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martedì 21 febbraio 2012

"Silenzio alla presenza del Signore Dio."

 

Lam.3,26: " E' bene per l'uomo attendere in silenzio la salvezza".

Sof.1,7: "Silenzio alla presenza del Signore Dio."

 

Questo silenzio alla presenza del Signore, in pratica diventa saper tacere con umiltà vera davanti ai nostri fratelli.

E' un silenzio che deve porre un freno ai propri impulsi, alle proprie idee, all'amore di sé, all'orgoglio, alla presunzione.

Un silenzio che si vive col non essere ribelli, diffidenti, col non mormorare, non giudicare, non difendersi, non darsi ragione, ma riconoscersi poveri e attendere la salvezza da un Dio che si è fatto Povero.

Quando l'"io" parla, Dio tace; perché quando l'"io" parla non sa più ascoltare, ma si mette in dialogo col maligno, e si lascia pervertire l'orecchio dalle sue menzogne.

Non inganniamoci con falsi silenzi: il silenzio vero è, prima di tutto, quello che fa tacere noi stessi.

Se non facciamo tacere l'"io" possiamo andare anche nel deserto più deserto, ma è un'illusione: ci rimane l'ostacolo maggiore, quello che ci separa da Dio, che ci tiene ignoranti, che non ci lascia conoscere il "Tu".

Nei nostri rapporti interpersonali quante volte salta fuori questo terribile personaggio - l'"io" - che si mette in conflitto con gli altri, e fa tanto chiasso da stordirci, da non renderci più capaci di essere presenti al Signore, di intendere la Sua voce, di gustare le cose dell'alto, di sperimentare il mistero di Cristo che è mistero di umiltà, di silenzio, di povertà, di abnegazione.

Anna Maria Canopi.

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