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sabato 29 settembre 2012

“IL MINISTERO DEGLI ANGELI NELLA BIBBIA”

 

Padre Matteo La Grua

 

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Il mondo angelico ci circonda, gli angeli, infatti, sono in cielo e intorno a noi, Dio li ha messi a governo del mondo e accanto a noi. Non è facile parlare degli angeli. Questo argomento riguarda la nostra fede ma anche la scienza e la conoscenza.

Negli ultimi due secoli si è parlato poco degli angeli; la loro presenza, figura e missione, è stata messa da parte. Di recente vi è stata però un’ inversione di tendenza. Teatro, musica, cinema si sono dimostrati attenti a questo argomento, ma mancando di una retta base filosofica e religiosa, ne hanno diffuso un’ immagine falsa, monca inadeguata e profana. Vi sono in giro libri e figure di angeli, in gran parte l’ editoria è in mano a messaggeri di satana che presentano questi esseri in una falsa luce. Per parlare bene degli angeli bisogna interrogare la rivelazione divina.

Il film “ Angeli a Berlino” a suscitato un certo interesse, in esso l’angelo è presentato in una luce bello di purezza e amore. Altri film invece, ne adulterano la figura. Molte pitture raffigurano angeli decaduti.

Il mondo degli angeli è più vicino a noi di quanto noi pensiamo.

Siamo chiamati a diventare come gli angeli cioè a realizzare un processo di angelicazione.

Troviamo notizie sul ministero angelico sia nel V.T. che nel N.T.

L’azione degli angeli non si è conclusa in Gesù ma continua. S. Paolo nella lettera ai Colossesi (1,15 – 16) afferma che Troni, Dominazioni, Principati e Potestà sono stati creati per mezzo di Cristo e in vista di Lui.

Gli angeli sono messaggeri  di comandi di Dio.

Ciascuno ha un angelo che lo rassomiglia, esso è partito dal cielo e tornerà con noi nella dimora eterna.

Dobbiamo interessarci agli angeli perché, come ho già detto, la nostra vita deve essere angelicata.

In cielo non ci saranno marito e moglie ma saremo come angeli: ameremo il Signore vivendo come angeli.

Gli angeli che sono tra noi hanno lo sguardo rivolto a Dio.; attingono da Cristo la  Verità, ce la riflettono e ci aiutano a camminare.

Il concilio Lateranense IV, ha precisato che il mondo invisibile, è stato creato da Dio prima della creazione visibile  degli esseri corporei. Dio creo il mondo invisibile, quello visibile e infine l’uomo che assume in sé il mondo materiale e quello spirituale, la natura corporea e quella spirituale.

Gli angeli, dotati di intelligenza, volontà e libertà, furono sottoposti ad una prova: dovettero scegliere di aderire totalmente a Dio.

Come esseri liberi loro potevano allontanarsi da Dio (cfr. Lc 10: 18, Ap 12, 7-9). La caduta di alcuni di loro non fu provocata dall’ignoranza ma da un cedimento dell’amore. Lucifero s’ innamorò di se stesso, volle prendere il posto di Dio e in ciò fu seguito da una schiera di angeli. Gli angeli rimasti fedeli, guidati dall’arcangelo  Michele, continuarono a guardare Dio e furono stabilizzati nel bene. Gli infedeli vennero precipitati.

Dio pone gli angeli come guida ma il principe di questo mondo è satana.

Egli anche se è decaduto, rimane un angelo con la sua grandezza e potenza, tutto però è pervertito: la potenza è forza malefica.

Satana per colmare il vuoto della caduta, cerca di conquistare il mondo. Egli è invidioso dell’uomo perchè nella natura umana il Cristo s’ incarnerà. Odia l’uomo e si accanisce contro di lui. Sulla terra c’è una lotta continua tra angeli decaduti e angeli buoni, viviamo, perciò sotto l’influsso angelico e quello demoniaco. Gli angeli ci guidano nel nostro cammino fino all’ultimo giorno finché porteremo la nostra anima in cielo o all’inferno.

Essi prendono forza da Dio e ce la comunicano. 

 

( Brano tratto da: L’accompagnamento spirituale – rilettura di Tobia di Padre Matteo La Grua)

Gli angeli e la chiesa

Gli Angeli e la Chiesa Gli Angeli circondano la Chiesa, essi difendono la Chiesa, preparano la Chiesa al grande giorno delle sue nozze eterne; quel giorno, essi faranno da corteo alla Chiesa, immortale Sposa dell'Agnello. 

La missione degli Angeli è di ordine naturale. Anteriormente al battesimo, il bambino che viene al mondo è provvisto di un angelo custode. "Grande è la dignità delle anime, dice San Girolamo, per aver ognuna, fin dalla sua nascita, un Angelo delegato alla sua custodia".

Ma, se l'ufficio degli Angeli di fronte alle anime umane, preso in se stesso, è di ordine naturale, essi esercitano  un fine soprannaturale. E' per questo che San Paolo li chiama "degli spiriti incaricati da Dio d'un ministero a favore di quelli che hanno parte all'eredità della salvezza" (Eb.1,14). Questa frase paolina pone la missione degli Angeli nella sua vera luce.  Essi sono incaricati di proteggere le creature umane, ignoranti, deboli, od almeno ...

venerdì 28 settembre 2012

Esperienze dal cielo



Ascoltiamo tre esperienze di interferenze Angeliche avvenute: le prime due nel salone Gesù liberatore (Margifaraci), e la terza nel salone Parrocchiale la Noce Palermo,con Padre Matteo La Grua.








SAN MICHELE ARCANGELO





Non attribuire carattere assoluto a nulla di umano.

Michele è il più grande degli angeli. Il suo nome significa chi è al pari di Dio? Dobbiamo farci questa domanda. Ė un bisogno profondo dell'uomo quello di essere come Dio. L’uomo vorrebbe non dipendere da Dio, vorrebbe essere assoluto, vorrebbe potersi determinare autonomamente. Ma quanto più l'uomo prova a essere come Dio, tanto più fallisce nel suo essere uomo. Adora se stesso al posto di Dio, trasforma se stesso in idolo e in criterio ultimo. Quest’atteggiamento è la causa di molte sofferenze nel mondo. Molti pensano che questo pericolo riguarderebbe tutt'al più le persone più potenti, i sovrani. Ma noi tutti corriamo il pericolo di voler essere pari a Dio. C'è chi ha la tentazione di voler essere perfetto. Vorrebbe essere senza errori e pensa che sia questa la volontà di Dio. In realtà è la sua ambizione a spingerlo a questo. Un altro vuole porre i suoi criteri come assoluti, non vuole essere messo in discussione da nessuno. Vorrebbe fare e non fare quello che vuole, senza accettare indicazioni di sorta. […] Un pericolo è che noi stessi vogliamo essere come Dio. L’altro pericolo sta nel fatto che adoriamo idoli al posto di Dio. Nella nostra epoca questi idoli sono soprattutto il potere, il denaro, la sessualità. Questi tre ambiti hanno in sé la caratteristica di porsi in modo assoluto e di determinare in modo totale il pensiero e l'aspirazione dell'uomo. Michele ci lancia contro la frase che non ci lascia in pace: Chi è al pari di Dio?. Solamente se adoriamo Dio, saremo veramente persone, diventeremo capaci di vivere umanamente tra di noi. Non siamo mai esenti dal pericolo di assolutizzare qualcosa che non ha valore assoluto. Poniti sempre questa domanda: Chi è al pari di Dio?. Scoprirai allora dove corri il pericolo di assolutizzare ciò che è umano, di mettere te stesso sullo stesso piano dello splendore divino, del potere divino, di voler essere pari a Dio. Ė necessario che ti accetti nella tua limitatezza umana. Solamente se conservi i tuoi limiti umani, riesci ad accogliere Dio in te e a essere trasparente per la sua realtà.

Grün A., Scoprire i Santi per la nostra vita, Brescia, 2004, pp. 183-186.




Gli angeli





Chi sono gli angeli?  “Gli angeli sono creature puramente spirituali, incorporee, invisibili e immortali, esseri personali dotati di intelligenza e di volontà. Essi, contemplando incessantemente Dio a faccia a faccia, Lo glorificano, Lo servono e sono i suoi messaggeri nel compimento della missione di salvezza per tutti gli uomini” (Compendio del CCC, 60).

“In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10), essi sono «potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (Sal 103, 20).

In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria” (CCC, 329-330).

