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lunedì 31 dicembre 2012

Credo nella famiglia


Credo nella famiglia, o Signore:
quella che è uscita dal tuo disegno creativo,
fondata sulla roccia dell'amore eterno e fecondo;
tu l'hai scelta come tua dimora tra noi,
tu l'hai voluta come culla della vita.

Credo nella famiglia, o Signore:
anche quando nella nostra casa
entra l'ombra della croce,
quando l'amore perde il fascino originario,
quando tutto diventa arduo e pesante.

Credo nella famiglia, o Signore:
come segno luminoso di speranza
in mezzo alle crisi del nostro tempo;
come sorgente di amore e di vita,
come contrappeso alle molte aggressioni
di egoismo e di morte.

Credo nella famiglia, o Signore:
come la mia strada verso la piena realizzazione umana
come la mia chiamata alla santità,
come la mia missione per trasformare il mondo
a immagine del tuo Regno.
Amen.

(Enrico Masseroni)

domenica 30 dicembre 2012

Dalle meditazioni del Canonico Don Paolo Bonaccia (1838-1894) - LA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH



LA SANTA FAMIGLIA, MODELLO DI PREGHIERA

La preghiera di Maria SS. e di S. Giuseppe

E’ bello a Nazareth il silenzio profondo, santificato dalla sublime preghiera.
Tutte le ore del giorno e della notte
scoprono quei tre Cuori inabissati nella contemplazione.

… In tanti anni, nell’umile Casa di Nazareth
Maria lavora e prega, prega e lavora.
Il lavoro stesso è in un certo senso sublime preghiera
poiché, se le mani si posano sulla lana o sul lino,
oppure si dedicano alle cure domestiche,
il cuore è in Dio, gli occhi al Cielo, i pensieri nell’abisso della Divinità.
A somiglianza del Figlio, quando Maria prega, abbraccia tutti i tempi,
santificando ogni generazione:
tutti entrano nel suo Cuore
e sono fortificati dal suo amore;
per tutti Ella intercede, piange, supplica, si commuove di tenerezza materna.

… Anche Giuseppe comprende nella sua preghiera tutti i tempi,
unendosi in tal modo alla supplica universale del Redentore e della Corredentrice.
Quando Giuseppe prega, Gesù e Maria lo sostengono negli alti voli della contemplazione.
Sorte beatissima è quella del Patriarca,
che apprende a pregare da Gesù stesso, che prega al suo fianco,
e da Maria, che unisce le sue preghiere a quelle del suo Sposo.
Il Santo è introdotto nel santuario dei due Cuori di Gesù e di Maria
da cui attinge luce, calore e vita,
divenendo in tal modo il loro discepolo più perfetto
e, dopo Gesù e Maria, il nostro più grande Maestro.

… O Casa Nazarena, vera dimora di orazione,
degnati di abitare in ogni casa cristiana!
Genitori e figli, attingete da qui lo spirito di preghiera!
Quanto piace a Dio vedere una famiglia raccolta insieme nella lode comune!
Gli Angeli si deliziano nell’ascoltare la madre
che balbetta le preghiere della sera con il figliolino seduto sulle sue ginocchia;
gioiscono nel vedere il padre che unisce la sua mano a quella del fanciullo,
insegnandogli il segno della nostra Redenzione.
Queste sono le case che il Signore benedice,
e coloro che vi entrano assicurano che la benedizione di Dio è su di loro.

Pensiero di San Pio n°32

sabato 29 dicembre 2012

Messaggio a Ivan del 28 Dicembre 2012



Carissimi amici,

in mattinata Krizan ha contattato Ivan che gli ha chiarito un passaggio del messaggio ricevuto ieri (28.12.2012) sul Podbrdo. Il testo definitivo del messaggio è, dunque, il seguente:

"Cari figli, anche oggi desidero invitarvi alla gioia, vi invito di nuovo alla gioia. Nello stesso tempo, vi invito alla responsabilità. Cari figli, accogliete responsabilmente i miei messaggi e vivete i miei messaggi, perché, vivendo i miei messaggi, desidero condurvi a mio Figlio. In tutti questi anni in cui sono insieme a voi, il mio dito è rivolto verso mio Figlio, verso Gesù, perché desidero condurvi tutti a Lui. Perciò, anche nei prossimi giorni, ponetevi questa domanda: "Che cosa posso fare perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?". Che questa domanda vi guidi. Dite a voi stessi: "Che cosa devo lasciare? Che cosa devo rifiutare, perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?". Pregate, cari figli! Io pregherò per tutti voi, affinché la vostra risposta nei vostri cuori sia: "Sì, desidero essere più vicino a Gesù!". Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata e avete detto sì".

giovedì 27 dicembre 2012

Pensiero di San Pio n°31

mercoledì 26 dicembre 2012

Ti adoro, Bambino Gesù






Ti adoro, bambino Gesù, riposto nudo nella mangiatoia. Ormai voglio solo amare la tua infanzia e la tua povertà. Chi mi accorderà di essere innocente e povero come te?
O sapienza eterna ridotta all'infanzia toglimi ogni presunzione di falsa sapienza, e fammi bambino come te.  Beati i poveri di spirito, che tu, Gesù, hai reso simili a te nella grotta di Betlemme. Voi tutti che vi ritenete saggi, nei vostri pensieri, previdenti nei vostri disegni, forbiti nei vostri discorsi, io vi temo: la vostra grandezza mi intimidisce, ma io non so che farmene, perché ho bisogno soltanto della semplicità dei bambini.
Mentre il Verbo incarnato, la parola onnipotente del Padre fattosi bimbo, tace, vagisce, piange e manda gemiti, posso io continuare a compiacermi delle elucubrazioni del mio spirito e a soffrire se questo mondo non ha un'idea abbastanza alta delle mie capacità? Il mondo creda pure quello che vuole e dia le sue preferenze a chi gli pare; quanto a me, tutta la mia gioia è ormai diminuirmi, essere nei silenzio e nell'oscurità, passare pure per stolto ed anche esserlo pur di unirmi alle umiliazioni di Gesù crocifisso, all'impotenza e ai vagiti del bambino Gesù. (Fr. De Fénelon)

martedì 25 dicembre 2012

O Piccolo Bambino


O Piccolo
Bambino, 
mio unico tesoro,
tu mi appari tutto 
raggiante di amore. 

Io mi abbandono a te. 

Gesù, mio piccolo Fratello, 
non voglio altra gioia
se non di farti piacere.

Mio piccolo Re, 
donami le virtù della tua infanzia.

s. T. di Lisieux

Messaggio del 25 dicembre 2012




Questa Foto della Kraljice Mira -Regina della Pace -
è stata scattata mentre la veggente Mirjana aveva
l'apparizione natalizia della Vergine Maria e come
si vede ha in braccio per l'occasione il bambino Gesù.
 


Messaggio del 25 dicembre 2012

La Madonna è venuta con Gesù bambino tra le braccia e non ha dato messaggio,  ma Gesù bambino ha iniziato a parlare  e ha detto: “Io sono la vostra pace, vivete i miei comandamenti”. La Madonna e Gesù bambino, insieme, ci hanno benedetto con il segno della croce.


