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venerdì 31 agosto 2012

Carlo Maria Martini – il Cardinale del dialogo



Il giorno 8 settembre 1999, in occasione della festa della Natività della Beata Vergine Maria, il Vescovo ha presentato in Duomo alla diocesi la nuova lettera pastorale.

Lettera pastorale.

...In una fine secolo e fine millennio percorsa da tanta ansia di pace e tormentata da tante violenze, 
io vorrei che noi avessimo il coraggio di ritenere che è anzitutto la nostra vita personale e comunitaria e tutta la nostra azione pastorale che è chiamata, nella forza dello Spirito Santo, ad essere un’autentica opera d'arte, un annuncio della pace che viene da Dio. Maria, di cui oggi celebriamo la natività, e con lei la Chiesa, è il capolavoro di Dio.

Lo Spirito Santo che è disceso su Maria susciti in tutti noi quella grazia e quei "momenti di grazia" che ci portano a far risplendere nel mondo qualcosa della bellezza divina, quella bellezza che salva e che fa della Chiesa l'icona della Trinità sulla terra, il luogo della riconciliazione e della pace.

+ Carlo Maria Cardinal Martini
Arcivescovo di Milano



Ricordiamo il Cardinale Martini

Un profeta di speranza:

E’ morto il Cardinale Carlo Maria Martini. Lo ricordiamo uniti nella preghiera, al di là di ogni ideologia, cultura e religione, perché questo è il mondo in cui crediamo: un mondo che sa andare oltre ogni divisione. Un mondo che Cristo ci ha insegnato a costruire.

Ho letto alcuni libri del Cardinale Martini. Ma uno, in particolare, mi ha colpito e segnato profondamente: “Conversazioni notturne a Gerusalemme”.

In questo libro, parlando dell’infelicità, del male, delle miserie umane sulla terra, il Cardinale offre una riflessione che non può fare a meno di toccare la nostra anima: “Come contribuisco io all’infelicità e come ne sono responsabile? (…) Qual è la mia parte, e come posso io cambiare la situazione? E ancora: a quale limitazione e a quale rinuncia sono disposto affinché cambi qualcosa?”.

Queste bellissime parole ci fanno capire che oggi, più che mai, c’è bisogno d’impegno e di testimonianza. Non di pregiudizi e di barriere. Non di lamenti e di rese. C’è bisogno di uno sforzo comune per rinunciare ai tanti idoli, alle catene che ci legano, alle tentazioni dell’arroganza, dell’arrivismo e dell’accumulo esagerato ed egoista di beni materiali su questa terra.

Oggi, nel giorno in cui il Cardinale Martini ci ha lasciato, proviamo a fare una piccola pausa di silenzio. Poniamoci queste domande: qual è la mia parte? Quale sforzo concreto sono disposto a fare per cambiare il mondo?
Negli ultimi anni, in vari modi, nella società in cui viviamo, si è cercato di cancellare un valore fondamentale ed immenso: la cultura dell’impegno. Senza impegno non può esistere amore e non può esistere un futuro per tutti noi.

L’amore vero si basa sullo sforzo, sul sacrificio quotidiano, sulla voglia di comprendersi, di dialogare, di uscire dal nostro piccolo guscio per abbracciarci e costruire un’umanità diversa.
Per questa ragione io vedo nel Cardinale Martini un profeta di speranza, che mi ha insegnato a credere in un mondo diverso. Un mondo che sarà il frutto di tutto ciò che noi faremo oggi, con le nostre piccole mani di esseri fragili e imperfetti.

http://www.cavalieridellaluce.net/egioiasia/2012/08/31/il-cardinale-martini-un-profeta-di-speranza/

Le quattro dimensioni

Dal blog "Incontro all' Infinito" 


La vita di fede possiede quattro dimensioni su cui si snoda, si spiega e trae nutrimento. È come una pianticella bisognosa di cure, che va alimentata affinché non perda quella linfa vitale che la solleva e la innalza. La pianticella cerca la luce del sole che l'aiuta a respirare, ad assorbire l'ossigeno che le riempie i suoi piccoli polmoni; cerca l'acqua viva per essere tonificata, rinfrescata; cerca materiale organico, il suo humus, dal quale trae il suo nutrimento. Anche la vita di fede possiede varie diramazioni e sfaccettature: possiamo rilevarne almeno quattro, anche se tutte sono alimentate dal rapporto personale dell'anima con Dio. Fin dalle origini, la nascente Chiesa si è basata su un'ossatura comunitaria: Gesù ha chiamato in particolare 12 uomini che imparassero, vivendo insieme con Lui, ad essere come Lui. Insegnava loro come ammaestrare le folle che correvano a Lui bisognose di un nutrimento materiale e spirituale. Spesso cozzava nella loro incomprensione, nella loro durezza di cuore, nella loro incapacità di vivere il suo messaggio, di assorbirlo completamente per poter essere segno per la gente. Nella sua parola, però, tutto si trasformava: le opere diventavano straordinarie, le reti si colmavano di pesci fino a rompersi dopo aver faticato invano una notte intera, i demoni fuggivano... Semplicemente perché la parola di Gesù dava loro potere di compiere opere straordinarie, nel SUO NOME, cioè dopo aver “assorbito” interamente il messaggio di Cristo, aver assimilato le sue parole, averle fatte carne, parole diventate atti concreti. Ed in questa ragione che s'innesta il “mistero/segno” più importante e straordinario dell'intera umanità: l'Eucaristia: quelle parole pronunciate da Gesù, il gesto supremo di donazione sulla croce, hanno preso corpo nel mistero dell'Eucaristia.  Mistero inteso come segno, segno efficace, che ha una conseguenza concreta, tangibile nella vita dell'uomo.
Da questo tessuto dalla trama complessa cerchiamo di estrapolare almeno queste quattro dimensioni che sono manifestazioni concrete della vita di fede:



1) la fede si manifesta nell'azione liturgica della santa messa e nelle preghiere comunitarie della liturgia delle ore: la preghiera diventa espressione della fede comunitaria: il rapporto con Dio assume quindi due dimensioni: verticale ed orizzontale.

2) L'azione liturgica comunitaria perderebbe significato e forza se non fosse accompagnata dalla preghiera personale, anticamera di quella comunitaria: ogni chiamata è singola e si sviluppa comunque in ambito comunitario, un gruppo di persone che non devono perdere lo scopo principale di concretizzare ed impegnarsi nella crescita del regno di Dio.
3) Il bastone orizzontale della croce sul quale sono inchiodate le mani di Gesù simboleggia la fraternità, sacramento, segno efficace dell'amore di Dio tra i fratelli e spiega la dimensione trinitaria della vita divina incarnata nell'uomo.

4) Adorare Dio nei propri cuori: con il Battesimo diventiamo partecipi della vita divina trinitaria e c'immette nel favoloso mistero dell'inabitazione nel nostro cuore della Trinità.
Non bisogna sottovalutare questa dimensione dalla quale prendono corpo le altre.

L'incontro personale con Dio induce poi all'adorazione di Dio nel proprio cuore: è la chiave che immette nell'incontro comunitario con il divino. Senza questa dimensione quella comunitaria perderebbe valore in modo assoluto.

