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sabato 13 ottobre 2012

LE TAPPE DELLA VITA SPIRITUALE 1° Parte

Capitolo V

 

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PURIFICAZIONE: mentre sali con fatica il MONTE SANTO di DIO, ti distacchi dal peccato (Via Purgativa);

ILLUMINAZIONE: con la preghiere e la meditazione, sempre più assidue, vieni gradualmente illuminato dallo Spirito Santo sulla "VERITA' TUTTA INTERA (Via Illuminativa);

CONTEMPLAZIONE: per godere poi l'ABBRACCIO INEFFABILE dell' AMORE INCREATO ed ETERNO che ti si dona (Via Unitiva).

Sempre ti dispiaccia ciò che sei, se vuoi arrivare a ciò che non sei. Infatti, quando ti ritieni soddisfatto, allora ti sei fermato. Se dici : 'Basta', sei perduto. Avanza sempre, cammina sempre: non fermarti, non tornare indietro, non smarrirti. Chi non progredisce si ferma, chi si volge là donde era partito retrocede; chi vien meno si smarrisce. Cammina meglio uno zoppo sulla retta via, che un atleta fuori strada" (S. Agostino, Serm. 169, 15.18).

La VITA SPIRITUALE è un CAMMINO: il cammino dell'anima verso Dio. Come il cammino è fatto di TAPPE INTERMEDIE prima di raggiungere la META o il tra­guardo del viaggio, così nella Vita Spirituale l'uomo non può raggiungere Dio se non percorrendo le TAPPE del Cammino Spirituale CHE CONDUCE a Lui.

La vita è una STRADA. L'importante è camminare sulla strada, anche se faticosa, verso la META. La vita invoca una meta, pena l'apatia, la disperazione, il falli­mento.

Cristo si è fatto per te VIA per accompagnarti e sorreg­gerti nel VIAGGIO DELLA TUA VITA INCONTRO AL PADRE.

Non ti esime, però, dal compiere la tua parte. Senza la tua volontà e il tuo impegno assiduo, quotidiano, di seguire LUI, tu non cammini sulla STRADA.

Nella VITA SPIRITUALE fermarsi significa retroce­dere. Medita le parole del grande dottore della Chiesa S. Agostino, sopra citate. "Se dici 'Basta' sei perduto. Avan­za sempre, cammina sempre", ricordandoti che su questa strada non sei mai solo …

I Maestri di vita nello Spirito hanno tracciato l'iti­nerario che progressivamente conduce l'anima ad incon­trare Dio.

E' L'AVVENTURA PIÙ AFFASCINANTE DELLA VITA.

Eccone le varie tappe:

INIZIO DEL CAMMINO

La VITA SPIRI­TUALE è un DONO che Dio fa all'uomo.

II "Bagaglio Umano”, cresce sempre più comprese le esperienze negative. NELLA FEDE, l’uomo viene assunto e "trasfigurato": diventa ESPERIENZA DI dio. giungerà in cielo. La GLORIA che ognuno godrà in Paradiso sarà proporzionale al grado di Santità raggiunto nel Cammino della Vita Spirituale. Il Percorso è SENZA LIMITI, perché tra l'uomo e Dio la distanza è infinita: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt. 5,45).

La SORGENTE della VITA SPIRITUALE è la PA­SQUA di Gesù (Passione Morte Risurrezione). "Dalla sua pienezza - dice S. Giovanni - noi tutti abbiamo ricevuto e Grazia su Grazia" (Gv 1,16). Questa pienezza di Grazia ci viene donata mediante i Sacramenti. Nel BATTESIMO, che fonda la VITA SPIRITUALE perché fonda la VITA CRISTIANA, per opera dello SPIRITO SANTO veniamo INCORPORATI IN CRISTO.

In LUI diveniamo FIGLI DI DIO e quindi COEREDI CON LUI della VITA ETERNA nella GLORIA. LA VITA SPIRITUALE è un CAMMINO CON CRISTO, dall'ESPERIENZA dolorosa e drammatica della LOTTA in mezzo alle TENTAZIONI nel DESERTO, fino all'ESPERIENZA BEATIFICANTE della CONTEM­PLAZIONE di Dio sul TABOR. Il Padre chiama ogni anima a percorrere questa strada verso il MONTE SAN­TO, per "trasfigurarla" nel proprio FIGLIO.

Il Cammino è lungo e faticoso. Ma, se è fedele a segui­re lo Spirito Santo che la illumina, la guida, la fortifica, la persona inizia a vedere la propria vita con occhi nuovi: gli occhi della Fede. Sotto questa Luce, essa percepisce anzitutto la gravità del peccato come l'unico vero male che si oppone a Dio.

Il primo passo nella VITA SPIRITUALE, ed in ogni Cammino di Conversione, è la detestazione della colpa, perché Dio non può abitare nel cuore dove regna il Ma­ligno ossia dove l'uomo vive in uno stato di ribellione contro di Lui.

Alle origini dell'umanità, come ci attesta la Bibbia, il peccato dell'uomo e della donna è stato la causa di tutti gli altri mali, sintetizzati nella morte ( cfr. Gen. c.3 ). "Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con esso la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato" ( Rm. 5,12 ).

