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mercoledì 17 aprile 2013

IL VERO VOLTO DI MARIA SANTISSIMA


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IL VERO VOLTO DI MARIA SANTISSIMA

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Storia dell’immagine lasciata dalla Vergine in un incontro con la“Serva di Dio” Luigina Sinapi con il messaggio: “Fate quello che Egli vi dirà
Il “regalo” della Madonna a Luigina
Ella attendeva, come ogni primo sabato del mese, la visita della “Mamma” nella sua casa di via Urbino, e più esattamente nella sua Cappellina; ma quel sabato la Madonna non era venuta. Luigina si fece triste e, per consolarsi, pensò di proiettarsi alcune immagini sacre, ed in particolare le diapositive dei Luoghi Santi.
Un’abitudine, questa, che incrementò dopo il pellegrinaggio in Terra Santa, avvenuto nell’agosto 1967. Sulla parete che funge da schermo, ecco che arriva, nell’ordine , la diapositiva della località, Cana, luogo dell’evangelico “Festino di Nozze”, dove Gesù “diedi inizio ai suoi miracoli”.

All’’improvviso la scena si anima per la presenza reale della Madre di Gesù che intercede preso il Figlio. Maria è rivestita della Veste di Nozze, ed è adorna dei “gioielli della Casa di Davide”, dono dello Sposo Giuseppe: due magnifici orecchini di perle e una fibula analoga sull’omero a fermare la lieve cadenza del manto. Un tessuto impalpabile, quasi un velo, bianco, poggia sul suo capo. In una prima posa la

Vergine è rivolta con gli occhi al Figlio e dice a Lui: “Non hanno più vino”. In un’altra posa, la seconda, l’immagine si presenta il sembiante verginale della “Donna”, allorché la Madre di Gesù, rivolta ai servi, pronuncia le arcane parole: ”Fate quello che Egli vi dirà”. Nell’atto di allontanarsi la Madonna dice a Luigina: “Ti lascio un regalo, vedi!”, e aggiunge: “In Me troverai Gesù”.
La testimonianza è di Don Attilio Malacchini, Paolino, che fu con lei in quel pellegrinaggio, e, successivamente, provvide Luigina del proiettore, preso in affitto vicino Porta Cavalleggeri, nonché delle diapositive. Maria indossava abitualmente il costume del suo popolo, di tessuto bigio, ma usava per le festività anche un abito turchino con ricami d’argento. Sono particolari, questi, dati da Luigina. Luigina constata che la presenza della Madre di Gesù alle “Nozze di Cana” ha impressionato per due volte il materiale adoperato per la proiezione, producendo il ritratto della Madre di Dio in due pose diverse.