Apparizione annuale a Jakov Colo del 25 Dicembre 2012

Nell'ultima apparizione quotidiana del 12 Settembre 1998 la Madonna ha detto a Jakov Colo che avrebbe avuto l'apparizione una volta all'anno, il 25 Dicembre, a Natale. Così è avvenuto anche quest'anno. La Madonna e venuta con il Bambino Gesu tra le braccia. L'apparizione è iniziata alle 14 e 15 ed è durata 10 minuti.
Jakov , dopo di che , ha trasmesso il messaggio:

"Cari figli! Donatemi la vostra vita e abbandonatevi completamente a me perché io possa aiutarvi a comprendere il mio amore materno e l'amore del mio Figlio verso di voi.  Figli miei, io vi amo immensamente ed oggi, in modo particolare nel giorno della nascità del mio Figlio, desidero accogliere ciascuno di voi nel mio cuore e donare le vostre vite al mio Figlio. Figli miei,  Gesù vi ama e vi dona la grazia di vivere nella Sua misericordia, ma molti  dei vostri cuori sono presi dal peccato e vivete nelle tenebre. Perciò, figli miei, non aspettate, dite no al peccato e offrite i vostri cuori al mio Figlio perché soltanto così potrete vivere la misericordia di Dio ed incamminarvi sulla via della salvezza con Gesù nei vostri cuori.“

E’ Natale – Madre Teresa di Calcutta


E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri




martedì 18 dicembre 2012

La misericordia è lode di Dio


La grazia sublime di Dio, o carissimi, opera ogni giorno nei cuori cristiani, trasferendo ogni desiderio nostro dai beni terreni a quelli celesti. Ma anche la vita presente trascorre per dono del Creatore e viene sostenuta dalla sua provvidenza: infatti, colui che ci elargisce i beni temporali è lo stesso che ci promette i beni eterni. Per la speranza della felicità futura, verso cui corriamo per la fede, dunque, dobbiamo ringraziare Dio di averci innalzato fino ad accogliere questa sua opera preparatrice; ma nello stesso modo per i beni che conseguiamo nel corso di tutti gli anni dobbiamo onorare e lodare Dio che, all`inizio, diede fecondità alla terra, che impose ad ogni seme e ad ogni germoglio la legge della fertilità dalla quale mai si sottraggono; e così in tutte le realtà create resta continuamente operante il governo benigno del Creatore. Quello dunque che le messi, le viti e gli ulivi producono per il bene dell`uomo, profluisce tutto dalla munificenza della divina bontà, che variando le qualità degli elementi aiuta gli incerti lavori degli agricoltori, tanto che i venti e le piogge, il freddo e il caldo, il giorno e la notte servono alla nostra utilità. La ragione umana, infatti, non basterebbe a raggiungere l`effetto delle sue opere, se Dio, al nostro quotidiano lavoro di seminagione e di irrigazione, non aggiungesse la crescita.
La pienezza perciò della religiosità e della giustizia esige che anche noi aiutiamo gli altri con i doni che il Padre celeste ci ha misericordiosamente elargito. Molti sono quelli, infatti, che nulla hanno: né campi né vigne né ulivi; dobbiamo provvedere ai loro bisogni con l`abbondanza che Dio ci ha donato, così che essi benedicano con noi Dio per la fecondità della terra e godano che, ai possessori, siano stati elargiti i beni che essi mettono in comune con i poveri e gli estranei. Felice è quel granaio, e degno che in lui si moltiplichino tutti i frutti, che serve a saziare la fame dei bisognosi e dei deboli, che serve a sollevare le necessità degli estranei, che allevia i bisogni degli ammalati. La divina giustizia ha voluto che tutti fatichino e abbiano molestie di ogni specie, al fine di coronare i miseri per la loro pazienza e i misericordiosi per la loro benevolenza.
Leone Magno, Sermoni, 16

lunedì 17 dicembre 2012

Pensiero di San Pio n°30

domenica 16 dicembre 2012

conforto


Questo video è dedicato a tutti i fratelli e sorelle che stanno vivendo un periodo buio


Padre- preghiera diPadre Emiliano Tardiff



Padre di amore, ti benedico ti lodo e ti ringrazio perché per amore ci hai dato Gesù.
Grazie Padre, perché alla luce del tuo Spirito comprendiamo che Lui è la luce, la verità,
il Buon Pastore, che è venuto perché noi abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza.

Oggi, Padre, mi voglio presentare davanti a te come tuo figlio.

Tu mi conosci per nome. Volgi i tuoi occhi di Padre amoroso sulla mia vita.
Tu conosci il mio cuore e le ferite della mia vita. Tu conosci tutto quello che avrei
 voluto fare e che non ho fatto; quello che ho compiuto io e il male che mi hanno fatto gli altri.
Tu conosci i miei limiti, i miei errori e il mio peccato. Conosci i traumi e i complessi della mia vita.

Oggi, Padre, ti chiedo, per l'amore verso il tuo figlio Gesù Cristo, di effondere sopra di me
il tuo Santo Spirito, perché il calore del tuo amore salvifico penetri nel più intimo del mio cuore.
Tu che sani i cuori affranti e fasci le ferite, guarisci qui ed ora la mia anima, la mia mente,
la mia memoria e tutto il mio spirito. Entra in me, Signore Gesù, come entrasti in quella casa,
dove stavano i tuoi discepoli pieni di paura. Tu apparisti in mezzo a loro e dicesti: "Pace a voi".

Entra nel mio cuore e donami la pace; riempimi d'amore. Noi sappiamo che l'amore scaccia il timore.
Passa nella mia vita e guarisci il mio cuore. Sappiamo, Signore Gesù, che tu lo fai sempre,
quando te lo chiediamo; ed io lo sto chiedendo con Maria, nostra Madre, che era alle nozze di Cana
quando non c'era più vino e tu rispondesti al suo desiderio cambiando l'acqua in vino.

Cambia il mio cuore e dammi un cuore generoso un cuore affabile, pieno di bontà, un cuore nuovo.
Fa spuntare in me i frutti della tua presenza. Donami i frutti del tuo Spirito che sono amore, pace e gioia.
Che scenda su di me lo spirito delle beatitudini, perché possa gustare e cercare Dio ogni giorno,
vivendo senza complessi e senza traumi insieme agli altri, alla mia famiglia, ai miei fratelli.

Ti rendo grazie, o Padre, per quello che oggi stai compiendo nella mia vita.
Ti ringrazio con tutto il cuore, perché mi guarisci, perché mi liberi, perché spezzi le mie catene
e mi doni la libertà.
Grazie, Signore Gesù, perché sono tempio del tuo Spirito e questo tempio
non si può distruggere, perché è la casa di Dio. Ti ringrazio, Spirito Santo, per la fede,
per l'amore che hai messo nel mio cuore.

Come sei grande, Signore, Dio Trino ed Uno!
Che Tu sia benedetto e lodato, o Signore!

AMEN.

