò che Gli chiediamo per i nostri fratelli.

E' un atto di CARITÀ, anzi il primo e più grande atto di Carità, perché nella preghiera d'INTERCESSIONE noi affidiamo a Dio, che è PADRE, la Sorte dei nostri fratelli, che non può essere altro se non il loro VERO BENE.

Nella Bibbia rifulgono due Grandi Personaggi, divenu­ti MODELLI nella preghiera d'INTERCESSIONE: ABRAMO e MOSE'.

ABRAMO, con la Confidenza e l'Ardimento che si osa avere solo nei confronti dell'Amico più caro, supplica Dio per la salvezza degli abitanti di Sodoma. (cfr. Gen. 18, 16-33).

E' un dialogo molto bello e molto denso, sia in chiave di Fede, come in chiave puramente umana.

MOSE', mentre procede nel cammino dell'ESODO -Figura chiara dell'Itinerario della VITA SPIRITUALE-, s'immedesima sempre più nella sorte del suo popolo. Suppli­ca Dio, di cui si sente Intermediario, con accenti molto ac­corati, facendo appello alla Sua Misericordia, di non far perire con la morte coloro che ha liberati dalla schiavitù.

L'anima che progredisce nel Cammino della preghiera arriva ad assumere in proprio i problemi che affliggono l'umanità e li presenta a Dio con la Fiducia di un figlio, che sa di poter contare sempre, per la Mediazione di GESÙ, sul Suo AMORE e sulla Sua MISERICORDIA di PADRE.

"Tutto quello che chiederete con Fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt. 21,22).

e) Da una preghiera fatta di pie pratiche o di formule tradizionali ad una preghiera sempre più BIBLICA: l'ani­ma sente il bisogno di esprimersi con la PAROLA DI DIO e specialmente con i SALMI. Non ci sono parole umane che possano tradurre adeguatamente L'ESPE­RIENZA INTERIORE, INEFFABILE (= Inesprimibile), che essa via via sta vivendo. Effondendosi sempre più con la PAROLA DI DIO, che medita nel suo cuore, l'anima SCOPRE che LUI E' IL TUTTO e lei il NULLA. CIÒ CHE È E CIÒ CHE HA È PURO DONO SUO. Perciò dà sempre più spazio a LUI e meno a se stessa.

S. Francesco d'Assisi, Grande Contemplativo, l'ha espresso in una delle sue brevi ma ardenti "preghiere del cuore": "Mio DIO, chi sei TU e chi sono io?... "

f) Da una preghiera rivolta solamente a GESÙ CRI­STO ad una preghiera che, nella CIRCOLARITA' dell'AMORE, diventa sempre più TRINITARIA. GESU' rivela il PADRE e dona lo SPIRITO SANTO. Partendo quindi da Gesù, l'anima entra in un rapporto sempre più intimo con ognuna delle Tre Persone Divine, secondo la formulazione del Mistero SORGENTE DI TUTTA LA REALTÀ CHE ESISTE:

DA CRISTO AL PADRE NELLO SPIRITO SANTO.

S. Maria Maddalena De' Pazzi, religiosa carmelitana e mistica, vissuta nella seconda metà del 1500, esprime così l'ESPERIENZA dell'AMORE TRINITARIO: "Questa è l'opera che continuamente fa la Santissima Trinità nelle sue creature: il PADRE ASPIRA in esse, cioè desidera la loro salvezza, il FIGLIO RESPIRA, riposandosi in esse e rendendole gradite a Dio; lo SPIRITO SANTOISPIRA, ossia le va illuminando perché possano camminare di virtù in virtù".

Man mano che l'anima progredisce nel cammino della preghiera, fa un'esperienza sempre PIÙ PROFONDA e DIRETTA di Dio, perché gradualmente si abbandona allo SPIRITO SANTO, che è SPIRITO DI PIETÀ! E' LUI che nell'anima prega il PADRE con la VOCE DEL FI­GLIO. Lo Spirito Santo che prega in noi è fonte dell'amo­re che opera. Così nell 'AMORE la vita si fa PREGHIE­RA e la PREGHIERA si fa VITA.

"Se lo Spirito Santo vive nell'uomo, questi prega quando sta e cammina, dorme e veglia, lavora e riposa, parla e tace" (F. La Combe).

Per concludere, riportiamo un esempio di preghiera "matura" che ha raggiunto le profondità della persona, là dove ogni essere umano incontra Dio e incontra anche pienamente se stesso.

O TU che abiti nel profondo del mio cuore, fa che io ti incontri nel profondo del mio cuore.

O TU che abiti nel profondo del mio cuore, fammi udire la Tua voce nel profondo del mio cuore.

