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lunedì 30 aprile 2012

SANTIFICANTE EFFERVESCENTE: ROSARIO IN GRANI

Foglietto illustrativo:

COMPOSIZIONE: Ogni Rosario contiene 50 Ave Maria, 5 Padre Nostro, 5 Gloria al Padre, 1 Salve Regina.

PRINCIPIO ATTIVO: La Grazia di Dio.

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Santificante effervescente.

USO: Si consiglia il sovradosaggio.

SOVRADOSAGGIO: In caso di assunzioni in dosi molto elevate, si potrebbero avere manifestazioni di scatti di gioia, lodi improvvise a Dio, slanci di carità.

INTERAZIONI: E' possibile, anzi consigliabile,assumerlo insieme ad altre preghiere e ai Sacramenti.

DOSI CONSIGLIATE: Da 1 a 4 al giorno.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE: Contro la tiepidezza spirituale, aiuta nel cammino verso la Santità, elimina pruriti al Sacro, scoraggia dalle tentazioni, toglie acidità e pesantezza di coscienza, libera le anime dal Purgatorio.

POSOLOGIA : Uso orale. Da assumere con devozione e raccoglimento. Gli effetti possono migliorare con l'assunzione in gruppo.

EFFETTI INDESIDERATI : Se recitato bene e ogni giorno, può provocare un cerchio alla testa. (vedi immagine)

CONTROINDICAZIONI: Nessuna.

VALIDITA' : Non è soggetta ad alcuna forma di deterioramento.

PRODUTTORE : Laboratori M. SS. – Maria Santissima.

Si consiglia vivamente a tutti la terapia d'attacco: minino quattro dosi al giorno, per tutta la vita, benefici asicurati all'anima vostra, dei vostri cari e quant'altri avete nel cuore, e, se avanza anche a chi non conoscete perchè nella GRAZIA di DIO NULLA VA SPRECATO; MAI!

domenica 29 aprile 2012

Preghiera allo Spirito Santo di S. Caterina da Siena



« Spirito Santo, vieni nel mio cuore, per la tua potenza tiralo a te, Dio vero. / Concedimi carità e timore. / Custodiscimi o Dio da ogni mal pensiero. / Inflammami e riscaldami del tuo dolcissimo amore, / acciò ogni travaglio mi sembri leggero. / Assistenza chiedo ed aiuto in ogni mio ministero. / Cristo amore, Cristo amore. »

Preghiera a Maria per le vocazioni



Preghiera a Maria
Beata sei tu, Maria
Vergine dal cuore infinito.
Intuisci con affetto di Madre
le segrete attese di ogni persona,
che cerca il senso autentico
della propria Chiamata.
Incoraggia con cuore di Madre
il profondo desiderio di ogni vita,
che sa farsi
dono e servizio nella Chiesa.
Donaci la tua mano dolce,
quando la strada delle scelte
si fa ardua e faticosa.
Donaci la tua fede trasparente,
quando il nostro cuore
è dubbioso ed inquieto.
Donaci la tua preghiera fiduciosa
per capire,
per partire,
per servire.
Vergine Madre, semplice nel cuore.
Vergine Sorella, sostegno nel cammino.
Vergine Amica, infinito Sì all'Amore.
Intercedi per noi sante Vocazioni,
dono gioioso della Carità di Dio.
Amen

A te ci affidiamo con piena fiducia. Tu saprai aprici la strada, perché sei la Madre dei tempi nuovi. Amen

Tu sei il nostro pastore


  
Tu sei il nostro pastore 

Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù,
per questo ci conosci fino in fondo,
uno per uno,
con i nostri slanci e le nostre fatiche,
le nostre fragilità e le nostre risorse.
Per questo ti mostri esigente
quando ci lasciamo afferrare dalla pigrizia,
e dolce e compassionevole
quando ci troviamo in difficoltà.
Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù,
perché ti metti davanti a tutti,
ci guidi alle sorgenti della vita,
ci fai conoscere il volto del Padre.
Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù,
perché sei pronto a dare la vita,
a far di tutto per difenderci,
a costo di esporti a pericoli mortali,
a costo di soffrire sofferenze terribili.
Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù,
perché ci ami di un amore smisurato
e non puoi sopportare che neppure uno
si perda e rovini la sua vita.
E' bello, mio Signore, lasciarsi guidare da te,
è bello darti fiducia e assecondare le tue indicazioni,
è bello sentire su di noi il tuo sguardo attento e benevolo.
E' bello, mio Signore, affidarti la mia vita,
e vivere per te ed assieme a te un'avventura
entusiasmante che approda all'eternità.
(fonte non specificata)
DA QUMRAM.NET
__,_._,___

* Il Signore, da buon Pastore, a quanti Lo seguiamo ci ristora e ci guida! *




* Il Signore, da buon Pastore, a quanti Lo seguiamo ci ristora e ci guida! *

 Salmo 23:3."Egli mi ristora l'anima, mi conduce per i sentieri di giustizia, per amore del Suo nome".

Il Signore non si limita ad indicarci il percorso sicuro, spesso in salita e controcorrente giacché viviamo in un mondo malvagio ed incredulo ma l'Eterno, ci accompagna personalmente in questo cammino prendendoci per mano perché nessuno si perda, nessuno si scoraggi.

Egli, oltre a darci fiducia, rinnova le nostre forze, ci da sollievo,
rinfresca la mente e la volontà di quanti confidano in Lui.
Il Signore desidera ristorare anche la tua anima arida ed assetata.
SeguiLo e realizzerai ogni giorno il Suo grande amore!
da Nella Casa del Signore

venerdì 27 aprile 2012

IL POTERE DELLE BENEDIZIONI




"Le tue speranze non sono mai troppo grandi,
tutto supererà le tue più profonde aspettative!"
 