Padre Emiliano Tardiff

Dio e la sofferenza

Dio e la sofferenza

Dio non è venuto per cancellare la sofferenza. Egli non è venuto neppure per darne la spiegazione, bensì egli è venuto per colmarla della sua presenza.

(Paul Claudel)

Pensiero di San Pio n°29

giovedì 13 dicembre 2012

Preghiera a Santa Lucia

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O gloriosa Santa Lucia, che alla professione della fede, associasti la gloria del martirio, ottienici di professare apertamente le verità del Vangelo e di camminare con fedeltà secondo gli insegnamenti del Salvatore.

O Vergine Siracusana, sii luce alla nostra vita e modello di ogni nostra azione, cosicché, dopo averti imitato qui in terra, possiamo, assieme a te godere della visione del Signore. Amen.

Composta da Angelo Giuseppe Roncalli al tempo di Patriarca di Venezia; divenne poi Pp Giovanni XXIII (1958-1963); beatificato il 3 settembre 2000

VITA DI SANTA LUCIA

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La patrona di Siracusa, una martire del IV secolo, è diventata la protettrice della vista ereditando grazie al nome, che ricorda la luce, una funzione della dea Artemide, venerata anticamente sull'isola di Ortigia

La persecuzione contro i cristiani di Diocleziano e Massimiano, che co­minciò nel 303 e terminò nel 311, fu la più lunga e spietata che la storia ricordi. “Le carceri di ogni luogo” narra Eusebio nella Storia ecclesiastica «furono allora piene di vescovi, lettori, esorcisti cosicché non vi restava spazio per i condannati per delitti comuni.” Colpì quasi tutte le province dell'Impero e giunse fino a Siracusa dove morì decapitata un'adole­scente, Lucia, che apparteneva a una nobile famiglia della città. Sulla sua tomba fiorì un culto testimoniato da una lastrina marmo­rea, scoperta nel 1894 nella catacomba di San Giovanni, dove è scritto in greco: «Euskia, la irreprensibile, vissuta buona e pura per anni circa 25, mori nella festa della mia santa Lucia e per lei non vi ha elogio condegno; fu cristiana, fedele, perfetta, grata al suo marito di molta gratitu­dine». Vicino al sepolcro della martire venne costruita una basilica che i Normanni, passata la bufera araba, riedificarono nel XII secolo.


lunedì 10 dicembre 2012

LA VECCHIETTA CHE ASPETTAVA DIO




C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata.
Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: "Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta.
Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.

Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: "Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.

Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. "Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa", implorò il povero.
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.

La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare.
Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: "Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto".

(B. Ferrero)

sabato 8 dicembre 2012

A cosa servono le benedizioni?


A cosa servono le benedizioni?
La liturgia della Parola di questo primo giorno del nuovo anno ci parla, tra le altre cose, della benedizione.
Nella prima lettura è Dio che benedice l'uomo.
Nella seconda lettura è l'uomo che benedice Dio, gridando a Lui, sotto l'influsso dello Spirito Santo: "Abbà!".
Nel Vangelo sono i pastori che, tornando da Betlemme benedicono Dio per tutto ció che hanno visto e udito.
Noi sentiamo spesso parlare di benedizioni.
Purtroppo, di questi tempi, sentiamo anche parlare molto di maledizioni e altre cose del genere, legate al mondo dell'occulto e della magia.
A capodanno chiediamo a Dio la sua benedizione, in modo speciale.
Ma cos'é una benedizione?

Immacolata "figlia del tuo Figlio", preservata dal peccato da colui che porti tra le braccia.


immacolata
Immacolata, dell'artista barocco Carlo Maratta

Nelle immagini che vedete in questo post, presento un modo di rappresentare la Madonna Immacolata che si differenzia dall’immagine della donna vestita di sole, solitaria, con i colori degli abiti bianchi e azzurri, tipica dell’arte spagnola e poi francese dal XVII sec. in poi, pensiamo a Velasquez, Tiepolo, Murillo, Zurbaràn ...(e impostasi poi ovunque dalla seconda metà dell’Ottocento a seguito delle apparizioni di Rue du Bac e poi Lourdes). E' una rappresentazione che definirei più teologicamente profonda e più in linea con la formulazione del dogma dell’Immacolata concezione, nel senso di redenzione che preserva dal peccato in previsione della nascita e dei meriti di Gesù.

RIFLESSIONI SU MARIA IMMACOLATA

Immacolata
Se si acquista uno splendido gioiello e lo si vuole esporre al pubblico oppure lo si vuole custodire gelosamente, certamente non lo si collocherà in un luogo qualsiasi, ma in un posto proporzionato alla bellezza e all’importanza dell’oggetto medesimo, quale potrebbe essere una vetrina luminosa o una cassaforte adeguata.
Analogamente, per entrare nella storia e dimorare con noi, il Verbo di Dio non poteva scegliere se non un seno carnale proporzionato alla sua grandezza, vale a dire perfetto e limpido sia pure nelle sue limitazioni; di conseguenza è cosa logica che Egli abbia dovuto predisporre per sé una donna assolutamente priva di tutte quelle carenze e peccaminosità che concernono la realtà umana, ivi compreso il peccato originale. Il corpo di Maria doveva essere assolutamente immacolato, ossia puro e limpido per poter ospitare il Dio delle assolute perfezioni che voleva farsi uomo.

mercoledì 5 dicembre 2012

Abbiamo bisogno




Abbiamo bisogno di trovarti, o Dio.
Più riceviamo nel silenzio della preghiera,
più daremo nella vita attiva.
Abbiamo bisogno di silenzio
per smuovere le anime.
Abbiamo bisogno di trovarti, o Dio.

L'importante non è ciò che diciamo,
ma ciò che tu dici attraverso di noi.
Tutte le nostre parole saranno vane
se non vengono da te.
Resteremo certamente poveri
finché non avremo scoperto le parole
che danno la luce di Cristo.
Resteremo ingenui,
finché non avremo imparato
che ci sono silenzi più ricchi
dello spreco di parole.
Resteremo inetti,
finché non avremo compreso che,
a mani giunte,
si può agire meglio
che agitando le mani.

Abbiamo bisogno di trovarti, o Dio.


(Helder Camara)

domenica 2 dicembre 2012

Messaggio del 2 dicembre 2012 (Mirjana)






Messaggio del 2 dicembre 2012 (Mirjana)     

«Cari figli, con materno amore e materna pazienza
vi invito di nuovo a vivere secondo mio Figlio,
a diffondere la sua pace ed il suo amore,
ad accogliere con tutto il cuore,
come miei apostoli, la verità di Dio
ed a pregare lo Spirito Santo affinché vi guidi.
Allora potrete servire fedelmente mio Figlio e,
con la vostra vita, mostrare agli altri il suo amore.
Per mezzo dell'amore di mio Figlio e del mio amore,
io, come Madre, cerco di portare nel mio abbraccio materno tutti i figli smarriti
e di mostrare loro la via della fede.
Figli miei, aiutatemi nella mia lotta materna
e pregate con me affinché i peccatori conoscano i loro peccati
e si pentano sinceramente.
Pregate anche per coloro che mio Figlio ha scelto
e consacrato nel suo Nome.
Vi ringrazio».

sabato 1 dicembre 2012

Pregare con Charles de Foucauld: Padre mi abbandono A Te




Padre, mi abbandono a Te, fa’ di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa Tu faccia di me, Ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la Tua volontà si compia in me, e in tutte le tue creature: non desidero nient’altro, mio Dio.