Nella VITA SPIRITUALE, la visione che un'anima ha nei confronti del peccato è direttamente proporzionale al senso che ha di Dio. Chi minimizza il peccato, manifesta praticamente di non prendere sul serio Dio, il suo Mistero di Amore rivelatoci dalla croce, la sua infinita Santità. Meditiamo in proposito le parole dell'Apostolo Pietro che ci svelano qual è il costo del nostro peccato. "Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma CON IL SANGUE PREZIOSO DI CRISTO, Agnello senza difetti e senza macchia " ( 1 Petr. 1,18-19 ).

Agli inizi del Cammino Spirituale, l'anima viene illu­minata soprattutto su due gravi insidie del male, che trag­gono in inganno e fanno cadere molte persone: la malizia dell'orgoglio, primo vizio capitale che li riassume tutti, e la nefasta seduzione che esercitano il denaro e le ricchez­ze sul cuore umano.

La persona orgogliosa non vive nella verità del proprio essere di creatura, ma si autoinnalza al di sopra di se stessa e al di sopra degli altri, ponendosi di fatto, come i Progenitori, al posto di Dio.

L'Apostolo Giovanni smaschera la SUPERBIA, come anche gli altri due vizi capitali che maggiormente "tiran­neggiano" il cuore dell'uomo: l'AVARIZIA e la LUSSU­RIA. Questi tre vizi, ai quali l'uomo si abbandona più facilmente, dimenticando il suo rapporto con Dio Creato­re e Padre, possono essere sintetizzati concretamente nei tre verbi: POTERE, AVERE, GODERE.

"Tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza (=de­siderio sfrenato) della carne, la concupiscenza degli oc­chi, la SUPERBIA della vita non viene dal Padre, ma dal mondo" (I Gv. 2,16 ). L'orgoglio poggia tutto su una grande menzogna, che tende a divenire mistificazione dei valori. Ogni vizio, come ogni peccato, cercano sempre di camuffarsi, per non apparire nella loro cruda realtà. Sol­tanto la Parola di Dio, che è " la Spada dello Spirito", (Efes. 6,17) sa smascherarli pienamente. Ecco la menzo­gna di fondo: "Che cosa mai possiedi - ci dice San Paolo - che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?" (1 Cor. 4,7)... Quando pecchi, tu usi sempre i doni di Dio per rivoltarti direttamente contro di Lui e offenderlo.

L'altra insidia che minaccia maggiormente l'uomo nel Cammino Spirituale, e che l'anima inizia a smascherare, è l'avidità del denaro e delle ricchezze. Anche se continua ad essere tentata dalla cupidigia di possedere, viene gra­dualmente illuminata sulla caducità e sulla insaziabilità dei beni materiali, dai quali, purtroppo, molte persone vengono sedotte. E' ancora San Paolo che ci mette in guardia dall'assecondare il desiderio di arricchire. Esso, per chi vi cede, diventa una vera trappola che ingabbia il suo cuore in una "fame di possesso" che è senza limiti. Questa a sua volta diventa il movente che causa, oltre a molti affanni, preoccupazioni e tribolazioni, anche tanti soprusi ed ingiustizie nei confronti del prossimo. "Quelli che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel lac­cio e in molte bramosie insensate che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali" ( 1 Tim. 6,9 ). Come sono vere queste parole…! L'esperienza della storia e la cronaca quotidiana ne offrono ampia conferma. La bramosia sfre­nata del denaro è la causa che scatena i delitti, gli atti di violenza, i furti e tutte le organizzazioni delinquenziali e mafiose.

Dio, elevando nel Battesimo la natura umana -che di­venta perciò natura umano-divina- non la cancella. Sola­mente la risana radicalmente dal peccato, rendendola ido­nea a ricevere i DONI SOPRANNATURALI. Tutto il "Bagaglio Umano" che ha donato ad ogni persona, anche il "vissuto" che appare "negativo", nella FEDE viene assunto e trasfigurato: diventa ESPERIENZA DI DIO. L'anima, sempre guidata dalla GRAZIA DIVINA, con la riscoperta della gravità del peccato, inizia a fare esperien­za anche, per contrapposto, della MISERICORDIA INFI­NITA DEL PADRE. Per questo, detesta le proprie colpe commesse, ma cadendo sempre di meno nell'abbatti­mento e nello scoraggiamento. Si abitua semplicemente a riconoscerle e a confessarle con umiltà a Dio, riscoprendo gradualmente il Sacramento della RICON­CILIAZIONE come la Medicina più potente per libe­rarsi dal male. Nel suo cuore iniziano a risuonare sem­pre di più le parole consolanti di Gesù rivolte ad ogni peccatore pentito: "Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" (Mt. 9,2).

Sant'Agostino, nelle pagine immortali delle "Confes­sioni", ci dà l'esempio più chiaro del cambiamento che opera lo Spirito Santo agli inizi della VITA SPIRITUALE e agli inizi della conversione di un'anima.

In tono umile, penitente e sincero ha espresso, in for­ma di profonda e accorata preghiera, la "visione" della propria vita di peccato sotto la Luce della Grazia di Dio che gli aveva toccato il cuore.

"Tardi ti ho amato, o Bellezza così antica e così nuo­va, tardi ti ho amato! Deforme come ero, mi gettavo su queste cose belle che hai creato. Mi tenevano lontano da Te le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in Te. Mi hai chiamato, hai gridato, e hai vinto la mia sordità... Ti ho assaporato e ho fame e sete. Mi hai toc­cato e aspiro ardentemente alla Tua pace.

