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mercoledì 17 ottobre 2012

LE TAPPE DELLA VITA SPIRITUALE 2 ° Parte

Capitolo VI

La storia di Marialuisa

Marialuisa Donadio è un fiore spuntato nella terra di Calabria (a Corigliano Calabro) il 19.1.1942 e trapiantato nel Giardino del cielo il 2.1-1998.

A ventidue anni, nel pieno rigoglio della giovinezza, mentre stava frequentando il secondo anno di Università a Bari, Marialuisa è stata colpita, in maniera repentina e ful­minante, dalla sclerosi a placche. Costretta a rinunciare ai suoi studi e ai suoi progetti di vita, progressivamente ha ri­scoperto la fede e percorso le tappe del Cammino Spirituale, fino a raggiungere la santità, che non è altro se non la PIE­NA e PERMANENTE COMUNIONE CON DIO.

Immobilizzata su una carrozzella per trentatre anni, come strumento di comunicazione le era rimasto soltanto un tenue filo di voce sussurrata con la quale ha dettato i suoi diari e in particolare le sue preghiere-poesie dappri­ma alla mamma e poi alla sorella che, come Angeli in carne, l'hanno assistita durante la lunga malattia, fino alla sua santa morte.

Il suo silenzio "sofferto" è divenuto "spazio di contem­plazione" in cui lo Spirito ha operato meraviglie di GRA­ZIA, che ben avvertiva chiunque a lei si avvicinava. I suoi occhi dolcissimi, il suo sorriso, pronto e accogliente, la serenità che da lei emanava, non può più scordarli chi, come me, ha avuto la fortuna di incontrarla e, più ancora, di frequentarla e di conoscerla. Sono questi i segni infallibili che fanno trasparire lo SPLENDORE delle anime di Dio.

Pochi mesi prima del suo decesso, in una delle tante visite che le ho fatto a Corigliano, Marialuisa ha voluto regalarmi un suo libro di poesie intitolato "Sulla terra un grido" (ed. Meridiana, Molfetta). Nel porgermi il libro, lei stessa mi ha dettato le parole di dedica, "scavate" dal profondo della sua esperienza, FISICAMENTE MOLTO DOLOROSA, ma SPIRITUALMENTE ALTRETTANTO ESALTANTE: "Solo se si beve al fiume del silenzio si canta veramente".

La sofferenza, umanamente, fa paura a tutti, perché noi siamo stati creati non per soffrire, ma per godere. Anche il Figlio di Dio, con l'Incarnazione, ha assunto tutta la condizione umana, decaduta a causa del peccato e soggetta, quindi, alla sofferenza e alla morte. Nell'orto del Getsemani ha sentito tutta l'amarezza del dolore e ha gridato: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!", ma ha cambiato tutta la situazione quando ha aggiunto, subito dopo: "Però non sia fatta la mia, ma la Tua volon­tà" (Luca, 22,42).

Dal momento che Lui si è caricato di tutta la soffe­renza umana, portandola, con Amore infinito verso il Padre e verso l'umanità, fino alla morte di croce, essa è divenuta il mezzo più potente e più celere per convertire, salvare e santificare le anime. Dio, che è PADRE e vuole sempre il bene dei propri figli, permette ogni sofferenza umana - compreso il rimorso della coscienza, che è molto "provvidenziale- e la guida verso il bene assoluto di ogni anima: la sua salvezza eterna. Ricordiamo in proposito le parole così profonde di A. Manzoni ne "I Promessi Spo­si": "Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne una di più grande e di più certa".

Riportiamo qui tre poesie di Marialuisa, nelle quali ci descrive la sua esperienza dolorosa "incarnata nella sua pel­le". Esperienza che viene però "trasfigurata" dallo Spirito per la fede che la unisce al Mistero Pasquale di Cristo.

Quando busserò

Quando busserò alla tua porta

non chiedermi di mostrarti

che cos' ho nelle mani.

Quando busserò, Signore,

stringi le mie mani

nelle tue mani!

Quando busserò alla tua porta queste mani inutili e stanche riscaldale tra le tue, allora, quando busserò,

ti restituirò l'Amore che me le ha colmate! Finalmente batterò le mani per far festa alla tua presenza,

perché mi aprirai quando busserò alla tua porta!

