Translate

venerdì 31 agosto 2012

Carlo Maria Martini – il Cardinale del dialogo



Il giorno 8 settembre 1999, in occasione della festa della Natività della Beata Vergine Maria, il Vescovo ha presentato in Duomo alla diocesi la nuova lettera pastorale.

Lettera pastorale.

...In una fine secolo e fine millennio percorsa da tanta ansia di pace e tormentata da tante violenze, 
io vorrei che noi avessimo il coraggio di ritenere che è anzitutto la nostra vita personale e comunitaria e tutta la nostra azione pastorale che è chiamata, nella forza dello Spirito Santo, ad essere un’autentica opera d'arte, un annuncio della pace che viene da Dio. Maria, di cui oggi celebriamo la natività, e con lei la Chiesa, è il capolavoro di Dio.

Lo Spirito Santo che è disceso su Maria susciti in tutti noi quella grazia e quei "momenti di grazia" che ci portano a far risplendere nel mondo qualcosa della bellezza divina, quella bellezza che salva e che fa della Chiesa l'icona della Trinità sulla terra, il luogo della riconciliazione e della pace.

+ Carlo Maria Cardinal Martini
Arcivescovo di Milano



Ricordiamo il Cardinale Martini

Un profeta di speranza:

E’ morto il Cardinale Carlo Maria Martini. Lo ricordiamo uniti nella preghiera, al di là di ogni ideologia, cultura e religione, perché questo è il mondo in cui crediamo: un mondo che sa andare oltre ogni divisione. Un mondo che Cristo ci ha insegnato a costruire.

Ho letto alcuni libri del Cardinale Martini. Ma uno, in particolare, mi ha colpito e segnato profondamente: “Conversazioni notturne a Gerusalemme”.

In questo libro, parlando dell’infelicità, del male, delle miserie umane sulla terra, il Cardinale offre una riflessione che non può fare a meno di toccare la nostra anima: “Come contribuisco io all’infelicità e come ne sono responsabile? (…) Qual è la mia parte, e come posso io cambiare la situazione? E ancora: a quale limitazione e a quale rinuncia sono disposto affinché cambi qualcosa?”.

Queste bellissime parole ci fanno capire che oggi, più che mai, c’è bisogno d’impegno e di testimonianza. Non di pregiudizi e di barriere. Non di lamenti e di rese. C’è bisogno di uno sforzo comune per rinunciare ai tanti idoli, alle catene che ci legano, alle tentazioni dell’arroganza, dell’arrivismo e dell’accumulo esagerato ed egoista di beni materiali su questa terra.

Oggi, nel giorno in cui il Cardinale Martini ci ha lasciato, proviamo a fare una piccola pausa di silenzio. Poniamoci queste domande: qual è la mia parte? Quale sforzo concreto sono disposto a fare per cambiare il mondo?
Negli ultimi anni, in vari modi, nella società in cui viviamo, si è cercato di cancellare un valore fondamentale ed immenso: la cultura dell’impegno. Senza impegno non può esistere amore e non può esistere un futuro per tutti noi.

L’amore vero si basa sullo sforzo, sul sacrificio quotidiano, sulla voglia di comprendersi, di dialogare, di uscire dal nostro piccolo guscio per abbracciarci e costruire un’umanità diversa.
Per questa ragione io vedo nel Cardinale Martini un profeta di speranza, che mi ha insegnato a credere in un mondo diverso. Un mondo che sarà il frutto di tutto ciò che noi faremo oggi, con le nostre piccole mani di esseri fragili e imperfetti.

http://www.cavalieridellaluce.net/egioiasia/2012/08/31/il-cardinale-martini-un-profeta-di-speranza/

Le quattro dimensioni

Dal blog "Incontro all' Infinito" 