Rimetto l’anima mia nelle tue mani, Te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo.

È per me un’esigenza di amore, il donarmi a Te, l’affidarmi alle tue mani, senza misura, con infinita fiducia: perché Tu sei mio Padre.

venerdì 30 novembre 2012

La semplicità, segreto della pace


La semplicità è una virtù esclusivamente cristiana, tanto che l'avremmo ignorata se nostro Signore non fosse sceso dal cielo per farcela conoscere. Essa è inseparabile dalla carità, anzi è un atto di carità puro e semplice che ha un fine solo, quello di raggiungere l'amore di Dio.
La nostra anima è semplice quando in tutto ciò che facciamo non abbiamo altro di mira che di amare Dio e di piacere a Lui.
La semplicità ci libera dall'inquietudine e dalle eccessive preoccupazioni perché cerca solo di fare contento Dio e le creature nella misura in cui lo richiede l'amore divino. Non si preoccupa perciò di ciò che gli altri possono dire o pensare, ma segue serenamente il proprio cammino. La vera semplicità che nostro Signore ci ha indicato e che tanto ci raccomanda ci porta a lasciarci guidare e condurre dallo Spirito di Dio senza riserva.
"Siate semplici come la colomba", ci dice Gesù, ma non si ferma lì e aggiunge: "Se non vi rendete semplici come un bambino non entrerete nel regno del Padre mio". Un bambino, finché è molto piccolo, vive in una grande semplicità : non conosce nessuno al di fuori della mamma, ha un amore soltanto ed è per la mamma, e in quell'amore ha una sola aspirazione, il seno della mamma: quando è lì, adagiato, non cerca altro.
Chi possiede la perfetta semplicità ha un amore soltanto, quello per Dio, e in quell'amore ha  una sola aspirazione: riposare sul petto del Padre celeste e lì, come un figlio d'amore, fissare la propria dimora, lasciando tutta la cura di se stesso al suo buon Padre, senza mai più mettersi in ansia per nessuna cosa, attento solo a mantenersi in quella santa fiducia.
Chi vive così, sollecito a piacere per amore all'Amante divino, non ha più né cuore né tempo per tornare su se stesso in ripiegamenti e riflessioni inutili, perché il suo spirito tende in continuazione dalla parte verso cui lo attira l'amore.
La semplicità ci rende così conformi al Signore Gesù che sull'albero della croce canta il suo più alto canto d'amore: "Padre nelle tue mani affido il mio spirito". Infatti, mediante la semplicità gettiamo tutto il nostro cuore, le nostre aspirazioni, le nostre preoccupazioni e i nostri affetti nel seno paterno di Dio, nella certezza che Egli ci guiderà, anzi ci porterà dove ci vuole il suo amore.
Allora finisce ogni inquietudine e l'anima conosce la pace, allora ogni evento che ci può capitare viene accettato con quiete e dolcezza. Infatti, chi mai può scuotere o turbare chi si è posto nelle mani di Dio e riposa sul suo cuore, interamente affidato al suo amore?
Sii dunque costante nella determinazione di rimanere nella santa semplicità davanti a Dio mediante una intera e fiduciosa consegna di tutto te stesso a Lui e resta così, in quiete e serenità, senza volgere mai più lo sguardo su te stesso né su quanto può accaderti, acconsentendo semplicemente a ogni sua volontà. Questo amore semplice di confidenza e di affidamento di noi stessi a Dio comprende tutto ciò che possiamo desiderare per unirci a Dio.

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Cf. Trattenimenti spirituali, XII,l.2.15.16.18.19
C
onsigli spirituali diversi a Madre di Chantal, 1616 

Tratto da:
Sr. M. Franceschini, Monaca della Visitazione di Salò.
Breve guida spirituale secondo San Francesco di Sales
ELLEDICI 2009

giovedì 29 novembre 2012

Importante richiesta di don Amorth (da diffondere! )


Conoscete Giovanna? di don Gabriele Amorth

(Quando Dio vuole che il demonio si faccia vedere per quello che è, a dispetto di quanti lo vogliono ignorare)
Vescovi ed esorcisti l’hanno definito il caso più sconvolgente di possessione diabolica di cui si sia avuta mai conoscenza. Eppure si tratta di una persona particolarmente gradita a Dio e che svolge una missione del tutto speciale, dotata di doni straordinari, fin dalla più giovane età.

Fu colpita fin dal seno materno, per cui non ha conosciuto un solo giorno che non fosse di sofferenza. In che modo fu colpita? Attraverso tutta una serie di malefici, operati da una donna perversa. Non ha avuto nè fanciullezza nè giovinezza. All’età di 13 anni, un giovedì santo, Giovanna si sentì crocefissa. Si seppe poi che 12 spretati avevano celebrato una messa nera contro di lei, offrendola a Satana e inchiodando al muro ostie consacrate per profanarle. Si susseguirono malattie inspiegabili, fenomeni strani, senza più tregua. Ad esempio, si vedevano demoni che, in forma di serpenti, le entravano in bocca e le scendevano nello stomaco, causandole dolori atroci.

Per 15 anni Giovanna non ha potuto nè mangiare nè bere: vomitava tutto. Peggiori ancora i mali interiori, come le volte in cui i demoni le trasmettevano la loro disperazione o la facevano sentire avvolta da fiamme infernali. Spesso hanno tentato di ucciderla, ma il Signore lo ha impedito. Un giorno un vescovo, esorcizzandola nel 1985, impose al demonio di dire chi era Giovanna e si sentì rispondere: “E’ una vittima per i sacerdoti, è una martire, è la nostra disperazione. Per questo la nostra vendetta su di lei non ha tregua”. Anche i familiari che l’assistono, specie il fratello sacerdote, ne hanno subite di tutti i colori.

Ne parliamo su queste colonne con uno scopo preciso. Molte volte la Madonna ha chiesto di pregare per la liberazione di Giovanna; ha detto che il Signore vuole liberarla, ma che deve essere il frutto di tante preghiere; e ha promesso di proteggere in modo particolarissimo coloro che piegheranno a tale scopo. Sono stati interessati in particolare i monasteri di clausura, con la richiesta di recitare il Rosario intero, davanti al SS.Sacramento. Noi, creature umane, vorremmo vedere subito i risultati e ci stanchiamo presto; è una difficoltà che può colpire anche le monache di clausura.., almeno in parte.

Occorre trovare nuovi aiuti. Ho pensato, con D.Angelo: perchè non interessare i lettori di Eco? Vi assicuro che Giovanna, la quale nei momenti in cui è in sè parla con una voce dolcissima, segue molto i fatti di Medjugorje e tutto i] mondo di Medjugoqe è particolarmente sensibile alle richieste della Vergine. Questa è una richiesta precisa. Perciò invitiamo tutti a co”aborare alla liberazione di Giovanna, soprattutto con la recita del Rosario. Informeremo poi quando la grazia tanto attesa sarà stata concessa e fin d’ora comunico la gratitudine di Giovanna e dei suoi cari.