O TU che abiti nel profondo del mio cuore, custodiscimi accanto a Te nel profondo del mio cuore,

O TU che abiti nel profondo del mio cuore, PADRE, FIGLIO, SPIRITO SANTO,

SORGENTE ETERNA DELLA VITA NELLA COMUNIONE ETERNA DELL AMORE:

ogni LODE, ONORE e GLORIA nei secoli dei secoli da tutti coloro che Ti amano e Ti seguono

nella VIA DEL RITORNO alla Patria Celeste. Amen

 

clip_image004

Mosè, tra Aronne e Cur, prega per il suo popolo: la potenza della preghiera ( Es. 17,8-16).

Un giovane, Michele Chinellato, morto di leucemia all'Ospedale di Vicenza il 21 luglio 1986, a ventidue anni di età, ha scritto, in forma di Diario, delle preghiere che rivelano la maturità raggiunta nel Cammino della sua

VITA SPIRITUALE. Sono preghiere che riecheggiano la Parola di Dio, i Salmi, di cui si nutre sempre l'anima che si impegna nel Cammino dello Spirito.

In questa preghiera, che riportiamo, sgorgata veramen­te dal cuore, Michele esprime la più consolante delle verità: Dio è il nostro invisibile Amico, che vive sempre con noi. Per questo Egli stesso ha voluto chiamarsi l'EMMANUELE, che significa : IL DIO CON NOI.

Nella misura in cui tu ti affidi a Lui mediante la pre­ghiera, che alimenta la fede, percepisci la sua presenza accanto a te "qui" e "ora", ossia in ogni istante ed in ogni situazione della tua vita. Anche per te allora si avvera l'esperienza "trasfigurante" della fede, che Michele manifesta in tutte le sue preghiere (cfr. libro : "Pregate con me", ed. L. D. C.) : nelle prove e nelle sofferenze Lui ti dona Forza, nell'angoscia e nella solitudine Lui ti offre Sicurezza, nel cuore sempre Gioia e Pace e per il futuro la Speranza. Ti sale perciò spontanea dal cuore, come Michele, quella dolce parola: GRAZIE!

CON TE ACCANTO, SIGNORE, SONO FELICE

E quando, come ora, è sera, mi accorgo, o Signore, che è bello vivere con Te vicino, con Te che accompagni e muovi ogni mio passo. Con Te vicino non avrò più paura e mai smetterò di stupirmi del tuo perdono infinito. Ogni mia speranza, ogni mia gioia è riposta in Te. E' bello, Signore, averti vicino! Sapere che Tu ci sei, anche quando io mi allontano da Te. So che sarai Tu a sollevare il mio capo, chino nella vergogna per non averti obbedito. E' bello, Signore, troppo bello essere dalla tua parte, con Te, per Te, essere in Te, poter scrivere lodi finchè la carta è l'inchiostro finisce, finchè la mano, stanca di scrivere, non si ferma, per poi riprendere, frenetica, a segnare le parole che passano davanti a me, non come un placido fiume,

ma come un turbolento

ruscello,

torrente di montagna,

che con la sua onda scavalca

altre onde,

sovrapponendosi confusamente,

ma ricco di gioia infinita.

E' bello, Signore,

sapere che tu ci sei,

e sei qui ora, vicino a me,

e vedi, rimproveri e perdoni

i miei errori,

e mi insegni a correggere

ciò che ho sbagliato.

Con Te accanto sono felice,

e beato chi,

come me ora, ha provato

questa immensa gioia.

Grazie di tutto ciò

che mi dai,

di ogni giorno intenso

e pieno di gioia

che mi fai passare;

grazie per essere con me.

Grazie per avermi accettato

con Te, anche se so,

lo sai… io non le merito.

Grazie!

Nella bellissima poesia, che Michele ha composto quando la leucemia stava già distruggendo la sua giovane vita, egli la chiama con un nome vezzeggiativo : "Leucy".

Egli sente la terribile malattia entrargli nel sangue e nelle ossa e umanamente ne ha paura. Ma la sua incrollabile fede in Dio, che è Padre, gli dà la certezza che essa lo porta all'abbraccio con Lui. Per questo, con luci­dità e grande forza interiore, ha il coraggio di chiamarla per nome, di guardarla in faccia e di cantarla, come ha fatto un giorno S. Francesco d'Assisi con "Sorella Morte".

Leucy

Lei di notte cammina,

ha una veste bianca,

splende nell'oscurità,

mi cerca, la sento salire per le scale,

la sento avvicinarsi,

entra nella mia camera e si adagia su di me,

entra dentro di me, nelle mie vene,

nel mio sangue.

Ora la sua veste non è più bianca,

s'è tinta di nero ed ha un cappuccio sul capo,

la sua faccia è magra e porta con se una falce.

Ma io no, non ho paura di Lei,

ed ogni volta che mi chiamerà,

prenderò la sua mano e la seguirò.

Perché so chi l'ha mandata da me,

so chi è il suo Padrone, so ciò che Lui vuole, cerca in me.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...