Possiamo prendere nuovamente ad esempio un albero. Possiede infinite radici che s'immergono nel terreno: ogni diramazione succhia il suo nutrimento dalla terra e questo confluisce nel tronco che dà vita a tutto l'albero. Il seccarsi di una di queste diramazioni genererebbe in tutto l'albero un processo di necrosi che lo avvizzirebbe lentamente. Dapprima il processo di necrosi non salterebbe all'occhio, ma esso procede inesorabile, con una lentezza omicida. La medicina che arresterebbe questo processo, dovrebbe agire sulla diramazione particolare che non trae più nutrimento dal suo adorare Dio nel proprio cuore.

http://incontroallinfinito.blogspot.it/2012/09/le-quattro-dimensioni.html

La Pietà - Michelangelo Buonarroti

lunedì 27 agosto 2012

Sant' Agostino



image001.jpg (20348 byte)"Ti lodino tutte le tue opere, Signore. Come può la creatura lodare il creatore? Mirando la creatura e trovandola bella in se stessa tu lodi Dio. La bellezza del creato è come una voce muta che si leva dalla terra. Vedi la sua bellezza, che non può avere da sé e pensi che è lui, il Creatore, ad averla donata. Ciò che hai scoperto nella creatura è la voce della sua confessione che ti porta a lodare Dio, perché è la stessa creatura che ti dice: "Non sono stata io a farmi, ma Dio"."
(Omelia sul salmo 144, 13)

Ama e fa’ ciò che vuoi. (Sant' Agostino)


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"Ama e fa’ ciò che vuoi.
Se stai in silenzio,
fallo con amore.
Se piangi, fallo con amore.
Se ti trattieni dal vendicarti,
fallo con amore.
Fa’ che la radice dell’amore sia con te.
Da una tale radice può venire solo bontà...".


Omelia sulla lettera di S. Giovanni, 7, 8 )
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Pensiero di San Pio n°5


domenica 26 agosto 2012

SANTA MONICA - 27 agosto




“È impossibile che un figlio di tante lagrime vada perduto”.
Restò al fianco del figlio consigliandolo nei suoi dubbi
e infine, nella notte di Pasqua del 387, poté vederlo battezzato
insieme a tutti i familiari.





AGOSTINO E MONICA: L'ESTASI DI OSTIA



Nel viaggio di ritorno da Milano dopo il 387 Agostino e Monica soggiornarono a Ostia in attesa di potersi imbarcare per l'Africa. In questa città Monica trovò la morte, ma prima di morire Agostino ricorda un fatto curioso che li vide protagonisti: un'estasi platonica.

Pochi giorni prima che lei morisse... accadde, credo per misteriosa disposizione delle tue vie, che ci trovassimo lei ed io soli... C’era un grande silenzio... Parlavamo, fra noi, soavissimamente, dimentichi del passato e protesi verso l’avvenire. Ci domandavamo, davanti alla presenza della verità e cioè di te, o Signore, quale fosse mai quella vita eterna dei beati che “nessun occhio vide, nessun orecchio udì, che rimane inaccessibile alla mente umana”. Aprivamo avidamente il nostro cuore al fluire celeste della tua fonte, la fonte della vita, che è in te, per esserne un poco irrorati, per quanto era possibile alla nostra intelligenza, e poterci così formare un’idea di tanta sublimità.
Eravamo giunti alla conclusione che qualsiasi piacere dei sensi del corpo, anche nel maggior splendore fisico, non solo non deve essere paragonato alla felicità di quella vita, ma nemmeno nominato; ci rivolgemmo poi con maggior intensità d’affetto verso l’“Ente in sé”, ripercorrendo a poco a poco tutte le creature materiali fin su al cielo da cui il sole, la luna e le stelle mandano la loro luce sulla terra. E la nostra vista interiore si spinse più in alto, nella contemplazione, nell’esaltazione, nell’ammirazione delle tue opere; e arrivammo al pensiero umano, e passammo oltre, per raggiungere le regioni infinite della tua inesauribile fecondità, nelle quali nutri Israele con il cibo della verità, dove la vita è la sapienza che dà l’essere a tutte le cose presenti, passate e future: ed essa non ha successione, ma è come fu, come sarà, sempre. Anzi meglio, non esiste in lei un “fu”, un “sarà”, ma solo “è”, perché è eterna: il fu e il sarà non appartengono all’eternità. E mentre parlavamo e anelavamo ad essa la cogliemmo un poco con lo slancio del cuore e sospirando vi lasciammo unite le primizie dello spirito per ridiscendere al suono delle nostre labbra, dove la parola trova il suo inizio e la sua fine. Quale possibilità di confronto tra essa e il tuo Verbo, che permane in se stesso, e non invecchia e rinnova tutto? (Confessioni X).

Immagine:
Agostino e Monica in estasi, di A. Scheffer, Louvre, Parigi 

Dalle Confessioni di S. Agostino



Amo una luce e una voce,
un profumo, un cibo, un abbraccio,
quando amo il mio Dio;
luce, voce, profumo, cibo e abbraccio
in cui brilla per la mia anima ciò che lo spazio non contiene,
risuona ciò che il tempo rapace non prende,
si espande un profumo che il vento non dissipa,
si gusta un cibo che voracità non distrugge,
si stringe abbraccio che sazietà non disserra.


(S. Agostino, Confessioni X,6,8)

Pensiero di San Pio n°4

sabato 25 agosto 2012

Messaggio del 25 agosto 2012


"Cari figli! Anche oggi con la speranza nel cuore prego per voi e ringrazio l’Altissimo per tutti voi che vivete col cuore i miei messaggi. Ringraziate l’amore di Dio affinché Io possa amare e guidare ciascuno di voi per mezzo del mio Cuore Immacolato anche verso la conversione. Aprite i vostri cuori e decidetevi per la santità e la speranza farà nascere la gioia nei vostri cuori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”



Mladifest/Youth Festival 2012 Official Video.

Pensiero di San Pio n°3

venerdì 24 agosto 2012

Sollecitudine apostolica - Colossesi cap. 2 dal v 1 a 8



1 Voglio infatti che sappiate quale dura lotta io devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti coloro che non mi hanno mai visto di persona, 2 perché i loro cuori vengano consolati e così, strettamente congiunti nell'amore, essi acquistino in tutta la sua ricchezza la piena intelligenza, e giungano a penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, 3 nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza.

4 Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti, 5 perché, anche se sono lontano con il corpo, sono tra voi con lo spirito e gioisco al vedere la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo.

6 Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo, come l'avete ricevuto, 7 ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, abbondando nell'azione di grazie. 8 Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.


Leggi il capitolo per intero : C.E.I.

Perché accendiamo candele in chiesa




Signore,
io non so pregare, non so che dire,
non ho molto tempo.
Il lume che offro
è un pezzo del mio tempo,
un po' del mio bene,
un po' di me stesso,
che io lascio qui, davanti a te, Signore...
Questo lume è la mia preghiera.
Che io continuo andandomene...


(fonte non specificata)

Lettera aperta al clero





"Sacerdoti, io non sono un Prete e non sono mai stato degno neppure di fare il chierichetto. Sappiate che mi sono sempre chiesto come fate voi a vivere dopo aver detto Messa. Ogni giorno avete DIO tra le vostre mani. Come diceva il gran re San Luigi di Francia, avete «nelle vostre mani il re dei Cieli, ai vostri piedi il re della terra». Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha. Con le vostre parole trasformate la sostanza di un pezzo di pane in quella del Corpo di Gesù Cristo in persona. Voi obbligate Dio a scendere in terra! Siete grandi! Siete creature immense! Le più potenti che possano esistere. Chi dice che avete energie angeliche, in un certo senso, si può dire che sbaglia per difetto.

