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venerdì 6 aprile 2012

Venerdì santo: la Passione del Signore



"Ognuno di noi deve vedersi in mezzo a quella folla, perché sono stati i nostri peccati la causa dell'immenso dolore che si abbatte sull'anima e sul corpo del Signore..."
Parole di mons. Javier Echevarría, prelato dell'Opus Dei
 


Oggi vogliamo stare con Cristo sulla Croce. Ricordo alcune parole di san Josemaría Escrivá, un Venerdì Santo. Ci invitava a rivivere personalmente le ore della Passione; dall'agonia di Gesù nell'Orto degli Ulivi fino alla flagellazione, all'incoronazione di spine e alla morte in Croce. Legata l'onnipotenza di Dio per mano di uomo – diceva quel santo sacerdote -, portano il mio Gesù da una parte all'altra, tra gli insulti e gli spintoni della plebe. Ognuno di noi deve vedersi in mezzo a quella folla, perché sono stati i nostri peccati la causa dell'immenso dolore che si abbatte sull'anima e sul corpo del Signore. Sì, ognuno di noi trascina Cristo, diventato un oggetto di burla, da una parte all'altra. Siamo noi con i nostri peccati, quelli che reclamano a gran voce la sua morte. Ed Egli, perfetto Dio e perfetto Uomo, lascia fare. Lo aveva predetto il profeta Isaia: Maltrattato non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori.
  
È giusto che sentiamo la responsabilità dei nostri peccati. È logico che siamo molto riconoscenti a Gesù. È naturale che cerchiamo il modo di riparare, perché alle nostre manifestazioni di poco amore Egli risponde sempre con un amore totale. In questo tempo della Settimana Santa, vediamo il Signore più vicino, più simile agli uomini, suoi fratelli. Meditiamo queste parole di Giovanni Paolo II: Chi crede in Gesù porta la Croce in trionfo, come prova inoppugnabile che Dio è amore... Ma la fede in Cristo non si dà mai per scontata. Il mistero pasquale, che riviviamo nei giorni della Settimana Santa, è sempre attuale. Noi siamo oggi i contemporanei del Signore e, come la gente di Gerusalemme, come i discepoli e le donne, siamo chiamati a decidere se rimaniamo con Lui o fuggiamo, o siamo dei semplici spettatori della sua morte (Omelia, 24-III-2002).
 
Qual è la nostra reazione? Guardiamo Gesù sputacchiato, malmenato, frustato, esausto, pieno di ferite... Ognuna di queste piaghe è come una bocca attraverso la quale ci dice: non mi ferire più! Trattami un po' meglio. Da' testimonianza del mio amore con la tua vita limpida, con la tua preoccupazione per gli altri, col tuo sacrificio gioioso. Supera la paura di soffrire. Finché camminiamo sulla terra, il dolore è il nostro compagno di viaggio, il prezzo con cui possiamo comprare il tesoro della beatitudine eterna. In questa Settimana Santa chiediamo a Gesù che nella nostra anima si risvegli la coscienza di essere uomini e donne veramente cristiani, perché viviamo al cospetto di Dio e, con Dio, al cospetto di tutte le persone.
 
Non lasciamo che il Signore porti da solo la Croce. Accettiamo con gioia i piccoli sacrifici di ogni giorno; dobbiamo ascoltare, sorridere, comprendere, giustificare, aiutare chi si trova nel bisogno... Così aiuteremo Cristo. Mettiamo a frutto la capacità di amare che Dio ci ha concesso, per rendere concreti i propositi, senza limitarci a un semplice sentimentalismo. Diciamo sinceramente: Signore, basta!, basta! Chiediamo con fede che noi e tutte le persone della terra scopriamo la necessità di odiare il peccato mortale e di aborrire il peccato veniale deliberato, che tanto hanno fatto soffrire il nostro Dio.
 
Quanto è grande la potenza della Croce! Quando Cristo è oggetto di irrisione e di sberleffi da parte di tutti; quando è sul Legno e non desidera liberarsi dei chiodi; quando nessuno darebbe un centesimo per la sua vita, il buon ladrone, uno come noi, scopre l'amore di Cristo agonizzante e chiede perdono. Oggi sarai con me nel Paradiso. Che forza ha la sofferenza, quando la si accetta accanto a Nostro Signore! È capace, dalle situazioni più dolorose, di ricavare momenti di gloria e di vita. Quell'uomo che si rivolge a Cristo agonizzante, trova la remissione dei peccati, la felicità eterna. Noi dobbiamo fare lo stesso. Se superiamo la paura della Croce, se ci uniamo a Cristo sulla Croce, riceveremo la sua grazia, la sua forza, la sua efficacia. E ci riempiremo di pace.
 
Ai piedi della Croce scopriamo Maria, Vergine fedele. Chiediamole, in questo Venerdì Santo, di prestarci il suo amore e la sua fortezza, affinché anche noi sappiamo tenere compagnia a Gesù. Ci rivolgiamo a Lei con le parole di san Josemaría Escrivá, che hanno aiutato milioni di persone: Di': Madre mia – tua, perché sei suo per molti titoli -, il tuo amore mi leghi alla Croce di tuo Figlio: non mi manchi la Fede, né il coraggio, né l'audacia, per compiere la volontà del nostro Gesù.

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