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lunedì 2 dicembre 2013

Messaggio di Medjugorje del 2 dicembre 2013


"Cari figli, con amore e pazienza materna, guardo al vostro immenso vagare e a quanto siete persi: per questo sono con voi. Desidero prima di tutto che troviate e conosciate voi stessi, affinché possiate capire tutto ciò che non vi permette di comprendere appieno l’amore del Padre celeste. Figli miei, il Padre si conosce tramite la Croce, perciò non rifiutatela, col mio aiuto provate ad accettarla e quando l’avrete accettata, capirete l’amore del Padre Celeste, camminerete con mio Figlio e con me, sarete differenti da quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio, da coloro che l’ascoltano ma non lo comprendono, da quelli che non camminano con Lui e non arrivano a conoscerlo. Desidero che comprendiate la verità di mio Figlio e siate miei apostoli, che, come figli di Dio, vi innalziate sopra l’opinione dell’uomo e sempre ed in tutto, cerchiate l’opinione di Dio. Figli miei pregate e digiunate per poter capire tutto quello che cerco da voi. Pregate per i vostri pastori e desiderate che, nella comunione con loro, conosciate l’amore di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

Non aver paura di chiamarlo Gesù mio






“Dunque tu sei re”... — Sì, Cristo è il Re, che non solo ti concede udienza quando lo desideri, ma che, in un delirio d'Amore, abbandona persino — mi capisci? — il magnifico palazzo del Cielo, dove tu non puoi ancora arrivare, e ti aspetta nel Tabernacolo. — Non ti sembra assurdo non accorrere premurosamente e con maggiore costanza a parlare con Lui?
Forgia, 1004

Da lì, dal tuo posto di lavoro, fa' che il tuo cuore corra dal Signore, accanto al Tabernacolo, per dirgli, senza fare stranezze: Gesù mio, ti amo. — Non aver paura di chiamarlo così — Gesù mio — e di ripeterglielo spesso.
Forgia, 746

Devi intrattenere — nel corso della giornata — una conversazione costante con il Signore, che si alimenti anche delle circostanze in cui si svolge la tua attività professionale. — Va' con il pensiero davanti al Tabernacolo..., e offri al Signore il lavoro che hai tra le mani.
Forgia, 745

Bambino buono: di' a Gesù molte volte al giorno: ti amo, ti amo, ti amo...
Cammino, 878

O Gesù! —Riposo in Te.
Cammino, 732

Non manchino ogni giorno un «Gesù ti amo» e una comunione spirituale — almeno —, in riparazione per tutte le profanazioni e i sacrilegi che Egli patisce per stare con noi.
Solco, 689

Ripeti di tutto cuore e con amore sempre più grande, soprattutto quando sei vicino al Tabernacolo o quando hai il Signore nel tuo petto: “Non est qui se abscondat a calore eius” — che io non fugga da te, che il fuoco del tuo Spirito mi invada.
Forgia, 515

venerdì 29 novembre 2013

Ho trovato il mio ideale



"Ho trovato il mio ideale. So dove voglio, dove posso, dove devo arrivare. 
Prima io camminavo senza conoscere lo scopo, e le difficoltà della strada mi affaticavano e mi scoraggiavano: ora so e nulla più mi fermerà. Non avrò più riposo finché non avrò trovato Dio nel profondo del mio cuore. “Trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò…” (Cant. 3,4).
L’amore mi darà le ali: “Forte come la morte è l’amore” (Cant. 8,6). Non temerò più le difficoltà perché: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil. 4,13).
Se lancio uno sguardo sulla vita passata e se cerco di essere sincero con me stesso, devo confessare che la mia vita spirituale è stata priva d’ideale e che questo è stato il motivo profondo dei pochi progressi fatti.
Io non avevo capito come Nostro Signore desidera le anime e le cerca: le anime che si danno a Lui affinché Lui stesso si possa dare alle anime. Il grado d’intimità al quale Egli ci invita, sarà raggiunto nella misura in cui risponderemo generosamente alla grazia.
Egli non vuole porre limiti al suo amore e cerca solo di darsi interamente. Ha sete di possedere completamente le anime.
Ma le anime hanno paura di Lui a causa delle conseguenze di quest’intimità, che esige da parte dell’uomo dei grandi sacrifici.
D’ora in poi, sarò franco con me stesso.
So dunque, da un lato, che Dio vuole invadere il mio essere interamente e definitivamente, che Egli mi ha predestinato a diventare conforme all’immagine di Gesù. Vuole che io divenga suo figlio adottivo.
Ma so anche, d’altro canto, che Egli non si ferma davanti alla mia indegnità.
E chi si potrebbe credere degno di un tale favore? “Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di Lui un bugiardo, e la sua parola non è in noi”. (1 Gv 1,10).
E c’è di più: Dio non solo ci cerca ''nonostante'' la nostra indegnità, ma è proprio ''a causa'' della nostra indegnità che Egli vuole gloriarsi di noi.
Più la materia è povera e più l’artista ne riceve gloria se riesce a farne un capolavoro. È questa verità che Nostro Signore ci ha fatto comprendere nel suo Vangelo, nelle parabole del figliol prodigo e della pecorella smarrita.
C’è più allegrezza in cielo per un solo peccatore convertito che per la perseveranza di una folla di giusti.
Se dunque io sono deciso a seguire ora quest’ideale, sono obbligato, in tutte le mie azioni, a confessare, da un lato che io non sono nulla e che nulla posso da me stesso; e dall’altro che Dio è tutto, che Egli può tutto e vuol far tutto per me, affinché io Gli faccia dono totale del mio essere"