Sacerdoti, vi scongiuriamo: Siate santi! Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, noi siamo perduti! Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell'Altare. A costruire opere, fabbriche, giornali, lavoro, a correre qua e là in Lambretta o in Millecento, siamo capaci noi. Ma a rendere Cristo presente ed a rimettere i peccati, siete capaci solo voi!

Siate accanto all'Altare. Andate a tenere compagnia al Signore. La vostra giornata sia: preghiera e Tabernacolo, Tabernacolo e preghiera. Di questo abbiamo bisogno. Nostro Signore è solo, è abbandonato. Le chiese si riempiono [si fa per dire] soltanto per la Messa. Ma Gesù sta là 24 su 24 e chiama le anime.

A tutti, anche a noi, ma in particolare a te, sacerdote, dice di continuo: «Tienimi compagnia. Dimmi una parola. Dammi un sorriso. Ricordati che t'amo. Dimmi soltanto "Amore mio, ti voglio bene": ti coprirò di ogni consolazione e di ogni conforto».

Sacerdoti, parlateci di DIO! Come ne parlavano Gesù, Paolo Apostolo, Benedetto da Norcia, Francesco Saverio, Santa Teresina. Il mondo ha bisogno di Dio! Dio, Dio, Dio Vogliamo. E non se ne parla. Si ha paura a parlare di DIO. Si parla di problemi sociali, del pane. Ve lo dice uno scienziato: nel mondo C'è pane! Ci sono risorse che, se ben distribuite, possono garantire una vita, forse modesta, ma certamente più che dignitosa a 100 miliardi di uomini! L'uomo ha fame di Dio! E si uccide per disperazione. Dobbiamo credere, ecco il compito delle Missioni: donare Dio al mondo!"

(Enrico Medi, servo di Dio fisico e politico italiano)

http://muniatintrantes.blogspot.it/2012/08/vocazione.html

Pensiero di San Pio n°2

giovedì 23 agosto 2012

MERENDA CON DIO.





Un bambino voleva conoscere Dio.
Sapeva che era un lungo viaggio arrivare dove abita Dio,
ed è per questo che un giorno mise dentro al suo cestino dei dolci,
marmellata e bibite e cominciò la sua ricerca.
Dopo aver camminato per trecento metri circa,
vide un'anziana seduta su una panchina nel parco.
Era sola e stava osservando alcune colombe.
Il bambino gli si sedette vicino ed aprì il suo cestino.
Stava per bere la sua bibita quando gli sembrò che la vecchietta avesse fame,
ed allora le offrì uno dei suoi dolci.
La vecchietta riconoscente accettò e sorrise al bambino.
Il suo sorriso era molto bello,
tanto bello che il bambino gli offrì un altro dolce per vedere di nuovo il suo sorriso.
Il bambino era incantato!
Si fermò molto tempo mangiando e sorridendo.
Al tramonto il bambino, stanco, si alzò per andarsene,
però prima si volse indietro, corse verso la vecchietta e la abbracciò.
Ella, dopo averlo abbracciato,
dette il più bel sorriso della sua vita.
Quando il bambino arrivò a casa sua ed aprì la porta,
la sua mamma fu sorpresa nel vedere la sua faccia piena di felicità e gli chiese:
"Figlio, cosa hai fatto che sei tanto felice?".
Il bambino rispose: "Oggi ho fatto merenda con Dio!".
E prima che sua mamma gli dicesse qualche cosa aggiunse:
"E sai? Ha il sorriso più bello che ho mai visto!".
Anche la vecchietta arrivò a casa raggiante di felicità.
Suo figlio restò sorpreso per l'espressione di pace stampata sul suo volto e le domandò:
"Mamma, cosa hai fatto oggi che ti ha reso tanto felice?".
La vecchietta rispose:
"Oggi ho fatto merenda con Dio, nel parco!".
E prima che suo figlio rispondesse, aggiunse:
"E sai? È più giovane di quel che pensavo!".
Lo sapete?
Dio è più giovane di quel che pensate
ed ha un sorriso splendido...

PENSIERI DEL CURATO D’ARS - La Santa Vergine




La Santa Vergine

Le Tre Persone Divine contemplano la Santa Vergine. Ella è senza macchia, adorna di tutte le virtù che la rendono così bella e così gradevole alla Santa Trinità.

Questo cuore così puro, così bello, così buono, è l’opera e la delizia della Santa Trinità…

Il Buon Dio poteva creare un mondo più bello di quello che esiste, ma non poteva dare l’essere ad una creatura più perfetta di Maria.

Il Padre si compiace nel guardare il cuore della Santissima Vergine Maria come al capolavoro delle sue mani.

Appena creata, la Santa Vergine ha la pienezza e vaga nel grande oceano della grazia.

Il suo primo respiro era stato un respiro d’amore, era giusto quindi che anche l’ultimo fosse un respiro d’amore.

Quando vogliamo offrire qualcosa ad un altro personaggio, gliela facciamo presentare da qualche suo preferito, perché l’offerta gli riesca meglio accetta. Così le nostre preghiere, presentate da Maria, acquistano ben altro merito...

La Santa Vergine è quella bella creatura che non è mai dispiaciuta al Buon Dio.

Soltanto la Santa Vergine ha compiuto il primo comandamento: amerai perfettamente un solo Dio.

La Santa Vergine! Quella bella creatura la cui purezza ha mitigato la giustizia di Dio.
Ella desidera tanto la nostra felicità.

I profeti hanno manifestato la gloria di Maria prima della sua nascita: l’hanno paragonata al sole. Infatti l’apparizione della Santa Vergine può essere paragonata ad un bel sole in una giornata di nebbia.

Se una padre e una madre molto ricchi avessero numerosi figli e che tutti questi figli morissero, e che ne restasse uno solo, questi riceverebbe tutta l’eredità. Allo stesso modo Adamo: così come tutti i suoi figli sono morti alla grazia a causa del peccato originale, solo Maria, esente dal peccato, resta l’ereditiera delle grazie dell’innocenza e dei favori destinati ai figli di Adamo, se fossero rimasti in uno stato di innocenza. Quale ricchezza di doni! Quale favore! Dio l’ha resa depositaria delle sue grazie.

Il cuore di Maria è così tenero con noi che quelli di tutte le madri riunite non sono che un pezzo di ghiaccio in confronto al suo.

Gesù Cristo, dopo averci dato tutto ciò che poteva darci, vuole anche farci eredi di quello che ha di più prezioso, ovvero la sua Santa Madre.

La Santa Vergine ci ha generati due volte: nell’Incarnazione e ai piedi della croce. Ella è dunque due volte nostra madre.

Il cuore della Santissima Vergine è la fonte da cui Lui ha attinto il Sangue che ci ha riscattati.

Che cosa facevano la Santa Vergine e San Giuseppe? Essi guardavano, contemplavano, ammiravano il bambino Gesù: ecco tutta la loro occupazione.

Nessuno mai potrà capire, potrà dire tutto ciò che succedeva allora in Maria, nostra Madre…

Ella navigava in un oceano di felicità senza mai trovare il fondo, e se Nostro Signore non avesse aumentato le sue forze, Ella non avrebbe potuto sostenere la violenza della sua gioia.

In quel momento, prima del Natale, Gesù e Maria erano per così dire una persona sola. Gesù, in quei momenti felici per Maria, non respirava che per bocca di Maria.

O mio buon Padre che sei nei cieli, ti offro, in questo momento, tuo Figlio, così come è stato sceso dalla croce, come è stato deposto fra le braccia della Santa Vergine, e come Lei te lo ha offerto in sacrificio per noi.

