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sabato 30 marzo 2013

VOI CH'AMATE LO CRIATORE - Coro Dulcis Memoria

Contempliamo il mistero dell’amore di Dio
Sabato Santo
 Maria, la Madre di Gesù, come avrà trascorso questo sabato? Aveva creduto all’annunzio dell’angelo e meditava gli avvenimenti che riguardavano il Figlio e le sue parole. La profezia del vecchio Simeone, che una spada le avrebbe trafitto l’anima, si era realizzata sul calvario, ai piedi della croce. Ricordava il Figlio che prediceva la sua passione, morte e risurrezione. Lo aveva visto straziato e spirare, tenuto cadavere sulle sue ginocchia. Ora doveva arrivare il momento della risurrezione. Lo attendeva con fede, nella certezza che l’Altissimo compie sempre le sue promesse. L’aveva detto anche l’angelo che a Dio nulla è impossibile.
Accanto a Maria, la credente, attendiamo in preghiera l’alba della risurrezione.

Il grande silenzio...

AVE MARIA DELL'ADDOLORATA

Ave Maria, piena di dolori,
il Crocifisso è con Te,
addolorata sei Tu fra le donne
e addolorato è il frutto del tuo seno Gesù!
Santa Maria, Madre del Crocifisso,
ottieni lacrime di compunzione a noi,
crocifissori del Figlio tuo,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.






Madre io vorrei
Desolata




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    venerdì 29 marzo 2013

    Via Crucis al Colosseo. Papa Francesco: "La croce: risposta di Dio al male del mondo"



    Via Crucis al Colosseo. Papa Francesco: "La croce: risposta di Dio al male del mondo"

    “La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. A volte ci sembra che Dio
    non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta
    è la Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono”.


    http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/29/via_crucis_al_colosseo._papa_francesco:_la_croce:_risposta_di_dio_a/it1-678184

    giovedì 28 marzo 2013

    Papa Francesco nella Messa del Crisma: I sacerdoti siani pastori in mezzo alla gente


    Siate pastori in mezzo alla gente: è quanto ha affermato Papa Francesco stamani nell’omelia della Messa del Crisma presieduta nella Basilica di San Pietro. “Con gioia – ha esordito - celebro la prima Messa Crismale come Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare voi, cari sacerdoti, che oggi, come me, ricordate il giorno dell’Ordinazione".

    “Le Letture e anche il Salmo – ha proseguito - ci parlano degli ‘Unti’: il Servo di Javhè di Isaia, il re Davide e Gesù nostro Signore. I tre hanno in comune che l’unzione che ricevono è destinata a ungere il popolo fedele di Dio di cui sono servitori; la loro unzione è per i poveri, per i prigionieri, per gli oppressi… Un’immagine molto bella di questo “essere per” del santo crisma è quella del Salmo 133: «È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste» (Sal 133,2). L’immagine dell’olio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino all’orlo delle sue vesti sacre, è immagine dell’unzione sacerdotale che per mezzo dell’Unto giunge fino ai confini dell’universo rappresentato nelle vesti”.

    Il Papa ha sottolineato che “le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi; uno di essi è quello dei nomi dei figli di Israele impressi sopra le pietre di onice che adornavano le spalle dell’efod dal quale proviene la nostra attuale casula: sei sopra la pietra della spalla destra e sei sopra quella della spalla sinistra (cfr Es 28, 6-14). Anche nel pettorale erano incisi i nomi delle dodici tribù d’Israele (cfr Es 28,21). Ciò significa che il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti!”.

    Poi ha aggiunto: “Dalla bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio che risplende nel suo popolo vivo e confortato, passiamo adesso a guardare all’azione. L’olio prezioso che unge il capo di Aronne non si limita a profumare la sua persona, ma si sparge e raggiunge “le periferie”. Il Signore lo dirà chiaramente: la sua unzione è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. L’unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido … e il cuore amaro”.

