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mercoledì 6 settembre 2017

Il silenzio interiore - Madre Maddalena Marconi, monaca Passionista



“Sieda costui solitario e resti in silenzio” (cf. Lam 3, 28)
   
L’amore agisce in silenzio. Quando un’anima si consacra al servizio del Signore, e il Signore comincia a farle gustare l’amore, specialmente se prima è stata un po’ fredda e dissipata, si sente tanto felice e riconoscente alla Bontà divina per averla chiamata a partecipare ad una gioia tanto grande, che vorrebbe diventare tutta lingua per benedirlo e ringraziarlo come conviene. Non si contenta di mostrargli il suo amore con opere sante, dopo aver lasciato quelle cattive ed imperfette, sebbene sia questa la prova più sicura; ma sente anche la necessità di esprimergli la sua sincera gratitudine con gli affetti del cuore e con le parole, e ad ogni momento sembra che stia dicendo con il real profeta Davide: “Tutte le mie ossa dicano: Chi è come te, Signore?” (cf. Sal 34, 10). Nessuno è dolce e soave come sei Tu; nessuno è come Te buono, misericordioso e potente; solo in Te è la felicità, la pace, il riposo e ogni sorta di beni… E così, o in modo simile, le anime amanti ripeteranno spesso queste espressioni, mostrandosi sempre pronte a intonare inni di lode al Signore e a partecipare, con le loro opere buone, alle preghiere pubbliche e private, per poter avere, sole o in compagnia, il piacere di lodare il Signore. Tutto questo, che di solito, per l’anima fredda e mediocre, o che non ha ancora gustato l’amore di Dio, è cosa pesante e violenta, per quella invece che ha cominciato a sentire in sé il fuoco del divino amore, è come una necessità che sente quasi senza rendersene conto. Sente la necessità di mostrare al Signore, in tutti i modi e in tutti i tempi, il suo cuore riconoscente e, come è sempre disposta a quanto gli sia gradito, è anche ansiosa di esprimere il suo amore a Dio con le parole. Si vedono, queste anime, parlare a lungo e senza stancarsi, con amici e persone spirituali, di Dio, del suo amore, di quanto è dolce il suo giogo, e come non c’è maggiore felicità che lasciare tutto e dedicarsi continuamente a servire il Signore. Sentono talvolta il cuore così pieno di amore, che hanno bisogno di sfogarsi e corrono ansiose in cerca di altre anime attratte come loro dall’Amante divino, o cercano qualche ministro del Signore che le ascolti e le comprenda. Se hanno la fortuna di trovarlo, gli aprono gioiose il loro cuore traboccante di felicità e si sentono più coraggiose ad andare avanti e unirsi sempre più strettamente a Dio.

Tutto questo è buono e santo, ma è solo il principio della vita spirituale; sono i primi effetti dell’amore di Dio nell’anima.

Ma se poi queste anime progrediscono nel cammino dell’amore, e Dio le stringe più intimamente a sé, all’ansia di lodare e glorificare la grandezza divina con la parole e tutto il loro essere, succede un gran silenzio interiore ed esteriore. Non sanno più che dire; ma nemmeno vogliono o hanno qualcosa da dire. Manca loro la parola, anzi le stanca. Il loro spirito non desidera altro che tacere; e in questo silenzio dell’anima esse trovano tutto. Se questo silenzio viene interrotto senza necessità, si trovano fuori dal loro elemento; soffrono come un affamato a cui manchi da mangiare. Il Dio, che prima esse lodavano e ringraziavano con le loro parole, si è fatto Lui stesso in esse sua propria lode. Può ormai abitare in quelle anime come Dio, puro spirito, ed esse possono ascoltarlo, conoscerlo e trattarlo come tale: le parole sono ormai superflue, perché nessuna di quelle che possono proferire le nostre labbra è capace di esprimere ciò che il cuore sente e la mente pensa.
Vantaggi del silenzio interiore. Che un’anima entri in questo silenzio interiore è un chiaro segno che essa progredisce e possiede già un grado piuttosto elevato di amore.

La sua vita spirituale ha un fondamento già piuttosto solido per continuare. Quasi senza che se ne renda conto, vanno operandosi in essa grandi cambiamenti: si sente più disposta all’esercizio di tutte le virtù, ad un maggiore distacco da persone e cose; vive in un sentimento di umiltà quasi continuo alla vista del suo nulla davanti a Dio, ma tutto nella pace e nel silenzio interiore.

Anche esternamente regna il silenzio intorno a loro. Rare volte si sentono queste anime parlare, ma al tempo stesso con il loro silenzio quante cose dicono alle persone che vivono con loro! A nessuno dispiace o causa tristezza questo silenzio, anzi, al contrario, attira e conforta. Senza sapere perché, si desidera stare insieme a queste persone; e anche se non si sentono parlare, ci sembra che abbiano detto molte cose. Accanto a loro passano, senza che lo avvertiamo, le ore, e a volte si dissipano dubbi, pene, tristezze, lasciandoci nell’anima desideri di Dio e della virtù. E tutto questo in silenzio.

