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giovedì 28 febbraio 2013

"Sono un semplice pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio sulla terra"

 


"Grazie, cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del Creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto!". Queste le prime parole rivolte da Benedetto XVI ai fedeli riuniti davanti il Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. "Voi sapete che questo mio giorno è diverso da quelli precedenti: sarò Sommo Pontefice della Chiesa cattolica, fino alle otto di sera, poi non più". "Sono semplicemente un pellegrino - ha proseguito - che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra. Ma vorrei ancora con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell'umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie!". Quindi, il Santo Padre ha impartito la sua benedizione apostolica ai presenti.

Il Papa era giunto alle 17.23 a Castel Gandolfo, all'eliporto delle Ville pontificie, accolto dal suono delle campane della diocesi laziale di Albano: Benedetto XVI aveva lasciato il Vaticano in elicottero alle 17.07, sempre al suono delle campane e volteggiando sopra Piazza San Pietro per salutare i tanti i fedeli qui radunati per rivolgergli l'ultimo commosso saluto di Roma e gridando il loro grazie al Papa. Grande la commozione tra la gente. L'elicottero ha sorvolato il Colosseo e San Giovanni in Laterano: bellissime le immagini trasmesse dal Centro Televisivo Vaticano.

Poco prima delle 17.00, nel cortile di San Damaso, Benedetto XVI era stato salutato dai superiori della Segreteria di Stato, guidati dal cardinale Bertone, dai cardinali Vallini e Comastri e dal picchetto della Guardia Svizzera. Passando davanti alla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, si è poi recato in auto all'Eliporto dove è stato accolto dal cardinale decano Angelo Sodano e dal cardinale Lajolo. Di qui la partenza in elicottero.

A Castel Gandolfo, il Papa è stato accolto dal cardinale Bertello, mons. Sciacca, dal vescovo di Albano mons. Semeraro, dal direttore delle Ville pontificie Petrillo, dal sindaco e dal parroco di Castel Gandolfo. Anche qui tanti i fedeli che hanno voluto accoglierlo per testimoniare affetto e gratitudine. Benedetto XVI resterà nella residenza di Castel Gandolfo circa due mesi, per poi rientrare in Vaticano come Papa emerito e risiedere nel Monastero "Mater Ecclesiae", una volta restaurato, già residenza delle Suore Visitandine di clausura. Alle 20.00 termina il suo pontificato e ha inizio la sede vacante.


A Castel Gandolfo, continuano a rimanere nella piazza principale i tanti fedeli che hanno salutato Benedetto XVI. Ce ne parla la nostra inviata Gabriella Ceraso: RealAudioMP3

Sono 400 anni che i Papi vengono a Castel Gandolfo, ma ciò che questa tranquilla cittadina vive oggi non ha precedenti. E i volti dei tanti che riempiono la piazza lo esprimono chiaramente: sono parrocchie intere, famiglie, religiosi, rappresentanti di Movimenti e Associazioni, ragazzi arrivati anche in pellegrinaggio. Sentiamo le loro voci:

R. – Sono venuta perché volevo stare più vicina al Papa.

D. – Cosa dire al Papa?

R. – Grazie per la sua fede, per il suo insegnamento.

R. – Siamo di tutti i Paesi: Perù, Argentina, Costa d'Avori, Filippine, Brasile … e vogliamo manifestare a Benedetto XVI la nostra vicinanza nella preghiera e dirgli che continueremo ad attingere al suo magistero. Li ci ha illuminati, in questi otto anni: lo abbiamo sentito come un padre. Come un catechista che ci ha preso per mano e in questi anni ci ha guidati.

R. – Gli vogliamo dire che gli vogliamo tanto bene, e gli chiediamo che preghi per noi.

R. – Siamo qui per dare sostegno al Papa.

R. – Soprattutto, ci sentiamo privilegiati di poter vivere questo momento storico, con lo stesso atteggiamento che ha avuto lui: quello di ritrovare il rapporto con Dio, cioè l'essenzialità.