    Ha quindi osservato che “il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo. Questa è una prova chiara. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite, “le periferie” dove il popolo fedele è più esposto all’invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede. La gente ci ringrazia perché sente che abbiamo pregato con le realtà della sua vita di ogni giorno, le sue pene e le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: “preghi per me, padre, perché ho questo problema”, “mi benedica padre”, “preghi per me”, sono il segno che l’unzione è arrivata all’orlo del mantello, perché viene trasformata in supplica, supplica del Popolo di Dio”.
    “Quando siamo in questa relazione con Dio e con il suo Popolo e la grazia passa attraverso di noi – ha rilevato - allora siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini. Ciò che intendo sottolineare è che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale - ma lo è solo apparentemente - il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato, perché sa che noi lo abbiamo. Intuire e sentire, come sentì il Signore l’angoscia piena di speranza dell’emorroissa quando toccò il lembo del suo mantello. Questo momento di Gesù, in mezzo alla gente che lo circondava da tutti i lati, incarna tutta la bellezza di Aronne rivestito sacerdotalmente e con l’olio che scende sulle sue vesti. È una bellezza nascosta che risplende solo per quegli occhi pieni di fede della donna che soffriva perdite di sangue. Gli stessi discepoli – futuri sacerdoti – tuttavia non riescono a vedere, non comprendono: nella “periferia esistenziale” vedono solo la superficialità della moltitudine che si stringe da tutti i lati fino a soffocare Gesù (cfr Lc 8,42). Il Signore, al contrario, sente la forza dell’unzione divina che arriva ai bordi del suo mantello”.

    Il Papa ha quindi detto: “Così bisogna uscire a sperimentare la nostra unzione, il suo potere e la sua efficacia redentrice: nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni. Non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i corsi di autoaiuto nella vita possono essere utili, però vivere la nostra vita sacerdotale, passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente”.

    “Il sacerdote che esce poco da sé, che unge poco – ha ancora affermato il Papa - non dico “niente” perché - Grazie a Dio - la gente ci ruba l’unzione - si perde il meglio del nostro popolo, quello che è capace di attivare la parte più profonda del suo cuore presbiterale. Chi non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: l’intermediario e il gestore “hanno già la loro paga” e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore. Da qui deriva precisamente l’insoddisfazione di alcuni, che finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore” - questo io vi chiedo: siate pastori con l’”odore delle pecore”, che si senta quello, siate pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini. È vero che la cosiddetta crisi di identità sacerdotale ci minaccia tutti e si somma ad una crisi di civiltà; però, se sappiamo infrangere la sua onda, noi potremo prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti. È bene che la realtà stessa ci porti ad andare là dove ciò che siamo per grazia appare chiaramente come pura grazia, in questo mare del mondo attuale dove vale solo l’unzione - e non la funzione -, e risultano feconde le reti gettate unicamente nel nome di Colui del quale noi ci siamo fidati: Gesù”.

    Poi l’esortazione ai fedeli: “Cari fedeli, siate vicini ai vostri sacerdoti con l’affetto e con la preghiera perché siano sempre Pastori secondo il cuore di Dio”.
    Il Papa ha concluso: “Cari sacerdoti, Dio Padre rinnovi in noi lo Spirito di Santità con cui siamo stati unti, lo rinnovi nel nostro cuore in modo tale che l’unzione giunga a tutti, anche alle “periferie”, là dove il nostro popolo fedele più lo attende ed apprezza. La nostra gente ci senta discepoli del Signore, senta che siamo rivestiti dei loro nomi, che non cerchiamo altra identità; e possa ricevere attraverso le nostre parole e opere quest’olio di gioia che ci è venuto a portare Gesù, l’Unto. Amen”. 



    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/28/I%20sacerdoti%20siani%20pastori%20in%20mezzo%20alla%20gente:%20cos%C3%AC%20Papa%20Francesc/it1-677572
    del sito Radio Vaticana 

    martedì 26 marzo 2013

    Perla di saggezza.



    Ognuno di noi ha un livello di "fede", un suo grado di spiritualità e di conoscenza. Chiediamo al Signore di saperlo individuare per evitare di superare la nostra misura e di volerci assumere compiti e responsabilità che non saremmo all'altezza di svolgere. Ma non dimentichiamo l'esortazione che leggiamo nella Bibbia : "Quanto allo zelo , non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore" (Romani 12,11).

    lunedì 25 marzo 2013

    Messaggio del 25 marzo 2013



    Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito a prendere fra le mani la croce del mio amato Figlio Gesù e a contemplare la Sua passione e morte.