Disse Gesù a Teresa Newman, la stigmatizzata tedesca che viveva solo dell'Eucaristia:"Cara figlia, voglio insegnarti a ricevere la mia Benedizione con fervore. Cerca di capire che qualcosa di grande ha luogo quando ricevi la benedizione di un mio sacerdote. La benedizione è uno straripamento della mia Divina Santità. Apri la tua anima e lascia che diventi santa attraverso la mia benedizione. Essa è rugiada celestiale per l'anima, attraverso la quale tutto ciò che viene fatto può essere fruttuoso.
Tramite il potere di benedire, ho dato al sacerdote il potere di aprire il tesoro del mio Cuore e di riversare una pioggia di grazie sulle anime. Quando il sacerdote benedice, Io benedico. Allora una sterminata corrente di grazie fluisce dal mio Sacro Cuore all'anima fino a riempirla completamente. In conclusione: tieni aperto il tuo cuore per non perdere il beneficio della benedizione. Attraverso la mia benedizione ricevi la grazia di amore e aiuto per l'anima e per il corpo. La mia santa Benedizione contiene tutto l'aiuto che è necessario all'umanità. Per mezzo di essa ti è data la forza e il desiderio di cercare il bene, di sfuggire il male, di godere della protezione dei miei figli contro i poteri delle tenebre. È un grande privilegio quando ti è concesso di ricevere la benedizione, non puoi capire quanta misericordia ti giunge per suo mezzo. Perciò mai ricevere la benedizione in modo piatto o distratto, ma con tutta la tua attenzione completa!!! Tu sei povera prima di ricevere la benedizione, sei ricca dopo averla ricevuta.
Mi addolora che la benedizione della Chiesa sia tanto poco apprezzata e raramente ricevuta. La buona volontà è rafforzata per suo mezzo, le iniziative ricevono la mia Provvidenza particolare, la debolezza è potenziata dal mio potere. I pensieri sono spiritualizzati e tutte le cattive influenze neutralizzate. Ho dato alla mia benedizione poteri senza confini: essa proviene dell'infinito amore del mio Sacro Cuore. Maggiore è lo zelo con il quale la mia benedizione è data e ricevuta, maggiore la sua efficacia. Sia che venga benedetto un bambino, sia che venga benedetto il mondo intero, la benedizione è assai più grande di 1000 mondi.
Rifletti che Dio è immenso, infinitamente immenso. Quanto piccole le cose a suo paragone! E accade lo stesso, sia che uno soltanto, sia che molti ricevano la benedizione: questo non ha importanza perché Io do a ciascuno a seconda della misura della sua fede! E poiché Io sono infinitamente ricco di tutti i beni, vi è concesso di ricevere senza misura. Le tue speranze non sono mai troppo grandi, tutto supererà le tue più profonde aspettative!
Figlia mia, proteggi chi dà la benedizione! Stima altamente le cose benedette, così piacerai a Me, tuo Dio. Ogni volta che tu sei benedetta, sei unita più strettamente a Me, santificata di nuovo, risanata e protetta dall'amore del mio Sacro Cuore.
Spesso Io tengo nascosti i risultati della mia benedizione in modo che siano conosciuti soltanto nell'eternità. Spesso sembra che le benedizioni non abbiano risultato, invece è meravigliosa la loro influenza; anche i risultati apparentemente infruttuosi sono una benedizione ottenuta attraverso la santa benedizione: questi sono i misteri della mia Provvidenza che non desidero manifestare.
Le mie benedizioni producono molte volte effetti sconosciuti all'anima. Perciò abbi grande fiducia in questo straripamento del mio S. Cuore e rifletti seriamente su questo favore (cioè che gli apparenti risultati sono a te nascosti).
Ricevi la santa Benedizione sinceramente perché le sue grazie entrano soltanto nel cuore umile! Ricevila con buona volontà e con l'intenzione di diventare migliore, allora essa penetrerà nelle profondità del tuo cuore e produrrà i suoi effetti.

Sii una figlia della benedizione, allora tu, tu stessa sarai una benedizione per gli altri".

Tratto da "Vivetenellagioia"

mercoledì 25 aprile 2012

Messaggio di Medjugorje: 25 aprile 2012


25 aprile 2012

"Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera e ad aprire il vostro cuore verso  Dio, figlioli,  come un fiore verso il calore del sole. Io sono con voi e intercedo per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”



Pensieri di Don Guanella


Oltre che nel Divino Cuore, la nostra fiducia è riposta nel Cuore Immacolato della Vergine Madre di Gesù Cristo, che noi chiameremo nostra Madre, tutta buona e tutta clemente.

Lo Spirito Santo pose nel cuore a Maria la Purezza per essenza, Gesù, che si pasce tra i gigli immacolati e che è lo Sposo dei Vergini.

Le api che più si fermano sui fiori sono le più elette: le anime nostre diverranno tanto più care quanto più premurose poseranno sui fiori delle virtù della Santa Vergine.

In un eccesso di amore Dio creò i cieli, la terra, l'uomo; ma in un eccesso più grande creò Maria.

In ossequio alla Vergine si raccomanda qualche mortificazione almeno in ogni sabato.

Quando anche tutti i Santi del Cielo mi gridassero: «sei perduto»; se Maria dice una parola in mio favore, io non temo.

Come figli che mai si staccano dalla propria genitrice, facciamoci animo ad invocare Maria!

Se Maria non ci abbandona, noi saremo salvi per sempre.

Amiamo tanto la nostra santa Madonna della Provvidenza! Amiamo Maria e parliamo a tutti di Maria, perché essa è Regina dei Sacerdoti, di tutti è Madre ed è Porta per ascendere alla grazia del Divino Figlio Gesù!

[Pensieri mariani tratti dagli scritti di Don Luigi Guanella]

lunedì 23 aprile 2012

CON TUTTO IL CUORE

 
 
 
Se ami Dio senza amare il prossimo,
ami soltanto un’immagine e di un amore immaginario.
L’amore di Dio che non sia nel contempo servizio del prossimo,
è un’immensa menzogna che uno racconta a se stesso...
 
Se ami il prossimo senza amare Dio, che amore è questo?
E’ l’istinto del gregge e gusto del calore e del tanfo della moltitudine,
è la paura di stare da soli,
è il piacere di strofinarsi agli altri oppure odio in comune di qualche altro gregge.
 
Se ami te stesso senza amare né Dio né il prossimo
questo amore è il contrario dell’amore.
Ma se ami Dio e il prossimo senza amare te stesso,
l’amor tuo non è un dono,
poiché non si può far dono di ciò che non si ama;
è il contrario di un dono: è un oblio;
è il contrario di un sacrificio: è un suicidio.
E’ perdita, non amore, poiché in te non vi è nessuno che possa amare.
 
Ordunque ama Dio per amore del prossimo e di te stesso,
ama il prossimo per amore di Dio e di te stesso,
ama te stesso per amore del prossimo e di Dio.
 
Non opporre gli opposti, anzi congiungili nell’amore.
 
