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lunedì 8 aprile 2013

ll Diario di Santa Faustina Kowalska- I° Quaderno - Parte 1/2


(Pubblicazione a puntate - Segue dal I° quaderno - Parte 1/1)


I° Quaderno - Parte 1/2
 
Il giorno dopo di buon mattino feci ritorno in città ed entrai nella prima chiesa che mi si parò dinanzi. Qui mi misi a pregare, per conoscere che cosa volesse ancora Iddio da me. Le SS. Messe si susseguivano una dietro l'altra. Durante una di queste, mi sentii dire: « Va' da questo sacerdote e spiegagli ogni cosa; egli ti dirà quello che dovrai fare ». Terminata la S. Messa, entrai nella sacrestia e gli raccontai tutto ciò che era accaduto nell'anima mia, pregandolo di indicarmi dove entrare, in quale convento. In un primo momento il sacerdote rimase sorpreso, tuttavia mi raccomandò d'aver molta fiducia perché Iddio avrebbe continuato a provvedere. « Nel frattempo - egli disse - ti manderò da una pia signora, presso la quale potrai restare fino al giorno del tuo ingresso in un convento ». Quando mi presentai a quella signora, mi ricevette con grande affabilità. In quel tempo cominciai a cercare un convento, ma a qualsiasi porta ebbi a bussare, incontrai un netto rifiuto.14 Il dolore attanagliava il mio cuore e dissi al Signore Gesù: « Aiutami. Non lasciarmi sola ». Bussai infine alla nostra porta. Quando mi venne incontro la Madre Superiora, l'attuale M. Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi disse di andare dal Padrone di casa e domandargli se mi accoglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al Signore Gesù. Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù: « Padrone di questa casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore di qui m'ha mandata da Te con tale domanda». Immediatamente udii questa voce: « Ti accolgo; sei nel Mio Cuore ». Quando tornai dalla cappella, la Madre Superiora mi chiese prima di tutto: « Ebbene, il Signore ti ha accettata? ». « Si », le risposi. Ed essa: « Se ti ha accettata il Signore, t'accetterò anch'io ». Fu così ch'io venni ammessa in convento. Per varie ragioni tuttavia dovetti rimanere nel mondo per più d'un anno ancora, presso quella pia signora. A casa mia però, non feci più ritorno. In quel periodo dovetti lottare contro molte difficoltà, ma Dio non mi risparmiò la sua grazia e cominciò ad invadermi sempre più la nostalgia di Dio. La signora che mi ospitava, per quanto fosse molto devota, non comprendeva però la felicità della vita religiosa e, nella sua schietta semplicità, cominciò a prospettarmi altri progetti di vita, ma io sentivo di avere un cuore così grande, che nulla avrebbe potuto colmano. Mi rivolsi allora verso Dio con tutta la mia anima assetata di Lui. Fu durante l'ottava del Corpus Domini. Dio inondò l'anima mia di una luce interiore tale da farmeLo riconoscere più profondamente come il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi quanto Dio mi amasse: dall'eternità il suo amore per me! Fu durante i vespri; con le parole semplici che mi sgorgavano dal cuore, feci a Dio / voto di castità perpetua. Da quel momento provai una maggiore intimità con Dio, mio Sposo; da quel momento costruii nel mio cuore una celletta dove m'incontravo sempre con Gesù. Venne finalmente il momento in cui s'aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m'accorsi che qui era così poco il tempo dedicato all'orazione e che c'erano molte altre cose che mi spingevano nell'intimo ad entrare in un convento di regola più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non era questa la volotità di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento. Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla Madre Superiora. Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio intimo; solo s'impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un'anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare, domandai a Gesù: « Gesù, chi ti ha causato un simile dolore? ». E Gesù rispose: « Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che t'ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie ». Domandai perdono a Gesù e mutai all'istante la decisione che avevo presa. Il giorno dopo ci fu la nostra confessione. Raccontai tutto quello che era avvenuto nella mia anima ed il confessore mi rispose che era evidente in ciò la volontà di Dio, che dovevo rimanere in questa Congregazione e che non dovevo nemmeno pensare ad un altro ordine. Da quel momento mi sento sempre felice e contenta. Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po' fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.

Fine del postulato 29.IV.1926.

