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sabato 3 dicembre 2011

LA PREGHIERA DELLA RANA


LA PREGHIERA DELLA RANA

Una sera fratel Bruno 
era assorto in preghiera


quando fu disturbato 
dal gracidare di una rana.

Per quanti sforzi facesse, 
non gli riuscì di ignorare quel rumore 
e allora si sporse dalla finestra e urlò:
"Silenzio! Sto pregando".
 

Poiché egli era un santo, 
tutti obbedirono al suo ordine immediatamente. 
Ogni creatura vivente si zittì 
in modo da creare il silenzio necessario 
alla preghiera.
Ma ecco che Bruno fu di nuovo interrotto, 
questa volta da una voce dentro di lui che diceva:
"Forse a Dio il gracidare di quella rana 
era altrettanto gradito 
dei salmi che tu stati recitando".
 

"Che cosa possono trovare di bello 
le <orecchie> di Dio nel verso di una rana?", 
replicò Bruno sprezzante.
Ma la voce proseguì:

"Perché mai allora Dio avrebbe inventato 
un simile suono?".
 

Bruno decise di scoprirlo da sé.
Si sporse dalla finestra e ordinò: "Canta!", 
e l' aria fu piena del gracidare ritmato della rana, 
con l'accompagnamento di tutte le raganelle 
del vicinato.

 

Bruno si pose in ascolto con attenzione 
e subito non udì più alcun frastuono, 
ma scoprì che, se smetteva di irritarsi, 
quelle voci in realtà rendevano più ricco 
il silenzio della notte.
 

Grazie a quella scoperta, 
il cuore di Bruno entrò in armonia 
con l'universo intero e, 
per la prima volta nella sua vita, 
egli capì che cosa significa pregare.


(La preghiera della rana, pagine 15-16, Edizioni Paoline 1989)
Grazie ad Emilio e Valentina

Inizia un altro giorno



Gesù vuol viverlo in me. Lui non si è isolato.
Ha camminato in mezzo agli uomini.
Con me cammina tra gli uomini d'oggi.
Incontrerà
ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa,
ciascuno di quelli che incrocerò per la strada,
altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri,
altri eruditi e altri ignoranti,
altri bimbi e altri vegliardi,
altri santi e altri peccatori,
altri sani e altri infermi.
Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare.
Ciascuno, colui che è venuto a salvare.
A coloro che mi parleranno, egli avrà qualche cosa da dire.
A coloro che verranno meno, egli avrà qualche cosa da dare.
Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo.
Nel rumore egli avrà il suo silenzio da vivere.
Nel tumulto, la sua pace da portare.
Gesù, in tutto, non ha cessato di essere il Figlio.
Vuole in me rimanere legato al Padre.
Dolcemente legato,
ogni secondo,
sospeso su ciascun secondo,
come un sughero sull'acqua.
Dolce come un agnello
di fronte a ogni volontà del Padre.
Tutto sarà permesso in questo giorno che viene,
tutto sarà permesso ed esigerà che io dica il mio sì.
Il mondo dove Lui mi lascia per esservi con me
non può impedirmi di essere con Dio;
come un bimbo portato sulle braccia della madre
non è meno con lei
per il fatto che lei cammina tra la folla.

Gesù, dappertutto, non ha cessato d'essere inviato.
Noi non possiamo esimerci d'essere,
in ogni istante,
gl'inviati di Dio nel mondo.
Gesù in noi, non cessa di essere inviato,
durante questo giorno che inizia,
a tutta l'umanità, del nostro tempo, di ogni tempo,
della mia città e del mondo.

Attraverso i fratelli più vicini ch'egli ci farà
servire amare salvare,
le onde della sua carità giungeranno
sino in capo al mondo,
andranno sino alla fine dei tempi.

Benedetto questo nuovo giorno che è Natale per la terra,
poiché in me Gesù vuole viverlo ancora.


(Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco, Gribaudi ed, Torino, 1990)
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