    Le vostre sofferenze siano unite alla Sua sofferenza e l’amore vincerà, perché, Lui che è l’Amore, ha dato se stesso per amore per salvare ciascuno di voi.

    Pregate, pregate, pregate affinché l’amore e la pace non comincino a regnare nei vostri cuori.

    Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

    La furbizia del Maligno


    San Antonino, Arcivescovo di Firenze, un giorno si trovò il demonio accanto al confessionale. Subito gli chiese: "Che fai qui, brutta bestia?".
    Il demonio rispose: "Vengo a restituire".
    "Che cosa?" replicò il Santo.
    "Vengo a restituire la vergogna ai fedeli che stanno per confessarsi. L'ho loro tolta quando li ho istigati al male, affinché non paventando più il peccato, si decidessero a commetterlo. Adesso la restituisco affinché, arrossendo per quanto hanno fatto, si decidano a non manifestare le loro colpe".

    domenica 24 marzo 2013

    Rimani con noi, Signore, nell'ora della prova.





    Il cammino di Quaresima anche quest'anno volge al termine.
    È stato così intenso e pieno di avvenimenti e di vicende, soprattutto per la vita della Chiesa, ma anche per la nostra società civile, che ci è passato via quasi inosservato, e la Pasqua ci coglie alla sprovvista. Però il cammino volge al termine, si compie; e si compie anche il nostro grazie al Padre per averci sempre e comunque manifestato la sua misericordia, il suo perdono, la sua vicinanza e la sua fiducia.


    Ma ora, Signore, ti preghiamo, e ti chiediamo di non abbandonarci, al termine di questo cammino. Ti chiediamo di rimanere con noi, perché questa è l'ora decisiva. È l'ora della prova.


    Rimani con noi, Signore, perché questo cammino che si è concluso non apre direttamente la porta della fede su un destino di gloria, ma sulle tenebrose vicende umane di una settimana di passione.


    Rimani con noi, come sei rimasto con noi nel deserto, dove abbiamo sentito fame e sete e abbiamo creduto di poterci sfamare da soli; dove abbiamo creduto che tutto quanto esiste era in nostro possesso; dove ti abbiamo sfidato perché tu facessi quello che noi ti dicevamo di fare.


    Rimani con noi, come sei rimasto con noi sul monte della Trasfigurazione, dove i nostri sogni di gloria sono passati subito in secondo piano non appena la nube del mistero ha avvolto la nostra vita.


    Rimani con noi, come sei rimasto con noi nel bel mezzo della tua vigna, dove sei venuto a cercare in noi frutti di bontà, di mitezza e di giustizia e non hai trovato che sterili foglie.


    Rimani con noi, come sei rimasto con noi mentre, esiliati in un paese lontano, abbiamo sperperato tutto, vivendo di nostalgia per la casa del Padre; oppure, abitanti fedeli della Casa di Dio, non siamo stati capaci di gioire per il ritorno di chi se ne era allontanato.


    Rimani con noi, come sei rimasto con noi quando, prostrati nella polvere e spalle contro il muro, stavamo per essere lapidati da chi ci voleva santi e per primo non era capace di esserlo.

    Rimani con noi, che ora ti osanniamo e subito dopo metteremo a tacere chi lo fa', e ti tradiremo, ti consegneremo nelle mani di chi ti farà morire, e magari prima diremo a tutti che noi non ti lasceremo mai, che ti seguiremo sulla croce, e poi negheremo addirittura di conoscerti; e poi ancora ci laveremo le mani dell'ingiustizia commessa nei tuoi confronti, e ti getteremo in mano ai tuoi aguzzini, e preferiremo a te un assassino, e addirittura fino all'ultimo ti insulteremo perché non sei stato un Dio potente, capace di salvarci da morte sicura...

    Rimani con noi: e fissa ancora su di noi il tuo sguardo, perché possiamo uscire fuori a piangere amaramente, consapevoli di quanto grande sia la tua tenerezza con noi.


    Rimani con noi: e perdonaci in ogni momento, fino all'ultimo, quando - sia pur per interesse - abbiamo la sfrontatezza di chiederti perdono per entrare con te nella tua gloria.


    Rimani con noi, anche quando tutto sarò finito e ci metteranno una bella pietra sopra.