Tutti i santi hanno una grande devozione per la Santa Vergine: nessuna grazia viene dal cielo senza passare per le sue mani.

La Madre Santa di Gesù, che è così buona, desidera tanto aiutarci… Soprattutto quando noi vogliamo tornare verso il Buon Dio.

Ciò che deve indurci a rivolgerci a Lei con una grande fiducia è che Ella è sempre attenta.
Rivolgiamoci a Lei con grande fiducia, e siamo certi che, per quanto miserabili possiamo essere, Lei ci otterrà la grazia della nostra conversione.

Non si entra in una casa senza rivolgersi al portiere! Ebbene, la Santa Vergine è la portinaia del cielo!

La Santa Vergine è così buona che ci tratta sempre con amore e non ci punisce mai.

Nel cuore della Santissima Vergine non c’è che misericordia!

Ella è migliore della migliore della madri.

Maria è così buona che non smette mai di avere uno sguardo di compassione sul peccatore. Ella aspetta sempre che lui la invochi.

Ringrazio Dio di aver preso un cuore così buono per i peccatori e di averne dato uno così buono a sua Madre.

San Bernardo ci racconta di aver convertito più anime con l’Ave Maria che con tutte le sue prediche.

L’Ave Maria è una preghiera che non stanca mai.

Quando si parla delle cose della terra, della politica, ci si stufa, ma quando si parla della Santa Vergine è sempre qualcosa di nuovo.

Preghiamo bene la Santa Vergine. Ella può esaudirci in tutto.

Tutto ciò che il Figlio chiede al Padre gli viene concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le viene ugualmente concesso.

Il mezzo più sicuro per conoscere la volontà di Dio, è di pregare la nostra Madre Santa.

L’uomo era stato creato per il cielo. Il demonio ha spezzato la scala che vi conduceva. Nostro Signore, con la sua Passione, ce ne ha ricreata un’altra. La Santissima Vergine è in alto alla scala, e la tiene con le due mani, e ci grida: «Venite, venite!» — Oh dolce invito! Splendida sorte dell’uomo!

Io penso che alla fine del mondo, la Santa Vergine sarà tranquilla, ma finché il mondo dura, la tirano da ogni parte…

Quando le nostre mani hanno toccato delle erbe aromatiche, esse profumano tutto ciò che toccano! Facciamo passare le nostre preghiere attraverso le mani della Santa Vergine. Lei le profumerà.

Il cuore di questa Santa Madre non è che amore e misericordia; non desidera altro che vederci felici. Basta rivolgersi a Lei per essere esauditi…

La Santissima Vergine sta fra noi e suo Figlio. Più noi siamo peccatori più Ella ha per noi tenerezza e compassione. Il figlio che ha fatto maggiormente piangere sua madre è quello più caro al suo cuore. Una madre non corre sempre verso il più debole, il più vulnerabile? Un medico, in un ospedale, non ha maggiori riguardi per i più malati?

Una preghiera molto gradita a Dio è di chiedere alla Santa Vergine di offrire al Padre il suo divino Figlio, lacero e sanguinante, per la conversione dei peccatori: è la migliore preghiera che si possa fare, perché alla fine, tutte le preghiere si fanno in nome e per merito di Gesù Cristo… Figli miei, ascoltate: ogni volta che ho ottenuto una grazia, l’ho chiesta in questo modo, e non ho mai fallito.

O Vergine Immacolata, che ottenete da Dio tutto ciò che volete...

Ella ama talmente i poveri, che sono gli amici di suo Figlio, che verrà certo in mio aiuto.

Se voi l’invocate quando siete tentati, questa Madre così piena di tenerezza verrà subito in vostro aiuto.

Maria! Non lasciatemi neanche un istante, siate sempre accanto a me. Maria! Cacciate il demonio che tiene sottomessa questa persona, che la tenta o che si sforza di impedirle di fare una buona confessione.

Se il peccatore invoca questa Madre Santa, Ella lo farà in un certo senso entrare dalla finestra.

Che felicità! Ho sempre ritenuto che mancasse questo raggio al fulgore delle verità cattoliche. E’ una lacuna che non poteva restare nella religione (A proposito della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione).

Ho attinto così spesso alla fonte del cuore della Santissima Vergine che non ci sarebbe più nulla già da molto tempo, se non fosse inestinguibile…

Se l’inferno si potesse redimere, voi Maria gli otterreste la grazia.

Ovunque la Santa Vergine è onorata, lì Lei opera dei miracoli.

Poiché voi amate Maria, questo è un segno di predestinazione.

La Chiesa ha ragione di chiamare il peccato di Adamo una felice colpa. Senza quella colpa non avremmo avuto la Santa Vergine, né Gesù Cristo nel sacramento dell’Altare.

Gettatevi con prontezza tra le braccia della Madre di Dio.

Consacratevi a Maria. Pregatela bene questa Santa Madre, onoratela soprattutto nella sua Immacolata Concezione.

Le tentazioni non hanno nessuna presa su di un cristiano il cui cuore è veramente devoto alla Santissima Vergine Maria.

Ho amato la Madonna ancora prima di conoscerla; è il mio più vecchio affetto.

Abbiate sempre molta fiducia nella Santa Vergine. L’ho invocata tutto il giorno. Ella mi ha molto aiutato oggi; posso seguire mio fratello e non sono affatto stanco.

Se non andassi in cielo, come sarei arrabbiato! Non vedrei mai la Santa Vergine, questa creatura così bella!

Amo molto San Giovanni perché era così puro e ha avuto così cura di Nostro Signore e della Santa Vergine.

Per dare qualcosa alla Santa Vergine, se mi potessi vendere, mi venderei...

(tratti dal volume edito dal Centro Missionario Francescano di Pesaro: Il Curato d’Ars – Pensieri. Per informazioni: http://franoi.forumcommunity.net/?t=36422245
Per ordini: laperlapreziosa@libero.it)

mercoledì 22 agosto 2012

Pensiero di San Pio n°1

martedì 21 agosto 2012

22 AGOSTO - PREGHIERA alla B.V. MARIA REGINA



O Madre del mio Dio e mia Signora Maria, mi presento a Te che sei la Regina del Cielo e della terra come un povero piagato davanti ad una potente Regina. Dall'alto trono dal quale tu siedi, non sdegnare, Ti prego, di volgere gli occhi su di me, povero peccatore. Dio Ti ha fatta così ricca per aiutare i poveri e Ti ha costituita Madre di Misericordia affinché Tu possa confortare i miserabili. Guardami dunque e compatiscimi.

Guardami e non mi lasciare se non dopo avermi trasformato da peccatore in Santo.

Mi rendo conto di non meritare niente, anzi, per la mia ingratitudine dovrei essere privato di tutte le grazie che per tuo mezzo ho ricevuto dal Signore; ma Tu che sei la Regina di Misericordia non cerchi i meriti, bensì le miserie per soccorrere i bisognosi. Chi è più povero e bisognoso di me?

O Vergine sublime, so che Tu, oltre ad essere la Regina dell'universo, sei anche la mia Regina. Voglio dedicarmi completamente ed in modo particolare al tuo servizio, affinché Tu possa disporre di me come Ti piace. Perciò Ti dico con San Bonaventura: "O Signora, mi voglio affidare al tuo potere discreto, perchè Tu mi sostenga e governi totalmente. Non mi abbandonare". Guidami Tu, Regina mia, e non lasciarmi solo. Comandami, utilizzami a Tuo piacere, castigami quando non Ti ubbidisco, poiché i castighi che mi verranno dalle Tue mani mi saranno salutari.

