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mercoledì 6 luglio 2011

La purezza del cuore.




Massaggio a Mirjana 2 luglio 2011

"Un cuore impuro non può essere in mio Figlio e con mio Figlio."

“Cari figli, oggi, per la vostra unione con mio Figlio, vi invito ad un passo difficile e doloroso. Vi invito al riconoscimento completo ed alla confessione dei peccati, alla purificazione. Un cuore impuro non può essere in mio Figlio e con mio Figlio. Un cuore impuro non può dare un frutto d’amore e di unità. Un cuore impuro non può compiere cose rette e giuste, non è un esempio della bellezza dell’Amore di Dio per coloro che gli stanno attorno e che non l’hanno conosciuto. Voi, figli miei, vi riunite attorno a me pieni di entusiasmo, di desideri e di aspettative, ma io prego il Padre Buono di mettere, per mezzo  dello Spirito Santo del mio Figlio, la fede nei vostri cuori purificati. Figli miei, ascoltatemi, incamminatevi con me”.

Beati i puri di cuore ( Mt 5,8)
 
Ci soffermiamo sulla Beatitudine della purità di cuore , della purezza interiore, della piena adesione alla volontà di Dio.
Cercheremo anzitutto di domandarci che cosa significa l’espressione " Beati i puri di cuore perché vedranno Dio" , riferendoci ad altre pagine dell’Antico e de nuovo testamento, che ci possono aiutare a comprendere meglio le parole di Gesù, per poi trarre delle riflessioni per la nostra vita quotidiana.

Partiamo dalla parola "cuore".


Per la Bibbia il termine cuore indica la sede dei pensieri: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?» (Mt 9,4); della comprensione e del riconoscimento dei valori: «Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21); delle aspirazioni e delle attività: «Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie» (Mt 15,19); degli atteggiamenti verso gli altri: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29); del rapporto con Dio: «Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me» (Mt 15,8).

Il cuore è il centro della vita intellettiva, volitiva ed emozionale dell'uomo, il luogo di origine, di riferimento e di unità di tutti i suoi rapporti con Dio e con gli altri. Il cuore è il luogo profondo in cui la nostra persona prende coscienza di sé, riflette sugli avvenimenti, medita sul senso della realtà, assume comportamenti responsabili verso i fatti della vita e verso lo stesso mistero di Dio. La presenza di Gesù, come sottolinea l'evangelista Luca, non produce salvezza se non è accolta nel cuore dei pastori, nel cuore di Maria che custodisce, medita, applica alla vita quello che Dio ci comunica attraverso la nascita di Gesù..

Consideriamo la parola puro ,legata a cuore. "Puro" vuol dire semplicemente pulito; legato al cuore vuol dire limpidezza dell’intimo, pulizia interiore.
Ricordiamo la disputa dei farisei che rimproverano ai discepoli di Gesù di mangiare a tavola senza prima aver compiuto le abluzioni rituali: Gesù risponde : " Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’ uomo a contaminarlo" ( Mc 7,15).
E poi spiega: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal dì dentro e contaminano l'uomo» (w. 20-21).

Il cuore è quindi principio di impurità ma se da esso vengono buone intenzioni e buone azioni allora è sorgente di purezza per l'uomo. E' il cuore che da origine a un comportamento conforme alla volontà di Dio. Non c'è conformità alla volontà del Signore se non a partire da un cuore puro che si sottomette interiormente a tale volontà.

Puro è dunque ciò che è «conforme» a Dio e alla sua Parola; è il cuore libero da tendenze e impulsi che spingono ad azioni contrarie alla volontà di Dio (cf Es 20,13-16). Secondo il Sal 24, si può avvicinare a Dio «chi ha mani innocenti e cuore puro»: le mani indicano l'agire esterno, il cuore i movimenti interni (pensieri, intenzioni, emozioni). All'innocenza delle mani e alla purezza del cuore è collegato il desiderio della presenza di Dio, il «vedere» Dio. Anche l'orante del Sal 51, dopo il riconoscimento della misericordia divina e del proprio peccato, chiede un cuore puro perché non sia respinto dalla presenza di Dio; in Is 6,5-6 la purezza appare come la condizione per «vedere» Dio.

Chi ha un cuore puro è anche capace della gratuità dell'amore: «II fine di questo richiamo è però la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera» (1Tm 1,5). Il cuore puro, infatti, è la fonte da cui proviene la carità: «Dopo aver santificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri» (1Pt 1,22).

«Molte sono le qualità della purezza del cuore: limpidezza di affetti, trasparenza di relazioni umane, fedeltà alla parola data, lealtà verso gli impegni, spontaneità di comportamento, chiarezza di sguardo, una naturale attitudine a concedere fiducia» (P. Talec).