Dopo S. Agostino, vogliamo riportare la viva testimo­nianza di un altro convertito dei tempi moderni, John, Henry Newman (Londra 1801 - Birmingam 1890). Da pastore anglicano si converti al cattolicesimo e divenne cardinale. Agli inizi della sua conversione, ha scritto la preghiera che qui riportiamo.

Anche il cardinale Newman, come S. Agostino, ci tra­smette la percezione chiara che sperimenta ogni neoconvertito: una LUCE NUOVA si proietta sulla sua vita. LUCE che gli infonde PACE nel cuore e SICUREZ­ZA nell'orientamento del Cammino. Se anche "lontana è la casa", chi ha incontrato Dio - ci dice il card. Newman - ha trovato la GUIDA cui affidarsi, per farvi ritorno: lo SPIRITO SANTO.

LA PREGHIERA DI UN CONVERTITO

Guidami, luce gentile; tra la tenebra

guidami tu!

Nera è la notte, lontana la casa -

guidami tu!

Reggi i miei passi; cose lontane

non voglio vedere, - mi basta un passo.

Così non fui mai; né ti pregai così,

per la tua guida.

Amavo scegliere la mia strada; ma ora

guidami tu!

Amavo il giorno chiaro, l'orgoglio mi guidava,

disprezzavo la paura: non ricordar quegli anni.

Sempre mi benedisse la tua potenza; ancora oggi

mi guiderà

per paludi e brughiere, per monti e torrenti, finché

svanisca la notte

e mi sorridano all'alba i volti d'angeli

amati a lungo e perduti ora.

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UN CAMMINO NUOVO

In questo stadio l'anima rivede la sua vita di pecca­to, ne ha orrore, ma non si dispera, perché sta sco­prendo sempre più il VOL­TO MISERICORDIOSO DI DIO, che la ama COSI' COM'È.

Nel colloquio notturno con Nicodemo, che tocca le radici del senso della vita, Gesù dice con molta forza e chiarezza: "In verità, in ve­rità ti dico, se uno non ri­nasce dall'alto, non può vedere il Regno di Dio... Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito" (Gv. 3, 3-6).

L'anima prende coscienza del dono inestimabile rice­vuto con il proprio Battesimo, che la eleva ad una dimen­sione di vita totalmente nuova, rendendola partecipe della vita stessa di Dio. In Cristo, che nel mistero dell'INCAR-NAZIONE-REDENZIONE, si è fatto puro DONO di AMORE, ri-scopre il VOLTO e il CUORE del Padre. Ri­scopre anche la verità profonda delle parole di Gesù a Nicodemo: "Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito ". Tra "Carne" e "Spiri­to", in senso biblico, non vi è alcuna forma di conciliazio­ne. Di fatto San Paolo dice: "Chi semina nella sua carne (=vive assecondando i vizi e le passioni), dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà Vita Eterna" (Gal. 6,8 ).

La RINASCITA alla VITA NUOVA avviene - come dice Gesù a Nicodemo- attraverso l'azione dello Spirito Santo. Bisogna ritornare bambini: capire di non sapere niente per poter percepire il più leggero vento dello SPI­RITO INAFFERRABILE ,IMPREVEDIBILE. "Chi ha raccolto il vento nel proprio pugno?" (Prov. 30,4). "Come tu ignori quale via segua il vento, così ignori l'opera di Dio" (Qo. 11,5).

L'anima che è rinata nello Spirito, inizia a vivere una VITA NUOVA, LA VITA DI CRISTO RISORTO. In lei è intervenuta una VERA CONVERSIONE. Incomincia a PENSARE, a VEDERE, a GIUDICARE ogni realtà con gli occhi di Dio.

Inizia a gustare ciò che prima le era noioso, come la preghiera. Pur sentendosi ancora tentata dalle proprie "vo­glie", sente un'attrattiva più forte: la voce interiore dello Spirito Santo. Si rende conto infatti della verità delle parole di Gesù: "IL CONSOLATORE, LO SPIRITO SANTO, che il PADRE manderà nel MIO NOME, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che IO vi ho detto" (Gv. 14,26).

L'anima prende sempre più coscienza delle proprie colpe e ne ha orrore. Ma, anziché perdere la fiducia o disperarsi, si sente sostenuta dalla MISERICORDIA del Padre, che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la VITA ETERNA" (Gv. 3,16).

Infatti, guidata dallo Spirito Santo, l'anima, con gioio­so stupore, va via via riscoprendo nella CHIESA la pre­senza viva di GESÙ Crocifisso-Risorto, VERBO INCAR­NATO dell'Amore del PADRE. Così, pur constatando la gravità delle proprie colpe, essa avverte che il Sangue di Cristo la sta "lavando" dal suo peccato. Inizia a stabilire con Lui un contatto sempre più intimo e più vero, soprat­tutto mediante i Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucarestia.

Man mano che persevera, si sente sempre più da Lui amata così com'è, nella sua fragilità, e nello stesso tempo sostenuta e rinnovata nel suo cammino di conversione, difficile ma esaltante. Più fa esperienza della Misericordia senza limiti del Padre, rivelata e donata nel Figlio, più si sente stimolata ad amarlo, restando nell'umiltà, che la rende consapevole della propria miseria. Davide, dopo il peccato commesso, illuminato dallo Spirito Santo, lo esprime molto bene nel Salmo: "Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, Tu non disprezzi" (Sal. 50,19).

