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sabato 22 settembre 2012

PADRE PIO E L’ANGELO CUSTODE

Padrepioangeli

L'esistenza degli esseri spirituali, in­corporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una verità di fede.

La parola angelo, dice S. Agostino, designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si rispon­de che è spirito, se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quel­lo che è, mentre per quello che compie è angelo.

In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre... che è nei cieli» (Mt. 18,10) essi sono «po­tenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (salmo 103,20). (…)

 

GLI ANGELI DELLA LUCE

Contrariamente alle immagini solite che ce li mostrano come creature alate, quegli angeli obbedienti che vegliano su di noi sono privi di un corpo. Men­tre chiamiamo familiarmente per nome alcuni di loro, gli angeli si distinguono fra loro per la loro funzione piú che per le loro caratteristiche materiali. Per tradizione vi sono nove ordini di angeli disposti in tre gruppi gerarchici: i piú alti sono i cherubini, i serafini e i troni; seguono le dominazioni, le virtú e le potestà; gli ordini più bassi sono i prin­cipati, gli arcangeli e gli angeli. È so­prattutto con quest'ultimo ordine che noi sentiamo di avere una certa fami­liarità. I quattro arcangeli, conosciuti per nome nella Chiesa d'Occidente, sono Michele, Gabriele, Raffaele e Ariele (o Fanuele). Le Chiese orientali fanno menzione di altri tre arcangeli: Selefie­le, l'arcangelo della salvezza; Varachie­le, il custode della verità e del coraggio di fronte alla persecuzione e all'opposi­zione; Iegovdiele, l'angelo dell'unità, che conosce tutte le lingue del mondo e delle sue creature.

Essi, fin dalla creazione e lungo tut­ta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il Paradiso terrestre, proteggono Lot, salvano Agar e il suo bambino, trattengono la mano di Abramo; la Legge viene comunicata «per mano degli Angeli» (At. 7,53), essi guidano il Popolo di Dio, annunziano nascite e vocazioni, assistono i Profeti, per citare soltanto alcuni esempi. Infi­ne è l'Arcangelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesú.

Gli Angeli quindi sono sempre pre­senti, nello svolgimento delle loro man­sioni, anche se noi non ci accorgiamo di loro. Aleggiano vicino ai grembi materni, alle grotte, ai giardini e alle tombe, e quasi tutti i luoghi sono resi santi dalla loro visitazione. Essi si er­gono in un'ira silenziosa contro la mancanza di umanità, consapevoli del fatto che tocca a noi opporci a essa, non a loro. Essi amano ancora di piú la terra a partire dal momento dell'Incar­nazione, vengono a visitare le case dei poveri e a dimorare in esse, nelle vie fuori mano e sulle strade. Sembra che ci chiedano di fare un'alleanza con loro e, in questo modo, confortare Dio, che è venuto quaggiú per salvare noi tutti e restituire la terra all'antico sogno di santità.

 

PADRE PIO E L’ANGELO CUSTODE

Come ognuno di noi, anche Padre Pio ha avuto il suo angelo custode, e che angelo custode!

Dai suoi scritti possiamo affermare che Padre Pio era in costante compa­gnia del suo angelo custode.

Lo aiutava nella lotta contro Satana: «Coll'aiuto del buon angiolino si è trionfato questa volta sul perfido dise­gno di quel cosaccio; la vostra lettera è stata letta. L'angiolino mi aveva suggeri­to che all’arrivo di una vostra lettera l’avessi aspersa coll’acqua benedetta pri­ma d’aprirla. Cosí feci coll'ultima vostra. Ma chi può dire la rabbia provata da barbablú! egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue dia­boliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L’angiolino me lo assicura, ed il paradi­so è con noi.

L’altra notte mi si è presentato sotto le sembianze di un nostro padre, trasmet­tendomi un severissimo ordine del padre provinciale di non scrivervi piú, perché contrario alla povertà e di grave impedi­mento alla perfezione.

Confesso la mia debolezza, babbo mio, piansi amaramente credendo essere ciò stato una realtà. E non avrei potuto mai sospettare, anche debolmente essere que­sto invece un tranello di barbablú, se l’angiolino non mi avesse svelato l'in­ganno. E solo Gesú sa che ci volle per persuadermi. Il compagno della mia in­fanzia cerca di smorzare i dolori che mi affliggono quegl'impuri apostati, col cul­larmi lo spirito in un sogno di speranza» (Ep. 1, p. 321).