Questo silenzio dell’anima, quanto è ricco! Come va avvicinando a Dio, per trasformare in Lui l’anima che lo possiede! Di queste anime dice santa Teresa: “Sono più sicure per molti aspetti: si accendono più presto al fuoco del divino amore, perché, stando vicino al fuoco stesso, con una piccola scintilla che le tocchi, brucerà tutto; non essendoci ostacolo esteriore, quando l’anima se ne sta a sola col suo Dio, c’è gran disposizione ad accendersi”.

Beate quelle anime che sanno apprezzare come si conviene questo silenzio interiore, e che quando questo entra in esse, sanno chiudere senza timore le porte dei sensi, per godere liberamente di questo tesoro e perché nessuno glielo rubi!

E’ tanto prezioso questo silenzio che anche là in cielo è quello che meglio esprime le meraviglie di quella beata dimora, e forma l’incanto eterno dei Santi, come forma su questa terra il maggior gaudio per le anime che amano. In cielo, si sazierà pienamente il nostro cuore quando udrà il Verbo infinito di Dio nel silenzio eterno della Divinità. Sulla terra, solo in questo silenzio l’anima trova come una compensazione della felicità a cui aspira, e attende con pazienza quell’ora dell’abbraccio eterno con l’Amore.

Se l’anima può parlare, esprimersi in qualche modo, dire che cos’è l’amore, dichiarare i suoi effetti, le sue gioie, non è ancor molto grande l’amore che possiede. Ma quando comincia veramente a sentire la sua divina grandezza, il suo immenso potere, e a gustare le sue ineffabili dolcezze, le mancano le parole, non ha più voglia di parlare; la parola non basta più; la vede così meschina e povera per esprimere ciò che sente, che preferisce tacere. E tutto ciò che l’anima sente, specialmente se sono parole di persone che non sono ancora entrate in questo silenzio, la disturba e la fa soffrire, vedendo che non corrisponde a ciò che essa sente in sé, e che tanto sminuisce la maestosa e ineffabile grandezza delle operazioni del divino amore nelle anime. Se qualche volta prova qualche piacere nel parlare, è solo quando parla con un’altra persona che come lei abbia gustato questo stesso prezioso silenzio. Queste anime beate si intrattengono con piacere e conforto in santi ragionamenti; ma che cosa dicono? Di che parlano? Solo esse lo sanno: mezze parole, a volte senza senso né ordine, che per loro sono però come dardi infuocati che più le accendono, mentre, per gli altri che non si trovano in questo stato, sono enigmi, parole fredde, indifferenti, senza alcun senso.

Succede, a volte, che, essendo l’amore per se stesso tanto forte, queste parole operino anche in cuori indisposti senza che essi ne conoscano la causa: la conosce forse l’anima amante, per un movimento interiore della grazia; ricorda allora che è la virtù di Colui che disse in una certa occasione: “Ho sentito che una forza è uscita da me” (cf. Lc 8, 46). Anche l’anima dice: una energia è uscita da me. Ma subito aggiunge: so che non è mia; è di Dio che dimora in me. Le mie parole non possono penetrare nelle anime, né far loro del bene: solo la forza segreta, discreta, dell’amore è quella che opera. Ma quella energia è anche silenzio; esce in silenzio, in silenzio è ricevuta, e uno dei principali effetti che produce nell’anima dove cade è anche il silenzio.

La parola della creatura è parola morta, vuota, se non l’accompagna la virtù interiore della grazia. La virtù interiore, al contrario, può agire anche senza parole, come vediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, il quale, quando disse che era uscita da Lui quella virtù, pare che non pronunciasse alcuna parola. Il silenzio dell’anima è, quindi, la virtù segreta che opera prodigi; è il parlare divino, il modo come Dio, per se stesso, insegna grandi cose ai suoi, a quelli che lo Spirito Santo chiama beati e felici: felici quelli a cui Tu stesso, Signore, insegni le tue leggi di amore con questo prezioso silenzio che le imprime con tanta forza nell’anima! Questo silenzio interiore è anche, per l’anima che lo possiede, sorgente delle più pure e vere gioie. Col silenzio, l’anima ascolta Dio, lo sente ed è sentita da Lui. Che conforto è per un’anima amante sapere con certezza che, senza necessità di parole, Dio la capisce, conosce tutti i suoi desideri, pensieri e affetti! Ella non è angosciata per le cose materiali, non pensa a ciò che deve mangiare e bere; né si preoccupa pensando a ciò che deve chiedere o come lo deve chiedere nella preghiera. Ha trovato il regno di Dio e la sua giustizia; quel regno, del quale Nostro Signore Gesù Cristo ha promesso che, a chi lo possiede, tutto il resto sarà dato in aggiunta (cf. Mt 6, 33). Per questo, in quest’anima risiede la pace, e vi risuonano spesso le parole silenziose dell’amore più dolce del miele. Adesso le dice: “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno…” (cf. Mt 6, 8.32), “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno, in cui sono tutti i beni che potete desiderare” (cf. Lc 12, 32).
Il silenzio, scuola di amore. Nostro Signore Gesù Cristo chiama “piccolo gregge” (cf. Lc 12, 32) quelli che entrano in questo regno interiore, dove le sue leggi sono verità e giustizia, spirito e vita; dove solo istruisce e parla il Signore, e la sua divina voce è udita direttamente dall’anima, senza che sia alterata dalla parola della creatura. L’anima parla allo stesso modo al suo Dio, con il silenzio interiore, convinta che la voce più eloquente, e quella che meglio esprime i suoi desideri e le sue necessità, è questo silenzio dello spirito, che penetra nelle orecchie di Dio per indurlo a chinarsi fino ad essa e concederle tutte le grazie di cui ha bisogno.