Dom Jean Baptiste Porion

martedì 26 novembre 2013

Messaggio di medjugorie del 25 novembre 2013




"Cari figli! Oggi vi invito tutti alla preghiera. Aprite profondamente la porta del cuore, figlioli, alla preghiera, preghiera del cuore e allora l’Altissimo potrà operare nella vostra libertà e inizierà la vostra conversione. La fede diventerà forte così che potrete dire con tutto il cuore: ‘Mio Dio e mio tutto’. Comprenderete, figlioli, che qui sulla Terra tutto è passeggero. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

venerdì 22 novembre 2013

LA PREGHIERA DEL CORISTA



Preghiera del corista

O Padre,
Creatore dell’universo,
Tu hai posto in ogni cosa il segno del tuo infinito amore
e hai donato alle creature l’impronta della tua bellezza.

Rendimi autentico cantore del tuo amore,
fa’ che con il mio canto sappia esprimere
un poco di quell’armonia sublime 
che Tu hai posto in tutte le cose
e che muove il cielo e la terra 
in quell’accordo mirabile che tutto abbraccia.

Fa’ che il mio canto sia sempre a servizio della tua lode,
che non mi vanti mai di questo dono,
che offra il mio servizio alla Chiesa senza alcuna vanità e superbia,
sapendo di assolvere un dovere d’amore verso Dio e i fratelli.

Metti nel mio cuore il canto nuovo
che sgorga dal cuore del Risorto,
e fa’ che, animato dal tuo Santo Spirito,
possa lodarti e farti lodare per la tua unica gloria,
vivendo nel servizio liturgico l’anticipo della liturgia celeste.

Te lo chiedo per Cristo Salvatore nostro,
causa e modello del nostro canto.
Amen.

Mons. Marco Frisina

Preghiera del musicista di A. Garofolo

Santa Cecilia




Preghiera a Santa Cecilia

O Santa Cecilia,
che  sei venerata nella Chiesa,
quale patrona della musica e del canto,
aiutaci a testimoniare,
con la nostra voce e con la voce dei nostri strumenti,
quella gioia del cuore
che viene dal fare sempre la volontà di Dio
e dal vivere con coerenza il nostro ideale cristiano.


Aiutaci ad animare in modo degno la santa Liturgia,
da cui sgorga la vita della Chiesa,
consapevoli dell'importanza del nostro servizio.


Ti doniamo le fatiche ed anche le gioie del nostro impegno,
perché tu le ponga nelle mani di Maria Santissima,
come canto armonioso di amore per Suo Figlio Gesù.
Amen.


.


La musica Sacra è molto più di un armonioso accompagnamento della Celebrazione Liturgica.
Il canto Sacro (la voce umana è il più degno strumento per innalzare le lodi a Dio), è parte integrante della Liturgia, esprime la supplica e il rendimento di grazie che i fedeli innalzano a Dio, seguendo l'esortazione del sacerdote
Il canto ci introduce al Mistero.
L'uomo non può rivolgersi a Dio parlando come farebbe nella dimensione quotidiana, feriale: in questa sfera c'è posto solo per il canto e la salmodia, a sottolineare in ogni aspetto del rito la bellezza, la trasfigurazione della vita umana e dell'universo di cui la Liturgia è anticipo
Nella liturgia non c'è spazio per il vacuo parlare umano: le preghiere e gli inni Sacri di cui essa è intessuta costituiscono un distillato dei testi più ricchi e pregnanti della Tradizione (Scrittura, Padri della Chiesa), esprimono il dialogo d'Amore tra il Creatore e la sua creatura e lo stupore e l'esultanza dell'uomo al cospetto del Mistero che crea e sostiene l'essere in ogni istante del tempo"
(G. Parravicini)

 

martedì 19 novembre 2013

Tre tratti della personalità spirituale di Pina Suriano.