R. – Ci insegna a mettere al primo posto Dio ma anche l'umiltà verso gli altri.

D. – Questo periodo che si aprirà da oggi in poi è un periodo di attesa. C'è del vuoto, in voi, o c'è la speranza?

R. – La speranza c'è perché noi crediamo in Dio.

R. – Non possiamo temere nulla. Sono felice di essere qua.

"La tua umiltà ti ha reso grande. Conta sulla nostra preghiera", si legge sugli striscioni. "Grazie" è la parola più ricorrente.



Testo proveniente dalla pagina
http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/28/%22Sono%20un%20semplice%20pellegrino%20che%20inizia%20l'ultima%20tappa%20del%20suo/it1-669196
del sito Radio Vaticana

 Vieni Spirito Santo

L'ultimo tweet di Benedetto XVI

Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita.
28/feb/13 05:00 p.

Il Papa all'ultima UG: non lascio la Croce, le resto accanto in modo nuovo, ho voluto bene a tutti


 “Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità
d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti
il bene della Chiesa e non se stessi”.

“La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata,
a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso
il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto,
per così dire, nel recinto di San Pietro”.

“Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore
e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti
a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro:
il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito”.

“Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona,
ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!”.

http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/27/il_papa_allultima_udienza_generale:_non_lascio_la_croce,_le_resto/it1-668783

martedì 26 febbraio 2013

Video di ringraziamento al Papa Benedetto XVI



Un video semplice ma affettuoso, per riepilogare 8 anni di profondo affetto filiale da parte nostra per un Pontefice davvero grande che ha saputo donarci un ricco e vasto materiale catechetico, apologetico, missionario, devozionale, mariano, ecclesiale, liturgico. Non manca davvero nulla in questo Pontificato benedettiano che non sia per noi occasione di conversione, preghiera, meditazione, studio, attività ecclesiale.
Grazie Benedetto XVI per tutto ciò che hai fatto per noi. Nel Rosario quotidiano nulla ci separerà dall'amore di quel Cristo che Vivo e vero nella Chiesa, hai sempre portato nelle nostre esistenze.
Ti vogliamo bene!!

Continuerà a chiamarsi Benedetto XVI e manterrà il trattamento di "Santità"

 Manterrà il titolo di Sua Santità, sarà «Papa emeritto»,
vestirà la talare semplice bianca, non porterà più le scarpe rosse.
Il 4 marzo la prima congregazione dei cardinali

di ANDREA TORNIELLI, da Vatican Insider del 26.02.2013
Città del Vaticano

Joseph Ratzinger conserverà il nome papale anche dopo le 20 del prossimo 28 febbraio, quando lascerà il pontificato: continuerà a chiamarsi Benedetto XVI e ci si rivolgerà a lui come a Sua Santità. Diventerà «Papa emerito» o «Romano Pontefice emerito».
Il portavoce vaticano, durante il briefing con i giornalisti, ha spiegato che Ratzinger continuerà a vestirsi di bianco, ma con la talare semplice, non con la «pellegrina», quella specie di mantelletta delle talari vescovili. Inoltre, ha detto Lombardi, non porterà più le scarpe rosse. «Ma il Papa ne aveva anche di marroni - ha spiegato il portavoce - e in particolare era molto contento per un paio di scarpe che gli sono state donate durante il viaggio in Messico del 2012, a Leòn».
Alle 20 di giovedì l'anello del pescatore e il sigillo papale saranno distrutti. Ratzinger continuerà a portare un anello, ma non più quello papale. L'inizio della sede vacante, la sera del 28 febbraio, sarà visivamente segnato dal fatto che le guardie svizzere incaricate di vigilare sul Papa, dalla sera di quel giorno lasceranno Castel Gandolfo, perché da quel momento il Papa non ci sarà più.
Per quanto riguarda l'inizio delle congregazioni generali dei cardinali, il decano Angelo Sodano farà partire la convocazione per i porporati il giorno 1° marzo: questo significa che la prima congregazione si terrà lunedì 4 marzo, non prima. E dunque prima della prossima settimana non sarà possibile conoscere la data del conclave.