    Rimani con noi, anche quando i nostri occhi saranno incapaci di riconoscerti e il nostro cuore sarò duro e tardo nel capire le parole dei profeti.


    Rimani con noi, perché ci farai ardere il cuore in petto, e i nostri occhi ti riconosceranno quando, come in quell'ultima cena, spezzerai ancora il pane per noi.




    don Alberto Brignoli

    sabato 23 marzo 2013

    Incontro storico tra due Papi



    "Papa Francesco era molto sereno, sorridente e incoraggiante. E' stato un incontro pieno di affetto. Il colloquio e' durato 40-45 minuti, e tra loro c'e' stata una comunicazione profonda". Cosi' padre Federico Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana, ai giornalisti ha raccontanto l'incontro tra Papa Francesco e il Papa Emerito svoltosi oggi a Castel Gandolfo. 

    venerdì 22 marzo 2013

    Una preghiera per ogni dito della mano




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    Una preghiera per ogni dito della mano


    1. Il pollice è il dito a te più vicino. Comincia quindi col pregare per coloro che ti sono più vicini. Sono le persone di cui ci ricordiamo più facilmente. Pregare per i nostri cari è "un dolce obbligo".

    2. Il dito successivo è l'indice. Prega per coloro che insegnano, educano e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.

    3. Il dito successivo è il più alto. Ci ricorda i nostri governanti. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e guidano l'opinione pubblica... Hanno bisogno della guida di Dio.

    4. Il quarto dito è l'anulare. Lascerà molti sorpresi, ma è questo il nostro dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. È lì per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed è li per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.


    5. E per ultimo arriva il nostro dito mignolo, il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia, "gli ultimi saranno i primi". Il dito mignolo ti ricorda di pregare per te stesso... Dopo che avrai pregato per tutti gli altri, sarà allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessità guardandole dalla giusta prospettiva.

    Preghiera che Papa Francesco scrisse una quindicina di anni fa
    quando era vescovo di Buenos Aires

    (Traduzione di Graziella Filipuzzi)

    giovedì 21 marzo 2013

    La semplicità evangelica in santa Gemma Galgani

    La semplicità evangelica
    in Santa Gemma Galgani

    con un accostamento a S. Giuseppe Moscati


    Quante volte siamo presi dall'incanto di fronte alla semplicità impressa negli occhi dei bambini... quante volte lasciamo che la contemplazione della semplicità della vita di nostro Signore Gesù, nei suoi anni trascorsi a Nazareth con la Madre e san Giuseppe, ci attragga e spinga a proficue meditazioni. E ancora, quante volte lasciamo che l'animo nostro trovi quiete nella conoscenza della vita di coloro che, attratti dall'invito interiore del divino Maestro: "Venite a me voi tutti", lo seguono nella via da Lui indicata, che è poi quella della Sua vita divina e beata. Vita che rende concreta la virtù della semplicità propria del Suo Vangelo, che guida come faro nella notte del tempo.
    La semplicità, virtù che difficilmente trova spazio nelle cose del mondo, non è semplicemente una virtù umana che si suole attribuire agli infanti; è innanzitutto una virtù morale, di elevato valore spirituale. Trasparenza dello sguardo, purezza di cuore, sincerità del parlare, rettitudine dell'animo e del comportamento...

    mercoledì 20 marzo 2013

    Papa francesco santa messa di inizio pontificato ,omelia.

    Santa Messa di inizio del Ministero Petrino. L'arrivo di Papa Francesco ...

    lunedì 18 marzo 2013

    La scala miracolosa

    Santa Teresa e San Giuseppe



    [Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

    Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

    Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

    Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

    Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

    A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

    Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

    Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!


    http://beata-vergine-maria-blog.blogspot.com/2013/03/santa-teresa-e-san-giuseppe.html

    Messaggio di Medjugorje del 18 marzo 2013 - Mirjana




    ” Cari figli! Vi invito a benedire il nome del Signore con fiducia totale e gioia e a ringraziarLo col cuore di giorno in giorno per il grande amore. Mio Figlio, attraverso questo amore dimostrato con la croce, vi ha dato la possibilità che tutto vi sia perdonato, cosicché non abbiate a vergognarvi, a nascondervi e per paura a non aprire la porta del proprio cuore a mio Figlio. Al contrario, figli miei, riconciliatevi con il Padre celeste perché possiate amare voi stessi come vi ama mio Figlio. Quando comincerete ad amare voi stessi, amerete anche gli altri uomini e in loro vedrete mio Figlio e riconoscerete la grandezza del suo amore. Vivete nella fede! Mio Figlio tramite Me vi prepara per le opere che desidera fare tramite voi, attraverso le quali desidera glorificarsi. RingraziateLo. In modo particolare ringraziateLo per i pastori, vostri intermediari nella riconciliazione con il Padre Celeste. Io ringrazio voi, i miei figli. Vi ringrazio.”