Lanza del Vasto

venerdì 20 aprile 2012

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giovedì 19 aprile 2012

Preghiera dell'accoglienza


Aiutami Signore,
ad attendere senza stancarmi,
ad ascoltare senza tediarmi,
ad accogliere senza riserve,
a donare senza imposizioni,
ad amare senza condizioni.

Aiutami ad esserci quando mi cercano,
a dare quando mi chiedono,
a rispondere quando mi domandano,
a far posto a chi entra,
a uscire quando sono di troppo.

Aiutami a vedere Te nel mio fratello,
a camminare insieme con lui e con Te:
perché insieme possiamo sedere alla mensa del Padre.

(Leone Dehon)

PREGHIERA DI UN AMMALATO di San Pellegrino Laziosi



 
Gesù Salvatore
che nel tuo corpo crocifisso
porti il dolore del mondo,
vengo a te, con il corpo malato
e l'animo afflitto.


Vengo a te
come venne ai tuoi piedi San Pellegrino
trascinando la gamba piagata.

Con lui e come lui ti supplico:
"Gesù, figlio di Davide,
che mondasti il lebbroso
e illuminasti il cieco, abbi pietà di me".


Tu conosci la mia necessità,
tu vedi la mia angoscia,
perciò ti dico con fede:
"Signore, se vuoi, puoi guarirmi".

Stendi su di me la tua mano,
come la tendesti su san Pellegrino,
perché il mio corpo infermo e debole
recuperi salute e vigore.


Gesù, medico dei corpi e delle anime,
rendimi partecipe,
con la grazia della guarigione,
della tua vittoria sul male e sulla morte;

perché, recuperata la salute,io sia testimone del tuo amore misericordioso,
segno della tua potenza salvifica
e, come san Pellegrino,
viva ogni giorno
nel servizio tuo e della Chiesa.

A te Gesù, crocifisso e risorto,
ogni onore e gloria nei secoli eterni.

Amen 



E' particolarmente bella la Preghiera di un ammalato-A Gesu' crocefisso di San Pellegrino Laziosi,  viene invocato per ottenere la guarigione dai tumori.Egli sopportò con grande fortezza una terribile cancrena alla gamba destra,dalla quale fu miracolosamente guarito da Gesu'.Possiamo facilmente immaginare quali atroci sofferenze potesse procurare una cancrena all'epoca(XIII secolo)...

E' molto venerato nella città di Verona,dove i devoti con malattie tumorali possono pregare nella Chiesa di Santa Maria della Scala dinanzi al bel dipinto di G.Bellotti(pittore veneto del XVII secolo),che ritrae il santo con la gamba piagata mentre viene guarito da Gesu'.

La Chiesa dei Servi di Maria,Ordine al quale appartenne San Pellegrino Laziosi, si trova in via Scala, nel centro di Verona,a due passi dalla via Mazzini.

A SAN PELLEGRINO PER OTTENERE LA GUARIGIONE DAL TUMORE

 

San Pellegrino,
veniamo a te con fiducia,
perchè tu interceda per N.,
-il nostro fratello o sorella-:
egli(essa è gravemente infermo/a).
Tu che sostasti orante presso la Croce
ed ora vivi nella luce perenne del cielo,
intercedi presso il Signore risorto
perchè stenda su N.
la sua mano potente
e lo/la guarisca dalla malattia
che lo/la affligge.
Tu,servo fedele della Vergine santa,
intercedi presso il Signore della gloria,
perchè liberando N.
dalla sofferenza che lo/la tormenta,
mostri la potenza del suo amore salvifico.
Tu,frate insonne nella supplica,
intercedi presso il Signore della vita,
perchè,dileguate le tenebre della malattia,
N.gioisca nella luce
della recuperata salute
e corra a rendere grazie a Gesù Salvatore.
Ascolta,san Pellegrino,
la nostra preghiera:intercedi
-per il nostro amico infermo-
-per la nostra amica inferma-
come il Centurione per il suo servo,
come Marta e Maria per il fratello Lazzaro,
come la Vergine per gli sposi di Cana,
perchè anche N. sperimenti
l'efficacia della tua protezione
sui poveri e gli ammalati.
A Dio,Padre,Figlio e Spirito,
la cui santità rifulge in te,Pellegrino
ogni onore e gloria nei secoli eterni.
Amen.

giovedì 12 aprile 2012

Preghiera a San Giuseppe Moscati



Preghiera

O San Giuseppe Moscati, medico e scienziato insigne, che nell'esercizio della professione curavi il corpo e lo spirito dei tuoi pazienti, guarda anche noi che ora ricorriamo con fede alla tua intercessione.

Donaci sanità fisica e spirituale, intercedendo per noi presso il Signore.

Allevia le pene di chi soffre, dai conforto ai malati, consolazione agli afflitti, speranza agli sfiduciati.

I giovani trovino in te un modello, i lavoratori un esempio, gli anziani un conforto, i moribondi la speranza del premio eterno.

Sii per tutti noi guida sicura di laboriosità, onestà e carità, affinché adempiamo cristianamente i nostri doveri, e diamo gloria a Dio nostro Padre. Amen.

Mia unica speranza




Signore mio Dio, mia unica speranza,
esaudiscimi e fa sì che non cessi di
cercarti per stanchezza, ma cerchi
sempre la tua faccia con ardore.
Dammi Tu la forza di cercare,
Tu che hai fatto sì di essere trovato
e mi hai dato la speranza di trovarti
con una conoscenza sempre più perfetta.
Davanti a Te sta la mia forza
e la mia debolezza: conserva quella,
guarisci questa.
Davanti a Te sta la mia scienza
e la mia ignoranza; dove mi hai aperto
ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso,
aprimi quando busso.
Fa' che mi ricordi di Te, che comprenda Te,
che ami Te. Aumenta in me questi doni.

(Sant'Agostino)

Non piangere





- S. Paolo ci esorta a non piangere come i pagani che non hanno speranza. La nostra fede e la nostra unione a Cristo ci confermano la vita eterna.
Un pianto disperato non è cristiano perché si è incapaci di scorge­re la luce di Dio.
- S. Giovanni Crisostomo rimproverava i fedeli che nei funerali erano inconsolabili e piangevano troppo.
- S. Girolamo e s. Gregorio Magno ci hanno lasciato scritto che ai loro tempi non si piangeva anzi si cantava l'Alleluja che è canto di gioia e di fede nell'altra vita.
- Se avremo sempre presente la realtà della vera vita che ci at­tende, verseremo poche lacrime e per il cristiano vero quel giorno di morte si trasformerà in giorno di vita nel Signore.
Con la bontà e con la preghiera otteniamo molto sia per noi
che per le anime del purgatorio.

mercoledì 11 aprile 2012

S. GEMMA GALGANI, Vergine




Santa Gemma Galgani
Vergine

La data di culto per la Chiesa universale è l'11 aprile, mentre la Famiglia Passionista e la diocesi di Lucca la celebrano il 16 maggio.