lunedì 25 febbraio 2013

Medjugorje,messaggio del 25/02/213




25 febbraio 2013


"Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera.Il peccato vi attira verso le cose terrene ma io sono venuta per guidarvi verso la santità e verso le cose di Dio ma voi lottate e sprecate le vostre energie nella lotta tra il bene e il male che sono dentro di voi. Perciò figlioli, pregate, pregate, pregate affinché la preghiera diventi gioia per voi e la vostra vita diventerà un semplice cammino verso Dio.  Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

domenica 24 febbraio 2013

Oltre centomila all'ultimo Angelus. Il Papa: mi ritiro sul monte a pregare per la Chiesa



 “Il Signore mi chiama a ‘salire sul monte’, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione.
Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa
continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui l’ho fatto fino ad ora, ma in un modo
più adatto alla mia età e alle mie forze”.

“…il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo.
Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra
vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe
voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione”.

“Vi ringrazio per l’affetto e la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo momento particolare per la mia persona
e per la Chiesa. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie, nella preghiera siamo sempre vicini!”.

http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/24/oltre_centomila_allultimo_angelus._il_papa:_mi_ritiro_sul_monte_a/it1-667855


venerdì 22 febbraio 2013

Preghiera per la Chiesa e per il Papa






PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

 A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua Santissima Sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo  acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, la peste di errori e di vizi, che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del Bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e copri ciascuno di noi con il tuo continuo patrocinio, affinchè col tuo esempio e il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo. Amen.

PREGHIERA A SAN MICHELE ARCANGELO
 
San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro la perfidia e le insidie del diavolo Tu sii a noi sostegno. Che il Signore gli comandi, supplici lo chiediamo: e Tu, Principe delle milizie celesti, Satana e gli altri spiriti maligni, che per la rovina delle anime si aggirano per il mondo, con divina virtù nell'inferno ricaccia. Amen.

 
MEMORÁRE

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione, e sia stato abbandonato. Ed io, animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle Vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro. Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami  propizia ed esaudiscimi. Amen.

 
VENI, SANCTE SPIRITUS
 
Vieni, o Spirito Santo, riempi il cuore dei tuoi fedeli, e accendi in essi il fuoco del tuo Amore.
 
Manda il tuo Spirito, o Signore, per una nuova creazione.
E rinnoverai la faccia della terra.
 
Preghiamo. O Dio che hai illuminato la mente dei tuoi fedeli con la grazia dello Spirito Santo, concedi a noi di godere sempre la luce della sua verità e di essere consolati dai frutti della sua gioiosa presenza. Per Cristo nostro Signore. Amen.




Dice il Signore a Simon Pietro: 
"Io ho pregato per te, 
che non venga meno la tua fede, 
e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli". (Lc 22,32) 


Concedi, Dio onnipotente, 
che tra gli sconvolgimenti del mondo 
non si turbi la tua Chiesa, 
che hai fondato sulla roccia 
con la professione di fede dell'apostolo Pietro. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Amen.





Cattedra di San Pietro Apostolo

Cattedra di San Pietro Apostolo
(festa)

Dalla catechesi di Benedetto XVI (22 febbraio 2006)
Meditazione sul tema :
 "La Cattedra di Pietro, dono di Cristo alla sua Chiesa"

Cari fratelli e sorelle!

La Liturgia latina celebra oggi la festa della Cattedra di San Pietro. Si tratta di una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata all'apostolo Pietro e ai suoi successori. La "cattedra", letteralmente, è il seggio fisso del Vescovo, posto nella chiesa madre di una Diocesi, che per questo viene detta "cattedrale", ed è il simbolo dell'autorità del Vescovo e, in particolare, del suo "magistero", cioè dell'insegnamento evangelico che egli, in quanto successore degli Apostoli, è chiamato a custodire e trasmettere alla Comunità cristiana. Quando il Vescovo prende possesso della Chiesa particolare che gli è stata affidata, egli, portando la mitra e il bastone pastorale, si siede sulla cattedra. Da quella sede guiderà, quale maestro e pastore, il cammino dei fedeli, nella fede, nella speranza e nella carità.

