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lunedì 16 gennaio 2012

Il digiuno ha due valori.



 

Il digiuno ha due valori.
 
 
Ha un valore spirituale o mistico, ed ha un valore ordinario o ascetico, che è del tutto sano e comprensibile, ed è appunto l'esercizio adatto a tutti per coltivare il nostro cammino spirituale e giungere, ed arrivare a Cristo nel suo mistero di morte e risurrezione.
Innanzi tutto il digiuno spirituale o mistico che consiste nel digiunare per amore.

L'amore che intercorre tra lo sposo e l'amico dello sposo.

Gesù stesso dirà: "Possono digiunare gli amici dello sposo finché lo sposo è con loro? Non possono digiunare finché lo sposo è con loro. Verranno i giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno".

Ecco, l'amore che intercorre tra Gesù e i suoi discepoli.


Il digiuno dei cristiani (questo digiuno spirituale o mistico) è sentire la mancanza di Cristo, è sentire il desiderio di Cristo, sia nel suo Regno sia in questa vita.

Il digiuno dei cristiani è quella santa fame di verità, di preghiera, di amore, di giustizia, di esperienza di Dio, che è la caratteristica dello slancio spirituale nella vita dei credenti. È quello che lo distingue dalle altre persone in quanto sente, percepisce la distanza che ancora lo separa da Gesù, ed ha il desiderio di colmare nel più breve tempo possibile questa distanza.

Questo digiuno spirituale o mistico, si comprende anche attraverso il suo opposto, il suo negativo. Come è triste vedere cristiani che, non hanno alcuna fame, alcuna sete di Cristo! Non si sentono digiuni se sono privati della sua parola; … se non si accostano mai all'Eucaristia; … se non lo riconoscono nei fratelli.


Mancando spiritualmente di queste cose dovrebbero (letteralmente) sentirsi morire di fame, e invece sembrano soddisfatti, come se essere privi della Parola, del Corpo di Cristo, della fraternità in Cristo, non fosse la più grande di tutte le povertà, non fosse la perdita fondamentale della vita.


Beati noi, se il nostro digiuno è anzitutto un digiuno spirituale o mistico, se il nostro digiuno è percepire la distanza che ci separa da Gesù Cristo, e quindi è sentire desiderio di Cristo, fame e sete di lui, fame e sete della sua Parola e del suo Corpo sacramentale; fame e sete di trovarlo e di ritrovarlo in tutti coloro nei quali Cristo ci attende.


Beati noi se sentendo la mancanza di Cristo in noi, - lo sposo che non è più con i suoi amici, - si perde la voglia di voler mangiare, e quindi il rifiuto, la rinuncia di qualsiasi piacere corporale.
Questo è il digiuno fatto per amore; questa è l'afflizione gratuita che gli amanti e gli amici di tutti i secoli hanno compreso.

Privati della presenza di Gesù Cristo, di conseguenza rinunciano anche agli alimenti della tavola.


Ma vi è un altro digiuno salutare, che tutti conosciamo, che è il digiuno corporeo, fisico, che è denominato digiuno ascetico, ed ha un valore ordinario, utile per la salute dell'anima e del corpo; a questo digiuno corrispondono diverse motivazioni, a cioè una vasta applicazione e con un po' di buona volontà possiamo fargli posto nella nostra esperienza quotidiana.


Anzitutto, senza dubbio, lo scopo del digiuno è la carità, è la donazione, che è la pienezza della vita cristiana; quindi l'esercizio della carità è un modo splendido di prepararsi alla Pasqua.


Chiamati a digiunare per i fratelli che hanno fame, perché sottraendo qualcosa a noi, si provveda alle tante e gravi necessità di Nazioni e popoli in povertà. Il motivo caritativo ha, ad esempio, suscitato le grandi collette (raccolte) quaresimali della carità per le missioni, per la fame per i poveri per i terremotati, ecc.

In un mondo segnato dalla miseria, non è giusto esagerare nell'uso del cibo e delle comodità.

Questo digiuno corporale, del cibo o del palato, può riguardare evidentemente i pasti, rinunciando ogni tanto ad un pasto e riducendolo al minimo.
Se però ci pensiamo bene, esso riguarda pure le molte cose voluttuarie cui ci siamo fin troppo abituati da qualche decennio: le tante soste al bar senza un motivo reale, ad esempio; il fumo, i gelati, le riviste, ecc.


I frequenti caffè durante la giornata.


Se in questo campo facciamo qualche rinuncia non ci farà male e ci ricorderemo che stiamo vivendo un cammino con Gesù verso la croce e verso la Pasqua.
Ma questo digiuno corporale, detto ordinario, ascetico, adatto a tutti, è soprattutto un digiuno educativo che porta a frenare i propri impulsi, per metterli in riga e quindi fissare alla natura i suoi giusti limiti.

Chi non sa digiunare, chi non sa negarsi ogni tanto una cosa che si può permettere, non sa neanche negarsi cose proibite. Di conseguenza la sua volontà sarà sempre più debole, fragile, e non essendo rafforzata con le piccole mortificazioni, non avrà la forza di respingere le tentazioni, né di frenare i propri impulsi, né i propri istinti, con il rischio di essere sempre schiavo del peccato.

Chi digiuna, invece, ne riceve i benefici, i frutti.


Il IV Prefazio di Quaresimale mette in evidenza questo: loda Dio per i frutti del digiuno e al tempo stesso ricorda a noi la pedagogia cristiana del digiuno ascetico-corporale:


"Con il digiuno
Tu vinci le nostre passioni,

Elevi lo spirito,

Infondi la forza

E doni il premio.
Con il digiuno l'uomo intuisce che, superando certi propri appetiti, certe proprie inclinazioni o istinti, riesce in qualche modo a strapparsi dal loro condizionamento per arrivare a una vita più profonda, più libera, ad una vita più pura.

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