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domenica 9 giugno 2013

9- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO IX.

I. La Comunione riparatrice.

- « Il mio divin Salvatore, dice la Beata, mi or­dinò di comunicare il venerdì primo d' ogni mese, a fine di riparare quanto era possibile gli oltraggi da lui ricevuti durante il mese precedente nella santissima Eucaristia.

Uno di questi venerdì, nella santa comunione ei disse queste parole alla in­degna sua schiava, s' ella non s'inganna: Io ti prometto nell'eccesso della misericor­dia del mio Cuore, che l'amor suo onni­potente concederà la grazia della penitenza finale a tutti quelli che per nove continui primi venerdì del mese si comunicheranno che essi non morranno nella mia disgrazia, nè senza ricevere i sacramenti, ed esso si renderà loro asilo sicuro nell'ora estrema ».

Ella sperimentò anche sovente la virtù prodigiosa della comunione riparatrice ap­presso il divin Cuore; e così ella scrive essersi un giorno intesa dire: « Mira, o figliuola, i mali trattamenti arrecati a me da quest' anima che viene a ricevermi; essa rinnovella i dolori tutti di mia passione! Io me gli gettai appiedi compresa di spavento e di dolore, bagnandoli delle mie lacrime che non potea ritenere, e dicendo o Signor mio e mio Dio, se vale la mia vita contro queste ingiurie, quantunque le mie fatte a voi sofferire sieno mille volte più grandi, eccola! Io sono vostra schiava; fate di me tutto quello che a voi piacerà. - Voglio, egli rispose, che allorquando io ti darò a conoscere i mali trattamenti che ricevo in quest'anima, tu dopo avermi ri­cevuto, ti postri a' miei piedi per farvi onorevole ammenda al mio Cuore, offeren­do però al mio Padre il sanguinoso sacri­ficio della croce e tutto il tuo essere in omaggio al mio e in riparazione delle inde­gnità sofferte da me in qual cuore.

Io rimasi colpita da stupore udendo somiglianti parole di un'anima, lavata po­c'anzi nel sangue prezioso di Gesù Cristo; ma la medesima voce tornò a dirmi: Non è già ella in peccato, ma la volontà di peccare non è ancora uscita dal suo cuore; il che ho io più in orrore che l'atto stesso dei peccato, essendo questo un applicar per dispregio il mio sangue sopra un cuore corrotto, a misura che la volontà al male è radice di ogni corruzione. A tali parole io soffersi pene grandi, chiedendo senza cessare misericordia da nostro Signore, il quale mi disse un giorno di Pasqua dopo la comunione: Ho ascoltato i tuoi gemiti ed inclinato la mia misericordia su di quel­' l'anima. Il che molto mi consolò ».

II. L'ora santa.

Nostro Signore, chie­dendo alla santa Margherita la comunione del primo venerdì, le aveva ordinato ancora di passare un'ora della notte dal giovedì al venerdì per orare l'agonia del suo sacro Cuore. Ecco le parole di lui: « Ti comunicherai ogni venerdì primo del mese; ed ogni notte dal giovedì al venerdì io farotti partecipare alla mortale tristezza da me voluta soffrir nel Getsemàni; la quale tristezza ti ridurrà, senza che tu lo possa comprendere, ad una specie di agonia più dura a sopportare che la morte. E per ac­compagnarmi nell'umile preghiera da me già offerta al Padre, ti leverai fra le undici e le dodici e prostrerai col volto a terra, sia per placare la collera divina implorando misericordia, sopra i peccatori, sia per ad­dolcire in qualche maniera l'amarezza mia nell' abbandono degli apostoli, la quale mi costrinse a rimproverarli di non poter Ve­gliare un'ora con me. Durante quest' ora tu farai com' io t'insegnerò ».

Tal è la prima rivelazione sull'ORA SAN­TA, esercizio, comē si vede, di orazione vocale o mentale, in omaggio al Cuor di Gesú nelle supreme sue angoscie durante la notte della passione. Al presente per fa­cilitare così bella pratica, arricchita di in­dulgenza plenaria, si può scegliere a piacere un'ora della sera dal giovedì al venerdì. Le seguenti parole della Beata potranno servire di pascolo 'alle anime divote.