Gli spiegava il francese che Padre Pio non aveva studiato: «Levami, se è pos­sibile, una curiosità. Chi ti ha insegna­to il francese? Come mai, mentre pri­ma non ti piaceva, ora ti piace» (Padre Agostino nella lettera del 20-04-1912).

Gli traduceva il greco a lui scono­sciuto.

« Cosa dirà il tuo angelo di questa let­tera? Se Dio vuole, il tuo angelo potreb­be fartela comprendere; se no scrivimi». In calce alla lettera, il parroco di Pietrel­cina scrisse questo attestato:

«Pietrelcina, 25 agosto 1919.

Attesto io qui sottoscritto sotto la santità del giuramento, che Padre Pio, dopo ricevuta la presente, me ne spiegò letteralmente il contenuto. Interrogato da me come avesse potuto leggerla e spie­garla, non conoscendo neppure 1’alfabe­to greco, mi rispose: Lo sapete! L'angelo custode mi ha spiegato tutto.

L.S. Làrciprete Salvatore Pannullo». Nella lettera del 20 settembre 1912 scrive:

«I celesti personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare l’ebbrezza dei beati. E se la missione del nostro angelo custode è grande, quella del mio è di certo piú grande dovendomi fare anche da maestro nella spiega di altre lingue».

Lo va a svegliare per sciogliere insie­me le lodi mattutine al Signore:

«La notte ancora al chiudersi degli occhi vedo abbassarsi il velo ed aprirmisi il paradiso; ed allietato da questa vi­sione dormo in un sorriso di dolce bea­titudine sulle labbra e con una perfetta calma sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a svegliarmi e cosí sciogliere insie­me le lodi mattutine al diletto dei nostri cuori» (Ep. 1, p. 308).

Padre Pio si lamenta con l'angelo e questi gli fa una bella predichina: «Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi fatta una bella pre­dichina, soggiunse: "Ringrazia Gesú che ti tratta da eletto a seguire lui da vicino per l'erta del Calvario; io vedo, anima affidata alla mia cura da Gesú, con gioia e commozione del mio interno questa condotta di Gesú verso di te. Credi tu forse che sarei cosí contento, se non ti vedessi cosí abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo van­taggio, godo sempre piú nel vederti in codesto stato. Gesú permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angosce del deserto, dell'orto e della croce.

Tu difenditi, allontana sempre e di­sprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te"» (Ep. 1, p. 330-331).

Padre Pio affida all'angelo custode l'ufficio di andare a consolare le anime afflitte:

«Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte gli ho andato il delicato uf­ficio di venirvi a consolare» (Ep.1, p. 394).

«Inoltre offrite a gloria di sua divina maestà il riposo che state per prendere e non dimenticate mai l'angelo custode che sempre è con voi, non lasciandovi mai, per qualsiasi torto possiate voi fargli. O ineffabile bontà di questo nostro buono angelo! Quante volte ahimé! l'ho fatto piangere per non aver voluto asseconda­re i suoi voleri che erano pur quelli di Dio! Ci liberi questo nostro fedelissimo amico da ulteriori infedeltà» (Ep.1I, p. 277).

A conferma della grande familiarità tra Padre Pio e il suo angelo custode, riportiamo lo stralcio di un'estasi, nel convento di Venafro, datata da Padre Agostino il 29 novembre 1911:

«„, Angelo di Dio, Angelo mio... non sei tu a mia custodia?... Dio ti ha dato a me! Sei creatura?... o sei creatura o sei creatore... Sei creatore? No. Dunque sei creatura ed hai una legge e devi ubbidi­re... Devi stare accanto a me, o lo vuoi o non lo vuoi... per forza... E si mette a ridere... che c'è da ridere? ... Dimmi una cosa... me lo devi dire... chi era ieri mat­tina qui presente?... e si mette a ridere... me lo devi dire... chi era?... o il Lettore o il Guardiano... ebbene dimmelo... era forse il loro segretariuccio?... ebbene ri­spondi... se non rispondi, io dirò che era uno di quegli altri quattro... E si mette a ridere... un Angelo si mette a ridere!... dimmelo dunque... non ti lascerò, finché non me 1’avrai detto...

Se no, lo domando a Gesú... e poi te lo senti!... Tanto non lo domando a quella Mammina, a quella Signora... che mi guarda torva... sta lí a far la contegno­sa!... Gesú, non è vero che la Madre tua è contegnosa?... E si mette a ridere!...