Quale fu, dunque, la "cattedra" di san Pietro? Egli, scelto da Cristo come "roccia" su cui edificare la Chiesa (cfr Mt 16, 18), iniziò il suo ministero a Gerusalemme, dopo l'Ascensione del Signore e la Pentecoste. La prima "sede" della Chiesa fu il Cenacolo, ed è probabile che in quella sala, dove anche Maria, la Madre di Gesù, pregò insieme ai discepoli, un posto speciale fosse riservato a Simon Pietro. Successivamente, la sede di Pietro divenne Antiochia, città situata sul fiume Oronte, in Siria, oggi in Turchia, a quei tempi terza metropoli dell'impero romano dopo Roma e Alessandria d'Egitto. Di quella città, evangelizzata da Barnaba e Paolo, dove "per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani" (At 11, 26), dove quindi è nato il nome cristiani per noi, Pietro fu il primo vescovo, tanto che il Martirologio Romano, prima della riforma del calendario, prevedeva anche una specifica celebrazione della Cattedra di Pietro ad Antiochia. Da lì, la Provvidenza condusse Pietro a Roma. Quindi abbiamo il cammino da Gerusalemme, Chiesa nascente, ad Antiochia, primo centro della Chiesa raccolta dai pagani e ancora unita con la Chiesa proveniente dagli Ebrei. Poi Pietro si recò a Roma, centro dell'Impero, simbolo dell'"Orbis" - l'"Urbs" che esprime l'"Orbis" la terra - dove concluse con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l'onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l'edificazione e l'unità dell'intero Popolo di Dio.

La sede di Roma, dopo queste migrazioni di San Pietro, venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la "cattedra" del suo Vescovo rappresentò quella dell'Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge. Lo attestano i più antichi Padri della Chiesa, come ad esempio sant'Ireneo, Vescovo di Lione, ma che veniva dall'Asia Minore, il quale, nel suo trattato Contro le eresie, descrive la Chiesa di Roma come "più grande e più antica, conosciuta da tutti; ... fondata e costituita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo"; e aggiunge: "Con questa Chiesa, per la sua esimia superiorità, deve accordarsi la Chiesa universale, cioè i fedeli che sono ovunque" (III, 3, 2-3). Tertulliano, poco più tardi, da parte sua, afferma: "Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli Apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta quanta" (La prescrizione degli eretici, 36). La cattedra del Vescovo di Roma rappresenta, pertanto, non solo il suo servizio alla comunità romana, ma la sua missione di guida dell'intero Popolo di Dio.
Celebrare la "Cattedra" di Pietro, come facciamo oggi, significa, perciò, attribuire ad essa un forte significato spirituale e riconoscervi un segno privilegiato dell'amore di Dio, Pastore buono ed eterno, che vuole radunare l'intera sua Chiesa e guidarla sulla via della salvezza. Tra le tante testimonianze dei Padri, mi piace riportare quella di san Girolamo, tratta da una sua lettera scritta al Vescovo di Roma, particolarmente interessante perché fa esplicito riferimento proprio alla "cattedra" di Pietro, presentandola come sicuro approdo di verità e di pace. Così scrive Girolamo: "Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa" (Le lettere I, 15, 1-2).

Cari fratelli e sorelle, nell'abside della Basilica di S. Pietro, come sapete, si trova il monumento alla Cattedra dell'Apostolo, opera matura del Bernini, realizzata in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d'occidente, sant'Agostino e sant'Ambrogio, e due d'oriente, san Giovanni Crisostomo e sant'Atanasio. Vi invito a sostare di fronte a tale opera suggestiva, che oggi è possibile ammirare decorata da tante candele, e pregare in modo particolare per il ministero che Iddio mi ha affidato. Alzando lo sguardo alla vetrata di alabastro che si apre proprio sopra la Cattedra, invocate lo Spirito Santo, affinché sostenga sempre con la sua luce e la sua forza il mio quotidiano servizio a tutta la Chiesa. Di questo, come della vostra devota attenzione, vi ringrazio di cuore.