Considerando attentamente l'oggetto unico del mio amore, nell'orto degli Ulivi immerso nella tristezza e nell'agonia di un dolore rigorosamente amoroso, e senten­domi forte stimolare dal desiderio di par­tecipare alle dolorose ambascie di lui, egli mi disse: Quivi ho io più sofferto interior­mente che in tutto il resto della mia pas­sione, vedendomi nell'abbandono universale del cielo e della terra, carico dei peccati di tutti gli uomini; con questi sono apparso innanzi alla santità di Dio il quale, non riguardando alla mia innocenza, mi ha tra­volto nel suo furore, facendomi bere il calice contenente tutto l'amarissimo fiele della sua giusta indignazione, come dimen­tico del nome di Padre per sacrificarmi alla giusta sua collera; non vi è creatura vale­vole a comprendere la grandezza dei tor­menti sofferti allora da me; della medesima natura di quelli che prova l'anima peccatrice dinanzi al tribunale della divina Santità, che si aggrava tremenda sopra di essa, la conquassa, la opprime, la inabissa nel suo giusto furore ».

III. Altre pratiche volute da Gesù in onor del suo Cuore.

- Leggiamo nella vita della Santa, con' ella fra le sue novizie aveva introdotto la pia usanza che si po­trebbe dire il germe dell' associazione della Guardia d'onore del sacro Cuore. Raccomandava loro di esser fedeli in ricordarsi, al suono dell'orologio, dell'ora e del mo­mento avventurato nel quale venne per ope­ra dello Spirito Santo formato nel seno purissimo di Maria Vergine quel Cuore adorabile, aggiungendo alcune, parole di ringraziamento al divin Cuore per la sua carità infinita verso tutti gli uomini.

Gesù anche avea raccomandato di pro­pagar gli abitini del sacro Cuore, e la Santa scrivevae ad una superiora così: « Io mi sento proprio spingere a dirvi in nome del nostro Maestro, com' egli desidera che fac­ciate incidere l'immagine del suo Cuore, affinchè chi vorrà in qualche speciale maniera onorarlo, possa, tenerne immagini in casa ed altre piccole da portarsi addosso.

Così ella scriveva intorno a varii uffici dal Signore voluti ad onor del suo Cuore. « Suora N. si travaglia di non potere niente pel sacro Cuore: ma egli le ha dato il suo ufficio' di Mediatrice per chiedere al Padre di far conoscere questo sacro Cuore, allo Spirito Santo di farlo amare, alla beata Ver­gine di adoperarsi a fine che quanti si vol­geranno ad esso sentano gli effetti del suo potere. Una egli ne desidera per lo stesso ufficio anche tra voi, ma la vuol tirata a sorte, e felice la chiama, poichè anch' egl si farà. suo Mediatore. Voi la potrete cam­biare ogni anno.'

« lnoltre egli domanda una Riparatrice ché a' Dio chieda umilmente perdono di tutte le ingiurie a lui fatte nell' augusto Sa­cramento dell'altare. Questa potrà umil­menie confidare che anch' egli otterrà grazia e perdono per lei. La cangerete come la precedente. Oficio vostro poi sarà di offe­rire quanto farassi di bene a suo onore e secondo i suoi sentimenti ».

IV. Atto di amorosa contrizione.

- O sacratissimo e -adorabilissimo Cuor di Gesù, eccomi umilmente prostrato innanzi a voi can cuore contrito e penetrato di vivo dolore dell'avervi si poco amato e offeso tanto co' miei traviamenti, ingratitudini, per­fidie ed altre infedeltà, onde tni sono reso indegno della vostra misericordia e di tutte r le grazie e favori del puro amor vostro. O Cuor di Gesù mio Salvatore, esercitate in me tale ufficio che vi costa sì caro e non perdete il frutto di tante pene e di una morte tanto dolorosa, ma onoratela nella mia salute, affinchè, il mio cuore amar vi possa, lodare e glorificare in eterno. Se la vostra giustizia lo condanna come indegno di perdono, e si appella al tribunale del­l'amor vostro, pronto a sofferirne tutti i ri­gori anzi che venir privo un sol mbinento di amarvi. Tagliate, spezzate, bruciate; bar sta che io vi ami. Non mi rispa'i~iate nè ;corpo nè vita, quando si tratti della vostra 1Qri4. Vostra sono, 9 d vinQ amabilissimo Cuore; operate dunque la mia salute, ve ne supplico, nè mi abbandonate a me stesso, castigando i miei peccati con novelle rica­dute l Ah mille morti piuttosto che offender voi, voi ch'io amo - mille volte più della mia vita!

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