Dunque, signorino (il suo angelo cu­stode), dimmi chi era... E non risponde ... sta lí... come un pezzo fatto appo­sta... Lo voglio sapere... una cosa ho do­mandato a Te e sono qui da tanto tem­po... Gesú, dimmelo Tu...

E ci voleva tanto a dirlo, signorino!... m'hai fatto ciarlar tanto!... sí sí il Letto­re, il Lettorino!... ebbene Angelo mio, lo salverai dalla guerra che gli prepara quel birbaccione? lo salverai? ... Gesú, dim­mi, e perché permetterlo? ... non me lo vuoi dire?... me lo dirai... se non appa­risci piú, bene... ma se verrai, ti dovrò stancare... E quella Mammina... sempre con la coda dell'occhio... ti voglio guar­dare in faccia... mi devi guardar bene... E si mette a ridere... e mi volta 1e spalle... sí sí ridi... Io so che mi vuoi bene... ma mi devi guardar chiaro.

Gesú, perché non glielo dici alla Mam­ma tua?... ma dimmi, sei Gesú?... di' Gesú!... Bene! se sei Gesú, perché 1a tua Mammina mi guarda in quel modo?... Io voglio sapere!...

Gesú, quando vieni un'altra volta, ti devo domandare certe cose... tu le sai... ma per ora te le voglio accennare... Che erano stamane quelle fiamme al cuore?... se non era Rogerio (P. Rogerio era un frate che si trovava a quel tempo nel convento di Venafro) che mi strinse forte... poi anche il Lettore... il cuore voleva fuggire... che era?... forse voleva andare a passeggio?... un'altra cosa... E quella sete?... Dio mio... che era? Sta­notte, quando s'andarono il Guardiano ed il Lettore, bevvi tutta la bottiglia e la sete non si estinse... mi dovorava... e mi straziò fino alla Comunione... che era?... Senti Mammina, non importa che mi guardi cosí .. io ti voglio bene piú di tutte le creature della terra e del cielo... dopo Gesú, s'intende... ma ti voglio bene. Gesú, questa sera verrà quel birbac­cione?... Ebbene aiuta quei due che m'as­sistono, proteggili, difendili... lo so, ci sei Tu... ma... Angelo mio, sta' con me! Gesú un'ultima cosa... fatti baciare... Bene!... che dolcezza in queste piaghe!... Sanguinano... ma questo Sangue è dol­ce, è dolce... Gesú, dolcezza... Ostia Santa... Amore, Amor che mi sostiene, Amore, a rivederci!... ».

Riportiamo ancora un altro fram­mento di un'estasi del dicembre 1911: «Gesú mio, perché cosí piccino sta­mane?... Ti sei fatto subito tanto picco­lo!... Angelo mio, vedi Gesú? ebbene chinati... non basta... bacia le piaghe a Gesti... Bene!... Bravo! Angelo mio. Bra­vo, Bamboccio... Ecco ecco si fa serio!... mette il broncio! come ti debbo chiama­re? Qual è il tuo nome? Ma sa, Angelo mio, perdona, sa: benedici Gesú per me ... ».

Concludiamo questo capitolo con un brano tratto dalla lettera che Pa­dre Pio scriveva a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, dove la esortava ad apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell'eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo ce­leste spirito:

«O Raffaelina, quanto consola il sa­persi di essere sempre sotto 1a custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabi­le!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce dolce per l’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere l'anima devota che si studia d’amare Gesú, avendo sempre con sé un sí insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all'angelo san Michele lassú nell'empireo difesero 1’onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li rilegarono nel­l'inferno?

Ebbene, sappiate che egli è ancor po­tente contro satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giam­mai potrà venir meno dal difenderci. Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi piú tristi.

Sappiate, o Raffaelina, che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbando­nata non vi lagnate di non avere un ani­ma amica, a cui possiate aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi.

O deliziosa intimità, o beata compa­gnia! O se gli uomini tutti sapessero comprendere ed apprezzare questo gran­dissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo celeste spirito! Rammentate spes­so la di lui presenza: bisogna fissarlo coll'occhio dell anima; ringraziatelo, pre­gatelo. Egli è cosí delicato, cosí sensibile; rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Invocate spesso questo angelo custo­de, quest’angelo benefico, ripetete spesso la bella preghiera: «Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidata dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre» (Ep. II, p. 403-404).

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