 Ritengo più importante essere tuo servo piuttosto che signore di tutta la terra. "Io sono tuo: salvami". O Maria, accoglimi come tuo e pensa a salvarmi. Non voglio più essere mio, mi dono a Te.
Se nel passato Ti ho servito male ed ho perduto tante belle occasioni per onorarti, in avvenire voglio unirmi ai tuoi servi più innamorati e fedeli. No, non voglio che da oggi in poi qualcuno mi superi nell'onorarti e nell'amarti, mia amabilissima Regina. Prometto e spero di perseverare così, con il tuo aiuto. Amen.

(Sant'Alfonso Maria de Liguori, "Le glorie di Maria")

domenica 19 agosto 2012

LA VITA





“Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…

All’improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò: ”AAAhhhhhhhhhhh!!!”

Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva:
“AAAhhhhhhhhhhh!!!”


Con curiosità, egli chiese: “Chi sei tu?”

E ricevette la risposta: “Chi sei tu?”

Dopo il ragazzino urlò: “Io ti sento! Chi sei?”
E la voce rispose: “Io ti sento! Chi sei?”

Infuriato da quella risposta egli urlò: “Codardo”

E ricevette la risposta: “Codardo!”


Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: “Papà, che succede?”

Il padre gli sorrise e rispose:”Figlio mio, ora stai attento:”


E dopo l’uomo gridò: “Tu sei un campione!”

La voce rispose: “Tu sei un campione!”


Il figlio era sorpreso ma non capiva.

Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.


Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore prima nel tuo cuore e poi intorno a te...


Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo....


Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa....


La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,

è lo specchio di noi stessi....!

sabato 18 agosto 2012

Agisci con prudenza ( Siracide cap 18 da 19 a 33 )





19 Prima di parlare, impara;
curati ancor prima di ammalarti.

20 Prima del giudizio esamina te stesso,
così al momento del verdetto troverai perdono.

21 Umìliati, prima di cadere malato,
e quando hai peccato, mostra il pentimento.

22 Nulla ti impedisca di soddisfare a tempo un voto,
non aspettare fino alla morte per sdebitarti.

23 Prima di fare un voto prepara te stesso,
non fare come un uomo che tenta il Signore.

24 Pensa all'ira del giorno della morte,
al tempo della vendetta,
quando egli distoglierà lo sguardo da te.

25 Pensa alla carestia nel tempo dell'abbondanza;
alla povertà e all'indigenza nei giorni di ricchezza.

26 Dal mattino alla sera il tempo cambia;
e tutto è effimero davanti al Signore.

27 Un uomo saggio è circospetto in ogni cosa;
nei giorni del peccato si astiene dalla colpa.

28 Ogni uomo assennato conosce la sapienza
e a colui che l'ha trovata rende omaggio.

29 Quelli istruiti nel parlare anch'essi diventano saggi,
fanno piovere massime eccellenti.

30 Non seguire le passioni;
poni un freno ai tuoi desideri.

31 Se ti concedi la soddisfazione della passione,
essa ti renderà oggetto di scherno ai tuoi nemici.

32 Non godere una vita di piaceri,
sua conseguenza è una doppia povertà.

33 Non impoverire scialacquando con denaro preso a
prestito,
quando non hai nulla nella borsa.

messaggio dato a Ivan, 17 agosto 2012





Cari figli, anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per i miei sacerdoti,
 per i miei diletti, a pregare per i Vescovi e per il Santo Padre.
 Pregate, cari figli, per i miei pastori, pregate più che mai. 
La Madre prega insieme con voi ed è con voi. 
Perciò perseverate nella preghiera e pregate insieme con me per le mie intenzioni. 
Grazie, cari figli, anche oggi per aver risposto alla mia chiamata

Raccoglimento




San Gerardo era continuamente assorto in Dio e bastava anche un semplice incontro (qui con un tacchino) per andare in estasi (Foto Pasquarelli, Raccolta Marrazzo).


Per custodire il gran dono dello spirito d’orazione e per essere anima d’orazione, mezzo necessario è il silenzio e il ritiramento. e questo divoto silenzio e ritiramento conduce ad un profondo raccoglimento del cuore e ad una presenza di Dio vivace e feconda e per conseguenza apporta all’anima la sua perfezione.(Beato Gennaro Sarnelli in Il Cristiano illuminato: Reg. XII, paragr. IV, n. I, pag. 201 – Napoli 1888).
  • S. Gerardo conservò sempre un raccoglimento che aveva più del celeste che dell’umano. Riuscì non solo a concentrarsi tutto in Dio, nell’orazione ma a pensare sempre attualmente a Dio, come non temè di affermare, dopo la sua morte, uno dei suoi confessori. Il suo spirito di presenza di Dio era tale che gli si dovè proibire di pensare a Dio, e allora per non disobbedire andava dolcemente esclamando per i corridoi: “O mio Dio, o mio Dio io non vi voglio“.

Da “Spigolature“, a cura di P. Pompeo Franciosa, 1987.


venerdì 17 agosto 2012

Voi siete una lettera di Cristo.


Voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.

Anche noi infatti siamo una lettera che Gesù stesso scrive attraverso gli insegnamenti sacri del Nuovo Testamento che non da uomo, ma dallo stesso "Spirito del Dio vivente" prende forma e significato. Dove? "Non su tavole di pietra" ma su quelle dei nostri cuori. Questa è la fiducia che, per mezzo di Gesù, Paolo ha davanti a Dio. E questa è pure la nostra. Sì, perché ? come dice l'apostolo ? "la nostra capacità viene da Dio". Noi possiamo fare della nostra vita un lieto proclamare l'Amore che Dio ha per ogni uomo per ogni donna di tutta la terra. Diventiamo una lettera di Cristo, un suo messaggio. Non tanto per quello che diciamo quanto piuttosto per quello che testimoniamo. Soprattutto la pace, la gioia, una coraggiosa e serena voglia di essere e di dirci cristiani con quelle scelte che come tali ci distinguono: rispettosi di tutti ma assolutamente non omologati alla banalità, al vuoto, all'agnosticismo pratico imperante.


Oggi, nella mia pausa contemplativa, invoco lo Spirito Santo perché faccia veramente del mio cuore una tavola vivente in cui Gesù scrive, giorno dietro giorno, la Parola di vita, perché in pensieri parole scelte e azioni, io sia sale, lievito e luce di vangelo in mezzo alla stoltezza di un nuovo paganesimo.


Che io proclami il tuo vangelo, sia una tua lettera scritta dallo Spirito Santo ai miei contemporanei.

La voce di un teologo e mistico del nostro tempo

I libri, i documenti, i ragionamenti non ci potranno mai convincere e convertire. Ciò di cui c'è bisogno è la luce di una vita, l'irradiamento di un volto, il battito di un cuore: è il dono di tutta una vita.

Maurice Zundel





mercoledì 15 agosto 2012

FESTIVITÀ DELL’ASSUNTA





Maria assunta in cielo è un'apertura vertiginosa e incontenibile sull'amore di Dio per gli uomini. Anche per Maria, la Parola ricevuta dall'Angelo, divenne resurrezione per lei e apertura agli altri. Ed Elisabetta, raggiunta dal saluto di Maria, è piena di Spirito Santo, l'apertura infinita di Dio. Il "Pace a te" di Maria ad Elisabetta è effusione dello Spirito, conferma del dono della speranza che è anticipo di resurrezione e vita eterna.