Il primo tratto è certamente il suo amore appassionato al Signore Gesù. Sperimentò un legame diretto e, direi, frontale col Signore. Si rapportò a Lui con una semplicità e un’immediatezza che stupiscono. Gli parlava con una confidenza totale. Sentiva vivissima la Sua presenza. Non sapeva stare senza la comunione quotidiana. Appena poteva, correva ai piedi del tabernacolo. Per lei Gesù fu lo sposo divino amato fino alla follia, l’amico fedele, il confidente unico. Il suo diario e i suoi appunti su piccoli pezzetti di carta testimoniano ancora oggi la crescente passione d’amore di questa modestissima ragazza di paese per il Cristo. Ad appena 18 anni, il 21 novembre del 1933, scriveva nel suo diario:”La tua presenza mi solleva al di sopra di ogni cosa, il mio amore per te aumenta sempre, sempre, sempre. Come questo giorno vorrei passare tutti gli altri della mia vita, voglio amarti soffrendo, voglio soffrire cantando”. E infatti sperimentò la sofferenza: quella legata alle prove purificatrici di un cammino di interiore spogliamento per una donazione sempre più radicale di sé stessa a Dio, ma anche quella causata da una salute malferma, specialmente negli ultimi anni della sua vita, e dalle difficoltà che incontrò nella realizzazione del suo desiderio di darsi al suo sposo Gesù nella consacrazione dapprima in un cenacolo intitolato al Santo Cuore –una sorta di Istituto secolare- e, poi, quando quel sogno che coltivava con alcune amiche del paese si dissolse definitivamente, in un qualche convento o Istituto religioso. Con semplicità scrisse di essere “contenta di soffrire per amore”. Ella sentiva di non poter rispondere all’amore del Suo Signore che con il medesimo metro: un interezza di donazione che comprendeva l’offerta della vita stessa, cioè fino alla morte. IL Figlio di Dio era morto sulla croce per lei, e lei rispondeva dandogli la Sua vita. Più precisamente: unendo la sua vita all’offerta che il Cristo fa di se stesso al Padre per la salvezza del mondo nel sacrificio della croce, reso presente e attuale in ogni celebrazione eucaristica. Era infatti la quotidiana partecipazione all’Eucarestia che plasmava giorno dopo giorno i sentimenti di Pina e sempre più esistenzialmente la faceva aderire all’offerta di Gesù-ostia-sulla croce. Ha notato finemente don Antonino Raspanti che c’è negli scritti della beata Suriano degli ultimi anni ’40 una sorta di passaggio da Gesù-ostia a Pina-ostia, dalla concentrazione su Gesù vittima per gli uomini alla consapevolezza della stessa Suriano di doversi offrire insieme a Gesù. Mentre prima, attingendo alla letteratura spirituale del tempo, Ella insisteva sull’unità di tre amori: l’amre dell’Eucarestia, l’amore della Croce e l’amore delle anime, poi scrisse semplicemente di sé stessa come di un’ostia in un sentimento assorbente di immedesimazione vittimale al Cristo. Era davvero compiuto il percorso di unione al Suo Sposo e di lì a poco la mattina del 19 maggio 1950 (…) morì.
Con questo suo evidentissimo rapporto personale con il Signore, la beata Pina Suriano ci dice che il cristianesimo non è propriamente una dottrina spirituale, per quanto profonda, e non è neanche semplicemente un insegnamento morale, per quanto alto, ma è una persona con cui incontrarsi e da amare, è Cristo Signore. Tutto il resto –l’impegno morale, l’operosità apostolica, il servizio al prossimo- viene di conseguenza. Lei che ebbe la fortuna e la gioia di vivere un così straordinario rapporto d’amore con il Signore –che ora continua nell’Eternità- ci ottenga dallo stesso Signore di crescere nella nostra fede e di sperimentare anche noi almeno un po’ del suo amore.

Il secondo tratto della Sua spiritualità è il rapporto sereno e gioioso che seppe avere con tutti e, particolarmente, con le amiche della Parrocchia. Pina Suriano non fu una solitaria nella sua avventura cristiana. Non andò al Signore da sola, non lo incontrò facendo a meno degli altri. Si fece aiutare dagli altri e cercò di aiutare gli altri. Si va al Signore in compagnia, lo si incontra nella Chiesa, si vive il rapporto con Lui nella celebrazione dell’Eucarestia. Si cammina con la Fede col sostegno degli amici del Signore. Desiderò ardentemente che si formasse veramente quel cenacolo del Santo Cuore che avrebbe reso più stabile, col riconoscimento ecclesiastico, il legame tra le aderenti, le “sorelline”, come ella chiamava nelle sue lettere queste sue amiche del cuore che riconoscevano la loro guida nella “mammina” Maria Addano, insegnante di lettere e poi Preside di Liceo. Insomma, la beata non disdegnava ed anzi ricercava la compagnia della fede, l’amiciza cristiana, il sostegno di chi lei riteneva più avanti nella conoscenza del Signore. Ed anche nnell’Azione Cattolica visse il camminare insieme, il sostenersi vicendevolmente, l’attenzione a far tesoro dell’aporto di ciascuno come un tratto fondamentale della sua esperienza credente.
Anche in questo suo camminare sempre in compagnia la nuova beata ci da un insegnamento di straordinario valore per noi tutti ancora oggi. Ho appena finito di consegnare al Clero e ai fedeli della nostra diocesi una lettera pastorale in cui, riprendendo una linea di riflessione dell’Episcopato italiano in una recente nota pastorale sulla parrocchia, scrivo di pastorale “integrata” e “integrale” e dell’esigenza di superare ogni spirito di auto-sufficienza delle singole persone, delle singole parrocchie e delle singole aggregazioni laicali nella nostra chiesa diocesana per riuscire a sostenersi vicendevolmente, anche con iniziative comuni. La beata Suriano ci aiuti con la sua intercessione in questa nostra attuale ricerca di forme di reciproco aiuto e di leale e generoso camminare insieme.