Dietro ad apparenze normali si nasconde una Santa straordinaria. Una mistica in continuo e affettuoso dialogo con Gesù. Una contemplativa che prega con la semplicità di un fanciullo e la profondità di un teologo. Supera le più terribili difficoltà lasciandosi guidare dal suo Angelo Custode. Sin da fanciulla mantiene l'anima candida e fa il proposito di una vita immacolata.

G
emma nasce a Borgonuovo di Camigliano (Lucca), il 12 Marzo del 1878, da Enrico Galgani, farmacista, e Aurelia Landi; è battezzata il giorno dopo la nascita. Era la quintogenita di otto fratelli (cinque maschi e tre femmine, delle quali Gemma era la prima in ordine di nascita).

Il 26 maggio 1885, riceve la Cresima. La mamma muore nel settembre del 1886; un altro grande dolore per Gemma fu la morte del fratello Gino, seminarista, avvenuta nel 1894.
L'11 novembre 1897 muore anche il padre e Gemma rimane orfana, quasi abbandonata, nella più squallida miseria. Ormai ventenne, Gemma rifiuta una proposta di matrimonio, per essere "tutta di Gesù". Durante questo anno guarisce miracolosamente da tabe spinale ed iniziano le esperienze mistiche; la chiamano, nella città "la ragazzina della grazia".                

Parla col suo Angelo Custode e gli da anche incarichi delicati, come quello di recapitare a Roma la corrispondenza con il suo direttore spirituale. « La lettera, appena terminata, la do all'Angelo, ella scrive. È qui accanto a me che aspetta ». E le lettere, misteriosamente, giungevano a destinazione senza passare attraverso le Poste del Regno.

Nel giugno del 1899 Cristo le fa il dono delle stigmate. Ecco come lei stessa ha narrato l'avvenimento : « Eravamo alla sera dell'8 giugno 1899, quando tutto a un tratto mi sento un interno dolore dei miei peccati...Comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che vennero a toccare le mie mani, i miei piedi, il mio cuore. Mi sentii morire...».

Nello stesso anno Gemma conosce i padri Passionisti che la introducono in casa Giannini. Accolta come una figlia in questa casa devota e agiata, vi conduce una vita ritirata tra casa e Chiesa. Ma le strepitose manifestazioni della sua santità superano le mura della casa borghese. Opera conversioni, predice avvenimenti futuri, cade in estasi. In preghiera, suda sangue; sul suo corpo, oltre ai segni dei chiodi, appaiono le piaghe della flagellazione.
Qui conosce don Germano che diventerà il suo padre spirituale. Presto si viene a sapere che i suoi guanti neri e il suo abito scuro e accollato nascondono i sigilli della Passione. Queste stimmate si aprono, dolorose e sanguinanti, ogni settimana, la vigilia del venerdì.
Davanti a lei gli scienziati non riescono a nascondere il loro imbarazzo e non sanno come giudicare la straordinaria fanciulla: la sospettano di mistificazione, parlano d'isterismo o di suggestione, chiedono prove. Soltanto lei, Gemma Galgani, in mezzo ai dolori fisici e alle prove morali, non dice nulla, o meglio, dice sempre sì. Non chiede nulla, o meglio, chiede a Gesù, per sé, più dolore e per gli altri chiede la conversione e la salvezza.

Nell'anno 1901, all'età di 23 anni, Gemma scrive, per ordine di Padre Germano, l'Autobiografia, "Il quaderno dei miei peccati".
Nell'anno successivo si offre vittima al Signore per la salvezza dei peccatori. Gesù le chiede di fondare un monastero di claustrali Passioniste in Lucca: Gemma risponde con entusiasmo. Nel mese di settembre dello stesso anno si ammala gravemente; la sua vita è segnata profondamente dal dolore.

L'11 aprile 1903, Sabato Santo, alle 13.45, Gemma Galgani muore, a 25 anni, divorata dal male, ma chiedendo sino all'ultimo ancora dolore.

S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) firma, poco dopo la morte di Gemma, il Decreto di fondazione del Monastero Passionista in Lucca. Nel 1905 le claustrali Passioniste iniziano la loro presenza a Lucca, realizzando l'antico desiderio che Gesù aveva espresso a Gemma.
Padre Germano, direttore spirituale di Gemma, scrive nel 1907 la prima biografia.

Il 14 maggio 1933 Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) annovera Gemma Galgani fra i Beati della Chiesa. Il 2 maggio 1940 il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958), riconoscendo la pratica eroica delle sue virtù cristiane, la innalza alla gloria dei Santi.

Per approfondimenti &


Fonti principali : wikipendia.org; santagemma.org (« RIV.»).


Preghiera composta da Santa Gemma

Eccomi ai tuoi santissimi piedi, caro Gesù, per manifestarti in ogni momento la mia riconoscenza e la mia gratitudine per tanti e continui favori che mi hai fatto e che ancora vuoi farmi. Quante volte ti ho invocato, o Gesù, mi hai fatta sempre contenta: ho ricorso spesso a te e mi hai sempre consolata. Come esprimermi con te, caro Gesù? ti ringrazio. Ma un'altra grazia voglio, o mio Dio, se a te piace… (esporre la grazia che si desidera). Se tu non fossi onnipotente, non ti farei questa domanda. O Gesù, abbi pietà di me! Sia fatto in tutto il tuo santissimo volere. Amen. Padre, Ave, Gloria.

lunedì 9 aprile 2012

Passione e risurrezione

 
 
Ricordate che la Passione di Cristo
termina sempre nella gioia della Risurrezione,
così, quando sentite nel vostro cuore la sofferenza di Cristo,
ricordate che deve venire la Resurrezione,
che deve sorgere la gioia della Pasqua.
Non lasciatevi mai invadere in tal maniera dal dolore
da dimenticare la gioia di Cristo Risorto.
 