    La semplicità di San Francesco

     

    “Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà”. Con queste parole Francesco sintetizza la sua vocazione, la sua via personalissima di vivere il Vangelo.

    Semplice si definisce in più occasioni lo stesso Francesco. Semplice la sua predicazione, persino davanti al Papa, e alla via della semplicità invita tutti i suoi frati. Forse oggi siamo tentati di considerare la semplicità solo come espressione di ingenuità, per non dire di ignoranza.

    Possono sorprenderci allora le parole di Tommaso da Celano nel Memoriale, la sua seconda biografi a: “Il Santo praticava personalmente con cura particolare e amava negli altri la santa semplicità, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicità, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto”.

    La semplicità è figlia della grazia, cioè dono, nasce dal dono – o meglio – da Colui che è dono, ma come può essere sorella della sapienza?
    Lascio la parola ancora una volta a Francesco che così scrive in una bellissima preghiera, il Saluto alle virtù: “Ave, regina sapienza; il Signore ti salvi con tua sorella, la santa, pura semplicità”.

     La sapienza e la semplicità sono sorelle, un insegnamento che Francesco ripete più volte ai suoi frati nella Regola e anche nelle Ammonizioni come invito a privilegiare una scienza che si traduce nella concretezza di un agire nel mondo per gli uomini e con gli uomini e che non si accontenta di un sapere che allontana e separa e che vive solo delle sue parole.

    La semplicità, in fondo, è la vera sapienza: “La pura, santa semplicità confonde ogni sapienza di questo mondo e la sapienza della carne”. Siamo al cuore del Vangelo, sapienza che confonde ogni nostra presunta sapienza. Così Tommaso può scrivere che la semplicità amata da Francesco è quella che “contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto”. Qui è anche la gioia! “È la semplicità che in tutte le leggi divine lascia le tortuosità delle parole, gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le curiosità a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza ma il midollo, non il guscio ma il nocciolo, non molte cose ma il molto, il sommo e stabile Bene”.

    Spesso noi ci troviamo a cercare invece molte cose, non il Molto. Per Francesco questa è la vera ricchezza. Nella povertà delle cose impariamo la semplicità. “Tra gli altri doni e carismi che il generoso Datore concesse a Francesco, vi fu un privilegio singolare: quello di crescere nelle ricchezze della semplicità attraverso l’amore per l’altissima povertà” (Bonaventura, Legenda maior).

    Discorsi al termine della S. Messa nella parrocchia di Sant'Anna in Vati...


    Discorsi di Padre Bruno Silvestrini, Cardinal Angelo Comastri e di Papa Francesco I°
    al termine della Santa Messa nella Parrocchia di Sant'Anna in Vaticano.
    Città del Vaticano, 17 Marzo 2013

    domenica 17 marzo 2013

    IL primo Angelus di Papa Francesco: "Se Dio non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe"


    Una folla immensa, oltre 150mila fedeli, per il primo Angelus di Papa Francesco: stracolma Piazza San Pietro ma affollatissime anche Via della Conciliazione e le strade vicine. I fedeli sono affluiti sin dalle prime ore del mattino. Il Papa ha parlato solo in italiano: "Fratelli e sorelle, buongiorno! Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo. In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera, che Gesù salva dalla condanna a morte. Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia che invitano alla conversione. “Neanche io ti condanno: va' e d’ora in poi non peccare più!”. Eh, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza! Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Eh, quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza: ha pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. “Grande è la misericordia del Signore”.

    Poi ha proseguito: "In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un cardinale – il cardinale Kasper, un teologo in gamba, eh?, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali, eh? Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rosso scarlatto, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve". 

