ll Diario di Santa Faustina Kowalska- I° Quaderno - Parte 1/5

I°
Quaderno - Parte
1/5
1933. Una volta udii nel
mio intimo questa voce: « Fa' una novena
per la Patria. La novena consisterà nelle litanie dei Santi. Chiedi il permesso
al confessore ». Durante la
successiva confessione ottenni il permesso e la sera iniziai subito la novena.
Verso la fine delle litanie vidi un grande chiarore ed in esso Dio Padre. Fra
quel chiarore e la terra vidi Gesù inchiodato sulla croce in modo tale che
Iddio, volendo guardare sulla terra, doveva guardare attraverso le Piaghe di
Gesù. E compresi che per riguardo di Gesù Iddio benediva la terra. Gesù, Ti
ringrazio per questa grande grazia, cioè per il confessore, che Tu stesso Ti sei
degnato di scegliermi e che mi hai fatto vedere in visione prima che lo
conoscessi di persona. Quando ero andata a confessarmi da Padre Andrasz, pensavo
che sarei stata liberata dalle mie ispirazioni interiori. Il Padre mi rispose
che non mi poteva liberare, ma: « Preghi, sorella, per ottenere un direttore
spirituale ». Dopo una breve e fervida preghiera vidi di nuovo Don Sopocko nella
nostra cappella fra il confessionale e l'altare. Allora mi trovavo a Cracovia.
Queste due visioni mi rafforzarono tanto più nello spirito in quanto lo trovai
così come lo avevo visto in visione sia a Varsavia durante la terza probazione,
sia a Cracovia. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia. Adesso tremo quando
sento dire talvolta da qualche anima che non ha il confessore, cioè il direttore
spirituale. So bene infatti quali gravi danni ho avuto io stessa quando non
avevo questo aiuto. Senza un direttore spirituale si può andare facilmente fuori
strada. O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun'ora è uguale
all'altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando considero ogni
cosa con l'occhio della fede. La grazia elargita a me in quest'ora, non si
ripeterà nell'ora successiva. Mi verrà data anche nell'ora successiva, ma non
sarà più la stessa. il tempo passa e non ritorna più. Ciò che contiene in sé,
non si cambierà mai: lo sigilla col sigillo per l'eternità. Don Sopocko
dev'essere molto amato dal Signore. Lo dico perché ho avuto modo di constatare
quanto il Signore si preoccupi per lui in certi momenti Nel notare ciò sono
enormemente lieta che il Signore abbia degli eletti di questo genere.
1928. LA GITA A
KALWARIA. Ero venuta a Wilno per due mesi a
sostituire una suora, che era andata alla terza probazione, ma mi trattenni un
po' più di due mesi. Un giorno la Madre Superiora, volendomi fare una cortesia,
mi diede il permesso di andare, in compagnia di un'altra suora, a Kalwaria, a
fare il così detto « giro dei sentierini ». Ne fui molto contenta. Dovevamo
andare col battello, benché fosse così vicino; ma tale era il desiderio della
Madre Superiora. La sera Gesù mi disse: « Io desidero che
tu rimanga a casa ». Risposi: « Gesù, ormai è già tutto preparato, che
dobbiamo partire domattina. Che faccio io adesso? ». Ed il Signore mi
rispose: « Questa gita
arrecherà danno alla tua anima ». Risposi a Gesù: « Tu puoi sempre
porvi rimedio. Disponi le circostanze in modo tale che sia fatta la Tua volontà
». In quel momento suonò il campanello per il riposo. Con uno sguardo salutai
Gesù e andai nella cella. La mattina è una bella giornata. La mia compagna si
rallegra pensando che avremo una grande soddisfazione, che potremo visitare
tutto; ma io ero sicura che non saremmo partite, sebbene fino a quel momento non
ci fosse stato alcun ostacolo ad impedirci di partire. Dovevamo ricevere per
tempo la S. Comunione e partire subito dopo il ringraziamento. All'improvviso,
durante la S. Comunione, la giornata da bella che era cambiò completamente. Le
nuvole, venute non si sa da dove, coprirono tutto il cielo e cominciò una
pioggia torrenziale. Erano tutti stupiti, dato che in una giornata così bella
chi poteva aspettarsi la pioggia e che cambiasse a quel modo in così poco tempo?
La Madre Superiora mi disse: « Quanto mi dispiace che non possiate partire! ».