S. Francesco d'Assisi nel suo "Testamento" puntualizza quest'esperienza che nella sostanza vive ogni neo-convertito.

"Il Signore così donò a me Frate Francesco d'inco­minciare a far penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi mise­ricordia. Dopo l'incontro con essi, ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo".

Papà  Ildebrando

Quando l'uomo prende coscienza del proprio Battesi­mo, che l'ha innalzato alla sublime dignità di figlio di Dio, inizia veramente a percorrere un CAMMINO NUO­VO, perché ha ricevuto "dall'alto" una VITA NUOVA. La stessa esperienza - e in maniera ancora più forte - la vive ogni neo-convertito. Questa NOVITA' DI VITA si manifesta in tutto il suo essere ed in tutto il suo agire. Ma i "frutti" dell'azione dello Spirito Santo che inonda l'ani­ma, si possono sintetizzare in tre: la Luce della Verità, che illumina la sua mente e, di riflesso, la sua vita; la Gioia e l'Entusiasmo straordinari da cui si sente animata; la disponibilità nell'aderire alla Grande Chiamata.

Vogliamo in proposito qui documentare come le verità enunciate trovano sempre riscontro nell'esperienza delle persone. Riportiamo brevemente la storia di un convertito dei nostri tempi, che io stesso ho avuto la grazia e la gioia di conoscere. Il suo nome è Crespi Ildebrando, ma tutti lo conoscevano come "Papà Ildebrando", perché, dal mo­mento della sua conversione, ha dedicato tutta la vita nel soccorrere i più poveri e i più bisognosi in tutto il mondo. La sua categoria prediletta però è stata quella dei lebbrosi, che umanamente sono i più ripugnanti e perciò anche i più emarginati dalla società.

E' nato a Cassano Magnago ( VA ) il 05/08/1915 e morto l'1/9/1995. La barba fluente ed un grande crocifis­so, che portava sempre al collo, erano i suoi due distintivi inconfondibili. Molte persone, per questi, lo ritenevano un sacerdote missionario. Invece era un padre di famiglia, con tre figlie. Alla sua conversione sono seguiti anni difficili di convivenza con la moglie Signora Graziani Amelia, per motivi facili da comprendere. Ma poi è riu­scito a coinvolgere anche la sposa nello stesso ideale missionario.

Degno erede del grande Apostolo dei lebbrosi, Raoul Follereau, che più volte ha incontrato nella sua vita, papà Ildebrando ha fondato più di settanta opere, legate soprat­tutto all'assistenza e alla cura dei lebbrosi. Il suo motto: "L'amore senza confini". Quante volte ha percorso l'Ita­lia con il suo camper per mendicare aiuti a favore di quelli che chiamava: i miei amici lebbrosi!…

E quanti viaggi ha fatto nelle nazioni più povere del mondo, dove la lebbra è ancora, purtroppo, una malattia assai diffusa, per portare personalmente il contributo con­creto della sua solidarietà, raccolto con tanti sacrifici e anche con tante umiliazioni!…

Citiamo soltanto le principali nazioni di ogni continen­te da lui percorse: molti Stati dell'India, l'Australia, la Thailandia, il Kenya, il Mozambico, l'Etiopia, il Brasile, il Mato Grosso. L'ultimo "viaggio" della carità papà Ildebrando l'ha fatto qualche anno prima di morire, quan­do era già stanco ed ammalato, per portare il suo aiuto alla Jugoslavia, devastata dalla guerra.

Lui stesso ci racconta la sua conversione come la VERA NASCITA della propria vita.

"SONO NATO a 45 anni, esattamente nel 1960, lungo l'autostrada Varese-Gallarate. Un momento che non di­menticherò mai. Tornavo da una visita alla "Madonna Pellegrina", che quell'anno girava per l'Italia. Pioveva a dirotto e viaggiavo forte; ad un tratto in una curva, a causa dell'asfalto reso viscido dall'acqua, perdo il controllo della macchina che va a schiantarsi contro il "guard-rail", carambola più volte sull'asfalto, salta sulla corsia di sinistra finendo nella scarpata. Diverse macchine che incrociavano in quel momento riescono ad evitare miracolosamente uno scontro che si sarebbe mutato in tragedia. La benzina esce a fiotti dal serbatoio sventrato, e non s'incendia…

L'auto è un rottame. Io esco perfettamente illeso, senza un graffio, senza un'ammaccatura! La Madonna mi aveva salvato… Mentre la macchina sbandava, ho avuto la per­cezione che due mani possenti mi inchiodassero allo schienale, impedendomi di sbattere la testa o il petto, o comunque rotolare con la macchina.

Questa per me è stata una NUOVA NASCITA. Senti­vo che dovevo fare qualche cosa per ringraziare la Ma­donna del dono di questa nuova vita".

Da quel giorno papà Ildebrando è diventato un'altra persona. Ha iniziato a rispondere al DONO ricevuto con la NUOVA VITA, prodigandosi con tutte le sue energie fino alla morte per i suoi amici lebbrosi. Non tralasciava mai di recitare quotidianamente il S. Rosario, con il quale manifestava la sua devozione tenerissima alla Madre di Dio che l'aveva salvato.

Come suo Testamento, potremmo riportare le parole che egli ripeteva tante volte in risposta a chi gli doman­dava perché avesse fatto quella scelta, per molti incom­prensibile o addirittura assurda.

"Credetemi, non c'è gioia più grande che quella di donare un pane a chi muore di fame, visitare, soccorrere un fratello che l'egoismo e l'ingiustizia hanno condanna­to a morire solo e abbandonato".