    Quindi ha esclamato: "E’ bello, quello della misericordia! Ricordo, appena vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E’ venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: “Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole confessarsi?”. “Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. E lei mi ha detto: “Tutti abbiamo peccati …”. “Ma forse il Signore non li perdona …”. “Il Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. “Ma come lo sa, lei, signora?”. “Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una voglia di domandarle: “Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”, perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. “Eh, il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere perdono! Lui, mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo". 

    Al termine della preghiera dell'Angelus, il Papa ha rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini: "Grazie della vostra accoglienza e delle vostre preghiere. Pregate per me, ve lo chiedo. Rinnovo il mio abbraccio ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, e lo estendo a tutti voi che venite da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi attraverso i mezzi di comunicazione. Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo. Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca; che non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono. Buona domenica e buon pranzo!".


    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/17/se_dio_non_perdonasse_tutto,_il_mondo_non_esisterebbe._foll/it1-674208
    del sito Radio Vaticana 

    sabato 16 marzo 2013

    Papa Bergoglio: «Ecco perché ho scelto Francesco»



    «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri. Per questo mi chiamo Francesco». Così Papa Bergoglio ha spiegato ai 5 mila giornalisti presenti all'incontro con la stampa il perché della scelta del nome del santo di Assisi. «Francesco uomo di povertà, uomo di pace. L'uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona con il Creato», ha detto ancora il Papa

    Papa Francesco ai cardinali: non cediamo al pessimismo, doniamo ai giovani la speranza della vita


    Non cediamo al pessimismo, doniamo ai giovani la sapienza della vita. E’ uno dei passaggi forti del discorso che stamani
    Papa Francesco ha rivolto ai cardinali ricevuti in udienza alla Sala Clementina. Un incontro all’insegna della giovialità
    e dell’amicizia, davvero fraterno. Il Papa ha anche detto scherzosamente che qualcuno definisce i cardinali “i preti del Santo Padre”.
    Si tratta della prima udienza del nuovo Pontefice che, nel suo intervento più volte integrato da riflessioni a braccio, ha ricordato
    il “gesto coraggioso e umile” di Benedetto. Papa Francesco ha inoltre offerto due affascinanti meditazioni: la prima sullo Spirito Santo,
    la seconda sui doni della vecchiaia, citando anche il poeta tedesco Hölderlin.

    “E’ curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele.
    Ma dall’altra parte, è quello che fa l’unità di queste differenze non nella ugualità, ma nell’armonia”.

    “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno: non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento:
    abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare
    nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra”

    “Cari Fratelli, forza! (…) I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio.
    E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa
    più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita”.

    http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/15/papa_francesco_ai_cardinali:_non_cediamo_al_pessimismo,_doniamo_a/it1-673676

    giovedì 14 marzo 2013

    Prima omelia di Papa Francesco nella Messa in Sistina.


    La Chiesa andrà avanti solo se cammina con la Croce di Cristo: così Papa Francesco nella Messa in Sistina





    Papa Francesco ha presieduto nel pomeriggio la Santa Messa nella Cappella Sistina con i cardinali che hanno partecipato al Conclave. Il Vangelo della Messa, tratto da Matteo, parlava della professione di fede di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù gli risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». La prima Lettura era tratta da Isaia sulle genti che affluiscono al monte del Signore e la seconda da Pietro sulle pietre vive che edificano la Chiesa:RealAudioMP3 

    Il Papa, nella sua prima omelia da Pontefice, pronunciata a braccio in italiano, ha sottolineato che in queste tre Letture c'è qualcosa di comune: "è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento è il cammino; nella seconda Lettura, il movimento è nell'edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento è nella confessione. Camminare, edificare, confessare".

    La prima cosa che Dio ha detto ad Abramo è questa: "Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile". Dunque - ha proseguito - "la nostra vita è un cammino. Quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, alla presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiede ad Abramo nella promessa".

    Quindi ha proseguito: "Edificare. Edificare la Chiesa, si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore". 

    Terzo punto: confessare. "Noi possiamo camminare quanto vogliamo, possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo a Gesù Cristo, la cosa non va". Diventeremo - ha detto - una ong filantropica, "ma non la Chiesa, sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno i castelli di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza". Il Papa ha citato una frase di Leon Bloy riferita a quando non si confessa Gesù Cristo: "Chi non prega il Signore, prega il diavolo", perché "quando non si confessa Gesù Cristo - ha spiegato - si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio". 