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Essa chiamerà l’effige “La Vergine alle Nozze di Cana”.
L’evangelica “Festa di Nozze” è il misterioso grembo da cui è sorta l’immagine. Quale “regalo” più bello avrebbe potuto lasciarle, la “Mamma”? Più desiderato? Ma Luigina era anche depositaria di un materno avviso: “In me troverai Gesù”, le aveva detto la “Mamma” all’’atto di allontanarsi. Quali parole misteriose, queste! Luigina dapprima non le intende. La sua fede, fede di “eventi maturati in silenzio”, diventa operosa attesa. Sorge la viva esigenza di decifrare il senso delle arcane parole. Il giubilo del materno “regalo” era attraversato da quella domanda. Ed ecco, a un tratto, la sublime, consolante scoperta: nel Volto bello e santo della “Mamma”, c’era –c’è– ben visibile, il Volto di Gesù.
Bisogna coprire con un foglio bianco la parte sinistra del Volto della Madre, perché nella parte destra emerga una sagoma, uguale e diversa: l’immagine del Figlio. I sembianti del Figlio e del Figlio e della Madre sono uguali, ma non identici, nei tratti e nelle espressioni.
Luigina cerca una conferma alla sua scoperta e la trova in modo convincente nell’unico termine di paragone irrefragabile: i tratti del Salvatore presenti nel Volto della “Donna” che intercede alle Nozze di Cana, sono conformi al divino sembiante dell’Uomo  della Sindone, l’unico archetipo dell’Uomo–Dio.
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 Nel regalo fatto dalla “Mamma” a Luigina “il Figlio di Maria” è conforme nei tratti al Volto della Madre. Ma la Madre, “Figlia del Suo Figlio”, è conforme a Lui. Allorché Luigina mostrava nel volto di Maria il volto adorabile del suo Gesù era presa da un’intima consolazione. Era questo il messaggio più grande dell’immagine: “ –e cioè in Me– troverai Gesù”, aveva detto la “Mamma”. Le riproduzioni Luigina attribuiva molta importanza a questa compenetrazione fisionomica del Figlio e della Madre e, con Lei, anche Padre Raffaele Preite, il Servo di Maria che le fu “amico e fratello per venticinque anni”.
L’autodefinizione di Padre Raffaele sta nell’unica intervista, concessa a “Prospettive 2000”, che egli stesso diffondeva.
Padre Raffaele Preite diffondeva la “foto” della “Vergine alle Nozze di Cana” con poche parole, solo qualche espressione diretta e franca, esercitando una delicatissima  forma di equilibrio tra il proporre e il non imporre. O meglio, egli dava l’immagine a chi credeva fosse pronto ad accoglierla. Ma egli, nelle “retrovie” del suo ministero sacerdotale, ad insaputa di tutti, combatteva a favore dell’immagine un’altra singolare battaglia, quella di farla riprodurre: un’impresa che non sempre gli riusciva. “Se non è scritto, non riesce”, diceva. Ma era anche un avvertimento. Significava: “Non a tutti riesce”. La sorella di Padre Raffaele, Paolina Preite vedova Letizia, ricorda: “Quando la dava per riprodurla, a qualche fotografo si rompeva l’obiettivo. È capitato a Roma ma anche a Spongano. Uno dei nostri fotografi, quando ripeteva, ripeteva i tentativi, ma non credeva, si rompeva l’obiettivo.” Si spiega così il piccolo capitale di immagini di diverso formato ed esecuzione che alla sua morte è accaduto di trovare nella valigia dove aveva disposto con estrema precisione tanti suoi documenti. Padre Raffaele le aveva accumulate amorosamente, quelle foto, sovvenendo, certo, alle spese di suo. Le copie del materno “ricordo” a Luigina da lui realizzate, egli le distribuiva con parsimonia nel tempo: le ha lasciate come impreveduta sua eredità. Per quello che riguarda la prima riproduzione dell’ “originale” e cioè l’impressione della Sua Presenza lasciata come “regalo” a Luigina dalla Madonna, se ne occupò il fisico On. Prof. Enrico Medi, a quel tempo vicino a Luigina.
Il Santo Padre Pio XII aveva disposto che si instaurasse una collaborazione della carismatica romana con lui all’’Istituto Nazionale di Geofisica. L’On. Medi sottopose l’immagine, ma senza denunciarne l’origine, alla perizia di un esperto dell’Università “La Sapienza”.


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Da questa perizia gli viene risposto che la persona rappresentata era di razza semitica e propriamente del Medio Oriente. L’On. Medi estese le sue indagini scientifiche anche negli Stati Unititi avvalendosi delle strutture di elaborazione dati dalla N.A.S.A.; lo ricordano Alfonso Malacchini dell’Istituto Nazionale di Geofisica, Pina Nuccitelli Sinapi e Maria Rosaria Calabrese. Alla morte di Luigina, il 17 Aprile 1978, nel trambusto, nel via vai di gente che si verificò nella sua casa, il Padre Raffaele Preite ebbe “un solo pensiero”, com’egli mi disse più tardi, e cioè ritrovare il cosiddetto “negativo” –che negativo non era– e cioè recuperare la matrice dell’immagine. “La ritrovai fortunatamente dentro il suo passaporto”, mi disse, “posto in un cassetto”. Ma l’immagine originale sembra essere scomparsa, vale a dire non sia più tornata nella casa di Via Urbino.

Da ogni mia immagine, anche la più povera, effondo la mia benedizione sui miei figli”, dice la Madonna a Luigina. “Mamma, Ti amerò e Ti farò amare come mai sei stata amata”, aveva detto Luigina a Maria Santissima. La “Madre universale”, le ha dato uno strumento perché possa davvero essere “amata come mai è stata amata”, perché possano essere accorciate le distanze tra Lei e tutti i Suoi figli.
Così che l’amore per lei possa parlare “a tu per tu” con ciascuno. In ogni punto della terra.
La storia di Luigina Sinapi su 
http://blog.studenti.it/biscobreak/2013/04/luigina-sinapi/)
(tratto da http://digidownload.libero.it/adveniat/04/articoli/vm_art06.pdf)
L'articolo IL VERO VOLTO DI MARIA SANTISSIMA su Maria Regina dell'universo ✞ ☧ (Biscobreak gusto paradiso).