Sant’Agostino dice a loro riguardo: La parola “angelo” designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo»



Che cosa fanno gli angeli nell’Antico Testamento?  L’Antico testamento descrive vari interventi degli angeli nella vita del Popolo d’Israele:  Ad esempio: 

·        la lotta con l’angelo di Giacobbe (Gn 32, 25-29); 
·        la scala percorsa dagli angeli, sognata da Giacobbe (Gn 28, 12);
·        i tre angeli ospiti di Abramo (Gn 18); 
·        l’intervento dell’angelo che ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare Isacco;
·        l’angelo che porta il cibo al profeta Elia nel deserto.

E il Nuovo Testamento come parla degli angeli? Anche il Nuovo Testamento parla frequentemente degli angeli. Si veda ad esempio:

·        l’annuncio, da parte degli angeli, ai pastori della nascita di Cristo;
·        l’angelo che compare in sogno a Giuseppe, suggerendogli di fuggire con Maria e il Bambino; 
·        gli angeli che adorano e servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto; 
·        l’angelo che annunciò alla Maddalena e alle altre donne, la Risurrezione di Cristo; 
·        la liberazione di S. Pietro, dal carcere e dalle catene a Roma; 
·        l’Apocalisse.

Qual è la relazione fra Gesù Cristo e gli angeli?

“Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli» (Mt 25, 31).  Sono suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui: «Poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni, dominazioni, principati e potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui» (Col 1, 16).  Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: «Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?» (Eb 1, 14). Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio.  Dall’incarnazione all’ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio «introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio» (Eb 1, 6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: «Gloria a Dio...» (Lc 2, 14). Essi proteggono l’infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l’agonia, quando Egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici come un tempo Israele. Sono ancora gli angeli che evangelizzano la Buona Novella dell’incarnazione e della risurrezione di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, saranno là, al servizio del suo giudizio” (CCC, 331-333).  In che modo gli angeli sono presenti nella vita della Chiesa?  “Tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli. Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così nell’In paradisum deducant te angeli... – In paradiso ti accompagnino gli angeli – nella liturgia dei defunti, o ancora nell’«Inno dei cherubini» della liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi). Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione” (CCC, 334-336).
“La Chiesa si unisce agli angeli per adorare Dio, invoca la loro assistenza e di alcuni celebra liturgicamente la memoria” (Compendio del CCC , 61).Chi sono gli Arcangeli?  Nella fede cristiana, fra gli angeli si identificano anche tre Arcangeli. Infatti nella Bibbia, e in particolare nel libro di Tobia, si legge che gli Arcangeli sono coloro che siedono alla presenza di Dio, ne contemplano la gloria e lo lodano incessantemente. La Chiesa cattolica riconosce tre arcangeli:  Michele: etimologicamente significa «Chi è come Dio?», “Grandezza di Dio”, “Il Grande Dio” o “Simile a Dio”. È l’Arcangelo della luce e del fuoco; è a capo delle schiere celesti. È lui che scaraventò Lucifero lontano dal Paradiso. Per questo, nell’iconografia cristiana viene raffigurato come un giovane forte, giovane e bello, con indosso un’armatura. Viene identificato come il protettore della Chiesa Cattolica Romana, nonché santo patrono della nazione ebraica. La liturgia dei defunti lo vuole accompagnatore delle anime.  Gabriele: il suo nome etimologicamente significa “Forza di Dio”, in quanto si suppone che abbia combattuto con Giacobbe rompendogli il femore (cfr. Gn cap. 32). Si presentò a Zaccaria come «colui che sta al cospetto di Dio» (Lc 1, 19). Apparve alla Vergine Maria, annunciandole la nascita di Gesù (Annunciazione). Per questo è considerato a capo degli ambasciatori, nonché l’Angelo della Rivelazione. Frequentemente viene anche ritratto in ginocchio di fronte alla Madonna con le braccia incrociate sul petto o con in mano una pergamena, uno scettro o un giglio.  Raffaele: il suo nome significa “Divino Guaritore”, o “Dio Guarisce”, “Salvezza di Dio”.  È spesso considerato come l’angelo custode per eccellenza, il capo degli Angeli custodi, l’Angelo della Provvidenza che vigila su tutta l’umanità. E’ identificato come il protettore dei pellegrini, di coloro cioè che compiono un pellegrinaggio verso un luogo religioso o meglio ancora sono in cammino verso Dio. Che cosa fanno gli angeli custodi? Nel libro dell’Esodo, così leggiamo: “Così dice il Signore: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.
Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui » (Es 23, 20-21). «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (San Basilio Magno). “Dal suo inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione” (CCC, 336).  Leggiamo nel Libro dei Salmi: «Egli (Dio) darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi» (Sal 90, 11).
San Bernardo così commenta questa frase biblica: “Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Riverenza per la presenza, devozione per la benevolenza, fiducia per la custodia. Sono presenti, dunque, e sono presenti a te, non solo con te, ma anche per te. Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti. Amiamo affettuosamente gli angeli di Dio, come quelli che saranno un giorno i nostri coeredi, mentre nel frattempo sono nostre guide e tutori, costituiti e preposti a noi dal Padre. Non possono essere sconfitti né sedotti e tanto meno sedurre, essi che ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo” (San Bernardo, abate).

giovedì 27 settembre 2012

Il sacco di patate - racconto


 

Il sacco di patate
(dal web autore non specificato)
Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate.
"Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco".
Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.
"Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana" disse il saggio. "Poi ne parleremo".
Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un pò, divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.
Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era anche sgradevole.
Finalmente la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo: "Nessuna riflessione sulla cosa?".
"Sì Maestro" rispose il discepolo. "Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi, e dopo un pò, peggiora."
"Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore.
Allora, come possiamo alleviare questo fardello?".
"Dobbiamo sforzarci di perdonare".
"Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?"
"Ci ho pensato molto, Maestro" disse il discepolo. "Mi è costata molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti".





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Pensieri di San Vincenzo




Dopo la S. Messa, la devozione al Rosario ha fatto scendere nelle anime più grazie che tutte le altre devozioni, e con le sue "Ave Maria" compie più miracoli di ogni altra preghiera.

Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto

Le opere di Dio non si fanno quando lo desideriamo noi, ma quando piace a Lui. Non bisogna saltare davanti alla Provvidenza.

Bisogna essere come i raggi del sole che si posano continuamente sopra l’immondizia e nonostante questo non si sporcano.

Bisogna santificare queste occupazioni cercandovi Dio e compierle per trovare lui, piuttosto che per vederle fatte.

Ti accorgerai presto che la carità è un fardello pesante... Ma tu conserverai la tua dolcezza ed il tuo sorriso. Non è tutto dare il brodo e il pane. Questo lo possono fare anche i ricchi...

Non mi basta amare Dio se il mio prossimo non lo ama.

[San VINCENZO DE' PAOLI]

UN SORRISO, UN GESTO GENTILE FANNO MERAVIGLIE



Sì, sei stato scelto da Dio, e ormai sei tra i Suoi fedeli e prediletti, così devi imperativamente rivestire il tuo cuore “di tenerezza e di bontà, di umiltà, di dolcezza, di pazienza” (2 Col 3,12). 
Devi agire come Lui; Egli ti ha perdonato e tu ne sei ben cosciente, allora fa’ lo stesso. 
La tua vita, ormai, è una lode a Dio, il tuo cuore trabocca di gioia e di azioni di grazie. 
LodaLo con la preghiera, con le azioni, applicando alla lettera le parole di Gesù: “Non giudicate, e non verrete giudicati, non condannate, e non verrete condannati, perdonate, e vi sarà perdonato... “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Mt 19,19). 
Quale prossimo? Ogni uomo è il tuo prossimo, il tuo vicino, il tuo collega di lavoro, l’immigrato, la commessa, gli occupanti della macchina che ti precede, i viaggiatori del tuo scompartimento, la persona che incroci per la strada, il mendicante che ti tende la mano, il giovane che ti spinge. 
Un sorriso, un gesto gentile fanno meraviglie. Sono anch’essi usciti dal seno della loro madre e tutti ritorneranno alla terra. Hanno tutti un’anima immortale; aiutali, non fosse che per un brevissimo istante, a salvare la loro anima.