    E ha proseguito: "Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare delle volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro". 

    Il brano evangelico proposto dalla liturgia - ha sottolineato - prosegue in realtà con una situazione speciale: "Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: 'Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c'entra'. Ti seguo ... senza la Croce'. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce - ha osservato - non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore!". 

    "Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia - ha detto Papa Francesco - abbiamo il coraggio - proprio il coraggio - di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l'unica gloria, Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti". 

    Quindi ha concluso: "Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia". 

    Una preghiera particolare è stata elevata a Dio perché Benedetto XVI possa servire la Chiesa anche "nel nascondimento con una vita dedicata alla preghiera e alla meditazione".



    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/14/Messa%20celebrata%20da%20Papa%20Francesco%20nella%20Cappella%20Sistina%20con%20/it1-673476 
    del sito Radio Vaticana 

    innamoratidellalode

    Habenus Papam: Primo discorso Papa Francesco


     
    FRANCISCUS
    13 marzo 2013

    Annuntio vobis gaudium magnum;
    habemus Papam:
    Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
    Dominum Georgium Marium
    Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio
    qui sibi nomen imposuit Franciscum


     
    Auguri al Santo Padre

    Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi":
    Fratelli e sorelle, buonasera!

    Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell'accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

    [Recita del Padre Nostro, dell'Ave Maria e del Gloria al Padre]

    E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l'uno per l'altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l'evangelizzazione di questa città tanto bella!

    E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

    […]

    Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

    [Benedizione]
    Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell'accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!
     



    mercoledì 13 marzo 2013

    Jorge Mario Bergoglio è Papa Francesco I

    Abemus Papam


    Il nuovo Papa è il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio: ha scelto il nome di Francesco



    Il 266.mo Vicario di Cristo è il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio, finora arcivescovo di Buenos Aires, 76 anni. Ad annunciarlo il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro. Il nuovo Pontefice ha scelto il nome di Francesco: è la prima volta nella storia bimillenaria della Chiesa che un Papa assume questo nuovo. E' il primo gesuita eletto Papa.

    Alle 19.06 la fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina dove più volte si era appollaiato un gabbiano. Il nuovo Papa è stato eletto al quinto scrutinio: i cardinali hanno raggiunto la maggioranza dei due terzi necessari per l'elezione. Le campane di San Pietro hanno suonato a festa nel tripudio degli oltre 100mila fedeli radunati in piazza.

    Il gesuita Jorge Mario Bergoglio, finora arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto. L'11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo «San José» di San Miguel.

    Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell'Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires.

    Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo «San José», di San Miguel, dove ha conseguito la laurea.

    Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.

    Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua.

    È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.

    Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel.

    Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore.

    Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l'ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich.

    Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino.

    È autore dei libri: «Meditaciones para religiosos» del 1982, «Reflexiones sobre la vida apostólica» del 1986 e «Reflexiones de esperanza» del 1992.

    È Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell'Università Cattolica Argentina.

    Relatore Generale aggiunto alla 10ª Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001).

    Dal novembre 2005 al novembre 2011 è stato Presidente della Conferenza Episcopale Argentina.

    Dal B. Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.


    Segui la diretta radio-tv su: rv.va/conclave



    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/13/Il%20nuovo%20Papa%20%C3%A8%20il%20gesuita%20argentino%20Jorge%20Mario%20Bergoglio:%20ha%20scelt/it1-673068
    del sito Radio Vaticana 

    martedì 12 marzo 2013

    Invochiamo lo Spirito Santo sul Conclave : *Veni Sancte Spiritu*.





    Spirito Santo, eterno amore, vieni coi tuoi ardori e infiamma il cuore dei Cardinali elettori.



    Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l'intercessione di Maria Vergine Immacolata, manda lo Spirito
    Santo sui Cardinali elettori, riuniti in Conclave per eleggere il Romano Pontefice.


    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono della sapienza.

    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono dell'intelletto.

    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono del consiglio.

    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono della fortezza.

    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono della scienza.

    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono della pietà.

    Vieni, Spirito Santo e dona loro il dono del santo timore di Dio.