L'incontro di Maria con Elisabetta è come Pasqua. Dopo l'annuncio, Maria "si alza" e va verso il paese di Elisabetta. Il dono di Dio contiene il bisogno urgente di essere comunicato. Anche la mattina di Pasqua l'annuncio degli angeli sarà dato da una donna, come il parto di una buona notizia. Elisabetta comprende - "Bendetta tu" - e si coinvolge - "A cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?" -. L'annuncio accolto è come una generazione a vita nuova ed Elisabetta se ne accorge dal "salto" del bambino nel suo grembo.

La grande lode di Maria è per quello che Dio ha fatto per lei, a cominciare dallo sguardo sulla sua umiltà, sulla condizione umile, piccola e povera della persona e della vita di Maria. È su questa piccolezza che Dio ha compiuto grandi cose. E grandi sono anche le azioni di Dio nella storia del popolo, capovolgendo tutte le categorie umane. Questa è la gloria d'Israele, la gloria del popolo di Dio di tutti i tempi, la Chiesa, segreto e salvezza di tutte le nazioni. Il cantico della Madonna deve diventare la grande preghiera al termine di ogni giornata. Maria è contenta. E si trova in una condizione debole e misera. È vero anche per noi; possiamo essere contenti essendo in una condizione misera perché Dio la predilige. Se sei ricco, è più difficile.

Maria canta perché ha in sè il Salvatore e nel saluto di Maria, che porta Gesù nel grembo, Elisabetta e Giovanni incontrano il Salvatore. Nella casa di Zaccaria si realizza ciò che avverrà a Gerusalemme dopo la risurrezione del Signore: "Effonderò il mio Spirito sopra ogni persona". Elisabetta conosce il segreto di Maria, e la proclama arca dell'Alleanza perché nel suo grembo porta il Santo, la rivelazione di Dio, centro del nuovo culto.

Maria canta la grandezza di Dio. Riconosce che Dio è Dio. E chi scopre la grandezza dell'amore di Dio, esulta nello spirito. La scoperta dell'amore immenso di Dio per noi vince la paura. In Maria l'abisso di tutta l'umanità è stato colmato di luce.

Dio è amore onnipotente. Maria sintetizza in una sola parola tutti gli attributi di colui che ha già chiamato Signore, Dio, Salvatore, Potente, Santo: il nome di Dio è Misericordia. Dio è amore che non può non amare.

Commento a cura di don Angelo Sceppacerca  

martedì 14 agosto 2012

Mediatrice di tutte le grazie




È certo che la santissima Vergine Maria è la Mediatrice di tutte le grazie. Inoltre, è fuori di qualsiasi dubbio che ogni conversione al cattolicesimo e ogni opera di santificazione sono opera della grazia. Perciò, si possono attendere le conversioni e le santificazioni solo se le anime si avvicineranno alla Mediatrice di tutte le grazie e riceveranno da Lei la grazia della conversione e della santificazione.

(Citazione tratta da "Scritti di Massimiliano Kolbe", Edizioni E.N.M.I.) 

lunedì 13 agosto 2012

La preghiera è un legame invisibile.



“La preghiera è un legame invisibile, che unisce le comunità dei fedeli.
È un legame molto forte e molto profondo. 
In essa si esprime l’unità spirituale del Popolo di Dio”

(Giovanni Paolo II).

sabato 11 agosto 2012

Santa Chiara d’Assisi




La Benedizione di Santa Chiara.


Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Vi mostri la sua faccia e abbia misericordia di voi.
Volga verso di voi il suo volto e vi dia pace,sorelle e figlie mie,

e a tutte le altre che verranno e rimarranno 
nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture, 
che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.


Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco, 
sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna, 
prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l'intercessione 
della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo 
e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante, 
che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione
sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù 
fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi 
e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, 
con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie 
ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, 
e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà 
i figli suoi e le figlie spirituali. Amen.

Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, 
e siate sempre sollecite nell'osservare quelle cose che avete promesso al Signore.

Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate sempre con lui. 

Amen.



Santa Chiara d'Assisi
Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253

di Domenico Agasso

Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d'Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall'esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il Santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l'Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)
Patronato: Televisione
Etimologia: Chiara = trasparente, illustre, dal latino
Emblema: Giglio, Ostia
Martirologio Romano: Memoria di Santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell'Ordine dei Minori, seguì San Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell'estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.

La sera della domenica delle Palme del 1212 una bella ragazza diciottenne fugge dalla sua casa in Assisi e corre alla Porziuncola, dove l'attendono Frate Francesco e il gruppo dei suoi Frati minori. Le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la ospitano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant'Angelo.
Infine Chiara prende dimora nel piccolo fabbricato annesso alla Chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Frate Francesco. Qui Chiara è stata raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall'altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina.
Così incomincia, sotto la spinta di Frate Francesco d'Assisi, l'avventura di Chiara, figlia di nobili che si oppongono anche con la forza alla sua scelta di vita, ma invano. Anzi, dopo alcuni anni andrà con lei anche sua madre, Ortolana. Chiara però non è fuggita "per andare dalle monache", ossia per entrare in una comunità nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dall'esempio di Frate Francesco, la ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei Frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti.
Chiamate popolarmente "Damianite" e da Frate Francesco "Povere Dame", saranno poi per sempre note come "Clarisse".  
Da Frate Francesco, lei ottiene una prima Regola fondata sulla povertà. Frate Francesco consiglia, Frate Francesco ispira sempre, fino alla morte (1226), ma lei è per parte sua una protagonista, anche se sarà faticoso farle accettare l'incarico di abbadessa. In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.
Il Cardinale Ugolino, Vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le dà una nuova Regola che attenua la povertà, ma lei non accetta sconti: così Ugolino, diventato Papa Gregorio IX (1227-41) le concede il "privilegio della povertà", poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Austerità sempre. Però "non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito". Così dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia, severa badessa di un monastero ispirato all'ideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: "Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell'austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata".
Agnese dovrebbe vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche più umili e sgradevoli, senza perdere il sorriso e senza farlo perdere. A soli due anni dalla morte, Papa Alessandro IV la proclama Santa.
Santa Chiara si distinse per il culto verso l'Eucarestia. Per due volte Assisi venne minacciata dall'esercito dell'imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni. Suor Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: i suoi biografi raccontano che l'esercito, a quella vista, si dette alla fuga.

mercoledì 8 agosto 2012

BRANI SULLO SPIRITO SANTO DI EDITH STEIN

La raccolta di questi testi e preghiere di Edith Stein sullo Spirito Santo riflette come in tutta la vita e soprattutto negli ultimi anni della carmelitana era presente la viva realtà di un'esperienza spiritua­le, basata sui passi della Sacra Scrittura e approfon­dita con l'aiuto della dottrina mistica di San Giovanni della Croce. Anche prima non è mancata in lei la riflessione teologica sull'opera dello Spirito Santo nell'anima umana, e se ne fanno eco alcune pagine da lei scritte prima della sua entrata al Carmelo. Ma per arrivare a una forte, intima devo­zione allo Spirito Santo, per sentirlo "vibrare" nell'a­nima, per "aprirsi" alle sue illuminazioni e ispirazio­ni e per camminare alla sua dolce guida verso la più stretta unione d'amore con Dio, ci voleva il suo incontro con la spiritualità e la mistica carmelitana. I più profondi testi steiniani sullo Spirito Santo por­tano perciò il sigillo dell'esperienza spirituale di un profondo abbraccio d'amore dello Spirito Santo che con la sua "dolce e deliziosa acqua" ha trasformato la sua anima in una "fiamma viva d'amore".