Risposi: « Cara Madre, non fa nulla che non siamo partite: Dio vuole che
restiamo a casa ». Nessuno però sapeva che era espresso desiderio di Gesù che
restassi in casa. Trascorsi tutta la giornata nel raccoglimento e nella
meditazione; ringraziai il Signore per avermi trattenuta in casa. In quel giorno
Dio mi concesse molte consolazioni celesti. Una volta, in noviziato, avendomi la
Madre Maestra destinata alla cucina delle figliole, mi affrissi assai di non
essere in grado di maneggiare le marmitte, che erano enormi. La cosa più
difficile per me era quella di scolare le patate; talvolta ne versavo fuori la
metà. Quando lo dissi alla Madre Maestra, mi rispose che poco alla volta mi ci
sarei abituata e avrei fatto pratica. Questa difficoltà tuttavia non scompariva,
giacché le mie forze diminuivano ogni giorno e, per mancanza di forze, al
momento di scolare le patate, mi tiravo indietro. Le suore accorsero che evitavo
quel lavoro e se ne meravigliavano enormemente, non sapendo che non ero in grado
di aiutarle, nonostante mi impegnassi con tutto lo zelo e senza riguardo di me
stessa. Durante l'esame di coscienza di mezzogiorno, mi lamentai col Signore per
la diminuzione delle forze. Fu allora che udii dentro di me queste parole: « Da oggi in poi,
ti riuscirà assai facile; accrescerò le tue forze ». La sera, venuto il momento di scolare le
patate, m'affrettai per prima, fiduciosa nelle parole del Signore. Afferrai la
marmitta con disinvoltura e scolai le patate con facilità. Ma quando sollevai il
coperchio per farne uscire il vapore, invece delle patate notai nella marmitta
interi fasci di rose rosse, così belle che non riuscirei a descriverle. Mai
prima d'allora ne avevo vedute di simili. Rimasi stupefatta, non potendo
comprenderne il significato; ma in quell'istante udii in me una voce che
diceva: «Il tuo duro
lavoro Io lo trasformo in mazzi di stupendi fiori, mentre il loro profumo sale
su fino al Mio trono». Da quel momento cercai di scolare le patate
non solo durante la settimana assegnatami in cucina, ma feci di tutto per
sostituire le mie compagne durante il loro turno. E non solamente in questo, ma
in ogni altro lavoro faticoso cercavo di essere la prima a dare una mano, avendo
sperimentato quanto ciò fosse gradito a Dio. O tesoro inesauribile della
rettitudine dell'intenzione, che rendi perfette e tanto gradite al Signore tutte
le nostre azioni! O Gesù, Tu sai quanto sono debole, perciò rimani sempre con
me, guida le mie azioni e tutto il mio essere. Tu, o mio ottimo Maestro! Per la
verità, o Gesù, m'investe la paura quando considero la mia miseria, ma nello
stesso tempo mi tranquillizzo considerando la Tua insondabile Misericordia, che
è più grande della mia miseria di tutta un'eternità. E questa disposizione
d'animo mi riveste della Tua potenza. O gioia che deriva dalla conoscenza di me
stessa! O Verità immutabile, eterna è la Tua saldezza! Quando, poco dopo i primi
voti mi ammalai e, nonostante l'amorevole e premuroso interessamento dei
Superiori e le cure dei medici, non mi sentii né meglio né peggio, allora
cominciarono a giungermi voci che mi sospettavano di fingere. E così cominciò la
mia sofferenza, che divenne doppia e durò per un tempo abbastanza lungo. Un
giorno mi lamentai con Gesù, perché ero un peso per le consorelle. Gesù mi
rispose: “Non vivi per te,
ma per le anime. Dalle tue sofferenze trarranno vantaggio altre anime. Le tue
prolungate sofferenze daranno loro la luce e la forza per uniformarsi alla Mia
volontà” La sofferenza più dura per me
consisteva nel fatto che mi sembrava che né le mie preghiere nè le buone azioni
fossero gradite a Dio. Non avevo il coraggio di alzare gli occhi al cielo. Ciò
mi causava una sofferenza così grande che diverse volte, quando ero in cappella
per le preghiere comunitarie, la Madre Superiora, finite le preghiere mi
chiamava presso di sé e mi diceva: « Chieda, sorella, a Dio grazia e
consolazione perché, come noto in realtà io stessa e le Suore mi riferiscono, al
solo vederla, sorella, lei suscita compassione. Non so proprio cosa fare con
lei. Le ordino di non affliggersi per nessuna ragione ». Ma tutti questi
colloqui con la Madre Superiora non mi procuravano sollievo, né alcun
chiarimento della mia situazione. Un buio ancora più fitto mi nascondeva Dio.