D.Gabriele Amorth

http://medjugorje.altervista.org/doc/pamorth//83-giovanna.php

domenica 25 novembre 2012

Messaggio di Medjugorje, 25 novembre 2012





"Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera. Apritevi alla Santa confessione perchè ognuno di voi accetti col cuore la mia chiamata. Io sono con voi e vi proteggo dall' abisso del peccato e voi dovete aprirvi alla via della conversione e della santità perchè il vostro cuore arda d'amore per Dio. DateGli il tempo e Lui si donerà a voi, e così nella volontà di Dio scoprirete l'amore e la gioia della vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "



Fonte: http://www.medjugorje.ws/

venerdì 23 novembre 2012

L’AMICIZIA



L’AMICIZIA

1) immagini di solitudine - compagnia
a) cielo buio di notte con una sola stella e poi una nuvola si sposta e appaino altre stelle a formare una costellazione
b) albero spoglio d’autunno e poi con la primavera grande chioma di foglie
c) fiocco di neve solitario che cade e sta per sciogliersi, poi ne cadono tanti e si forma un bel manto di neve
2) queste immagini ci danno la tristezza della solitudine e la bellezza della compagnia
3) nel cuore dell’uomo c’è il desiderio innato di stare in compagnia. Perché?
4) Dio è Trinità. Da sempre, da prima che creasse l’uomo. E da sempre vive della bellezza dello scambio d’amore tra due persone (Padre e Figlio). Dio ci ha creati a sua immagine, cioè con questo desiderio nel cuore di essere una cosa sola con l’altro.

L’amicizia deriva dalla TRINITÀ

Il desiderio di essere in COMPAGNIA è presente nel cuore dell'uomo perché il cuore dell'uomo deriva da quello di Dio. Anche Dio è Compagnia, perché è tre persone in una.
5) ciascun bambino ha i tratti somatici del padre e della madre… anche il nostro cuore è a immagine del Padre (Dio). Noi che assomigliamo al nostro Padre celeste, abbiamo nel cuore l'immagine della Trinità e quindi il desiderio di non essere soli, ma piuttosto di amare l'altro.
6) una delle espressioni più belle dell'amore per il fratello è l'AMICIZIA. Come si vive bene un’amicizia? L’amicizia è come una piantina che va innaffiata. Se la nutri cresce, dura e metter fiori; se no, per quanto bella sia, si appassisce.
7) come si nutre l’amicizia? Innanzitutto con la condivisione (vivendo le cose insieme – passando del tempo insieme). Poi con il dialogo (conoscersi, aprirsi all’altro, mostrargli ciò che siamo dentro). E il dialogo necessità di verità. Se raccontiamo bugie, agli altri mostriamo ciò che non siamo. Che amico è se non posso dire con lui la verità, senza paura che si offenda o mi giudichi? Impariamo a essere sinceri e ad ascoltare chi si apre con noi senza giudicarlo o metterlo in imbarazzo.
8) fondamentale nutrimento per l’amicizia è l’Unità con Dio. Cioè avere una fede comune, pregare insieme, pregare l’uno per l’altro.
9) si può essere amici per sempre. Dobbiamo desiderare di essere amici per sempre. Pensare al futuro insieme. Altrimenti siamo solo un’ “allegra compagnia” che prima o poi si dividerà.
10) Gesù santifica l’amicizia: anche lui infatti ha degli amici e degli amici del cuore. Con loro dialoga nella verità (in verità vi dico) e condivide esperienza. Prega per loro e li porta nel cuore.
11) voler bene un amico vuol dire “volere il suo bene”, cioè prodigarsi affinché egli riceva cose positive.
12) l’amicizia è anche sacrificio. Per l’amico si fanno sacrifici. E non bisogna mai farglieli pesare. “all’amico zoppo non si chiede di ballare”. 

mercoledì 21 novembre 2012

Pensiero di San Pio n°28

martedì 20 novembre 2012

Il Papa all’udienza generale del "12 Gennaio 2011" parla di Santa Caterina da Genova: il Purgatorio non è un luogo ma un fuoco interiore




◊   Santa Caterina da Genova, una laica vissuta a cavallo tra la metà del 15.mo secolo e il primo decennio del 16.mo, è stata questa mattina al centro dell’udienza generale di Benedetto XVI in Aula Paolo VI. Il Papa si è soffermato in particolare sulla descrizione che la Santa fece del Purgatorio, da lei indicato come una condizione interiore dell’anima che risale gradualmente all’originaria purezza divina. Al termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ribadito che l’epoca attuale mette in luce per i cristiani “l’urgenza” di annunciare il Vangelo “con la loro vita”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Non un luogo di tormenti sottoterra, ma un fuoco interiore che purifica l’anima. Cinquecento anni fa, così una donna genovese – che di mestiere faceva la direttrice del più grande ospedale cittadino dell’epoca – descrisse il Purgatorio. Nessuna scena apocalittica, come sarebbe stata più in tono con la sensibilità del tempo, ma l’immagine semplice e moderna di una fiamma che, consumando il peccato, riporta l’interiorità di un essere umano alla primitiva lucentezza. Ai novemila fedeli assiepati in Aula Paolo VI, Benedetto XVI ha riproposto la visione per cui la Santa di Genova passò alla storia, inquadrandola all’interno della sua vita di moglie e persona socialmente in vista, tentata da un decennio di mondanità che produce solo “vuoto” e “amarezza”, fino ad approdare all’incontro cruciale con Gesù, il 20 marzo 1473, durante una confessione bruscamente interrotta:


“Inginocchiatasi davanti al sacerdote, ‘ricevette - come ella stessa scrive - una ferita al cuore, d’un immenso amor de Dio’, con una visione così chiara delle sue miserie e dei suoi difetti e, allo stesso tempo, della bontà di Dio, che quasi ne svenne. Fu toccata nel cuore da questa conoscenza di se stessa, della vita vuota che conduceva e della bontà di Dio. Da questa esperienza nacque la decisione che orientò tutta la sua vita, espressa nelle parole: ‘Non più mondo, non più peccati’”.


Parte da qui, ha proseguito il Papa, la “vita di purificazione” di Caterina, segnata da un “costante dolore” per il peso del peccato, da un profondo contatto con Cristo nella preghiera e dall’acuta percezione della bontà di Dio. In questa esperienza di progressiva “unione mistica” – più tardi raccolta e descritta in un libro dal suo confessore – la futura Santa matura la sua percezione del Purgatorio. Una visione “originale”, ha riconosciuto il Pontefice, che pure non si configura come una vera e propria “rivelazione”:


“Il primo tratto originale riguarda il ‘luogo’ della purificazione delle anime. Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio: si pensava a un certo spazio, dove si troverebbe il Purgatorio. In Caterina, invece, il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il Purgatorio, un fuoco interiore”.