 

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miei vent’anni

Sfiorita la giovinezza,

appassita prima che sbocciasse

ai vent'anni mai vissuti

lo spirito si rivolge.

Dove siete? Vi ho perduti!

Non vi cerco, non vi rimpiango

voglio solo quel sorriso

strappato con le lacrime e sospiri.

Non c 'è più vitalità nei miei anni!

Ho tutto donato senza risparmio.

attendo di posare in pace il capo tra le braccia del Padre

fino a vedere il suo Volto per scrutare la Luce dei suoi occhi!

Così è, così sia

Chiodi alle mani

traforati i piedi

sei giunto a me!

Se di notte o di giorno

con la pioggia o con il sole

più non ricordo,

ma un tumulto avevo in cuore

e compagno mi era il silenzio,

non mi sentivo di parlare

di rispondere a te

Che mi interrogavi.

Mi chiedevi di seguirTi e poco a poco mi hai strappato il sì

e hai raccolto le briciole

di questa mia umana povertà

impastata per fare

mani, piedi e voce!

Tutto hai voluto

non ho resistito

e tutto ti ho donato!

Così è dunque

e così sia accanto a Te sulla croce!

UN CAMMINO D'INCONTRO

L'anima, seppur tra le croci che l'affliggono, vive in uno STATO costante di GRAZIA (=dono gratuito che Dio fa di Se stesso) che le comunica una PACE PROFONDA e la APRE ad un CONTINUO RENDIMENTO DI GRAZIE, nell'attesa, sempre più viva, dell'INCONTRO ETERNO con lo SPOSO AMATO.

PRESENZA DELLA SUA PRESENZA CONCRETA,

L'Obiettivo e il Traguar­do del Cammino Spirituale è sempre l'incontro con Dio. L'anima che si è sfor­zata (e continua a sforzarsi) di percorrere le varie tappe descritte giunge a fare una STABILE ESPERIENZA DI DIO NELLA PROFON­DITÀ DEL PROPRIO ES­SERE.

Egli rimane sempre na­scosto, ma l'anima lo av­verte come LA GRANDE VITA cui tutto riferisce. Una che irradia LUCE su tutte le esperienze e tutti gli eventi che la toccano, che UNIFICA, DA' SENSO e VALORE alla propria esistenza. Una PRESENZA CHE E' LA VITA, alla quale l'anima si "abbarbica" sempre più man mano che le onde del tempo "sgretolano" il suo essere fisico.

- "Credere che un Essere che si chiama AMORE ABITI IN NOI AD OGNI ISTANTE DEL GIORNO E DELLA NOTTE e domandi di vivere in intimità con Lui è ciò che ha fatto della mia vita un cielo anticipato".

(Elisabetta della Trinità)

UNA PRESENZA INTERIORE, avvertita come PACE, SICUREZZA, AMORE.

UNA PRESENZA, però, che rimane sempre MISTE­RIOSA, benché sia più intima all'uomo di se stesso.

Anche qui ricordiamo un episodio biblico, che RIVE­LA e nello stesso tempo NASCONDE L'INCONTRO INESPRIMIBILE che avviene tra Dio e l'anima che ha risposto senza riserve al suo AMORE: la lotta del patriar­ca Giacobbe con Dio (Gen. 32, 23-32).

Al guado dello Iabbok, nel corso di una notte memoranda che cambia radicalmente la vita di Giacobbe, egli è costretto a lottare con un Personaggio Sconosciuto. Gli chiede il NOME, che non gli viene svelato. Si può lottare con Lui, anzi è Lui stesso a provocare alla lotta, ma Egli conserva il proprio Mistero. E' stupefacente che Giacobbe da questa lotta esca vittorioso: "Non ti chiame­rai più Giacobbe ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto"

L'anima che si incammina nella meravigliosa avventu­ra della Vita nello Spirito deve sostenere una lotta contro il male, contro se stessa e anche, in un certo senso, contro Dio.

La lotta, per così dire, contro Dio avviene, come c'in­segna l'episodio di Giacobbe, quando l'anima si dibatte nell'aridità, nel dubbio, nell'oscurità, che le procura un'indicibile sofferenza. In quei momenti le sembra vera­mente che Dio l'abbia abbandonata a se stessa... Invece Lui si è semplicemente nascosto perché essa, attraverso la purificazione della prova, Lo possa ritrovare in un rappor­to sempre più diretto e in una dimensione sempre più vera e più profonda.