Il terzo tratto della spiritualità di Pina Suriano, che può esserci di lezione, mi sembra, infine, la sua straordinaria capacità di sopportazione delle tensioni, dei contrasti e delle contraddizioni in cui si trovò immersa nel piccolo ambiente in cui la Provvidenza la pose a vivere. Dovette subire l’opposizione dei genitori, specialmente della madre, al suo desiderio di farsi suora, e prima ancora, a una partecipazione regolarmente assidua alla vita dell’Azione Cattolica. Avvertì forte il dolore per la travagliata vicenda che sconvolse la comunità ecclesiale di Partitico per l’allontanamento dal suo Ufficio dell’Ariciprete del tempo, che era anche il suo direttore spirituale. Si sentì particolarmente ferita nell’animo per l’abbandono del ministero da parte di un altro sacerdote. Trepidava per la salvezza eterna delle persone che conosceva, cominciando dai suoi genitori. Nella sua finissima sensibilità di tutto risentiva di ogni distanza del suo ambiente dal Signore Gesù e dal Suo Vangelo. Soffriva immensamente. Eppure non fu travolta dall’angustia psicologica e dalla pochezza intellettuale e talvolta anche morale del suo ambiente, che comportò inevitabilmente un’incomprensione del suo singolare percorso spirituale ed anche, in taluni casi, un’insofferenza per le sue parole e per il suo modo di porsi. Non si ritrasse sdegnata o impaurita in un suo guscio interiore. Visse intensamente e coraggiosamente “dentro” il suo mondo, facendosene carico nella preghiera e non esitando a fare la sua parte per contribuire ad elevarlo con l’intessere costruttivi rapporti di amicizia e di pace con tutti e con il prendere parte, spesso con funzioni di guida, alle iniziative formative ed assistenziali delle Associazioni cui appartenne, in primo luogo l’Azione Cattolica. Il suo straordinario amore al Signore la portò a vivere ed agire nel suo ambiente come avrebbe fatto lo stesso Gesù, a guardare il suo mondo con lo sguardo di Dio, cioè con misericordia e pazienza. Ci ottenga dal Signore la nuova beata di vivere anche noi, con fedele impegno cristiano, la nostra parte nell’ambiente in cui Dio ci ha posto senza alcun risentito elitarismo ma con umile operosità e cordiale pazienza.

sabato 9 novembre 2013

ACCETTATI





Non disprezzarti: il Signore ti stima.
Non abbatterti: Lui ti sostiene con la destra vittoriosa.
Non scoraggiarti: Lui è la roccia eterna su cui poggiare i tuoi piedi.
Non rattristarti: Lui è la gioia eterna.
Non fidarti di te: Lui solo è la soluzione ad ogni perché.
Non allontanarti: Lui solo ti può salvare.
Accettati, fa entrare il Suo Amore nel tuo cuore e
scoprirai di essere un prodigio nelle Sue mani.
Lui ti ha creato e Lui non fa scarti: tu sei prezioso ai suo occhi.
Guardati come Lui ti guarda e ti vedrai risplendente della Sua presenza.
Ascoltalo, Lui ti dice: “Io ti stimo, Io ti amo: sei il mio figlio prediletto”.

Don Salvatore Tumino - dal Libro AMARE E'......

Beati quelli che sanno ridere di se stessi. - Don Luigi Campagnoli



Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi.
Beati quelli che sanno distinguere un ciottolo da montagna : eviteranno tanti fastidi.
Beati quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno molte cose nuove.
Beali quelli che sono attenti alle richiesle degli altri: saranno dispensatori di gioia.
Beati sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e seneramente quelle importanti: andrete lontano nella vita.
Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.
Beati voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri, anche contro le apparenze:
sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo della carità.
Beati quelli che pensano prima di agire, e che pregano prima di pensare: eviteranno tante stupidaggini.
Beati soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate: avete trovato la vera luce e la vera pace.
Beato noi quando sapremo ascoltare l'altro.
Beato noi, quando sapremo capire l'altro.
Beato noi, quando sapremo di non essere soli ne unici
Beato noi, quando riusciremo a sentirci uguale all'altro.
Beato noi, quando riusciremo a sostituire l'elemosina con la carità
Beato noi, quando ci libereremo dell'avere per essere.
Beato noi, quando diventeremo strumento di lavoro.
Beato noi, quando diventeremo voce di con ha voce.
Beato noi, quando non saremo più noi stessi.
Beato noi, quando riconosceremo di essere gli uni per gli altri. Amen!

Don Campagnoli Luigi
http://it.gloria.tv/?media=52344

sabato 2 novembre 2013

MESSAGGIO DI MEDJUGORJE DEL 2 NOVEMBRE 2013




Cari figli, vi invito di nuovo maternamente ad amare, a pregare senza sosta per il dono dell’amore, ad amare il Padre Celeste al di sopra di tutto. Quando amerete Lui, amerete voi stessi ed il vostro prossimo. Queste realtà non possono essere separate. Il Padre Celeste è in ogni uomo, ama ogni uomo e chiama ogni uomo col proprio nome. Perciò, figli miei, attraverso la preghiera ascoltate la volontà del Padre Celeste. Parlate con Lui. Abbiate un rapporto personale col Padre, che renderà ancora più profondo il rapporto tra voi, comunità dei miei figli, dei miei apostoli. Come Madre desidero che, attraverso l’amore verso il Padre Celeste, vi eleviate al di sopra della vanità di questa terra ed aiutiate gli altri a conoscere e ad avvicinarsi gradualmente al Padre Celeste. Figli miei, pregate, pregate, pregate per il dono dell’amore, perché l’amore è mio Figlio. Pregate per i vostri pastori, affinché abbiano sempre amore per voi, come l’ha avuto e l’ha mostrato mio Figlio dando la sua vita per la vostra salvezza. Vi ringrazio.

giovedì 31 ottobre 2013

Buona festa di Ognissanti.