Fonte: vatican.va (« RIV.»).

domenica 17 febbraio 2013

LA VIRTU’ DELLA FEDE

Preghiera

 

La fede cristiana consiste in un’affermazione prodigiosa: DIO HA OLTREPASSATO LA SOGLIA DEL CREATO DIVENENDO UNO DI NOI.

Nessun uomo avrebbe potuto mai immaginare un evento così grandioso, quello che Dio si sarebbe fatto conoscere in se stesso, così come Egli è.

Quante volte ciascuno di noi ha pensato, specialmente di fronte alla incredulità del mondo o ogni qual volta siamo stati scossi nella nostra vita da eventi ingiusti e che hanno minato la nostra serenità: SE DIO SI FACESSE VEDERE..MI RISPONDESSE..SE INTERVENISSE….

Il massimo di ciò che Dio può rivelare è l’INFINITO, cioè se stesso ed è questo che Dio ha fatto “personalmente” per mezzo di Gesù Cristo che è la Parola fatta carne.[1]Dio nessuno l’ha mai visto, proprio il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato[2].

  1. LA FEDE E’ DONO

Dio si dona non si vende. E queso dono, grandioso per ogni uomo, è la GRAZIA che ci è stata donata nel Battesimo; la risposta che Gesù dà a Nicodemo è emblematica:”Se uno non rinasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio[3]. La fede è quindi Grazia che Dio concede nel Battesimo che diventa la “Chiave” per accedere a Dio e riceverlo in se stessi. Il Battesimo dato ai bambini è amministrato nella fede della Chiesa e della famiglia che lo chiede; il bambino viene assimilato a Cristo e entra nella grande famiglia umana che è la Chiesa e può chiamare Dio col nome di “Abbà” (papà) come dice San Paolo[4]. Gesù riassume tutta la vita del cristiano nell’atto di fede: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’Unico Vero Dio e Colui che hai mandato, Gesù Cristo[5]. Ogni uomo e cristiano deve abbandonare l’illusione che si possa arrivare alla fede col semplice ragionamento. L’uomo può con il lume della ragione arrivare ad affermare che Dio esiste ma ciò che Egli è solo dono della Rivelazione e non frutto della mente umana.

venerdì 15 febbraio 2013

Preghiera per la chiesa



Signore, aiutaci ad edificare una Chiesa in cui è bello e buono vivere
in cui si può respirare, dire quello che si pensa
una Chiesa di libertà
una Chiesa che ascolta prima di parlare
che accoglie prima di giudicare
che perdona senza voler condannare
che annuncia piuttosto che denunciare.
Una Chiesa di misericordia
una Chiesa in cui l’audacia del nuovo, dell’inaudito
sarà più forte dell’abitudine di fare come prima.
Una Chiesa in cammino in cui lo Spirito potrà farsi invitare
perché non tutto sarà previsto, regolato, deciso in anticipo.
Una Chiesa aperta,
una Chiesa di cui non si possa dire:
“vedete come sono organizzati”
ma piuttosto: “vedete come si amano! Sono discepoli di Gesù Cristo!”

Guy Deroubai
(vescovo di Saint Dénis + 1996)

http://scuoladelsilenzio.blogspot.it/2013/02/per-la-chiesa.html

mercoledì 13 febbraio 2013

MERCOLEDì DELLE CENERI

MERCOLEDì DELLE CENERI

1ceneri

Il significato di questa ricorrenza, come è nata, come si è sviluppata, come viene ricordata dalle altre chiese Orientali Ortodosse e quali legami ha con il carnevale?
Nella religione cristiana, è il primo giorno della Quaresima per la Chiesa Occidentale. Chiamato anche un tempo in latino Caput Quadragesimae, era l’inizio del digiuno. Il nome ha origine dall’usanza di cospargere la fronte dei fedeli con le ceneri benedette, ricavate bruciando i rami d’olivo dell’anno prima, formando una croce. Questa cerimonia fu eseguita per la prima volta nel VI secolo d.C.
La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell’imposizione delle ceneri si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l’importanza di questo segno.


