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domenica 16 giugno 2013

16- GIORNO- MESE DEL SACRO CUORE- Dagli scritti di S. MARGHERITA M. ALACOQUE

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GIORNO XVI.

I. Ancora delle divine predilezioni del sacro Cuore.

- L'anima più mortificata sarà la più favorita. - Narra di sè la Santa che avea tale avversione ad una certa qualità di cibo, che il sacrificio della vita le sarebbe stato più facile del vincerla. Non pertanto fin dal suo noviziato fermò seco stessa di provarcisi, dicendo: O vincere o morire. Ed implorato il celeste aiuto dinan­zi al Santissimo, ella compì quest' atto ge­nerosamente, animandosi colle sole parole: Nell'amore non ha luogo riserva. Ma la somma violenza dovutasi fare tenne malata per tutto il giorno, fino all'orazione della sera, quando il Signore la venne a colmare di dolcezze e di consolazioni in prova del piacere da lui gustato in quella mortifica­zione volontariamente sostenuta per suo amore. Dopo somigliante sacrificio tutte le grazie e favori divini si accrebbero e ne inondarono l' anima per modo ch' ella era costretta a sciamare: sospendete, o mio Dio, questo torrente che m' inabissa, o am­pliate in me la capacità di riceverlo». Sarebbe impossibile spiegare a qual pun­to abbia ella portato la mortificazione, da sana e da malata; ma può dirsi che era morta ad ogni piacere dei sensi. Per ono­rare la sete sofferta da nostro Signore in croce si toglieva il bere dal giovedì sera fino al sabato seguente. Passò anche cin­quanta interi giorni senza bere, ad onore della sete ardente sempre avuta dal Cuore di Gesù della salute dei peccatori.

Attesta ella di aver trovato tante deli­zie in un suo atto di eroica mortificazione servendo un' inferma, che « avrebbe ogni giorno voluto incontrare simili occasioni per imparare a vincersi, avendovi Dio solo per testimonio, il quale non mancò di si­gnificarle il piacere ch' egli ne aveva pro­vato. Perocchè la notte appresso le diede di posare per due o tre ore le labbra so­pra il sacratissimo suo Costato; ed ella dice che le sarebbe impossibile di esprimere le grazie da quel punto impresse in lei fino al fondo dell' anima ».

II. La più obbediente la farà trion­fare.

- Nella vita della Santa noi leggia­mo il seguente esempio di ubbidienza. Per distoglierla dal suo grande applicarsi all’orazione la mandavano a lavorare in giardino, in cucina e nei luoghi ed uffici più bassi, fino a guardare una giumenta nell’orto; nel qual esercizio la tennero durante il ritiro in apparecchio alla sua professione; a fine di temperare il grande incendio di amor divino che la divampava.

Un dì, essendo ella sul rompere il col­loquio onde la favoriva il Signore, per cor­rer dietro alla giumenta ed al suo puledro, egli le disse: Lasciali fare, che non arre­cheran male. Ubbidì ella piena di fede; e la comunità vide quegli animali attraver­sare il verziere; ma quando si volle sco­prirne il guasto, non fu possibile scorgere pur la traccia del loro passaggio...

« Il mio divino Maestro, così ella, mi tenea fedele compagnia fra le corse ch' io dovea fare continuamente; ed in questo tempo io ricevetti grazie così grandi, che di somiglianti non avea peranco sperimen­tate, particolarmente sul mistero della pas­sione; onde mi venne tanto amore alla cro­ce che non posso pur vivere un momento senza patire ma patire in silenzio, senza consolazione nè sollievo, e morire con questo Sovrano dell'anima mia, sopracca­rica della croce d' ogni maniera di travagli. Così per misericordia di lui mi andò tutto il tempo in siffatti esercizii, che son quelli del puro amore ».

Parlando della virtù dell'obbedienza ella dice: « Quanto all' interiore voi dovete ob­bedire fedelmente ai moti della grazia per gli atti di virtù, e quanto all'esteriore ob­bedire amorosamente a quelli che hanno autorità di comandarvi, pensando alle pa­role: Gesù Cristo fu obbediente: dunque voglio anch'io ubbidire fino all'ultimo re­spiro di mia vita. E le vostre obbedienze siano per onorar quelle di Gesù Cristo nel santissimo Sacramento. Se voi sarete fedele a fare la volontà di Dio nel tempo, anche la vostra compirassi per tutta l'eternità.

« In verità egli mi sembra che tutta la felicità di un'anima consista in rendersi con­forme alla santissima volontà di Dio. Là il nostro cuore trova la sua pace, il nostro spirito la sua gloria ed il suo riposo: e questo io credo essere il vero modo di fare la nostra, perchè l'amorosa bontà di lui si compiace contentando quella in cui non trova punto resistenza ».