(Madre Teresa di Calcutta, Le mie Preghiere)
 

Madonna dell'Arco (Lunedì dell'Angelo, celebrazione mobile)





Madonna dell'Arco

Tra i tanti Santuari che costellano il territorio italiano, dedicati alla Madonna e fra i tanti titoli che le sono stati attribuiti nei secoli, ve n'è uno che la venera sotto il titolo di Madonna dell'Arco.
Il Santuario omonimo e il culto popolare tributatole fa parte dei tre maggiori poli della devozione mariana in Campania: Madonna del Rosario di Pompei, Madonna di Montevergine e Madonna dell'Arco.
L'inizio del culto è legato ad un episodio avvenuto verso la metà del XV secolo; era un lunedì di Pasqua, il giorno della cosiddetta "Pasquetta", cioè la famosa gita fuori porta di una volta e nei pressi di Pomigliano d'Arco, alcuni giovani stavano giocando in un campetto a "palla a maglio", oggi diremmo a bocce; ai margini del campetto sorgeva un'edicola sulla quale era dipinta una immagine della Madonna con il Bambino Gesù, ma più propriamente era dipinta sotto un arco di acquedotto; da questi archi vengono i nomi di Madonna dell'Arco e Pomigliano d'Arco.
Nello svolgersi del gioco, la palla finiva contro un vecchio tiglio, i cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato, il giocatore che aveva sbagliato il colpo, in pratica perse la gara; al colmo dell'ira il giovane riprese la palla e bestemmiando la scagliava violentemente contro l'immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a sanguinare.
La notizia del miracolo si diffuse nella zona, arrivando fino al conte di Sarno, un nobile del luogo, con il compito di "giustiziere"; dietro il furore del popolo, il conte imbastì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all'impiccagione.
La sentenza fu subito eseguita e il giovane venne impiccato al tiglio vicino all'edicola, che però due ore dopo ancora con il corpo penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita.
Questo episodio miracoloso suscitò il culto alla Madonna dell'Arco, che si sparse subito in tutta l'Italia Meridionale; folle di fedeli accorsero verso il luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire con le offerte dei fedeli, una cappella per proteggere la sacra immagine dalle intemperie.
Un secolo dopo il 2 aprile 1589, avvenne un secondo episodio prodigioso, era anche questa volta un lunedì dopo Pasqua, ormai consacrato alla festa della Madonna dell'Arco e una donna -certa Aurelia Del Prete- che dalla vicina S. Anastasia, oggi Comune a cui appartiene la zona di Madonna dell'Arco, si stava recando alla cappella per ringraziare la Madonna, sciogliendo così un voto fatto dal marito, guarito da una grave malattia agli occhi.
Mentre avanzava lentamente nella folla dei fedeli, le scappò di mano un porcellino che aveva acquistato alla fiera, nel cercare di prenderlo, sfuggente fra le gambe della gente, ebbe una reazione inconsulta, giunta davanti alla chiesetta, gettò a terra l'ex voto del marito, lo calpestò maledicendo la sacra immagine, chi l'aveva dipinta e chi la venerava.
La folla inorridì, il marito cercò invano di fermarla, minacciandole la caduta dei piedi, con i quali aveva profanato il voto alla Madonna; le sue parole furono profetiche, la sventurata cominciò ad avere dolori atroci ai piedi che si gonfiavano e annerivano a vista d'occhio.
Nella notte tra il 20 e 21 aprile 1590, notte di venerdì santo, "senza più dolore e senza una goccia di sangue" si staccò di netto un piede e durante il giorno anche l'altro. I piedi furono esposti in una gabbietta di ferro e ancora oggi sono visibili nel Santuario, perché la grande risonanza dell'avvenimento, fece affluire una grande folla di pellegrini, devoti, curiosi, che volevano vederli; con loro arrivarono le offerte, si rese necessario costruire una grande chiesa, di cui fu nominato rettore s. Giovanni Leonardi da parte del papa Clemente VIII.
Il 1° maggio 1593 fu posta la prima pietra dell'attuale Santuario e già dall'anno seguente subentrarono a gestirlo e lo sono tuttora, i padri Domenicani. Il tempio sorse tutto intorno alla cappellina della Madonna, la quale fu anch'essa restaurata ed abbellita con marmi, nel 1621; l'immagine dopo questi lavori, fu in parte coperta da un marmo, per cui per tutto questo tempo è rimasta visibile solo la parte superiore dell'affresco, il mezzo busto della Madonna e del Bambino; recentissimi lavori hanno riportato alla luce e alla venerazione dei fedeli l'intera immagine.
Vari prodigi si sono ripetuti intorno alla sacra effige, che riprese a sanguinare nel 1638 per diversi giorni, nel 1675 la si vide circondata da stelle, fenomeno osservato anche dal papa Benedetto XIII.
Il Santuario raccoglie nelle sue sale e sulle pareti, migliaia di ex voto d'argento, ma soprattutto migliaia di tavolette votive dipinte, rappresentanti i miracoli ricevuti dagli offerenti, che costituiscono oltre la testimonianza della devozione, una interessantissima carrellata storica e di costume dei secoli trascorsi.
Il culto della Madonna dell'Arco è sostenuto da antica devozione popolare, propagata da Associazioni laicali, sparse in tutta la zona campana, ma soprattutto napoletana, i suoi componenti si chiamano "battenti" o "fujenti" cioè coloro che fuggono, corrono; le Compagnie di questi devoti sono dette "paranze" e hanno un'organizzazione con sedi, presidenti, tesorieri, portabandiera e soci.
Hanno bandiere, labari, vestono di bianco, uomini, donne e bambini, con una fascia rossa e blu a tracolla, che li caratterizza. Organizzano pellegrinaggi, di solito il lunedì dell'Angelo, che partendo dai vari luoghi dove hanno sede, portano dei simulacri a spalla abbastanza grandi da impiegare trenta, quaranta uomini e sempre tutti a piedi e a volta di corsa, percorrono molti km per convergere al Santuario, molti sono a piedi nudi; lungo la strada si raccolgono offerte per il Santuario, cosa che fanno già da un paio di mesi prima, girando a gruppi con bandiere, banda musicale e vestiti devozionali per i rioni, quartieri e strade di città e paesi.
Ma se il Santuario con l'annesso grandioso convento dei Domenicani è il centro del culto, in molte strade ed angoli di Napoli e dei paesi campani, sono sorte cappelline, edicole, chiese dedicate alla Madonna dell'Arco, che ognuno si fa carico di custodire, accudire e abbellire, così da continuare la devozione tutto l'anno e vicino alla propria casa.