Il modo di uscire vincitori da questa lotta è la PRE­GHIERA COSTANTE E PERSEVERANTE.

DIO SI LASCIA SEMPRE VINCERE DALL'UOMO CHE VERAMENTE PREGA.

"E' la nostra Fede che ci dà la vittoria sul mondo" (Gv. 5,4).

Ma la FEDE si alimenta con la PREGHIERA.

Nella lotta con Dio, Giacobbe riporta una "ferita" che nessuna medicina umana potrà guarire. E' la "ferita" del DESIDERIO DI DIO, ferita che cresce in proporzione di quanto l'anima si avvicina a Lui. Allora essa canta vera­mente con il sospiro dell'esule: "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio Vivente: quando andrò e vedrò il volto di Dio?" (Sal. 42,3)

La grande mistica S. Teresa d'Avila esprime in una lirica altissima l'Aspirazione "bruciante" dell'anima a ricongiungersi al suo SPOSO nella VITA ETERNA.

Stavo pensando se da questo fuoco acceso, che è il mio Dio, non si fosse staccata una scintilla.

(6 M. 2,4)

ASPIRAZIONE DI VITA ETERNA

Vivo eppur non vivo in me,

aspettando sì alta vita,

che mi è morte il non morire.

Vivo ormai fuori di me,

dacchè muoio del mio amore,

che più dell'acciaio pesa, sì ch'è morte il non morire.

Vivo sol per la certezza

di dover un dì morire,

chè, morendo della vita

mi assicura la speranza.

Morte in cui vita s'acquista, non tardare ch'io ti attendo, e mi è morte il non morire.

Vita, assai forte è l'amore:

non devi essermi molesta;

vedi, solo ormai mi resta

perder te per guadagnarti.

Venga, orsù, la dolce morte,

il trapasso giunga presto, che mi è morte il non morire.

Vita, che altro posso dare

al mio Dio che vive in me,

se non perder proprio te,

vivo, infatti, del Signore,

che mi volle sol per sé.

Quando il cuore gli donai,

tale scritta Egli vi pose: mi è di morte il non morire.

Questo carcere divino

dell'amore con cui vivo,

fatto Dio di me prigione

reso ha libero il mio cuore;

e per me è una tal passione

veder Dio di me prigione che mi è morte il non morire.

Com' è lunga questa vita! Come è duro questo esilio! questo carcere, questi ceppi

in cui l'anima è rinchiusa!

Sol l'attesa d'uscir d'essi

causa in me strazio sì vivo

chè mi è morte il non morire.

Oh, che vita amara è quella che non gode del Signore!

Se l'amore, infatti, è dolce, non lo è la lunga attesa: dio mi tolga dal gravame

per riuscire a guadagnarti.

Col morir voglio acquistarti

chè il mio Amato amo talmente

da morir perché non muoio.

"La vita di ciascuno è un'ATTESA.

Il presente non basta a nessuno.

In un primo momento pare che ci manchi

solo QUALCOSA.

Più tardi ci si accorge che manca QUALCUNO. E LO ATTENDIAMO".

(D. Primo Mazzolari)

 

SE la NOSTALGIA DI DIO fa "gemere" l'anima nell'ATTESA di vedere il SUO VOLTO, la sua PRESENZA nell'intimo del cuore percepita nella FEDE, in maniera sempre più viva, è SORGENTE INEFFABILE e INE­SAURIBILE della GIOIA.

L'anima si accorge, gradualmente e con crescente meraviglia, che in DIO PRESENTE POSSIEDE TUTTO, anche ciò che spera nel futuro, perché TUTTO SI TRO­VA IN LUI.

E' questo che faceva esclamare S. Francesco d'Assisi per notti intere "MIO DIO E MIO TUTTO"!.

Mentre coloro che vivono proiettati solo alla terra cre­dono di possedere e non possiedono realmente ciò che vedono e ciò che toccano.