In questa immagine e nei pensieri con i quali Caterina l’accompagna si condensa, ha considerato Benedetto XVI, il raffronto tra il “profondo dolore” patito per le sue personali miserie e l’“infinito amore di Dio” che l’ha perdonata. Anche questo influisce sull’immagine che la Santa genovese ha del Purgatorio:


“Non si parte, infatti, dall’aldilà per raccontare i tormenti del Purgatorio - come era in uso a quel tempo e forse ancora oggi - e poi indicare la via per la purificazione o la conversione, ma la nostra Santa parte dall’esperienza propria interiore della sua vita in cammino verso l’eternità (…) L’anima è consapevole dell’immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l’amore stesso a Dio diventa fiamma, l’amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato”.


La spiritualità dei Caterina da Genova, ha osservato il Papa, si nutre di fonti teologiche antiche, come spesso accade nei Santi che sviluppano un intenso rapporto con il soprannaturale attraverso le letture sacre. Una costante che ha fatto soggiungere al Pontefice:


“I Santi, nella loro esperienza di unione con Dio, raggiungono un sapere’ così profondo dei misteri divini, nel quale amore e conoscenza si compenetrano, da essere di aiuto agli stessi teologi nel loro impegno di studio, di intelligentia fidei, diintelligentia dei misteri della fede, di approfondimento reale dei misteri, per esempio di che cosa è il Purgatorio”.


Attorno alla donna, immersa con grande disponibilità nei suoi doveri di responsabile d’ospedale, si coagulano negli anni entusiasmo e seguaci. Dio e il nosocomio, ha affermato il Papa, diventano i “poli” che riempiono totalmente la sua vita. Ma una vita tutt’altro che persa dietro e dentro fantasticherie interiori:


“Cari amici, non dobbiamo mai dimenticare che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciremo ad amare veramente chi ci sta intorno, chi ci sta vicino, perché saremo capaci di vedere in ogni persona il volto del Signore, che ama senza limiti e distinzioni. La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio”.


Proprio la particolare dedizione della Santa genovese verso gli ammalati ha suggerito al Papa un pensiero conclusivo:


“Il servizio umile, fedele e generoso, che la Santa prestò per tutta la sua vita nell’ospedale di Pammatone, poi, è un luminoso esempio di carità per tutti e un incoraggiamento specialmente per le donne che danno un contributo fondamentale alla società e alla Chiesa con la loro preziosa opera, arricchita dalla loro sensibilità e dall’attenzione verso i più poveri e i più bisognosi”.


E ai malati, così come ai giovani e ai nuovi sposi, Benedetto XVI ha poi affidato una sua premura al termine dell’udienza generale e dei saluti nelle altre lingue. “Le vicende di questa nostra epoca – ha detto – mettono ben in luce quanto sia urgente per i cristiani annunciare il Vangelo con la vita”. Siate dunque, ha concluso…


“…seminatori di speranza e di gioia (…) a beneficio della Chiesa e del mondo”.


http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/udienza12gennaio2011.htm

lunedì 19 novembre 2012

Ama di più


Quando pensi di aver fatto abbastanza nell'esercizio della carità, spingiti ancora più avanti: ama di più.

Quando sei tentato di arrestarti di fronte alle difficoltà nell'esercizio della carità, sforzati di superare gli ostacoli: ama di più.

Quando il tuo egoismo vuol farti rinchiudere in te stesso, esci dal tuo ripiegamento: ama di più.

Quando per riconciliarti aspetti che l'altro faccia il primo passo, prendi tu l'iniziativa, ama di più.

Quando ti senti spinto a protestare contro ogni ingiustizia di cui sei stato vittima, sforzati di mantenere il silenzio: ama di più.

(San Pio da Pietrelcina)

Pensiero di San Pio n°26

domenica 18 novembre 2012

Vieni Signore Gesù



Vieni Signore Gesù

Quando il nostro cuore si svuota della speranza e si riempie di scoraggiamento. 

Quando il nostro cuore si svuota dell'amore e si riempie di rancore. 

Quando il nostro cuore si svuota della luce e si riempie di incertezze sulle scelte da fare. 

Quando il nostro cuore è stanco e affaticato per il peso della croce che portiamo. 

Quando il nostro cuore si svuota della Grazia e si riempie del peccato. 

Quando il nostro cuore non ti riconosce e non ti vede nella vita quotidiana, e si riempie di sfiducia. 

Vieni Signore Gesù e riempi il nostro cuore di te!

LA DEVOZIONE DELLE TRE AVE MARIA

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Santa Matilde di Hackeborn, monaca benedettina morta nel 1298, pensando con timore al momento della sua morte, pregava la Madonna di assisterla in quel momento estremo. Consolantissima fu la risposta della Madre di Dio: "Sì, farò quello che tu mi domandi, figlia mia, però ti chiedo di recitare ogni giorno Tre Ave Maria: la prima per ringraziare l'Eterno Padre per avermi resa onnipotente in Cielo e in terra; la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi dato tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i Santi e di tutti gli Angeli; la terza per onorare lo Spirito Santo per avermi fatta, dopo Dio, la più misericordiosa".
La speciale promessa della Madonna vale per tutti, eccetto per coloro che le recitano con malizia, con l'intenzione di proseguire più tranquillamente a peccare. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell'ottenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria. Ebbene, al Congresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, P. Giambattista de Blois rispondeva così: "Se questo mezzo vi sembrerà sproporzionato, .dovete prendervela con Dio stesso che ha concesso alla Vergine tale potere. Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine SS. ma, nella potenza d'intercessione risponde con generosità proporzionata al suo immenso amore di Madre".
L'elemento specifico di questa devozione è l'intenzione di onorare la SS. Trinità per aver reso la Vergine partecipe della sua potenza, sapienza e amore.

<< Mentre Metilde pregava la gloriosa Vergine Maria di degnarsi assisterla con la sua presenza nell'ultima sua ora, la Santa Vergine le rispose:"Te lo prometto; ma tu a questo fine, reciterai ogni  giorno tre Ave Maria. Con la prima, ti rivolgerai a Dio Padre, il quale, nella sua suprema potenza esaltò l'anima mia sino a costituirmi la prima dopo Dio in cielo e su la terra; e gli chiederai ch'io ti sia presente nell'ora della tua morte per confortarti e scacciare lontano da te ogni potenza nemica.

"Con la seconda Ave Maria ti rivolgerai al Figlio di Dio che, nella sua inscrutabile sapienza, mi dotò di una tale pienezza di scienza e di intelligenza che godo della santissima Trinità con una conoscenza superiore a quella di tutti i Santi. Tu gli domanderai pure che, per questo splendore per  cui divenni un sole tanto radioso da illuminare il cielo intero, io riempia l'anima tua, nell'ora della tua morte, dei lumi della fede e della scienza, dimodochè tu sii libera da ogni ignoranza e da ogni  errore.

Con la terza, ti rivolgerai allo Spirito Santo, il quale inondandomi del suo amore mi diede tale un'abbondanza di dolcezza, di bontà e di tenerezza che Dio solo ne possiede più di me, e gli domanderai ch'io ti sia presente nell'ora della tua morte, per diffondere nell'anima tua la soavità del divino amore. Così potrai trionfare dei dolori e dell’amarezza della morte, a segno che li vedrai cambiati in dolcezza e allegrezza".