III. La più silenziosa sarà la meglio ammaestrata.

- « Mantieni sempre il tuo interno in silenzio, poco parlando alle creature, ma molto a Dio, operando e patendo per suo amore.

« Col profondo silenzio loro imposto, conserva i suoi sensi interni ed esterni nel sacro Cuore del Signor nostro: silenzio in­terno, togliendo ogni pensiero inutile e ri­flessione di amor proprio per disporti ad udire la voce dello Sposo; silenzio esterno in tutto ciò che può tornare a tua lode o scusa a biasimo e accusa degli altri; silen­zio nei moti della natura immortificata che ti porti a dimostrar piacere nelle cose gio­conde, malcontento nelle contrarie; e tale silenzio sia per onorar quello di Gesù so­litario nel suo Sacramento. Così apprende­rai a conversare col suo sacro Cuore e ad amarlo in silenzio.

L'amore alla cara nostra abbiezione nel Cuore del Signor nostro Gesù Cristo ci serve anche per onorare i misteri della sacratissima sua passione e morte, serban­do come lui il silenzio in tutte le occasioni di umiliazioni e di patimento; giacchè io vi confesso che niente mi alletta del pari al silenzio da lui sì esattamente serbato in tutto il corso della sua Passione. A sua imitazione non apriamo bocca se non a fine di pregare per quelli che ci affliggono ».

1V. La più caritatevole sarà la più amata.

- « Renditi soave in sopportare le noie, le molestie ed i mali umori del prossimo, senza disgustarti delle contradi­zioni ch'egli ti opporrà; in cambio con offerirti a servirlo come potrai meglio, es­sendo questa la vera via di conciliarti le buone grazie del sacro Cuore.

« Cerca le occasioni di contentarlo col­l'esercizio della santa carità, pensando e parlando sempre bene del prossimo tuo, assistendo i poveri a tuo potere, spiritual­mente e corporalmente, mirando a Gesù Cristo nella loro persona, nè facendo loro niente di quello che non vorresti fatto a te.

« Sii paziente inverso di tutti, a fine di mettere confidenza in ciascuno, ai poveri sopra tutto, di rivolgersi a te nelle proprie necessità. Abbi tutti per amici, nessuno per nemico, quanto potrai secondo Dio ».

E qui trova il suo posto un ricordo che della sua puerizia ci offre la Santa. Il Signor nostro, ella dice parlando de' suoi primi anni, mi diede un così tenero amore verso i poveri, che non avrei bramato altra con­versazione fuori della loro; ed imprimeva in me una così tenera compassione delle loro miserie che se fosse stato in mio potere, avrei fatto di tutto per alleviarle; e quando aveva danaro davalo ai poverelli per allet­tarli a venire da me ad apprendere, il loro catechismo ed a pregar Dio. Per la qualcosa essi mi correano intorno, e qualche volta in tanti, che io, non sapea d'inverno dove raccoglierli se non dentro un camerone, donde talvolta eravamo scacciati. Il che mi cagionava grande mortificazione, mentre io non avrei voluto che si vedesse nulla di quello che facevo.

Io sentiva una ripugnanza grandissima dal veder piaghe; eppure fu bisogno di pormi a medicarle e baciarle per vincermi, e non sapea come dovessi fare.

Ma il divino mio Maestro sapea così bene supplire a tutte le mie ignoranze, che quelle si trovavano in poco tempo guarite con non altro unguento fuor quello della Provvidenza di lui, ancorchè le fossero as­sai maligne; ma io nutriva più fiducia nella sua bontà che negli esterni rimedii. »

V. Patto d'amore in forma di pre­ghiera.

- « Io vi domando, o dolce Gesù, di rendermi perfettamente conforme, quanto ai sensi, a quella vita di morte da voi me­nata nel santissimo Sacramento, dove in mistica maniera vi rendete obbediente, fino alla morte, alla voce del sacerdote, buono o malvagio che egli sia. Fate dunque, o Sal­vator mio, che per onorare la vostra obbe­dienza ed annientamento, io mi possa ren­dere umile ed ubbidiente in tutta la perfe­zione da voi desiderata in me.

« Per voi o Gesù, io sacrifico la mia propria libertà e volontà alla vostra santis­sima, senza riserva. Io disdico con tutto il cuore, rinuncio e detesto tutte le mire, di­sgusti, ripugnanze e lagni ch'essa insieme all' orgoglioso mio amor proprio mi potrà suggerire intorno a tutto quello, che sarammi ordinato o proibito di fare. È questo un patto che il mio cuore stringe col vostro sacratissimo, o divino mio Gesù, di tutto far per amore e per obbedienza, e di voler vivere e morire in questo esercizio, nel quale io comprendo tutto quanto e necessario alla mia perfezione. Io vi supplico di prendere possesso del mio cuore e di tutto quello che può glorificarvi in me nel tempo e nel­l'eternità, amen ».

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