1ceneri2La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.

1 – Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…” (Gen 18,27).

 Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell’uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).

2 – Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11).

1ceneri1La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” e “Convertitevi, e credete al Vangelo“. Adrien Nocent sottolinea che l’antica formula (Ricordati che sei polvere…) è strettamente legata al gesto di versare le ceneri, mentre la nuova formula (Convertitevi…) esprime meglio l’aspetto positivo della quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio

Il rito dell’imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l’omelia, sostituisce l’atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.
Le chiese Ortodosse Orientali non osservano questo rito e la loro Quaresima comincia il lunedì successivo, chiamato Lunedì Purificato.
Sapevate cosa significa la parola Carnevale.
L’etimologia del termine “carnevale” risale, con ogni probabilità, al latino carnem levare, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, sino al “giovedì santo” prima della Pasqua. Il carnevale infatti, nel calendario liturgico cattolico-romano si colloca necessariamente tra l’Epifania (6 gennaio) e la Quaresima. Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall’VIII sec. ca.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l’ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere.

2carnevale3I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio
, che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di “cuccagna”, sia il capro espiatorio dei mali dell’anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso. Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l’esorcismo della morte.
Il periodo carnevalesco coincide più o meno con l’inizio dell’anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegare direttamente il carnevale alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge), e a quelle romane dei Saturnali (solenne festa religiosa, che si celebrava in onore del dio Saturno e durante la quale si tenevano cerimonie religiose di carattere sfrenato e orgiastico, che prevedevano tra l’altro la temporanea sospensione del rapporto servo-padrone). Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del carnevale è evidente, anche se ignorato dai più.


carnevale-romano(1)In tempi recenti gli storici hanno insistito maggiormente sull’origine agraria e sociale del carnevale. Esso è irrisione dell’ordine stabilito e capovolgimento autorizzato, limitato e controllato nel tempo e nello spazio dall’autorità costituita. In altre parole la festa del carnevale era vista dalle classi sociali più agiate come un’ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi. Non meno interessante è l’origine e la valenza demoniaca di alcune tra le maschere carnevalesche più famose e antiche, come quella nera sul volto di Arlecchino o quella bipartita (bianca e nera) di Pulcinella. Studi sul significato psicologico della volontà di indossare una maschera hanno mostrato che l’irresistibile attrazione esercitata dal carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze e il comportamento della maschera. Questa scelta, quando non è condizionata da fattori economici, rivela interessanti, e talvolta inaspettati, aspetti psicologici di una persona. Queste brevi note storiche, lungi dall’esaurire l’argomento, vogliono far riflettere il lettore sulla reale origine del carnevale e sull’impossibilità per ogni cristiano, separato dalle usanze del mondo e consacrato a Dio, di lasciarsi coinvolgere sia pure dal minore di questi aspetti.

Fonte:  http://www.santiebeati.it


L'articolo su: Maria Regina dell'universo ✞ ☧ (Biscobreak gusto paradiso).

martedì 12 febbraio 2013

Gesù parla a un'anima in pena


Figlia, Tu sei perché Io ti ho voluto.
Tutto ciò che sei, Io lo conosco: i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue inclinazioni, i tuoi gusti, la tua forza e la tua debolezza. So tutto di te. 


Ti osservo nei giorni di gioia come nei giorni di pena, seguo le tue angosce, gli slanci e gli scoraggiamenti del tuo spirito.


Scruto i tuoi difetti con tenerezza, ascolto il battito del tuo cuore, il soffio del tuo respiro.... la tua voce mi allieta, mi delizia perfino contare i tuoi capelli. ... 