I superiori mi mandarono a Cracovia per il noviziato. Una gioia inimmaginabile regnava nella mia anima. Quando arrivammo in noviziato, stava morendo Suor. Qualche giorno dopo Suor... viene da me e mi ordina di andare dalla Madre Maestra a dirle di chiedere al suo confessore, Don Rospond, di celebrare una S. Messa per lei con l'aggiunta di tre giaculatorie. In un primo momento acconsentii, ma il giorno dopo pensai di non andare dalla Madre Maestra, poiché non capivo bene se si era trattato di un sogno o dii realtà. E non andai. La notte seguente si ripeté la stessa cosa in modo più chiaro, per cui non ebbi più alcun dubbio. Malgrado ciò la mattina decisi di non parlarne ancora alla Maestra. «Gliene parlerò soltanto quando la vedrò durante il giorno ». Ad un tratto incontrai nel corridoio quella suora defunta; mi rimproverò di non essere andata subito ed una grande inquietudine s'impadronì della mia anima. Allora corsi immediatamente dalla Madre Maestra e le raccontai tutto l'accaduto. La Madre mi rispose che avrebbe provveduto. Nella mia anima ritornò subito la pace. Il terzo giorno quella suora tornò di nuovo e mi disse: « Iddio gliene renda merito ». Al momento della vestizione, Dio mi fece conoscere quanto avrei dovuto soffrire. Vidi chiaramente a che cosa mi stavo impegnando. Fu questione di un attimo di tale sofferenza; poi il Signore inondò nuovamente l'anima mia con grandi consolazioni. Verso la fine del primo anno di noviziato, cominciò a farsi scuro nella mia anima. Non provo alcuna soddisfazione nella preghiera; la meditazione per me è una gran fatica; la paura comincia ad impossessarsi di me. Penetro a fondo nel mio intimo e non vi scorgo nulla, all'infuori di una grande miseria. Vedo anche chiaramente la grande santità di Dio; non oso alzare gli occhi fino a Lui, ma mi prostro nella polvere ai Suoi piedi e méndico la Sua Misericordia. Passò così circa la metà dell'anno, ma lo stato della mia anima non cambiò affatto. La nostra cara Madre Maestra m'infuse coraggio in quei momenti difficili. Ciò nonostante questa mia sofferenza aumenta sempre più. Si avvicina il secondo anno di noviziato. Al pensiero che debbo fare i votila mia anima rabbrividisce. Qualunque cosa legga, non la comprendo; non sono in grado di meditare. Mi sembra che la mia preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi Sacramenti, mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però non mi ha permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente nulla di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità della fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si tormentava non trovando soddisfazione da nessuna parte. In un certo momento mi venne una forte idea di essere respinta da Dio. Questo pensiero spaventoso mi trafisse l'anima da parte a parte; per questa sofferenza la mia anima cominciò ad agonizzare. Volevo morire e non potevo. Mi venne il pensiero: « A che scopo cercare di acquistare le virtù? Perché mortificarsi, se tutto ciò non è gradito a Dio? ». Quando ne parlai con la Madre Maestra, ricevetti questa risposta: « Sappia, sorella, che Iddio la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole in paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore Gesù ». il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è il tormento che in realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe di Gesù. Ripetevo parole di speranza, ma quelle parole divennero per me un tormento ancora maggiore. Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai a dire a Gesù: « Gesù, Tu hai detto che è più facile che una madre dimentichi il bambino che allatta, piuttosto che Iddio dimentichi una Sua creatura e se pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò la Mia creatura. Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti strazianti della Tua bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo e la terra passeranno, ma la Tua Parola dura in eterno». Però non trovai sollievo nemmeno per un istante. Un giorno, subito dopo la sveglia, mentre mi metto alla presenza di Dio, incomincia ad assalirmi la disperazione. Buio estremo nella mia anima. Ho lottato come ho potuto fino a mezzogiorno. Nelle ore pomeridiane cominciò ad impossessarsi di me un vero terrore di morte; mi cominciarono a venir meno le forze fisiche. Rientrai in fretta nella cella e mi gettai in ginocchio davanti al Crocifisso e cominciai ad implorare misericordia. Gesù però non ascolta le mie grida. Sento che mi vengono a mancare del tutto le forze fisiche; cado a terra; la disperazione si è impadronita della mia anima. Sto vivendo pene infernali che realmente non differiscono in nulla da quelle dell'inferno. Sono rimasta in quello stato per tre quarti d'ora. Avrei voluto andare dalla Maestra - non ne ebbi la forza. Volevo gridare - la voce mi venne a mancare. Per fortuna però entrò nella cella una suora. Quando mi vide in quello stato così fuori dal normale, avverti subito la Maestra. La Madre venne subito. Appena entrò nella cella, disse queste parole: « In virtù della santa obbedienza, le chiedo di alzarsi da terra ». Immediatamente una forza misteriosa mi sollevò da terra e mi trovai in piedi accanto alla cara Maestra. Con parole affettuose mi spiegò che quella era una prova mandata da Dio: « Sorella, abbia tanta fiducia; Iddio è sempre Padre, anche quando mette alla prova ». Tornai ai miei doveri, come se fossi uscita dalla tomba. I miei sensi erano come impregnati di ciò che aveva sperimentato la mia anima. Durante la funzione serale la mia anima cominciò ad agonizzare in un buio spaventoso. Sento che sono in balia del Dio Giusto e che sono oggetto del Suo sdegno. In quei terribill momenti ho detto a Dio: « O Gesù, che nel Vangelo Ti paragonasti alla più tenera delle madri, ho fiducia nella Tua Parola, poiché Tu sei la verità e la vita. Gesù, confido in Te contro ogni speranza, contro ogni sentimento, che ho nel mio intimo ed è contrario alla speranza. Fa' di me quello che vuoi; non mi allontanerò da Te, poiché Tu sei la sorgente della mia vita ». Quanto sia tremendo questo tormento dell'anima, lo può capire soltanto chi ha provato su di sé simili momenti. Nella notte mi fece visita la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. La mia anima fu piena di gioia e dissi: « O Maria, Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro? ». E la Madonna mi rispose: « Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò sempre alla tua sofferenza ». Sorrise amabilmente e scomparve. Immediatamente nella mia anima ritornò la forza e tanto coraggio. Questo però durò soltanto un giorno. Sembrava quasi che l'inferno avesse congiurato contro di me. Un odio tremendo cominciò ad insinuarsi nella mia anima, un odio contro tutto ciò che è santo e divino. Mi sembrava che questi tormenti dello spirito dovessero far parte per sempre della mia esistenza. Mi rivolsi pertanto al Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: «O Gesù, Sposo della mia anima, non vedi che la mia anima sta morendo andando a Te? Come puoi nasconderTi così ad un cuore che Ti ama con tanta sincerità? Perdonami Gesù; si compia in me la Tua santa volontà. Soffrirò in silenzio, come una colomba, senza lamentarmi. Non permetterò al mio cuore nemmeno un solo gemito di doloroso lamento ».

Continua...... 
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