Halloween ? No ! ..sono Cristiano e ricordo le mie radici....


mercoledì 30 ottobre 2013

IL MINISTERO PASTORALE

UN MINISTERO D'AMORE E DI COMUNIONE 

Giovannella Giummarra


AGAPE = Amore, quale Amore?

Fra i diversi significati ( accezioni ) del termine amore la chiesa delle origini ha scelto il termine Agape, in latino Caritas per esprimere l’amore stesso di Dio, partecipando a noi - il che significa "amare col cuore di Gesù.
In Gv. 15,9 -"Come il Padre ha amato me così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore"
Attraverso la fede e la bontà.

In Rm.5,5 – " La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio ( che parte da Dio Padre ) è stato effuso ( riversato ) nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. "

Si ha la certezza di avere lo Spirito Santo quando si ama con affetto, cioè con Caritas e Agape, quando vedo nell’altro il volto di Gesù che va restaurato, ma non buttato fuori, maltrattato.

Dobbiamo diventare portatori di vita e di amore agapico, con quali mezzi?
Come possiamo riflettere, imitare e testimoniare questa vita divina, per poi comunicare, per poi vivere una vita comunitaria?

Ci facciamo aiutare dal testo di Atti 2,42: "Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere"

Il R.n.S. ci ha resi amici, fratelli. L’amore di dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato donato.
Gesù ha detto non vi chiamo più servi, ma amici, perché vi ho aperto il cuore e vi ho rivelato quello che il Padre mi ha detto.
L’amicizia è un dono di Dio, necessario al nostro perfezionamento, perché, non si cresce senza gli altri, senza confronto.
L’Agape, poi, è la condizione indispensabile per farci sviluppare con armonia.
Gesù ci chiama ad amare tutti anche gli amici.
E’ il progetto basato sull’Agape.

Per alcuni l’amicizia è un fatto spontaneo, ma per noi non è un fatto casuale, punto di partenza è Gesù il Suo progetto, è Gesù, la comunione nella fede e nella speranza.

Non c’è amicizia se non cerchiamo di lavorare insieme, ma non basterà scambiarci le idee, progetti, preoccupazioni, condivisioni etc…. se non partiamo dalla dimensione di fede alimentata dalla Parola di Dio, --------> dalle preghiere ------------> dall’Eucaristia.-

Questa visione comporta: distacco da noi stessi;
Attenzione sincera agli altri;
Disponibilità;
Umiltà;
Spirito di povertà, per accogliere e capire insieme:
La conversione nel R.n.S. è collegiale, tanto più, che è stato un movimento senza fondatore.

·         Collegialità: significa sapere ascoltare per poi, discernere e portare avanti il progetto.
·         L’incontro esige la reciprocità, il dono dell’altro: richiama = accoglienza;
·         Al bando i pregiudizi;
·         La diffidenza e la distrazione perché la loro presenza esclude l’amicizia.
Rom. 15,7 ci dà la misura della reciprocità: "Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi per la gloria di Dio"

L’amicizia esige rispetto e proclamare il Signore a viso aperto.
Noi dobbiamo gridare che abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita, e ci ha donato la gioia e la Pace, parole che nessuno può donarci, se non Gesù il nostro Signore, il nostro vero amico che non ci tradisce mai.
Abbiamo avuto la grazia di conoscere Gesù e la Gioia di essere fratelli. I chiamati sono i diletti di Dio.

Se vogliamo ritrovare l’entusiasmo dobbiamo cogliere lo stupore che si presenta a noi quando lo Spirito Santo agisce per rinnovare la Chiesa secondo un progetto di amore e di sapienza: ha scelto il R.n.S., quindi noi, perché, si sappia quanto Dio ci ama.
Il R.n.S. è questo atto d’amore e di comunione, "Dobbiamo entrare nella verità di questa chiamata avvenuta dalla Croce di Cristo, abbiamo bisogna di fare un discepolato di amore e di comunione, per essere testimoni dell’amore.

E’ necessario che la Chiesa sia la casa e la scuola di comunione, così anche i nostri comitati regionali e diocesani, i gruppi, potranno diventare casa e scuola di comunione, ncessari per farci passare dall’uomo psichico a quello spirituale.
La pastoralità dei Comitati diocesani e regionali consiste nel promuovere e garantire la spiritualità del R.n.S. secondo le linee regionali e nazionali.
Infatti, è importante che ci sia sinergia tra il livello diocesano e quello regionale per una visione pastorale sia dei contenuti formativi, sia della visione pastorale condivisa e realizzata a livello regionale.