Chi, pur tra le debolezze umane, fa della propria vita una costante ricerca della VERITA', alla fine approda a Dio. E chi ha incontrato veramente Dio, anche se vicino al termine dei suoi giorni terreni, non può non CANTARE LA PIÙ GRANDE SCOPERTA DELLA PROPRIA VITA. E' ciò che ci viene espresso nella seguente pre­ghiera - poesia:

Preghiera al tramonto

Ti ho cercato inutilmente

da una vita

nell'aria, nel vento,

nella mano tesa di un povero,

nel disperato sguardo d'un malato,

nel bene, nel male,

nell'urlo del mare,

o nel silenzio d'una cattedrale.

Forse troppo distratto

dai problemi terreni del niente

che sembravano tutto

non potevo sentirti!

Ora, quasi al tramonto,

al limite dei miei giorni,

vicino al traguardo,

alla frontiera,

ti vedo nel rigo d'un verso,

ti sento

infinito universo, immagine senza contorni

ma viva, luce di un'alba diversa

che illumini cn cielo già terso:

Sei VITA, sei AMORE,

sei FEDE, CERTEZZA,

sei UNICO:

DIO!

(Luciano Somma)

Finalmente, tra il Dio presente e l'anima si stabilisce un COLLOQUIO DI AMORE INDICIBILE. La LUCE da Lui proiettata, la ILLUMINA IN TUTTA LA SUA VITA, facendole scoprire sempre più chiaramente che TUTTO E' GRAZIA. Ogni EVENTO, lieto e triste, PAR­TE dal SUO AMORE, è GUIDATO DAL SUO AMORE, E' ORIENTATO AL SUO AMORE.

Davanti a questa "VISIONE NELLO SPIRITO SAN­TO", l'anima sente il bisogno di rispondere all'AMATO con le parole del grande poeta mistico dei nostri giorni, P. David M. Turoldo:

"La vita che mi hai ridato

Ora Te la rendo

nel CANTO".

(Introduzione ai "Canti Ultimi")

Ed effonde il suo MAGNIFICAT, in attesa di cantarlo eternamente in Paradiso.

 

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Il Traguardo della tua vita è la "CANDIDA ROSA" dei Beati del cielo, dove Dio-Trinità si specchia tutto in tutti, rendendoli eternamente felici "Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro" (Mt. 13,43).

S. Teresa d'Avila l'ha espresso stupendamente in que­sta preghiera.

IL "MAGNIFICAT" DELL'AMORE

Oh, speranza mia, Padre mio, mio Creatore

e mio vero Signore e fratello!

Quando penso a quello che voi dite,

che "la vostra delizia è stare con i figli degli uomini",

la mia anima si riempie di gioia.

Oh, Signore del cielo e della terra!

Sono parole tali che nessun peccatore,

in virtù di esse, può perder la fiducia.

Per caso Signore vi manca qualcuno con cui dilettarvi

per venire a cercare un vermiciattolo così male olente come me? La voce che si udì durante

il Battesimo di Gesù diceva

che vi siete compiaciuto in Vostro Figlio.

Siamo, dunque, tutti uguali a Lui, Signore?

Oh, quale immensa misericordia,

e che favore infinitamente superiore ai nostri meriti!

E pensare che noi mortali dimentichiamo tutto questo!

Mio Dio, abbiate presente l'enormità

dell'umana miseria

e tenete conto della nostra debolezza,

voi che siete consapevole di tutto.

 

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"L'anima mia magnifica il Signore"…

Un'altra preghiera-poesia, tradotta anche in musica, profondamente ispirata, esprime, in maniera abbastan­za adeguata, l'idillio dell'anima che ha raggiunto la meta della Vita Spirituale: L'INCONTRO PIENO CON DIO. Per chiarire meglio la COMUNIONE che avviene tra l'anima e lo SPOSO DIVINO, ricorriamo ad un paragone che ci illustrano i Maestri della Vita Spiritua­le. Il ferro, quanto più viene immerso nel fuoco, tanto più acquista le proprietà del fuoco. Così l'anima, quan­to più si lascia attirare da Cristo, "Sorgente di ogni Santità", tanto più diventa simile a Lui e, per conse­guenza, IRRADIA il suo Amore. Anch'essa allora può esclamare con S. Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal. 2,20).

Non lo vede, ma ne percepisce chiara in se stessa la PRESENZA come di un FUOCO VIVO sotto la cenere.