Da: http://tracceinfinito.blogspot.it/2012/09/un-sorriso-un-gesto-gentile-fanno.html

mercoledì 26 settembre 2012

IL RUOLO INSOSTITUIBILE DI MARIA NELLA VITA SPIRITUALE

Capitolo III

La mamma è sempre sollecita nel soccor­rere il frutto delle proprie viscere, met­tendo a repentaglio la sua stessa vita. Nel cammino della tua vita, spesso difficile e travagliata, affidati con tutto il cuore a Maria, "la Mamma delle mamme". Gesù te l'ha donata dalla croce come madre precisamente per questo. Lui stesso, mentre ti affida alle sue cure materne: "ECCO TUO FI­GLIO", ti esorta a metterti nelle sue ma­ni e nel suo cuore: "ECCO LA TUA MADRE

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Con tanto interessamento e con tanto amore la Beatissima Vergine lavora a ottenere a tutti noi il divino aiuto, che come per mezzo di Lei discese sulla terra, così per mezzo di Lei gli uomini salgono al cielo. La malva­gità degli uomini, assai spesso, eccita la divina indigna­zione. La Madre di Dio è l'Arca dell'Alleanza eterna perché non venga distrutta l'umanità. Le preghiere degli altri Santi si basano soltanto sulla Divina Misericordia; le preghiere di Maria, invece, su un certo diritto materno. Accostandosi quindi al trono del Figlio suo, come A VVOCA TA domanda, come ANCELLA prega, come MADRE comanda (Pio VII,bolla "Tanto studio ").

In questo opuscolo riportiamo Documenti, Esperien­ze, Testimonianze di veri Maestri, che hanno tracciato un CAMMINO nella VITA SPIRITUALE. Tutti i Santi -ricordiamo in modo speciale i Fondatori di Ordini e di Congregazioni, sia religiosi che laicali— hanno ricevu­to dallo Spirito Santo Carismi diversi per Ministeri diversi, al fine di far rifulgere nella CHIESA, che è "come la Sposa adorna per il suo Sposo" (Ap. 21,2), la Santità e lo Splendore del volto di Cristo. Hanno aperto VIE di Spiritualità che sono e saranno sempre feconde di frutti.

Ma, mentre i Santi hanno attinto dalla "multiforme GRAZIA di CRISTO (1 Ptr. 4,10) i DONI proporziona­li alla loro Vocazione-Missione, Maria Santissima ha partecipato come Madre e anche come Prima Discepola (Prima Cristiana "ante litteram"), in maniera totale ed unica, al Mistero della sua Incarnazione e della sua Redenzione. Nessuno ha mai condiviso nè potrà mai condividere come Lei la vita di Gesù e quindi l'Ideale del suo Vangelo.

Tra Maria e Gesù non ci fu solo una unione di opere, di vicende, di convivenza, ma raggiunse il cuore. Il Bèrulle, cardinale e teologo francese, nelle pagine mirabi­li che dedicò alla contemplazione dell'ineffabile unione di mente e di cuore tra Gesù e Maria, scrive: "Gesù e Maria non sono, ci sembra, che un solo vivente sulla terra: il cuore dell 'uno non vive e non respira che per l'altro " ("Le grandezze di Maria, pag.158).

Come è vero che la VITA SPIRITUALE è il CAMMI­NO per incontrare Cristo in una maniera sempre più piena e vitale, nessuno l'ha mai incontrato nè lo potrà mai in­contrare come Maria, sua Madre. S. Luca, per farci capire quanto Maria fosse unita a Gesù e mettesse sempre il Figlio al centro della propria vita, ci dice: "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc. 2,19). Tutto ciò che faceva e diceva suo Fi­glio, tutto ciò che gli altri facevano e dicevano nei riguar­di di Lui, passava dal suo cuore materno: lo meditava confrontandolo nella Fede, che diveniva incessante pre­ghiera, per conformarsi sempre alla volontà del Padre.

Così Maria è stata costantemente fedele a quelle parole pronunciate come risposta a Dio nell'Annunciazione: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc. 1,38). E' la FEDE piena e senza riserve di Maria che Le attira tutti i Favori di Dio, quella FEDE che lo Spirito Santo stesso, per bocca di Elisabetta, proclama: "Beata Colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc. 1,45).

Il Papa Paolo VI, di venerata memoria, nell'Esortazio­ne Apostolica "SIGNUM MAGNUM" del 1967 sul culto da tributarsi a Maria, esalta le virtù evangeliche che con la fede rifulgono mirabilmente in LEI.

"Contempliamo Maria ferma nella fede, pronta nel-l'obbedienza, semplice nell'umiltà, esultante nel magnifi-care il Signore, ardente nella carità, forte e costante nell'adempiere la sua missione fino all'olocausto di se stessa, in piena comunione di sentimenti con il Figlio suo che si immolava sulla croce per donare agli uomini una VITA NUOVA" (Signum magnum N° 12).

Nei momenti più importanti della vita di Gesù troviamo, sempre, in maniera significativa, la presenza di Maria.

I> A Cana compie il primo Miracolo di tramutare l'acqua in vino per la Mediazione materna di Maria. L'episo­dio mette in risalto l'attenzione e la vigilanza con cui Ella segue, momento per momento, lo svolgersi della festa, per cui si accorge quando il vino sta per finire. Sono squisite la sua sollecitudine e insieme la sua discrezione nell'intervenire presso il Figlio: "Non hanno più vino " (Gv. 2,3). Senza interferire minima­mente circa le modalità del suo intervento, Lei ha la certezza che vi avrebbe comunque provveduto. Per questo si rivolge ai servi e dice loro semplicemente: "Fate quello che vi dirà" (Gv. 2,5). "Sono -dice il Papa Giovanni Paolo II- come le parole-testamento di Maria". Tutti i suoi Messaggi nelle diverse appa­rizioni della storia riecheggiano questa Sua missio­ne: portare le anime a Lui. "Fate quello che vi dice mio Figlio".

I> Sul Calvario, al compimento dell'ORA di Cristo e dell' ORA della storia, ai piedi della croce, Maria partecipa nel cuore al Sacrificio Redentore del FI­GLIO con un abbandono totale alla volontà del PA­DRE. Unita intimamente a Cristo, la Vergine è MODELLO e FIGURA della CHIESA, chiamata ad accogliere, non passivamente ma con la propria col­laborazione, la Redenzione operata da LUI. Per questo dalla croce il Figlio la dichiara MADRE del­l'umanità redenta. "Gesù allora, vedendo la MADRE e lì accanto il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al disce­polo: "Ecco la tua madre!" (Gv. 19,26-27). Attra­verso l'esperienza del Calvario, Maria è divenuta la MADRE della REDENZIONE, perché in Cristo e con Cristo ci ha rigenerati come Figli di Dio, e nostra AVVOCATA di Grazia e di Misericordia. Qualche Santo arriva a definirla l'"ONNIPOTENTE PER GRAZIA".

Il Sommo Poeta Dante, nel Canto XXXIII del PA­RADISO, in una delle più belle preghiere di esalta­zione alla Vergine, esprime così la sua Efficace Me­diazione presso il Figlio Gesù:"Donna, se' tanto grande e tanto vali, che qual vuol Grazia ed a Te non ricorre, sua desianza vuol volar sanz'ali".

Maria è la DONNA del SABATO SANTO. Tra lo sconcerto dei discepoli, smarriti dopo la fine ignomi-niosa del loro Maestro nel quale avevano riposto tutte le loro speranze, ELLA -"nel Sabato del silen­zio di Dio"- è e rimane la "Virgo fidelis", la Vergine fedele. Sotto la croce non crolla, ma -come dice il Vangelo- "STA". Lo SPIRITO SANTO, che inonda pienamente la sua anima benedetta, la ILLUMINA, la FORTIFICA, la GUIDA nel percorrere tutto l'arco della fede.

All'alba del mattino di PASQUA, Maria non è pre­sente con le pie donne che vanno alla tomba a pian­gere un morto. ELLA è sicura che LUI, come aveva predetto, sarebbe risuscitato. Anche se il Vangelo non ne parla espressamente, è ovvio che Gesù risorto è apparso per primo a sua Madre.

I> Troviamo finalmente Maria presente all'EVENTO grandioso che inaugura ufficialmente la Chiesa: la PENTECOSTE. Nei giorni di attesa dello Spirito Consolatore, che li avrebbe trasformati in suoi Testi­moni, ELLA anima, rincuora e tiene uniti gli Aposto­li e i Discepoli. "Tutti questi erano assidui e concor­di nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù e con i fratelli di Lui" (Atti 1,14). Questa presenza materna di Maria, tanto assi­dua e premurosa nel servire -e nell'ascoltare- il Fi­glio, diventa così la sua missione nella vita della Chiesa: essere MEDIATRICE di GRAZIA per la salvezza di tutti i figli che Lui le ha "consegnato" dalla croce.

Ogni DONO, ogni GRAZIA ci vengono elargiti dalla misericordia del Padre, che non ha limiti, per i meriti infiniti del proprio Figlio Gesù Cristo, Crocifisso e Risor­to. Maria però intercede efficacemente perché il TESORO INESAURIBILE della REDENZIONE venga donato a ciascuna anima nel cammino verso la VITA ETERNA, secondo la Vocazione di ogni persona, che è UNICA e IRREPETIBILE. I miracoli e le conversioni innumerevo­li che sono avvenuti e avvengono continuamente per l'In­tervento e la Mediazione di Maria, specialmente nei san-tuari a Lei dedicati, vere "Oasi di Spiritualità", conferma­no come la Sua Potenza di Intercessione in favore dei propri figli è sempre all'opera.