Cercavo aiuto nel confessionale, ma anche li non lo trovavo. Un pio sacerdote
avrebbe voluto aiutarmi, ma io ero così degna di commiserazione che non riuscivo
nemmeno a spiegargli i miei tormenti e questo mi causava una tortura ancora
maggiore. Una tristezza mortale aveva invaso la mia anima a tal punto, che non
riuscivo a nasconderla, ma era evidente anche all'esterno. Avevo perso la
speranza. La notte diventava sempre più buia. Il sacerdote dal quale mi
confessavo una volta mi disse: « Io vedo in lei, sorella, delle grazie
particolari e sono completamente tranquillo sul suo conto. Perché dunque si
tormenta tanto? ». Ma io allora questo non lo capivo e perciò mi meravigliavo
enormemente quando per penitenza mi veniva ordinato di recitare il Te Deum od il
Magniflcat e talvolta di sera dovevo correre velocemente per il giardino, oppure
ridere forte dieci volte al giorno. Queste penitenze mi stupivano molto, ma
ciononostante quel sacerdote non mi fu di molto aiuto. Evidentemente il Signore
voleva che Lo adorassi con la sofferenza. Quel sacerdote mi confortava dicendo
che in quello stato ero più gradita a Dio, che se avessi sovrabbondato nelle più
grandi consolazioni. « Che grande grazia di Dio, sorella, che lei nell'attuale
stato di tormenti spIrituali non offenda Dio, ma cerchi di esercitarsi nelle
virtù. Io osservo la sua anima, sorella; vi scorgo grandi disegni da parte di
Dio e grazie speciali e vedendo ciò in lei, sorella, ne rendo grazie al Signore
». Però, nonostante tutto, la mia anima si trovava in un supplizio e in un
tormento inesprimibili. Imitavo il cieco, che si fida della propria guida e la
tiene saldamente per mano e non mi allontanavo nemmeno un attimo
dall'obbedienza, che fu la mia àncora di salvezza in quella prova di fuoco. O
Gesù, Verità Eterna, consolida le mie deboli forze. Tu, Signore, puoi tutto. So
che i miei sforzi senza di Te sono niente. O Gesù, non nasconderTi davanti a me,
poiché io non posso vivere senza di Te. Ascolta il grido della mia anima. La Tua
Misericordia, Signore, non si è esaurita, perciò abbi pietà della mia miseria.
La Tua Misericordia supera l'intelligenza degli Angeli e degli uomini messi
insieme e, sebbene a me sembri che Tu non mi ascolti, tuttavia ho posto la
fiducia nel mare della Tua Misericordia e so che la mia speranza non rimarrà
delusa. Soltanto Gesù sa quanto è pesante e difficoltoso compiere i propri
doveri, quando un'anima è in quello stato di tormenti interiori, le forze
fisiche sono ridotte e la mente è offuscata. Nel silenzio del mio cuore ripetevo
a me stessa: « O Cristo, per Te le delizie e l'onore e la gloria e per me la
sofferenza. Non m'attarderò nemmeno di un passo nel seguirTi, benché le spine mi
trafiggano i piedi ». Quando fui mandata a curarmi nella casa di Plock, ebbi la
fortuna di ornare di fiori la cappella. il fatto accadde a Biala. Suor Tecla non
sempre aveva tempo e perciò spesso ornavo la cappella da sola. Un giorno
raccolsi le rose più belle per abbellire la camera di una certa persona. Quando
mi avvicinai al portico, vidi Gesù che era li in piedi nel portico e mi domandò
amabilmente: « Figlia Mia, a
chi porti quei fiori? ». il mio silenzio fu la risposta al Signore,
dato che in quel momento mi resi conto che avevo un attaccamento molto sottile
per quella persona, di cui in precedenza non m'ero accorta. Gesù scomparve
immediatamente. Io all'istante gettai quei fiori per terra ed andai davanti al
SS.mo Sacramento col cuore pieno di riconoscenza per la grazia di aver
conosciuto me stessa. O Sole Divino, vicino ai Tuoi raggi l'anima nota anche i
più piccoli granelli di polvere, che a Te non piacciono. O Gesù, Verità Eterna,
nostra Vita, invoco e mendico la Tua Misericordia per i poveri peccatori. O
Cuore dolcissimo del mio Signore, pieno di compassione e di insondabile
Misericordia T'imploro per i poveri peccatori. O Cuore Santissimo, Sorgente di
Misericordia, dal quale scaturiscono raggi di grazie inconcepibili per tutto il
genere umano, da Te imploro la luce per i poveri peccatori. O Gesù, ricorda la
Tua dolorosa Passione e non permettere che periscano anime redente col Tuo
preziosissimo e santissimo Sangue. O Gesù, quando considero il grande prezzo del
Tuo Sangue, gioisco per il suo grande valore, dato che una sola goccia sarebbe
bastata per tutti i peccatori. Benché il peccato sia un abisso di cattiveria e
d'ingratitudine, tuttavia il prezzo pagato per noi è assolutamente
incomparabile. Pertanto ogni anima abbia fiducia nella Passione del Signore,
speri nella Misericordia. Iddio non nega a nessuno la Sua Misericordia. il cielo
e la terra possono cambiare, ma la Misericordia di Dio non si esaurisce. Oh!