UN CAMMINO DI DESIDERIO

L'anima, crescendo nel "desiderio di Dio", dilata il suo cuore, SEMPRE PIÙ CAPACE DI SOFFRIRE E DI AMARE.

L'incontro di Gesù con la Samaritana è, a questo proposito, molto eloquente. Gesù, nel colloquio con questa donna peccatrice, la porta gradualmente a:

• SCAVARE in se stessa fino ad entrare nella sua di­mensione più profonda;

• RISCOPRIRE in sè una SETE DI ACQUA "che zam­pilla fino alla vita eterna";

• CONOSCERE CHI E' LUI e chi è lei.

L'anima, man mano che cammina nella vita dello Spi­rito, sente crescere nella sua profondità, il DESIDERIO DI DIO. Il Salmo 63 lo esprime molto bene in questi termini: "o Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora io Ti cerco, di TE HA SETE l'anima mia, a Te ANELA la mia carne, come terra deserta, arida , senz'acqua" (Sal. 63,2).

Il DESIDERIO DI DIO è come un FUOCO DEN­TRO DI NOI: è necessario alimentarlo con il combustibi­le (=preghiera, contemplazione, offerta della propria vita...). Ma più si alimenta più diventa INSAZIABILE. Sembra che Dio, più l'anima Gli si avvicina, più si allon­tani. Lo scopo è chiaro: quello di farle fare più strada sulla via della santità che non ha limiti.

S. Giovanni della Croce lo esprimeva mirabilmente nei suoi versi immortali:

"Dove ti nascondesti, o Amato,

e mi lasciasti nel lamento?

Come il cervo fuggisti, avendomi ferito; uscii dietro di Te, gridando: eri partito!"

L'esperienza della fede vissuta, la vita con Dio, sono un ESODO, un continuo uscire "dietro di Te, gridando ". Quando si credeva di avere scoperto il tuo "volto", o Dio, già "eri partito".

Così tu attiri incessantemente l'anima a Te, dilatando il suo DESIDERIO che la fa crescere nella FEDE e nell'AMORE.

S. Agostino, che ha percorso nel travaglio dello spirito l'Itinerario dalla CONVERSIONE a DIO alla CONFES­SIONE di Dio, scrive pagine stupende sul ruolo fonda­mentale che ha il DESIDERIO nel CAMMINO DELLA VITA SPIRITUALE.

"Il DESIDERIO prega sempre, anche se la lingua tace. Se DESIDERI SEMPRE, SEMPRE PREGHI. Quando sonnecchia la preghiera? Quando si raffredda il DESI­DERIO. (Serm. 80,7). Sia dinanzi a LUI il tuo DESIDE­RIO, ed il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo DESIDERIO è la tua preghiera; se continuo è il DESIDE­RIO, continua è la preghiera. Il DESIDERIO è la pre­ghiera interiore che non conosce interruzione. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel SABATO (=LA COMU­NIONE BEATIFICA ED ETERNA CON DIO) non smetti mai di pregare… Il tuo DESIDERIO continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare… Il gelo della carità è il silenzio del cuore; l'ardore della carità è il grido del cuore. Se sempre permane la carità, tu sempre gridi; se sempre gridi, sempre DESIDERI; e se DESIDERI, ti ricordi della pace… Se dentro il cuore c'è il DESIDERIO c'è anche il gemito; non sempre giunge agli orecchi degli uomini, ma mai resta lontano dalle orecchie di Dio" (Enar. In PS. 37,14).

UN CAMMINO DI DESERTO

L'anima distingue sempre più nettamente tra il RELATIVO e l'ASSOLUTO, tra ciò che viene "mangiato dal tempo" e ciò che è ETERNO.

Il "DESERTO" è una tappa obbligata nell'itinera­rio verso Dio. La storia del popolo eletto nel suo pere­grinare verso la TERRA PROMESSA (=Dio) è ciò che deve rivivere ogni ani­ma nel suo spirito e nella sua carne. Solo al termine di questa marcia sarà in

grado di offrire, come il popolo di Dio, IL SACRIFICIO DELLA LODE PERFETTA.

Il DESERTO è il luogo del TOTALE SILENZIO, della ESTREMA POVER­TÀ ridotta all'ESSEN-ZIALE, della SOLITU­DINE, della PROVA, della TENTAZIONE. Ma è proprio nel DE­SERTO che Dio tra­sforma un'orda di po­vera gente in un popolo santo, il "POPOLO DI DIO".

Il DESERTO è il "luogo" della purificazione per poter incontrare Dio.

 

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Un episodio biblico ci illumina sul significato del DESERTO per incontrare Dio. Il profeta Elia, cercato a morte dall'empia regina Gezabele, fugge nel DESERTO dove, sfinito, si sente morire (I Re 19,1-13). Ma Dio non lo abbandona: lo nutre "dall'alto", perché possa cammina­re fino all'incontro con Lui sul monte della RIVELAZIO­NE, il monte Oreb. RIVELAZIONE che avviene DOPO L'ESPERIENZA DEL DESERTO, che ha reso Elia capace di percepire Dio nel "mormorio di un vento leggero". "Elia capì che era il Signore che passava e si coprì il volto con il mantello". Questa RIVELAZIONE è preceduta da:

• L'URAGANO, IL TERREMOTO, che richiamano la GRANDIOSA MANIFESTAZIONE di Dio sul monte Sinai. Sono i SEGNI PRECURSORI del suo PAS­SAGGIO.