"Ecco la tua Madre! ". Questo caldo invito di Gesù ad accogliere la sua Mamma come mamma nostra è il più dolce dei Testamenti. Nessuno ha tanto influsso nella vita di ogni persona, nessuno entra nel suo cuore quanto la propria mamma . Gesù, donandoci sua Madre -e quale Madre!- come Madre nostra, ce l'ha affidata come MA­ESTRA e GUIDA sicura nel cammino della VITA SPIRI­TUALE. San Luigi Grignion di Montfort, il Santo inna­morato della Madonna, che ha tanto contribuito con la sua vita e con i suoi scritti a diffonderne la devozione -in particolare con l'atto di Affidamento a Lei, spiega come questa pratica "è una strada comoda, breve, perfetta e garantita per giungere alla unione con il Signore, dove e 'è la perfezione cristiana " ("Trattato della vera devozio­ne" N° 152 e ss.).

Il santo Padre Giovanni Paolo II, che con molta sapien­za guida oggi la Chiesa nel trapasso da un millennio al­l'altro, ci mostra, con la santità della sua vita e con la fecondità prodigiosa del suo Alto Magistero, che cosa significa affidarsi a Maria.

Il 13 maggio 1981 -giorno della prima Apparizione della Vergine a Fatima- nel gravissimo attentato che ha subito, è stato salvato da Dio per Intercessione di Maria. Porta per sempre, impressi nella propria carne, i SEGNI della sua Potente e Materna protezione. La devozione del Santo Padre alla Madonna è intensa, tenera e filiale. La esprime continuamente: nelle molte e stupende preghiere per Lei composte, negli Atti di Affidamento, di se stesso, delle singole nazioni come dell'umanità intera, nei fre­quenti pellegrinaggi ai Santuari mariani, in tutti i luoghi dove lo porta il suo zelo apostolico indefesso, paragona­bile a quello di San Paolo. Anche il motto del suo ponti­ficato, eminentemente mariano, lo sintetizza bene: "TOTUS TUUS, O MARIA: Sono tutto tuo, o Maria".

La PREGHIERA LITURGICA della Chiesa esprime sempre la sua fede: "LEX ORANDI, LEX CREDENDI".

Per questo essa applica a Maria le parole che ne esaltano la sua potenza di Grazia. Sono tratte dal Libro dei PRO­VERBI: "Chi trova Me trova la VITA, e ottiene FAVORE dal Signore" (Prov. 8,35). Per concludere, ogni anima, finchè è pellegrina in questo mondo, tra tante prove e sofferenze, guardi sempre a Maria, che ci viene descritta nella GLORIA di DIO dall'Apostolo Giovanni, con mera­vigliose immagini "...Nel cielo apparve poi un SEGNO GRANDIOSO: una DONNA vestita di SOLE, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle " (Ap. 12,1 ).

Germano, patriarca di Costantinopoli ( morto nel 733), in­nalza a Maria una stupenda preghiera, usando delle bellissime e delicatissime immagini che esprimono un grande amore ed una tenerezza filiale verso la Madre di Dio: Mio sollievo, Maria, mia rugiada e refrigerio nell'arsura

Pioggia che scende da Dio sul mio cuore,

Lampada risplendente nell'oscurità dell'anima

Guida nel cammino e sostegno nella debolezza

Veste della mia nudità e ricchezza nella mia miseria,

Medicina delle mie insanabili ferite, Sollievo dei miei dolori e speranza della salvezza.

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"Eccomi, sono la Serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). Nel Cammino della VITA SPIRITUALE ti previene e ti accompagna sempre la GRAZIA di DIO, che richiede però la tua disponibilità e la tua collaborazione. Se al Dono di Dio tu corrispondi con pienezza, sull'esempio di Maria, ricevi tutto; se vi corrispondi molto, ricevi molto; se vi corrispondi poco, ricevi poco. "Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà" (2 Cor. 9,6).

martedì 25 settembre 2012

Messaggio del 25 Settembre 2012




"Cari figli! Quando nella natura guardate la ricchezza dei colori che l’Altissimo vi dona, aprite il cuore e con gratitudine pregate per tutto il bene che avete e dite: sono creato per l’eternità e bramate le cose celesti perché Dio vi ama con immenso amore. Perciò vi ha dato anche me per dirvi: soltanto in Dio è la vostra pace e la vostra speranza, cari figli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”



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lunedì 24 settembre 2012

Messaggio del 21 settembre 2012 - Ivan a Porto Potenza Picena (MC)


SIA LODATO GESU’ CARI FIGLI MIEI,
CARI FIGLI ANCHE STASERA IN MANIERA PARTICOLARE VI INVITO PREGHIAMO PERTUTTI I MIEI FIGLI CHE SONO LONTANI DAI PROPI GENITORI PER TUTTI I MIEI FIGLI CHE SI SONO ALLONTANATI DA MIO FIGLIO GESU’ CARI FIGLI PREGATEANCHE VOI PERCHE’ RITORNINO A MIO FIGLIO GESU’ SI RITROVINO NELLA LORO FAMIGLIA E RITORNINO NELLA MIA CHIESA IO PREGO PER TUTTI VOI E INTERCEDO PRESSO MIO FIGLIO PER OGNUNO DI VOI, GRAZIE CARI FIGLI PERCHE’ ANCHE OGGI AVETE RISPOSTO ALLA MIA CHIAMATA.
LA MADONNA POI CI BENEDICE CON LA SUA BENEDIZIONE MATERNA BENEDICE TUTTI GLI OGGETTI SACRI E LE ALTRE COSE CHE ABBIAMO PORTATO PER ESSERE BENEDETTE.
IO HO RACCOMANDATO TUTTI VOI TUTTI I VOSTRI BISOGNI TUTTE LE VOSTRE FAMIGLIE IN MANIERA PARTICOLARE HO RACCOMANDATO TUTTI GLI AMMALATI, HO RACCOMANDATO ANCHE PARTICOLARMENTE QUESTA PARROCCHIA, QUESTA DIOCESI. POI LA MADONNA CONTINUA A PREGARE SOPRA DI NOI SOPRA LE NOSTRE FAMIGLIE,POI LA MADONNA CI SALUTA SE NE VA’ SOTTO IL SEGNO DELLA LUCE E DELLA CROCE,QUESTO CHE VI HO DETTO SONO LE COSE PIU’ IMPORTANTI DELL’INCONTRO CON LA MADONNA,
VORREI ANCORA SOTTOLINEARE CHE LA MADONNA SI E’ SOFFERMATA A LUNGO SOPRA TUTTI NOI IN PARTICOLARE SOPRA LE PERSONE MALATE,STENDENDO LE SUE MANI SOPRA CIASCUNO DI VOI
LA BELLEZZA DELLA MADONNA E’ VERAMENTE DIFFICILE DA DESCRIVERE, POSSO DIRE QUESTO HA UN’ABITO GRIGIO, IL VELO BIANCO , GLI OCCHI AZZURRI, GLI ZIGOMI ROSSI, CAPELLI NERI, POGGIA I PIEDI SU UNA NUVOLA E HA UNA CORONA DI STELLE.
INGINOCCHIATO DAVANTI A LEI OGNI GIORNO, SONO VERAMENTE STUPITO DALLA SUA BELLEZZA, UNA VOLTA LE ABBIAMO CHIESTO MADRE PERCHE’ SEI COSI BELLA? SONO COSI’ BELLA PERCHE’ AMO, FIGLI MIEI AMATE E COSI’ SARETE BELLI ANCHE VOI
GRAZIE……..GRAZIE DI CUORE”

Messaggio del 19 settembre 2012 - Ivan a Villa d’Adige – Rovigo


  

Cari figli, anche oggi in maniera particolare vi voglio invitare di pregare per tutti i governanti, che con il potere che Dio gli ha dato, promuovano la pace, che lavorino per il bene dell’uomo. Desidero cari figli, che anche loro siano strumenti nelle mie mani. Cari figli,pregate particolarmente per la vita. Grazie cari figli, perchè anche oggi avete risposto alla mia chiamata.
Fonte: GuardaConMe qui il video http://www.guardacon.me/?A=Medjugorje

sabato 22 settembre 2012

PADRE PIO - DIALOGHI CON MARIA

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MADRE MIA, MARIA

Madre di misericordia, abbi pietà di me! Dovreste intendere, Madre mia cara, che se lo feci, lo feci unicamente per ubbidire! « Non ti impensierire che gli altri pensano sul tuo conto tante stranezze, noi abbiamo preso a difenderti; fin'ora se l'hanno presa con te, adesso se la devono intendere con noi».