LO SPIRITO SANTIFICATORE

Un anno prima di entrare al Carmelo Edith Stein, trovandosi come docente all'Istituto di peda­gogia scientifica di Muinster, aveva programmato un corso di antropologia filosofica e teologica. Costretta a ritirarsi a motivo della sua origine ebraica, aveva tuttavia già preparato il materiale. In alcune pagine esprime il suo pensiero sullo Spirito Santo:

LA CRESIMA

"La vita cristiana è una continua lotta. Il mezzo che ci fortifica per sostenere una tale lotta, è il sacramento della cresima, nel quale ci viene dona­to lo Spirito Santo, così come fu donato agli aposto­li nel giorno della Pentecoste, affinché il cristiano confessi coraggiosamente il nome di Cristo".

LA GRAZIA SANTIFICANTE

"Il Concilio tridentino insegna che la nostra giustificazione è opera del "Dio Misericordioso" che ci rende "santi" (1 Corinti 6,11) con "il suggello dello Spirito Santo" che era stato promesso (e che è) caparra della nostra eredità" (Efesini 1,13-14)... Questo dono di Dio - lo Spirito Santo - che a ciascuno di noi viene donato, nella misura in cui Dio lo ha pre­destinato e conforme alla nostra preparazione a riceverlo e collaborazione, cioè la grazia santificante o la giustizia, altro non è che l'amore di Dio" river­sato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo" (Romani 5,5), assieme con la speranza e la fede. Questo dono ci unisce con Cristo come membri vivi del suo corpo. (...) Prima della grazia santificante... possiamo spe­rimentare l'infusione dello Spirito Santo che ha per effetto di svegliare in noi il desiderio di purificazione, ‘con cui da parte di Dio viene preparata la volontà’ (Proverbi 8, 35). Così ha inizio in noi anche la fede,... cioè lo Spirito Santo viene riversato in noi come dono della grazia per cambiare la nostra volontà, condu­cendola dall'incredulità alla fede, dall'ateismo alla pietà. È la grazia preveniente di Dio che chiama il peccatore... a consentire liberamente alla grazia, a collaborare con essa e ad essere pronto all'illumina­zione dello Spirito Santo e ad accettare la fede".
"Appartiene alla vera grazia di Cristo che il cuore dell'uomo venga toccato mediante l'illumina­zione dello Spirito Santo... Da questa illuminazione o dal soffio dello Spirito Santo dipende il consenso della fede. Poiché senza una tale illuminazione non è possibile accettare la predicazione evangelica, come è necessario per arrivare alla salvezza. Perciò la fede è un dono di Dio".
“L'accettazione della fede è un atto ragionevole; non è mai un'espressione del sentimento. Tuttavia, la luce naturale non basta. Nessuno potrà accettare la predicazio­ne evangelica, come è necessario per giungere alla salvez­za, senza l'illuminazione e il soffio dello Spirito Santo, perché Egli soltanto può dare la dolcezza del consenso e della fede alla verità” (cit. Tridentino, D 1791).

IL DONO DELLO SPIRITO

Edith Stein esprime, dunque, con chiarezza che la vita della grazia e tutta la vita del cristiano ci vengono comunicate da Dio per mezzo dello Spirito Santo, e con ciò inizia la nuova vita del cristiano redento da Cristo nostro Salvatore: "Con la morte in croce Cristo ci ha guadagnato la nostra rinascita: "ci ha fatto rivivere in Cristo" (Efesini 2,4) rinnovando i nostri cuori nello Spirito, tanto da non somigliare soltanto ai giusti, ma di esserlo in verità: riceviamo in noi la giustizia, ciascuno nella misura che lo Spirito Santo gli dona, come egli vuole (1 corinti 12,11)".
Questa meravigliosa constatazione che riempie il cuore della Stein di sempre nuove profondità, la fa implorare alcuni anni più tardi lo Spirito Santo di "mostrarsi a lei in forma visibile", così come risplende nella bellezza di Maria, che è la sua vera sposa, "a lui unita indissolubilmente":

SPOSA DELLO SPIRITO SANTO

"Tu, dolce Spirito, che crei ogni bene, tu, pace della mia anima, luce e forza, onnipotenza dell'amore eterno, mostrati a me in forma visibile.
Là presso il Giordano il Figlio dell'uomo si mostrò, chinò il suo divino capo in profonda umiltà; allora venisti tu, sovrabbondanza di ogni purezza, sotto l'aspetto luminoso di una leggera colomba. I discepoli ti udirono nello scroscio tempestoso, la casa trema per il possente sibilo; sul loro capo guizzano come lingue di fuoco, il suo fuoco d'amore domina il lor cuore. Tu ti creasti una fedele immagine, purissimo fiore della creazione, divino e mite. In un volto umano, celeste, chiaro, diviene manifesta la pienezza della tua luce.
Dai suoi occhi irraggia brace d'amore, e spira fresco come da acqua chiara.
Il suo sorriso è splendore della santa gioia, si versa come balsamo nel cuore ferito.
Con mano materna ella conduce il suo bambino [dolcemente, e tuttavia forte nella tua forza, dove camminano i suoi piedi verdeggia e fiorisce [la campagna e lo splendore del cielo rischiara la natura.
La luminosa gloria della pienezza di grazia l'ha eletta al trono dall'eternità
e attraverso di lei scorre sulla terra ed ogni dono viene dalle sue mani.
Come sposa è unita a te indissolubilmente O dolce Spirito, io ti ho trovato.
Tu mi riveli la luce della tua divinità che risplende chiara nel volto di Maria".
Nel medesimo periodo, attraverso lo studio della Fiamma d'amor viva di san Giovanni della Croce - quella fiamma d'amore che brucia nel cuore umano con l'ardente desiderio di "rompere la tela del dolce incontro"- Edith Stein intuisce lo Spirito Santo con la sua presenza nell'uomo, non solo illu­mina la mente e purifica il cuore, ma innalza l'ani­ma all'unione con Dio.
“La Fiamma viva d'amore è lo Spirito Santo, "che l'anima sente ormai dentro di sé... come un fuoco che la arroventa, trasformandola tutta in soave amore", ma anche "come un fuoco che arde davvero dentro di lei, lanciando delle fiammate. Orbene, ogni­qualvolta quella vampa fiammeggia, irrora l'anima di gloria, rinfrescandola in un bagno tempratore di vita divina". Lo Spirito Santo provoca in lei un arroven­tamento amoroso, per cui la volontà dell'anima viene a confondersi in un amore solo con la fiamma divina. La trasformazione in amore è un "habitus", vale a dire uno stato permanente in cui l'anima viene posta; è il fuoco che arde continuamente in lei. 1 suoi atti invece "sono le fiamme che si sprigionano dal fuoco amoroso, e che salgono con tanto maggior impeto quanto più è intenso il fuoco dell'unione". In questo stato, l'anima è impossibilitata ad agire di sua inizia­tiva. Tutti i suoi atti vengono eccitati e compiuti dallo Spirito Santo, per cui sono del tutto divini. Sicché, ad ogni avvampare di questa fiamma, all'ani­ma sembra di star ricevendo la vita eterna: "perché essa la solleva all'altezza operativa di Dio in Dio".
Data questa sua trasformazione in fiamma d'a­more, si comunicano a lei il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; ed essa arriva così vicina a Dio da pregustare un piccolo saggio della vita eterna; anzi ha l'impressione che quella sia già la vita eterna". 'Quando l'anima dice che lo Spirito Santo la feri­sce nel suo più profondo centro, intende affermare che in lei esistono anche dei punti meno profondi, corrisponden­ti ai vari gradi dell'amore divino; adesso però è la sua sostanza, la sua capacità, la sua forza, che viene toccata e investita. Con questo non vuol dire `che tutto ciò si verifichi così sostanzialmente e con tanta perfezione come nella visione beatifica dell'altra vita'; ma dice così semplicemente `per manifestare la copiosità, la sovrab­bondanza di piacere e di gloria da lei sentite in questa comunicazione dello Spirito Santo. Il piacere è tanto più intenso e tenero, quanto più fortemente e sostanzialmente essa è concentrata e trasformata in Dio".
Che cosa opera lo Spirito Santo nell'anima tra­sformata in Dio? Qualcosa che secondo la Stein oltrepassa l'esperienza dell'inabitazione della SS. Trinità, nella quale l'intelletto viene "illuminato con la sapienza del Figlio, la volontà con il gaudio dello Spirito", e il "Padre abbraccia l'anima, assorbendola nell'abisso della sua dolcezza".
Ma lo Spirito Santo che brucia con amore ardente, fa ancora qualcosa di più sublime. Rende l'anima: "un carbone acceso che non soltanto arde, ma lancia attorno a sé delle lingue di fiamma". La unione semplice assomiglia al "fuoco di Dio che si ali­menta in Sion", ossia alla Chiesa militante, in cui il fuoco della carità è sì acceso, ma non fino all'incandescenza; l'unione amorosa fiammeggiante invece, assomiglia "alla fornace di Dio che c'è a Gerusalemme", ossia a quella visione di pace costi­tuita dalla Chiesa trionfante, ove il fuoco arde dav­vero come in una fornace arroventata dalle vampe del perfetto amore. È vero che l'anima non ha anco­ra raggiunta la perfezione del cielo; tuttavia essa brucia come una fornace, alimentata da una visione riposante, gloriosa e splendente d'amore.
Ora essa tocca con mano "come la fiamma d'a­mor viva, che sì dolce ferisci!" come volesse dire: "O infiammato amore, come mi stai glorificando gene­rosamente con i tuoi slanci amorosi, che colmano la capacità e la forza dell'anima mia! Tu mi dai una conoscenza divina che riempie tutta l'abilità e la capacità del mio intelletto; Tu mi infondi l'amore sino al limite di capienza della mia volontà, sommergendo la sostanza dell'anima mia con il torrente del piacere provocato dal tuo contatto (avvenuto) in rapporto con la purezza interiore e l'apertura della mia animd"().