• IL FUOCO. È l'ULTIMO SEGNO che ha purificato Elia da tutte le scorie di peccato, rendendolo degno di entrare in comunione con LUI.

Il DESERTO è la PURIFICAZIONE NECESSARIA attraverso la quale deve passare l'anima per essere in grado di percepire il "leggero mormorio" nel quale il Signore le si rivela.

L'uomo non può varcare la soglia del MISTERO se non a piedi scalzi e profondamente prostrato, come Mosè al ROVETO ARDENTE (Esodo, cap. 3).

La PROVA e la TENTAZIONE nascono anche dal SILENZIO di DIO.

"Se vai in giardino, ti parlano i fiori, ti parlano gli uccelli, ti parlano le stelle: solo Dio tace. Tutto, nell'universo, è un'immensa e profonda evocazione del MISTE­RO, ma il MISTERO svanisce nel SILENZIO".

Anche il SILENZIO di Dio è DESERTO che spinge l'anima -come bene ci insegna S. Agostino nel trava­glio della conversione- a ricercarlo sempre "oltre", sempre "al di là" delle sue creature. Una persona vive l'ESPERIENZA di DESERTO nella misura in cui si distacca da tutto cio che è superfluo, dalle tante distra­zioni che la tentano di evadere da se stessa, per metter­si in ascolto di Dio, il quale ci avvolge e ci penetra come l'aria che respiriamo.

Dio non si manifesta se non a chi si è spogliato pienamente di se stesso e si pone in totale ascolto di Lui. S. Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa e Grande Maestra nella Vita Spirituale, afferma: "Dio non si dà totalmente se non a coloro che si danno totalmente a Lui".

Anche il profeta Osea, ricorrendo alla simbologia sponsale, esprime il VALORE e il SIGNIFICATO del DESERTO come il LUOGO dove avviene l'ultima purificazione e quindi L'INCONTRO INEFFABILE con Dio.

"Lei seguiva i suoi amanti mentre dimenticava me!... Perciò, ecco, la attirerò a Me, la condurrò nel DESERTO e parlerò al suo cuore" (Os. 2, 15 - 15-16).

NEL "TUO" DESERTO INCONTRI LA VERITÀ

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è il SILENZIO delle tue labbra chiuse che CUSTODISCE IL TUO CUORE CHE PARLA.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è il TUO ASCOL­TO nelle PROFONDITÀ del MISTERO che TI AV­VOLGE e TI PENETRA TUTTO.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è l'IMMAGINE del DIO CHE TI HA PLASMATO, RIFLESSA nello specchio, reso puro, della tua anima.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è il FUOCO CHE BRUCIA sotto le ceneri della TUA UMANITÀ e TI CHIEDE di SOFFIARE per ALIMENTARLO.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è la TUA VITA che incessantemente RINASCE e si RINNOVA nel SI­LENZIO ADORANTE.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è l’ESTASI di Dio che si CONTEMPLA IN TE STESSO.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è la CHIAVE che APRE IL TUO CUORE PERCHÉ VI ENTRI IL SUO REGNO.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è RIPOSARE ALLA SUA PRESENZA "COME BIMBO SVEZZA­TO IN BRACCIO A SUA MADRE" (Sal. 130).

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è PARTECIPARE al SILENZIO di DIO, SORGENTE dell'ARMONIA del Cosmo.

• Non è UN LUOGO IL DESERTO: è la SUA PACE CHE SCENDE IN TE QUANDO GLI PRESENTI il VUOTO del TUO NULLA.

Il Cammino del popolo LIBERTA' eletto dalla SCHIAVITU’

dell'Egitto alla LIBERTA'

L'anima si libera da tutte le forme di schiavitù e diventa gradualmente "SIGNORA"

Morale) della propria vita.

della Terra Promessa, è sta­to un Cammino di LIBE­RAZIONE.

Anche l'anima nel suo Cammino Spirituale, con la forza dello Spirito Santo che la guida, è chiamata a progredire verso una LIBERAZIONE sempre maggiore da ogni forma di SCHIAVITU' INTERIORE. Nella misu­ra in cui si LIBERA dal proprio egoismo, dai propri pec­cati e dai propri vizi, nel suo cuore vi entra Dio, che la "sposa", proponendole la sua Alleanza di Amore. Gesù infatti afferma con chiarezza che la prima, vera SCHIAVITU' è quella del male morale, che la persona coltiva nel proprio cuore.

"In verità, in verità vi dico: Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato... Se (invece) rimanete fedeli alla mia Parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la VERITÀ e la VERITÀ vi farà LIBERI (Gv. 8,31 ss.).

Come LIBERARSI INTERIORMENTE?