Epistolario 1,361-362

VERGINE IMMACOLATA

Santissima Vergine immacolata e Madre mia Maria, a te che sei la madre del mio Signore, la regina del mondo, l'avvocata, la speranza, il rifugio dei peccatori, ricorro oggi, io che sono il più miserabile di tutti. Ti venero, o gran Regina, e ti ringrazio di quante grazie mi hai fatto finora, specialmente di avermi liberato dall'inferno, tante volte da me meritato. Io ti amo, Signora amabilissima, e per l'amore che ti porto, prometto di volerti sempre servire e di fare quanto posso acciocché tu sii amata anche dagli altri. Io ripongo in te tutte le mie speranze, tutta la mia salute. Accettami per tuo servo e accoglimi sotto il tuo manto, o Madre di misericordia. E giacché sei così potente con Dio, tu liberami da tutte le tentazioni; oppure ottienimi forza di vincerle sino alla morte. A te domando il vero amore a Gesù Cristo. Da te spero di fare una buona morte. Madre mia, per l'amore che porti a Dio, ti prego di aiutarmi sempre, ma più nell'ultimo punto della mia vita. Non mi lasciare fintanto che non mi vedrai già salvo in cielo a benedirti e a cantare le tue misericordie per tutta l'eternità! Amen.

TI SUPPLICO, MADRE MIA

O celeste Tesoriera di tutte le grazie, madre di Dio e madre mia Maria, poiché sei la figlia primogenita dell'eterno Padre e tieni in mano la sua onnipotenza, muoviti a pietà dell'anima mia e concedimi la grazia di cui fervidamente ti supplico... Ave Maria...

O misericordiosa Dispensatrice delle grazie divine, Maria santissima, tu che sei la Madre dell'eterno Verbo incarnato, il quale ti ha coronata della sua immensa sapienza, considera la grandezza del mio dolore e concedimi la grazia di cui ho tanto bisogno... Ave Maria...

O amorosissima Dispensatrice delle grazie divine, immacolata Sposa dell'eterno Spirito santo, Maria santissima, tu che da lui hai ricevuto un cuore che si muove a pietà delle umane sventure e non può resistere senza consolare chi soffre muoviti a pietà dell'anima mia e concedimi la grazia che io aspetto con piena fiducia nella tua immensa bontà... Ave Maria...

Sì, o Madre mia, Tesoriera di tutte le grazie, Rifugio dei poveri peccatori, Consolatrice degli afflitti, Speranza di chi dispera e Aiuto potentissimo dei cristiani, io ripongo in te ogni mia fiducia e sono sicuro che mi otterrai da Gesù la grazia che tanto desidero, qualora sia per il bene dell'anima mia. Salve Regina...

TI SALUTO, MARIA

Ti saluto, o Maria, figlia diletta dell'eterno Padre. Ti saluto, o Maria vergine Madre del Figlio di Dio. Ti saluto, o Maria, Sposa immacolata dello Spirito santo. Ti saluto, o Maria, tempio vivo della santissima Trinità. Ti saluto, o Maria, concepita senza alcuna macchia di peccato, tutta pura e tutta santa. Ti saluto, o Maria, Vergine purissima prima del parto, nel parto, dopo il parto. Ti saluto, o Maria, Madre addolorata, Regina dei martiri, cuore dei cuori che penano. Ti saluto, o Maria, Stella del nostro cammino, Fonte della nostra speranza, Sorgente purissima di gioia, Porta del paradiso. Ti saluto, o Maria, Consolatrice degli afflitti, Madre del bello e casto amore delle anime vergini, Porto sereno di pace. Ti saluto, o Maria, Mediatrice potentissima e pia di tutte le grazie, Aurora sospirata del giorno eterno, Preludio soavissimo sulla terra della meravigliosa armonia dei cieli.Ti saluto, o Maria, Regina degli angeli e dei santi, Regina nostra, sovrana Patrona dell'Ordine serafico. Ti saluto, o Maria, Rifugio dei peccatori, Madre dolcissima. Ti amo assai assai, o Mamma bella, o Mamma mia, conservami puro. Portami a Gesù. Salve, o Maria.

QUESTA CREATURA

«Affido a te questa creatura. E’ una pietra preziosa allo stato grezzo: lavorala, levigala, rendila più lucente possibile perché un giorno voglio adornarmene. Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in S. Pietro». Epistolario 4,1029

PADRE PIO LE MIE PREGHIERE

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 «Ringrazio di cuore tutte l'anime amanti di Gesù che per me pregano e anch'io seguiterò a far di loro memoria davanti a Gesù».

Padre Pio

SETE DI DIO

PRENDI QUESTO MIO CUORE

Sì, Gesù, ti amo. In questo momento sembrami di amarti e sento anche il bisogno di amarti di più. Ma, Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato tutto a te. Se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterà. Anzi, te ne prego di farlo, io lo desidero. Epistolario 1,266

FIAMMA D'AMORE

Vivrò in questa crudele vita, o mio Gesù, e la speranza e il silenzio saranno la fortezza mia, finché dura questa misera vita. E voi intanto fate ardere, o mio creatore e mio Dio, nel mio cuore questa bella fiamma dell'amor vostro... Epistolario 1,650

MIA FELICITA’

O centro unico di ogni mia felicità, o mio Dio, e quanto dovrò dunque aspettare ancora?... Voi vedete... o Signore, che il mio male è senza rimedio... Quando dunque, o Signore, quando? Fino a quando?... Epistolario 1, 650

GEMITI DELL’UMANA CONDIZIONE

QUANTO DOVRÒ ASPETTARE?

O Dio, sovrano del mio cuore, o centro unico di ogni mia felicità, quanto dovrò io aspettare ancora, prima di godere svelatamente le vostre ineffabili bellezze? Voi mi trapassate l'anima con le saette del vostro amore. Voi siete quel crudele che mi aprite in cuore profonde ferite, senza che punto si veggono. Voi uccidete senza punto curarvi di risuscitarmi nella patria vostra! Qual conforto porgerete voi a quest'anima che non ne trova punto quaggiù, e che non può avere pace, lontana da voi? Siete pur crudele, o dolcissimo mio creatore e mio Dio, nel vedermi tanto languire per voi, senza che voi punto ve ne commovete, senza che punto togliete in me la causa unica di tanto dolore: la vita che mi tiene lontano dalla vera vita... Oh vita troppo lunga! Oh vita crudele! Oh vita che non è più vita per me! Oh, come mi sento solo, Dio mio e salvatore mio dolcissimo, in questo deserto del mondo! Non vedete voi, dunque, che il male mio è senza rimedio? Potrò io bramare di non struggermi tanto per voi?... Epistolario 1,656

MIO DIO, PERCHÉ?

Mio Dio, e perché scuoti e rimordi, riscuoti ancora e sconvolgi con sì fatta violenza quest'annuvolata anima, quest'anima di già annientata e il cui annientamento dicesi mosso, causato voluto di tuo stesso comando e permissione? Epistolario 1,1037

CHE COSA MI AVVERRA’?

Mio Dio! Cosa mi avverrà? Dovrò varcare la soglia che mena all'eternità, senza mai vedere un raggio di luce? Quando spunterà il sole per me? Epistolario 1,773

BRUCIO D'ARSURA

O Dio, o Dio, dir altro non posso: perché mi hai abbandonato? Questo spirito, giustamente percosso dalla tua divina giustizia, giace in una veemente contraddizione, senza alcuna risorsa e notizia, tranne i fugaci lampi, atti ad acuire la pena e il martirio. Mi sento morire, brucio di arsura, languisco di fame...

Epistolario 1,1037

COME VANA LA MIA PREGHIERA

Mio Dio!... presto... che io cessi alla vita fisica, se dalla morte spirituale ne è proprio vano ogni sforzo a risorgere. Il cielo, mi penso, si è chiuso per me, e ogni slancio e ogni gemito ritornano indietro quale saetta a ferire a morte il mio povero cuore. La mia preghiera sembra riuscirmi vana, e il mio spirito abbattuto trova, già nel primo appressarsi a ritentarne l'adito, chi lo sveste di ogni ardire e potere, disanimandolo nella sua assoluta impotenza e nel nulla, proprio nel nulla potere più rischiare, sebbene di lì a poco rischia ancora e si trova ridotto nella stessa impotenza. Mio Dio, il sai bene, manda almeno luce alla guida, onde rinvenga, la vera fonte di tanti mali nella tua creatura. Epistolario 1,1073

COME È POSSIBILE?