FUOCO VIVO, che IRRADIA di LUCE, di SPE­RANZA, di PACE, IL SUO GIORNO TERRENO. FUOCO VIVO, acceso dalla FEDE, che si apre sempre più al GIORNO SENZA TRAMONTO, quando "faccia a faccia " cuore a cuore, contemplerà il VOLTO DEL­LO SPOSO TANTO AMATO PER I SECOLI DEI SECOLI. " Mi indicherai il sentiero della VITA, GIO­IA PIENA nella Tua Presenza, DOLCEZZA SENZA FINE alla Tua destra" (Sal. 15,11)

 

TU SEI VIVO FUOCO

Tu

sei vivo fuoco

che trionfi a sera,

del mio giorno sei

la brace.

Ecco già rosseggia di bellezza eterna questo giorno che si spegne. Se con Te, come vuoi, cerco la sorgente, sono nella pace. Tu sei fresca nube che ristori a sera, del mio giorno sei rugiada.

Ecco già rinasce di freschezza eterna

questo giorno che

sfiorisce. Se con Te, come vuoi,

cerco la sorgente,

sono nella pace.

Tu sei l'orizzonte

che s'allarga a sera

del mio giorno sei dimora.

Ecco già riposa

in ampiezza eterna

questo giorno che si chiude

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TU SEI IL FUOCO

VIVO DEL MIO

GIORNO

Se con Te,

come vuoi

m'avvicino a casa,

sono nella pace.

Tu sei voce amica che mi parla a

sera,

del mio giorno sei conforto.

Ecco già risuona

d'allegrezza eterna

questo giorno che

ammutisce.

Se con Te, come vuoi, cerco la Parola, sono nella pace.

Tu sei sposo ardente

che ritorni a sera,

del mio giorno sei.

l'abbraccio

Ecco già esulta

di ebbrezza eterna

questo giorno che sospira.

Se con Te, come vuoi,

mi consumo amando,

sono nella pace.

 


CONTEMPLANDO IL TUO VOLTO…

"Il tuo volto, Signore, io cerco" (Sal.27,8)… e sempre cercherò..

Il Cammino nella VITA SPIRITUALE ti intro­duce progressivamente alla contemplazione del Volto di Cristo Crocifisso-Risorto, trasfigurato dall'Amore, che trasfigura le anime nell'Amo­re. Quel Volto, che ora tu contempli nella fede, si svelerà a te in tutto il suo splendore, nella GLORIA SENZA FINE che EGLI ti donerà. "Dio si è fatto come noi per farci come LUI".

 

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Il girasole orienta costantemente la sua corolla al bacio vitale dell'Astro Maggiore, "lo quale jorna et allumina noi per lui et ellu è bellu et radiante cum grande splendore, de Te, Altissimo, porta significatione" (S. Francesco d'Assisi, Cantico delle creature).

Così Tu, o Padre, hai orientato il mio volto per sem­pre in faccia al tuo Volto. Volto che si è fatto carne nel tuo dilettissimo Figlio Gesù Cristo,

per manifestare la sovrabbondanza del Tuo Amore divino nella tenerezza dell'amore umano.

Guardando il Tuo Volto, io vedo il mio volto.

Quel volto che Tu dall'eternità hai amato.

Quel volto che nel tempo hai plasmato con le Tue mani

per imprimervi la Tua Immagine divina.

Quel volto che io riscopro ogni volta che Ti contemplo,

perché quando guardo Te io vedo me

e quando guardo me io vedo Te,

riflesso nel mistero delle mie profondità insondabili…

Quel Volto nel quale la Tua Divinità s'incontra con la mia

umanità peccatrice per ricrearla nella santità e nella giustizia originale.

Quel Volto che mi chiama ad accettare sempre con rinnovato

amore il mio volto unico ed irrepetibile.

Quel Volto che sta "tessendo", con mirabile sapienza

e indicibile tenerezza divino-umana, il mio volto

per trasfigurarlo nella mia PASQUA ETERNA…..

Quando finalmente, in una "limpida e attonita sfera", lo contemplerò non più da straniero e pellegrino… E sarà "GLORIA ETERNA, GIOIA VERA". Per i secoli dei secoli.

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