PREGHIERA




O Maria, accoglimi sotto il Tuo Arco potente e proteggimi!
Invocata con questo titolo da oltre cinque secoli, Tu spieghi aperto e solenne l'affetto di Madre,
la potenza e la misericordia di Regina verso gli afflitti.
Io, pieno di fede, così ti invoco:
amami come Madre, proteggimi come Regina,
solleva i miei dolori, o Misericordiosa!
Ave, Ave, Maria!
Santa Maria dell'Arco, prega per noi!

per maggiori informazioni: http://www.madonnadellarco.it/

sabato 7 aprile 2012

Sabato santo: giorno di silenzio e di conversione




Oggi nella Chiesa è un giorno di silenzio: Cristo giace nel sepolcro e la Chiesa medita, ammirata, ciò che Nostro Signore ha fatto per noi. Taci, per imparare dal Maestro, contemplando il suo corpo disfatto.

Ognuno di noi può unirsi al silenzio della Chiesa. Nel considerare che siamo responsabili di questa morte, ci sforzeremo affinché tacciano le nostre passioni, le nostre ribellioni, tutto ciò che ci allontana da Dio. Ma senza stare passivi: è una grazia che Dio ci concede quando gliela chiediamo davanti al Corpo morto di suo Figlio, quando ci impegniamo a togliere tutto ciò che ci allontana da Lui.

Il Sabato Santo non è una giornata triste. Il Signore ha sconfitto il demonio e il peccato e tra poche ore vincerà anche la morte con la sua gloriosa Risurrezione. Ci ha riconciliato con il Padre celeste: ora siamo figli di Dio! È necessario fare propositi di gratitudine, avere la certezza che supereremo tutti gli ostacoli, di qualsiasi tipo siano, se ci manterremo ben uniti a Gesù con l’orazione e con i sacramenti.

Il mondo ha fame di Dio, anche se certe volte non lo sa. Le persone desiderano ascoltare questa realtà gioiosa – l’incontro con il Signore -, e questo è il compito di noi cristiani. Dobbiamo avere il coraggio di due uomini – Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea -, che durante la vita di Gesù mostrarono rispetti umani, ma al momento decisivo osarono chiedere a Pilato il corpo morto di Gesù per dargli sepoltura. Oppure quello delle sante donne che, quando Cristo è ormai un cadavere, comprano aromi e vanno a imbalsamarlo, senza paura dei soldati che custodivano il sepolcro.

Nell’ora della sbandata generale, quando tutti si sono sentiti in diritto di insultare, deridere e beffarsi di Gesù, essi vanno a dire: dateci quel Corpo, che ci appartiene. Con quale cura lo avranno fatto discendere dalla Croce e avranno osservato le sue Piaghe! Chiediamo perdono e diciamo, con parole di san Josemaría Escrivá: Andrò con loro ai piedi della Croce, mi stringerò al Corpo freddo, cadavere di Cristo, con il fuoco del mio amore..., lo schioderò con le mie riparazioni e le mie mortificazioni..., lo avvolgerò nel lenzuolo nuovo della mia vita limpida e lo seppellirò nel mio petto di roccia viva, da dove nessuno me lo potrà togliere, e lì, Signore, riposa!

Si capisce bene perché hanno posato il corpo morto del Figlio nelle braccia della Madre, prima di dargli sepoltura. Maria era l’unica creatura capace di dirgli che capisce perfettamente il suo Amore per gli uomini, perché non è stata Lei la causa di quei dolori. La Vergine Purissima parla per noi; ma parla per farci reagire, perché proviamo il suo dolore, divenuto una sola cosa con il dolore di Cristo.

Ricaviamone propositi di conversione e di apostolato, di una maggiore identificazione con Cristo, completamente a servizio delle anime. Chiediamo al Signore di trasmetterci l’efficacia salvifica della sua Passione e della sua Morte. Consideriamo il panorama che si presenta ai nostri occhi. La gente che ci sta intorno si aspetta che noi cristiani facciamo scoprire loro le meraviglie dell’incontro con Dio. È necessario che questa Settimana Santa – e poi tutti i giorni – sia per noi un salto di qualità, un modo di dire al Signore di entrare completamente nella nostra vita. Dobbiamo comunicare a molte persone la Vita nuova che Cristo ci ha ottenuto con la Redenzione.

Incidiamo bene nella nostra memoria le scene della Passione e Morte di nostro Signore. Conserviamole nel cuore. E nell’ora della prova, della sofferenza, della difficoltà, pensiamo che Gesù ha trionfato definitivamente: aspetta solo che lo seguiamo, che lo amiamo, che ci identifichiamo con Lui, passando, come Lui, attraverso il sacrificio.

Ricorriamo a Santa Maria: Vergine della Solitudine, Madre di Dio e Madre nostra, aiutaci a comprendere – scrive san Josemaría Escrivá – che dobbiamo fare diventare vita nostra la vita e la morte di Cristo. Morire con la mortificazione e la penitenza, affinché Cristo viva in noi grazie all’Amore. Seguire poi i passi di Cristo, col desiderio di corredimere tutte le anime. Dare la vita per gli altri. Solo così si vive la vita di Gesù Cristo e diventiamo una sola cosa con Lui.


http://www.opusdei.it/art.php?p=7792

venerdì 6 aprile 2012

Venerdì santo: la Passione del Signore



"Ognuno di noi deve vedersi in mezzo a quella folla, perché sono stati i nostri peccati la causa dell'immenso dolore che si abbatte sull'anima e sul corpo del Signore..."
Parole di mons. Javier Echevarría, prelato dell'Opus Dei
 


Oggi vogliamo stare con Cristo sulla Croce. Ricordo alcune parole di san Josemaría Escrivá, un Venerdì Santo. Ci invitava a rivivere personalmente le ore della Passione; dall'agonia di Gesù nell'Orto degli Ulivi fino alla flagellazione, all'incoronazione di spine e alla morte in Croce. Legata l'onnipotenza di Dio per mano di uomo – diceva quel santo sacerdote -, portano il mio Gesù da una parte all'altra, tra gli insulti e gli spintoni della plebe. Ognuno di noi deve vedersi in mezzo a quella folla, perché sono stati i nostri peccati la causa dell'immenso dolore che si abbatte sull'anima e sul corpo del Signore. Sì, ognuno di noi trascina Cristo, diventato un oggetto di burla, da una parte all'altra. Siamo noi con i nostri peccati, quelli che reclamano a gran voce la sua morte. Ed Egli, perfetto Dio e perfetto Uomo, lascia fare. Lo aveva predetto il profeta Isaia: Maltrattato non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori.
  