Il Canto e la Preghiera in Lingue



LA PREGHIERA DI LODE A DIO, LA PREGHIERA SPONTANEA, IL CANTO DEGLI ANGELI

"Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili" (Rm 8, 26).

L'esperienza degli esorcisti e dei gruppi che praticano abitualmente preghiere di liberazione, ci ha fornito delle indicazioni precise su quale sia una delle forse di preghiera più efficaci nel liberare dal Maligno: la preghiera di lode.

La preghiera di lode è una preghiera che si fa sotto l'azione dello Spirito Santo immergendosi nella pienezza dell'amore di Dio. Nella preghiera di lode, tutto è luce, tutto è amore, tutto è gioia. Lodare Dio significa elevarsi al di sopra delle nostre miserie umane e inneggiare alla Sua gloria con tutto il nostro essere.

La preghiera di lode è la preghiera degli Angeli - il canto degli Angeli - che sono al cospetto di Dio. La preghiera di lode è un immergersi nello sconfinato amore di Dio abbandonandosi sotto la giuda dello Spirito.

I demoni risentono fortemente della preghiera di lode, non solo perché è una preghiera potente, ma anche perché con essa rivivono ciò che di più prezioso hanno perso: la possibilità di abbandonarsi con fiducia tra le braccia amorose del Creatore in una lode gioiosa.

Qui, però, c'è da specificare è un passaggio importante. La preghiera di lode si può fare in diverse maniere: si possono usare i salmi o altre espressioni della Bibbia, o anche preghiere già codificate dalla Chiesa… Ma una delle forme più "efficaci" è quella spontanea. E a questo riguardo spicca su tutti il "canto in lingue".

Molto praticato dai gruppi del Rinnovamento nello Spirito, il canto in lingue esprime una forma di preghiera spontanea per monosillabi. Mi spiego. Cantare in lingue non significa parlare lingue sconosciute: sotto l'azione dello Spirito ci si lascia andare ad una preghiera di lode che non si articola con parole e frasi di senso compiuto, ma, al contrario, con "gemiti" ed espressioni apparentemente senza senso che richiamano in un certo senso quelli che sono i monosillabi pronunciati da una mamma quando si stringe al seno il figlio.

Sant'Agostino chiamava questo tipo di preghiera: preghiera in jubilo.

"Chi è nella gioia non dica parole; la sua gioia si fa capire senza che egli vi aggiunga parole: è il canto di un'anima che la gioia inonda e che può esternare dei sentimenti senza arrivare a formare delle frasi. L'uomo che è nella gioia, cominciando dalle parole che non possono né dirsi né comprendersi, giunge a una specie di grido in cui la felicità scaturisce senza parole" (Sant'Agostino, Commento al Salmo 90).

Concludo riportando la testimonianza di due tra i più noti esorcisti italiani riguardo a questo argomento.

"In sostanza si tratta di preghiere di adorazione a Dio, parole senza un significato compiuto. La prima volta che mi è accaduto di sentire queste preghiere mi dissi: ma qui sono una gabbia di matti! Poi ci ho preso gusto… Personalmente non ho il dono della preghiera in lingue, ma la ascolto volentieri. E poi funzionano!" (Padre Amorth intervistato da Marco Tosatti, Memorie di un esorcista, Ed. Piemme, Milano 2010, pag.186).

E ancora, l'esorcista siciliano padre Matteo La Grua.

«La preghiera in lingue è una preghiera nello Spirito. L'esperienza ci insegna che i demoni sono molto sensibili alla preghiera in lingue. Nel corso di una liberazione, quando già parecchi demoni erano usciti ma altri resistevano tenacemente, domandammo per telefono alla comunità riunita in preghiera a parecchi chilometri di distanza di venirci in aiuto. Ci aiutarono pregando in lingue: "Chi sono questi che cantano lontano, che sono queste lingue che io sento?" disse lo spirito che teneva legata la ragazza, e, dopo averla rotolata a terra per parecchi metri, fuggì ruggendo».


(Matteo La Grua, La preghiera di Liberazione, Ed. Herbita, Palermo 1985, pag. 89).
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