• CON L'ASCESI, che si può definire: "Esercizio mora­le dello spirito per ascendere a Dio". Tutti, a causa del peccato originale, portiamo nel cuore le cattive tenden­ze che si chiamano I SETTE VIZI CAPITALI: SU­PERBIA, AVARIZIA, LUSSURIA, IRA, GOLA, INVIDIA, ACCIDIA. Essi sono come le radici perverse dalle quali nascono e prolificano tutti i frutti velenosi che sono i peccati. Senza la lotta per controllarli, ne diventiamo schiavi e quindi sempre più incapaci di fare il bene. Chi si lascia dominare dalla Superbia, dall'or­goglio, diventa schiavo di se stesso, del proprio io; chi è avaro sceglie come idolo il danaro e le ricchezze; chi è lussurioso i piaceri della carne ecc... Per questo, chi vuole progredire nel Cammino dello Spirito tiene sem­pre presenti le parole di Gesù: " Se qualcuno vuol venire dietro a Me, RINNEGHI se stesso (attraverso l'autocontrollo, la mortificazione, la rinuncia), prenda LA SUA CROCE OGNI GIORNO e Mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita (in senso egoistico), la perderà, ma chi perderà la propria vita per Me, la salverà" (Lc. 9,23-24). In ogni sofferenza e prova della vita, il discepolo di Cristo sa che deve conformar­si al proprio Maestro, portando dietro a Lui e con Lui la propria croce. Solo così si rende partecipe della sua PASQUA di MORTE e di RISURREZIONE.

Le croci sono costituite da tutte le sofferenze e i dolori, sia di ordine fisico che morale, da tutti i sacrifici e i "pesi" della vita. Accettare le croci dalle mani di Dio che è PADRE e vuole sempre il nostro vero bene: ecco la prima e fondamentale forma di ASCESI. "Dare totalmen­te la nostra volontà al Signore perché si conformi alla sua in tutto ciò che ci capita: questa è la CONTEMPLA­ZIONE PERFETTA " (S. Teresa d'Avila). Ma ogni anima, man mano che progredisce nel Cammino della Vita Spi­rituale, si rende conto che senza praticare la RINUNCIA e la MORTIFICAZIONE volontarie non le è possibile avanzare sulla Via della Santità. DEVI MORIRE A TE STESSO PERCHÉ DIO POSSA NASCERE IN TE.

Una bellissima immagine illustra la realtà dell'anima che sta camminando "nel travaglio" verso la TERRA PROMESSA, ossia verso l' INCONTRO ETERNO CON DIO NELLA GLORIA. Ci viene sempre offerta dalla PAROLA DI DIO. "Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo" (Sal. 125,5). E' l'immagine dell'uomo, arte­fice nella libertà del proprio destino. Ogni giorno è chia­mato ad affrontare, con fatica e sacrificio, una dura lotta contro il proprio egoismo per liberarsi dagli attaccamenti disordinati a se stesso, alle creature e alle cose di questo mondo, che tentano sempre di "sedurlo". Ma solo così si tempra per procedere sempre più speditamente nel Cam­mino Spirituale.

Il contadino, mentre in autunno con fatica e sudore sparge la semente nei solchi della terra brulla, pensa alla gioia, che già pregusta, della mietitura nell'estate.

Anche l'anima, mentre si sforza di seguire Cristo sulla VIA STRETTA della CROCE, sparge attorno a sè il profumo delle VIRTÙ e delle OPERE BUONE, fissando spesso "con lo sguardo del cuore" il RADIOSO TRA­GUARDO che l'attende: la VITA ETERNA, in cui ogni OPERA DI BENE, come la semente sparsa, maturerà tra­mutandosi in GLORIA SENZA FINE.

"Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento pre­sente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi" (Rom. 8,18)

San Francesco d'Assisi, ricolmo di una Gioia Indicibi­le, nell'estasi contemplativa, esclamava. "Tanto è il BENE che mi aspetto che ogni PENA mi è diletto!"

C'è un'ASCESI DEL CORPO e un'ASCESI DELLO SPIRITO.

• L'ASCESI DEL CORPO: Non si tratta di disprezzare il corpo o di "uccidere" la natura umana, ma di puri­ficare noi stessi in modo da trasformare il corpo "ani­male" in corpo "spirituale", per renderlo obbediente alla voce dello Spirito. Ciò si ottiene con tutte le forme di PENITENZA (fatte sempre con moderazione) necessarie per tenere sotto la nostra signoria gli istinti che facilmente ci inducono a peccare con il nostro corpo. La RINUNCIA è sinonimo di LIBERTÀ IN-TERIORE per agire secondo la RAGIONE e, più an­cora, secondo la COSCIENZA.

• L'ASCESI DELLO SPIRITO: Consiste nel fare "puli­zia" di tutti i pensieri "ingombranti" e "inutili" che popolano le nostre facoltà interiori: FANTASIA, ME­MORIA, CUORE. Solo allora si crea lo spazio affin­ché la PREGHIERA e la LODE salgano a Dio PURE, perché partono da un cuore PURIFICATO.

 

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Nel Cammino della VITA SPIRITUALE devi portare il "peso " dei tuoi limiti di creatura, dei tuoi difetti, delle tue colpe e di tutte le croci che ti affliggono. Ma non sei solo: il Figlio di Dio, facendosi uomo e condividendo la tua vita fino alla morte di croce per te, è diventato la tua VIA, che ti accompagna verso l'incontro con il Padre.

Uno scrittore russo dei nostri tempi, grande maestro di spiritualità, ha tradotto in sintesi l'Ascesi Tradizionale, adeguandola alla mentalità e alla vita dell'uomo moderno. Egli scrive: "La MORTIFICAZIONE ATTUALE è la LI­BERAZIONE da OGNI BISOGNO DI "DOPING": velo­cità, rumore, eccitanti, droghe, alcolici di ogni specie. L ASCESI è piuttosto il riposo imposto, la disciplina della calma… ma soprattutto la facoltà di PERCEPIRE LA PRESENZA DEGLI ALTRI. Il DIGIUNO è la rinuncia lieta al superfluo, la condivisione di questo con i poveri; un equilibrio sorridente, naturale, tranquillo " (P. Eudokimov).