Possiamo dire a questo punto che: il Comitato regionale e i Comitati diocesani sono organi pastorali a servizio della crescita spirituale, carismatica ed ecclesiale dei gruppi.
Ma se i comitati si ripiegano in se stessi, se diventano semplici organizzatori o ripetitori di iniziative regionali e nazionale; se non si preoccupano di vigilare paternamente nei confronti dei gruppi, sicuramente vengono meno al compito a loro affidato.

Pastoralità vuol dire avere tempo per:
·         Condividere insieme;
·         Pregare e intercedere;
·         Ascoltare;
·         Condividere la Parola di Dio;
·         Conoscere i bisogni dei fratelli;
·         Partecipare agli appuntamenti formativi specifici;
·         Meditare e riflettere sulla esperienza carismatica;
·         Incontrare i Gruppi;
·         Esercitare collegialmente, il discernimento spirituale.

S. Paolo ci aiuta con la 2 Cor.6,6-7 definendo i ministri di Dio coloro che vivono il mandato ricevuto con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero, con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama."

E’ determinante, poi, all’interno dei Comitati la comunicazione fraterna da cui dipende l’impronta che diamo ai nostri gruppi – l’identità e la visione pastorale.
Ma un buon comunicatore deve essere un buon ascoltatore.
Un membro di Comitato diocesano non può essere mai un semplice riferitore di ciò che è stato deliberato a livello regionale, ma, si fa garante della visione regionale, secondo le modalità che si richiedono.

·         Ascoltare vuol dire comprendere, prendere-con, cioè fare proprio ciò che si ascolta, senza, però, snaturare il significato oggettivo di ciò che si è ascoltato.
A questo punto, possiamo dire che "Condizione necessaria" per un ascolto autentico è la "comunione."

1Cor. 1,10 - "Siate unanimi nel parlare, in perfetta unione di pensiero e di intenti"
Fil.2,2 seg.- "Rendete piena la mia gioia ( la nostra e di tutto il Comitato ) con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri."

Comunque la comunione non può derivare
·         Dal non ascolto, da compromessi che condizionano la nostra pastoralità;
·         Dalla mancanza di formazione e informazione;
·         Dall’arroganza con cui esprimiamo l’autorità carismatica;
·         Dalle preferenze che abbiamo per alcuni fratelli emarginando altri.

Anche quando non dialoghiamo, non condividiamo con i fratellli e non accettiamo alcuna verifica o un altro modo di intendere.

La vera comunicazione si esprime quando ci riconosciamo umili e consapevoli che senza l’aiuto, la presenza, la saggezza, il carisma, l’amore verso l’altro, non possiamo esercitare alcun ruolo nella comunità.

Comunicare vuol dire crescere nella reciprocità del dare e del ricevere e nel "gareggiare nello stimarsi a vicenda" Rm.12,10; certamente non esercitando autorità e potere verso gli altri.
L’autorità carismatica ed evangelica è per la crescita degli altri e mai per la propria affermazione.

Un esempio è ciò che Giovanni Battista dice in Gv.3,30 "Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire"

·         Esercita autorità vera chi è capace di chinarsi a lavare i piedi ai fratelli (Gv.13);
·         Ogni forma di autorità che diventa potere contro l’altro, non è opera di Dio;
·         Evangelicamente vissuta l’autorità invece promuove la comunicazione, la condivisione fraterna, non teme il dialogo, o, il confronto leale con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda la vita e il bene della comunità.

La sola cosa necessaria è: Cercare Cristo; - Amare Cristo; - Vivere Cristo; - Obbedire a Cristo;
La sola cosa che conta è essere in comunione con Gesù, una comunione viva vivificante.
Noi siamo sua proprietà, tralci inseriti nella vite.

Grazie Signore Gesù perché ci hai dato una comunità da servire e con cui camminare. E se questa comunità è povera ed ha difficoltà a decollare, se ci sono anche problemi di relazione fra noi ed è proprio qui che bisogna rimanere; è qui che dobbiamo esprimere l’obbedienza a Dio è qui che dobbiamo realizzare con l’aiuto dello Spirito il Corpo di Cristo.
Così si costruisce l’amore fraterno, siamo poveri, ma a questi poveri Gesù si è rivolto, di cui si fida; questi poveri Gesù vuole salvare e li vuole salvare tutti insieme e ci riuscira!!!


Da una relazione alla 3 Giorni formazione animatori 2001 Sicilia - Capaci 30 marzo- 1aprile

martedì 29 ottobre 2013

Nuovi eremiti: la solitudine in città

lunedì 28 ottobre 2013

Preghiera di Papa Francesco alla Santa Famiglia



Gesù, Maria e Giuseppe
a voi, Santa Famiglia di Nazareth,
oggi, volgiamo lo sguardo
con ammirazione e confidenza;
in voi contempliamo
la bellezza della comunione nell'amore vero;
a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie,
perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.

Santa Famiglia di Nazareth,
scuola attraente del santo Vangelo:
insegnaci a imitare le tue virtù
con una saggia disciplina spirituale,
donaci lo sguardo limpido
che sa riconoscere l'opera della Provvidenza
nelle realtà quotidiane della vita.

Santa Famiglia di Nazareth,
custode fedele del mistero della salvezza:
fa' rinascere in noi la stima del silenzio,
rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera
e trasformale in piccole Chiese domestiche,
rinnova il desiderio della santità,
sostieni la nobile fatica del lavoro, dell'educazione,
dell'ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.