Beati quelli che sanno perseverare in questo silenzio dell’amore, nel quale, con la bocca chiusa e con le orecchie sorde ai rumori della terra, l’anima comincia a gustare quanto è dolce il Signore, e ad ascoltare il suo divino linguaggio. Qui non sente più le ansie di una volta di parlare di Dio, di ascoltare gli altri parlarne, di farsi tutta lingue per magnificare la sua bontà. Quando il cuore arde di amore, la bocca tace o preferisce tacere, e tacciono anche le potenze dell’anima, restando in una calma serena e tranquilla, e riconoscendo che la voce più eloquente dell’amore è il silenzio.

Diceva san Paolo della Croce: “L’amante parla poco, una parola d’amore basta a tenere un’anima in gran raccoglimento per del tempo. La lingua dell’amore è il cuore che brucia e s’incenerisce in olocausto al Sommo Bene”.[2]

Dolce cosa è, per l’anima che si sente sotto il soave peso delle grazie divine, che sente la bontà di Dio, che conosce la sua misericordia, la sua grandezza, degna di essere infinitamente lodata ed esaltata, e che vede d’altra parte la sua impotenza, sentendosi incapace di poterlo fare degnamente… dolce cosa è, e consolante, sapere che tutto questo può dire e fare con questo silenzio interiore, che esprime allora il ringraziamento più perfetto, la lode più completa, il più sincero ed umile riconoscimento del proprio nulla. E’ l’autentica espressione del vero amore.

Senza questo silenzio, sfogo e riposo dell’amore, quante anime avrebbero ceduto, non potendo resistere alle forti esigenze dell’amore stesso! Come avrebbero potuto, Maria Ss.ma e san Giuseppe, sostenere gli ardori, che così da vicino il Verbo Incarnato comunicava loro nell’umile casetta di Nazareth, se non avessero praticato questo silenzio che tutto dice e tutto intende? Per questo, furono tanto poche le parole di Maria Ss.ma. Dal santo Vangelo non risulta che abbia parlato più che in quattro occasioni, brevemente e con parole piene di misteri, che da se stesse suscitano in noi silenzio e ammirazione.

Che avrebbe potuto fare, senza questo silenzio, l’umilissimo san Giuseppe, se non venir meno ad ogni istante o morire di amore insieme all’Eterno Amore fatto Bambino? Come avrebbe potuto vivere, quando seppe che egli era lo sposo della Madre di Dio, il custode delle divine ricchezze, il padre putativo del Verbo eterno fatto uomo, a cui doveva comandare come a suo figlio, e Lui e la sua Madre Ss.ma obbedirgli e stargli sottomessi? E quando, per la prima volta, lo ricevette fra le braccia, piccolo Bambino, tremante di freddo, se lo strinse al petto, lo udì balbettare le prime parole, lo vide dare i primi passi, lavorare e mangiare al suo fianco? In tutte queste divine fiammate di amore non c’era altro mezzo che il silenzio che potesse procurare qualche sollievo, e sostenerlo perché potesse compiere la sua missione, e non morire sotto la forza di un amore così grande che lo assomigliava più ad un serafino che ad un uomo mortale.

O anima che ami Dio e ti senti portata a questo santo e prezioso silenzio esteriore ed interiore, abbandonati ad esso tranquilla.

Non temere inganni ed illusioni; questo è uno dei sintomi preziosi del divino amore e un segno che non tarderai a salire a gradi superiori, se con umile gratitudine lo saprai apprezzare e capirne l’immenso valore. Se questo ti da riposo, pace, e desiderio non di abbreviare, ma di prolungare il tempo della tua preghiera, anche se non dirai nulla al tuo Dio, né con le labbra né con la mente, non temere, il tuo cuore ama e dice tutto, perché “il cuore è la lingua del santo amore”.

https://madremaddalena.wordpress.com/la-santita-e-amore/libro-secondo-il-silenzio-interiore/

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