Figlia mia, tu sei unica per Me. Amo asciugare le tue lacrime col Mio abbraccio...
Io ti ho riscattata e santificata, ti ho benedetta facendoti dono di quella gloria che sgorga per l'eternità dal Mio Cuore. 
Contempla il Mio Cuore che ha sofferto per te, contemplalo nel sorriso e nel pianto, nella salute e nella malattia.
Proprio tu che sei peccatrice fin dalla giovinezza, sei stata scelta per essere Mia nella gioia e nella sofferenza...
Figlia mia, a che servono tante parole? Rifugiati silenziosamente nell'intimità del Mio Cuore.
Tu sei il Tempio del Mio amore.

La dichiarazione di Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito, sulle dimissioni di papa Benedetto XVI



Una scelta d'amore, coraggioso gesto di "libertas in veritate"


La dichiarazione di Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito, sulle dimissioni di papa
 Benedetto XVI







Roma, 11 Febbraio 2013 



Riportiamo di seguito la dichiarazione di Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito, sulla rinuncia al ministero petrino da parte di Papa Benedetto XVI.

***
La notizia delle dimissioni del Pontefice Benedetto XVI ha suscitato in me e nel RnS tutto stupore, dolore e commozione. Il Papa della Caritas in veritate si congeda così dal mondo intero all'insegna della libertas in veritate, con un coraggioso quanto sorprendente (non si dica "inaspettato", dal momento che più volte il Pontefice ne aveva ipotizzato la possibilità) gesto di libertà nella verità.

La sua non è una fuga dalla responsabilità di un Pontificato terribilmente esigente quanto ad efficienza richiesta, piuttosto l'umile, coscienziosa, veritiera espressione di una responsabilità che non potendo più essere onorata nella pienezza del servizio richiesto e non potendo essere delegata ad alcun altro Vescovo o Cardinale, può solo essere rimessa nelle mani del Collegio cardinalizio, perché sia lo Spirito Santo ad indicare chi dovrà governare la Chiesa.

Il Papa è il solo Vicario di Cristo e a nessuno è concesso di vicariarlo! Certo la decisione di Benedetto XVI pone alla Chiesa, che di tradizioni plurisecolari vive, la "sfida" di scegliere il Successore di Pietro non post mortem e d'intendere ora, in modo adeguato "cosa lo Spirito le chiede" di compiere. Benedetto XVI, chiamato alla guida della Chiesa dopo il Pontificato "magno" del Beato Giovanni Paolo II, si era autodefinito "umile operaio della vigna del Signore", offrendoci in modo inequivocabile la nozione di Papato come "servizio" e non come "potere".

E il servizio richiede non solo la piena donazione di sé, ma energie, forze, dinamismo che Pontificati precedenti a quello del Beato Giovanni XXIII non avevano prima mai conosciuto, registrando una progressiva accelerazione, impressionante con l'inizio del terzo millennio. Dunque la necessità di essere "operativi" sui molteplici e complessi scenari della globalizzazione, la cura pastorale della Curia Romana, l'effettiva vicinanza alle Chiese e ai fedeli di ogni angolo della terra, hanno portato Benedetto XVI, in retta coscienza non a lasciare la Chiesa, ma a lasciarla nelle mani di un nuovo Pontefice.

Immaginiamo quanta sofferenza e quanta umiliazione abbiano accompagnato la decisione assunta dal Successore di Pietro. Prenderne atto, seppure con dispiacere, significa intanto ringraziare il Signore per il dono di questi otto anni di Pontificato, grazie ai quali la Chiesa ha ritrovato una nuova, lucida passione per la fede in Gesù e per tutte le sue coerenti applicazioni.

Ci stringiamo al Papa con grande affetto filiale e riconoscente, memori dei grandi doni che ha voluto elargire alla "famiglia del Rinnovamento", in ultimo, proprio nei giorni scorsi, il dono della Fondazione Vaticana "Centro Internazionale Famiglia di Nazareth" a noi affidata per la diffusione del Magistero della Chiesa nel mondo, in special modo in Terra Santa
.
Da questo momento il Rinnovamento nello Spirito indice un tempo speciale di preghiera di intercessione, denominato "Muro di Fuoco", che vedrà coinvolte tutte le Diocesi d'Italia, a sostegno del Papa e della Chiesa tutta. Non è tempo di dietrologie: il Papa ci invita a guardare avanti. Lui ha aperto per noi la porta della fede con una forza testimoniale rara.