MioDio, è possibile che la mia esistenza deve essere un assiduo disgustare voi? Epistolario 1,1074

QUANDO MORIRO’?

Mio Dio, quando morirò? Ma fino a che son vivo risparmia la croce superiore alle mie forze. Un timore di nuovo genere mi preoccupa e agita: che si sospetti nella mia lealtà e rettitudine. Non vi è fondamento, eppure il solo dubbio mi cruccia e non posso trovar pace nel testimone della buona coscienza. Forse tu ridi... e io nondimeno soffro anche per ciò che è irragionevole.

Epistolario 1,1231

NON CESSERÒ DI SPERARE IN TE

La furiosa battaglia non si è punto arrestata. Segue il suo corso regolarmente, sì, ma incalza e marcia sempre avanti. Mio Dio, quando mi riposerà un po' tranquillo in te? Quando sarà almeno rimosso da me questo chiodo che mi schianta il cuore e mi buca il cervello di persuadermi che tutto questo inferno io non ti offenda? Mio Dio, pronto sarei a subire mille inferni di questa fatta purché entrasse uno spiraglio di tua luce nella mia mente, che mi accertasse che in mezzo a tutto questo io ti ami. Sì, mio Dio, non tardare a venirmi in aiuto; non vedi che non ho più forza di combattere, e che ogni energia studiata è continuamente infranta? O mio Dio, tu che in me misuri l'estrema amarezza del mio spirito, non tardare a venirmi in aiuto. Tu solo puoi e devi trarmi fuori da questo carcere di morte. Ah!, no. Io non mi stancherà nella mia stanchezza di gridare forte con Giobbe: anche se tu mi uccidi, io non cesserà di sperare in te. Epistolario 1,1260

QUANDO DIO SEMBRA CHE ABBANDONI

MIO AMATO, DOVE SEI?

Mio Bene, dove sei? Non più ti conosco e rinvengo, ma è d'uopo il cercarti, tu che sei vita dell'anima che muore. Mio Dio, e Dio mio!... Dirti altro non so più: Perché mi hai abbandonato? AII'infuori di questo abbandono io ignoro, ignoro ogni cosa, persino la vita che io ignoro di vivere. Epistolario 1,1029

TI PRENDA DI ME PIETA!

Dio, non voglio, no, disperare: non voglio, no, far torto alla vostra infinita pietà, ma sento in me, nonostante tutti questi sforzi di confidenza, vivo, chiaro, il fosco quadro del vostro abbandono e del vostro rigetto. Mio Dio, io confido, ma questa confidenza è piena di tremori, e questo è che rende più amaro il mio cordoglio. Oh, Dio mio!, se potessi anche in minimo afferrare che questo stato non sia un vostro rigetto e che in questo non vi offenda, sarei disposto a soffrire centuplicato questo martirio. Dio mio, Dio mio... ti prenda di me pietà! Epistolario 1,1264

PIANGO, MI LAMENTO

O mi vado dibattendo; sospiro, piango, mi lamento, ma tutto è indarno; finché affranta dal dolore e priva di forze, la povera anima si sottopone al Signore dicendo: « Non mea, o dulcissime Jesu, sed tua voluntas fiat ». Epistolario 1,725

QUALE STRAZIO!

O Dio, che strazio io sento, nel fondo di questo mio cuore! Quando si poserà? Io mi sento spezzare questo cuore. Non ho dove posarlo, Potessi almeno avere la soddisfazione di sfogare questo interno martirio colle lagrime. Il dolore è grande e me l'ha pietrificato. Adesso sì comprendo, o Gesù, perché la madre tua ammirandoti sulla croce non pianse. Ma dimmi, o Gesù, che cosa è mai questa voce intima, che io di continuo sento: « Ubi est Deus tuus », a cui io non valgo a dare una risposta per tema di mentire? Deh! Signore, sovvieni al mio dolore. Desso è irrequieto, e non si darà pace fino a quando non riposerà in te. Ma debbo sperarlo, a vista della istessa mia infedeltà? Sì, o Signore, sento ancora tutta la forza di dirti: «Etiam si occideris me, in te sperabo». Epistolario 1,993

TI CERCO

Mio Dio, sono smarrito e ti ho perduto, ma ti ritroverà? Oppure ti avrò smarrito per sempre? Mi hai condannato a vivere eternamente lontano dalla tua faccia? Epistolario 1,1027

UN FIUME DI FUOCO, DENTRO DI ME

Mi sento morire, mio Dio! e voi vedete spegnere questa debole esistenza che tutta si strugge per voi, e intanto ve ne rimanete indifferente. Non ho ragione dunque di chiamarvi tiranno, crudele? Ahimè! Che dico mai!... Perdonatemi, o Dio, amor mio! Sono fuori di me e non so quello che dico. Voi mi avete reso impaziente, voi mi avete conquiso, voi mi avete bruciato tutte le mie interiora, voi avete introdotto nel mio interno un fiume di fuoco. Come posso fare a meno di non lamentarmi, se voi stesso mi provocate e mettete a cimento la mia fragilità?... Epistolario 1,1123

CONVERSIONE A DIO E MISERICORDIA

CONVERSIONE DEL CUORE

Riducimi a ravvedimento, astringimi a sincera contrizione e a salda conversione del cuore a te. Epistolario 1,1075

NELLA TUA BONTÀ

O Dio dell'anima mia, qual triste sorte mi aspetta, se io non mi decido a mutar vita, a tesoreggiare il tempo che la vostra bontà mi concede! Epistolario 4,1001

O BENE DELL’ANIMA MIA!

O bene dell'anima mia, dove stai? Dove ti sei andato a nascondere? Dove ritrovarti? Dove cercarti? Non vedi, o Gesù, che l'anima mia ti vuol sentire a ogni costo? Ti cerca da per ogni dove, ma non ti fai trovare se non nella piena del tuo furore, riempendola di un'estrema turbazione e amarezza, dandole a intendere quanto ti si addice e quanto ti si appartenga. Chi vale a esprimere la gravezza della mia posizione?! Ciò che intendo al riflesso del tuo lume, non valgo dirlo coll'umano linguaggio, e quando io tendo a voler dire qualcosa balbettando, l'anima mia rinviene di aver errato e di essersi più che mai allontanata dalla verità dei fatti.

Ben mio! Mi sei privo per sempre?! Ho voglia di gridare e di lamentarmi con voce superlativamente forte, ma sono debolissimo se non fare ascendere al tuo trono questo lamento: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...

L’anima mia tutta è riversata sul quadro chiaro della miseria! Mio Dio!, che io regga a tal luttuosa vista: si ritiri da me il tuo raggio riflesso, perché io non reggo a tale aperto contrasto.

Epistolario 1,1089-1090

QUANTE NECESSITA’...

Mio Dio, quante necessità mi si affollano a ogni momento intorno al mio spirito, che si va disfacendo e marcendo nel suo dolore. Mi ritrovo a ogni pie' sospinto sempre più smarrito nel fosco e crescente disordine dello spirito, nel buio, nella dolorosa perdita di tutte le potenze e nello smarrimento dei sensi. Epistolario 1,1062

IN PROFONDA CONFUSIONE

Mio Dio!, sono a te in profonda confusione; a te che sei quel che sei. Io... nulla meschino, degno solo del tuo disprezzo e della tua commiserazione. Ma... rifletto che ho da far col Dio che è mio. Ah! sì, e chi vuole contendermelo? Epistolario 1,1105

VENGA IL TUO REGNO D’AMORE

Voi solo vedete che pena l'è questa per l'anima che vi cerca, eppure, o mio Signore, questa pena la porterebbe in pace per vostro amore, se conoscesse che anche in questo stato essa non è abbandonata da voi, o fonte di eterna felicità!... Ah!, voi ancora comprendete quale sia il crudel martirio che è per quest'anima il vedere le grandi offese che in questi tristissimi tempi si fanno dai figlliuoli degli uomini, e l'ingratitudine orrenda onde venite ripagato nei vostri pegni amorosi, e il poco o niun pensiero che questi veri ciechi si danno della perdita di voi. Mio Dio, Dio Dio! Convien pur dire che costoro non si fidino più di voi, poiché così sgarbatamente vi negano il tributo del loro amore. Ahimè!, mio Dio, quando verrà il momento in cui quest'anima vedrà ristabilito il vostro regno di amore?... Quando porrete termine a questo mio tormento?... Epistolario 1,676

O MIO DOLCE REDENTORE!

