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martedì 21 giugno 2011

La vera amicizia - padre Raniero Cantalamessa


La vera amicizia -  padre Raniero Cantalamessa

"In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi". Il villaggio è Betania e la casa è quella di Lazzaro e delle sue due sorelle. In essa Gesù amava sostare e riposarsi quando svolgeva il suo ministero nei pressi di Gerusalemme.

A Maria non sembrava vero di avere il Maestro, una volta tanto, tutto per sé, di poter ascoltare in silenzio le parole di vita eterna che egli diceva anche nei momenti di riposo. Così ella se ne stava ad ascoltarlo accovacciata ai suoi piedi, come si usa fare ancora oggi in oriente. Non è difficile immaginare il tono, tra il risentito e lo scherzoso, con cui Marta, passando davanti ai due, dice a Gesù (ma perché senta sua sorella!): " Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti".

Fu a questo punto che Gesù pronunciò una parola che da sola costituisce un piccolo vangelo: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta".

La tradizione ha visto nelle due sorelle il simbolo, rispettivamente, della vita attiva e della vita contemplativa; la liturgia, con la scelta della prima lettura (Abramo che accoglie i tre angeli alle querce di Mamre), mostra di vedere nell'episodio un esempio di ospitalità. Io credo, però, che il tema più evidente sia quello dell'amicizia. "Gesù amava Marta, insieme a sua sorella e a Lazzaro", si legge nel vangelo (Gv 11,5); quando gli recano la notizia della morte di Lazzaro dice ai discepoli: "Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a risvegliarlo" (Gv 11, 11). Davanti al dolore delle due sorelle, scoppia a piangere anche lui, tanto che i presenti esclamano: "Guardate come l'amava!" (Gv 11, 36). È tanto bello e consolante sapere che Gesù ha conosciuto e coltivato quel sentimento tanto bello e prezioso per noi uomini che è l'amicizia. Dell'amicizia si deve dire quello che S. Agostino diceva del tempo: "Io so cos'è il tempo, ma se qualcuno mi chiede di spiegarglielo, non lo so più". In altre parole, è più facile intuire cos'è l'amicizia che spiegarlo a parole. È un'attrazione reciproca e un'intesa profonda tra due persone, ma non basata sul sesso, come è l'amore coniugale. È l'unione di due anime, non di due corpi. In questo senso gli antichi dicevano che l'amicizia è avere "un'anima sola in due corpi". Può costituire un vincolo più forte della stessa parentela. Questa consiste nell'avere lo stesso sangue nelle vene; l'amicizia nell'avere gli stessi gusti, ideali, interessi.

È essenziale per l'amicizia che essa sia fondata su una comune ricerca del bene e dell'onesto. Quella tra persone che si uniscono per fare il male, non è amicizia ma complicità, è "associazione a delinquere", come si dice in gergo giudiziario.

L'amicizia è diversa anche dall'amore prossimo. Questo deve abbracciare tutti, anche chi non ti riama, anche il nemico, mentre l'amicizia esige la reciprocità, cioè che l'altro corrisponda al tuo amore.

L'amicizia si nutre di confidenza, cioè del fatto che io confido a un altro quello che c'è di più intimo e personale nei miei pensieri ed esperienze.
A volte io dico ai giovani: Volete scoprire quali sono i vostri veri amici e fare una graduatoria tra di essi? Cercate di ricordare quali sono le esperienze più segrete della vostra vita, positive o negative, osservate a chi le avete confidate: quelli sono i vostri veri amici. E se c'è una cosa della vostra vita, così intima che l'avete rivelata a una persona sola, quella è il vostro più grande amico o amica.

La Bibbia è piena di elogi dell'amicizia. "Un amico fedele è un sostegno potente; chi lo trova ha trovato un tesoro" (Sir 6, 14 ss). Il banco di prova della vera amicizia è la fedeltà. "Finiti i soldi, finiti gli amici", dice un detto popolare. Non è vera amicizia quella che viene meno alla prima difficoltà dell'amico. Il vero amico si vede nella prova. La storia è piena di storie di grandi amicizie immortalate dalla letteratura; ma anche la storia della santità cristiana conosce esempi di amicizie famose.

Un problema delicato circa l'amicizia è se essa è possibile anche una volta sposati. Non è detto che si debba fare un taglio netto con tutte le amicizie coltivate prima del matrimonio, ma certo si richiede un riassetto, pena difficoltà e crisi tra la coppia.

Le amicizie più sicure sono quelle coltivate insieme, come coppia. Tra le amicizie coltivate separatamente, quelle con persone del proprio sesso creeranno meno problemi di quelle di sesso diverso. Spesso in questi casi viene punita la presunzione, il fatto di credersi al di sopra di ogni sospetto e di ogni pericolo. Film con titoli del tipo: "La moglie del mio migliore amico" la dicono lunga sul problema...Ma a parte questo fatto estremo, si creano problemi pratici seri. L'amico non può avere più importanza del coniuge. Non si può uscire ogni sera con gli amici lasciando l'altro (più spesso l'altra, la moglie!) solo in casa.

Anche per le persone consacrate le amicizie più sicure sono quelle condivise con il resto della comunità. Parlando di Lazzaro, Gesù non dice "il mio amico Lazzaro", ma "il nostro amico Lazzaro". Lazzaro e le sorelle erano divenute amici anche degli apostoli, secondo il noto principio "gli amici dei miei amici sono miei amici". Così erano le grandi amicizie tra alcuni santi, per esempio quella tra Francesco d'Assisi e Chiara. Francesco è fratello e padre di tutte le suore; Chiara è la sorella e la madre di tutti i frati.


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