L'INCONTRO CON LO SPIRITO SANTO

Tutta questa meravigliosa esperienza significa per Edith Stein un incontro con lo Spirito Santo che riempie l'anima d'immensa gioia, di "festeggiamenti amorosi", "di fiumi d'acqua viva".
"L'anima designa questo strapotente abbraccio interiore dello Spirito Santo col nome di incontro. Dio l'afferra con una vera irruenza soprannaturale, per ele­varla oltre la carne e condurla alla stretta conclusiva. Ci troviamo di fronte ad autentici incontri; lo Spirito Santo compenetra infatti la sostanza dell'anima, irra­diandola e divinizzandola. "Sicché l'essere divino assor­be l'essere dell'anima al di là di ogni altro essere".
L'anima è quindi in grado di gustare al vivo Dio; per cui chiama dolce questo incontro, che è real­niente più soave di tutti gli altri contatti ed incontri, perché li sorpassa tutti in grado eminente'".
La Stein torna ancora sull'azione bruciante dello Spirito Santo mettendo in luce come si realizza questo incontro: "Conosciamo di già lo Spirito Santo come fuoco divoratore (Deuteronomio 4,24), Ossia come "fuoco d'amore, che - carico di energia infinita - può consumare incoercibilmente, trasformando in sé l'a­nima da Lui investita... E allorché questo fuoco ha trasfigurata in sé l'anima, questa non solo sente la scottatura, ma diventa lei pure tutta una scottatura bruciante. Ed è un fatto meraviglioso,... che questo fuoco di Dio così impetuoso e divoratore, capace di consumare mille mondi con maggior facilità di quanto non faccia il fuoco terrestre con un batuffolo di lino, non consuma né distrugge l'anima... ma anzi la divinizza e la colma di delizie...".
Esso è per lei "una rara fortuna, perché così sa tutto, gusta tutto e fa tutto ciò che vuole; inoltre essa fa ottimi progressi, senza che nessuno possa avere il sopravvento su di lei e nulla arrivi a scalfirla". A lei si possono ora applicare le parole dell'Apostolo: “l'uomo spirituale giudica tutto, e non è giudicato da nessuno” (icorinti 2,,5) e ancora: “Lo Spirito scruta tutto, anche le profondità di Dio” (1 Corinti 2,10). È infatti una caratteristica dell'amore, il fare l'inventario di tutti i beni dell'Amato" .
Infine, per terminare il grande ed inesprimibile mistero della trasfigurazione dell'anima in Dio, la Stein ribadisce di nuovo: "Questo immenso fuoco è così soave da assomigliare alle acque vive che sazia­no a dismisura la sete dello Spirito. Ne abbiamo una figurazione allusiva in quel prodigio di cui parlano i libri dei Maccabei: il fuoco sacro che un dì era stato nascosto in una cisterna, si era trasformato in acqua; portato sull'altare del sacrificio, si trasformò di nuovo in fuoco. Lo Spirito di Dio è come una dolce e deliziosa acqua, finché resta nascosto nelle vene del­l'anima; ma appena viene alla luce per essere impie­gato nell'offerta sacrificale dell'amor divino, divampa in vivide fiamme. Siccome in questo momento l'ani­ma è infiammata e intenta a concedersi nell'abbando­no amoroso, ecco che giustamente parla più volentie­ri di lampade piuttosto che di acqua.
Resta però sempre un fatto incontestabile: che tutte queste descrizioni non sono che timidi tentati­vi di esprimere ciò che si sta verificando in realtà; "poiché la trasfigurazione dell'anima in Dio è qual­cosa di indicibile".

LA "MIA" ULTIMA PENTECOSTE

In questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle pre­ghiere più belle della Stein: l'intimo sposalizio dell'a­nima con lo Spirito Santo. È la "sua" Pentecoste:
I.
"Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l'oscurità del mio cure? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te lasciato cadrebbe nell'abisso del nulla, dal quale tu lo elevi all'essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più intimo del mio intimo - e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai esplodere ogni nome: Spirito Santo - Amore eterno!
II.
Non sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita - tu stesso: Spirito Santo - Vita eterna
III.
Sei tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte dell'anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall'alto e ci àncora con forza nell'alto: alla tua opera, come ci fa nuovi, Spirito Santo - Raggio Impenetrabile!
IV.
Sei tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l'agnello sciolse il sigillo dell'eterno decreto divino?
Da te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito. Spirito Santo - Forza vittoriosa.
V.
Tu sei l'artefice che costruisce il duomo eterno che s'innalza dalla terra al cielo.
Da te animate s'innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo. Spirito Santo - Mano creatrice di Dio.
VI.
Sei tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda?
Ti chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso aspetto della Vergine, tua immacolata sposa: Spirito Santo - Creatore dell'universo.
VII.
Sei tu il dolce canto dell'amore e del santo timore che eternamente risuona attorno al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri? L'armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo fluire. Spirito Santo - Giubilo eterno!



a cura di: Suor Giovanna della Croce Monastero Carmelitano di Milano Milano, Pasqua 1998



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