quale gioia arde nel mio cuore, quando considero questa Tua incomprensibile
bontà, o Gesù mio. Voglio condurre ai Tuoi piedi tutti i peccatori, affinché
lodino la Tua Misericordia per i secoli infiniti. O Gesù mio, benché una notte
buia mi circondi e nuvole oscure mi velino l'orizzonte, so tuttavia che il sole
non si spegne. O Signore, benché non Ti possa comprendere e non comprenda il Tuo
operare, confido però nella Tua Misericordia. Se questa è la Tua volontà, o
Signore, che io viva sempre in tale oscurità, Sii benedetto. Una cosa soltanto
Ti chiedo, o mio Gesù, non permettere che io Ti offenda in nessun modo. O Gesù
mio, Tu solo conosci la nostalgia e le sofferenze del mio cuore. Sono lieta di
poter soffrire almeno un po' per Te. Quando sento che la sofferenza supera le
mie forze, allora mi rifugio presso il Signore nel SS.mo Sacramento ed un
profondo silenzio è il mio colloquio col Signore.
CONFESSIONE DI UNA
NOSTRA EDUCANDA. Da un certo momento, cioè da quando
una forza misteriosa cominciò a sollecitarmi, affinché m'interessassi di quella
festa e perché venisse dipinta quell'immagine, non riesco a trovar pace. Qualche
cosa mi trapassa da parte a parte, tuttavia mi assale un certo timore di essere
vittima di un'illusione. Però questi dubbi sono venuti sempre dall'esterno, dato
che nel profondo del mio essere sentivo che era il Signore che mi trafiggeva
l'anima. Il confessore dal quale a quel tempo andavo a confessarmi, mi aveva
detto che si verificano casi di illusioni e io sentivo che quel sacerdote aveva
quasi paura di confessarmi. Questo era un tormento per me. Quando m'accorsi che
dagli uomini avevo ben poco aiuto, mi rifugiai maggiormente nel Signore, il
miglior Maestro. In un certo momento, quando s'impossessò di me il dubbio se la
voce che mi parlava provenisse o meno dal Signore, in quello stesso momento mi
rivolsi al Signore con un colloquio interiore senza proferire una parola. Ad un
tratto una certa forza penetrò nella mia anima e dissi: « Se Tu sei veramente il
mio Dio, che tratti intimamente con me e mi parli, Ti chiedo, Signore, che
quell'educanda vada a confessarsi oggi stesso; questo segno mi rafforzerà ». In
quello stesso momento quella ragazza chiese di potersi confessare. La Madre
della classe fu meravigliata del suo improvviso cambiamento, ma si preoccupò di
chiamare un sacerdote e quella persona si confessò con grande contrizione.
All'improvviso udii nel mio intimo questa voce: «Mi credi
ora?». E di nuovo una forza strana penetrò nella mia anima e mi
rassicurò e mi rafforzò a tal punto, che io stessa mi stupii d'aver potuto
dubitare anche per un solo istante. Questi dubbi però provenivano sempre
dall'esterno e ciò m'indusse a chiudermi sempre più in me stessa. Quando durante
la santa confessione avverto l'indecisione del sacerdote, non svelo a fondo la
mia anima, ma mi accuso soltanto dei peccati. Non dà serenità ad un'anima il
sacerdote, se non la possiede lui stesso. O sacerdoti, ceri accesi per
illuminare le anime, la vostra luce non Si offuschi mai! Compresi che non era
volontà di Dio che svelassi allora a fondo la mia anima. Questa grazia il
Signore me la concesse in seguito. O mio Gesù, guida la mia mente. Prendi il
possesso completo di tutto il mio essere. Chiudimi in fondo al Tuo Cuore e
difendimi dagli assalti del nemico. In Te l'unica mia speranza. Parla attraverso
la mia bocca quando io, estremamente misera, sarò davanti ai potenti ed ai
sapienti, affinché riconoscano che questa causa è Tua e proviene da Te.
Continua......
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