"Il cristiano cammina tra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del Mondo" (S. Agostino)

Per chi si è seriamente impegnato nel Cammino della VITA SPIRITUALE, le prove e le tribolazioni ven­gono provocate anche dalle persone. "Se hanno perse­guitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv. 15,20), dice il Signore. Purtroppo, coloro che non coltivano il grande dono della fede e non sono abituati a rendere conto alla propria coscienza, ultimo tribunale di appello, trovano incomprensibili e addirittura assurdi la vita e il comporta­mento di chi ha incontrato Dio e gli si è donato. Anche perché è un rimprovero continuo al loro modo di vivere: "Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni" (Sap. 2,12). E allora si accaniscono a schernirlo, a deriderlo, ad umiliarlo, a calunniarlo.

Rosi da una gelosia (ahimè quanti mali causa la gelo­sia!) istintiva e sottile, non sapendo darsi ragione di quella carica di GIOIA, di ENTUSIASMO, di VITA, che le anime di Dio irradiano, pur in mezzo a tante croci e sof­ferenze, li perseguitano. Noi diciamo con Gesù: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno!" (Lc 23,34).

Ma questo non ci esime dal porre alla loro coscienza qualche domanda "bruciante", che dovrebbe roderli dentro come un tarlo:

• CHI VI DA' IL DIRITTO DI SCAGLIARVI CONTRO CIÒ CHE VOI NEMMENO CONOSCETE, OSSIA CONTRO IL MISTERO DI DIO, CHE SI RIVELA E OPERA NEI SUOI SERVI?...

• SE NELLA VOSTRA VITA TOGLIETE IL MISTERO DI DIO, L'UNICO "CASO SERIO", DAVANTI AL QUALE NON E' MAI LECITO SCHERZARE, CHE COSA VI RIMANE? …

• E SU QUALE FONDAMENTO LA COSTRUIRETE LA VO­STRA VITA, MENTRE ESSA IRRIMEDIABILMENTE STA CORRENDO VERSO IL SUO UMANO DISFACIMENTO?...

"Sta attento - dice S. Paolo - come costruisci (la tua vita). Infatti nessuno può porre un FONDAMENTO DI­VERSO da quello che già vi si trova (posto dal Padre), CRISTO GESÙ (1Cor. 3,10-11).

Il MISTERO di CRISTO è il MISTERO di DIO Incar­nato nella storia umana. Tu resti libero di crederlo e di accoglierlo e anche di rifiutarlo.

LA VERITA' PERO' IN SE STESSA NON CAMBIA, PERCHÉ NON "NASCE" DA TE.

E ciascuno alla fine, dovrà rendere conto di se stesso.

Solo una cosa non ti è mai lecito fare, se hai un mini­mo di saggezza: metterti in un atteggiamento di indiffe­renza, come se questo CASO SERIO non ti riguardasse o, peggio ancora, in un atteggiamento di autosufficienza fino a deriderlo…

"Scherza con i fanti, ma lascia stare i Santi!", dice un noto proverbio.

Ma le persone che nel loro cammino sono ormai giunte ad una comunione stabile e profonda con Dio, non si la­sciano intimorire dalle persecuzioni. Hanno sempre da­vanti le parole del loro Maestro, che "meditano giorno e notte" (Sal. 1,2). "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. RALLEGRATEVI ed ESULTATE, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt. 5,11-12).

Con la forza dello Spirito Santo che agisce in loro, non rispondono alle provocazioni, alle derisioni, agli insulti. Anzi, vincono il male con il bene (cfr. Rm. 12,21), perché la sua PAROLA è sempre "LAMPADA ai loro passi". "Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt. 5,44-45).

E così Dio, nel suo sapiente disegno di amore, attira le anime alla salvezza.

Attraverso la mansuetudine evangelica, che rifulge in chi si è lasciato trasformare dal suo Spirito e vive nel mondo "come agnello in mezzo ai lupi", tocca il cuore di molte anime, attirandole a Sé.

Ma noi vogliamo rivolgere qui una domanda anche a tutti coloro che si professano Cattolici, e non si sforzano di vincere il male con il bene, a quelli che non sanno perdonare le offese ricevute, ma le ricambiano o covano l'odio contro chi li ha offesi: "SE TU TI LIMITI A VOLER BENE SOLTANTO A CHI TI AMA E TI RI­SPETTA, IN CHE COSA TI DISTINGUI DAI PAGANI, DA CHI NON CREDE IN CRISTO?"… Il Maestro di cui tu ti dichiari discepolo, ti dice con chiarezza: "Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? " (Mt. 5,46).

Lo specifico di chi crede in Cristo è proprio la capacità di amare anche coloro che non ci amano e la gioia di donare loro ciò che Dio dona a noi, PER GRAZIA, che si chiama, appunto, PERDONO.

Nel "Cantico delle Creature" S. Francesco d'Assisi ha innalzato a Dio una Lode speciale, quella che gli rendono coloro che perdonano i loro fratelli, irradiando lo SPLEN­DORE della sua MISERICORDIA .

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"Laudato si', mi Signore,

Per quelli ke perdonano per lo tuo Amore,

Et sostengo infirmitate et tribulatione;

Beati quelli kel sosterranno in pace,

Ka da Te, Altissimo, siranno incoronati".

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