
Ogni nostra croce è un frammento della Croce di Gesù. Ogni nostro sacrificio è una parte di quel
supremo sacrificio. Non c’è dolore che egli non abbia patito; non c’è lacrima che non abbia versata;
non c’è spina dalla quale non sia stato perforato. Ti domanda – domanda a tutti – una personale
partecipazione. E’ lui che te la chiede, dopo avertene fissato il grado, il momento e l’intensità. Ogni
tua piccola o grande croce è una parte della sua, fissata in maniera proporzionata alle possibilità e
alle necessità che Egli solo conosce. Quando sei colpito dal dolore, quando esperimenti la trafittura
delle spine, lo strazio di una ferita, l’onta di uno schiaffo, lo spasimo dei fori alle mani e ai piedi,
l’umiliazione di un insulto o di una calunnia, non accusare nessuno; non incolpare i tuoi fratelli, le
circostanze, gli eventi della vita. Essi non sono che strumenti: è lui, il divino Crocifisso, che ti invita
a seguirlo, ad imitarlo, a continuare, in te, la grande legge della salvezza nella sofferenza. E’ lui che
domanda di stenderti sul legno insanguinato della sua Croce. Ad ogni tua croce corrisponde un suo
aiuto. Ad ogni tuo dolore, per quanto umanamente impossibile, una sua grazia particolare. E se ogni
tua piccola croce è un frammento della sua Croce, tu la devi accettare e vivere con lui, con intensità
di amore, con perfetta adesione ai suoi arcani disegni, con ferma convinzione di avere da lui la forza
che ti è indispensabile.
(Novello Pederzini)
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