Santa Famiglia di Nazareth,
ridesta nella nostra società la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
bene inestimabile e insostituibile.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace
per i bambini e per gli anziani,
per chi è malato e solo,
per chi è povero e bisognoso.

Gesù, Maria e Giuseppe
voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.


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venerdì 25 ottobre 2013

Messaggio di Medjugorje del 25 ottobre 2013


Marija during an apparition
"Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi alla preghiera. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi. Perciò figlioli, nella semplicità del cuore cercate dall’Altissimo che vi dia la forza di essere figli di Dio e che satana non vi agiti come il vento agita i rami. Decidetevi di nuovo, figlioli, per Dio e cercate soltanto la sua volontà e allora in Lui troverete gioia e pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "

giovedì 3 ottobre 2013

L'umiltà



Una delle virtù che oggi viene maggiormente calpestata dal mondo moderno è senza dubbio l'umiltà. L'orgoglio nelle opere e nel sapere è imperante, ciò non soltanto impedisce un dialogo che sia un vero scambio reciproco tra le persone, ma snatura completamente il rapporto dell'uomo con Dio. La stessa preghiera, se non viene fatta con umiltà è quasi inutile: per abbandonarsi infatti nelle Sante Mani di Gesù è necessario ammettere a se stessi di essere pieni di difetti e di peccati, in opere, pensieri ed omissioni, così da avere il cuore colmo di gioia nel dialogo con un Padre così misericordioso. L'orgoglio rende inutile la preghiera. Anche se poi facciamo qualcosa di buono, lo facciamo perchè Dio opera in noi e non certo con le nostre uniche forze. Chi si appoggia solo su se stesso è destinato a cadere. E' Dio che ci parla dandoci sublimi rivelazioni, è solo Dio che con la Grazia ci permette di amare il nemico! Perchè Dio elegga alcune persone e non altre, questo non lo sappiamo, ma sappiamo per certo che non è per meriti o bravura. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Spesso infatti mi capita di sentire fra gli stessi cattolici preghiere molto somiglianti a quella del fariseo O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Umiltà di fronte a Dio dunque, perchè tutto viene da Lui e di fronte agli altri, perchè molto abbiamo da imparare, e se crediamo di conoscere ormai tutto e di avere solo da insegnare siamo sulla cattiva strada. 

 Vi propongo ora un messaggio che Gesù Cristo Nostro Signore ha consegnato ad una carismatica in occasione (non casuale) della festa di San Pio, esempio di umiltà per tutti.

“Il raccoglimento è preghiera, l'agire con modestia e discrezione è preghiera, il vestire in modo modesto e decoroso è ancora preghiera. Tutta la vita, se vissuta correttamente e virtuosamente, può diventare preghiera, e il frutto della preghiera fatta con cuore sincero e amore ardente a Dio è l'umiltà.
L'umiltà è la base di tutto l'apostolato, è il condimento di ogni stato di vita, è la virtù essenziale e primaria di ogni cristiano. Senza di essa non c'è buon cattolico. Se manca l'umiltà, tutte le azioni, anche le più valorose e sacre, diventano come cenere al suolo.

Essa ha formato e permesso ai santi di crescere in sapienza e grazia, essa è quella che rende glorioso il cristiano e impedisce a Satana di trascinare seco l'uomo.

Tutti i santi erano umili. Non ci può essere santità senza umiltà, né miracoli, né predicazione, né opere grandiose, perché tutto sarebbe fatto a vano; perché, cari figli, se non si fa ogni azione, anche la minima azione, per la maggior gloria di Dio, la si fa per propria vanagloria, e la superbia, figlia di Satana, pervade l'uomo e lo porta alla perdizione.

L'umile non si attribuisce nessun merito, riconosce che tutto proviene da Dio e che senza il suo aiuto e la sua Grazia l'uomo tornerebbe polvere e non sussisterebbe nessuna opera.
L'umile non giudica, non critica, non si vanta, non disprezza il povero, non manca di carità, non si esalta, non cerca la propria gloria, non si mette in vista, non vuole primeggiare. L'umile parla sommessamente, con modestia, non segue le mode del tempo, non parla in modo volgare e sconcio ma fa silenzio e parla solamente quando il dovere e la carità lo richiedono. Il suo parlare è come il Vangelo, sì sì, no no, perché tutto il resto viene da Satana, fonte di superbia e vanità.

Cara figlia, ti parlo oggi di questa virtù, attributo primario della vita cristiana, perché il grande Santo che oggi celebrate è grande per la sua immensa umiltà. I miracoli vengono da Dio, la luce soprannaturale, la bontà, l'ascolto, tutte le virtù vengono da Dio, e la base di tutte è la santa e preziosa umiltà.