La purezza di cuore dev'essere principalmente concepita come verità di ciò che si è «dentro». È beatitudine della vita interiore. Ma, poiché l'uomo è essenzialmente un essere sociale, questa vita interiore, per quanto «nascosta» essa sia, possiede una dimensione pubblica. Questa verità, che si porta dentro come un tesoro nascosto, si esprime attraverso la rettitudine della vita, nella conformità tra ciò che si è nel profondo e ciò che appare.

La purezza di cuore, trasparente nella relazione con gli altri, è beatitudine dell’autenticità di vita. La purezza di cuore dev' essere principalmente concepita come verità di ciò che si è «dentro». E’ beatitudine della vita interiore.

La purezza di cuore, trasparente nelle relazioni con gli altri , è beatitudine dell’autenticità di vita.
La purezza del cuore non è una condizione statica e consolidata dell’uomo. E’ una tensione.
Il senso della beatitudine è dinamico: dobbiamo diventare puri di cuore.
La purezza del cuore esige combattività e coraggio per resistere alle tempeste dell'esistenza e alle sollecitazioni di tanti compromessi. Esige una quotidiana attenzione per non lasciarsi reificare. Si può infatti diventare una cosa, preda dei mass media, delle mode, dei conformismi. Ci si può lasciar rubare l'anima.


Il Salmo 24 è interessante anche perché ci permette di congiungere la prima parte del versetto di Matteo 5,8 - «Beati i puri di cuore» - con la seconda - «perché vedranno Dio» -.(vv. 3-6).
«Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio ma salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe».

Cercare il volto di Dio equivale a desiderare di vederlo e, per vederlo, bisogna avere le mani innocenti e il cuore puro. Come sappiamo, l'Antico Testamento è dominato da un duplice pensiero: nessuno può vedere Dio senza morire perché Dio è troppo grande, abita in una luce inaccessibile, è al di là di ogni umana possibilità dì conoscerlo a fondo; nel medesimo tempo, la Bibbia afferma più di una volta che i patriarchi, i nostri padri nella fede, hanno visto Dio (Abramo, Giacobbe, Mosè).

Per Abramo ricordiamo l’apparizione alle Querce di Mamre ( Gen. 18). Per Giacobbe la notta con Dio nella notte ( " Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele" , " Ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva" ( cf Gen 32, 23-33). Mosé parla con il Signore come un amico al suo amico e riceve la rivelazione del Nome santo ( " Il Signore , il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà" ( cf. Es. 34, 6 ). Nei Salmi, poi, l'israelita giusto e pio esprime sovente il desiderio di vedere il volto di Dio: «Quando vedrò il volto di Dio?» (Sal. 42,3); «Di te ha detto il mio cuore: 'Cercate il suo volto';il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal. 27,8). Ci è facile, leggendo questi Salmi, cogliere tutto l'ardore di questo desiderio, di questa ricerca.
Evidentemente il 'vedere Dio' non ha il medesimo significato nei diversi passi della Scrittura.


La possibilità di vederlo viene negata se si tratta di contemplarlo nel suo splendore assoluto, definitivo, quello di cui ci parla la Lettera di san Giovanni: «Saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è» (1 Gv. 3,2). Tale visione è riservata per la salvezza messianica definitiva, portata da Cristo, quando saremo in lui, con lui e in lui contempleremo il Padre, Anche il libro dell'Apocalisse descrive coloro che alla fine dei tempi staranno davanti al trono di Dio e dell'Agnello: «I suoi servitori gli renderanno un culto;/ vedranno la sua faccia/ e il suo nome sarà sulla loro fronte» (22, 3b-4).

La beatitudine del cuore puro riguarda fondamentalmente la nostra partecipazione alla vita di Dio, Vedere Dio richiede un cuore risanato da tutte le caricature e le immagini distorte di Dio, un cuore purificato da tutte le rappresentazioni di una religione sentimentale; significa vivere in comunione con Dio, vivere nella sua intelligenza, conoscerlo per via d'amore... averlo nel cuore. Come fare? L'abate Pacomio (IV sec.) risponde: «Figlio mio, affrettati a produrre i frutti del vangelo, come Gesù dice: beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Se anche solo un pensiero cattivo ti viene in mente, di odio, di cattiveria, di gelosia, d'invidia, di disprezzo per il tuo fratello, di vanagloria, di superbia, ricordati di dire a te stesso: se acconsento e metto in pratica uno di questi pensieri, certamente non vedrò Dio».

Vedere Dio vuol dire cogliere me stesso, gli altri, tutte le realtà come le vede Dio, con la luce che viene da Dio: " Chiediamoci: che posto ho nella vita o nel cuore di Dio? Che posto hanno gli altri? Come mi vedo e come vedo gli altri dentro al cuore di Dio?".
Vedere Dio che Dio è presente nella vita degli uomini e delle donne.
In Cristo Gesù il Padre ci ha creati, scelti, amati per essere santi e stare alla sua presenza daventi al suo Volto, nella beatitudine.
Perché vedranno Dio
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