    3 Gloria al Padre

    Preghiera a Maria, Madre della Chiesa


    Rivolgiamoci a lei affinché accompagni con materno amore
    la Chiesa in questo momento così solenne e la protegga nel cammino verso la patria, fino al giorno glorioso del Signore.

    O Vergine santissima, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, tu che insieme agli Apostoli in preghiera sei stata nel Cenacolo in attesa della venuta dello Spirito di Pentecoste,
     invoca la sua rinnovata effusione su tutti i Cardinali chiamati a eleggere il Santo Padre, affinché come tralci della vera vite, portino molto frutto per la vita del mondo.

    Apri i loro cuori alle immense prospettive del regno di Dio e dell'annuncio del Vangelo a ogni creatura.

     Nel tuo cuore di madre sono sempre presenti i molti pericoli e i molti mali che schiacciano gli uomini e le donne del nostro tempo.

    Ma sono presenti anche le tante iniziative di bene, le grandi aspirazioni ai valori, i progressi compiuti nel produrre frutti abbondanti di salvezza.

    Vergine coraggiosa, ispira ai Cardinali forza d'animo e fiducia in Dio, perché sappiamo superare tutti gli ostacoli che incontreranno nel compimento del loro compito di eleggere il Sommo Pontefice.

    Vergine Madre, guidali e sostienili perché, come autentici figli prediletti della Chiesa di tuo Figlio, possano contribuire a stabilire sulla terra la civiltà della verità e dell'amore, secondo il desiderio di Dio e per la sua gloria.

    Amen.

     



    SEQUENZA ALLO SPIRITO SANTO .

    Vieni, Santo Spirito
    manda a noi dal cielo
    un raggio della tua luce.

     Vieni, padre dei poveri,
     vieni, datore dei doni,
     vieni, luce dei cuori.

     Consolatore perfetto;
     ospite dolce dell'anima,
    dolcissimo sollievo.

    Nella fatica, riposo,
     nella calura riparo,
     nel pianto conforto.

     0 luce beatissima,
    invadi nell'intimo
     il cuore dei tuoi fedeli.

     Senza la tua forza
    nulla è nell'uomo,
    nulla senza colpa.

     Lava ciò che è sordido,
     bagna ciò che è arido,
    sana ciò che sanguina.

     Piega ciò che è rigido,
     scalda ciò che è gelido,
    drizza ciò che è sviato.

    Dona ai tuoi fedeli
    che solo in te confidano
     i tuoi santi doni.

     Dona virtù e premio,
    dona morte santa,
     dona gioia eterna.


    Con tutta la Chiesa, unita nella preghiera,
    invochiamo la grazia dello Spirito Santo, perché sia eletto un degno Pastore di tutto il gregge di Cristo. Il Signore diriga i passi dei Cardinali elettori nella via della verità, affinché per intercessione della Beata sempre
    Vergine Maria, dei santi apostoli Pietro e Paolo e di tutti i santi, facciano sempre ciò che gli è gradito
    .


     Pro eligendo Summo Pontifice

    Preghiamo

    Ti supplichiamo umilmente, o Signore, onde la Tua immensa pietà conceda alla Sacrosanta Romana Chiesa un Pontefice il quale Ti sia sempre gradito per il santo zelo verso di noi e sia sempre degno di riverenza presso il Tuo popolo per il suo salutare governo a gloria del Tuo nome. Per il Nostro Signore Gesù Cristo ..... Così sia.

    Contra persecutores Ecclesiae

    Preghiamo

    Accogli placato, Ti supplichiamo o Signore, le preghiere della Tua Chiesa: affinché sradicati tutti gli errori e distrutte tutte le avversità, Essa possa servirTi in sicura libertà. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.

    Pro tempore Passionis

    Preghiamo
    Volgi il Tuo sguardo, o Signore, sopra questa Tua famiglia, per la quale il nostro Signore Gesù Cristo non esitò a lasciarsi consegnare nelle mani dei carnefici e a subire il tormento della Croce. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.



    Mater Ecclesiae, ora pro nobis
    Sancte Joseph, ora pro nobis



    Sancte Pie X, ora pro nobis

     Parce Domine, parce populo tuo...



    Spirito Santo, eterno amore,
    vieni coi tuoi ardori
    e infiamma il cuore dei Cardinali elettori.







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