* * *

Una volta dopo aver letto il Vangelo Stabat juxta crucem, quella divota Vergine in un trasporto di amore, disse al Signore: "Raccomandatemi, o Signore, alla Madre vostra come a lei raccomandaste Giovanni il vostro prediletto".

Tosto il Signore; assecondando un tal desiderio, la rimise nelle mani di sua Madre dicendo: "Vi affido quest'anima, o Madre mia, come vi affiderei le piaghe mie. Se mi vedeste davanti a voi giacente e ferito, vorreste certo curarmi e guarirmi: così, sollecitamente confortate e consolate quest'anima in tutte le sue pene. A voi l'affido come prezzo - di me stesso, affinché vi ricordiate quanto mi sia preziosa, poiché per suo amore non dubitai di sottopormi alla morte. Ve la raccomando come l'oggetto nel quale ho posto tutte le delizie del mio Cuore, poiché: Le mie delizie sono di stare coi figli degli uomini".

L'anima disse allora: "O Signore, non vorrete Voi usare lo stesso favore a tutti quelli che vi

desiderano?" Egli rispose: "Sì, perché non fa distinzione di persone". >>

Il libro della  grazia speciale. Rivelazioni di  santa Metilde. Libro primo, cap. 46.

 

PRATICA
Prega devotamente ogni giorno così, mattina o sera (meglio mattina e sera):


Maria, Madre di Gesù e Madre mia, difendimi dal Maligno in vita e nell'ora della morte, per il Potere che ti ha concesso l'Eterno Padre.
Ave, Maria...


per la Sapienza che ti ha concesso il divin Figlio.
Ave, Maria...


per l'Amore che ti ha concesso lo Spirito Santo.
Ave Maria...


Propagate questa devozione perché

"CHI SALVA UN'ANIMA, HA ASSICURATO LA PROPRIA" (Sant'Agostino)

"NULLA È PIÙ INUTILE DI UN CRISTIANO CHE NON SI ADOPERA A SALVARE GLI ALTRI" (San Crisostomo)

sabato 17 novembre 2012

Pensiero di San Pio n°25

venerdì 16 novembre 2012

Il Papa ai giovani per la Gmg di Rio: siate voi il cuore e le braccia di Gesù


“Non temete di proporre ai vostri coetanei l’incontro con Cristo”:
è l’esortazione che Benedetto XVI rivolge a tutti i giovani del mondo,
nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro,
in programma dal 23 al 28 luglio 2013 sul tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli!”.
Nel messaggio, pubblicato oggi, il Papa indica in Internet uno dei campi principali
in cui i giovani devono rafforzare il loro impegno missionario.

Come vediamo dalla statua sul Corcovado, afferma, il cuore di Gesù “è aperto all’amore
verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno”.
Di qui l’esortazione ai giovani: “Siate voi il cuore e le braccia di Gesù”,
testimoniate il suo amore, “siate i nuovi missionari animati dall’amore
e dall’accoglienza”.

Lasciatevi condurre dalla forza dell’amore di Dio, lasciate che questo amore vinca
la tendenza a chiudersi nel proprio mondo”. Abbiate, esorta ancora, “il coraggio
di partire da voi stessi per andare verso gli altri e guidarli all’incontro con Dio”.
Né, aggiunge, bisogna avere timore quando ci si sente “inadeguati, incapaci,
deboli nell’annunciare e testimoniare la fede”. Per dare una testimonianza forte,
rileva, bisogna però radicarsi “nella preghiera e nei Sacramenti”. L’evangelizzazione,
infatti, “nasce sempre dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo prima parlare
con Dio per poter parlare di Dio”. E non manca di ricordare quanti, anche giovani,
sono chiamati a “dare prova di perseveranza” e in alcune regioni del mondo non possono
“testimoniare pubblicamente la fede in Cristo per mancanza di libertà religiosa”.
Il Papa conclude il suo messaggio ricordando ai giovani che “per restare saldi
nella confessione della fede cristiana” hanno bisogno della Chiesa.
“E’ dunque sempre come membri della comunità cristiana – avverte – che noi offriamo
la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione
che viviamo nella Chiesa”.


http://it.radiovaticana.va/news/2012/11/16/il_papa_ai_giovani_per_la_gmg_di_rio:_siate_voi_il_cuore_e_le_braccia_/it1-639436


mercoledì 14 novembre 2012

MADRE TERESA - UN AMORE STRAORDINARIO


Non disperdiamo il nostro vigore in cose inutili, ma concentriamo
i nostri sforzi nella ricerca dell' Amore.
(B.Madre Teresa di Calcutta)


lunedì 12 novembre 2012

Pensiero di San Pio n°24

domenica 11 novembre 2012

Maturità intellettuale



L'autentica maturità intellettuale va sempre di pari passo con la semplicità. Questa non consiste nella superficialità della vita e del pensiero né nella negazione della problematicità del reale, bensì nel saper cogliere il centro di ogni questione e nel saperla ricondurre al suo significato essenziale ed al suo rapporto con l'insieme. La semplicità è sapienza


Giovanni Paolo II

RIFLESSIONE SULLA PREGHIERA DEL “PADRE NOSTRO”

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Benevento 18 giugno ’09

Relatore fr. Luciano M. Pugliese  

In questo incontro tratteremo la preghiere del “Padre nostro”, che è l’unica preghiera che ha insegnato Gesù ai suoi discepoli, e una preghiera semplice nel dirla, ma difficile nel suo contesto, intensa e ricca nel suo insegnamento; è la preghiera che ci unisce in un vincolo d’amore verso il Padre.

Ecco come viene classificata da alcuni grandi santi e dottori della Chiesa, è “la sintesi di tutto il Vangelo” ci dice Tertuliano; è “la preghiera perfettisima” afferma san Tommaso d’Aquino, sant’Agostino invece ci dice che “la preghiera è una ginnastica del desiderio”, la preghiera del Pater e posto al centro del discorso della montagna.

Ma cerchiamo di capirla passo dopo passo.

PADRE”: In aramaico si dice “Abbà”. Sappiamo che è il grido dello Spirito, che Dio ha mandato nei nostri cuori che è la prova, che, non solo siamo chiamati per nome, Dio ci chiama e ci conosce uno per uno, ma che siamo realmente figli.

Abbà che non significa padre ma papà, che come sappiamo e un termine affettuoso e famigliare, sono le prime parole che un bimbo dice, che apre il cuore e lo fa sciogliere in lacrime, il neo papà che si sente chiamare papà dal proprio figlio.

NOSTRO”: Perché diciamo nostro e non mio? Perché il padre di Gesù che chiama padre Dio e attraverso di lui ed in lui che ci rende uniti a Dio essendo fratelli di un unico Padre e così diventa nostro, la paternità di Dio fonda la fraternità, il “nostro” esprime una relazione totalmente nuova con Dio, e ci apre all’universalità, il “mio” sembrerebbe un atto di egoismo, che poi in intimità nella preghiera del cuore lo chiamo Padre mio stammi vicino e diverso, perciò quando dice Gesù quando pregate dite “Padre nostro” perché ci rende uniti. Infatti diciamo “nostro” perché la chiesa di Cristo è una moltitudine di fratelli che hanno “un cuor solo e un’anima sola”.