È giusto che sentiamo la responsabilità dei nostri peccati. È logico che siamo molto riconoscenti a Gesù. È naturale che cerchiamo il modo di riparare, perché alle nostre manifestazioni di poco amore Egli risponde sempre con un amore totale. In questo tempo della Settimana Santa, vediamo il Signore più vicino, più simile agli uomini, suoi fratelli. Meditiamo queste parole di Giovanni Paolo II: Chi crede in Gesù porta la Croce in trionfo, come prova inoppugnabile che Dio è amore... Ma la fede in Cristo non si dà mai per scontata. Il mistero pasquale, che riviviamo nei giorni della Settimana Santa, è sempre attuale. Noi siamo oggi i contemporanei del Signore e, come la gente di Gerusalemme, come i discepoli e le donne, siamo chiamati a decidere se rimaniamo con Lui o fuggiamo, o siamo dei semplici spettatori della sua morte (Omelia, 24-III-2002).
 
Qual è la nostra reazione? Guardiamo Gesù sputacchiato, malmenato, frustato, esausto, pieno di ferite... Ognuna di queste piaghe è come una bocca attraverso la quale ci dice: non mi ferire più! Trattami un po' meglio. Da' testimonianza del mio amore con la tua vita limpida, con la tua preoccupazione per gli altri, col tuo sacrificio gioioso. Supera la paura di soffrire. Finché camminiamo sulla terra, il dolore è il nostro compagno di viaggio, il prezzo con cui possiamo comprare il tesoro della beatitudine eterna. In questa Settimana Santa chiediamo a Gesù che nella nostra anima si risvegli la coscienza di essere uomini e donne veramente cristiani, perché viviamo al cospetto di Dio e, con Dio, al cospetto di tutte le persone.
 
Non lasciamo che il Signore porti da solo la Croce. Accettiamo con gioia i piccoli sacrifici di ogni giorno; dobbiamo ascoltare, sorridere, comprendere, giustificare, aiutare chi si trova nel bisogno... Così aiuteremo Cristo. Mettiamo a frutto la capacità di amare che Dio ci ha concesso, per rendere concreti i propositi, senza limitarci a un semplice sentimentalismo. Diciamo sinceramente: Signore, basta!, basta! Chiediamo con fede che noi e tutte le persone della terra scopriamo la necessità di odiare il peccato mortale e di aborrire il peccato veniale deliberato, che tanto hanno fatto soffrire il nostro Dio.
 
Quanto è grande la potenza della Croce! Quando Cristo è oggetto di irrisione e di sberleffi da parte di tutti; quando è sul Legno e non desidera liberarsi dei chiodi; quando nessuno darebbe un centesimo per la sua vita, il buon ladrone, uno come noi, scopre l'amore di Cristo agonizzante e chiede perdono. Oggi sarai con me nel Paradiso. Che forza ha la sofferenza, quando la si accetta accanto a Nostro Signore! È capace, dalle situazioni più dolorose, di ricavare momenti di gloria e di vita. Quell'uomo che si rivolge a Cristo agonizzante, trova la remissione dei peccati, la felicità eterna. Noi dobbiamo fare lo stesso. Se superiamo la paura della Croce, se ci uniamo a Cristo sulla Croce, riceveremo la sua grazia, la sua forza, la sua efficacia. E ci riempiremo di pace.
 
Ai piedi della Croce scopriamo Maria, Vergine fedele. Chiediamole, in questo Venerdì Santo, di prestarci il suo amore e la sua fortezza, affinché anche noi sappiamo tenere compagnia a Gesù. Ci rivolgiamo a Lei con le parole di san Josemaría Escrivá, che hanno aiutato milioni di persone: Di': Madre mia – tua, perché sei suo per molti titoli -, il tuo amore mi leghi alla Croce di tuo Figlio: non mi manchi la Fede, né il coraggio, né l'audacia, per compiere la volontà del nostro Gesù.

Gesù dall’alto della croce ci parla… sette volte.




Sono le Sue ultime parole.
All’avvicinarsi della morte, Egli ci fa conoscere quello che si agita nel Suo cuore. Sentimenti e volontà di perdono, di abbandono e di infinita fiducia nel Padre. Il testamento che ci lascia in questo modo ci è estremamente caro. Facciamo nostre queste parole e con lo stesso abbandono e la stessa fiducia di Gesù nel  Padre.

  “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno
Signore, fa che riconoscendo nel perdono dei peccati il segno dell’amore di Dio, impariamo ad amare e a perdonare i nostri fratelli.

Oggi sarai con me nel Paradiso”  
Questa promessa è per tutti; Signore aiutaci ad essere luce per gli altri, per quelli che si sono allontanati dalla fede, per quelli che non credono. Il nostro esempio e la nostra preghiera li riporti a te.

Donna ecco tuo figlio” e al   discepolo che amava :”Ecco tua Madre”
Possano Signore i malati e i sofferenti trovare in Maria il conforto della loro fede, la certezza per la loro speranza.

Ho sete
In una delle beatitudini, gesù dice: beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati: Tu solo sei giusto, Signore. Fa che viviamo sempre seguendo Te, seguendo la Tua parola, attingendo da te che sei sorgente d’acqua viva.
 
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Quante persone vivono in questa situazione di sconforto: donaci Signore di saper vedere la sofferenza e le difficoltà degli latri. Rendici capaci di far rifiorire la speranza in coloro che l’hanno perduta.
 
Padre, nelle Tue mani consegno il mio Spirito
Sostieni Signore coloro che sono nella prova e  i moribondi perché colmi di fiducia e allontanando da sé ogni timore, si affidino totalmente a te.

"Tutto è compiuto
 In un altro passo, Gesù dice: mio cibo è fare la volontà del Padre. Dicendo "tutto è compiuto", Gesù fa capire che la sua missione l’ha realizzata. Ti affidiamo Signore i sacerdoti e i religiosi, fa che non si scoraggino di fronte alle difficoltà, aiutati anche dal nostro aiuto morale e materiale.

giovedì 5 aprile 2012

Lavanda dei piedi, scuola dell'amore.