L'ha varcata per primo e ora chiede a noi di proseguire il cammino. La nostra cattolicità è cum Petro. Oggi, più che mai, siamo debitori alla Chiesa di amore e di comunione. E non vogliamo perdere la gioia della speranza, seppure oggi tribolata, come Benedetto XVI ci ha chiesto di fare sin da quando si è presentato al mondo il giorno della sua elezione.

(11 Febbraio 2013) © Innovative Media Inc



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lunedì 11 febbraio 2013

Preghiera per la Chiesa




O Dio, nostro Padre,
tu hai voluto che la Chiesa continuasse nel mondo l'opera di Cristo
e fosse il segno vivente di lui.
Ti preghiamo che la Chiesa, che siamo noi, imiti il suo Capo.

Come Cristo ha compiuto la redenzione
attraverso la povertà e le persecuzioni,
così anche la Chiesa prenda la stessa via
per comunicare agli uomini i frutti della salvezza.

Come Cristo è stato inviato da te, padre,
a dare la buona notizia ai poveri,
a cercare e salvare ciò che era perduto,
così anche la Chiesa circondi di affettuosa cura
quanti sono afflitti da umana debolezza
e riconosca nei poveri l'immagine
del suo Fondatore, povero e sofferente,
e si metta il loro servizio con amore.

Gesù Cristo, pur essendo Dio, spogliò se stesso
prendendo la natura di servo,
e per noi da ricco che era si fece povero.
Così la Chiesa non cerchi la gloria della terra,
ma diffonda l'umiltà e l'abnegazione.

ti preghiamo per la Chiesa:
trovi sempre in cristo risorto,
vincitore della morte e del peccato,
la forza per vincere con pazienza e amore
le sue interne ed esterne difficoltà,
e sveli al mondo con fedeltà 
perchè trovino il coraggio di verificare la vita
alla luce dell'esempio di Maria,


O Signore, Dio nostro, preteggi sempre la tua Chiesa,
sostienila in tutte le difficoltà che incontra nel suo cammino
terreno e fa' che sia nel mondo un segno vivo della tua presenza.
Concedi a tutto il popolo cristiano il dono dell'unità e della pace,
perchè possa presto formare una sola famiglia,
stretta dalla stessa fede e dallo stesso amore.
Dona alla tua Chiesa santi vescovi e santi sacerdoti:
distacca il loro cuore dalle cose terrene e riempilo di zelo per il tuo regno.

Preghiera per il Papa




Signore Gesù,
pastore eterno di tutti i fedeli,
tu che hai costruito la tua Chiesa
sulla roccia di Pietro,
assisti continuamente il Papa
perchè sia, secondo il tuo progetto,
il segno vivente e visibile,
e il promotore instancabile
dell'unità della tua Chiesa
nella verità e nell'amore.
Annunci al mondo con apostolico coraggio
tutto il tuo vangelo.
Ascolti le voci e le aspirazioni
che salgono dai fedeli e dal mondo,
non si stanchi mai di promuovere la pace.
Governi e diriga il popolo di Dio
avendo sempre dinanzi agli occhi
il tuo esempio, o Cristo buon Pastore,
che sei venuto non per essere servito,
ma per servire e dare a vita per le pecore.
A noi concedi, o Signore,
una forte volontà di comunione con lui
e la docilità ai suoi insegnamenti.


Benedici, o Signore, il nostro Santo Padre, il Papa;
assistilo nel suo ufficio di pastore universale;
sii la sua luce, la sua forza e la sua consolazione:
E a noi concedi di ascoltare, con docilità di cuore,
la sua voce come ascoltiamo la tua.

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