Qua possiamo pensare a quando Gesù dice “Ama il tuo prossimo come te stesso”, o “Amatevi gli uni gli altri con amare fraterno”, con la carità perfetta, che è vincolo di perfezione.

CHE SEI NEI CIELI”: Perché non che “sei” nel cielo? Questa espressione biblica non indica un luogo, ma un modo di essere, Dio è al di là e al di sopra di tutto; E una formula che a prima vista sembra allontanarci dal Padre, ma, in realtà è una formula che gli ebrei indicano la presenza di Dio dall’alto che si prende cura di tutto il mondo, ci guarda e ci osserva dall’alto, il cielo poi designa la vera casa, la vera patria del padre, noi viviamo già in essa nascosti in Cristo in Dio.

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME”: Glorificare il suo nome è il riconoscerlo come Dio onnipotente e glorificarlo, dargli ogni lode, e il riconoscerlo come santo, è la santità del suo nome è riconosciuta da noi suoi figli quando noi diverremo “perfetti come e perfetto il Padre”. Come lo santifichiamo il nome di Dio? Con la nostra vita, le nostre azioni, il nostro amare l’altro come fratello ed il nostro operare che si completa nei suoi sacramenti che ci ha lasciati attraverso il sacrificio del Figlio sulla croce, se tutti lo riconoscerebbero come egli è si sta realizzando il Regno.

VENGA IL TUO REGNO”: Che cose il Regno di Dio? Gesù lo rappresenta in vari modi, con varie parabole, la Chiesa invoca la venuta finale del Regno attraverso il ritorno di Cristo nella gloria. Il Regno del Padre e la fraternità dei figli. Quali sono i frutti di questo regno, che e già qui se lo vogliamo pregustare nell’attesa della sua venuta: Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza ,bontà, fedeltà, mitezza e libertà. È la fine di ogni schiavitù e ingiustizia, egoismi malvagità ecc.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ”: La volontà di Dio, che è Padre, è la fraternità tra di noi che compie ogni giustizia.

La volontà e la facoltà di volere e di amare il bene, e la volontà che tutti gli uomini siano salvi, noi preghiamo il Padre che si unisca la nostra volontà alla volontà del Figli, unità alla Vergine e ai Santi.

COME IN CIELO COSI IN TERRA”: L’amore che è in cielo tra il Padre e il Figlio, sia in terra tra gli uomini, e cosi siano fratelli tra di loro.

L’espressione terra conclude quella prima parte della preghiera e segna il passaggio alla seconda, il cui il cielo scende sulla terra come pane, perdono e vita filiale e fraterna. Ora dopo aver santificato e invocato il Padre adesso invochiamo il nostro bisogno di figli e ci impegniamo ad amarci ad perdonarci e a servire con gratuità.

DACCI OGGI IN NOSTRO PANE QUODITIANO”: Se si fa caso anche questa innovazione che facciamo e in plurale, “dacci il nostro”, chiedo di darmi il pane per me e per i miei fratelli che sono sparsi nel mondo, perché e il pane del Padre che mi fa figlio e fratello di tutti, il pane è la vita, ma il nostro pane deve essere la sua Parola che si fa carne nell’amare i fratelli, è l’abbandono fiducioso dei figli nel Padre di cui mai ci abbandonerà.

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI”: Questa domanda che noi volgiamo ci permette di vivere come fratelli e di sentirlo come Padre. Analizziamo ogni parola: “Rimetti” in greco è mandar via, allontanare. I nostri debiti che ci stanno addosso come peso e non ci lasciano respirare, ci libera da questi pesi il perdono, la carità, l’amore.

A noi”: Come il chiedere il pane cosi chiedo per me e per tutti il perdono e la lontanza del male.

I nostri debiti”: Il termine traduce una parola ebraica che significa debito o peccato. A Dio noi dobbiamo tutto quello che siamo e abbiamo, Gesù ci insegna ancora una volta a metterci dinanzi al Padre nella verità. Noi siamo fragili, poveri e peccatori, il Padre ci conosce e conosce queste nostre debolezze e ci accoglie, ma anche noi dobbiamo accogliere e capire quelle degli altri, il perdono lo si riceve quando lo si dà.

L’amore vive di dono e di perdono: sé nel bene e dono, nel male cresce il perdono. La salvezza e passare dalla logica del debito e della colpa a quella del peccato e del perdono.

COME ANCHE NOI L’ABBIAMO RIMESSI AI NOSTRI DEBBITORI”: Si suppone che quando ci mettiamo dinanzi al Padre a chiedergli il perdono è perché già noi lo abbiamo dato al fratello e ci siamo ricongiunti e riconciliati, se non perdono non posso essere figlio! Il perdonare non è un dono che faccio a lui, ma che da lui ricevo: perdonando ricevo lo Spirito del Padre.

La misericordia entra nel nostro cuore solo se noi pure sappiamo perdonare cosi come fa il Padre verso di noi, perfino ai nostri nemici. Per questo il perdonare è il miracolo più grande che possiamo fare e donare, che fa resuscitare un morto: è nascere alla vita immortale.

FA CHE NON ENTRIAMO IN TENTAZIONE”: Dio non tenta e non ci induce in tentazione, ci può metterci alla prova quando noi lo invochiamo e gli dedichiamo la nostra esistenza, è invece colui che ci da la forza di non cadere. Le tentazione fanno parte del nostro cammino, con la tentazione noi invochiamo il Padre, perché in essa diventa luogo di vittoria e non di sconfitta. Noi chiediamo a Dio di non lasciarci soli in balia del vento. Domandiamo allo Spirito di saper discernere, da una parte, fra la prova che fa crescere nel bene e la tentazione che conduce al peccato e alla morte, dall’altra parte, fra essere tentati e consentire alla tentazione.

Questa domanda al Padre ci consente di essere uniti al figlio che sconfigge la tentazione con la preghiera.

MA LIBERACI DAL MALIGNO”: Quest’ultima domanda ci indica che colui che ci vuole dominare e il maligno, il male e satana, che ha come alleato le nostre passioni, debolezze e fragilità. L’opera di Dio e strapparci da essa e custodirci nel suo amore, solo con la preghiera incessante si può ottenere questo l’essere liberati dal male, il male si sconfigge con la carità, l’umiltà, l’amare, il perdonare.

San Francesco dove si situa in questa preghiera, sappiamo che ha fatto il commento al Padre nostro, ebbene per Francesco la preghiera del “Padre nostro” è un vero e proprio specchio di vita, è un programma di santità.

Francesco ci invita proprio ad amare e a vivere questa preghiera di Gesù. Francesco ha vissuto a pieno tutta la delizia di chiamare Dio “Padre nostro” e ci invita a chiamare anche noi Dio “Padre nostro”.

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