 
 
 
Giovedì Santo: la lavanda dei piedi;
 è la scuola dell'Amore;
è il vangelo più eucaristico,
perché l'Eucaristia è il massimo dell'abbassamento di Dio;
la lavanda dei piedi è un atteggiamento talmente impossibile
che solo Dio poteva inventarlo.
Non credere di poterci riuscire da solo.
Tutto si gioca su un'umiliazione;
le umiliazioni sono le cose più preziose che abbiamo; s
tiamo parlando un linguaggio incomprensibile al mondo, siamo al Giovedì Santo.
 
Qui non si parla di servizi da vetrina, ma di servizi non gratificanti.
Un servizio che si venga a sapere, con il rischio che qualcuno ti lodi,
perde i connotati della lavanda dei piedi.
Non credere di lavare i piedi quando servi i poveri,
ma quando fai, senza farti accorgere,
un lavoro noioso che toccherebbe a un altro, senza brontolare o farlo pesare.
Quando fai un servizio a uno che soffre molto,
non credere di lavargli i piedi, è lui che lava i piedi a te.

Lavi i piedi quando sei umiliato ingiustamente,
o quando qualcuno ti butta in faccia un difetto in malo modo e tu non ti ribelli,
ma accogli con umiltà la verità da qualunque parte venga,
anche se detta senza carità.

Lavi i piedi quando sopporti con pazienza una persona indigesta.
Lavi i piedi quando per amore del Signore non ti risparmi,
accettando qualsiasi lavoro, senza che qualcuno si accorga,
senza ricevere approvazioni o ringraziamenti.
Colui che lava i piedi è uno schiavo, e dunque uno senza diritti;
per cui tutto quello che riceve, lo riempie di stupore e di gioia.
Lavare i piedi è schiavitù per amore.

Per questo senza la grazia divina è un atteggiamento impossibile all'uomo.
Il lavare i piedi se è autentico, non è episodico, ma dura tutta la vita.
Lavare i piedi è morire ogni giorno e non da eroe.

 
Domenico Machetta e i giovani della comunità di Nazareth

Gesù lava i piedi ai suoi discepoli.





Gesù lava i piedi ai suoi discepoli. Prova a immaginare la scena. Questi uomini grandi che hanno camminato a piedi nudi nella polvere si vedono il Maestro mettersi attorno alla vita un asciugamano e prendere un catino con dell'acqua, chinarsi e fare ciò che spettava agli schiavi. Che significato c'è dietro questo gesto? Lo dice alla fine: Come ho fatto io, fate anche voi. Cioè: di fronte agli altri dovete stare non come padroni, ma come schiavi, come persone capaci di perdonare con l'amore tutte le "polveri" che giorno per giorno si accumulano sulle membra de fratelli. Non ha paura Gesù di perdere qualcosa, perché essere Signore significa amare i figli e servirli. Anche le mamme fanno tutto ai loro bambini, ma non per questo si pensa che siano schiave. In questo giorno santo in cui Gesù si offre come pane per restare sempre con noi, impariamo ad essere dono per tutti. Quello che riceviamo da Dio non è per noi, è per i nostri fratelli. Non facciamo i ladri, tenendoci tutto per noi!


Fonte: http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/3269.html

lunedì 2 aprile 2012

Messaggio del 2 aprile 2012 a Mirjana

“Cari figli, come Regina della pace desidero dare a voi, miei figli, la pace, la vera pace che viene attraverso il Cuore del mio Figlio Divino. Come Madre prego che nei vostri cuori regni la sapienza, l’umiltà e la bontà, che regni la pace, che regni mio Figlio. Quando mio Figlio sarà il Sovrano nei vostri cuori, potrete aiutare gli altri a conoscerlo. Quando la pace del cielo vi conquisterà, coloro che la cercano in posti sbagliati e così danno dolore al mio Cuore materno la riconosceranno. Figli miei, grande sarà la mia gioia quando vedrò che accogliete le mie parole e che desiderate seguirmi. Non abbiate paura, non siete soli. Datemi le vostre mani ed io vi guiderò. Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che nei pensieri siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché lo testimonino. Vi ringrazio”.

Fonte: Radio Maria

Una settimana fuori dal tempo: settimana santa


Lunedì Santo: orto degli ulivi Gesù non sei solo nell'orto degli ulivi della storia; quanti calici ricolmi, stanno sudando sangue con te i martiri moderni, i senza voce, i migranti, gli schiavi del potere, i poveri forzati, i bimbi affamati e le donne umiliate.

Martedì santo: il processo dei processi Il mondo è un grande scenario dove si consumano i processi più assurdi.
Molti puntano il dito per condannare, distruggere, consumare, come il diavolo che divide.
Cristo non ha mai condannato, ha sempre recuperato chi era perduto, perché ci crede.

Mercoledì santo: lavarsi le mani Troppi si lavano le mani per paura, per non sporcarsi, per non compromettersi, perché è comodo.
Le mani sembrano pulite, ma ti rimane il rimpianto di non aver messo il tuo granello, il tuo mattone, il cuore rimane ingolfato, sporcato nei meandri del tuo egoismo e ti rode il rimorso dentro.

Giovedì santo: lavare i piedi Il tuo sacrificio, la tua Messa, la tua offerta al Padre hai voluto arricchirla con un gesto inedito di servizio al fratello e di carità profonda. Nessuno l'aveva fatto prima. È il tuo testamento: solo lavando i piedi ai fratelli saremo autentici testimoni del tuo amore.

Venerdì santo: Dio muore nasce l'uomo
Dalla tua morte, è rinato l'uomo nuovo della speranza e dello spirito, l'uomo della resurrezione.

Sabato santo: il grande silenzio Abbiamo bisogno di fare silenzio, è urgente trovare un po' di deserto nel nostro giorno, silenzio degli occhi, silenzio di parole, sottrarsi dal frastuono per contemplare il mistero. Scopriremo il miracolo di un Dio che agisce nel raccoglimento e fa risorgere dalle macerie.

Domenica di pasqua: il trionfo della vita Tutto tende a te, tutti guardano a te con speranza, giorno senza tramonto, giorno della vita.
Dalla prima pasqua parte un'onda positiva che travolge e contagia di eternità l'esistenza.
Sei il perno della storia, dell'avventura di un Dio che si è giocato tutto credendo nell'uomo.




Loreto, Pasqua 2011
(P. Gianni Fanzolato)
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