Oh Dio!, oh Dio!, dove mi vola il pensiero; che sarà di quegli infelici vostri figliuoli, e i miei fratelli ancora, che avranno forse già meritato i vostri fulmini? Voi il sapete, o mio dolce Redentore, quante volte la rimembranza di quel vostro divin volto, sdegnato contro questi miei infelici fratelli, mi ha fatto gelare il sangue dallo spavento, più che il pensiero degli eterni supplizi e delle pene tutte dell'inferno. Io sempre vi ho supplicato tremando, come vi supplico pure al presente, che, per la vostra misericordia, vi degniate di ritirare un sì fulmineo sguardo da questi miei infelici fratelli... Voi l'avete detto, o dolce mio Signore, che «l'amore è forte al par della morte, e duro al par dell'inferno», perciò guardate con occhio di ineffabile dolcezza questi morti fratelli, incatenateli a voi con una forte stretta di amore. Risorgano tutti questi veri morti, o Signore. O Gesù, Lazzaro non vi chiese punto che lo risuscitaste; valsero per lui le preghiere di una donna peccatrice; oh, eccome, o mio divin Signore, un'altra anima ancora essa peccatrice e più rea senza paragone, che vi prega per tanti morti, che punto non si curano di pregarvi affin di essere risuscitati. Voi sapete, o mio Signore e mio re, il crudo martirio che mi cagionano quest'altrettanti Lazzari: chiamateli con un grido si possente che dia loro la vita e al vostro comando escano dalla tomba dei loro sozzi piaceri. Fatelo, o Signore, e così tutti benediremo le ricchezze della vostra misericordia... Epistolario 1,677-678

ABITARE I SENTIERI DELLA SPERANZA

SPERANZA MIA

In tutto questo che mi succede, sento viva in me la speranza di non disperare. È vana questa mia speranza? Comunque sia, io sento di dirti, o Gesù, con Giobbe: « Io spererà in te, anche quando mi sento nella disperazione ». Epistolario 4,1023

SPUNTERÀ L’ALBA

Dio, quando spunterà, non pretendo il sole, ma almeno l'alba?

Epistolario 1,988

SAPENDOTI BUONO

Oh mio Bene!, che dico io mai? (ma tale purtroppo è la mia positura) e, sapendoti buono, non dovrei sperare e sperarti fiducioso, quando più vi fosse da disperare? Ma... o pena delle pene!... La tortura che supera ogni intendimento è questa: vedersi ridotto, astretto in disperazione di ogni speranza, e pur speranza non perdere... ahimè, mio Dio, che è questo ben duro, più di tutte le morti insieme! Epistolario 1,1049

OH DOLCI FERITE!

Oh fiat! Quanto sei dolce e amaro insieme! Tu ferisci e risani, impiaghi e guarisci, dai morte e nello stesso tempo dai anche la vita! Oh dolci tormenti!, perché siete tanto insoffribili e tanto cari insieme? Oh dolci ferite!, perché mentre siete dolorose, imbalsamate nello stesso tempo lo spirito, e lo preparate ancora a sottoporsi a colpi di novelle prove? Epistolario 1,1103

MIO DIO, MIO TUTTO

Oh Dio!, immetti in me un po' di speranza che io ti rispecchi alla fine e veda, qual tu mi sei, il mio Dio, il tutto mio, il bene dell'anima mia, purgato e rifatto al crogiuolo del tuo giusto rigore!

Epistolario 1,1097

USAMI MISERICORDIA

Io sento nell'interno un continuo rumoreggiare, simile a una cascata, che gitta sempre sangue. Mio Dio! È giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami al fine misericordia. Domine, ti dirò sempre col tuo profeta: Domine, ne in furore tuo arguas me, ne que in ira tua corripias me! Epistolario 1,1095

O ANIME SANTE

O anime sante, che libere d'ogni affanno, già vi state beando in cielo in quel torrente di sovrane dolcezze, oh quanto io invidio la vostra felicità! Deh!, per pietà, poiché voi siete sì presso alla fontana di vita, poiché voi mi vedete morir di sete in questo basso mondo, siatemi propizie di un poco di cotesta freschissima acqua.

Ah!, troppo male, o anime avventurate, il confesso, troppo male ho speso la mia porzione, troppo male ho custodito una gemma di tanto pregio; ma, viva Iddio!, a questa colpa sento esservi pur rimedio ancora. Ebbene, o anime beate, siatemi cortesi di un po' di aiuto; anche io, giacché non potei trovare ciò di cui ha bisogno l'anima mia nel riposo e nella notte, anche io sorgerà, come la sposa della sacra cantica e cercherò quegli che ama l'anima mia: « Surgam... et quaeram quem diligit anima mea »;e lo cercherò sempre, lo cercherò in tutte le cose, e né mi fermerò in nessuna, finché non l'abbia ritrovato sulla soglia del regno suo...

Epistolario 1,676-677

ABBANDONO TOTALE A DIO

ESTREMA FIDUCIA

Mio Dio! Non ostante che ti vedevo giudice, pure con occhio di estrema fiducia ti guardavo, non ostante che sentivo che nulla di misericordioso io potevo sperare. E mentre ero con questo sguardo a Dio rivolto, è avvenuto quello che questa mattina è avvenuto. Deo gratias. Epistolario 4,1023

SPERO DA TE CUSTODIA

O mio Bene, dove ti trovi, io ti perdei, ne sono smarrito dal rintracciarti, perché gustoso ne accettasti l'offerta piena che ti feci, e tutto tu hai ripreso e ritieni in sovrana padronanza. Io mi ci affido e spero da te custodia pel mio tutto, intiero abbandono al più straziante rilascio di amore. Epistolario 1,1028

VICINO A TE, SIGNORE

Signore, mettimi vicino a te, in modo che io senta la tua presenza, come tu sei vicino a me per essenza; e poi si scateni pure contro di me l'inferno tutto, che io non temo, che io non pavento.

Epistolario 1,884

ATTINGERE FORZA DA TE

Sono vertiginosamente trasportato a vivere per i fratelli e per conseguenza a inebriarmi e satollarmi di quei dolori che pur vado irresistibilmente lamentando. Oh Dio! Quanto è forte quel baptismun habeam baptizari del figlio tuo, che sì intimamente fai a me sentire. Epistolario 1,1196

 

MISTERO DI VITA E DI AMORE NELLA STORIA UMANA E NELL’UNIVERSO COMPI IN ME L’OPERA TUA, SIGNORE

Sentivo la voce del dovere di obbedire a te, o Dio vero e buono! ma i nemici tuoi e miei mi tiranneggiavano, mi slogavano le ossa, mi dileggiavano e mi contorcevano le viscere! Volevo obbedirti, o Dio mio, e Sposo mio. Questo era il sentimento che primeggiava in cima alla mia mente e al mio cuore, ma dove radunare tanta forza, perché potessi, con piede fermo e risoluto, calpestare i falsi allettamenti prima e la tirannia poi del mondo che non è tuo?! Tu lo sai, o Signore, le calde lacrime che versavo innanzi a te, in quei tempi luttuosissimi! Tu lo sai, o Dio dell'anima mia, i gemiti del mio cuore, le lacrime che giù scendevano da questi occhi. Tu ne avevi il segno incontestabile di quelle lacrime e della causa che sostenevo, dai guanciali che inzuppati ne rimanevano. Volevo e sempre volevo obbedirti, ma la vita mi si arrestava. Volevo morire, piuttosto che venir meno alla tua chiamata. Ma tu, Signore, che facesti esperimentare tutti gli effetti di un vero abbandono a questo tuo figliuolo, sorgesti alfine, mi stendesti la tua mano potente e mi conducesti là dove prima mi avevi chiamato. Ti siano rese infinite lodi e ringraziamenti, o mio Dio. Ma tu qui mi ascondesti agli occhi di tutti, ma una missione grandissima avevi fin d'allora affidata al tuo figlio: missione che a te e a me solo è nota. Mio Dio! Padre mio! Come ho corrisposto a siffatta missione?! Non lo so. Ma so solo che dovevo far forse di più. e [questo] l'argomento della presente irrequietezza del mio cuore. Irrequietezza che la sento sempre più ingigantirsi dentro di me in questi giorni di spirituale ritiro. Sorgi, dunque, ancora una volta, Signore, e liberami innanzi tutto da me stesso e non permettere che vada in perdizione chi, con tanta cura e premura, hai richiamato e strappato dal mondo che non è tuo. Sorgi, dunque, ancora una volta, Signore, e conferma nella tua grazia coloro che mi affidasti e non permettere che qualcuno abbia a perdersi disertando l'ovile. Oh Dio! Oh Dio!... Non permettere che vada in perdizione la tua eredità. Oh Dio, fatti sempre più sentire al mio povero cuore e compi in me l'opera da te incominciata. Epistolario 3,1008-1010

DOVE SERVIRTI?