La vita di fede possiede quattro dimensioni su cui si snoda, si spiega e trae nutrimento. È come una pianticella bisognosa di cure, che va alimentata affinché non perda quella linfa vitale che la solleva e la innalza. La pianticella cerca la luce del sole che l'aiuta a respirare, ad assorbire l'ossigeno che le riempie i suoi piccoli polmoni; cerca l'acqua viva per essere tonificata, rinfrescata; cerca materiale organico, il suo humus, dal quale trae il suo nutrimento. Anche la vita di fede possiede varie diramazioni e sfaccettature: possiamo rilevarne almeno quattro, anche se tutte sono alimentate dal rapporto personale dell'anima con Dio. Fin dalle origini, la nascente Chiesa si è basata su un'ossatura comunitaria: Gesù ha chiamato in particolare 12 uomini che imparassero, vivendo insieme con Lui, ad essere come Lui. Insegnava loro come ammaestrare le folle che correvano a Lui bisognose di un nutrimento materiale e spirituale. Spesso cozzava nella loro incomprensione, nella loro durezza di cuore, nella loro incapacità di vivere il suo messaggio, di assorbirlo completamente per poter essere segno per la gente. Nella sua parola, però, tutto si trasformava: le opere diventavano straordinarie, le reti si colmavano di pesci fino a rompersi dopo aver faticato invano una notte intera, i demoni fuggivano... Semplicemente perché la parola di Gesù dava loro potere di compiere opere straordinarie, nel SUO NOME, cioè dopo aver “assorbito” interamente il messaggio di Cristo, aver assimilato le sue parole, averle fatte carne, parole diventate atti concreti. Ed in questa ragione che s'innesta il “mistero/segno” più importante e straordinario dell'intera umanità: l'Eucaristia: quelle parole pronunciate da Gesù, il gesto supremo di donazione sulla croce, hanno preso corpo nel mistero dell'Eucaristia.  Mistero inteso come segno, segno efficace, che ha una conseguenza concreta, tangibile nella vita dell'uomo.
Da questo tessuto dalla trama complessa cerchiamo di estrapolare almeno queste quattro dimensioni che sono manifestazioni concrete della vita di fede:



1) la fede si manifesta nell'azione liturgica della santa messa e nelle preghiere comunitarie della liturgia delle ore: la preghiera diventa espressione della fede comunitaria: il rapporto con Dio assume quindi due dimensioni: verticale ed orizzontale.

2) L'azione liturgica comunitaria perderebbe significato e forza se non fosse accompagnata dalla preghiera personale, anticamera di quella comunitaria: ogni chiamata è singola e si sviluppa comunque in ambito comunitario, un gruppo di persone che non devono perdere lo scopo principale di concretizzare ed impegnarsi nella crescita del regno di Dio.
3) Il bastone orizzontale della croce sul quale sono inchiodate le mani di Gesù simboleggia la fraternità, sacramento, segno efficace dell'amore di Dio tra i fratelli e spiega la dimensione trinitaria della vita divina incarnata nell'uomo.

4) Adorare Dio nei propri cuori: con il Battesimo diventiamo partecipi della vita divina trinitaria e c'immette nel favoloso mistero dell'inabitazione nel nostro cuore della Trinità.
Non bisogna sottovalutare questa dimensione dalla quale prendono corpo le altre.

L'incontro personale con Dio induce poi all'adorazione di Dio nel proprio cuore: è la chiave che immette nell'incontro comunitario con il divino. Senza questa dimensione quella comunitaria perderebbe valore in modo assoluto.

Possiamo prendere nuovamente ad esempio un albero. Possiede infinite radici che s'immergono nel terreno: ogni diramazione succhia il suo nutrimento dalla terra e questo confluisce nel tronco che dà vita a tutto l'albero. Il seccarsi di una di queste diramazioni genererebbe in tutto l'albero un processo di necrosi che lo avvizzirebbe lentamente. Dapprima il processo di necrosi non salterebbe all'occhio, ma esso procede inesorabile, con una lentezza omicida. La medicina che arresterebbe questo processo, dovrebbe agire sulla diramazione particolare che non trae più nutrimento dal suo adorare Dio nel proprio cuore.

http://incontroallinfinito.blogspot.it/2012/09/le-quattro-dimensioni.html

La Pietà - Michelangelo Buonarroti

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...