Vedi, cara figlia, il Padre (tuo spirituale) scherzando ha chiesto un trattato sull'umiltà. Non è necessario, questo, ma in questa festa solenne per la santificazione di questo novello Francesco, ho voluto donarvi materia di riflessione su ciò che Tu, caro figlio, avevi chiesto. [...]
Oggi religiosi e laici, sacerdoti e teologi credono di fare tanto perché lavorano, corrono, organizzano, parlano, ma non si rendono conto che per la maggior parte di essi non è lo Spirito di Dio che si muove ad azione, ma il loro compiacimento e il desiderio di essere ammirati, applauditi, venerati. Tutto questo perché la modernità, sostenuta dal massonismo, ha spinto l'uomo a calpestare questa rara virtù. Con l'accentramento dell'uomo in primo piano nella storia, l'uomo diviene l'interprete senza Dio di tutte le cose, e i suoi risultati, non  più alimentati dalla mano di Dio, sono conseguenza della sua capacità e della sua bravura. 

Questa è totale mancanza di umiltà. Togliete dall'uomo l'umiltà, e avrete come risultato traditori ed egoisti, fautori del culto idolatrico del proprio io.

Tolta la virtù dell'umiltà decade conseguentemente la carità, la povertà, la castità, che comprende, oltre la purezza del corpo e la modestia dei costumi, anche la purezza dello spirito, e lo spirito è spesso inquinato dalla superbia.

L'umiltà, figli, apre le porte del Cielo e introduce i santi nella gloria del Padre, li eleva allo stato di figli di Dio a sua immagine e somiglianza. 

La superbia deturpa questa immagine di Dio e trascina, di conseguenza, l'uomo nei delitti più atroci, nell'immondezza più nera, [...] nell'egoismo più sfrenato e deleterio. Ottiene non più un mondo di santi, ma una creazione di impurità e di sudiciume, dove gli uomini,non più sotto l'azione dello Spirito di Dio, si assoggettano come figliolanza a Satana e rovinano il progetto di Dio sulla umanità e sulla santa Chiesa.

Io voglio da te umiltà profonda, così profonda e tale da sentirti smarrita di fronte alla Potenza divina. Sei ancora lontana, figlia, da questa umiltà. Ma se sarai docile strumento nelle mani della Provvidenza di Dio, che fa bene ogni cosa per ciascuna creatura, anche tu potrai raggiungere questo grado di umiltà e dare gloria a Dio per tutta l'eternità. Ti benedico”.


mercoledì 2 ottobre 2013

Messaggio di Medjugorje del 2 Ottobre 2013



"Cari figli, vi amo con materno amore e con materna pazienza aspetto il vostro amore e la vostra comunione. Prego affinché siate la comunità dei figli di Dio, dei miei figli. Prego affinché come comunità vi ravviviate gioiosamente nella fede e nell'amore di mio Figlio. Figli miei, vi raduno come miei apostoli e vi insegno come far conoscere agli altri l'amore di mio Figlio, come portare loro la buona novella, che è mio Figlio. Datemi i vostri cuori aperti e purificati, e io li riempirò di amore per mio Figlio. Il suo amore darà senso alla vostra vita ed io camminerò con voi. Sarò con voi fino all'incontro con il Padre Celeste. Figli miei, si salveranno solo coloro che con amore e fede camminano verso il Padre Celeste. Non abbiate paura, sono con voi! Abbiate fiducia nei vostri pastori come ne ha avuta mio Figlio quando li ha scelti, e pregate affinché abbiano la forza e l'amore per guidarvi. Vi ringrazio".

La Madonna ha benedetto tutti i presenti e tutti gli oggetti sacri. Mirjana ha detto che la Madonna era decisa e piena d'amore. 




mercoledì 25 settembre 2013

Messaggio di Medjugorje del 25 Settembre 2013


Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. Il vostro rapporto con la preghiera sia quotidiano. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi perciò figlioli la preghiera sia gioia per voi. Allora il vostro rapporto con la vita sarà più profondo e più aperto e comprenderete che la vita è un dono per ciascuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”


sabato 21 settembre 2013

Lo spot che commuove il mondo

Dare e’ la migliore forma di comunicazione al mondo.

E’ con questo slogan che la True Corporation, una compagnia di telecomunicazioni thailandese, lancia la sua campagna.
Pochi minuti per raccontare la storia di un bimbo povero che per guarire la madre ruba dei farmaci, sorpreso a rubare viene però sgridato dalla negoziante.
A questo punto entra nella scena un uomo che chiede al bimbo della sua mamma, paga le medicine e le dà al bimbo insieme ad una zuppa calda.



Dopo trent’anni quel bambino ha l’opportunità di sdebitarsi. Infatti quell’uomo, probabilmente colpito da ictus, si ritrova in ospedale e la figlia per pagare la salatissima bolletta, quasi 15.500 dollari, decide di vendere l’attività di famiglia, un piccolo ristorantino nel quale il padre non aveva mai negato un piatto di zuppa calda a chiunque glielo chiedesse.
Il medico che lo opera però paga lui tutte le spese e lascia una lettera alla figlia dlel’uomo, ringraziando e spiegando che la parcella era stata pagata trent’anni prima, con 3 confezioni di farmaci e una zuppa calda.
Lo spot ha già raggiunto più di nove milioni di visualizzazioni su YouTube e sta letteralmente facendo il giro del mondo, con un messaggio forte e chiaro:Dare senza aspettarsi niente in cambio.
Commovente e ricco di patos.
TrueMove H sempre creduto che  gli spot siano il mezzo migliore di comunicazione, ed è impegnata nello sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione per la Thailandia per creare opportunità e migliorare la qualità della vita.


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