Dove meglio potrò servirti, o Signore, se non nel chiostro e sotto la bandiera del Poverello di Assisi? Epistolario 3.1007

SACERDOTI TUOI

Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero di amore, con te per il mondo via, verità e vita e per te sacerdote santo vittima perfetta. Epistolario 4,1031

PER TE, PER I TUOI REDENTI

Cinquant'anni di vita religiosa, cinquant'anni confitto alla croce, cinquant'anni di fuoco divoratore: per te, Signore, per i tuoi redenti. Che altro desidera l'anima mia se non condurre tutti a te e pazientemente attendere che questo fuoco divoratore bruci tutte le mie viscere nel cupio dissolvi? Epistolario 4,1032

IL CELESTE BAMBINO

sapienza, o potenza di Dio, ci sentiamo di dover esclamare estasiati col tuo Apostolo - quanto sono incomprensibili i tuoi giudizi e investigabili le tue vie! Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi, dall'oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l'hai fatto per amore, e non c'inviti che all'amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove di amore. Il celeste Bambino soffre e vagisce nel presepe per rendere a noi amabile, meritoria e ricercata la sofferenza: egli manca di tutto, perché noi apprendiamo da lui la rinunzia dei beni e degli agi terreni; egli si compiace di umili e poveri adoratori per invogliarci ad amare la povertà e preferire la compagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo. Questo celeste Bambino tutto mansuetudine e dolcezza vuole infondere nei nostri cuori col suo esempio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto sorga un era di pace e di amore. Egli fin dalla nascita addita la nostra missione, che è quella di disprezzare ciò che il mondo ama e cerca. Oh!, prostriamoci innanzi al presepe e col grande san Girolamo, il santo infiammato di amore a Gesù Bambino, offriamogli tutto il nostro cuore senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme, che ci predicano essere tutto quaggiù vanità delle vanità, non altro che vanità.

Epistolario 4,1008-1009

GESÙ, VERO E UNICO DIO NOSTRO

a che cosa è l'uomo, perché tu ti prenda tanta cura? Tu lasci la tua celeste reggia per venire in cerca della traviata pecorella. Ti manifesti a essa, e con impulsi della tua grazia incessantemente la chiami, ne muovi il cuore verso di te, affinché a te d'appresso ti conosca, ti ami, ti adori. ai tu forse bisogno di essa per essere pienamente felice nel tuo paradiso? No, è la tua solita bontà che ti piega verso di essa, è il tuo amore, che ama espandersi e conquistarla per renderla felice di quella stessa felicità di cui tu sei ripieno. O Gesù, noi siamo un brutto nulla, e tu ci cerchi proprio per questo: per darci l'essere tuo divino, mediante l'operazione e la comunicazione della tua grazia. O Gesù, e chi potrà resisterti? Lascia che povero, quale io sono, ti chiegga tutto quello che mi bisogna per piacere a te, che sia di te, che dia gusto a te. Dammi e conservami quella fede viva che mi faccia credere e operare per tuo solo amore. E questo è il primo dono che ti presento e unito ai santi magi, ai tuoi piedi prostrato, ti confesso senza alcun umano rispetto dinanzi al mondo intero per vero e unico Dio nostro.

Epistolario 4,1014

ADORAZIONE DEL DIO INCARNATO

O Gesù, con i tuoi santi magi t'adoriamo, con essi ti offriamo i tre doni della nostra fede riconoscendoti e adorandoti quale nostro Dio umiliato per nostro amore, quale uomo rivestito di fragile carne per patire e morire per noi. E nei tuoi meriti sperando, siamo sicuri [di] conseguire l'eterna gloria. Con la nostra carità ti riconosciamo sovrano di amore nei nostri cuori, pregandoti che, nella tua infinita bontà, ti degni gradire ciò che tu stesso ci hai donato. Degnati [di] trasformare i nostri cuori come trasformasti quelli dei santi magi e fa' ancora che i nostri cuori, non potendo contenere gli ardori della tua carità, ti manifestino alle anime dei nostri fratelli per conquistarle. Il tuo regno non è lontano e tu facci partecipare al tuo trionfo sulla terra, per poi partecipare al tuo regno nel cielo. Fa' che non potendo contenere le comunicazioni della tua divina carità, predichiamo con l'esempio e con le opere la tua divina regalità. Prendi possesso dei nostri cuori nel tempo per possederli nell'eternità. Che mai ci togliamo da sotto il tuo scettro: né la vita né la morte valgano a separarci da te. La vita sia vita attinta da te a larghi sorsi d'amore per spandersi sull'umanità e ci faccia morire a ogni istante per vivere solo di te, per spandere te nei nostri cuori. Epistolario 4,1017-1018

QUANTE VOLTE

«Quante volte - mi ha detto Gesù poc'anzi - mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso». «Sotto la croce s’impara ad amare e io non la do a tutti, ma solo a quelle anime che mi sono più care » Epistolario 1,339

INEFFABILE DOLCEZZA DIVINA

MIO SIGNORE E MIO DIO

Tutti i tormenti di questa terra raccolti in un fascio, io li accetto, o mio Dio, io li desidero qual mia porzione, ma non potrei giammai rassegnarmi di essere separato da voi per mancanza di amore. Deh!, per pietà, non permettete che vada errata questa povera anima; non acconsentite giammai che questa mia speranza vada fallita. Fate che io mai mi separi da voi, e se lo sia al presente senza conoscerlo, traetemene in questo istante; confortate questo mio intelletto, o Dio mio, sicché conosca bene me stesso il grande amore che mi avete addimostrato e possa io godere eternamente le bellezze sovrane del vostro volto divino. Epistolario 1,675

UNA SPINA NEL CUORE

Oh, Dio!, che spina che sento essermi conficcata nel cuore! Le due forze che in apparenza sembrano estremamente contrarie, quella di voler vivere per giovare ai fratelli di esilio e quella di voler morire per unirmi allo Sposo, in questi ultimi tempi le sento superlativamente ingigantirsi nell'alta punta dello spirito. Mi dilacerano l'anima mi tolgono la pace, non intima, dell'anima, sibbene quella pace che la toccano, diciamo così, soltanto all'infuori, ma che pure conosco essermi tanto necessaria per poter agire con più dolcezza e con più unzione. Epistolario 1,1181

O MIO DOLCISSIMO AMANTE

Non sia mai, o caro Gesù, che io perda un sì prezioso tesoro quale voi siete per me. Mio Signore e mio Dio, troppo viva è nella mia anima quella ineffabile dolcezza, che piove dai vostri occhi e che voi, mio Bene, vi degnaste mirare con occhio di amore questa povera meschinella. Come potrà essere lenito lo strazio del mio cuore, il sapersi lontano da voi? Assai bene conosce l'anima mia quale terribile battaglia fu la mia, quando voi, o mio diletto, da me vi nascondeste! Quanto è viva, o mio dolcissimo amante, questa terribile e fulminante pittura impressa in questa anima! Chi fia mai che riesca a separare o a spegnere questo fuoco, che in petto mi arde di fiamme si accese per voi? Deh!, o Signore, non vogliate prendervi gusto a nascondervi; voi lo comprendete quale scompiglio e agitazione s'impossessano di tutte le potenze dell'anima e dei sentimenti ancora essi! Voi il vedete che non regge al crudele strazio di quest'abbandono la poverina, perché voi troppo l'avete innamorata di voi, bellezza infinita. Voi il sapete com'ella affannosamente vi cerca. Questo affanno non è effetto inferiore a quello che pur provava quella vostra sposa dei sacri cantici; anch'ella al par di questa sacra sposa s'aggira fuor di sé per le pubbliche vie e le piazze e prega e scongiura le figlie di Gerusalemme di dirle ove sia il suo diletto: «Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se vedrete il mio amato, ditegli che io languisco di amore». Quanto bene comprende l'anima mia in questo stato quello che è scritto nei salmi: «Defecit spiritus meus »! « Defecit in salutare tuum anima mea». Epistolario 1,675-676

L'AMORE DEL MIO DILETTO

Mi sento affogato nel pelago immenso del mio Diletto. Io vado facendo una continua indigestione. E pur dolce l'amarezza di quest'amore e soave il suo peso; ma ciò non toglie che l'anima nel sentirne l'immenso trasporto, non ha come fare a portarne l'immenso peso, e mi sento annullato e conquiso. Il piccolo cuore si sente impossibilitato a contenere l'amore immenso. E vero che egli è dentro e fuori. Ma, mio Dio, nel riversarsi che egli fa nel piccolo vaso della mia esistenza si soffre il martirio di non poterlo contenere: le pareti interne di questo cuore si sentono presso a poco scoppiare, e mi meraviglio come questo non sia accaduto ancora. Epistolario 1,1122

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